31.
If you're ready, heart is open
I'll be waiting, come find me
If you're certain for forever
I'll be waiting, come find me
-Find me, Sigma
Era stata una giornata iniziata troppo presto e finita troppo tardi.
Ero rientrato a casa alle due del mattino ed ero finalmente riuscito a stendermi dopo una doccia fatta al volo per cercare di levarmi di dosso tutto il malumore accumulato, ma i miei piani di fare un bel sonno ristoratore non stavano andando a buon fine.
Volevo dormire, lo volevo disperatamente, ma quello scampanellio me lo impediva.
Mi alzai incazzato come una iena e andai ad aprire, pronto a mettere le mani addosso a Tiziano.
Chi altro avrebbe potuto essere così cretino da suonare il campanello e tirare pugni alla porta a quell'ora?
Il suo sorriso ubriaco m'investì come aveva sempre fatto.
«Sono a casa», biascicò entrando.
«Questa non è casa tua».
Mi fissò stranito, poi iniziò a cercare chissà che.
«Come no? Ma...», guardò dietro al divano, poi sotto al tavolo e in uno dei pensili della cucina. Alla fine mi indicò e fece la faccia più entusiasta del mondo. «Eccoti! Ci sei tu qui, no? C'è Domenico. E dove c'è Domenico per me è sempre casa», mormorò a un centimetro dalle mie labbra.
«Sei ubriaco».
«No. No, okay, sì, però ti devo dire una cosa. Domenico, guardami bene, perché adesso sarò lucido un momento per dirti la cosa più importante di tutte. Mi guardi, per favore?»
Teneva il mio viso stretto tra le mani e aveva un'espressione serissima.
«Ti sto già guardando».
Ti guardo da sempre, avrei voluto dirgli.
Lui annuì, poi posò un bacio leggero sulle mie labbra e parlò: «Io ti amo sempre, anche quando dico di no».
Non avrei voluto piangere, non davanti a Tiziano, ma le sue parole ebbero un effetto devastante su di me.
Non lo vedevo dalla sera dell'inaugurazione del Black Academy di quasi due mesi prima, e in quei cinquantasette giorni lo avevo immaginato insieme a quella ragazza mentre viveva la sua vita in tutta tranquillità.
Invece ora me lo ritrovavo davanti, ubriaco abbastanza da dirmi che mi amava.
Lo aveva fatto così bene che mi sembrò persino reale.
«Tu devi aspettarmi, perché hai promesso che non ti stuferai e hai detto che noi siamo un punto e virgola, mai un punto. E devi aspettarmi perché se so che mi aspetti, io ce la faccio. Hai capito?»
«A fare cosa?»
«Ad andare avanti, a sopportare tutto».
Sentii una morsa allo stomaco e arrancai.
Era come se avessi cercato di costruire una barriera intorno a me. Un muro che doveva servire a proteggermi il cuore, in cui ogni mattoncino era stato posizionato da mani tremanti e poco convinte.
Ma di fatto c'era, era lì e faceva il suo lavoro discretamente, fin quando non arrivava Tiziano a buttarlo giù con una parola demolitrice che spaccava tutto e allo stesso tempo ricuciva ferite.
Era possibile? Esistevano parole che potevano annientarti e farti rinascere nel medesimo istante?
E perché le conosceva tutte lui?
«Lo so cosa pensi, perché io e te pensiamo con la stessa testa», insinuò davanti al mio silenzio.
«A cosa penso, allora?»
«Che ti ritengo un capriccio. Che vengo qua ogni tanto, quando ho paura di perdere un amico che è con me da sempre. Che non sei abbastanza, altrimenti avrei fatto di più per tenerti con me».
Abbassai la testa e lui me la fece rialzare, lentamente.
«Dome, tu sei troppo. Sei così... tutto, che nel novantanove percento del tempo sono convinto di non meritarmi neanche la metà di uno come te. Ma sono un egoista di merda e ti voglio lo stesso».
Ah, Tiziano.
Che quando beveva parlava chiaro e tondo anche delle cose sporche, come i sentimenti che provava per me.
Tiziano che mi baciava, che faceva quattro ore di treno per vedermi, che affogava gli occhi nei miei e non voleva tornare più a galla.
Tiziano delle notti passate a chiacchierare, a fare l'amore e a giocare.
Non c'era spazio che per lui, nella mia testa, ma lui si considerava ancora un egoista perché ogni tanto decideva di venirmi a prendere.
Io, invece, aspettavo quegli attimi come una boccata di ossigeno dopo una vita vissuta nello smog.
Eravamo sbagliati, lo sapevo io e lo sapeva anche lui.
Non era così che doveva essere l'amore.
Non si poteva limitare tutto a un incontro ogni due o tre mesi, con il nulla nel mezzo o, peggio, con una mancanza che sembrava farmi scricchiolare le ossa.
Eppure era quello che stavamo costruendo io e lui.
Eravamo stati amici, anzi, fratelli per una vita.
Avevamo passato tutto il nostro tempo libero insieme, vivendo quasi in simbiosi e ora ci ritrovavamo così, senza sapere quando sarebbe stata la prossima volta che ci saremmo visti o cosa facessimo nei tempi morti delle nostre giornate.
Non certo quella che si potrebbe definire una relazione sana.
«Dimmi una cosa, Dome».
«Cosa?»
«Se non fossimo noi, se non fossi io, accetteresti un rapporto così?»
«No».
«E allora perché con me lo fai?»
«Perché un giorno avrai il coraggio di venire da me anche da sobrio. Usciremo a fare una passeggiata e mi terrai per mano fuori, in mezzo alla gente, fregandotene dei loro giudizi. Mi presenterai come merito, parlerai di me nei termini che merito e mi tratterai come merito. Mi dirai che mi ami senza avere bisogno della scusa di essere stato ubriaco. Arriverai e mi darai un bacio. Oppure no, magari saremo una di quelle coppie che si bacia poco e chissenefrega, andrà bene lo stesso perché l'avremo scelto insieme, mica solo tu. Arriverà quel giorno e ti guarderò pensando che ne è valsa la pena».
Tiziano sorrise in modo triste, quasi malinconico, come se gli mancasse qualcosa che ancora non c'era stata, perché sapeva che avrebbe continuato a non esserci.
«Andiamo a dormire?»
Annuii e mi avviai verso la camera da letto.
La mattina dopo mi svegliai sentendo il suo sguardo addosso e me lo ritrovai di fronte, una mano appoggiata al mio viso e il pollice che mi accarezzava pigramente la guancia.
«Ti ricordi quel compito che ci aveva dato la maestra di Italiano, alle elementari?», chiese con voce roca.
Schiarii la mia e mi domandai se non fosse ancora ubriaco.
«Le elementari sono durate cinque anni, ce ne ha dati parecchi, sai com'è...»
Lui rise.
«Quello sugli occhi».
«Me lo ricordo, sì».
«Quella volta avevo fatto una ricerca in biblioteca. Gli occhi marroni sono i più comuni. Circa metà della popolazione li ha così».
Che razza di vanitoso. Sapevo già dove sarebbe andato a parare, risi e scossi la testa.
«Quindi?»
«Quindi i tuoi li riconoscerei comunque. In qualsiasi parte del mondo, anche con una maschera addosso, i tuoi occhi riuscirei a trovarli. Riuscirei a trovare te, ovunque».
Il fiato mi si spezzò in gola.
Non era questo che pensavo avrebbe detto.
Ero certo che avrebbe fatto una battuta su quanto i suoi occhi, al contrario dei miei, fossero speciali, rari.
Invece lui se n'era uscito così, con una cosa simile a un pugno nello stomaco e ora mi guardava come se non avesse detto niente di ché.
«E allora vienimi a prendere».
«Non ce n'è bisogno. Mica dobbiamo andare da qualche parte! Perché, tu pensi che dovrai venirmi a prendere, un giorno?»
«Credo più che ti dovrò portare, a te e ai tuoi stupidi occhi rari e azzurri».
Tizio rise di nuovo.
«Portare? E dove?»
«Ovunque. Fosse per me, i tuoi occhi li porterei ovunque. In ogni posto bello che merita di essere visto».
Tiziano annuì, con l'espressione in volto di chi sta sognando il futuro, e a me si formò un nodo in gola.
Sognava.
Stava lì e sognava.
Non gli passava neanche per la testa che tutto quello che stava immaginando avrebbe potuto viverlo davvero, se solo avesse voluto.
«A un certo punto sarai pronto. Prenderai un bel respiro e farai il primo passo», gli dissi.
«E dove andremo?»
Amavo quando parlava così, al plurale.
«Chissenefrega di dove andremo. Partiremo da qualche punto e non ci fermeremo finché non avremo visto tutto».
Sorrise ancora e lessi gratitudine nel suo sguardo. Forse per le promesse che facevo, forse per le speranze che gli davo, forse perché ero ancora lì, al suo fianco; e io mi sentii in colpa.
Nonostante sapessi che tutto dipendeva esclusivamente da lui, mi sentii comunque in difetto per non avere in mano nessuna certezza da offrirgli.
Nessuna, tranne una: finché Tiziano mi avrebbe voluto con sé, io non lo avrei mai lasciato.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro