Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

18 Luglio 2024




[TW:
La storia contiene descrizione di violenza,
abusi, uso di stupefacenti,
riferimenti a morte e suicidio,
menzioni a disturbo del comportamento alimentare]








18 Luglio 2024
Ore 16:37



Manuel fissa le persone intorno: gli sembrano tutti avvolti da una frenesia inutile, da un'euforia che non sa spiegarsi.

C'è il rumore di sorrisi e risate, che va in netto contrasto al silenzio assordante e lacerante che lui sente dentro.

L'aeroporto non è un luogo felice. Forse lo è per chi parte, ma per chi resta, no. Non lo è affatto.

È un posto che simboleggia gli addii, dei saluti forzati prima dei controlli di sicurezza mentre una voce metallica continua a ricordare ai passeggeri di affrettarsi all'imbarco.

«Hai preso tutto? Passaporto? Mutande?». È la voce di Dante a distrarlo.

Manuel sbatte rapidamente le palpebre e torna a mettere a fuoco ciò che lo circonda. Scorge l'uomo dai capelli e barba brizzolata che continua ad esaminare un borsone marrone che riporta una targhetta con su scritto Simone Balestra. La domanda è rivolta a quest'ultimo, che osserva con fare divertito il padre, frattanto che sistema meglio lo zaino che porta in spalla. Ride all'ultima parola e «Sì, ho tutto» esclama. «E se le mutande mi mancano, le posso comprare. Ci sono i negozi anche , sai?».

Scaturiscono ulteriori risate, che coinvolgono anche Anita. La donna affianca Dante, con gli occhiali da sole infilati in testa e un sorriso sincero sulle labbra.

Stanno insieme da due anni, loro.

Manuel si ricorda ancora il giorno in cui gli è stato annunciato, così come il successivo trasferimento alla villetta nelle campagne romane, dallo squallido appartamento che avevano in affitto: sua madre che intraprende una relazione col suo professore di filosofia che ha un figlio - Simone - così da ritrovarsi tutti e quattro sotto lo stesso tetto.

Per due anni.

È stato difficile, per lui: avere Simone intorno ogni giorno, tutti i giorni, e fingere indifferenza.

Per un po', ha creduto persino di farcela.

Del resto, sono stati insieme soltanto una notte.

Hanno litigato, poi ne hanno parlato.

E dopo è finita lì, amici come prima.

È una cosa che è andata bene ad entrambi, hanno mantenuto un rapporto di reciproco rispetto e nulla più.

Così Manuel si è illuso di averla superata, di aver rinchiuso un simile evento in un cassetto di cazzate della vita e via.

Ecco, lo ha sperato, finché una mattina di tre settimane prima, seduti a bordo della piscina appena ristrutturata della villetta dei Balestra, Simone ha annunciato: «Mi trasferisco a Glasgow per l'università».

E Manuel potrebbe giurare di essere morto un po' dentro dopo una simile notizia.

«Oh, ci sei?».

No, non c'è.

Sobbalza quando Simone gli schiocca davanti due dita per riportarlo di forza nel mondo reale. Ci sono ulteriori risate che aleggiano nell'aria e quindi bene, ora si ride di te, cretino.

Manuel lancia un'occhiata distratta a Dante e Anita, che intanto si sono stretti una mano. «Seh, sto qua» borbotta, grattandosi nervoso dietro ad un orecchio.

La madre scuote il capo e ridacchia ancora. «Manca ancora un po' all'imbarco. Andiamo a prenderci un caffè. Volete venire o...?».

«Sono a posto così, grazie» è la pronta replica di Simone che, in seguito, sposta lo sguardo su Manuel, a chiedergli una eventuale risposta. Questo scrolla le spalle e «No, non me va niente».

Anita schiocca la lingua sul palato. «Vabbè, ce aspettate qua?».

«Seh, mà, andate tranquilli».

Dante e Anita si congedano per qualche minuto in quel modo, allontanandosi con le dita intrecciate, verso la caffetteria più vicina che ha prezzi esorbitanti per bevande mediocri.

Rimasti soli, Manuel infila entrambe le mani nelle tasche dei jeans chiari che indossa. Non è bravo con i saluti.

La situazione è resa peggiore dal fatto che deve salutare Simone e non sa se vuole farlo.

Perché lo sa come andrà a finire.

Sa che hanno mille mezzi per tenersi in contatto - WhatsApp, FaceTime, Instagram, Twitter - eppure non crede di essere quel prototipo di persona in grado di mantenere rapporti sociali, soprattutto a lunga distanza.

A volte è capace di passare giornate intere con delle persone, promettere loro di continuare a scriversi e sentirsi e, in seguito, vedere quei volti sparire e quelle possibili relazioni sfumare per dei motivi ancora ignoti.

Ha il terrore che possa accadere lo stesso, con lui.

Lui, che considera il suo migliore amico.

Migliore amico sul quale ha fantasie costanti, ma questo è un differente discorso.

«Oh, tutto okay?» esclama Simone ad un tratto.

Manuel strizza gli occhi. Lo vede che lo fissa con il capo inclinato su di un lato e un mezzo sorriso sulle labbra. «Seh» è l'unica risposta che riesce a formulare.

«Sicuro? Guarda che poi mi monto e penso che quasi ti dispiace che me ne vado».

«Ma figurati!» smorza subito il proprio imbarazzo. «Anzi, meglio. Me prendo la stanza tua che è pure più grande». La sua risata è nervosa, ben lontano da quel suono puro e cristallino che, di solito, la contraddistingue.

È da un po' che Manuel non ride per davvero perché ogni volta che ci prova ad essere sul serio felice, poi nella sua testa si affollano tremila pensieri diversi.

Che forse sta perdendo occasioni, che forse dovrebbe fare qualcosa, che forse quel rimaniamo amici è una mera presa in giro e lo sanno entrambi.

Che in quei ultimi due anni, Simone è uscito con altri ragazzi, ci è andato a letto e lui, da bravo stupido, gli ha dato persino consiglio sui primi appuntamenti.

Che Manuel pure ci ha provato a frequentare altre persone: ragazze e ragazzi. È sceso a patti con sé stesso, ha ammesso di fronte ad un specchio di essere bisessuale, anche se non ne ha mai parlato con nessuno come se una simile confessione non avesse importanza.

Come se dirlo a Simone non avesse alcuna rilevanza.

Stupido.

«Ah, giusto, ovvio» esclama proprio Simone, scuotendo il capo.

Manuel si pizzica piano il labbro inferiore. «Ma sei sicuro?».

«Di cosa?».

«De annà a studiare in Scozia. Cioè - che vuoi fà, medicina, no? Ce stanno buone facoltà pure qui, voglio dire - stavi più vicino».

«C'è mia madre in Scozia».

«Beh, qui ce sta tuo padre».

Qui ci sono io.

Il sorriso che Simone ha mantenuto sul volto cambia, si ricopre di un sottile velo di malinconia. «Non è lo stesso» sussurra. «E poi ci sono un sacco di opportunità all'estero».

«Seh, come dici tu» Manuel taglia corto e finge un colpo di tosse. Si sente persino stupido ad aver tentato di dissuaderlo da quella partenza - che tanto non avrebbe senso, per cosa dovrebbe restare? Lui non gli ha mai dato nulla per costringerlo a restare.

Dante e Anita fanno ritorno dopo dieci minuti scarsi perché «C'era pochissima coda». Ne occorrono altri quindici prima che il volo per Glasgow venga annunciato.

Simone si affretta a salutare dapprima il padre, con un lungo abbraccio e ulteriori raccomandazioni di chiamare appena arriva, e uno altrettanto diramato nel tempo con Anita, che versa qualche lacrima di commozione e gli augura solo cose belle.

Manuel rimane un passo indietro, in disparte. Con gli abbracci - e in generale il contatto fisico - nell'ultimo periodo non ci va molto d'accordo.

E poi con Simone sopraggiunge pure un altro discorso, più complicato.

Decisamente più complicato.

Pertanto, quando l'altro ragazzo osa soltanto sporgersi nella sua direzione, Manuel finge un colpo di tosse e scrolla le spalle, borbottando a mezza voce: «Buon viaggio, allora».

Simone non fa notare di esserci rimasto un briciolo male. Maschera la delusione con un finto sorriso di circostanza e un «Grazie» a stento udibile. Si morde piano il labbro inferiore, poi raccatta il borsone di finta pelle marrone che ha poggiato a terra - la valigia più grande l'ha già imbarcata al check-in - e indietreggia, per recarsi verso i controlli di sicurezza.

Manuel segue la sua figura con finta distrazione - finta poiché la sua attenzione è del tutto concentrata sulle spalle larghe dell'altro ragazzo ricoperte da una camicia a righe verticali bianche e blu, le sue gambe toniche fasciate da un pantalone beige chiaro, i suoi ricci che sono cresciuti un bel po' negli ultimi mesi e non ha intenzione di tagliare.

Trattiene il respiro. Il ritardo di un volo viene annunciato in quel preciso istante.

Serra i pugni lungo i fianchi. Per un attimo si chiede che reazione avrebbero Dante e Anita se sapessero cosa è accaduto tra di loro, se sapessero quel che lui prova o quello che ha provato Simone e che adesso, magari, è svanito.

Sono pensieri transitori e privi di senso che scaccia via con rapidità, la stessa con la quale esclama «Simó?».

L'altro ragazzo si ferma al suono della sua voce. Compie mezzo giro su sé stesso. Fa appena in tempo a rendersi conto di ciò che sta accadendo che Manuel gli si è avvicinato in poche falcate e gli si butta addosso; lo stringe in un abbraccio, sollevandosi di qualche centimetro sulla punta dei piedi. La loro differenza d'altezza non è molta, pressoché nulla, però c'è.

Simone ci impiega qualche secondo a reagire, a metabolizzare quell'abbraccio. Si perde nel suo profumo di borotalco e agrumi, nel calore che il suo corpo emana quando gli posa i palmi sulla schiena e ricambia la stretta.

«Vedi de chiamà quanno sei lì» sussurra Manuel ad un suo orecchio. «Se no salgo su un aereo solo pe' menarte».

Simone abbozza un sorriso. «Ti chiamo due volte al giorno».

«Pure tre». Manuel si distacca in quel momento, nolente. Lo fa in maniera lenta, col cuore che gli batte nel petto in modo fin troppo accelerato.

C'è un momento, un brevissimo istante in cui i loro visi sono vicinissimi, a distanza di un bacio.

E Dio, se solo avesse un briciolo in più di coraggio, lo bacerebbe per davvero.

Manuel premerebbe la bocca su quella di Simone, chiedendogli se quello vale per restare.

Eppure non lo fa.

In quella scena che va a rallentatore, si stacca e fa un passo indietro.

Lo lascia andare via.

Verso i controlli di sicurezza, su un aereo che lo porterà a più di mille chilometri di distanza.

Lo lascia andare via perché, a quanto pare, è l'unica cosa che gli riesce bene.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro