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Quella sensazione si era affievolita, ma non era scomparsa. Roland osservò lo spazio fuori della finestra e decise che questo era il momento di agire: avrebbe chiamato Roddie e insieme a Rabastan lo avrebbe convinto a parlare con Egan del problema. Magari lui sarebbe partito ugualmente, un lavoro era per sempre un lavoro, ma quanto meno avrebbero chiarito la cosa.
"Più che convincere lo zio, devi piegare mio fratello" mormorò Heiko seguendolo in Sola Comune, "Ha ereditato una particolare caratteristica da nostra madre".
"La calma?"
"Le pippe mentali. Lo dice anche papà".
Roland trattenne una risata, ma non poté non dare ragione al nipote minore: Egan quando voleva era davvero capace di essere la persona più paranoica e pesante di tutto il mondo magico, e la cosa in cui era più bravo era scappare dai problemi. Era uno dei attivi per il quale non si era chiarito con Roddie, e lui era stato anche fin troppo bravo a ma fargliela pesare.
Ma ora bisognava dire basta, quel leggero astio doveva finire e se non volevano che il mondo magico facesse - e rischiasse di fare - la stessa fine di anni addietro, dovevano mettere fine a quel pericoloso silenzio.
"Nostra madre ha scritto, Roddie devi smetterla con questo atteggiamento e risolvere con Egan. Sei un ragazzo riflessivo e comprensivo, andiamo!" disse Rabastan avvicinandosi al fratello, "Egan sarà anche pesante su questo campo ma almeno fagli capire che ci tieni ai suoi desideri!"
"Ma io TENGO ai suoi desideri, ma è il suo modo di gestire certi eventi che mi blocca! Ha un modo di fare che esclude tutti dalle sue iniziative, non rende partecipi gli altri, non si confida... come può pretendere, per esempio, che Antheo lo sostenga se nemmeno gli accenna le sue preoccupazioni?"
"Mio fratello è uno che odia mostrarsi incapace,siamo tutti d'accordo, ma proprio per questo speriamo che tu possa fare qualcosa. Si é legato a te più di tutti, ti dice molte più cose che a me. Addirittura ho sentito che gli hai parlato di papà elui ci ha riflettuto su, quindi perché non fare un tentativo?"
"Perché evita pure me! E questa cosa mi fa stare male. Posso capire che non si sente di confidarsi ma con me era sempre stato diverso. Lui non vuole il nostro aiuto".
"Allora obbligalo a volerlo" concluse Heiko, per la prima volta con uno sguardo serio e un tono molto simile al padre. SeEgan avesse comunque voluto andare in Francia, buon per lui, ma avrebbe dovuto farlo per opportunità e non per scappare dai problemi. Roddie vide che anche i fratelli sostenevano il nipote, e rifletté sul voler fare un tentativo. Intanto dalla finestra il cielo cambiava colore in continuazione e Roland gli passò la lettera della mamma.
"Va bene, ho capito. Che devo fare?"
"Spiegagli che il suo atteggiamento ti fa male, e che tu non vuoi che si estranei per sempre dalla famiglia. È questo che ti massacra no? Come a tutti. Anche la mamma aveva fatto una scenata dopo quel discorso sul voler trovare nuovi orizzonti, Egan non ha idea di quello che può distruggere andando via così".
Egan sarà anche stato il Lestrange più complicato della famiglia, ma era anche abbastanza maturo da poter instaurare un dialogo. Era più grande di Orion e gli era rimasto vicino nei momenti difficili, avevano sempre fatto comunella anche nei giochi con tutti gli altri fratelli, alla fine quanto poteva essere difficile?
"OK, ci parlo io... " disse alla fine, in fondo riconoscendo che quella minaccia che aleggiava era anche colpa sua, colpa del suo silenzio e della sua incapacità, su quel campo, di affrontare una situazione che poteva avere un risultato negativo. Ma voleva salutare Egan come si deve e fargli capire che gli sarebbe stato vicino.
Sapeva benissimo dove trovarlo, ormai erano tre mesi che si rifugiava nel vecchio stanzino chee ci suoi genitori si erano uniti, un modo per sentirlo vicino alla sua famiglia.
"Egan?"
"Roddie... cosa ti porta qui?"
"Il non riuscire più a stare in silenzio" Roddie chiuse la porta dietro di sé. All'interno quel serpente silenzioso ritornò a farsi sentire minaccioso, piombando dentro i cuori dei due ragazzi pronto a corromperli. Ma loro questa volte non si sarebbero fatti stritolare.
"Egan, io so che presto partirai, che lavorerai a Beauxbatons... e ne sono molto felice ma..." senti il serpente nero stringere con forza, ma resistette "Ma non puoi usare questa via per fuggire dai problemi che hai".
Egan lo guardo allargando gli occhi.
"Quando abbiamo parlato di tuo padre, indirettamente parlavo anche per me stesso. Noi siamo felici del percorso che fai, delle tappe che segui; siamo contenti dei tuoi traguardi, ma a te pare non star bene! Ci allontani; ti rifiuta di parlare, di renderci partecipi della tua vita... e butti fuori anche me dalla tua vita".
Dopo quella frase, paradossalmente, il serpente parve perdere forza e dimensioni, e l'aria severo alleggerirsi. Egan non poté credere alle proprie orecchie, Roddie gli aveva sbattuto in faccia e con molta franchezza il suo difetto più grande: il silenzio.
"Come puoi pensare che ti sosteniamo se parti prevenuto a tal punto da non volerci nemmeno coinvolgere?"
"Io non... credevo".
"Ricordi cosa ti ho detto di tuo padre? Lui è fiero di te dal giorno in cui sei nato ma se tu gli impedisci di dimostrarlo, non lamentarti se poi non avverti la sua vicinanza!"
Era vero, ogni parola era vera. Egan sapeva benissimo che quello era uno stupido modo per eclissare, ma l'averlo avuto davanti con lo zio gli diede una visione del tutto diversa: una visione sbagliata.
"Hai ragione... hai ragione su tutto. Sono stato uno stupido a escludervi, non volevo una il giudizio... non lo reggo".
"Ma noi siamo la tua famiglia, non verrai mai giudicato".
"Quindi... è così? Questa oscura sensazione è colpa mia?"
Roddie scosse la testa, non era solo colpa sua, era colpa di tutti. Era colpa del loro orgoglio, del loro silenzio, del loro modo superficiale di vedere le cose. Ma loro erano una famiglia, in loro c'erano legami indissolubili che avrebbero camminato in eterno. Adesso Egan lo sapeva fino in fondo, lo vedeva dagli occhi di Roddie e per la prima volta aveva voglia di confrontarsi con il mondo. Il serpente sparì del tutto e l'aria si rinfrescò di colpo, ogni traccia di rabbia e rancore era sparita.
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