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Little Brother

Il freddo, gelido perenne di Jotunheim era più acuto e sferzante del solito. Sembrava quasi che perfino le forze della natura volessero accanirsi contro il giovane dio seduto sul pavimento di una cella, abbandonato a sé stesso.
La sua mente era annebbiata, non funzionante, come un orologio rotto.
Qualcosa in lui si era spezzato, non esisteva più.
Nonostante le quattro mura lo circondassero e fossero piuttosto spesse, il vento e la neve avevano trovato il modo di entrare, tanto che la brina aveva ricoperto le mattonelle scivolose e sconnesse, rendendo ancora più faticosa la condizione di Loki.
A malapena ricordava il suo nome, sepolto nell'oblio. Una corrente ininterrotta e violenta di parole, ricordi, suoni, pensieri gli attraversava la mente, provocandogli confusione, vertigini, dolore.
Era come se un urlo selvaggio e pieno d'odio e propositi di vendetta lo tormentasse, senza mai tacere.
Ed era colpa sua. Lo sapeva, aveva esagerato.
Con lo sguardo perso nel vuoto ripensava alle sue azioni, a ciò che aveva fatto fino ad allora.
Se la tempesta dentro di lui imperversava, dall'esterno era udibile solo il debole, silenzioso lamento del vento.
Si sentiva svuotato del tutto, e le parole del suo carnefice avevano cominciato a erodere, lentamente ma inesorabilmente, le sue certezze.
Avevano fatto breccia nella sua anima più profonda e nascosta, e lo avevano trascinato in una spirale di rimorsi, sensi di colpa e disperazione.
L'unica certezza che ancora lo dominava e gli aveva impedito di impazzire definitivamente era l'odio, quell'odio grande e violento che provava verso sé stesso.
Sopito per anni, lo stava divorando dall'interno, come un potente veleno.
Tra odio e angoscia, l'unico desiderio che la sua coscienza invocava incessantemente era la morte, che, si augurava, sarebbe arrivata il prima possibile.
Ammantato nell'ombra e completamente sommerso da questi pensieri, era per lui inconcepibile capire da quanto tempo si trovasse lì, che ora fosse.
Poi, all'improvviso, la vita riprese prepotentemente il controllo delle sue membra, il cuore fece sentire il suo battito con più forza.
La pesante porta metallica che dava l'accesso alle prigioni si era aperta con un'impressionante violenza e altrettanto fracasso. Quello che un tempo era stato Loki, dio degli inganni, era ridotto in uno stato pietoso, rattrappito nell'angolo più oscuro della cella, lo sguardo smarrito, stanco, terrorizzato.
Ora l'unico suono che si udiva chiaramente era il respiro del prigioniero, gli occhi pieni di paura erano l'unica nota di colore nell'oscurità totale. Occhi che si incontrarono con un altro paio di occhi al di là delle sbarre, occhi chiari, simili al colore del cielo sereno.
Alla vista del fratello, Loki si fece ancora più piccolo, spaventato com'era, e d'istinto chiuse gli occhi, avendo timore che gli venisse fatto del male, ancora. Non avrebbe potuto sopportarlo.
Ma dato che più i minuti passavano più non accadeva nulla, si convinse a riaprirli. Thor era seduto accanto a lui e lo guardava forse con compassione, forse con pietà. "Avvicinati."
Da quanto tempo era che le orecchie di Loki non udivano un suono così pacato e dolce? Non poteva essere vero. Era solo un'allucinazione, ne era convinto.
"Avvicinati, non ti farò del male." continuò Thor.
Quelle ultime quattro parole risvegliarono completamente l'emotività di Loki. Successe in una manciata di secondi. I suoi occhi ingigantiti dal dolore furono presto pieni di lacrime, riuscì quasi ad articolare qualche suono. E un flusso di pensieri e di emozioni si impadronì di lui.
"Non devo piangere"
"Non voglio che lo faccia di nuovo"
"Non voglio soffrire"
"Me lo merito"
"Sono spregevole"
"Non può essere vero"
Paura, panico, isteria, pazzia presero quello che restava di lui e lo ridussero a brandelli.
Sentì il bisogno di urlare per liberare ciò che lo tormentava, sentì che non riusciva a trattenersi.
Aveva toccato il fondo, non c'era più una via di uscita. Quella era senz'altro la peggiore tortura a cui fosse mai stato condannato in tutta la sua vita.
Sì, perché vivere era per lui la peggiore tortura esistente, vivere e convivere con i suoi demoni,con i suoi rimorsi, con sè stesso.
Sì, si odiava. Era riuscito a rendersene conto dopo che l'unica persona che amava e di cui aveva ottenuto la fiducia lo aveva abbandonato, lo aveva rifiutato, lo aveva distrutto, giustamente.
Perché egli non viveva per sé stesso, ma per colui che considerava la sua ragione di vita; suo fratello, Thor.
Proprio lui lo aveva giudicato indegno della sua fiducia e del suo amore, lui lo aveva bandito da Asgard, lui aveva dato ordine che venisse torturato.
E non erano le ferite fisiche che gli facevano più male, quanto le parole piene di asprezza e severità che Thor gli aveva rivolto prima di scomparire. Ma da quella cella non giunse alcun urlo, nessun suono violò il forte ruggire della tormenta che non accennava a calmarsi. Loki non poté fare altro che arrendersi, non avendo più neanche la forza di parlare.
Si avvicinò lentamente all'uomo che sedeva appoggiato alla parete, e gli si mise accanto, non troppo vicino.
Rimasero in silenzio per un po', imbarazzati.
Poi Thor prese un profondo respiro e si voltò a guardare Loki. Il suo sguardo si soffermò sulle numerose ferite che gli segnavano il corpo, ma anche sul viso pallido e stravolto, gli occhi che silenziosamente imploravano pietà.
E scoppiò in lacrime.
"Cosa..cosa ti ho fatto, fratello mio.."
Loki non ebbe il tempo di reagire a quella reazione improvvisa del fratello, perché due braccia forti lo strinsero in un abbraccio.
"Non sono degno di essere chiamato fratello" avrebbe voluto rispondere, ma non poté. Lasciò che il calore di quell'abbraccio lenisse il suo dolore.
"Perdonami.." sussurrò Thor "perdonami, se puoi.."
Il Jotun sorrise debolmente, mentre le lacrime che aveva trattenuto per troppo tempo gli rigavano le guance.
"Sono io che dovrei implorare te, dopo quello che ho fatto. So di essere colpevole, e ho capito i miei sbagli.."
Thor gli intimò amorevolmente di fare silenzio, poiché anche parlare gli costava uno sforzo immane.
"Lo so, Loki. Lo so. Ma ora non pensarci più. Mi dispiace così tanto di averti ridotto così..sono un mostro."
"Ma me lo meritavo."
"Dimentichiamo il passato, ti prego. Io..ti voglio bene, Loki. Come ho potuto farti questo?!"
"Mi vuoi bene.." Loki ripeté queste parole un paio di volte, incredulo.
"Sì, te ne voglio più di quanto tu possa immaginare." disse abbracciandolo nuovamente "Perché tu sei il mio fratellino."
Si alzo in piedi e gli tese la mano, per aiutarlo ad alzarsi. "E da questo momento, ti proteggerò sempre. Che dici, andiamo a casa, ora?"
Un sorriso dolce e impacciato illuminava il volto di solito serio del dio del tuono.
Loki prese quella mano, la sua ancora di salvezza, suo fratello.
"D'accordo."

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