Depression
Ho aggiunto una challenge nello scorso capitolo! Se vi interessa, andate a vederla!
Avviso:
Per chi è facilmente impressionabile, o sta passando un periodo difficile, SCONSIGLIO di leggere questa one-shot, che tratterà temi di bullismo, depressione e suicidio. Questa è solo una fanfiction, quindi non voglio mandare messaggi ecc, siccome non sono la persona giusta per farlo. Ma se qualcuno di voi ha problemi simili o sta male, parlate con qualcuno di cui vi fidate e fatevi aiutare!
Detto questo, in questa storia farò riferimenti a 13 Reasons why (ma niente spoiler).
P.s. Ogni paragrafo, corrisponde ad un avvenimento.
A volte qualcuno ti fa così del male,
che smette di farti male tutto.
Finché non provi di nuovo qualcosa,
poi tutto ritorna.
Ogni parola,
ogni ferita,
ogni momento.
Il mio passato mi definisce.
Questo è ciò che sono io
Io sono invisibile,
inascoltata,
indesiderata.
Questo è ciò che sono...
anche se io non sono nulla.
Sempre più in profondità sono caduta in me stessa.
E nulla potrebbe farmi uscire fuori.
Come potreste mai capire da dove vengo.
Anche se chiedete,
anche se ascoltate.
Non sentite realmente.
O vedete,
o provate.
Non ricordate la mia storia.
Non avete camminato sul mio sentiero.
Non avete visto ciò che io ho visto.
Intrappolata nella miseria della mia vita.
Persa nel dolore della mia anima.
Niente era come doveva essere.
E una pesante tristezza ha riempito la mia anima.
E forse vi chiedete il perché,
ma soprattutto cercate di non pensarci.
E a provare a sopravvivere...
Desidero che qualcuno mi dica che andrà tutto bene.
Che un giorno, forse...
Mi sentirò normale.
Che avrò una mamma
che mi abbraccierá.
Ed essere forte per me stessa.
So che sono indifesa.
Non posso fare tutto da sola.
Varco l'entrata del mio nuovo edificio scolastico, ancora assonnato. Maledetta insonnia.
Ci sono ancora molti studenti per i corridoi. Alcuni a parlare, altri davanti ai propri armadietti ed altri ancora entrano in classe.
Vado alla segreteria. La mia nuova classe è la 4D. Ringrazio la segretaria e mi di dirigo verso il posto, sotto gli occhi di alcuni studenti che non mi hanno mai visto.
Arrivo alla mia classe ed entro. La prof. non è ancora arrivata e qualcuno è già in classe, quindi mi appoggio alla parete vicino alla cattedra ad aspettare.
Nemmeno il tempo che suoni la campanella che la professoressa entra come una furia, dando frettolosamente il buongiorno a tutti, mentre altri studenti continuano ad entrare.
《Tu devi essere lo studente nuovo, vero?》Mi chiede, squadrandomi da cima a fondo con quei suoi occhiali giganti.
"Secondo te? Non mi hai mai visto."
《Sì. 》Non dò sfogo ai miei pensieri.
Appena tutti gli studenti si siedono al proprio posto, la prof si avvicina a me.
《Ragazzi! -richiama l'attenzione, rompendomi il timpano destro.- Lui è il nuovo studente! Presentati pure.》
Sospiro snervato. Odio le presentazioni.
《Sono L-》
Sento la porta aprirsi di colpo e tutti ci giriamo verso di essa.
《[T/c]. Sei in ritardo.》 La prof guarda la ragazza davanti alla porta.
Questa chiude la porta alle sue spalle, scusandosi fievolmente.
《Che scusa hai chiesta volta?》
《-dormito poco...》Dice a testa bassa con voce appena udibile. Tanto che non si sente 'ho'.
《È la terza volta di fila che entri in ritardo e la terza volta che mi dai questa scusa. Mi dispiace, ma sono costretta a metterti sul registro un ritardo breve.》Sentenzia la prof, con voce leggermente dispiaciuta.
《Scusi ancora...》Sussurra la ragazza, scostandosi i capelli [c/c] dal viso.
Mentre va al suo posto per una attimo incrocia il mio sguardo, ma lo distoglie subito.
Appena si siede le arriva un piccola palla di carta sul banco. Dopo che la apre e la legge, ristropiccia il foglio di nuovo, mordedosi con forza il labbro inferiore sotto le leggere risate delle ragazze che le hanno lanciato il biglietto.
"Che infantili..." Penso.
Finisco di presentarmi.《Sono Levi》e la prof mi manda a sedere accanto alla ragazza arrivata in ritardo, l'unico banco vuoto.
《Attento bello. Quella è malata, ti attacca la depressione.》Mi sussurra un ragazzo dietro di me, stendendosi sul banco per avvicinarmisi.
Lo ignoro completamente, ponendo invece la mia attenzione sulla ragazza di fianco a me, impegnata a prendere il materiale scolastico senza alzare lo sguardo. C'è ancora il foglio accartocciato sul suo banco e, mentre non vede, la curiosità mi spinge ad aprirlo e leggerlo.
-Ieri notte sei rientrata tardi dopo aver fatto la puttana per strada?-
È passato qualche giorno da quando sono arrivato in questa scuola. Quasi tutti nella mia classe mi stanno sul cazzo. Si comportano tutti da stupidi, infantili e stronzi nel rispetto di altri studenti. Anzi, più precisamente di una studentessa.
[T/n] [T/c], la ragazza dai capelli [c/c] e quella entrata in ritardo quel giorno. È la ragazza più presa di mira. Alcuni la ignorano, altri fanno battute di pessimo gusto su di lei, di origine sessuale la maggior parte delle volte. Mentre altri la tormentano. Lo trovo un comportamento disgustoso.
Sono in mensa e davanti a me si sono sedute per la seconda volta un gruppo di ragazze della mia classe e non.
《Pratichi qualche sport?》
《No.》
《Strano. Con quei bicipiti che hai!》Fissa le mie braccia un'altra ragazza.
《Vado in palestra quando posso.》Sospiro seccato.
《Dovrei venirci anche io in palestra sai? Perché...》
Mentre una bionda continua a parlare, chiedendo pareri e consigli alle altre, la mia attenzione si sposta di nuovo su [T/n], poco distante da me.
《Come hai potuto?! Io quella -non riesco a capire quello che dice, a causa del casino in mensa- e tu hai deciso comunque di pu -di nuovo non capisco- come se l'avessi trovata per caso, quando in realtà non è così!》
《Non te la prendere, nessuno sa che l'hai scritta tu -risponde pacata una ragazza dai capelli biondi e più bassa di lei- Ora devo andare.》
《Ma Annie!》
Non appena la bionda si è allontanata, [T/n] ritorna al tavolo, completamente vuoto. Si siede e appoggia un braccio sul tavolo, mentre con l altro si regge la testa e si stringe con forza i capelli.
《Tu cosa ne pensi, Levi?》
Non rispondo alla ragazza seduta davanti a me. Mi alzo invece e vado verso la [c/c], probabilmente lasciando quel gruppo di oche sbigottite.
Mi siedo davanti a lei e la guardo. Sembra sull'orlo delle lacrime.
Continua a tenere la testa china e decido di iniziare io.《Tutto bene?》
Alza gli occhi all'improvviso, come se prima non si fosse accorta della mia presenza.
È la prima volta che le parlo e la prima volta che osservo bene i suoi occhi. Sono [c/o]. E nonostante siano lucidi, sono bellissimi.
Riecheggia il suono della campanella per tutto l'edificio e gli studenti ritornano pian piano nelle proprie aule.
Butto il bicchierino di plastica dal quale ho bevuto un tè schifoso e vado verso la mia classe, quando una ragazza esce dal bagno all'improvviso, venendomi addosso.
Sto per insultarla, quando mi rendo conto che è [T/n].《S-scusami tanto.》Mi guarda. Ha la voce spezzata e gli occhi lucidi e gonfi.
《Hai pianto?》Chiedo subito, ma lei si gira dall'altra parte e si allontana.
Appena passa affianco ad un ragazzo di un'altra sezione, le fischia.《Hey, culo più bello della scuola! Dato che ti sei fatta un giro con Jaeger, perché non te lo fai anche con me?》Se la ride.
Vado subito verso di lui e lo afferro per il colletto della camicia, sbattendolo con forza contro gli armadietti.《Prova a ripeterlo, stronzo!》Non mi frega se sono più basso di lui. Posso pestarlo comunque.
《Sta-stavo solo scherzando!》Si giustifica con voce stridula.
Lo lascio e in un attimo corre via, rischiando di inciampare. Mi giro verso [T/n] che mi guarda confusa e perplessa.
《Cosa c'è? Ti ho difesa, no?》Le rispondo apatico, avvicinandomi a lei.《Perché non reagisci quando ti deridono in questo modo?》
《Non ci riesco. Continuano così da due anni...》Risponde tendendo lo sguardo puntato a terra, trascinando il piede da una parte all'altra.
Veramente va avanti così da due anni?
Sospiro.《Forza. Andiamo in classe.》
>[T/n]
Non voglio disturbarti, tutto qui...
<[T/n], dimmi che cazzo hai. Perché prima mi hai chiamato e poi hai riagganciato subito? Non mi disturbi. Perché stai sempre male? Raccontami che ti succede.
>[T/n]
...Un po' di tutto, forse. Tutto quello che è successo e che sta continuando a succedere in questi due anni...ora è meglio che vada.
<Cosa devi fare?
>[T/n]
Niente... sto sul balcone di casa. Guardo costantemente in basso. Ma non mi muovo. Anche se vorrei...
《Entra.》
[T/n] mi apre la porta di camera sua e mi lascia entrare per primo.《I tuoi genitori dove sono?》
Nonostante la conosca da due mesi, non le ho ma chiesto la sua situazione familiare.《Mio padre è all'estero. Da qualche parte nell'Australia, forse. -Chiude la porta e si siede sul suo letto.- Mia madre al lavoro.》
《Mh.》Mi limito a rispondere, poggiando la cartella sul pavimento in legno scuro. Le pareti sono di un [c/p] molto acceso. Da un lato c'è una grande finestra, sopra un piccolo divanetto, e dal lato opposto della stanza c'è una scrivania in legno più chiaro. Sopra, il muro è segnato da segni scuri e sbiaditi che formano una specie di ovale e in alto c'è un buco, probabilmente di un chiodo che ora non c'è più.
《Cosa c'era prima qua?》Indico il punto della parete.
《Uno specchio.》Incrocia le gambe sul letto.
Perché avrebbe dovuto togliere lo specchio? Non vuole specchiarsi?
Osservo poi gli oggetti sulla scrivania. Ci sono vari segni di matite, alcune calcate sul legno talmente tanto da aver lasciato dei segni molto profondi. A parte libri e materiale scolastico vario, mi salta all'occhio un pezzo di ferro e lo prendo. È la lametta del temperino. La tocco, rendendomi conto che è molto affilata. Più del normale probabilmente.
《Perché hai questo?》Mi giro verso la [c/c], mostrandole la lametta.
Lei mi guarda per qualche secondo, per poi alzarsi, prendermi la lametta di mano e aprire il cassetto, buttandola dentro velocemente.《Sono... per collezione. Ho dei gusti strani, lascia perdere... -Si affretta a rispondere- Vado un attimo in bagno》.
Esce subito dalla stanza, lasciandomi solo.
Sospiro e metto gli occhi di nuovo su quel cassetto. La curiosità prende di nuovo il sopravvento e lo riapro. Ci sono altre lamette più quella di prima. Alcune dei temperini, altre no. Poi ci sono delle penne e un foglio. Prendo quest'ultimo e leggo quello che c'è scritto.
•Eren Jaeger, Mikasa Ackerman:
Tradimento
•Armin Arlert, Connie Springer, Sasha Blouse, Jean Kirshtein:
Reputazione distrutta
•Berthold Hoover, Annie Leonarth:
Ego a pezzi
Cosa significano questi nomi? Tradimento, reputazione distrutta, ego a pezzi... che vogliono dire?
Sento il rumore dello sciacquone del water.
Mi affretto a prendere il cellulare e scatto una foto ai vari nomi sul foglio. Poi lo rimetto al suo posto e richiudo il cassetto un secondo prima che ritorni [T/n].
《Sono stanca e ho mal di testa. Torna a casa se vuoi.》Sì rimette nella stessa posizione di prima sul letto.
《Sono appena arrivato. Voglio parlare.》
Mi siedo anche io sul letto e lei prontamente si allontana un po' da me.《Preferisco stare da sola...》Dice a bassa voce e guardandosi le mani.
《E io preferisco parlarti. -la sento sussultare- Cosa intendeva quel ragazzo due settimane fa con "culo più bello della scuola" e che saresti andata a letto con un certo Jaeger?》Chiedo, rendendomi conto che è lo stesso cognome su quel foglio. Stessa cosa per quella Annie, quel giorni in mensa.
《N-non mi va di parlarne... -Si morde il labbro -Mi giudicheresti e crederai alle voci di corridoio.》
《Perché dovrei giudicarti? O credere a sconosciuti piuttosto che a te?》Cerco di avvicinarmi di più a lei.
Alza lo sguardo verso di me, non allontanandosi come prima.
《Una stupida lista di due anni fa e... -riabbassa lo sguardo sulle sue mani- voci basate su un bacio hanno rovinato un ricordo che per me era speciale. Anzi, hanno rovinato praticamente tutto.》Continua, con gli occhi che diventano ogni secondo più lucidi.
>Jean K.
Che cos'è sto gruppo?
>Mikasa A.
Chi sei?
>Eren J.
Perché sono stato aggiunto?
<Sono Levi, lo studente da poco arrivato della 4D.
>Armin A.
Come hai preso i nostri numeri?
<Compagni di classe che li avevano.
>Eren J.
Puoi spiegarci qualcosa?
>Connie S.
Che succede?
<Voglio parlare di [T/n].
>Mikasa A.
...perché?
<Voi la conoscete, no?
>Armin A.
Cosa ti ha detto?
>Annie L.
Non mi interessa parlare di lei.
<Dovrebbe interessarvi. Ho come l'impressione che le abbiate fatto qualcosa. E non qualcosa di bello.
>Berthold H.
Io non le ho fatto niente. Anzi, è lei che tempo fa mi ha rifiutato.
>Sasha B.
Ti ha detto che le ho fatto qualcosa io?
<No, ma sono sicuro che è così.
>Annie L.
Se la prende per qualsiasi cosa, quella permalosa.
>Eren J.
Io non le ho fatto niente. Mi tiro fuori.
>Jean K.
È solo una stronza.
>Mikasa A.
E bugiarda.
<VOI NON AVETE IL DIRITTO DI TRATTARLA COSÌ! LA INSULTATE SENZA SAPERE COSA STIA PASSANDO! VOI SIETE GLI STRONZI QUA! E SONO SICURO CHE È COLPA VOSTRA SE SI SENTE MALE!
Corro come un folle il più velocemente possibile sul tetto della scuola. Non può farlo veramente. Non deve.
Apro la porta che dà sul tetto e la vedo. I suoi [l/c] capelli [c/c] sono mossi dal vento. È girata di spalle, sul cornicione dell'edificio scolastico.《[T/N]!》
Si gira di colpo, con le lacrime agli occhi. Mi fissa per qualche secondo, rigirandosi a guardare di sotto.《Vattene via!》
《Scendi da lì! -grido- Che cazzo ti salta in mente?!》
《Tu non capisci! -Si gira a guardarmi- Non puoi capire cosa provo tutti i maledetti giorni! Di cosa voglia dire essere derisi e presi per il culo da quasi tutta la scuola! Della sensazione che a nessuno importi di te! Di come io mi senta sempre stanca, frustrata, irritabile, angosciata da tutto! Soffro di insonnia e le poche volte che dormo almeno per quattro ore di fila, ho sogni sempre più reali e traumatici! Non mangio niente e quando lo faccio, ho la sensazione che non abbia mangiato niente, che il cibo faccia schifo... -sta piangendo- Ho continui sensi di colpa perché mia madre non mi sopporta quasi più e non riesce a tenermi in casa da sola, per paura che faccia qualche cazzata! Ho male sia psicologicamente che fisicamente! Ho continui attacchi di panico, ansia e paura di tutto! Non ce la faccio più!》
Continua a guardarmi, senza più proferire parola e io lentamente mi avvicino a lei.《Ti sbagli su una cosa, [T/n]... non sei sola. C'è qualcuno che si preoccupa per te.》
Più mi avvicino a lei e più sembra esitare.《No, non è vero...a nessuno importa di me...》
Disto da lei di pochi passi. Ne faccio un altro, ma lei accidentalmente ne fa uno indietro perdendo l'equilibrio. È stato un attimo. Mi sono precipitato da lei e le ho afferrato il braccio un attimo prima che scivolasse all'indietro e cadesse al suolo dopo 5 piani, riportandola da me e facendomela cadere addosso.
Mi metto seduto e la prima cosa che faccio è abbracciarla. La stringo con la paura che possa scomparirmi da un momento all altro. Ma da quanto è magra, ho anche paura che le sue gracili ossa si spezzino.
《Perché mi hai fermata?! Perché non mi hai lasciata morire?!》Grida, continuando a piangere a singhiozzi.
Le prendo il viso tra le mani e dal nulla, premo le mie labbra sulle sue, senza pensarci due volte.
È da più di quattro mesi che la conosco. Ed è da due mesi che non desideravo altro.
Dopo qualche secondo, ci stacchiamo e lei mi guarda esterrefatta.《Sì invece che a qualcuno importa di te. A me. -la guardo fisso negli occhi -A me importa troppo di te. Non sopporterei di perderti. Perché ti amo, cazzo! Quanto ti amo! Sei tutto quello che ho ormai. Quindi, vivi per me. Vivi per noi!》
In teoria dovrebbe finire così, ma... la vita non è sempre tutto rose e fiori e questa storia continuerà!
《È in camera sua, come sempre.》
Ringrazio la madre di [T/n] e vado al piano di sopra. Appena la madre ha saputo cos'era successo, un mese fa circa, è scoppiata a piangere...
Busso alla porta della camera della mia ragazza e lei mi fa subito entare, con addirittura un mezzo sorriso.《Ciao》.
《È già qualcosa quel mezzo sorriso.》Dico sarcastico, dandole un bacio sulla fronte e sedendomi sul letto, invitando anche lei a fare la stessa cosa. Titubante e con fare timido, si siede accanto a me, pur mantenendo un certa distanza.《Sono venuto a salutarti, prima di partire.》
Domani partirò per cinque giorni, per sistemare faccende burocratiche tra me e mio zio Kenny che vive in Nuova Zelanda ed io qui. E per quei cinque giorni, la mia povera [T/n] starà senza di me.
《Okay...》Risponde flebile, portandosi le ginocchia al petto.
《Come va dallo psicologo?》
《Bene, credo. Io gli parlo e lui mi ascolta... lui mi parla e io non l'ascolto.》Fa spallucce.
《È una cosa seria. Ti aiuterà.》
《Non capisco come uno sconosciuto possa aiutarmi...》
《È importante che tu ci vada. Specialmente per questi giorni in cui sarò via.》le spiego, guardandola negli occhi.
Mi sono sempre piaciuti i suoi occhi. Li trovo stupendi.
《Va bene...》Sospira.
Mi avvicino lentamente a lei, posandole una mano sul viso e iniziando a baciarla. In poco tempo, quel bacio diventa sempre più passionale e mi ritrovo sopra di lei a baciarla dappertutto.
Continua a sospirare e a gemere con ogni mio tocco e bacio. Le mie mani viaggiano su tutto il suo gracile corpo. Sto per sfilarle il maglioncino, ma la sento irrigidirsi sotto di me.《L-Levi... Levi fermati!》
Faccio subito come mi ha chiesto e lei si rimette subito seduta, tirandosi giù bene le maniche lunghe del maglioncino.《Scusami...mi sono fatto prendere...》
Con ancora il respiro irregolare, si tiene ben stretta il polso.
《Fammi vedere le braccia.》Mi salta alla mente un orribile pensiero.《Perché?》È palesemente agitata.
Le afferro il braccio con la forza e, senza troppa fatica, le alzo la manica. Alla vista del suo sottile braccio rimango atterrito.
Continuo a fissarlo, per chissà quanto tempo, pieno di tagli e cicatrici. Dal polso fino alla spalla.
Resto ammutolito per ancora un po'《Cosa sono questi?》È ovvio che sono quel che penso e che se li sia fatti come penso io, ma mi viene spontaneo fare questa domanda.
Rimane in silenzio e capisco che non ha una scusa plausibile.《Ho iniziato un anno e mezzo fa circa...erano per non spingermi al suicidio...》Risponde, sembrando intorpidita.
Le lascio il polso, guardandola in faccia.《E perché diavolo non mi hai mai detto nulla? -cerco di mantenere la calma, o di non scoppiare a piangere- Per non ricorrere al suicidio, ti facevi comunque del male?!》
《Non volevo farti preoccupare... in questo modo, avevo il controllo del dolore che sentivo dentro.》Le trema la voce.
Mi metto sul lato destro del letto e mi tengo la testa tra le mani.
《Dovevi dirmelo!》Alzo di più la voce.
《Scusa...》sussurra impercettibilmente.
《A quando risale l'ultimo?》Chiedo riferendomi ai tagli.
《...A un mese fa, circa.》
Quando ha tentato il suicidio e quando ci siamo baciati la prima volta.
La guardo con la coda dell'occhio. Ha gli occhi lucidi.
Non posso essere arrabbiato con lei. Non ci riesco. Non ne ho motivo. È malata. È una diciassettenne depressa da due anni più o meno. E che solo adesso si sta curando.
Sospiro, abbracciandola e facendole appoggiare la testa sul mio petto.《Avresti dovuto dirmelo subito.》
《Lo so... scusa -si scusa ancora- ma avevo paura di come avresti reagito...》
《Avrei comunque preferito che me lo dicessi prima...》La lascio, tenendole il viso tra le mani. Una lacrima solitaria le scende sulla guancia. Su quel suo volto perfetto, se non fosse per le occhiaie. 《Ascoltami bene -le asciugo quella lacrima col pollice -Non dovrai mai più tagliarti. Devi farlo per te stessa, ma anche per me. Promettimelo.》
[T/n] rimane qualche attimo in silenzio, prima di rispondermi《Te lo prometto.》
[T/n]'s pov
Cinque giorni. Mi ero detta《Posso stare senza Levi cinque giorni...》
Ma mi sbagliavo. Quanto potevo sbagliarmi.
Il primo giorno era andato tutto abbastanza bene. Avevo addirittura sorriso alla prof alla prima ora. Ma tutti, sfortunatamente, si resero conto che non c'era Levi vicino a me, a proteggermi. Il che riaprì la "caccia a [T/n] [T/c]".
Il secondo giorno, bè... molti si rifecero avanti e mi maltrattarono psicologicamente. Di nuovo. Anche violenza fisica durante l'ora di ginnastica. Mi tirarono continue pallonate in faccia. Non vedevano solo l'ora che Levi si levasse per tormentarmi come prima. Ovviamente, quelli che avevano contribuito a distruggere la mia vita per la maggior parte fino a quel momento, si misero da parte.
Il terzo giorno...è stato il peggiore. Non sarei mai dovuta uscire quella sera. È stato il peggior errore della mia vita. E sarà anche l'ultimo...
Quindi, grazie Reiner. Grazie di aver distrutto la mia anima.
Il quarto giorno, proprio oggi, ripresi quel foglio dal mio cassetto e ci aggiunsi il nome di Reiner Brown. Rilessi tutto più volte...ho perso tutto ormai. Certo, mi rimane Levi, ma... per quanto tempo ancora? Un giorno, si stancherá di me, non mi amerá più. E non riuscirei a sopportare ulteriore dolore. Per non provare più dolore, so cosa devo fare. Cosa farò domani. Mi dispiace, Levi...
Levi's pov
Se l'avessi saputo, non sarei mai partito. Non l'avrei mai lasciata sola.
Mentre ero sulla strada del ritorno, mi scrisse un messaggio.
> [T/n]❤
Ti ho amato con tutta me stessa, fino alla fine.
<Anche io ti amo. Tra massimo una mezz'ora sarò da te piccolina.
Non mi rispondeva, il che mi preoccupava. Perché mi rispondeva sempre. Rilessi più volte il messaggio che mi mandò, ed ebbi una terribile sensazione.
Appena arrivai, corso dentro casa sua. La porta era aperta. La chiamai a gran voce. Speravo con tutto me stesso che mi rispondesse. Che uscisse dalla sua camera e si precipitasse in cima alle scale a chiedermi perché urlassi tanto. Ma non successe.
In camera non c'era. Nemmeno in cucina, né in salotto. Neanche in giardino o nella camera di sua madre. Rimaneva il bagno.
Avevo la gola secca. Sudavo. Stavo tremando.
Chiusi gli occhi e li riaprii non appena ebbi aperto la porta.
Mi sentii mancare. Sentii lo stomaco in subbuglio. Mi arrivarono una miriade di emozioni, non avevo le forze di muovere un solo muscolo. La mia fronte era madida di sudore.
Dopo ancora qualche attimo, trovai la forza di prendere il cellulare e chiamare un'ambulanza.
Dall'altro capo del telefono, la donna mi disse di calmarmi e mi resi conto che ero in lacrime. Ero nel panico.
Tolsi delicatamente dalla vasca da bagno la mia piccola [T/n], sporcandomi del suo sangue, che ancora usciva dai profondi tagli sulle braccia. Rischiai di perdere i sensi.
Dopo ancora qualche minuto arrivò un'ambulanza. C'era battito. Minimo, ma c'era.
Appena arrivammo al pronto soccorso, mi fecero attendere in corridoio. Solo i parenti potevano entrare. Chiamai la madre della mia [T/n] e mi tirai i capelli con forza.
Arrivò la madre e corse subito nella stanza di sua figlia.
Sentii dei singhiozzi strozzati e il dottore venne verso di me, con una faccia acida.《Chiedo scusa per le parole che sto per dire...》
Il mondo mi stava crollando addosso.《Mi dispiace per tua perdita.》
Collassai. Era colpa mia. Perché avevo permesso che tutto questo succedesse.
Ancora adesso, dopo solo tre giorni dalla sua morte, ho continui sensi di colpa, davanti alla sua tomba.
Poso un/o/a [fiore preferito] davanti alla sua foto. La lapide non è ancora stata messa. Passo due dita sul suo volto. La sola foto che le avevo fatto per la quale mi aveva dedicato un sorriso.《Piccola, mi avevi promesso che non ti saresti più tagliata...》.
Metto la cassetta nel walkman. Mi chiedo ancora chi mi abbia messo questa scatola da scarpe piena di cassette davanti alla porta. Finirò più tardi di sistemare la corda ed appenderla. La mia piccolina mi sta aspettando.
Premo play.
《Ciao. Sono [T/n]. [T/n] [T/c].》
Oh merda...
"What if the only way not to feel bad is stop feeling anything at all, forever?" -13 Reasons Why
Fonti di ispirazione:
•13 Reasons Why -serie TV Netflix e romanzo di Jay Asher- (in Italia 13, lol)
•Cyberbully -film della Disney-
•Life is Strange -videogioco stupendo- (per la scena del tetto, grazie per l'idea Marty😂)
•Baby Don't Cut -canzone di B-Mike-
Se avete visto 13 Reasons why, capirete tutti i riferimenti e cosa hanno fatto Eren e Co. Se volete vedere la serie o leggere il libro, la consiglio a chi ha almeno 14 anni. Ci sono parti nel libro e scene nella serie tv forti, a mio parere.
Scusate se ci sono errori, ma wattpad non mi fa correggere😣
E con 4219 parole, spero di non essere stata troppo crudele👿😅
*Levi la porta via*
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