11.
I'm thinking 'bout people fall in love in mysterious way
Maybe it's all a part of plan
I'll just keep on making the same mistakes
Hoping that you'll understand
-Thinking out loud, Ed Sheeran
Al contrario della camera da letto di Tiziano, che mi piaceva così tanto, la mia mi era sempre sembrata anonima, fredda, spenta.
Un pomeriggio d'estate, mentre ero steso sul letto con gli occhi rivolti al soffitto bianco, decisi che tutto quel candore non faceva più per me. Non mi bastavano più i ciuffi o le tinte, volevo colorare anche il resto del mondo che avevo attorno.
Mi infilai un paio di jeans e una maglietta pescata a caso dall'armadio e mi diressi in ferramenta. Tornai circa mezz'ora dopo col mio bottino tra le mani: diversi barattoli di vernice e tanti, tanti pennelli.
Raccattai da casa quanti più giornali riuscii a trovare, per fortuna mio padre era uno di quelli che non buttava mai niente, quindi la carta per il pavimento e i mobili non scarseggiava di certo.
Riuscii a coprire tutto in poco tempo; c'è anche da dire che non avevo poi chissà quante cose, in camera, e che non era nemmeno tanto grande.
Quando ebbi finito mi fermai a riflettere un attimo: avevo scelto colori e pennelli, ma non avevo idea di che disegno avrei potuto rappresentare. Il soffitto era una cosa che avrei visto spesso, considerando che di frequente mi stendevo sul letto con gli occhi all'insù a pensare o a ripassare mentalmente gli argomenti sui quali mi avrebbero potuto interrogare nei giorni a venire. Volevo disegnare qualcosa che mi piacesse, qualcosa che non mi avrebbe stancato da lì a poco.
Aprii i barattoli di vernice e ne versai un po' in ogni recipiente che avevo acquistato. Blu, turchese, rosso, bianco, azzurro, verde, giallo. Avevo un arcobaleno a disposizione e nessuna idea su cosa creare.
Proprio in quel momento il mio telefono emise un bip; riconobbi la suoneria di Tiziano e aprii la notifica, ovvero un vocale in cui mi chiedeva se la sera sarei uscito con Nicolò o se mi andava di accompagnarlo al Settantotto, un pub dove ci sarebbe stato un tributo a Lucio Battisti.
Ed ecco una delle poche cose su cui non andavamo poi tanto d'accordo: lui amava i cantautori italiani, io ascoltavo solo gruppi e cantanti stranieri. Non so perché, ma a quell'età avevo la convinzione che la musica italiana facesse abbastanza schifo; si sa, a diciassette anni si è spesso degli idioti.
Risposi a Tizio che lo avrei accompagnato volentieri, poi decisi che sarebbe stato opportuno avere almeno un'idea di chi fosse questo Lucio di cui sentivo tanto parlare anche da mio padre.
Feci partire una playlist mista su youtube e ripresi a guardare il soffitto, il gomito appoggiato a uno scalino della scala a libro che avevo preso dalla mansarda e gli occhi pieni di bianco.
In un mondo che non ci vuole più
Il mio canto libero sei tu
E l'immensità si apre intorno a noi
Al di là del limite degli occhi tuoi
Intinsi le setole nell'azzurro e iniziai a dare pennellate su pennellate in un ritmo quasi frenetico, nervoso.
Nasce il sentimento, nasce in mezzo al pianto
E s'innalza altissimo e va
E vola sulle accuse della gente, a tutti i suoi retaggi indifferente
Sorretto da un anelito di amore
Di vero amore
Bianco. Ci voleva del bianco per riuscire a schiarire un po' quell'azzurro. Era troppo... azzurro, troppo intenso. Io volevo qualcosa di più chiaro, quasi trasparente.
In un mondo che prigioniero è
Respiriamo liberi io e te
E la verità si offre nuda a noi
E limpida è l'immagine, ormai
E blu. Mi mancava del blu. Avevo bisogno di farci qualche striatura, qualche graffiatura che spezzasse quel colore che era così tanto, così familiare.
Nuove sensazioni, giovani emozioni
Si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s'alza un vento tiepido d'amore
Di vero amore
Sbattei le ciglia ripetutamente e mi sentii sopraffatto da quel tetto che mi ero creato, da quei colori che erano così importanti, per me, ma che facevano così paura se dipinti su una superficie.
Era come avere una verità scritta nero su bianco davanti ai miei occhi, e davanti ai suoi.
Intinsi di nuovo il pennello, ma stavolta lo feci nella vernice nera. Coprii tutto: il colore delle sue iridi, quello delle pagliuzze blu, tutto.
Non doveva rimanere traccia di quello che avevo appena fatto, di quello che le mie mani avevano iniziato senza che io fossi nemmeno d'accordo.
Cancellai i suoi occhi e dipinsi un mare scuro, un mare notturno che non mi avrebbe mai ricordato Tiziano.
«Ammazza che allegria!»
La sua voce all'improvviso mi fece spaventare così tanto che persi l'equilibrio, già precario di suo su quella vecchia scaletta.
Tiziano mi afferrò al volo e finimmo stesi sul pavimento, mentre la sua risata sguaiata tagliava la tensione che, evidentemente, solo io sentivo crescere tutt'intorno nella stanza.
Mi alzai immediatamente da quella posizione pericolosa, io sopra di lui, e risalii sulla scala per evitare di guardarlo in faccia. A dire il vero, volevo anche controllare di non aver lasciato nessuna traccia dell'azzurro di prima.
«Che ci fai qua?», domandai non appena riuscii a riprendere fiato.
«Ti sono venuto a prendere. Non dovevamo andare a vedere il tributo?»
Mi voltai di scatto verso l'orologio e constatai che erano già le nove di sera. Non mi ero davvero reso conto che fosse passato tutto quel tempo.
«Vado a farmi una doccia al volo e andiamo, okay?»
Tiziano annuì poi riprese a guardare il soffitto.
«Che cosa dovrebbe venire fuori da... questo?», chiese mentre col dito indicava il nero sopra di sé.
«Il mare di notte», risposi in un mezzo balbettio.
«E perché?»
Mi sfilai i vestiti e li appoggiai sopra la sedia, il respiro accelerato e le guance che mi stavano andando a fuoco.
Aveva usato quel tono, quello che gli veniva fuori quando già sapeva la verità, ma voleva sentirla uscire dalle mie labbra.
«Perché sì», dissi soltanto.
Tiziano indietreggiò e finì con l'appoggiare la sua schiena alla mia, creando una scarica elettrica in me che non avrei nemmeno saputo spiegare.
«Il mare è pericoloso. Sembra sempre limpido e invece nasconde tante di quelle cose giù, in fondo... È brutto, il mare. Dipingi un bel cielo. Un bel cielo di notte, con tante stelle a illuminarlo. Dipingi un cielo, okay?»
Strinsi le mani attorno allo schienale così tanto, che a un certo punto iniziarono a dolermi.
«Okay», dissi prima di avviarmi a passi svelti verso il bagno.
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