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Prologo

Il vociare allegro e animato della Sala Grande gli entrò velocemente nelle orecchie, tanto da chiedersi come avesse fatto suo padre a sopportarlo per cinque anni. Non era certo il modo migliore chi iniziare la giornata per un giovane insegnante e amante del silenzio come lui, col senno di poi avrebbe rifiutato il posto ma ormai era tardi, Egan avrebbe dovuto accettare che il suo talento con gli incantesim i lo aveva portato fino a lì. L'unica cosa che lo consolava era l'aspettativa dei successivi due anni: aveva accettato il posto a Beauxbatons, dove il clima era nettamente più tranquillo e ordinato, e molto più alla sua portata.

Doveva resistere solo altri due anni, il tempo necessario per vedere il diploma di suo zio Roland e suo fratello Heiko, la vera ragione per il quale si era fatto assumere a Hogwarts. Roland, Rodolphus II e Robastan ll non lo preoccupavano affatto: con l'educazione di nonno Rodolphus e di Alexandra, era fiducioso che sarebbero stati degli ottimi studenti; Heiko invece lo preoccupava molto di più: di tutte le possibilità che si erano presentate, Heiko Lestrange-Black aveva vinto la lotteria ottenendo il carattere e la passione per i guai da papà Antheo, e molto più pronunciati per giunta.

Reduce dalle varie bizze che caratterizzavano le mattine del fratello, Egan posò gli occhi sul tavolo di Serpeverde individuando immediatamente i membri della famiglia. Rabastan e Roddie si sedettero di fronte ai due più grandi come loro solito iniziando a servirsi la colazione. L'abbigliamento scomposto del fratello investi il suo campo visivo come un pugno in un occhio: era praticamente l'unica macchia bianca in mezzo a tante mantelle nere, con la cravatta mezza snodata e i capelli scompigliati. Solo a guardarlo, poté sentire il sospiro rassegnato di mamma Béatrice.

Non era il solo ad essersene accorto comunque: Roland gli lanciò un'occhiate sconfitta come per comunicargli ci ho provato, ma alla fine ha fatto di testa sua. Anche Roddie e Maboston ci avevano messo del loro, con risultati forse anche peggiori.

"Stavo pensando..." la rottura del loro relativo silenzio da parte di Heiko mise tutti e tre in allerta, "Roland..."

"Ti prego, non finire la frase" lo bloccò Roddie, consapevole dei pensieri assurdi di quello che doveva essere iI nipote.

Il nipote rispettó l'ammonizione per pochi secondi, ripartendo all'attacco una volta che gli altri tre abbassarono erroneamente la guardia: "Se ti chiamo zio in classe, risulta tanto imbarazzante?" guardo il maggiore come per aspettarsi la più plausibile delle reazioni. Roland lo fissò con un misto di imbarazzo, confusione e perplessità nel volto incerto se valutare o meno quella domanda come retorica. Era logico che fosse imbarazzante: loro due avevano la stessa età e saperli di quel grado di parentela avrebbe scatenato una serie di risate e di battute.

"Di per sé sarebbe corretto ma..."

"Non mi sembra il caso di renderci ridicoli fino a questo punto" concluse Roddie posando il calice pieno di succo di zucca. Ormai doveva essere abituato alle trovate geniali di Heiko, eppure ogni momento era una vera sorpresa.

Rabastan era forse l'unico a trovarlo figo: sapere di avere il maggiore dei mi patti al tavolo degli insegnanti. Gli aveva sempre suscitato vento, per non parlare di avere il minore amante delle avventure quanto lui. Spesso si erano ritrovati sotto le coperte del letto nei dormitori a leggere libri d'avventura e a tirar su gare non ufficiali con i loro manici di scopa; avevano anche deciso di fare insieme le selezioni di Quidditch. Il prossimo passo sarebbe stato ottenere privilegi da Egan.

"Ma dai, alla fine è la realtà: voi siete i fratelli mio padre, la genetica parla da sola".

"Sì ma non siamo nell'ambiente ideale per sbandierare ai quattro venti un fatto del genere, specie sapendo l'elemento che sei tu".

Heiko rivolse a Roddie una delle sue occhiate canzonatorie, illuminando nel volto quel sorrisetto che aveva sempre mandato in bestia Teddy Lupin e Victoire Weasley, il tipico sorrisetto di che ne vuole fare una delle proprie per creare scompiglio. Non serviva nemmeno essere dei Legilimens per intuire i suoi pensieri, Egan dal tavolo degli insegnanti sospirò scuotendo la testa. Lanciò d'istinto un'occhiata ai tavoli di Grifondoro e di Tarsorosso, scorgendo i diretti nominati prima scambiarsi occhiate tra il perplesso e lo scocciato, e osservando il tavolo di Serpeverde.

Non era molto difficile sapere a cosa stessero pensando, ormai era noto a tutti l'esuberante carattere di suo fratello che indirettamente metteva in mezzo sia lui che i giovani zii. Gli venne in mente l'orario di quella mattina: una parte di sè ringraziò di non avere la casa dei parenti insieme a loro, ma un'altra parte si stava preparando psicologicamente per le loro occhiatacce e contestazioni.

Una volta che la preside McGonagall annunciò la fine della colazione, la Sala Grande fu come presa da un'improvvisa folata di mento che spazzò via tutti gli studenti presenti. Il momento che Egan faticava più a superare sorelle arrivato a momenti; era questione di secondi. Qualcuno ancora lo guardava storto, ma in fondo il professor Fliwick non li sentiva più nel pieno delle forze per affrontare un anno scolastico. Quello che si erano sempre chiesti tutti era: perchè proprio lui? Il figlio di colui che prima dei suoi parenti aveva messo in pericolo la scuola e tutto il mondo... a volte la preside sembrava più volenteroso a far soccombere lutti, conoscendo la preferenza che aveva sempre avuto per suo padre.

"Pronto per un'altra giornata signor Lestrange-Black?" la voce della donna lo fece voltare tornando all'effettiva realtà, "Devo riconoscere che rispetto a vostro padre, voi siete sicuramente più amato".

"Abbiamo una visione molto diversa allora, a me sembra che mi vogliono veder sparire".

Minerva rise comprensiva: "Suvvia, non potete essere visto peggio di chi vi ha preceduto".

Nel tono della donna, però, Egon avvertì delle note strane, come se la voce stesse cercando di nascondere un messaggio invisibile. E lui, figlio di una brillante Corvovero, ebbe la chiara sensazione che ci fosse qualcosa sotto.

"Mi dovete dire qualcosa in particolare?"

"In effetti... sì. Non vi si può nascondere nulla. Mi potete seguire nel mio ufficio? Devo discutere con voi di qualcosa, molto importante".

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