Capitolo 18 - Trasparenti travestimenti
"Quindi l'hai afferrata per un braccio?"
"Si..." sbuffò il ragazzo con la guancia premuta contro il palmo della mano destra, l'altra indolentemente appoggiata sul bracciolo della sedia su cui si era stravaccato senza ritegno.
"E lei ti ha picchiato?"
"Si" rispose ancora, monosillabico e senza ombra di emozione nella voce.
"Qualcuno ha visto che sei stato tu a toccarla per primo? Videocamere? Sorveglianza? Testimoni...qualcosa del genere?"
"Oh non lo so." scosse la testa piegando gli angoli della bocca all'ingiù. Per un lampante istante assunse un ché di contemplativo, stringendosi il ponte del naso con gli occhi serrati "Non so quanto i miei sensi potessero captare in quel momento visto che stavo per perderli!" sbottò pronunciando quelle parole dapprima con ironico flemma per poi alterare il tono fino a quasi urlare contro l'anziano robusto di fronte a lui.
Silenzio.
Rudy si rese conto troppo tardi che aveva varcato un confine delicato e che da quelle labbra acide e rugose, puntellate da folti baffi glauchi, sarebbero usciti i peggiori improperi per quella bruta sfacciataggine. Inconsciamente si ritrovò a raddrizzarsi con la schiena, eppure nessun alito incadescente mirato ad incenerirlo come avrebbe fatto il soffio di un drago. Nulla trapelò dal suo viso diroccato dalla vecchiaia e dallo sdegnoso narcisismo che lo contraddistingueva. Nulla se non un velato grugnito derisorio accompagnato da una risatina a stento trattenuta.
Il biondino assottigliò gli occhi confuso.
"Ti sei fatto pestare da una ragazzina." Freddy appoggiò la stilografica dai bordi dorati che gli riluceva tra le dita distogliendo lo sguardo dal biondino.
I suoi occhi verdi si spalancarono all'inverosimile mentre la sua schiena si raddrizzava sotto l'acuminoso insulto che aveva ricevuto. Gli sembrò di essere stato appena trafitto da un giavellotto invisibile; la nonchalance con cui piazzò quelle superificiali parole lo fecero ribollire dentro.
"Attento a Na-young quando sali al piano di sopra, potrebbe mandarti in ospedale." ridacchiò ancora affondando con la schiena nella poltrona in pelle che cigolò e allo stesso tempo emise un crepitio.
Il collo e le orecchie del nostro protagonista andarono a fuoco, acquistando quel tipico colore paonazzo ormai comune che preannunciava una sua sfuriata. In quel momento avrebbe quasi preferito una delle sue acerbe e totalmente insensibili paternali.
"Oh no no, signor Miller." si alzò di scatto Nick prendendo a scuotere le mani con fare frenetico. Il volto cereo. "Deve crederci quando le diciamo che quella...non è una semplice ragazzina."
"Fa paura, da far venire la pelle d'oca." aggiunse Lockhart sdraiato sul divano di velluto rosso in fondo alla stanza rigirandosi tra le mani un lecca lecca alla ciliegia che scrutò attentamente prima di mettere di nuovo in bocca.
Freddy focalizzò per un generoso istante l'attenzione sui due, guardandoli come se fossero scarafaggi schiacciati sul parquet e di cui interiora avevano macchiato le preziose suole dei suoi mocassini.
"Ripetimi cosa ci fanno loro qui?" domandò posando nuovamente l'attenzione sul suo adirato nipotino. "Ah non mi importa. Mandali via, stiamo lavorando non giocando."
"Ehi!" ma il seguito della protesta di Nick gli morì sulle labbra quando la mano di Rudy si sollevò in aria mettendo a tacere ognuno dei presenti.
"Fino a prova contraria, questa è casa mia, nonno." gli occhi ridotti a due fessure emettevano un pericoloso baluginio, pronunciò ognuna di quelle parole a denti stretti, in un tono che non ammetteva alcuna sfida.
L'uomo fece per ribattere, ma fu bruscamente fermato. "E per quanto riguarda Lila Hazon..." incrociò le braccia al petto distogliendo lo sguardo e serrando la mascella. "Stento a credere sia umana. Forse si era dopata?"
"Solo perchè ti ha rimesso al tuo posto a suon di calci in culo non devi reputarla un alieno." ridacchiò Lockhart.
"L'hai detto anche tu che fa paura." replicò Rudy senza necessità di voltarsi.
"Si, perchè si muove come una pantera. Quando ha preso la pistola dalla valigietta sotto il nostro naso... tsk... o quando è comparsa accanto alla tua auto dal nulla..."
"Mai visto niente del genere al di fuori dei film..." mormorò Nick con sguardo assorto e terrificato.
"E' una bastarda." sputo acido Rudy.
"Una bastarda che ti ha fatto il culo Miller, devi accettarlo, la versione arcaica che ti sei costruito del mondo femminile inconsapevolmente si è infranta come la vetrina del negozio contro cui ti ha sbattuto Lila Hazon a suon di pugni." continuò a infierire il narratore con giubilo nella voce.
"Finiscila." sibilò scoccandogli un'occhiata omicida voltandosi appena nella sua direzione. Il fosco sguardo che si guadagnò Lockhart, bastò a mettere a tacere la sua petulante voce drammaturgica; si infilò nuovamente il lecca lecca in bocca con un baluginante sorriso malizioso. Era evidente che si crogiolava nella soddisfazione di essere riuscito ancora una volta a punzecchiarlo.
"Quanto a noi." Rudy di voltò di nuovo verso suo nonno che assistì all'intero scambio di battute con un cipiglio sempre meno promettente. "Voglio che venga condannata solo lei. Per molto tempo, almeno sei mesi." picchiò un dito sulla superficie di legno guadagnandosi un'occhiata perplessa da tutti e tre i presenti.
"Rudy non puoi farle questo." intervenì Nick risentito malgrado tutto.
"Quella miserabile stronza mi ha procurato più guai di quanti già non ne avessi ed è giusto che paghi."
Silenzio.
Si voltò verso l'inscalfibile figura del nonno che si stagliava come un monolite al di là della scrivania. Appoggiò le mani sui bordi e si curvò per fronteggiarlo una volta per tutte.
"Ne sei in grado?" domandò ma sta volta senza traccia di arroganza o spocchia nella sua voce, solo quella che somigliava a urgenza.
Ancora, asfissiante e teso silenzio. Da far venir voglia di aprire le finestre per scacciare quelle bruma invisibile che annebbiava la stanza.
"Sei stato cresciuto male Rudy" furono le uniche parole che l'uomo ebbe la decenza di proferire dopo quel lungo e disperato discorso. Le dita incrociate, lo sguardo giudicante che squadrava la sua figura dal basso verso l'alto e in qualche modo bastò a cancellare ogni recesso di rabbia e disappunto. Bastò perchè improvvisamente si sentì svuotato di tutto e riempito di perplessità.
"Sei ancora un bambino capriccioso che si atteggia a fare il grande."
Nessuno osò ribattere il ché diede il via libera al vecchio per continuare. "L'ho sempre detto a tuo padre. Ma lui era troppo preso da Eddie..."
"...troppo preso da Alysia." pronunciò quel nome con una foga tale da stonare con il resto del discorso, come se scottasse e dovesse necessariamente sputarlo fuori.
Quegli occhi verdi si puntarono nei suoi, irremovibili, svuotati di ogni espressività non emanavano niente. "Alysia poi... quella poco di buono. E' stata una rovina nel momento stesso in cui ha messo piede nella vita di Henry e infatti...guarda i risultati."
"Tu devi andartene." mormorò pacato, fin troppo, tanto da risultare impercettibile.
"Come?"
Rudy si alzò strusciando la sedia in un cigolio molesto, mollando la presa dal bordo del tavolo, le nocche sbiancate tornarono alla normalità. Sollevò lo sguardo al soffitto, come se si stesse appellando a Dio in persona per mantenere il controllo quando in realtà non stava facendo altro che trattenere con tutte le sue forze le lacrime. "Devi sparire da questa casa, ora."
"Non puoi cacciarmi, sono venuto qui per te."
"No..." emise un doloroso verso di scherno, gli angoli della bocca piegati all'insù però non emanavano alcun sentore di divertimento. "Sei venuto per te stesso, per appagare il bisogno di giudicare chiunque."
"Lo vedi, sei un immaturo. Non comprendi che i miei sono insegnamenti costruttivi?"
"Dire che mia madre era una puttana è un insegnamento costruttivo?" gridò con quanta voce aveva in corpo, gli occhi iniettati di sangue, le braccia aperte. Si voltò dandogli le spalle e colse il fugace movimento dei due ragazzi un momento prima che svanissero dietro la porta che conduceva al piano di sopra.
"Se fai un figlio devi essere pronto a fare sacrifici, devi essere pronto a prendertene cura a prescindere da tutto ciò che può succedere attorno a te e in te. Lei non lo ha fatto, ha preferito comportarsi da codarda spregiudicata; ed è stato l'inizio del declino per questa famiglia." il suo tono freddo come il ghiaccio, tonante nonostante cercasse di risultare tranquillo in quel suo contegno parsimonioso; sembrava davvero credere di essere in buona fede ma alle orecchie di Rudy ogni sillaba era inzuppata nel veleno. "Perchè pensi che Eddie sia morto? Per la ragazza? Per proteggerla? No, queste sono sciocchezzuole da bambini che vivono nelle favole, Lexi Wolfe non c'entrava proprio un bel niente. Lui l'ha fatto perché in quella ragazza vedeva vostra madre. La vivace e giocosa Alysia, con i suoi capelli corvini."
Rudy non sapeva cosa dire, ognuna di quelle parole si stava insinuando nella sua testa andando a plasmare i tasselli, smussando loro gli angoli fin quando non assunsero forme che mal si adattavano al puzzle, al quadro generale.
Era un processo che andava da sé, voleva fermarlo, voleva impedire al suo cervello di farsi manipolare da quelle connessioni inculcate a forza dalle sue graffianti affermazioni. Ma non ci riusciva.
"Eddie sarebbe morto anche senza Lexi Wolfe, era il suo destino, segnato da Alysia il giorno in cui decise di arrotolarsi quel cappio attorno alla gola."
"Basta." gli venne fuori in un singulto, un silenzioso e flebile singulto.
"E tuo padre? Oh lui è stato il migliore. Dedicato anima e corpo al suo invisibile secondogenito, perso quello decide di scappare per un periodo sabatico mollando gli altri due, reduci da un altro trauma per abbandono, abbandonati a loro stessi."
"Basta" supplicò inclinando il capo. Quelle iridi di giada imploravano pietà, un'espressione così nuova su quei lineamenti tanto rigidi e tetri. Ma Freddy Miller non si lasciò scalfire minimamente. Con le mani appoggiate alla scrivania si sporse verso il nipote, con due occhi pronti a scavargli dentro fino a sollevare la zolla di terra che metaforicamente raffigurava la sua debolezza.
"E' importante che voi affrontiate la realtà per potervi rimettere in carreggiata."
Fece un respiro profondo e annuì tra sè, distogliendo lo sguardo. Non importa quanto cercasse di rendersi impenetrabile, ogni volta che aveva un confronto diretto con suo nonno quest'ultimo sembrava sfoderare una nuova sfilza di acuminati e ben affilati pugnali pronti a penetrargli nella carne senza pietà. Era per questo che lo detestava così e per il fatto che suo padre, che detestava quell'uomo, continuava a decantare quanto lui e Rudy fossero spietamente simili.
"D'ora in avanti astieni ogni tuo commento, se vuoi aiutarmi non rivolgermi la parola, nemmeno una volta." rispose calmo, tentando di mantenere le staffe.
"E non osare dire nemmeno mezza di queste cattiverie a Maya o non mi importa quanto DNA condividiamo farò qualcosa che renderà ancora più disfunzionale questa famiglia." ma quando aggiunse quell'ultimo avvertimento, la voce gli si incrinò impercettibilmente.
Silenzio.
"Ci vediamo direttamente in tribunale."
[...]
Malgrado quanto aveva testimoniato a suo nonno, Rudy non era stato così sprovveduto da non registrare mentalmente la zona circostante. Tutt'altro, poco prima di essere scaraventato contro il vetro aveva avuto modo di cogliere, da un primo abbozzo del perimetro, una videocamera di sorveglianza all'esterno dell'altro negozio, di fianco a quello che era rimasto miracolosamente indenne dalla furia cataclismatica dei due giovani, e che con tutta probabilità aveva catturato il momento in cui egli afferrava il polso della ragazza.
Temeva le ripercussioni di quel gesto e il suo obiettivo adesso era quello di liberarsi del filmato prima che a qualcuno venisse in mente di ampliare l'indagine.
Che stronzata.
Si ritrovò a pensare scuotendo mentalmente il capo; insomma, stavamo parlando di un piccolo e insignificante incidente che però era stato bollato come atto vandalico e che rischiava di incrinare il suo futuro in modo eclatante. Ma c'era ancora speranza se riusciva a far dissolvere quella prova. La polizia aveva confiscato i filmati di videosorveglianza della boutique vittima della loro rissa, ma si dava il caso che essa non avesse telecamere esterne in azione per cui tutto ciò che avevano era un pezzo. Rudy adesso doveva fare in modo che quel puzzle non venisse mai completato.
L'alterazione di prove costituiva un reato, certo, ma aveva pensato a tutto.
Si sistemò il nodo della cravatta ed entrò all'interno del negozio, gettando un'occhiata con netta disinvoltura alla vetrina, qualche metro più in là, in corso di ricostruzione. Reggeva in una mano una valigetta nera mentre incedeva a passo vagamente incerto. I capelli tirati all'indietro da una tonnellata di gel erano stati nascosti da un berretto con la visiera, una camicia azzurra a maniche corte riportava sul petto una targhetta con un nome monosillabico, 'Bob', ed era riempita fino a far comparire una voluminosa pancetta rotonda.
"Buongiorno" esordì giungendo al bancone.
"Cosa posso fare per lei?"
"Sono della Reynolds Security." bofonchiò simulando un tono vagamente più anziano indicando lo stemma sopra il cappello di un color indaco con la calligrafia in filo giallo oro. "Sono qui per effettuare il check-up del sistema." il labbro superiore si mosse disturbato da un ingombrante peluria scura di due grossi baffi. Gli era apparsa un'ottima idea stando a mascheramenti, ma adesso, il prurito che gli arrecavano diceva no.
"Oh questo si che è strano." esclamò la donna poggiando le mani gremite di pesanti e tintinnanti braccialetti sul bancone. "E' arrivato un tecnico giusto un quarto d'ora fa."
Rudy inarcò un sopracciglio puntando lo sguardo sulla porta poco più in là che recitava a caratteri cubitali 'ingresso riservato al personale'. In quell'esatto istante ne uscì un uomo, piuttosto basso, con la stessa valigietta e lo stesso berretto che teneva con la punta delle dita.
Rudy si irrigidì temendo quel che neppure per un attimo gli era sorvolato per la mente: il crollo della sua copertura.
L'uomo gli passò accanto concedendogli una frettolosa occhiata di sbieco, a stento riuscì a guardarlo in faccia poichè a capo chino e mormorando un cenno di saluto egli proseguì per la sua strada.
Rudy lo seguì con lo sguardo e si voltò verso l'ingenua commessa.
Perchè non aveva detto niente?
C'era qualcosa di stranamente ambiguo in quella scena. Boccheggiò come se volesse dir qualcosa. In quel momento lo scampanellio della porta che si apriva, dettando il congedo del presunto tecnico, si riverberò nell'aria. Rudy sgranò gli occhi e improvvisamente capì.
"Piccola stronza" mormorò a denti stretti aggrottando la fronte. Senza fornire alcuna spiegazione o un saluto di commiato, Rudy si sistemò il berretto ed uscì a passo spedito dal negozio.
'L'uomo' era ancora lì, lungo il marciapiede, con la valigetta in mano incedeva tranquillo ma con un passo piuttosto conciso e sicuro di sé.
"Che stai facendo?" si ritrovò a chiederle tagliandole la strada all'improvviso.
Lila Hazon nel suo goffo ma ben pensato travestimento si bloccò indietreggiando di un passo.
"Quello che stai facendo tu, solo che io lo faccio meglio." ammiccò liberandosi del suo travestimento e lasciando che i capelli ricadessero liberi alla luce. La striscia nera ben visibile tra i fili d'oro.
"Hai un gran senso dell'umorismo." assottigliò lo sguardo liberandosi anche lui a sua volta della panciera da madre all'ottavo mese per gettarla in fretta e furia nel bidone della spazzatura lì accanto. "Dammi quel filmato."
"Sai qual è il tuo problema Miller? Non accetti la sconfitta."
"Si chiama determinazione."
"Si chiama essere un coglione." lo corresse con tono pacato e ben poco gentile. "Sei arrivato tardi."
"Dieci minuti e l'avrei preso io, non crederti tanto superiore."
"Spostati."
"Non senza quel filmato." Lila con la bocca schiusa e gli occhi inespressivi avanzò di un passo fronteggiando il biondino.
"Vuoi decisamente morire" constatò
"Vuoi decisamente uccidermi." la punzecchiò lui.
"Ti ho già sbattuto contro una vetrina, non ti basta come lezione?"
"Avrei preferito mi sbattessi in un altro modo. Ma cosa potevo aspettarmi da una troglodita come te?"
Lila non battè ciglio a quella battuta, rimanendo perfettamente immobile.
"Hai perso il cervello nei pantaloni Miller?"
"Si, nei tuoi"
Lila sollevò una mano sul suo viso e in un gesto fulmineo gli strappò violentemente quei ridicoli baffi finti dalla faccia facendolo gemere dal dolore. "Ouch!"
Lila intenzionata a non continuare quella ridicola conversazione gli diede una spintarella di lato per farlo scansare e passare oltre, ma fu costretta a bloccarsi sui suoi passi quando una mano artigliò la sua, che stringeva la valigetta.
"Molla l'osso" sibilò Rudy a distanza ravvicinata. Lila sollevò lo sguardo neutro sul suo volto alterato e si limitò a fissarlo dal basso senza alcuna particolare enfasi. Un paio di decine di centimetri separavano i loro volti dallo sfiorarsi, eppure non c'era nulla di romantico nel modo in cui le loro mani si toccavano.
"Vuoi dare di nuovo spettacolo?"
Rudy lanciò un'occhiata di sbieco, perlustrando svelto la zona circostante e inaspettatamente spinse Lila verso un vicolo tra due edifici in mattoni rossi. All'ombra di quelle mura, celati da sguardi estranei ed eventuali telecamere di sorveglianza, Rudy tirò uno strattone alla borsa convinto di potergliela strappare di mano. Evidentemente aveva sottovalutato la forza fisica della biondina di fronte, perchè la sua mano non si smosse neanche per un istante.
"Lascia la borsa"
"No." rispose secca sbattendo lentamente le palpebre. Gesto di una disinvoltura disarmante che non fece altro che mandare in bestia il ragazzo.
"Non andrò in prigione a causa tua."
"Io dico di si."
A quel punto Rudy serrò la mascella e tirò la borsa in un altro strattone, stavolta con il preciso obiettivo di trascinare più vicino a sé la cacciatrice per poterla guardare dritta negli occhi mentre pronunciava quelle parole:
"In tal caso niente mi fermerà dall'ucciderti, Lila Hazon." bisbigliò in un soffio contro le sue labbra rosee e carnose. I loro occhi incatenati in una gara di sguardi.
"Vedremo chi farà prima." a quel punto l'angolo delle sue labbra si storse puntando all'insù in un ghigno appena percettibile. "Stando al tempismo di oggi arriverai dieci minuti più tardi." sollevò appena le sopracciglia come a voler simulare una sorta di dispiacere, ma quell'alone di umanità svanì troppo in fretta rimpiazzato dalla solita spietata impassibilità.
"Allora sai già morto, Rudy."
D'un tratto la borsa fu lanciata di lato, Rudy ne perse la presa e, a bocca aperta, la vide andare a sbattere contro la parete di mattoni. In un primo momento volle correre a prenderla, ma non riuscì a fare a meno di voltarsi nella direzione della cacciatrice per gettarle un'occhiata assassina. Fu allora che scorse un fugace movimento, appena visibile, attorno alla tasca del giaccone con il marchio dell'impresa di cui si fingevano dipendenti.
"Pensi che sia un idiota?" le domandò assottigliando gli occhi. Ella non rispose ma era chiara la sua risposta.
Rudy emise un verso di scherno sollevando lo sguardo al cielo, al frammento che compariva tra i due palazzi. L'istante successivo si avventò su di lei, arrivò ad essere così vicino che le punte delle loro scarpe si sfiorarono così come i loro bacini mentre una mano frugava nella tasca destra e l'altra le teneva la schiena, bloccandola contro il suo corpo in una grottesca e vagamente simile riproduzione di una posa da valzer. Le sue dita si scontrarono contro un oggetto, piccolo, rettangolare, delle dimensioni di un quadratino di cioccolato. Sollevò lo sguardo in quello di lei e sorrise.
La gioia fu breve e precaria perchè con un movimento tempestivo Rudy si ritrovò con l'intero braccio ruotato, ad un'angolatura innaturale, dietro la schiena a gemere per il dolore. La chiavetta USB a quel punto gli fu strappata dalle dita con la facilità con il quale si rubano le caramelle ad un bambino. A quel punto Lila fuggì, non prima di avergli lanciato un saluto militare con sole due dita.
"Ci si vede in tribunale, Generale."
Ma Rudy non era intenzionato a dargliela vinta, non un'altra volta. Cominciò a correrle dietro, ma gli bastò un battito di ciglia e la perse di vista: inghiottita dal flusso di persone che camminavano tranquillamente sul marciapiede.
Si levò il cappellino gettandolo a terra in un moto di rabbia e frustrazione. Una mano sul fianco, l'altra tra i capelli che scompigliò per farli tornare al loro stato originale.
Calma.
Dove poteva essersi cacciata in così poco tempo? Non può essere lontana. Si ripeteva guardandosi attorno concentrato. Le sue pupille sfiorarono i contorni degli edifici circostanti, persino i tetti, i taxi che si allontanavano velocemente e quando stava per fare dietrofront arreso, verso la sua auto, la vide.
Non vide Lila interamente, non vide il suo volto, vide quella stupida ciocca scura in un mare di biondo vaniglia che sfuggiva da un cappellino con la visiera. Rudy sgranò gli occhi vedendola nascondere la sua intera chioma corta allo sguardo.
Ma era troppo tardi.
Gli angoli della bocca gli si piegarono in un ghigno di assoluta malvagità mentre entrava nel café all'angolo della strada. Il campanello suonò e Lila gettò al nuovo arrivato un'occhiata di sbieco con i suoi grandi occhi celeste chiaro.
"Davvero astuta piccola stronza che non sei altro." il biondino si profuse in un applauso avvicinandosi con tranquillità da predatore all'altro predatore nella stanza, fattosi preda. Dal suo canto la ragazza non sembrava turbata.
Seduta ad un tavolo con un PC stringeva il cellulare in una mano e la pennetta infilata nel computer in un'altra, pronta a tirarla fuori non appena avesse terminato il caricamento.
60%
"Ma non l'avrai vinta." Rudy appoggiò le sue dita affusolate sulla sua mano coperta dal guanto azzurro scuro. Prima che potesse anche solo compiere alcun movimento, Lila si alzò di scatto facendo cadere la sedia dietro di sè e immobilizzò Rudy contro il tavolo, la guancia sinistra premuta contro il legno, il suo povero braccio martoriato ancora una volta dalla distruttrice Licorice che con assoluta nonchalance controllava il caricamento del file.
La barra verde sullo schermo guadagnò altri millimetri.
80%
"Tsk!"
Rudy non rimase di certo con le mani in mano, malgrado la presa solida di Lila egli riuscì con una spinta all'indietro a fargliela perdere ed entrambi caddero a terra, il cellulare scivolò sul pavimento a metri da loro mentre il biondino si issò a cavalcioni su di lei bloccandole entrambe le braccia aperte a terra.
"Ti vedo in difficoltà, Lila."
"Vuoi aggiungere ai capi d'accusa atti osceni in luogo pubblico, Rudy?" ribattè con lo stesso tono cantilentante, nonostante la sua espressione fosse vagamente simile ad un monolite.
"Tranquilla, nonostante le mie piccanti battute non verrei mai a letto con te." scosse la testa arricciando le labbra. "Non sono attratto dagli alieni."
Lila si profuse in un verso di scherno. Dopodichè roteò il busto e riuscì a muovere il ginocchio quanto bastava per sferrargli una ginocchiata dritta nei genitali. Rudy capitolò a terra dal dolore mentre Lila strisciava fino al cellulare.
"Tranquillo, adesso che ti ho castrato non potrai andare a letto con nessuno." lo scimmiottò usando particolare enfasi sulla prima parola.
100%
Il caricamento era terminato e il messaggio era giunto a destinazione. Il file del filmato era ormai stato divulgato al quartier generale, per cui qualunque tentativo di arraffare la chiavetta ora come ora sarebbe risultato più che vano.
Rudy si sollevò a fatica mettendosi in piedi e nel frattempo l'intero caffè, allora popolato da un paio di uomini e la proprietaria, una donna robusta, sulla sessantina e dallo sguardo torvo. Quello stesso sguardo ora era indirizzato ai due individui piombati lì a darsele di santa ragione.
"Voi piccioncini avete finito di litigare nel mio locale?" domandò con un sopracciglio inarcato.
I due giovani si scambiarono un'occhiata velenosa. "Sei talmente gelosa di me che se non puoi avermi tu non mi avrà nessun'altro?" improvvisò Rudy
"Sono così trasparente?" scosse la testa interrogativamente Lila, infilando il cellulare in tasca. Dopodichè i due si voltarono in contemporanea verso la proprietaria rivolgendole un sorriso forzato. Avrebbe dovuto avere lo scopo di rassenerarla e invece non fece altro che raccapricciarla.
"Ci vediamo in cella, Hazon."
"Non vedo l'ora."
E uscirono in contemporanea.
04/04/2024
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