Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 17 - Parenti serpenti

Nel cuore della notte, un rintocco inusuale accompagnava l'incedere delle lancette dell'orologio in soggiorno. Ritmicamente, una mazza da baseball picchiettava sul pavimento, aggiungendo alla lugubre atmosfera notturna un ché di ancora più tetro. Era tutto perfettamente in ordine; non vi era traccia del subbuglio che quelle quattro mura avevano ospitato qualche giorno prima, sembrò che quel posto non fosse mai stato teatro di qualcosa di così irruento come un omicidio. Tutto, dalla posizione dei mobili, alla lucentezza delle superfici e del pavimento decantavano una dimora impeccabile, da far invidia ad una perfetta casalinga di un qualunque sobborgo americano. Eppure, un solo e ambiguo dettaglio divergeva da quella utopica visione; l'acrimonioso odore di disinfettante. 
Erano trascorsi quattro giorno da quella putrida notte e ogni notte da allora, Rudy non cominciava le sue sessioni di studio notturno prima di aver strofinato e strofinato da cima a fondo quella stanza fino a farla brillare. Andava avanti così ogni notte e neanche quella aveva fatto eccezione.
Un fruscio si frappose tra quei due rumori, si trattava di una pagina sottile che veniva voltata da affusolate dita inanellate d'oro, imbevute ancora di quel tedioso odore che annientava la casa e che ormai Maya e Wyatt trovavano insopportabile, soffocante. Ma non Rudy. Rudy non lo sentiva mai abbastanza.
Seduto sulla poltrona in salotto, non si dava pace; cercava di trangugiare ogni parola che quel manuale di diritto aveva da sputare. Ma i rumori nell'edificio non facevano che edulcorare il suo già precario stato d'animo.

Dopo l'acceso scontro con Lila si era semplicemente arreso.
Lottare lo sfiancava e aveva semplicemente deciso di lasciare andare al suo controllo quel che era il destino di quei tre corpi. Dopo qualche decina di minuti trascorsi seduto su quella stessa poltrona in completo silenzio, giunse un uomo, allampanato, vestito di un completo viola con tanto di gilet e cravatta. 

Soren West. Aveva la carnagione scurissima, capelli rasati e un paio di occhialetti rotondi e dorati che spiccavano sul suo viso assieme a quel suo sorriso che aveva del diabolico. Una nota così stridula da far sentire a disagio il padrone di casa. Si liberò alla svelta dei cadaveri, un lavoro silenzioso, preciso, pragmatico sotto lo sguardo imbambolato di Rudy che aveva fatto tacere l'agitazione, rimpiazzata da un agghiacciante vuoto.

"Rudy?"

Sollevò lo sguardo; Lila torreggiava su di lui in attesa.

"Eh?"

"Non devi fare parola a nessuno di quello che è successo stanotte. Siamo intesi?"

"Oh...certo." Lila trovò assolutamente sospetto il modo in cui risultava così accondiscendente dopo gli attimi precedenti di fervente azione. Ma a giudicare dal modo in cui il suo sguardo tornava alla pozza di sangue che apriva il pavimento come una voragine scarlatta, reputò si trattasse semplicemente di una ritardataria reazione di shock. 
Non poteva immaginare che il Ritalin lo stava annichilendo tanto da spogliarlo di qualunque scintilla bellica.

Lo squadrò un'ultima volta prima di dirigersi verso l'uscita.

"Come facevi ad essere qui al momento giusto?" 

Lila si immobilizzò, gli stava dando le spalle, lo sguardo puntato davanti a sé.

"Vi tenevo d'occhio." 

"Perché sprecare la notte appostata davanti alla casa di un ragazzo che odi a morte?" 

Lila a quel punto non poté fare a meno di voltarsi, quel tanto da mostrare perfettamente il suo profilo che si stagliava contro l'oscurità "E perché tu non hai rivelato il mio nome anziché rischiare che quei tre facessero fuori tua sorella?" 

Touché.

Per l'ennesima volta i loro sguardi collisero. Un subbuglio di implicite note, il volume ancora troppo basso per poter essere ascoltate. 

Poi Lila se ne andò.

La sua mente tornava a quella notte, a rivivere quelle scene, interrotte dal trepido intervallarsi di scatti dall'erta: ogni scricchiolio che giungeva ai suoi timpani veniva colto con l'intensità di un terremoto, cercava di stare calmo e di rimanere impassibile ma aveva i nervi a pezzi. Si disse che andava bene rimanere lì, trascorrere tutta la notte a fare la guardia, tanto non avrebbe dormito ugualmente.
Era troppo impegnato a dover recuperare gli arretrati.
Tuttavia un'implicita e scabrosa sensazione cominciò a serpeggiare sotto pelle accompagnata dall'eco delle parole di Lockhart:

"Non basterà tutto il Ritalin del mondo." 

Spostò lo sguardo stanco sul barattolo solitario sul tavolino alla sua destra, la mano a reggersi il mento. Aveva già consumato la sua dose quella sera e lottava disperatamente per fermarsi lì. Distolse lo sguardo e tornò a riconcentrarsi sul libro. 

Aveva di nuovo perso il segno.

[...]

Ore dopo il clangore della porta che sbatteva si riverberò nella casa e Rudy trafelato scattò immediatamente in piedi. Gli occhi sgranati a più non posso, le pupille vorticavano da una direzione ad un'altra, il fiato corto. La mazza da baseball impugnata in una morsa tale da sbiancargli le nocche, il volume di diritto che reggeva fiaccamente sulle ginocchia capitolò a terra. 

Rudy deglutì. 

Qualcuno era entrato in casa, ne era certo. 

No.

Non era possibile. Non di nuovo. A Rudy sembrò che le pareti attorno a lui cominciassero a squagliarsi, in pece colante, e che lo avrebbero risucchiato nel baratro del trauma. 

E forse, non solo metaforicamente parlando. 

Aveva ricominciato a sudare in modo sproporzionato, sentiva unicamente il suo fiato, come amplificato da un microfono assieme al suo cuore che gli rimbombava nel petto e lo sconquassante scalpitìo che avanzava lungo il corridoio.

Si certo, si era prontamente imposto di fare la guardia, la paranoia lo divorava come un bruco divora la sua foglia ma riviverlo davvero... Non stava sognando. Non stava sognando? Il concretizzarsi di un nuovo attacco lo stava facendo sentire male. Sentiva che sarebbe potuto collassare da un momento all'altro e in quel frangente di muta disperazione, chiudendo gli occhi per calmarsi, un volto gli balenò nell'anticamera del cervello.

Lila.

 L'istante successivo piombò nel corridoio a passi accelerati e innalzò la mazza digrignando i denti.
Quando si accorse di chi era l'intruso era troppo tardi. L'impatto fu bestiale, atroce ma non ci fu modo di arrestarlo. Un urlo sconquassò le mura e l'uomo anziano cadde a terra di fondoschiena.

"Nonno?!" esclamò con la bocca spalancata e l'arma che penzolava lungo il corpo.

"Si, razza di coglione, sono io!"

Rudy sbattè le palpebre stupefatto esaminando le altre due persone con una perplessità sempre crescente. Al suo fianco una ragazza dai lunghi capelli biondi e i tratti tipicamente asiatici si ergeva in tutta la sua altezza scrutando con un'espressione scettica l'uomo rinvenuto a terra. Davanti a sé, decine di centimetri più in basso, una bambina dai capelli corvini e la frangetta, anch'essa asiatica, fissava con tanto d'occhi Rudy.

"Ma che cazzo ci fate voi qui?" sbottò rianimandosi.

"Pensa ad aiutarmi prima, razza di screanzato che non sei altro." Rudy si precipitò a offrirgli una mano e il vecchio si rimise in piedi ravvivandosi i vestiti spiegazzati e tastandosi la fronte per assicurarsi di non rinvenire alcun cenno di sangue. 

"Sono le cinque del mattino!" fece presente Rudy con un tono decisamente più calmo. "Mi spiegate?"

"Naturalmente. Davanti a qualcosa da mangiare e da bere." Intervenì la ragazza sorpassandolo per dirigersi in cucina, al seguito la bambina che continuò a fissarlo spaventata tutto il tempo. Camminando con nonchalance, ma con la testa che nel frattempo ruotava di quasi 180 gradi. "Sto morendo di fame" 

Il ragazzo rivolse nuovamente lo sguardo verso suo nonno offrendogli ancora un braccio per aiutarlo a dirigersi in salone. 

"Levati di mezzo." Sbottò superandolo con una spinta e un cipiglio profondo a corrodergli la fronte già segnata da molteplici rughe. Rudy nella breve solitudine che si era creata in quell'antro, si lasciò sfuggire un sospiro esasperato, il primo di una lunga serie, dopodiché li raggiunse.

[...]

"Allora?" domandò seduto a capotavola dopo aver rifocillato i tre nuovi arrivati con brioche, caffè e uova strapazzate. Rimase a braccia incrociate tutto il tempo, nell'attesa che quelle tre bocche trangugiassero fino all'ultimo briciolo di bacon sul tavolo. Un sopracciglio inarcato, uno strofinaccio sulla spalla, la gamba che dondolava sotto il tavolo.

"Tu non mangi niente?" mugugnò la ragazza bionda con la bocca talmente piena da far fuoriuscire pezzetti di bacon.

"No, Kim. La visione di voi che lo fate mi fa venire da vomitare." 

Kim Kim.

Nota anche come K2, sua cugina e sorellastra di Wyatt. I due condividevano l'eccentrica madre che prima di sposare il suo attuale zio, Tristan Izard, aveva avuto un'avventura concretizzata con un matrimonio di sei mesi con il coreano Kim Ji-uk da cui era nata Kim. Ma sua madre non era una persona comune, o almeno il suo senso dell'umorismo non lo era perché di fronte alla prospettiva di una figlia dal cognome 'Kim' non riuscì a trattenersi dal renderlo anomalo aggiungendo come nome la stessa serie di lettere. Per conferire maggiore ambiguità alla sua identità si è anche astenuta dal darle il suo cognome come invece aveva fatto per gli altri due figli.

"Sempre a fare il precisino del cazzo" borbottò in risposta distogliendo lo sguardo da lui per dedicarlo alla serie di leccornie che strabordavano su quella tavola.

Rudy dal suo canto la ignorò posando discretamente lo sguardo (e con discretamente intendo di sbieco) sull'uomo anziano che sedeva di fronte a lui e che si asteneva dal toccare cibo. Una busta di piselli surgelata premuta contro il capo dolorante e l'ombra della stizza ancora impressa a fuoco; ogni tanto il fruscio della plastica dettava uno spostamento della busta dalla parte più fresca. 

Non degnò il nipote di uno sguardo.

"Fa molto male?" 

"Tu che dici?" 

Rudy sospirò. "Mi dispiace." 

"Eh." 

"Ma non sarebbe successo se avessi avuto la decenza di bussare anziché comportarti come se questa fosse casa tua."

"Questa è casa mia." rettificò il nonno con stizza. "E per fortuna che non sei mai stato un gran battitore o quest'ora sarei al camposanto." 

"Sempre se io non avessi scelto di dare il tuo cadavere in pasto agli avvoltoi." bisbigliò tale da far si che si sentisse solamente lui.

"Come?" 

"Niente." Rudy sfoderò uno dei suoi fintissimi sorrisi.

Ebbene, alla lista di persone che Rudy detestava a morte c'era un altro nome. Certo, non era marchiato a fuoco, scritto con il sangue, o inciso nella roccia come quello di Lila Hazon, ma Freddy Miller non era da meno.

"Nonno!" esclamò Maya piombando dal nulla nel suo pigiama rosa costellato da ciambelle glassate. Si gettò immediatamente tra le braccia dell'uomo che seduto dall'altro capo del tavolo rispetto a Rudy, fu investito da una cascata di capelli rossi e crespi che gli suscitarono un sorriso e una risatina appena accennata. 

"La mia Maya, che bello rivederti" ricambiò l'abbraccio sollevando gli occhi su un'altra figura che si profilava sulla soglia del salone. "Siete tutti qui."

Rudy si voltò verso Wyatt che con un cenno del capo prese posto di fronte a sua sorella con cui si scambiò un complicato saluto con le mani. Subito dopo si apprestò a scofanarsi il resto del bacon presente sulla tavola.

"Si, stupendo adesso posso sapere cosa ci fate qui a Sacramento?"

"L'ho chiamato io" ammise Wyatt con nonchalance infilzando una fetta di bacon con la forchetta per riporla poi sul suo piatto. Gli occhi verde giada di Rudy scesero languidamente sul ragazzo che dal suo canto non aveva occhi che per il cibo.

"E perché...?" domandò calmo, ma la vena sul suo collo prese a pulsare visibilmente mentre la pelle cominciava a tingersi di rosso. Un sospetto si fece largo nella sua mente.

"Avevi bisogno di un avvocato e non volevi chiamare lo zio." Fece spallucce lanciandogli una breve occhiata di cui si pentì immediatamente. Il cipiglio che gli dedicò fu così tagliente che non ci sarebbe stato bisogno di tagliare il bacon prima di metterlo in bocca. Wyatt trasalì.

Silenzio.

"Hai raccontato tutto quanto al nonno?" ogni parola sputata a fatica mentre le mascelle rimanevano contratte. Sta volta si trattenne prudentemente dal rispondere.

"Si l'ha fatto. So tutto."

Silenzio. La misteriosa bambina seduta accanto a Kim scrutava tutti con curiosità, dando piccoli morsi alla brioche che stringeva in una mano. Non aveva ancora spiccicato parola e il suo pallore cominciò a far dubitare Rudy della sua esistenza. Per quanto Ritalin aveva assunto negli ultimi giorni sarebbe potuta benissimamente essere un'allucinazione o un fantasma. Ma lo sguardo curioso misto alla perplessità da parte di Maya lo consolava da questa scomoda possibilità.

"Come ti è venuto in mente? Eh?" gridò il vecchio facendo accapponare la pelle a tutti i presenti. Maya tanto fu intimorita dalla tonante voce che andò a sedersi a testa bassa accanto a Wyatt. Tutti distolsero lo sguardo o lo abbassarono, tranne Rudy che accolse l'astiosa occhiata dell'uomo davanti a sé con incredibile impassibilità ma che poteva essere facilmente scambiata per sfrontatezza.

"Questa famiglia sta andando allo sfascio più totale e tu, che in questo momento dovresti quanto meno dare l'esempio ti fai arrestare?" continuò alzandosi in piedi e puntando un dito nella sua direzione.

"E' così che vuoi diventare un avvocato?! Perché sei sulla strada opposta per diventarlo!"

Silenzio e un solo inquietante battito di ciglia da parte del biondino.

"Hai finito?"

"Se ho finito, non-"

"L'incidente non è stato causato da me, certo è stato un inconveniente stupido, ma non ne sono l'artefice." Recitò austero senza mai annullare il contatto visivo con quella scomoda autorità che si era infilata a forza nella sua vita. "Inoltre, il mio, a dispetto di quanto tu possa immaginare, non era un capriccio ma giustizia."

"Giustizia? Ma falla finita e pensa a laurearti, sei soltanto un moccioso."

"Faccio tutto questo per Eddie." Alterò di poco il tono di voce. "Ma capisco che di lui non ti è mai importato un bel niente."

Un pugno sul tavolo scosse tutti i presenti. Lo sguardo del nonno si accese di una luce nuova, più lugubre, più disumana, gli occhi lattiginosi sembravano stare per uscire dalle orbite per quanto erano spalancati, le iridi pallide per poco non si dissolvevano nel bianco.

"Non osare mai più dire una cosa del genere, tu non hai idea di quanto io abbia sofferto per la morte di quel ragazzo."

"Scusa" disse scuotendo la testa "Ma mi riesce difficile crederlo."

"Stai oltrepassando il limite Rudy."

"Era evidente che lo disprezzavi, hai sempre preferito Noah a tutti noi. Noah il grande, Noah il bambino prodigio e quando è successo tutto quel casino tra lui ed Eddie tu ti sei schierato. Quindi non venirmi a dire stronzate." sbraitò alzandosi in piedi.

L'uomo sembrò non perdere ulterioremente le staffe, ma l'occhiata che gli scoccò fu tra le più astiose che ebbe da offrire. "Come sempre, vi piace tirare in ballo quella storia ridicola. La verità è che tu ed Eddie siete stati sempre invidiosi di Noah."

"Lo vedi? Anche adesso, confermi le mie parole."

Silenzio.

"Magari dovremmo tutti cambiare argomento, che ne dite?" accennò Maya con un tono sottile.

"Giusto" assentì Rudy raddrizzandosi e appoggiando le mani sul tavolo. "Passiamo a te Kim, che cazzo ci fai qui e chi è questa marmocchia che ti porti dietro?" I suoi irascibili ma quieti occhi verdi si posarono sulla ragazza dai capelli ossigenati e gli occhi neri che si stava pulendo le mani inghiottendo il boccone.

"Lei è Na-young, mia sorella!" annunciò pimpante e con tono concitato indicandola con entrambe le mani. La tavolata sprofondò ancora nel silenzio, sta volta però meno teso. Rudy abbassò lo sguardo sulla bambina perplesso, inevitabilmente inarcò un sopracciglio.

"Sorellastra spero." Azzardò Maya alludendo ad un'alternativa poco piacevole per Tristan Izard

"Si, chiaramente abbiamo solo mio padre in comune."

"Questo non spiega che ci fate qui." Sottolineò Rudy continuando a guardare le due ragazze, ma spostando la saliera dalla traiettoria della mano di Wyatt.

"Dunque, preparati a piangere perché è una storia davvero straziante." Annunciò sistemandosi sulla sedia in modo tale da rivolgere il corpo verso il cugino. Chiuse gli occhi e gli riaprì facendo un bel respiro. "Sua madre è una donna piuttosto povera e con qualche rotella fuori posto, tanto che per far fronte alle spese aveva intenzione di inserire Na-young in un bordello."

"Ma è una bambina."

"Per questo mio padre mi ha chiesto di portarla con me in America e tenerla al sicuro."

"Questo ancora non spiega il perché della tua visita." In realtà Rudy aveva chiare le sue intenzioni, ma prima di inveire contro la cugina e una bambina di pressappoco dieci anni voleva un movente concreto.

"Mia madre non vuole occuparsene, dice che ha già tre figli e le sono più che sufficienti. Io non ho la più pallida idea di cosa abbia bisogno un bambino e quindi l'ho portata qui."

"Scordatelo"

"Oh avanti, vuoi rimandarla in Corea?" protestò facendo leva sul suo senso di colpa.

"Mi sto già occupando di uno dei tuoi fratelli e mi basta." Si alzò in piedi spostando la sedia. "E poi trovo davvero buffo che la zia parli di avere tre figli di cui si sta occupando ma ne manda due da me." Arricciò il naso al pensiero.

"Rudy non te lo chiederei se non fosse importante."

"No"

"Rimarrei qui anche io."

"Oh allora certo, questo si che cambierebbe la situazione." Sputò sarcasticamente aprendo le braccia.

"Non ti chiedo di occupartene a tempo pieno, ma di aiutarmi a diventare responsabile così da riuscirci da sola. Non sarà per molto." Supplicò con tanto di labbruccio e mani congiunte.

"Perché reputate che io sia così bravo come genitore? Ho diciannove anni cazzo!" sbottò voltandosi con le mani sui fianchi. Prima suo padre, poi sua zia e adesso lei...

"Perché sei nato con una scopa nel culo e sei rigido come una pietra." Borbottò Wyatt a bocca piena ricevendo un'occhiataccia dal biondino che voltandosi si accorse del suo secondo tentativo di afferrare il sale e glielo strappò di mano.

"Dacci un taglio con questo sale o giuro che ti chiudo nel seminterrato senza acqua né cibo per una settimana! Lo sai benissimo che la tua dieta squilibrata aggrava le paralisi maledizione!" non appena lo disse tutti quanti gli dedicarono un'occhiata divertita che confermò quello che lui non voleva ammettere. Seppur uno stronzo, arrogante e manipolatore, il suo senso di responsabilità per se e per gli altri superava il resto. 
(Almeno, quando non era nei paraggi della nebbia della perfida Lila Hazon)

"Non è una cattiva idea Rudy, potrei farle anche io da babysitter." Suggerì Maya.

Il ragazzo si sedette nuovamente trascinando la sedia davanti alla bambina.

"Na-young, l'ho detto bene?"

Ella annuì timorosa. "Dimmi, sei una bambina tranquilla?" domandò circospetto assottigliando gli occhi per esaminarla.

"Non capisce perfettamente la nostra lingua."

"Allora?"

"Si, sono brava"

Rudy la squadrò ancora in religioso silenzio. Quasi tutti attorno al tavolo sembrarono sporgersi inconsciamente in avanti, come pendenti dalle sue labbra che avrebbero dettato la sentenza. Egli ispezionò rapidamente ognuno dei presenti e sospirando con gli occhi al cielo deliberò

"D'accordo potete restare." 



18/03/2024

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro