Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo V

Nei giorni successivi Ella aveva letteralmente bombardato Jasmeen di domande sugli Imperiali. La ragazza bionda aveva trascorso ore a spiegare alla curiosa Guardiana quante più cose possibili del suo mondo, dissipando ogni più piccolo dubbio.

- In che modo vi spostate?

- Usiamo treni, navi, carri, aerei...

- Come passate le giornate?

- Beh... Lavoriamo, parliamo, giochiamo, andiamo...

- Che rapporti avete con le creature del Vortice?

- Alcuni collaborano con noi, altri ci odiano, altri ancora ci ign...

- Come fate a sopravvivere senza ali? Non vi sembra strano non poter volare?

- No, ci siamo abituati.

- Hai mai visitato la Città? - le aveva chiesto ad un certo punto.

- No mai. Mi sarebbe piaciuto, ma non sono mai riuscita ad accumulare abbastanza denaro.

- Con il tuo lavoro non guadagnavi abbastanza? Facevi la mercante?

Jasmeen era rimasta perplessa a sentire questa frase.

- Perché proprio la mercante?

- Perché è il lavoro che fate voi Imperiali, no?

- Guarda che non tutti gli Imperiali sono mercanti. Alcuni sono commercianti, vendono i beni che i mercanti consegnano loro. Altri sono artigiani, altri agricoltori o allevatori. Altri ancora costruiscono edifici o mezzi di trasporto. Qualcuno si occupa della salute e del benessere altrui.

- Allora tu che lavoro facevi?

- Io e la mia famiglia coltivavamo il nostro terreno e poi vendevamo i prodotti che ne ricavavamo nella nostra bottega.

- Ma mi avevi detto che eri povera. Come è possibile? Avevate un terreno tutto vostro e vendevate ciò che produceva. Dovevate essere ricchi invece.

- La nostra vita, la vita degli Imperiali intendo, non è così semplice. Basta un vento troppo forte e i rami degli alberi si spezzano. Un temporale troppo violento può far marcire le piante, un sole troppo caldo può farle seccare. Noi non abbiamo la magia che ci protegge. L'anno in cui sono salita sul treno le condizioni atmosferiche ci hanno punito. Poi, quando mio fratello si è ammalato, siamo caduti in una miseria ancora più nera. Le medicine che servivano a curarlo costavano moltissimo, ma i miei genitori avevano voluto acquistarle comunque. Sfortunatamente non sono servite a nulla.

Lo sguardo di Jasmeen a quel punto si era fatto più triste. Le fossette del suo viso erano quasi sparite, nascoste da una appena percettibile espressione infelice.

- È stato per questo che i tuoi genitori ti hanno venduta? Volevano più soldi?

- Le cose non sono andate proprio così. È difficile da spiegare. Ella... - aveva poi aggiunto - hai mai assistito alla morte di una persona a te cara?

La Guardiana non aveva capito questa frase. Ricordava che Jasmeen le aveva già detto che suo fratello era morto. Ma non capiva cosa la parola "morte" significasse. Quando Jasmeen aveva chiesto spiegazioni riguardo alla sua ignoranza, lei aveva semplicemente risposto che le guardiane non muoiono. Non aveva aggiunto nient'altro. Non lo aveva fatto perché non sapeva proprio cos'altro dire. E a quel punto aveva preferito smettere di fare domande.

Durante questi giorni Ella aveva anche avuto la possibilità di guardare meglio il treno. Era a dir poco enorme, un autentico labirinto di corridoi e stanze. Oltre alle cuccette e ai vagoni ristorante c'erano molti altri spazi. I primi che aveva visitato erano i bagni. Non assomigliavano per niente a quelli del palazzo delle Guardiane. Erano grandi e bui e non avevano vasche di nessun tipo, solo docce. Venivano usati da molti passeggeri contemporaneamente e al loro interno vigevano regole molto rigide. Aveva visto anche stanze usate come ripostiglio, sale dedicate alla manutenzione, che venivano usate quasi esclusivamente dai macchinisti, strane cabine in cui venivano ammucchiati i bagagli che venivano imbarcati ad ogni fermata, camere da letto con veri e propri materassi, cucine e stanze che contenevano tutto il necessario per le medicazioni. C'erano infine alcune stanze completamente vuote e altre perennemente chiuse, forse perché destinate solo al personale. In ogni spazio chiuso ed in ogni corridoio il cartello delle regole la faceva da padrone. Oltretutto Ella aveva notato che a volte i controllori si avvicinavano al cartello e, tenendo una strana scatola in mano, erano in grado di farvi apparire sopra una nuova lista al posto di quella originale, che conteneva tutte le eccezioni. Tutte queste stanze erano illuminate di notte da luci artificiali, forse mantenute accese grazie alla magia, e di giorno dalle ampie finestre di cui le pareti del treno erano costellate.

Ella era rimasta quasi ipnotizzata proprio da queste finestre, che le permettevano di avere una visione del mondo esterno. Trovava estremamente rilassante fissare i paesaggi che scorrevano veloci sotto i suoi occhi. Effettivamente guardare il paesaggio era stato quasi necessario per Ella. Benché l'amicizia con Jasmeen fosse stata in grado di farla ridere più di una volta, non riusciva a smettere di pensare alle sue sorelle. Il pensiero di casa le riempiva l'anima di angoscia. E le faceva capire che anche i sorrisi dedicati all'amica bionda non erano sorrisi che venivano da dentro. In cuor suo sapeva che nessun suo sorriso sarebbe più stato felice. Qualcosa, dentro di lei, era andato distrutto. La luce che c'era dentro i suoi occhi si stava affievolendo sempre di più.

*****

Erano passati ormai diversi giorni da quando Ella era salita sul treno. Cinque, forse sei. O forse quattro, o dieci. La Guardiana non era stata in grado di capirlo con certezza. Non c'era nessun modo di verificare lo scorrere del tempo e l'alternarsi delle stagioni.

Una volta aveva chiesto a Jasmeen come facessero gli Imperiali a distinguere un giorno dall'altro e lei le aveva spiegato che erano soliti utilizzare delle liste scritte su cui erano elencati i giorni, raggruppati per stagioni. Ad Ella era sembrato strano che non sfruttassero i segni della natura per capire qual era la stagione in corso.

Come ogni giorno lei e l'amica bionda andarono nel vagone ristorante, accompagnate anche da Sara, che nel frattempo aveva cominciato ad abituarsi all'idea di dover dividere la cuccetta con la Guardiana. Ella durante questo periodo aveva capito che il vagone ristorante rimaneva aperto per circa un'ora tre volte al giorno. A quanto pare gli Imperiali mangiavano quotidianamente tre pasti, senza nutrirsi in nessun altro modo fra un pasto e l'altro. Le era risultato molto difficile abituarsi a questi ritmi, ma le regole erano severissime a riguardo, dunque non avrebbe potuto fare altrimenti. L'unico lato positivo di questa situazione era il fatto che ora, fra i cibi disponibili, c'era anche la Alif. Ella non aveva capito come fosse stato possibile che il personale del treno fosse riuscito a ricreare la deliziosa linfa, ma aveva deciso di non porsi troppe domande.

Le tre compagne di stanza si avviarono, vassoi alla mano, verso il bancone che metteva in bella mostra i cibi disponibili. Durante il pranzo Jasmeen e Sara preferivano andare nel vagone ristorante M-540. Era più lontano dalla loro cuccetta, ma anche più grande e frequentato da più Imperiali. Anche Brix e il suo gruppetto di amici si recavano li a mangiare. Anche se avevano continuato, durante tutti i giorni precedenti, a stuzzicarla ed umiliarla, Ella preferiva stare insieme a loro piuttosto che trascorrere questi momenti con creature sconosciute.

Mentre stavano accuratamente selezionando i cibi da consumare un insolito silenzio era calato nella stanza. Solitamente tutti i passeggeri approfittavano del momento dei pasti per chiacchierare, dato anche il fatto che una delle regole proibiva di fermarsi a parlare nei corridoi o nelle cuccette se in gruppi di cinque o più persone. Eppure stranamente tutti i presenti avevano taciuto all'improvviso. Sembravano tutti pietrificati, pareva che avessero persino smesso di respirare, onde evitare l'emissione di un qualunque minimo suono.

- Che succede? - chiese Ella rivolta alle amiche.

Jasmeen non rispose ma, con un cenno della testa, le indicò il motivo di tanto silenzio.

Un ragazzo alto e magro era entrato nella stanza. Aveva i capelli neri e corti e gli occhi molto scuri, un mezzo sorriso spavaldo dipinto su un viso dai lineamenti affilati e un'aria sicura di sé, forse indice di un temperamento dominante. A differenza di tutti gli alti passeggeri del treno, non indossava alcuna divisa e nessun collare indicava a quale categoria appartenesse. Gli abiti che portava erano dei semplici pantaloni neri di cotone spesso, delle scarpe di tela, nere anch'esse, e una camicia bianca con le maniche arrotolate fino ai gomiti.

Stava attraversando la sala con ampie falcate e, al suo passaggio, tutti coloro che si trovavano sul suo tragitto si scansavano in fretta, abbassando lo sguardo. Tutti i presenti, Ella inclusa, avevano smesso di mangiare o di servirsi e avevano cominciato a fissarlo. Sorprendentemente era riuscito a catalizzare l'attenzione su di sé.

- Chi è?

Ella non aveva la benché minima intenzione di starsene zitta e in disparte, ma l'occhiata furente lanciatale da Sara la convinse a tacere.

Il ragazzo continuò a camminare incurante di tutto fino a che non uscì dal vagone, dalla parte opposta rispetto a quella da cui era entrato. Solo a quel punto i passeggeri ripresero le loro attività. Sembrava che l'intero vagone avesse preso un sospiro di sollievo.

- Ma che sta succedendo? Perché stavano tutti in silenzio? - la voce di Ella suonava impaziente.

Fu Jasmeen a risponderle, con la solita calma che la contraddistingueva.

- Era Daemon. È un Infiltrato. Gli Infiltrati fanno parte del personale del treno, possono andare ovunque vogliano, possono persino scendere in qualunque momento. Non sono costretti ad indossare nessuna divisa e girano per il treno terrorizzando tutti. Sono esonerati dal rispettare la maggior parte delle regole. Non devono obbedire a nessuno tranne che ai proprietari del treno, prendono ordini solo da loro. Praticamente qui dentro dettano legge. Non hanno un ruolo specifico. Alcuni di loro si occupano di trattare con gli Imperiali sulla terra ferma, altri procacciano nuovi schiavi. Ma tutti hanno la possibilità di torturare o uccidere i passeggeri che infrangono le regole.

- Che cosa significa torturare?

- Meglio che tu non lo sappia, Ella. Tieniti alla larga dagli Infiltrati, sono pericolosi. E rispettali sempre. Chiunque li fa arrabbiare si pente di essere nato.

L'espressione di Jasmeen si era fatta seria e corrucciata. A quanto pare gli Infiltrati la spaventavano non poco.

Ella si distrasse per un attimo quando scorse una Imperiale in miniatura che la guardava da lontano.

*****

Le tre erano arrivate da poco nel vagone di ritrovo. Sara e Jasmeen chiacchieravano pacatamente con Brix, come facevano quasi ogni sera. Ella, che solitamente li ascoltava senza partecipare, stavolta era intenta ad ammirare i gesti di un gruppetto di quelli che aveva identificato come piccoli Imperiali.

Erano in tutto e per tutto uguali agli Imperiali conosciuti dalla Guardiana, avevano anche la stessa divisa. Eppure si muovevano in modo diverso. Ridevano in modo diverso. Era diverso persino il loro respiro.

- Ella! Renditi utile e vai a chiamare Pauli!

Era stato Brix a parlare, ordinando alla Guardiana di andare ad invitare la brunetta, seduta dall'altra parte della stanza, a partecipare alla discussione.

La Guardiana obbedì senza controbattere. Mentre si avviava nella direzione di Pauline, però, venne distratta da una di quelle buffe piccole Imperiali, che la stava guardando estasiata. Sembrava una specie di versione mignon di Jasmeen, con dei lunghissimi capelli quasi bianchi e degli enormi occhioni verdi. L'unica cosa che la differenziava dalla compagna di stanza era la statura. La piccola Imperiale era alta nemmeno la metà di Jasmeen.

Ella si accovacciò, in modo da ritrovarsi faccia a faccia con la piccoletta.

- Ciao! - disse l'Imperiale con un sorriso.

- Ciao. - le rispose lei con voce pacata - Io sono Ella.

- Io sono Brigitta! Sei una fata?

- No, e tu? Tu sei una fata?

Brigitta scosse la testa sorridendo. Altri Imperiali, piccoli come lei, si erano avvicinati nel frattempo. Sembrava che quelle creaturine fossero a tutti gli effetti i bambini degli Imperiali. Si comportavano come si comportava Ella da bambina. Però, a differenza di quanto succedeva fra le Guardiane, questi bambini erano molto diversi dagli adulti, non nell'aspetto fisico, bensì nell'animo. Sembravano più innocenti. E anche più felici.

- Sapete cosa sono? - Ella si rivolse alla piccola folla di bimbi stretti attorno a lei - Sono una Guardiana. Sapete cosa significa?

Alcuni bambini, Brigitta inclusa, mormorarono un timido "no".

- Io vivo nella Dime, all'interno di un enorme palazzo. Abito lì insieme alle mie sorelle. Noi abbiamo il compito di custodire e proteggere la Dime. Beh... A dire il vero questo non è compito mio, ma delle Anziane. Sono loro che si occupano della custodia del nostro mondo. Io non sono un'Anziana, sono una Figlia. Significa che passo le mie giornate a studiare, ad appendere tutto quello che le Anziane vogliono insegnarmi. Sapete... il nostro palazzo è bellissimo. È grande, pieno di stanze... e... e di libri. È pieno di conoscenza. Ed è circondato da giardini e fontane. E nessun Imperiale può farci del male in alcun modo. La nostra magia ci protegge. Anzi, protegge tutte le creature della Dime.

Le parole di Ella avevano attirato l'attenzione non solo dei bambini, ma anche di alcuni adulti, che avevano cominciato ad ascoltarla con interesse.

- Noi sorelle viviamo in pace, siamo lontane da tutto e solo pochissimi prescelti possono avvicinarsi a noi. I magicanti, ad esempio, hanno il permesso di entrare nel palazzo. Ma gli Imperiali e le creature del Vortice non sono i benvenuti. Indossiamo tutte dei sontuosi abiti bianchi. Le Figlie possiedono abiti corti, quelli delle Anziane invece sono lunghi fino ai piedi. E sapete un'altra cosa? Possediamo delle bellissime ali fatte di piume bianche. Sono forti e maestose e possono portarci dovunque vogliamo. E abbiamo tutte gli occhi azzurri. Talmente azzurri che sembra che il cielo si sia specchiato dentro di noi...

- Perché tu non hai le ali? - un bambino ancor più piccolo di Brigitta aveva coraggiosamente preso parola.

- Le ho perse. E mi mancano. Mi manca molto poter volare. E... mi mancano anche le mie sorelle.

- Allora perché non usi la tua magia? - stavolta a parlare era stata Pauline - Usa la magia per andartene e facci uscire tutti da qui.

Ella abbassò mestamente lo sguardo.

- Non posso farlo. Non potrei neanche se volessi. La magia è una prerogativa delle Anziane. Loro sono le Guardiane che abitano nel palazzo da più tempo e sono le uniche che possono leggere i testi magici. A loro è affidato il compito di istruire le Figlie come me. Ma la strada della magia è lunga, ed io sono solo all'inizio. Non posso aiutarvi, mi dispiace.

Un nutrito gruppo di Imperiali si era raccolto attorno a lei. Sembrava che avessero finalmente smesso di considerarla una bugiarda.

- Ma tu sei una Guardiana! - disse Brix - Sei la creatura più potente del nostro modo. Come puoi non essere in grado di fuggire?

- Guardami! - il tono di voce di Ella si era fatto più duro - Non ho la magia! Non ho più le mie ali! Non ho le mie sorelle al mio fianco! Cosa dovrei fare? Come potrei mai scappare da questa prigione?

- Ma allora perché sei salita sul treno?

Quest'ultima domanda la fece intristire. I suoi occhi azzurri si velarono di lacrime.

- Sono stata ingannata. Una persona di cui mi fidavo mi ha tradita. Mi aveva promesso che mi avrebbe portato a visitare la Città Imperiale. Ma invece mi ha portato alla stazione ferroviaria e, con il più stupido degli inganni, mi ha convinta a salire su questa macchina infernale. E io le ho creduto. Le ho sempre creduto. Le ho creduto perché ho condiviso una parte della mia vita con lei. Le ho creduto perché avrei creduto anche che il mare è asciutto, o che il sole è freddo, se solo questo meschino essere me lo avesse assicurato. Sarei andata persino contro le mie sorelle se... se lui...

Non riuscì a completare la frase. Brigitta le si avvicinò lentamente, tendendole la mano. Ella la strinse con la sua e le due si scambiarono un tenero sorriso.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro