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La vita nel campo

Il campo non è casa, ma è l’unico posto che abbiamo. Ogni giorno, quando il sole sorge e l'aria calda ci avvolge, il primo pensiero che mi viene in mente è sempre lo stesso: resistere. Resistere per un altro giorno. Non è tanto la speranza che mi spinge a lottare, ma la consapevolezza che, se cadiamo, non ci rialziamo più. Non ci sarà più un altro giorno.

Il rumore dei passi sulla sabbia è l’unico suono che sentiamo, a parte il mormorio della gente. Ci muoviamo come automi, abituati a quella routine che ci tiene in vita, ma che allo stesso tempo ci svuota. Le tende sono polverose, strappate in alcuni punti, ma sono un rifugio, per quanto misero. Ogni volta che entro in una delle piccole stanze improvvisate, l’odore di sudore, di cibo stantio e di polvere mi colpisce come un pugno allo stomaco. Ma non posso permettermi di pensare troppo a questo. Devo continuare a guardare avanti.

Milus è sempre il primo a svegliarsi. Ha solo quattordici anni, ma in lui c'è una determinazione che non avrei mai immaginato. Non si lamenta mai, nemmeno quando il sole brucia la pelle e la polvere ci entra negli occhi. Mi preoccupa, però. A volte, quando lo guardo, vedo una luce nei suoi occhi che mi fa pensare che, forse, lui sta vivendo tutto questo in modo diverso. Lui, forse, è ancora capace di sperare. Io non so più cosa significhi.

Il mio compito principale è cercare cibo. Ogni giorno, io e Alis ci spostiamo in cerca di qualcosa da portare indietro. Non è mai abbastanza. Ma ogni piccola cosa che troviamo diventa oro. Una scatola di riso, qualche verdura secca. Non è molto, ma è ciò che ci permette di respirare ancora per un po’.

Alis è diverso da me. Non ha la stessa rabbia che mi consuma dentro. Lui non guarda il mondo con gli occhi di chi ha già perso tutto. Non lo capisco, ma forse è proprio per questo che riesce a mantenere una calma che io non ho più. "Non possiamo vivere in questo modo per sempre," gli dico spesso, ma lui non risponde. Mi guarda con quei suoi occhi che sembrano vedere qualcosa che io non riesco a capire.

Una volta, nel tardo pomeriggio, ci siamo seduti vicino alla recinzione del campo. Lì, tra le rovine, c’è una piccola zona dove il vento sembra più fresco e la sabbia si posa in modo diverso, quasi come se fosse un altro mondo. "Ti sei mai chiesta cosa ci sia oltre le mura?" mi ha chiesto Alis, guardando lontano.

Non sapevo cosa rispondere. Ogni volta che mi pongo questa domanda, mi trovo sempre nella stessa risposta: il nulla. Ma dentro di me, una parte più piccola, più nascosta, spera ancora che ci sia qualcosa. Forse solo un sogno. Una speranza che non voglio lasciare andare.

"Se ci fosse una via d’uscita, pensi che la troveremmo?" Gli chiedo, ma le parole sembrano inutili. Non c'è via d'uscita, lo sappiamo entrambi. Ma c'è una parte di me che ha paura di accettarlo.

La giornata si trascina lentamente. Le ombre diventano più lunghe e la temperatura scende, ma non c’è mai un vero sollievo. Le notti sono fredde, ma mai tranquille. I rumori dal campo vicino ci ricordano che non siamo mai al sicuro. Ogni tanto, sentiamo le urla di qualcuno che si ribella, ma non ci sono più ribelli, solo ombre che cercano di sfuggire a un destino che non lascia scampo.

Quella sera, mentre camminavo verso la zona dove ci ritrovavamo per mangiare insieme, un pensiero mi attraversò la mente: per quanto tempo possiamo vivere così? Per quanto tempo possiamo fingere che la nostra vita abbia ancora senso, quando ogni passo ci avvicina sempre di più a una fine che non possiamo cambiare?

"Esmes!" mi chiamò la voce di Milus, strappandomi dai miei pensieri. Non mi rispose nemmeno, lo trovai già seduto a terra, con gli occhi che fissavano il fuoco acceso nel piccolo braciere. Quella sera non c'era nulla di speciale. Solo una sera come tante altre, nella quale la speranza, per quanto piccola, continuava a vivere nei nostri cuori.

Eppure, nonostante tutto, io e Milus ci guardavamo come se fossimo ancora capaci di lottare. Anche se dentro di me sentivo che qualcosa stava cambiando, che il nostro tempo nel campo stava per scadere.

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