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The beautiful creature of the sea (Pt.1)

ALLORA.
Io questa storia l'avevo scritta almeno tre mesi fa, iniziata a scuola (durante l'ora di religione, brava me. Ecco perché mi hanno bocciata...😓). Avevo raccontato la trama anche a due mie amiche su whatsapp, per sapere la loro opinione.
Non avevo ancora intenzione di pubblicarla, perché prima avevo scritto "Criminal" e "Depression", quindi mi sono detta -La pubblicherò dopo queste due-, con comunque il timore che qualcuno pubblicasse prima di me una storia simile.
In questi giorni, avrei voluto pubblicare il nuovo capitolo di "Just sex...or more?" (dato che non la aggiorno da un po'), ma ho visto che un'altra ragazza aveva appena pubblicato una reader insert simile a questa. -_-
ORA. Io non voglio di certo dare la colpa a lei, non è colpa sua. Ma non voglio nemmeno far credere di averle copiato l'idea.
E mi dispiaceva troppo di dover buttare questa one-shot, perché (a mio parere) è venuta bene, impiegandoci tempo. E mi verrebbe anche il nervoso, sinceramente.
Quindi ho deciso di pubblicarla adesso e di rimandare ancora l'altra storia (mi dispiace a quelli che la stanno aspettando.)
Ci tenevo solo a farvi sapere questo. Che non l'ho copiata (e lei non ha copiato me, come avrebbe potuto d'altronde).
Detto questo, spero di non aver fatto orrori ortografici (sono le 3:34 di notte...) e spero vi piaccia.

E la vide. Era seduta su un masso, poco distante da lui. Era girata di spalle, ma riusciva perfettamente a vedere i suoi [l/c] capelli [c/c] , che da bagnati risaltavano quel colore e che ricadevano sulla sua pallida schiena.
Ma appena il corvino le girò intorno, non credette ai suoi occhi. Occhi che un attimo dopo ne incontrarono un paio [c/o].

Toccò finalmente a Levi ordinare e prese una semplice birra. Appena il barista gli diede il boccale, Levi poggiò i soldi sul bancone e raggiunse il tavolo dov'erano i suoi due amici.

«Hannes ti ha dato la solita birra?» Sembrò più un'affermazione che una domanda.

«E a te che ti frega, Farlan?» Rispose il corvino, bevendone un piccolo sorso.

«Ti ricordo che tra tre giorni c'è la gara di surf! Non vorrei ti presentassi sulla tavola ubriaco, fratellone.» Intervenì la rossa, Isabel, più piccola dei due.

«Non sono così stupido da bere prima della gara.»

«Ragazzi!»

«Che palle...» Disse tra sé e sé il corvino, riconoscendo la voce della donna, a suo parere, più fastidiosa e pazza della Terra.

«Ciao Hanji!» Sorrise Isabel all'occhialuta.

«Siete pronti per la gara di surf?» Si appoggiò alla spalla di Levi, che prontamente la spinse via sbuffando.

«È tra tre giorni. E poi, non abbiamo bisogno di allenarci più di tanto con avversari come voi.» Spiegò con un sorriso di scherno il biondo.

La bruna gli fece la linguaccia di rimando, per poi scoppiare a ridere insieme ad Isabel. «Allora non avete visto Erwin e Mike all'opera. E non vi ricordate che un anno fa noi tre abbiamo vinto la gara della spiaggia di Trost.»

«E noi abbiamo vinto quella di due anni fa e di tre anni fa in questa spiaggia. C'eravate anche voi a vederci, no?» Aggiunse Levi.

«Vi avverto, sono dei veri e propri mostri in acqua.» Continuò lei.

«Peggio del "Mostro marino di Shiganshina"?» La prese in giro la rossa.

«Mostro marino di Shiganshina...?» Si staccò dal boccale Levi, alzando un sopracciglio.

«Non sai cos'è?!» Urlarono all'unisono le due ragazze, facendo così girare gran parte dei presenti nel bar nella loro direzione.

«No. E se urlate ancora così, vi prendo a calci in culo.» Le minacciò.

«Ma tu non ci sei nato a Shiganshina, vicino alla spiaggia?»

«È andato via prima che la leggenda si propagasse tanto.» Rispose pazientemente Farlan ad Hanji, che a quanto pare, aveva più pazienza del corvino.

«Quale leggenda?» Chiese infatti quest'ultimo, ancora più confuso.

«La cosiddetta "Leggenda del Mostro marino di Shiganshina". Si racconta che nel cuore del mare di questa spiaggia, ci viva una creatura spaventosa. Descritta in mille modi diversi.» Sorrise con le pupille dilatate e uno strano luccichio negli occhi la bruna. Sembrava che ne parlasse con estremo entusiasmo. Ma non c'era da meravigliarsi, Hanji era un'appassionata di questo genere di cose paranormali e misteriose. Anzi, ne era ossessionata, probabilmente.

«La leggenda narra -Iniziò Isabel con fare teatrale -che una volta vicino a questa spiaggia ci vivesse una bambina di appena 10 anni. Ma che, nonostante la sua piccola età, sapesse surfare da professionista quasi. Cosa che le aveva insegnato il padre.»

«Si diceva che la madre non fosse sana di mente. Beveva, si ubriacava e picchiava la povera figlia parecchie volte. -continuò Hanji, avvicinandosi di più a Levi- E proprio per quello, una sera...»

«La bambina insieme ai suoi genitori andò sulla spiaggia. C'erano solo loro a quel tardo orario -Cominciò a sussurrare Isabel, per creare più scena- Infatti, approfittando di questo vantaggio, la madre disse alla figlia di farsi una nuotata con lei, mentre il padre rimase stravaccato sul telo da spiaggia.»

«E proprio in quel momento, mentre la bambina si stava divertendo nell'acqua, la madre la bloccò e la spinse giù a fondo. La piccola tentò di liberarsi e di risalire a galla. Ma i suoi tentativi di divincolarsi erano vani.» Hanji si mise affianco a Isabel, guardando entrambe dritto negli occhi Levi.

«L'ultimo pensiero della bimba fu "Perché? Perché mamma mi sta facendo questo? E perché papà non mi aiuta? -Imitò la voce di una bambina la rossa- E tra queste ultime domande, la piccola perse i sensi, per poi morire.»

«Il padre era rimasto a guardare sconvolto la scena raccapricciante, in silenzio. Vedendo in seguito anche la moglie andare sott'acqua, non tornando più a galla. -Si interruppe un attimo la quattr'occhi- Alcuni dicono che si sia voluta suicidare dopo il folle atto appena compiuto. Altri affermano che sia stato lo spirito della figlia appena morta a trascinarla in fondo al mare.»

«Fatto sta, che entrambe morirono quella notte e i loro corpi non furono più ritrovati. Il padre dalla sofferenza e dai sensi di colpa per non essere intervenuto, si affogò da solo nello stesso punto in cui erano morte la moglie la figlia. Che sia stato però lo spirito della bambina a spingerlo sul fondo marino e a togliersi la vita...?» Isabel sembrò fare questa domanda più a sè stessa che agli altri.

«La leggenda dice che anche se il corpo della piccola scomparve quella notte, il suo spirito continui a vagare ancora oggi per la spiaggia, assumendo le sembianze di un'orribile creatura, descritta in mille modi come ho detto prima. Ma il particolare che accomuna tutte queste varianti sono gli occhi. Occhi rossi, assetati di sangue e vendetta nei confronti delle donne che assomigliano alla madre e a persone come il padre. Cioè, abili surfisti.»

«Che quel mostro sia proprio il corpo della bambina vittima di una metamorfosi? E che infine abbia mangiato il corpo senza vita della propria madre e in seguito quello del padre? -Fece mille ipotesi Isabel- Non ci è dato saperlo. L'unica cosa che possiamo sapere con assoluta certezza, è che la sua anima è in cerca di altre vittime da annegare... E POI UCCIDERE!» Concluse alzando la voce.

Levi rimase immobile a guardarle, con ancora il boccale di birra in mano. «Secondo me dovreste smetterla con le droghe.»

Farlan scoppiò in una fragorosa risata, all'affermazione del amico e alle espressioni contrariate e arrabbiate delle due ragazze.

«Non ci credi?!»

«Ovvio che no, stupida. -Rispose alla rossa- È solo una storiella per far andare a letto i bambini. Dovreste crescere e smetterla con queste cazzate. Ditemi chi è il vostro spacciatore, avanti.» Bevve un altro sorso di birra.

Hanji fece una risata piena di sarcasmo «Molto spiritoso. Ne riparleremo quando verrai attaccato dal mostro, allora. Ora vado, ci vediamo alla gara!» Se ne andò, raggiungendo il tavolo di Erwin e Mike.

«Non sarà comunque semplice vincere quest'anno... -Sospirò Farlan- Ho sentito che saremo più squadre a gareggiare.»

«Tranquillo. Siamo tra i più esperti noi. Ci alleneremo comunque domani e il giorno prima della gara.» Finì di bere tutta la birra Levi.

«Ce la metteremo tutta per vincere!» Alzò il pugno in aria Isabel, battendo il cinque a Farlan e porgendo la mano anche a Levi. Questo fece schioccare la lingua sul palato e rivolse lo sguardo da un'altra parte, battendo il cinque anche lui.

Era appena tramontato il sole. Prima sarebbero andati a dormire, prima si sarebbero svegliati e avrebbero avuto più tempo per allenarsi.

Il giorno dopo
Isabel appena tornò sulla sabbia, ancora fresca del mattino, prese un asciugamano e si asciugò la faccia e i capelli. «Come sono andata?»

«Non male. Ma stavi per perdere l'equilibrio.» Le rispose il corvino, passando un'ultima volta il panno sulla sua tavola nera.

«Ma non sono caduta!» Rinfacciò la ragazza, tenendo stretta a se la sua amata tavola rossa.

Farlan sorrise ai continui battibecchi degli amici, guardando poi le onde che si infrangevano sugli scogli. «C'è molto vento stamattina, più di ieri, quando siamo arrivati. -Pensò a voce alta- Levi, guarda quell'onda laggiù.»

Il biondo indicò un'onda non lontanissima, che si stava avvicinando.

«Woo! È gigantesca!»

«E sta crescendo sempre di più.» Osservò Levi, avvicinandosi all'acqua.

«Hey, aspetta! Non vorrai mica cavalcarla?» Gli urlò l'amico, a causa del vento.

«Secondo te?- Il corvino si assicurò che avesse la tavola legata alla caviglia- È perfetta per me.»

«Aspetta! Fratellone!» Stava per corrergli incontro Isabel, ma venne fermata da Farlan, che le fece segno di non preoccuparsi.

Non appena Levi fu in acqua si sdraiò sulla tavola e andò avanti facendo forza con le braccia.
L'onda si stava avvicinando sempre di più, crescendo altrettanto.
Quando fu sicuro, il corvino si alzò in piedi sulla tavola, stando in equilibrio. Era sull'onda e un'enorme massa di acqua salata stava salendo sula sua testa.
Si guardò la mano sinistra, dove sul mignolo c'era l'anello appartenente alla madre, deceduta ormai da anni.
Aveva le dita piccole e per questo Levi lo teneva attorno al mignolo, l'unico dito sul quale gli entrava.

Rialzò lo sguardo dopo pochi secondi, quando però si rese conto di qualcosa nell'acqua. Era un ombra scura, poco distante da lui. Non riusciva a distogliere gli occhi da quella "cosa", tanto che quando si avvicinò sempre di più, perse l'equilibrio e cadde malamente in acqua, trascinando la tavola con lui. Tentò di riemergere e rimanere a galla, ma l'onda gigantesca lo investì in pieno, non facilitandogli l'operazione.

Era da troppo tempo sott'acqua, ritrovandosi distante dalla costa mentre affogava.
Credeva che non sarebbe riuscito a riemergere e stava per perdere i sensi. Ma in quel momento, poco prima di svenire, vide qualcosa arrivargli addosso. Non era uno squalo, ma era persino troppo grande per essere un normale pesce. Sembrava una persona, se non fosse per una strana carattersitica, che Levi non riuscì a capire tuttavia.
Questa cosa lo afferrò e poi il buio.

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