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l'ultimo addio ("sei troppo testarda")

Avevo giurato che non mi sarei mai innamorata di nessuno, se non di te.
Ne sono stata anche convinta, per un periodo.
D'altronde, come poteva non essere così?

Sei troppo testarda, mi dici. E sorridi.
Tra me e te era già tutto scritto.
Però, dicendo questo, non sorridi.

Avrei voglia di chiederti che cosa, esattamente, ci fosse scritto. E dove, poi.
Avrei voglia di leggerlo anche io, cosa c'è scritto. Credo, anche, di averne il diritto.

Non dico niente.
Troppo spesso, sto zitta.
Non è che io non abbia niente da dire: è che mi piace guardarti.

Ogni tanto penso alla prima volta che ti ho guardato.
Ma tu te la ricordi, la prima volta che ci siamo guardati negli occhi?
Da quel momento, sai, mi è difficile guardare altrove.
Io ero piccola e tu avevi molte meno rughe attorno agli occhi.
Però avevi già quel modo di corrucciare le sopracciglia che mi piace tanto. Io vivevo con un paio di certezze in tasca che ora non ho più, avevo dei sogni che ora a malapena ricordo, tu ti vestivi già malissimo e raccontavi un po' il mondo, facevi battutacce sulle mie canzoni preferite, senza sapere che poi sarebbero diventate anche le tue, e ridevamo tantissimo.

Sorridi e fai di sì con la testa.
È vero! Mi dici.

Certo che è vero. Fa parte di quelle cose della mia vita che non credo sarò mai in grado di dimenticare.

E poi te lo ricordi il primo bacio?
Non credevo che si potessero provare tante emozioni tutte insieme.
Non avevo mai creduto che le stelle potessero essere così vicine.

E i tramonti sul mare?

I tuoi preferiti, mi dici.

E ti ricordi quando siamo rimasti per tre ore a parlare di un solo tramonto?

Sorridi e fai di nuovo di sì con la testa.
Mai tramonto fu più importante.

E quella volta in cui ho riso così forte in mezzo alla strada che tu hai fatto finta di non conoscermi?

Ci sono poi quelle cose che non mi piace ricordare.
Tutte le volte in cui ci siamo detti addio, per esempio.

Ci hai mai creduto, ai nostri addii?

A volte.

Due vite troppo diverse, dicevamo. Troppi anni di differenza. Ideali di vita troppo distanti. Due città troppo lontane. Caratteri troppo incompatibili.

E poi a te non piace Vasco!

Non ho mai capito perchè il problema fosse che a me non piacesse Vasco: ho sempre ritenuto molto più preoccupante che a te potesse effettivamente piacere. È vero, Vasco non mi piace. Ma con te lo ascoltavo volentieri, e abbiamo sempre cantato a squarciagola tutte le sue canzoni.


Ti ricordi quella volta in cui abbiamo ascoltato 'here comes the sun' e stavo partendo?
Dicevi "domani è il primo giorno di scuola, come fai se perdi l'aereo?"
E io dicevo: "rimango qui con te".

E saresti mai rimasta?

Sarei rimasta sempre.
Sarei rimasta anche dopo l'ultimo addio.
Perché lo avevo giurato: non mi sarei mai innamorata di nessuno, se non di te.

Ho ancora la nostra foto accanto al letto e ogni tanto ascolto Vasco, pensando se quando guardi il tramonto pensi mai a quanto a me piacciano.

Non ti ho mai scritto. Ho scritto di te, ho scritto per te, e ti ho pensato moltissimo.
Ho immaginato di parlarti e raccontarti la mia vita, o di averti accanto in alcuni momenti.
A volte, camminando per strada, ascoltavo Vasco e avevo la chiara sensazione che se mi fossi girata, ti avrei trovato lì, a sorridermi, per poi vederti scuotere la testa per come mi vesto o per il mio modo di camminare.

Ma non ti ho mai scritto, nonostante scrivere sia sempre stata una delle mie migliori abilità: non ti ho mai scritto perché certe cose, neanche io pensavo di riuscire ad esprimerle a parole.
Non ti ho mai scritto perché pensavo di avere tempo: che nessun addio sarebbe mai stato l'ultimo, e che ci saremmo ritrovati sempre.

Non ti ho mai scritto ma avrei voluto farlo: avrei voluto raccontarti di un paio di cose che mi ripromettevo ti avrei raccontato più avanti.
Certe cose, ammettilo, le sapevi: sapevi, ad esempio, della mia paura degli specchi, di vedermi grassa, di non piacere, di non essere abbastanza, mai abbastanza per nessuno, nemmeno per uno stupido specchio.

Forse l'ho sempre saputo.

Certo che lo hai sempre saputo.
Ero troppo giovane, quando ci siamo conosciuti, per saperlo nascondere.
Adesso lo nascondo, lo proteggo, lo tengo per me.

Non te l'ho mai detto eppure lo hai sempre saputo: sei sempre stato capace di vedere dettagli di me che io neanche sapevo di avere.

Sei troppo testarda, ripeti.

Certo che sono testarda.
Me lo hai insegnato tu.

Così come mi hai insegnato a sorridere, a riconoscere i colori del tramonto e a fare dell'orgoglio il mio più caro amico, e persino ad ascoltare Vasco.

Ci sono cose di cui mi pento, e cose di cui non mi pentirò mai.
Di te, di noi e di tutti i nostri addii, non mi pentirò mai.

E si, è vero, è perché sono troppo testarda.

Ci vediamo presto.
Ti voglio ancora bene, a modo mio.

Sei troppo testarda.

Sorridi.

Alla fine, lo sai anche tu: è uno dei miei pregi migliori. 

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