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7 ERURI


ELVIN
Levi si stava allenando in campo aperto quando arrivarono i cadetti. Erano una dozzina. Spostai il peso da un piede all'altro, a disagio. Sapevo che al primo scambio di battute col corvino avrei ricevuoto una generosa dose di belle parole. Un conto era farsi insultare dal Caporal Maggiore, tutt' altra storia era farsi insultare davanti a dei cadetti. Ero sicuro che avrebbero origliato. Sempre che si possa dire origliare considerato che Rivaille urlava per compensare i cento metri che ci separavano. Cercando di ignorare i loro sguardi curiosi tornai ad osservare il corvino che in quel momento stava facendo a pezzi una sagoma di gomma*. Colpiva con sorprendente velocità e precisione. "Levi!" gli urlai "potresti evitare di distruggere le sagome? Mi servirebbero" mi preparai ad una risposta sarcastica che, però, non arrivò. Il ragazzo si limitò ad ignorarmi.  "Che abbia visto i cadetti e mi abbia fatto un favore? Dubito, è più probabile che non mi abbia sentito". Lo osservai mentre tranciava di netto la mano di un gigante e poi passava al punto debole. Stava usando troppo gas e glielo feci notare. L'allenamento consisteva nell'abbattere otto giganti in campo aperto con solo la metà del gas, una cosa al limite dell'impossibile per la maggior parte dei soldati. Levi era arrivato a sei e si stava dirigendo verso il settimo con molta meno foga di quando aveva iniziato. "Ha quasi finito il gas, se continua così rischia di cadere". "Levi! Non spingerti oltre il limite!" Gli urlai preoccupato, ma lui continuò imperterrito. Con l'ansia che mi cresceva dentro lo vidi abbattere il settimo e colpire l'ottavo, ci era quasi riuscito, doveva solo scendere. Si lanciò giù e a metà strada il gas finì.

LEVI
Mi stavo allenando in campo aperto quando vidi arrivare dei soldati. "Cadetti" dedussi. Non potevo averne la certezza perché non vedevo le loro divise a quella distanza ma da come stavano in disparte con rispetto non potevano che essere novellini. Sentii Elvin che mi urlava di non distruggere le sagome. In una situazione normale avrei risposto sarcasticamente ma non volevo umiliarlo davanti ai piccoletti, sarebbe stato di cattivo gusto. Mi limitai ad ignorarlo. Mi ero distratto e mi trovai un'ingombrante mano di gomma sulla traiettoria. Non potendo evitarla la tranciai di netto e poi salii sulle spalle del finto gigante. Nel tagliare il punto debole mi accorsi che mi era rimasto pochissimo gas. Proprio in quel momento il comandante mi avvertì di non spingermi oltre il limite. "Posso farcela" mormorai dirigendomi verso il bersaglio successivo. Lo abbattei (?) e passai a quello dopo. Riuscii a colpirlo senza problemi. Dovevo solo scendere. Sfidando la sorte salatai giù sfruttando il gas che mi era rimasto. Ma la fortuna non era dalla mia parte e a metà strada il gas finì trasformando il salto in caduta libera. Sentivo l'aria attorno a me e sapevo di avere solo pochi secondi prima dell'impatto. Cercai di controllare la caduta con scarsi risultati e quando toccai il suolo feci una capriola che lasciava piuttosto desiderare. Sentii una fitta al fianco. Il dispositivo di manovra non si era slacciato a dovere e avevo una parte interna conficcata poco più su del bacino. Dopo aver preso un bel respiro me la tolsi con un gemito. Il sangue si fermò momentaneamente e io chiamai il mio cavallo consapevole che avrei dovuto consultare un medico. Lasciai l'attrezzatura ormai inservibile lì sull'erba e montai sullo stallone nero per dirigermi verso il biondino, sentivo delle fitte che mi percorrevano tutto il torace e la testa farsi leggera. "No. Non ho intenzione di svenire. Levi, datti una svegliata" quando lo raggiunsi mi stupii nel vedere Elvin pallido. "Stai bene?" Quelle due parole mi stupirono molto. Si era preoccupato. "Tutto bene signore. È stata solo una brutta caduta" non sapevo perché mentivo. Probabilmente perché,  anche dopo quasi due anni nella legione non riuscivo a concepire l'idea di qualcuno che si prendeva cura di me. "Quel sangue dice il contrario" abbassai lo sguardo e vidi che dalla ferita aveva riiniziato a sgorgare un rivolo rosso che mi colava lungo il fianco e mi sporcava camicia e pantaloni. "Andiamo a ricucirti" disse il comandante salendo dietro di me. Mi circondò con le braccia muscolose e guidò il cavallo al galoppo verso il quartier generale. "Puoi appoggiarti,  se vuoi" mi disse e io posai la testa sul suo petto. "Sei schifosamente alto" mugolai, lo sentii ridere come risposta. Arrivammo a destinazione in pochi minuti ed Elvin mi aiutò a scendere da cavallo e mi sorresse quando una fitta mi fece piegare a metà. Mi prese in braccio e mi portò nel suo ufficio. Con le braccia attorno al suo collo e la testa sulla sua spalla mi sentivo bene. Mi sentivo protetto. Mi mise su di una poltrona con estrema delicatezza, come se fossi un prezioso e delicatissimo oggetto che non voleva rompere. "Guarda che non sono mica di vetro" sbuffai anche se in realtà mi piaceva quel trattamento dolce che mi faceva sentire amato. "Infatti" disse Elvin alzando con delicatezza la camicia che si era incollata alla pelle per via del sangue "sei di porcellana" mi costò fatica non sorridere.  Non volevo dimostrarmi...debole? Kenny avrebbe sicuramente usato quel termine. Ma amare ed essere amati rende necessariamente deboli? Forse no. Sentendo le mani calde del biondo che mi sfioravano la pelle mentre puliva la ferita non mi sentivo affatto debole. Al contrario. Mi sentivo vivo, forte. In quel momento capii che Kenny si era sbagliato. Amare non rende deboli. L' amore ci dà la forza di combattere. "Che frase sdolcinata." Pensai. "Ti devo mettere dei punti" mi disse prendendo ago e filo "farà male".
Quando finì avevo il volto imperlato di sudore. "Quanti cazzo ne hai messi?" Ansimai.
"Mi sembra un po' esagerata questa reazione. Sono solo venti punti...."
"Vuoi che te li faccia io venti punti!?"
Elvin rise ed un lieve sorriso increspò anche le mie labbra. Mi mise le mani sporche di sangue sotto il mento. "Sei adorabile quando sorridi. Dovresti farlo più spesso" si alzò e mi accompagnò fino in camera mia. "Ci vediamo stasera?" Mi chiese sulla soglia della stanza. "Non so se scenderò per cena, sono stanco" gli risposi. Lui si sporse e mi diede un bacio a fior di labbra che mi lasciò stupefatto. "Ti aspetterò comunque".

*non ho la più pallida idea di cosa siano fatti quei cosi. Hai presente che le "sagome" che si vedono nel manga sono fatte di legno e con la parte sotto della nuca (callottola?) in una sostanza più morbida? Ecco, quelli che mi sono immaginata io sono completamente in quella sostanza per rendere più verosimile il combattimento. Infatti nel combattimento in campo aperto si tende ad immobilizare il gigante tagliandoli caviglie o tendini prima di ucciderlo.

AlyssaMolin04

P.S.
Mi scuso per l'ultimo capitolo, spero che questo sia migliore.
Ciao♐

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