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v i n g - q u a t r e

Erano giorni, anzi, settimane, che cercavo di riflettere sulla decisione da prendere.
Sia Pierre che Charles erano molto impegnati per le gare e questo mi aveva consentito di rimanere da sola e prendere la decisione che ritenessi migliore. Entrambi erano troppo importanti per me, avevano condizionato la mia vita e mi avevano resa la persona che ero e che sono ancora. Ero sicura che entrambi fossero le mie anime gemelle, così come io ero la loro. Eravamo cresciuti insieme, abbiamo fatto tutte le esperienze possibili insieme. Loro erano la parte migliore di me e la paura di perdere uno dei due a causa della mia scelta mi procurava non poco dolore. Alla fine, per quanto volessi negarlo, non potevo vivere senza di loro: amavo Charles e il suo essere estremamente impacciato, e amavo Pierre e il suo modo di addolcirsi ogni volta che si trovava con me. Amavo tutto di loro, anche i loro difetti, e questo non faceva altro se non mettermi altra pressione addosso: come potevo scegliere se amavo entrambi?
Avevo provato, lo giuro, a pensare a qualcosa che davvero mi irritasse in entrambi, così da poter comprendere con chi mi trovassi meglio, ma era impossibile. Dopo tanti anni di amicizia ci si abitua a tutti i difetti e non li si vedono più come tali, ma solo come aspetti caratterizzanti di quella persona. Io ero innamorata più dei loro difetti che dei loro pregi. Amavo quando Charles muoveva la gamba destra sotto al tavolo e rischiava di far cadere tutto a terra o, ancora, quando Pierre, poiché aveva l'abitudine di mangiare di fretta, finiva per bruciarsi e imprecava in ogni lingua conosciuta all'uomo. All'inizio queste cose mi davano fastidio - così come ero certa che ci fosse qualcosa di me che li irritasse - ma con il tempo avevo iniziato ad apprezzarle e, alla fine, mi ero resa conto di non poter vivere senza di esse. Quei giorni trascorsi da sola a Monte-Carlo, in cui non avevo fatto altro se non pensare alla mia situazione, erano stati i più difficili della mia vita in assoluto. Alla fine, però, con mio grande stupore, ero arrivata a una soluzione. Una soluzione che, per quanto potesse essere dolorosa, era la migliore per la nostra amicizia.
Ero sul divano con il cellulare in mano, nel gruppo mio, di Charles e di Pierre, riflettendo se inviare o meno quel messaggio che mi stava torturando ormai da poco più di due settimane. Capendo che pensare non avrebbe portato ad alcuna soluzione, decisi di optare per la via più breve e più semplice: agire d'impulso. Scrissi un rapido messaggio con cui chiedevo loro di incontrarci tutti e tre a casa, una volta conclusasi la gara. I due accettarono immediatamente e immaginai avessero compreso di cosa intendevo parlare. Provai a immaginarli in quel momento: probabilmente stavano parlando, discutendo del mio messaggio, e cercavano di indovinare quale sarebbe stata la mia risposta.
Alla fine domenica giunse e sia Charles che Pierre si erano messi in viaggio per venire a parlarmi. Quando loro bussarono alla porta, io stavo girando per la casa in attesa del loro arrivo e pensando a quali parole utilizzare. Charles aprì la porta d'ingresso e i due entrarono in casa, scambiando con me un abbraccio, prima di andarsi a sedere entrambi sul divano e aspettare che io mi accomodassi davanti a loro e iniziassi a parlare.

Charles' P.O.V.
In quelle settimane non avevo potuto fare altro se non pensare a Inés e alla decisione che avrebbe dovuto prendere. Sebbene sapessi che il nostro primo appuntamento era andato molto bene, così come gli altri che avevamo avuto, non avevo idea di come fossero andati quelli con Pierre e soprattutto se avesse compreso che i sentimenti che provava nei suoi confronti erano più forti. Erano passate poco più di due settimane e ormai avevo iniziato a convincermi che tutto fosse stato una finzione e che, in realtà, nessuno dei due avesse avuto degli appuntamenti con lei. Questa convinzione era durata fin quando Inés non aveva mandato quel messaggio, facendo nascere in me molti dubbi e incertezze. Mentirei dicendo che non avevo paura di essere rifiutato. Ero partito sconfitto fin dall'inizio, eppure in quel momento sentivo di poter avere buone possibilità. Il problema era che, dall'altro l'altro, il secondo contendente era Pierre, il mio migliore amico e uno dei ragazzi più affascinanti che avessi mai conosciuto. Se avesse scelto Pierre, così come avrebbe dovuto essere fin dall'inizio,  non mi sarei affatto stupito. Quando ci accomodammo sul divano, in attesa che Inés ci parlasse, non spostammo mai lo lo sguardo da lei. Era come se stessimo pendendo dalle sue labbra e dalla decisione che entrambi stavamo aspettando con ansia, nonostante tutto. Quando lei pronunciò quelle parole, tuttavia, non potetti fare altro se non spalancare la bocca.

Pierre's P.O.V.
Quando mi giunse il messaggio da parte di Inés, sentii quasi come se il mondo mi stesse crollando addosso. Non conoscevo la sua decisione, eppure la consapevolezza che in pochi giorni avrei scoperto chi dei due fosse riuscito ad entrare definitivamente nel suo cuore mi turbava e non poco. Per quanto avessi promesso che niente sarebbe cambiato, non volevo essere rifiutato. Perché ci eravamo innamorati della stessa ragazza?
La situazione non migliorò quando, una volta entrati nella casa che Charles e Inés condividevano, vidi l'espressione della nostra migliore amica e compresi che probabilmente la risposta non mi sarebbe per nulla piaciuta. Dovevo metterlo in conto, d'altronde c'era una possibilità del 50% per entrambi, quindi che la situazione potesse andare a mio favore non era del tutto scontata e, in quel preciso momento, credevo proprio che questa possibilità si fosse allontanata definitivamente. Le sue parole, però, mi lasciarono ancora più interdetto.

Inés' P.O.V.
Andai a sedermi sulla poltrona di fronte a loro, inizialmente con la testa china e senza parlare, non sapendo come introdurre la discussione. Avevo pensato, in un primo momento, di girarci un po' attorno, così da non sconvolgerli subito con la mia decisione, ma alla fine preferii essere diretta. Non volevo illudere nessuno dei due e rendere la mia decisione ancora più dolorosa. Alzai lo sguardo verso di loro e presi un lungo respiro.

«Ho preso una decisione». Entrambi mi guardarono, in attesa che continuassi a parlare e io iniziai ad annuire, senza che nessuno dei due mi avesse effettivamente posto una domanda. «Ho deciso che...». Mi interruppi, avvertendo un magone che non intendeva scomparire. Era davvero la scelta giusta quella che avevo preso? «Non starò con nessuno dei due». Dissi quelle parole rapidamente, tanto che, in un primo momento, né Charles né Pierre reagirono, forse nel tentativo di comprendere cosa avessi detto. Quando, però, realizzarono, spalancarono entrambi la bocca e gli occhi. Dovevo averli decisamente colti di sorpresa.

«Che cosa?». Domandò Charles, quasi in maniera automatica, senza ragionare su cosa stesse dicendo.

«Non sono in grado di decidere tra voi due e, forse, non intendo neppure farlo. Siete entrambi i miei migliori amici, siete le persone più importanti per me e non intendo perdervi per un mio capriccio. Siete le mie anime gemelle e non credo di poter vivere senza di voi. Voglio avervi al mio fianco per l'eternità e non voglio avere il rimorso o la paura di aver ferito uno dei due. Lo so, all'inizio sarà difficile accettare questa mia decisione, ma sono convinta che poi la comprenderete. Voglio solamente che sappiate che il motivo è questo che vi ho appena detto, vi amo entrambi per poter prendere una decisione e preferisco avervi come amici, piuttosto che non avervi affatto o perdere uno di voi due». Abbozzai un sorriso, quasi malinconico, e attesi che uno dei due parlasse, così da rassicurarmi. Avevo paura che quella mia scelta li allontanasse. Il primo a parlare fu Pierre.

«Non so che dire, credo che la notizia mi abbia abbastanza sconvolto. Ero preparato alla possibilità che tu mi rifiutassi, ma non avevo tenuto in conto che tu potessi rifiutare entrambi. Anche se fa strano, anche se non era ciò a cui mi ero preparato, credo sia la scelta migliore. La nostra amicizia viene prima di tutto e di tutti, quindi sono felice che tu abbia preso questa decisione. Sarà difficile all'inizio, probabilmente questa infatuazione non scomparirà mai, ma almeno la nostra amicizia ci sarà sempre e comunque». Si passò una mano tra i capelli, prima di abbozzare anche lui un sorriso per farmi comprendere che pensava realmente ciò che aveva detto. Voltai la testa verso Charles, poiché non aveva ancora parlato da quando era entrato.  Aveva lo sguardo nel vuoto e non osava a guardarmi. «Charles?». A richiamarlo fu proprio Pierre, che, come me, attendeva una risposta da parte sua.

«Uh?». Si riprese e iniziò a guardarci, quasi come se avesse realizzato solo in quel momento che il discorso interessava anche lui. «Non so cosa dovrei dirvi, onestamente. La decisione spettava a Inés, io posso solo accettarla». Fece spallucce, prima di spostare lo sguardo e guardare in un punto indefinito della stanza.

«Dovrai pur pensare qualcosa». Continuai e lui non rispose.

«Charles, neanche io mi aspettavo che la situazione prendesse questa piega, ma credo sia la soluzione migliore per tutti e tre». Aggiunse Pierre, nella speranza di smuovere qualcosa in lui.

«Sì, lo penso anche io, anche se non riuscirò a fingere che i miei sentimenti per te...». Charles si rivolse verso di me. «...non esistano». Annuii.

«Non devi fingere. Credo che questo valga per tutti e tre. All'inizio sarà difficile, ma riusciremo a superarlo, non è così?». Pierre annuì e si alzò, affiancandomi e stringendomi a sè. Entrambi ci voltammo a guardare il monegasco, in attesa che anche lui parlasse.

«Ci proverò». Sorrise, prima di alzarsi anche lui e imitare il gesto di Pierre. Sorrisi a entrambi e lasciai loro un bacio sulla guancia.

«Finché saremo insieme, tutto andrà per il meglio».

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