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Capitolo 3

Re Maximilian


Li avevo in pugno, pensai, mentre seduto sulla sedia della biblioteca, guardavo il sole scomparire per lasciare il posto al buio.
Erano nelle mie mani e avrei potuto farne ciò che volevo. Mi ero divertito a vederli credere ad un test che non esisteva. Avevo gioito quando, uno ad uno, avevano superato le prove ed erano giunti, addirittura, ad uccidersi per una selezione che, in realtà, selezione non era.
Domani, sì, domani gli ultimi trentadue ragazzi rimasti sarebbero stati prelevati e condotti in laboratorio. Mi resi conto che ormai era giunto il momento di terminare i giochi ed agire. Non so come fossi arrivato a quel punto, ma il momento di disperazione e caos, subito dopo l'ultima guerra, mi aveva aiutato a prendere il sopravvento e a regnare. Certo, ce l'avevo fatta grazie anche al piccolo aiuto di Edwin e alla sua mente straordinaria. Aveva capito che potevamo far inginocchiare al mio cospetto chiunque, e tutto grazie la scienza.
Era stato così semplice per Edwin creare un'entità che agiva sulle menti, disarmandole e intrappolandole. Edwin era un genio e non so il perché, ma mi aveva seguito e dato il suo appoggio in quel piano assurdo, anche se non era del tutto d'accordo sul sacrificare i ragazzi. Fosse stato avrebbe prelevato un po' di sangue ciascuno e un po' per volta, magari glie l'avrebbe chiesto anche con gentilezza, come atto volontario per aiutare tutti a vivere in ambiente ostile. Il problema è che erano stati rinchiusi per troppo tempo fra quattro mura e il responsabile della loro clausura ero io. Nessuno di loro ci avrebbe aiutato di sua spontanea volontà, e lo sapeva ormai anche Edwin.

E poi io non ero certo il tipo da lasciarli in vita. Una volta trovata la cura, usata su cavie umane e confermata la sua efficacia curativa, li avrei sterminati tutti. Non sapevo cos'altro farne e mi sarei occupato di persona di Esmes Flight. Ogni volta che poggiavo gli occhi su quella ragazza, mi tornava in mente suo padre e il suo tradimento. Aveva i suoi stessi occhi e la sua stessa faccia di bronzo, e visti gli ultimi avvenimenti, sotto sotto, aveva anche il suo stesso carattere. Timida e insicura, in realtà, nascondeva un lato coraggioso e temerario, proprio come suo padre ( non ricordo il nome).Mi alzai in piedi e iniziai ad andare avanti e indietro, a testa china, mentre i ricordi si fecero strada nella mia mente."Uno, due, tre, quattro... diciotto, diciannove, venti! Max, sto venendo a prenderti!", gridò la voce di un bambino.


To be continued ...

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