Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 3

Un nuovo giorno potrebbe essere l'inizio di una nuova vita, ma per me questa possibilità non può nemmeno essere presa in considerazione. Sarebbe fantastico azzerare tutto quello che ho fatto fino ad ora, cancellerei anche le cose belle della mia vita pur di poter rimuovere per sempre quelle brutte. Ovviamente è impossibile fare una cosa del genere, quindi è meglio che mi rassegni.

Sono passate ben due settimane dall'ultima volta che ho consegnato i soldi, e quando il giorno dopo mi hanno dato la "merce" era così tanta che ho pensato di non farcela a venderla tutta entro la fine del nuovo mese, ma forse non credevo abbastanza nelle mie capacità. Ho già terminato più della metà di tutte le scorte che dovevo vendere, se continuo così, sarò costretta a vendere anche la mia parte. L'unico problema è che io non posso, almeno non la posso vendere tutta, altrimenti proprio non saprei come fare ad andare avanti. Ne consumo una dose giornaliera fin troppo elevata, con il passare del tempo è aumentata, perché inizialmente non ero così ossessionata, ora non passa giorno senza che io mi faccia. È più forte di me, non riesco a controllarmi, in alcune città il bisogno non era così impellente, forse anche perché avevo una sorta di distrazione, ma adesso che sono costretta a tenere la testa più bassa del solito non posso nemmeno uscire la sera, o andare in palestra a sfogarmi un po'. Senza contare che sto diventando sempre più debole, mangio davvero poco, e l'unica cosa che mi da quel tanto di energia per continuare ad andare avanti è la droga. Sì, perché io mi drogo da almeno due anni, ho cominciato durante il mio primo e unico anno all'università, e non ho più smesso, anzi, la situazione è peggiorata. Non riesco più a convivere con questa situazione, ma che altro posso fare?

Mi alzo dalla sedia, e mi guardo intorno, il pub in cui sono entrata circa mezz'ora fa comincia a popolarsi, ma ancora c'è poca gente. Esco senza nemmeno ordinare, avevo detto al barista che aspettavo una persona, diciamo che è il miglior modo per far sì che ti lascino in pace.

Ho proprio bisogno di fare qualche passo, una boccata d'aria fresca non mi è bastata come immaginavo. Cammino e cammino, ma solo per qualche minuto, perché mi sento subito stanca. Adesso ho la necessità di prendere del caffè, e mi fermo al primo bar ancora aperto che incontro. Sono solo le dieci, eppure è stato difficile trovare questo posto.

Entro silenziosamente, senza dire una buona sera o cose del genere, con la furtività che ho acquisito in mesi di pratica. Mi siedo al primo tavolo in cui m'imbatto, le mie gambe stanno per cedere, ho urgenza di un po' di caffeina in circolo, ma non per questo comincio a girarmi intorno per chiamare un cameriere. Non attiro mai l'attenzione io, neanche in casi come questo, ho dovuto impararlo a mie spese.

Comunque non passa molto prima che una cameriera, quella della volta precedente, si accorga della mia presenza. -Cosa desidera?- La sua voce squillante coglie nel segno. Desidero tante di quelle cose che la sua povera testa non potrebbe reggere il discorso, l'elenco sarebbe così lungo che non ci andrebbe nemmeno un millesimo di quello che vorrei, scritto in quel taccuino che stringe tra le mani. La penna che tiene finirebbe immediatamente il suo inchiostro senza che io abbia dettato solo alcune delle tantissime cose che desidero.

-Un caffè forte.- Rispondo, rassegnata all'idea che questo non è che un dei pochi desideri momentanei che non valgono niente.

Lei, una volta scritto l'ordine si allontana dicendo che tornerà al più presto, ma stava solo mentendo, perché a portarmi il caffè non è lei.

-Ecco la tua ordinazione.- Quella voce, l'ho già sentita da qualche parte, eppure non riesco a ricordare dove. Alzo lo sguardo sul cameriere che sta poggiando la tazza davanti a me, e non riesco a credere ai miei occhi. È stato proprio in questo bar che l'ho incontrato, ricordo ogni istante con precisione, ogni suo movimento, mentre prendeva la tazza e beveva lentamente, quando dava piccoli morsi al pezzo di cornetto che avevo condiviso con lui. Non avevo più pensato a lui dal giorno del nostro incontro, erano state due settimane molto impegnative, e anche volendo, non avrei avuto tempo per ricordarlo, ma adesso tutto torna alla mia mente con un'accuratezza che non avrei mai immaginato.

-Ciao, Ellie. Quanto tempo che non ci si vede, eh?- La voce di James è così calda e piatta, sembra che si sia preparato a questo momento con un'infinita meticolosità.

-Già, è da un po'.- Non riesco a capire perché lo rivedo proprio lì, nel luogo del nostro primo incontro. È solo una coincidenza, o c'è sotto qualcosa? E poi l'ultima volta che l'ho visto non mi è sembrato che si comportasse come se si trovasse nel suo posto di lavoro, anzi sembrava che non fosse mai stato in questo bar. Eppure adesso è qui davanti a me, indossa una divisa da cameriere, che per altro non gli sta neppure tanto male, e si comporta come se fosse tutto normale. Okay, ci sono troppe cose strane in questa faccenda, devo chiarire la situazione. -Scusa, da quant'è che lavori qui?-

Lui rimane spiazzato dalla mia domanda, evidentemente non aveva calcolato la remota possibilità che gliela ponessi. -Circa una settimana.-

È davvero uno strano tipo, non voleva fare l'avvocato? Mi pare che abbia anche detto che è al suo ultimo anno, allora perché dovrebbe perdere tempo con un lavoretto simile, non dovrebbe concentrarsi sullo studio? Ma la cosa che più mi lascia sorpresa non è che lui sia rimasto stupito dalla mia domanda, ma piuttosto che non mi abbia nemmeno chiesto il motivo del mio interrogativo, di solito la gente lo fa, chiede sempre "perché?" Tu fai loro una domanda, una qualsiasi, e che sia banale oppure no, sempre ammesso che ti risponda, poi ti chiede "perché?"

Beh, dato che non ha chiesto lui il perché, dovrò farlo io. -Ma perché lavori qui? Non mi avevi detto che vai all'università?-

James si siede davanti a me, ha uno strano sguardo, mi guarda come nessuno ha mai fatto, come se fossi una ragazza qualunque, una normale. Sembra che ci stia pensando un po' prima di rispondere, poi comincia a parlare. -Diciamo che gli studi non si pagano da soli.- È una risposta diretta, e probabilmente io avrei lasciato correre, senza fare altre domande, perché in fondo capisco la sua situazione, ma a lui sembra non bastare, come se nella sua affermazione mancasse un particolare. -In realtà è stata più che altro una decisone improvvisa, che ho preso senza pensarci troppo. Non avevo così bisogno di soldi, ma qui mi sento.. come dire? Tranquillo. In pace. Ma non potevo certo rimanere qui tutto il tempo da cliente, quindi...- Fa una piccola pausa, lasciando che la frase continui da sola, poi ricomincia a parlare. -In fondo non è così male qui, la paga è buona, gli orari non sono troppo pesanti, e le ragazze sono carine.-

Quando pronuncia l'ultima parte della frase mi sento arrossire leggermente, non che ci sia un ottimo motivo per farlo, poteva alludere a chiunque, anche a quella cameriera di poco prima, eppure qualcosa si è smossa dentro di me. Forse è stato il modo in cui l'ha detto, o lo sguardo che aveva quando l'ha detto. Non lo so, ma questa volta non m'importa così tanto sapere la risposta.

Bevo il caffè lentamente, non ho alcun fretta di andarmene, ma non è solo per la compagnia che James mi offre così volentieri, è per il modo in cui mi fa sentire questo posto, forse lui ha ragione è un luogo tranquillo.

Quest'unica cosa che sembra accomunarci, mi fa venire in mente dei strani pensieri. Comincio a convincermi che ci sia qualcosa che ci unisca, qualcosa che ci abbia portato a quest'incontro, come se ogni cosa della mia vita, ogni scelta, sbagliata o giusta, ogni momento, doloroso o felice, sia servito per arrivare qui. E possibile che esista il destino? E che il mio era quello di incontrare James?

Uno strano calore mi pervade quando questa convinzione si insinua nella mia testa, ma come ogni mia certezza è solo momentanea.

Non ci vuole molto per convincermi che lo strano calore che sento dentro di me è dovuto al caffè che sto bevendo, e le strane sensazioni che provo sono la causa della caffeina che mi circola in corpo, o forse anche all'astinenza involontaria di droga. Stranamente oggi non ne ho avuto l'occasione, e non capisco come mai prima di adesso non me ne sia nemmeno resa conto. Questo sì che è un giorno strano, è come se non avessi sentito la necessità di drogarmi perché qualcosa di più grande di me, qualcosa di sconosciuto mi avesse spinto fino a questo punto, come se una catena di eventi, anche dovuti al fatto che non avevo ancora fatto uso di droghe mi avesse portato fino a qui.

Sono solo passati due minuti da quando è calato il silenzio nel bar, ma io ho avuto il tempo di fare un mucchio di pensieri e supposizioni che normalmente non mi sarei nemmeno sognata di fare. Comincio a pensare che nell'aria ci sia una strana droga che non ho mai assunto, e che mi provoca dei sintomi ancora più strani. La testa non mi si regge più da sola, mi sento molto stanca nonostante il caffè mi abbia in parte rinvigorito.

Guardo la tazza vuota davanti a me, poi alzo lo sguardo verso il ragazzo che è seduto davanti a me. Lui come incoraggiato dall'occhiata che gli ho lanciato ricomincia a parlare. -Ricordo che mi hai detto che anche tu hai frequentato l'università, anche se solo per un anno, ma non mi hai nemmeno accennato qual'era il tuo obbiettivo, o forse dovrei dire il tuo sogno?-

I ricordi mi investono, come un vento gelido che non porta nulla di buono. Non avrei voluto ricordare, almeno non questa parte della mia vita, già l'ultima volta che avevo parlato con lui ero stata costretta a riesumare tutto il dolore che avevo sofferto abbandonando quella strada della mia vita, e adesso mi chiedeva di andare più a fondo di soffrire come non facevo da tempo.

Il breve silenzio causato dalla domanda alla quale non ho minimamente intenzione di rispondere, soprattutto a uno sconosciuto, causa una certa tensione, ma io non mi lascio certo convincere da questo, sono ancora del tutto convinta che parlare di quel periodo della mia vita non sia proprio la migliore delle idee. -Scusa James, non mi va di parlare di questo.-

La mia risposta cade come un macigno, all'inizio fa tanto rumore, ma poi ci si abitua a quell'idea. James capisce subito il significato delle mie parole e decide di non soffermarsi oltre su quell'argomento. -Capisco che per te sia molto doloroso parlarne, ma sappi che puoi dirmi tutto.- Le sue parole non mi commuovono più di tanto, ma gi sono grata che non abbia continuato per quella via che per me è così dolorosa. E gli sono ancora più riconoscente quando cambia completamente discorso. -Tu sei di qui? Perché non ti ho mai visto, e stai pur certe che una ragazza come te non si dimentica tanto facilmente. Certo è anche possibile che fino ad ora abbiamo vissuto nella stessa città senza mai incontrarci, l'uno all'oscuro dell'esistenza dell'altra.-

Il modo in cui ha parlato, senza mai fermarsi, con un'agitazione in contenuta, è ovvio che avesse paura di aver nuovamente fatto un buco nell'acqua, una domanda alla quale io non avrei voluto rispondere, ma questa volta non ho scuse. E comunque non è che non mia faccia piacere conversare con lui, è solo che quando mi fanno le domande sbagliate non guardo in faccia nessuno, la risposta che do è quasi sempre al quanto sgarbata. In questo caso però posso parlare liberamente. -In realtà mi sono trasferita qui da poco, solo qualche settimana, avevo bisogno di cambiare aria.-

-E come mai hai scelto questa città? Avevi una ragione precisa?- James è sollevato che almeno questa volta non abbia eluso i suoi quesiti, ma questo non basta a tranquillizzarlo, sembra ancora parecchio agitato.

-Diciamo che non è stata proprio una scelta volontaria, cioè ho scelto io sì, ma non è come credi..-

-In che senso?- Non mi da nemmeno il tempo di finire la frase che mi interrompe con un'altra domanda.

-Quando sento il bisogno di cambiamento, salgo in macchina e guido senza una meta precisa, mi lascio guidare solo dall'istinto. Oppure se non mi va di viaggiare in macchina prendo in treno e mi fermo alla prima fermata che mi ispiri.-

-Io non ho mai fatto una cosa del genere, sono una di quelle persone che hanno bisogno di programmare ogni momento della propria vita, ma immagino che dev'essere davvero fantastico essere liberi da ogni costrizione e limitazione che ti impedisca di fare quello che vuoi.-

-Sì, è proprio così, è una sensazione fantastica poter andare dopo voglio, se solo volessi mi basterebbe mettere un dito su una mappa e faro scorrere fino a fermarsi in una città della quale non ho mai sentito parlare e poi partire per quel luogo. Se devo essere sincera, però ci sono anche i suoi lati negati, perché se mi posso permettere di comportarmi in questo modo è perché non sono ancora riuscita a trovare la mia casa, ne ho ancora trovato qualcuno per cui valga la pena di stabilirmi permanentemente in un luogo.- Mi sembra così incredibile che parlare con James mi faccia scoprire quelle parti di me che nascondo perfino a me stessa e che fino a questo momento non sapevo di possedere, insomma sento tutte queste emozioni che non ho mai provato sinora. Non credevo di provare una solitudine così profonda, e che continua a scavare nel mio cuore e ad insinuarsi come un cancro nascosto e che mi faceva soffrire a mia inconsaputa.

Quello che mi lega a lui mi è ancora sconosciuto, ma ho intenzione di capire cosa sia, e soprattutto di fare in modo che non termini all'improvviso.

-Mi dispiace che tu non abbia ancora trovato il posto giusto.- Le parole di James nascondono più di quello che danno a vedere.

-Non fa niente, io continuo a cercare, spero solo di non arrendermi prima di aver trovato quello che cerco. Ho viaggiato così tanto nell'ultimo periodo, ho visto un mucchio di cose.-

-Posso immaginare..- La sua voce si fa improvvisamente seria e triste. Abbassa lo sguardo malinconico che gli era spuntato.

-Tu non hai viaggiato molto nella tua vita, vero?- Non so come mi sia venuta in mente questa cosa, l'ho detta senza nemmeno pensarci.

James alza improvvisamente lo sguardo, e dai suoi occhi capisco che non riesce a credere alle sue orecchie. -Come fai a saperlo?- La sua voce risulta ancora più incredula dei suoi occhi.

-Mi credi se ti dico che ho tirato a indovinare?-

Lui continua a fissarmi, senza rispondere, probabilmente non sa cosa dire, poi decide di parlare, ma non è proprio quello che mi aspettavo. -Vedi, la mia vita non come le altre. A parte il fatto che mia madre è stata iperprotettiva, e non solo per la mia infanzia, diciamo che non ho mai avuto il tempo di fare quello che realmente volevo. Mio padre è il proprietario d maggioranza di una grande industria automobilistica, invece mia madre era una ricercatrice. So anch'io che è una combinazione alquanto insolita, ma è successo così. Quando sono nato io mia madre ha smesso di lavorare per volere di mio padre, e diciamo che anche il fatto che ho frequentato solo scuole private ha influito sul fatto che per mia madre era tassativo non farmi allontanare da lei. E dato che aveva rinunciato alla sua grande passione per me io mi sentivo in dovere di rispettare il suo volere. Quando sono cresciuto però, ho deciso che era il momento di fare quello che volevo io, e invece di entrare nell'industria di famiglia e seguire le orme di mio padre come lui avrebbe voluto, ho deciso di prendere la strada che avevo sempre desiderato. E ancora non ho avuto modo di allontanarmi da questa città, ma vedrai che non appena mi sarò laureato me ne andrò per la mia strada.-

-Ne sono certa, e sono felice che tu presto potrai fare quello che è da una vita che sogni di poter fare.- Non posso credere che mi abbia confidato delle cose così private, a me che sono solo una sconosciuta, ma in fondo sono felice che l'abbia fatto.

-Avevo proprio bisogno di confidarmi, e tu sei un ottima ascoltatrice.- Le parole di James colgono ne segno, mi sento improvvisamente sicura accanto a lui.

Non ho il tempo di rispondere che la cameriera torna per avvertirmi che stanno per chiudere. A questo punto guardo l'orario e mi accorgo che la mezzanotte si avvicina con rapidità. Così mi alzo e posando la paga sul tavolo mi dirigo verso l'uscita. Sento James dire che anche lui sta andando via adesso, e appena esco in strada sento che mi affianca. Improvvisamente capisco che di lui mi posso fidare veramente, e che grazie al suo aiuto posso anche scavare nei ricordi più dolorosi della mia vita e uscirne illesa. -Medicina.- Dico senza aspettare alcun indugio.

-Cosa?- James non riesce a capire i significato della mia parola.

-Frequentavo i corsi di medicina all'università, avrei tanto voluto diventare una pediatra, sai amo molto i bambini, avevo un rapporto davvero speciale con i miei nipoti fino a qualche anno fa.. Prima che cominciassi questa vita, poi ho dovuto troncare tutti i rapporti.- La mia voce è triste, ma dentro so di potercela fare, anche solo la presenza di James mi aiuta.

-Mi dispiace che tu abbia dovuto abbandonare il tuo sogno e anche la tua famiglia, solo perché non ti sentivi nel posto giusto.-

-Non devi dispiacerti, io me ne sono fatta una ragione, e poi adesso non mi importa più di tanto.-

-In ogni caso sono contento che tu alla fine ti sia confidata.-

-E io ti ringrazio per aver parlato con me, e per avermi ascoltata. Adesso però devo andare a casa, ci vediamo.- Non vorrei separarmi da lui, ma è arrivato il momento di tornare alla realtà.

-Posso accompagnarti.- Mi propone lui speranzoso.

-No, grazie comunque, sto dietro l'angolo. Buona notte James.-

-Notte Ellie.-

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro

Tags: