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Di entrambi i discendenti di suo fratello Antheo, Roddie aveva sempre manifestato una velata preferenza verso Egan. Avendo ereditato il carattere pacato e tranquillo di sua madre Béatrice, si era sempre tenuto lontano dai guai e si era sempre comportato un modo responsabile verso i più piccoli. Era piuttosto ironico sapere che Orion, Roland, Roddie e Rabastan erano stati intrattenuti e accuditi proprio da lui, essendo il più grande di tutta la successione, e questo aveva portato loro a trovare un'invidiabile intesa segreta. Con l'impiego del nipote, inoltre, Roddie aveva acquistato una grande opportunità: spesso nelle ore vuote si ritrovavano insieme per sessioni di studio e ripetizioni seppur non necessarie; era come un loro linguaggio in codice, il mago che più si avvicinava al carattere di sua madre e al suo standard di compagnia. Grazie a Egan era sempre riuscito a sorprendere sua madre con regali inaspettati, quando gli mancava la fantasia ma ci teneva lo stesso a farla felice.
Quella mattina, dunque, non fece altro che ripetere lo stesso schema di sempre: dopo le prime tre ore si dirigera in biblioteca per aspettare Egan, nel caso non fosse ancora arrivato. Era abituato ad aspettare, sapendo che il nipote forse un insegnante e che quindi, diversamente da Roddie, non godeva della stessa quantità di tempo libero. L' attesa però si rivelò più lunga del previsto: Egan non si trovava in aula come sempre, ma nell'ufficio della preside. Minerva, dopo averlo fatto accomodare, si sedette sospirando molto lentamente. Era una mossa già vista per il giovane: il lento sospiro e lo sguardo basso mentre prendeva posto dietro la scrivania aveva una sola traduzione: guai in vista.
Qualcosa in effetti lo aveva notato anche lui, un'aura insolita avvolgere la scuola come dentro una cortina invisibile e impenetrabile. Un effetto del genere lo aveva sempre provocato la presenza dei Dissennatori, ma adesso quelle creature erano state debellate ed erano scomparse dalla circolazione.
"Per prima cosa voglio che tu sappia che non ho intenzione di accusarti di nulla" lo disse con una nota agitata nella voce, quasi avesse fretta di portarsi sulla difensiva.
"Non ho certo pensato a questo" mormorò Egan mantenendo una calma che avrebbe sorpreso chiunque, "Credo però di sapere di cosa vuole parlarmi".
"La sola cosa che adesso mi preme, signor Lestrange-Black, é che questa cosa non esca dal mio ufficio per il momento. Non finché non saremo certi di cosa si tratta".
"Lo dice come se fossimo in pericolo tutti" disse Egan incalzandola. Quel ragazzo era incredibile: era capace di metterti in difficoltà mantenendo la più completa serenità, un predatore travestito da preda come sua madre, capace di colpire nel punto giusto come suo padre.
Minerva McGonagall aveva sempre avuto per quel ragazzo un atteggiamento tra il diffidente e il fiducioso: conosceva entrambi i suoi genitori, Antheo e Béatrice erano sempre stati studenti perfetti e invidiabili ma il carattere che avevano sempre celato e che poi si era mostrato durante la battaglia di quel due Maggio le aveva fatto ricalcolare molti fattori. Quindi con il loro primogenito aveva deciso di mantenere un tono pacato ma uno scudo invisibile che la tenesse pronta da eventuali imprevisti.
"Non lo siamo, per ora almeno, e spero non lo saremo mai. Ma se dovesse verificarsi qualcosa di pericolo... voglio poter agire al meglio e in modo tempestivo. Ora, come detto prima, la mia non deve presentarsi come un'accusa, ma voglio chiederti se di questa strana sensazione tu ne sappia qualcosa".
Il cambio di persona non passò inosservato alle orecchie del ragazzo, quest'improvvisa confidenza gli fece saltare nella mente il pensiero che lo stesse segretamente tenendo d'occhio.
"Se la sua domanda, indiretta ovviamente, mira in realtà a sapere se sono io il responsabile o se sto tramando qualcosa, o se sia la mia famiglia... la risposta è no" piazzò davanti a sé una cortina impenetrabile chiudendo mente e cuore, e qualsiasi altro punto debole che potesse essere usato contro di lui. Suo nonno lo aveva preparato: una volta vinta la guerra, per loro ogni scusa é buona per buttarti addosso tutte le colpe.
"Non ho mai pensato a questo, ma felice che lei mi abbia dato la conferma. Ha comunque idea di cosa possa essere?"
"Potrebbe... trattarsi solo di una sensazione passeggiera, nulla di troppo preoccupante. Posso sempre vedere se sia scaturita da qualche sorgente o no, per il resto... non posso dirle molto".
Minerva lo osservò con i suoi occhi stanchi, cercando di vedere nella sua espressione neutra qualsiasi nota di agitazione che potesse tradirlo. Ma Egan mantenne una perfetta espressione innocente, gli occhi leggermente aperti in una sincera sorpresa davanti alle sue domande che nascondevano parzialmente un colpo diretto da lanciare.
"Lei invece ha una vaga idea di cosa possa essere?" la incalzò il ragazzo, risvegliandola dai suoi pensieri e facendola sussultare leggermente.
"Forse... ma come detto prima non voglio tirare conclusioni troppo affrettate".
Roddie picchiettò le dita sul tavolo che aveva tenuto riservato. Aveva controllato l'ora diverse volte, ad ogni minuto stava iniziando a pensare che Egan si fosse dimenticato del loro appuntamento. Non era mai successo che Egan facesse così tardi, forse era stato trattenuto in classe o forse aveva dovuto sostenere una punizione. Una mezza idea di cercarlo gli era passata per la testa, ma non avrebbe voluto essere la causa di un'interruzione imbarazzante. Ma tutti quegli sguardi dei Grifondoro che lo osservavano tra lo scherno e il preplesso stavano iniziando ad innervosirlo e tutto quello che voleva adesso era sparire.
Cercò di distrarsi estraendo dalla borsa il libro di incantesimi, per simulare uno studio individuale. Prese apposta le pagine degli incantesimi più difficili, in fondo avrebbe dovuto rivederli con il nipote, e con quella parte di libro aperta le probabilità di essere disturbato sarebbero diminuite di parecchio. Gli occhi delle due sorelle Victoire e Dominique Weasley lo fissavano ancora, con Teddy Lupin in compagnia. Poté vedere i due grandi bisbigliare qualcosa,forse verso di lui, e cercò di rilassarsi per non dare troppo nell'occhio.
Egan finalmente si fece vivo, alzando lo sguardo Roddie lo individuò appena dopo le prime corise che lo stava chiamando con la mano. Non si fece sfuggire quell'occasione di poter scappare dalle occhiate di quegli antipatici dei Grifondoro.
"Dove sei stato? Ti ho aspettato per oltre un'ora tra un po'".
"Ti devo parlare, ma non qui. Seguimi" il tono sottovoce di Egan lo mise in allerta. Quando faceva così di solito si trattava di una questione urgente.
Annuendo, lo seguì lungo il corridoio principale, incerto sulla meta ma comunque riluttante sul chiedergli dove fossero diretti. Il suo sguardo lo aveva inquietato e sapeva che quando Egan cambiava espressione voleva dire che bisognava stare molto più attenti. Nel migliore dei casi poteva solo essere successo qualcosa nella classe di suo fratello Roland dove il responsabile aveva certamente un nome e un cognome a loro fin troppo conosciuto, ma nel peggiore dei casi... voleva sperare che non fosse in quel range di possibilità. Tutti gli studenti che incrociavano, lì osservavano con uno sguardo indecifrabile: alcuni mostravano una sorpresa decorata con un sorrisetto ironico nel notare quanto Roddie ed Egan presentassero certe somiglianze tipiche dei Lestrange; qualcuno di sicuro pensava lo stesse punendo.
Egan aveva sempre odiato quegli sguardi, occhi accusatori di chi non voleva mai vedere la reale faccia dei fatti; per colpa di quei momenti non erano mai mancate lamentele da parte degli studenti, e lui di tutta risposta era sempre stato costretto o a lasciar correre o a dare loro in un indennizzo per far cadere le accuse di favoritismo, per questo non vedeva l'ora di andarsene da quella scuola.
Si assicurò che Roddie lo stesse ancora seguendo, una parte di lui avrebbe voluto chiamare anche gli altri tre, ma preferiva fare un passo per volta, già che gli era stato chiesto di non parlarne con nessuno e lui aveva già infranto a metà la promessa. La porta in questione doveva essere vicina ormai, ricordava quasi a memoria la distanza e la posizione. Quando scorse il pomello dalla parete, tirò un silenzioso sospiro di sollievo, e aprendo la porta fece entrare il giovane zio guardandosi intorno prima di entrare anche lui.
"Va bene... cosa succede?" chiese Roddie guardandosi intorno. Lo spazio era molto piccolo: una sola scrivania consumata decorava l'ambiente e una finestrella piccola cercava di illuminare quanto più poteva. Era un luogo bizzarro dove conversare, ma a giudicare dalla furtività di tutta la procedura, doveva trattarsi di qualcosa di grosso.
"Se te lo chiedono, nega fino all'ultimo; non dovrei nemmeno parlarti di questa cosa, ma sei l'unico di cui mi posso fidare per ora".
Il parente davanti a sé allargò un sorriso tra il fiero e il sorpreso, sapere di essere l'unica persona di fiducia doveva dare delle belle soddisfazioni, dato che al suo posto avrebbe potuto esserci chiunque altro della famiglia.
"Quindi" continuò Egan, "La preside mi ha fatto venire nel suo ufficio prima, mi ha parlato di una sua strana sensazione. In realtà la sento anche io, quindi ti chiedo di stare attento: da qualche giorno nell'aria sento tracce di Magia Oscura, non so da dove arrivi ma le antenne dei docenti si sono già drizzate".
"Hanno già iniziato a sospettare di noi pur non avendo prove?"
"di voi tre spero vivamente di no, ma la McGonagall mi guardava in quel modo... inconfondibile. Credo sospetti di me o di mio fratello a questo punto, considerando da chi veniamo..."
"E io e i miei fratelli veniamo dall'elemento ancora precedente, quindi... non vorranno davvero fasciarsi la testa prima del tempo spero".
Egan sospirò passando una mano sul volto, lo stesso gesto del padre e del nonno, massaggiando il setto nasale. non voleva crederlo, ma a Hogwarts già avevano tirato le loro conclusioni, e poco mancava al colloquio con tutti i membri e familiari. Ma perché non erano rimasti in Francia quando potevano?
"Per questo ti chiedo di mantenere la calma e il sangue freddo, fai in modo che Roland e Rabastan ne siano a conoscenza ma che la cosa non esca fuori. Troppi pettegoli qui dentro, muri compresi. io ne parlerò a Heiko, e poi manderò una lettera a mio padre, magari è più semplice di quello che penso".
"Facile? Hai appena detto di avvisare Antheo, il Lestrange che più di tutti si è fatto riconoscere. Credo che la situazione si commenti da sola" Roddie inarcò le sopracciglia incrociando le braccia, in effetti era nota a tutti l'incredibile storia dell'erede Lestrange con tutti i suoi scheletri nell'armadio, pure i libri dei maghi famosi ne parlavano, un capitolo anche bello consistente. Anche se adesso pareva aver messo la testa a posto, a casa con la mamma e il resto della famiglia, non bisognava sperare troppo.
Egan dovette riconoscere di aver appena fatto il passo decisivo per farsi arrestare, ammesso che le cose potessero peggiorare velocemente, ma volle mantenere alte le speranze. Chiese allo zio di non dire nulla di troppo diretto, di tenere la cosa per sé salvo parlarne con i fratelli, giusto per dargli un'idea di come difendersi. Lui avrebbe fatto lo stesso, ma una sensazione di inquietudine gli diede la previsione che la parola facile non avrebbe trovato posto.
"Pensi che la scuola sia in pericolo?"
"Mi auguro davvero di no, in realtà. Ma l'aria così corrotta... mi da poche scelte a cui pensare".
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