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Capitolo 7

L’uomo mi squadra dalla testa ai piedi. Il suo sguardo serio, però, si posa subito su Dylan.

-Borrow, hai già svolto il tuo compito?- La sua voce penetrante mi colpisce come una pugnalata, ma più di tutto mi colpiscono le sue parole.

-Quale compito? Di cosa state parlando?- Voglio capirci qualcosa di questa storia.

Dylan sembra non sentirmi nemmeno. -Non ancora, ma sono a un buon punto.- Risponde lui sicuro.

-Allora che ci fai con questa qui? Non hai tempo da perdere, non ti abbiamo chiamato per divertirti, per aspettare che prima risolvessi le questioni di cuore.- Quelle parole dovrebbero intimidirlo, o quantomeno suscitare qualcosa in me, ma niente. Dylan rimane immobile nella sua posizione. Io, invece, continuo a guardare prima uno e poi l’altro, cercando di capire il nesso.

-Avevate detto che avevo un mese di tempo. Rispetterò la scadenza.- La voce di Dylan appare alle mie orecchie fredda e calcolatrice. Un pensiero mi passa veloce per la testa. Cerco di scacciarlo, ma niente, è più forte di me, non c’è nulla che possa cancellarlo, ormai si è insinuato troppo in fondo.

Come ha potuto farmi questo? Io stavo ricominciando a riporre la mia fiducia in lui, ma Dylan, ancora una volta mi ha fatto capire che ho sbagliato. Io non posso aprirmi con nessuno. Avevo fatto bene ad allontanarmi. Lo avrei fatto di nuovo.

Comincio ad indietreggiare lentamente, e grazie al mio passo felpato riesco a porre una distanza considerevole tra me e quei due. Poi, senza badare a controllare se si siano accorti delle mie azioni, mi volto e comincio a correre.

Corro senza una meta, anzi, prendo di proposito strade a me sconosciute. Voglio perdermi. Non voglio più essere trovata, perché al momento non  c’è nessuno che sarei felice di vedere, nessuno che vorrei abbracciare per dimenticare per un attimo tutto quello che mi circonda. Nessuno.

Sto ancora correndo quando qualcosa mi distrae e blocca la mia maratona.

Gocce d’acqua.

Nel giro di pochi secondi la pioggia si fa sempre più intensa, non riesco più a vedere a un palmo dal naso. Resto ferma lì. Immobile sotto la fredda pioggia autunnale.

Ripenso a quello che ho fatto. Sono scappata da Dylan ancora una volta, ma questa situazione è diversa. In questo caso ho dei ripensamenti, forse non avrei dovuto farlo, in fondo lui me lo aveva detto di essere venuto per lavoro. E io so qual è il suo lavoro.

Sento un mano sul mio fianco, mi volto e vedo qualcuno alle mie spalle. So chi è, ma mi avvicino ugualmente . Dylan mi guarda preoccupato di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma soprattutto triste e deluso dal mio comportamento. Sento le lacrime scendermi lungo il viso e mescolarsi alla pioggia.

Non sono sicura che lui se ne sia accorto, ma vedendomi avvicinare sente di avere il permesso e mi avvolge con le sue braccia muscolose. Affondo la testa nella sua spalla ricambiando l’abbraccio.

E allora succede quello che credevo di non desiderare. Tutto scompare. La pioggia fredda, il vento che s’insinua nei vestiti, le persone che correvano veloci con gli ombrelli, le macchine che procedevano lente, con i fari accesi per evitare un incidente.

Noi siamo in mezzo a tutto questo, ma non ci importa il resto, contiamo solo noi due insieme. Almeno fino ad un certo punto. -Ellie?- La voce di Dylan mi arriva distante ma al tempo stesso vicina.

-Sì?-

-Adesso possiamo spostarci da qui? Sono bagnato fin nelle ossa.- Comincia a ridere e lo sento anche dal movimento delle sue spalle.

-Forse è il caso.- Rido anch'io, colta da un improvviso senso di felicità.

Corriamo sotto la pioggia, mano nella mano, alla ricerca di un posto per ripararci. In realtà io non vedo un bel niente, mi lascio semplicemente guidare da Dylan, sperando che almeno lui sappia cosa sta facendo. Dopo un paio di minuti Dylan si arrende e mi porta verso una villetta. È una delle poche cose che vedo in lontananza, forse perché quasi tutte le finestre dell’abitazione sono illuminate da luci che provengo dall'interno. È una casa abbastanza isolata, sta vicino a uno dei parchi più grandi della città e tutto in torno vi sono molte proprietà con altrettante villette in costruzione. Quella lì s’innalza solitaria, in mezzo al vuoto che la circonda. È molto carina, almeno da quello che riesco a intravedere in mezzo a tutta quella pioggia.

Saliamo qualche gradino e ci ritroviamo in una spaziosa veranda, che per nostra fortuna è riparata. Questo non cambia il fatto che siamo bagnati fradici e che stiamo congelando, ma, quantomeno, non c’è più la pioggia che batte continuamente su di noi. Mi guardo intorno e cerco di capire per quale motivo ci troviamo lì. Insomma non sarebbe meglio andare in albergo a prendere delle stanze? O chiamare un taxi per farci portare a casa mia?

Quali saranno le sue intenzioni?

-Tutto apposto, Ellie?- Dylan mi guarda con quel suo sguardo così amorevole e dolce che quasi mi sciolgo. Mentre pronuncia quelle parole allunga la mano libera e mi sfiora il braccio, strofinando, come a volermi riscaldare in qualche modo.

-Sì, ho solo freddo.- Normalmente, in una situazione del genere avrei risposto in modo acido, incazzata di essere bagnata e infreddolita, ma non in questo caso. Non a lui.

-Non preoccuparti per questo. Adesso ci penso io.- Non capisco il senso delle sue parole finché.. Non stacca la mano dal mio braccio e bussa più volte alla porta.

Viene ad aprire una donna sulla trentina. Lei è alta, magra e molto bella. Una strana emozione mi coglie impreparata quando vedo il sorriso a trentadue denti spuntare sul viso di Dylan, non è felicità, né tristezza o indifferenza, anzi, tutto il contrario. Non ditemi che è gelosia?

Non posso non essere sorpresa, non sono mai stata gelosa di un mio ragazzo, o ex ragazzo, soprattutto di Dylan. Ero sempre stata sicura dei suoi sentimenti quando stavamo insieme. Non ero mai gelosa di nessuna ragazza che girasse attorno a lui, anche se devo dire che alcune erano molto fastidiose con la loro insistenza, ma non me ne preoccupavo più di tanto, e non lo faceva nemmeno lui. Insomma mi fidavo ciecamente, e credo che essere perdutamente innamorata non faceva che rendere tutto più semplice.

Che senso ha essere gelosa adesso che non stiamo più insieme?

Non dovrei provare più niente per lui. Magari il problema è proprio questo. Non dovrei provare nulla per Dylan, ma questo non significa che non sento più nulla, il modo in cui l’ho lasciato non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Perché io ero ancora innamorata quando me ne sono andata, la nostra vita andava a meraviglia, almeno per quel momento, ma non sarebbe continuato a lungo così se fossi rimasta. Non l’ho mai dimenticato, e, a quanto pare, nemmeno quello che è successo oggi cambia le carte in tavola, credo che sarà estremamente difficile ribaltare la situazione.

Quindi è per questo che sono gelosa, perché sono ancora innamorata di Dylan, ma adesso, non essendo sicura dei suoi sentimenti non riesco più a dargli quel tipo di fiducia, che oltretutto sarebbe infondata dato che io non la merito. Non dopo tutto quello che gli ho fatto.

-Dylan? Sei davvero tu?- La donna davanti a noi, lo guarda sbalordita. -Da quant'era che non ti facevi vivo? Quattro anni?-

-Beh, sì all'incirca. Ma chi li conta?- Risponde sereno lui.

-Perché non entrate e ne parliamo davanti una bella tazza di tè?- Dice queste parole fissando le nostre mani intrecciate. Poi, mentre ci lascia entrare, vedo di sfuggita il sorriso malizioso che rivolge a Dylan.

-Aspettate qui che vi porto degli asciugamani.- Afferma come perfetta padrona di casa.

Io comincio a guardarmi in giro, anche se dall'ingresso non si può notare granché. La cosa che più mi soddisfa è certamente il cambiamento d’aria. Già mi sento riscaldare, ed è una sensazione magnifica.

Sento la mano di Dylan ancora intrecciata alla mia, capisco che lui non ha intenzione di staccarsi, e non sarò di certo io a fare la prima mossa, almeno non da questo punto di vista. Per quanto riguarda quella donna, invece.. -Dylan, posso chiederti una cosa?-

Lui, continuando a guardare il corridoio dov'è sparita quella donna, stringe la presa sulla mia mano, poi lentamente si volta verso di me e mi risponde. -Naturalmente.-

Io lo guardo negli occhi, e prima che il coraggio mi abbandoni faccio la mia domanda. -Chi è quella donna?-

-Sono stata la sua baby-sitter,- risponde lei appena rispunta dal corridoio, e porgendoci gli asciugamani continua. -Molti, molti anni fa. Circa venti se non sbaglio, non è così Dylan?-

La sua risposta mi tranquillizza immediatamente, e quindi decido di essere il più amichevole possibile. -Mi sembrano un po’ troppi, sei così giovane.-

-Giovane? Io? Magari. Oh, Dylan ti sei scelto una ragazza così carina è dolce.- A quelle parole arrossisco violentemente, mentre Dylan non si scompone, anzi sembra sollevato come dopo la benedizione di un padre per un matrimonio. Beh, forse la similitudine non è proprio azzeccata, ma il punto è che lui in questo momento si sente proprio soddisfatto da quelle parole.

La donna ci porge gli asciugamani con fare materno, continuando a parlare. -Comunque non sono giovane, ti ringrazio per il complimento, ma ho già trentasei anni.-

-E li mantieni splendidamente, tesoro.- Ribatte un uomo, cingendo i fianchi della donna. Suo marito, sicuramente. -Comunque mi chiamo Steven, è un vero piacere conoscerti.- Dice porgendomi la mano.

Mi presento a mia volta stringendo la sua mano. -Io sono Ellie, e il piace è tutto mio.-

Steven sorride e avvicinando ancora alla moglie, le bacia la guancia. -Immagino che tu abbia già conosciuto mia moglie Margaret.-

-Beh, diciamo di sì.- S’intromette lei. -Adesso credo che vorrete fare una bella doccia calda, non è così?-

-Hai pienamente ragione Maggs.- Solamente adesso Dylan molla la presa sulla mia mano, che improvvisamente mi pare così vuota, come se la sua sola presenza riuscisse a colmare il vuoto che mi circonda.

Seguiamo i due al piano di sopra. Dylan fa la doccia nel bagno della camera degli ospiti, invece Margaret mi porta nella sua camera. La stanza è spaziosa e ben arredata. Vedo Margaret dirigersi verso il grande armadio, aprire un anta e tirare fuori un paio di jeans e un maglione color panna. -Spero non ti stiano troppo male, sei così magra. Questi comunque dovrebbero venirti, forse un po’ larghi, ma l’importante è che riscaldino, no?- La sua gentilezza è disarmante.

-Non preoccuparti, andrà bene qualsiasi cosa.-

Lei si ferma un istante dopo aver posato i vestiti sul letto, si volta per chiudere l’alta dell’armadio, e lo fa con molta lentezza, come se in questo momento fosse impegnata a fare qualcos'altro, o a pensare a dell’altro. -Posso farti una domanda un po’ personale?- Comincia a parlare quando ancora mi da le spalle, e con timidezza si volta e alza lo sguardo sui miei occhi.

-Certo, fa pure.- Dopo tutto quello che sta facendo per me non me la sento di negargli questa richiesta.

Margaret sembra in.. imbarazzo?

Non conosco questa donna per niente, eppure, mi sembra difficile che possa sentirsi imbarazzata di fonte a una sconosciuta. Soprattutto quando dovrei essere io quella imbarazzata.

-Tu e.. Dylan.. insomma, da quanto state insieme?- Le parole escono tutte insieme, confuse e disordinate. -Cioè, so che non dovrebbe essere affar mio, e non sei obbligata a rispondermi. È solo che.. Dylan per me è come un figlio, o forse sarebbe meglio dire un fratello minore, mi sento protettiva nei suoi confronti. Vorrei sapere di più sulla sua vita, ma soprattutto vorrei sapere se quello che c’è tra voi è serio, o se state solo scherzando. Ho paura che tu lo faccia soffrire, mi sono accorta di come ti guarda, di come ti sta vicino, come a volerti proteggere dal mondo. Non sono cieca, so che lui è molto preso da te, solo che temo che la cosa non sia reciproca. Senti so che posso sembrare pazza, ma l’ho visto innamorarsi la prima volta e soffrire per una buttana, non voglio che la situazione si ripeta. So che è grande e che può badare a se stesso, ma sono certa che in questi anni non è cambiato, almeno non da questo punto di vista, quando s’innamora ci mette tutto se stesso fino a farsi ridurre uno straccio da una stronza che non lo merita.-

-Noi non stiamo insieme.- Vedendo che si era fermata un attimo per riprendere fiato dal suo lunghissimo monologo, decido di risponderle, prima che sia troppo tardi.

-Davvero? Non l’avrei mai detto, ho pensato che ci fosse qualcosa tra voi, scusami, devo aver frainteso.- L’imbarazzo adesso è palpabile.

-Cioè non stiamo insieme adesso, ci siamo lasciati qualche mese fa.- Mi metto a parlare senza nemmeno ascoltare quello che mi dice.

-Oh, quindi c’è un motivo per cui sembrate così in sintonia.- Il suo sguardo adesso si fa duro, e protettivo. -Se non state insieme perché siete venuti qui da soli?-

-Io.. La verità è che l’ho lasciato in un momento in cui tra di noi andava benissimo. È solo che la mia vita è troppo incasinata, e non volevo complicare anche la sua, volevo che fosse felice, ma non con me, perché con me non può esserlo davvero, ma solo in apparenza. So di averlo fatto soffrire, ho sofferto anch’io, lo amavo ancora, ma non potevo rovinargli la vita. Così me ne sono andata senza dire niente, e adesso lui compare dal nulla, come se niente fosse, come se tutti questi mesi lontani non ci fossero mai stati.- Confidarmi con una sconosciuta non era mai stata una mia priorità, ma in questo caso il bisogno supera ogni pregiudizio.

-Tu lo ami ancora? Perché se è così non ha senso lasciarlo ancora in questa situazione di stallo. Devi dirgli la verità, o lo farai soffrire ancora di più, e lui non se lo merita.-

-Tu non capisci. Noi non possiamo stare insieme, per il suo bene.- A parlare non sono più io, è la mia bocca che si muove senza uno stimolo volontario del mio cervello.

-Sai che non è così, tu hai solo paura. La verità è che se vi amate qualsiasi problema passa in secondo piano, perché in tal caso niente potrà separarvi.- Parlando così sembra una vecchia saggia.

-Non sono sicura di quello che provo per lui, non sono sicura che valga la pena di rischiare così tanto.- Abbasso lo sguardo per timore di essere giudicata.

-Questo puoi saperlo solo tu. Devi capire cosa provi per lui, e dirglielo. Non potete più continuare così, dovete risolvere questa situazione al più presto.- Margaret comincia ad avvicinarsi alla porta. -Adesso credo sia meglio che ti lasci sola, hai proprio bisogno di una doccia calda per schiarire i pensieri.- E così dicendo esce dalla stanza, e io rimango sola.

Prendo i vestisti che Margaret mi ha preparato prima del nostro interminabile discorso, e mi dirigo in bagno.

Sotto il getto caldo dell’acqua comincio a capire che forse non avrei dovuto dire quelle cose a Margaret. Anche se Dylan la conosce molto bene non avrei dovuto spifferarle tutte quelle cose della nostra relazione. In fondo era un problema tra me e Dylan, lei non c’entrava niente.

Ormai, però, il danno è fatto, ed è meglio che me ne faccia una ragione e che cominci a seguire il suo consiglio. Devo capire cosa fare con Dylan, magari, però non adesso, prima ho bisogno di rilassarmi un po’ e dimenticare per qualche minuto tutti i problemi, tanto saranno sempre lì quando avrò finito questa doccia.

Alzo lo sguardo sullo specchio davanti a me, ma l’unica cosa che vedo sono dei contorni sbiaditi. Il vetro dello specchio è completamente appannato. Evidentemente sono stata troppo tempo sotto l’acqua calda. In questo momento indosso solo la biancheria intima, che tra l’altro non è la mia, ma comunque non posso indugiare oltre, mi sono già fatta attendere troppo. Pettino velocemente i capelli e li asciugo con il phone che è lì in bella mostra. Poi ripettino per evitare che si creino nodi e indosso i jeans e il maglioncino panna di Margaret.

Adesso la mia immagine è ben visibile nello specchio, solo che non riesco a riconoscermi. Questa non sono io. O meglio, una volta ero così, una ragazza normale che viveva a sua vita, ma ora è tutta un’altra cosa. Sono cambiata, in me non c’è più nemmeno la voglia di vivere che avevo prima di abbandonare Dylan. Quando stavo con lui c’era ancora una piccola parte della vecchia me che non voleva abbandonarmi, e credo che Dylan si sia innamorato proprio di quella parte. Infatti adesso che la vede più cerca in ogni modo di tirarla fuori, ma non può fare niente a questo proposito.

Se mi vuole dovrà accettarmi per come sono adesso e l’unico mio compito è farglielo capire.

Prendere o lasciare.

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