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CAPITOLO 4: IL DORMITORIO E LE DIVISE

Poco dopo che miss Rogers ebbe finito di parlare, la porta dell'aula si spalancò. Con passi lenti e sicuri, fece il suo ingresso nella stanza una donna sulla trentina piuttosto alta dalla corporatura nella media, anche lei dalla pelle rosata. I capelli, biondi, erano legati in una coda da cavallo e i suoi occhi erano color nocciola. A differenza della severa miss Rogers, quella donna sfoggiava un caloroso sorriso ed era vestita in modo radicalmente diverso: indossava infatti un paio di scarpe ortopediche bianche, una maglia bianca a maniche lunghe, una tuta da lavoro blu elettrico fatta a salopette che le copriva le gambe, il petto e le spalle, mentre alle mani aveva un paio di guanti in gomma gialli.

"Buongiorno, professoressa." salutò l'insegnante, facendo un rispettoso segno col capo "I ragazzi sono pronti?"

"Sì, ho detto loro tutto quello che dovevo." replicò la donna "Portali pure ai dormitori."

Miss Rogers si rivolse alla classe, dicendo loro "Ragazzi, questa è Samantha, la collaboratrice scolastica assegnata alla vostra classe."

"Che titolone inutile. In pratica è solo la bidella." fece un ragazzo Trayano, sbuffando.

Fu un istante. Samantha, nel giro di un secondo, aveva raggiunto il ragazzo e afferrandolo per un orecchio l'aveva fatto alzare.

"Ehy, ma..."

Non finì la frase, interrotta da un pesante sculaccione sferrato dalla donna che lo fece sussultare.

"Collaboratrice scolastica. Non voglio sentire quella parola sminuente." lo sgridò, mollandogli poi l'orecchio.

In tutta quell'azione Samantha non aveva mai perso il suo radioso sorriso, il che la rendeva piuttosto inquietante.

Miss Rogers annuì alla scena "Esatto, siete tenuti a portare il massimo rispetto per tutto lo staff dell'Istituto, e questo include anche il personale non docente."

Syril aveva assistito alla scena con la bocca spalancata. Quindi non solo alle insegnanti, ma dovevano portare rispetto perfino alle bidelle? Ma era ridicolo!

Laionel scoccò un'occhiataccia a Samantha ma non disse nulla, evidentemente ne aveva prese abbastanza per quella mattina.

"Forza, studenti, forza! Il mattino ha l'oro in bocca!"

La collaboratrice scolastica aveva interrotto il filo di pensiero di tutti lanciando quell'esclamazione e battendo al contempo le mani.

"Tutti in fila, su!"

Ciò detto, la donna raggiunse la porta e si guardò indietro, attendendo che gli studenti si mettessero in fila.

Esortarti da miss Rogers, che continuava a fissarli con il suo sguardo severo, i ragazzi e le ragazze si alzarono dai banchi e si avvicinarono a Samantha, mettendosi in fila indiana dietro di lei.

"No, no." fece però la donna "Niente fila indiana. Mettetevi in fila per due."

Syril guardò la donna con un'espressione perplessa, non capendo la sua affermazione.

"Fila per due?" chiese, inclinando lievemente la testa.

"Oh, non vi siete mai messi in fila per due? Male, male!" esclamò Samantha "Non temete, studenti. Ora zia Samantha vi fa vedere."

Ignorando le occhiate perplesse degli studenti, la collaboratrice scolastica afferrò uno dei ragazzi Yulnen per le spalle e lo fece posizionare dietro di sé, dopodiché fece altrettanto con Syril, mettendola esattamente di fianco al ragazzo.

Come furono fianco a fianco, la tensione si accumulò di colpo nella stanza. Tutti i presenti li stavano guardando fissi, curiosi di vedere cosa sarebbe accaduto. Lo Yulnen abbassò lo sguardo, portandolo ai propri piedi, mentre Syril lo guardò con superiorità e poi si rivolse a Samantha.

"Che dovremmo fare?"

"Beh, signorina, dovete prendervi per mano."

Un sussulto generale percorse gli studenti, tanto i Trayani quanto gli Yulnen. Solo i Listrid rimasero impassibili.

"Ma... signora, non posso." il ragazzo dalla pelle violacea alzò timidamente lo sguardo, visibilmente imbarazzato "È una padrona, io sono solo un servitore domestico. Sarebbe sconveniente."

"Infatti." concordò Syril, incrociando le braccia e guardando Samantha con stizza "Non ho intenzione di umiliarmi così, se lo scordi. Far tenere per mano una come me e questo qui? Lei è fuori di testa."

La Trayana aveva un'espressione fiera negli occhi. Non aveva lo spirito combattivo di Laionel, ma non poteva certo permettere che una della sua casta fosse costretta a tenere per mano un servitore domestico come fossero stati eguali.

Samantha non disse nulla, mentre portava lo sguardo sui due soffermandosi in particolare su Syril. Il suo volto era ancora inquietantemente contratto in quel sorriso così radioso da sembrare innaturale, ma nei occhi era possibile leggere un profondo fastidio. Quando schiuse le labbra per parlare, il suo tono si fece di colpo più severo.

"Voi siete compagni di classe." disse "Ora vi date la mano perché sì, ragazzi, siete tutte eguali. Il prossimo che dice altre cavolate sulla vostra stupida divisione in caste si becca una sculacciata coi controfiocchi. Sedere avvisato, mezzo salvato."

Quella parole minacciose risuonarono negli studenti come un corno da guerra, terribili e maestose. Il tono severo e lo sguardo ancora peggiore uniti alla postura autoritaria e a quel dannato, inquietante sorriso che continuava a sfoggiare come nulla fosse ebbero il potere di scuoterli nel profondo.

Syril voleva fare resistenza, ma si ricordò del supplizio appena patito da Laionel per mano di miss Rogers e la sua volontà si infranse come un'onda su una scogliera, la spuma che rappresentava la sua forza dispersa di nuovo nelle acque torbide di un mare agitato sotto un cielo nero di tempesta.

Debolmente, la Trayana aprì la mano sinistra e la porse verso il ragazzo Yulnen. Sulle gote esangui erano apparsi dei segni rossi di chiaro imbarazzo e di rabbia repressa.

"Dammi la mano, o rimaniamo qua tutto il giorno." sbuffò, digrignando lievemente i denti.

Il ragazzo tremava. Debolmente, continuando a tenere gli occhi puntati al suolo, mosse lentamente la mano destra fino a metterla a pochi millimetri da quella di Syril, stando bene attento a non osare toccarla o addirittura stringerla per primo. Le gote violacee erano diventate rosse per l'imbarazzo ed il timore.

Syril dovette farsi forza dal ritrarre la mano, provando un intenso disgusto. Ma alla fine vinse le proprie remore e, con un gesto stizzito, afferrò saldamente la mano del ragazzo.

"Ecco, mano nella mano." sibilò stizzita "Ora possiamo muoverci?"

Samantha annuì, palesemente compiaciuta, e formò altre coppie dietro di loro. Le etnie furono mescolate, ma nonostante il palese disgusto dei Trayani, nessuno fece troppe storie.

Questo fino a che Samantha non mise una accanto all'altra le due chiudi fila, Laionel e la ragazza Listrid con cui aveva litigato.

"Io a questo ghiacciolo non do la mano." grugnì la Cavaliere Verde.

La Listrid le scocco un'occhiata infuocata "Nemmeno io ho intenzione di darla al latticino."

"Come mi hai chiamata!?"

"Hai sentito benissimo. O le tue orecchie sono solo per bellezza?"

"Brutta..."

Laionel alzò la mano, per tirarle un pugno in pieno viso. Il suo movimento fece scattare la Listrid che fece un passo indietro e si portò i pugni davanti al petto, pronta alla rissa.

Ma il nascente scontro fu interrotto allorché entrambe le ragazze vennero ghermite da una forte presa sui rispettivi polsi destri.

Nemmeno il tempo di chiedersi che stesse accadendo che ognuna di loro si beccò un poderoso sculaccione. Laionel, con il culetto già abbastanza martoriato, lanciò un gridolino imbarazzante mentre la sua avversaria emise un basso gemito.

Entrambe le contendenti si voltarono di scatto, trovandosi faccia a faccia con due donne. Laionel era stata bloccata e sculacciata da Samantha, mentre la Listrid da miss Rogers che con uno scatto fulmineo si era avvicinata alla scena.

Fu proprio quest'ultima a parlare. Lasciando andare il polso della ragazza, disse severamente "Adesso basta, signorine. Sto cercando di essere comprensiva con voi perché è il vostro primo giorno, ma questo è l'ultimo avvertimento che riceverete. D'ora in poi, se vi rimetterete a litigare vi farete un giro sul nastro."

Laionel abbassò lo sguardo, con l'ira che le montava nel petto. Avrebbe voluto farle rimangiare le sue parole, asserire la propria superiorità in quanto Trayana... ma non lo fece, il sedere le faceva troppo male. Inghiottendo l'orgoglio come un rospo con una mosca, la Cavaliere Verde alzò lentamente lo sguardo verso l'insegnante e mormorò delle scuse sommesse.

Miss Rogers parve soddisfatta. Annuì severamente e si voltò verso la Listrid.

"E tu, signorina? Sei dispiaciuta?"

La ragazza dalla pelle di ghiaccio emise un basso ringhio, replicando "Mi chiamo Mel! Mel della Tribù dell'Alce Nera! Non accetterò di essere spersonalizzata come una volgare AHIA!"

Lo sculaccione sferrato da miss Rogers fu improvviso e pesante. La Listrid di nome Mel ne fu colta alla sprovvista e si lasciò sfuggire un urletto.

"Ora basta con queste scenate. Chiedi scusa e finiamola qui." la sgridò l'Istitutrice, sempre mantenendo il suo tono piatto e severo.

Mel chiuse il pugno con forza, ma poi si lasciò andare ad un pesante sospiro, dando delle scuse parecchio forzate.

Miss Rogers la guardò male ma non disse nulla, forse decidendo di farsele andare bene.

Samantha prese quindi parola, dicendo "Bene, se tutto è risolto prendetevi per mano, signorine, così possiamo andare."

"Sì, ci state bloccando tutti." intervenne una ragazza Trayana che non aveva parlato fino a quel momento "Nemmeno a me piace tenere per mano un ghiacciolo, ma prima usciamo da questa situazione meglio è."

Il ragazzo Listrid che le teneva la mano la guardò malissimo a quelle parole, ma non disse nulla, evidentemente ritenendo non ne valesse la pena.

Laionel e Mel si scambiarono un'occhiata di fuoco. Syril, che per tutto il tempo era rimasta ad osservarle, non poté non notare quegli sguardi rabbiosi. La vena sul collo della Cavaliere Verde pulsava, sembrava essere sul punto di esplodere.

Per un attimo Syril pensò che le due si sarebbero di nuovo scagliate una contro l'altra, ma fu sollevata dal vedere che invece, seppur palesemente controvoglia, si presero per mano, entrambe con la faccia di chi aveva appena toccato il più ripugnante degli scarafaggi.

Non che la giovane non capisse le ragioni di Laionel, ovviamente. Lei stessa era costretta a tenere per mano un infimo servitore domestico come fosse suo pari. In condizioni normali se uno Yulnen avesse anche solo osato proporre di tenere per mano una ragazza delle caste superiori sarebbe stato frustato. Aveva dell'irreale che dei Trayani dal sangue puro fossero costretti ad essere compagni di classe dei servitori domestici e dei barbari reietti. A pensarci, l'idea di tenere per mano un Listrid le faceva accapponare la pelle. Non che trovasse toccare uno Yulnen piacevole, ma riteneva di essere in una situazione un po' più tollerabile rispetto a quella di Laionel.

Quando tutti furono in coppia, Samantha si mise in testa al gruppo e senza esitare fece loro strada. La colonna procedette silenziosa, ognuno assorto nei propri pensieri come a voler allontanare la vergogna di quella situazione assurda.

I corridoi si susseguirono, tutti uguali e monotoni. Syril provò effettivamente a tracciarsi una mappa mentale, ma non sembrava possibile. C'erano elementi decorativi differenti, certo, ma poco altro differenziava i corridoi l'uno dall'altro, sembrava di essere in un dannato labirinto pieno di porte dietro alle quali vi erano presumibilmente altre classi o comunque altri ambienti scolastici. Anche le finestre non erano d'aiuto: davano tutte su quello che sembrava essere un cortile interno cinto da un ambulacro a portico dalle colonne finemente lavorate.

Syril rivolse una silenziosa preghiera ai Draghi delle Stelle, chiedendo loro che il percorso fosse breve. Il ragazzo Yulnen teneva lo sguardo basso, ma tenergli la mano era un'onta terribile che la Trayana sperava di poter cancellare il prima possibile.

Dopo aver camminato per diversi minuti tra i corridoi, scendendo da una scala e salendo da un'altra, la classe giunge infine ad una zona diversa dalle altre.

Il corridoio in cui si ritrovarono non aveva porte e anziché condurre ad un altro corridoio con una svolta a destra o a sinistra o un bivio, culminava invece con una bellissima porta di legno intarsiata.

Syril rimase a bocca aperta nel vederla. Quel capolavoro di porta a doppia anta era lucida come uno specchio e alta il doppio di lei. La ragazza non conosceva bene i vari tipi di legno, ma a occhio sembrava mogano. Su ogni anta della porta erano presenti due pannelli, andando così a comporre un grande quadrato diviso in quattro. In ogni pannello erano presenti delle incisioni che andavano a formare dei bassorilievi raffiguranti scene di vita quotidiana con un realismo quasi fotografico.

Il pannello in alto a destra trasmetteva calma e serenità. In un paesaggio bucolico, quelli che sembravano studenti e studentesse in divisa passeggiavano in mezzo ai prati sotto gli occhi vigili e attenti di quella che dai vestiti era chiaramente un'Istitutrice.

Il pannello in alto a sinistra trasmetteva orgoglio e spirito di squadra. Due gruppi di studentesse in abiti sportivi erano intente a gareggiare tra loro nel tiro alla fune, sempre sotto l'occhio attento dell'Istitutrice dell'altro pannello.

Gli occhi di Syril scivolarono sul pannello in basso a sinistra, ove era incisa una scena di rigore e duro lavoro. La scena presentava una classe non dissimile da quella che avevano lasciato poco prima, con gli studenti e le studentesse seduti ai banchi intenti a scrivere su dei fogli con estrema solerzia mentre l'Istitutrice parlava dalla cattedra.

Quando lo sguardo della fanciulla si posò sull'ultimo dei quattro pannelli, istintivamente arrossì. La scena raffigurata era una punizione in corso, con l'Istitutrice che aveva una studentessa di traverso sulle ginocchia e le stava percuotendo i glutei ignudi con uno strumento ligneo simile ad un lungo e stretto tagliere di legno come quello che le natiche della stessa Syril avevano assaggiato sul nastro.

Una volta di fronte ad essa, Samantha appoggiò le mani sulle due ante, aprendole contemporaneamente. Sotto gli occhi dei ragazzi e della ragazze in fila comparve un grande androne, con una porta metallica sul fondo accanto alla quale vi era una scrivania. Dalla parte opposta alla scrivania vi erano invece dei divanetti disposti con cura di fronte ad un enorme monitor.

Samantha condusse la colonna di studenti fino alla scrivania, ove era seduta una donna a occhio sulla quarantina d'anni.

Come vide la colonna arrivare, quella donna rivolse a Samantha un sorrisetto, dicendo "Siete l'ultimo gruppo. Sono stati discolacci?"

"Oh, Carol, lo sono stati eccome, soprattutto alcune ragazze."

La donna spostò i propri occhi nocciola sugli studenti, soffermandosi in particolare sulle studentesse. Syril si sentì a disagio sotto quello sguardo, come qualcuno le stesse scrutando dentro.

La sensazione straniante era anche data dalla stranezza della donna, almeno dal punto di vista della Trayana. Oltre ad essere alta ed imponente, la sua pelle era di un colore assurdo, di un bianco che sembrava tendere al nero, come se una donna col colore della pelle delle Istitutrici si fosse passata del carbone sulla pelle, e anche i tratti somatici erano lievemente diversi, anche se non avrebbe saputo spiegare nel dettaglio in che modo, anche se le conferivano un insolito fascino, enfatizzato dai lunghi capelli mori che le incorniciavano il bel viso e che si abbinavano bene alla labbra su cui era stato applicato un rossetto molto scuro.

La cosa che stranì di più Syril però era il vestito. La donna che la bidella aveva chiamato Carol indossava una camicetta blu con le maniche corte parecchio scollata e dai bordi delle maniche neri come inchiostro; una gonna blu a pieghe che le arrivava al ginocchio, una grossa cintura nera e una cravatta dello stesso colore; un paio di stivaloni neri in cuoio e a coprire le gambe tra essi e la gonna delle calze a rete nere. Oltre a ciò indossava un cappello blu con visiera nera. Sia sul cappello che sulla camicetta era appuntata una placca metallica argentea, come un distintivo, su cui era incisa la frase "Sicurezza del Dormitorio". A chiudere il tutto era la cosa più inquietante: dalla sua cintura pendeva un oggetto di legno lungo circa 38 cm, con un manico che si allargava in una forma ovale, tipo una paletta per la polenta, larga circa 11,5 cm e spessa almeno 1,3 cm. A occhio sarà pesato in tutto sui 140 gr. A Syril ricordò immediatamente una versione portatile del grosso tagliere di legno.

"Beh, monellacce, sappiate che comportamenti scorretti non saranno tollerati." disse "Fate qualcosa che non va in mia presenza e vi scorderete di sedervi per un po'. Sono stata chiara?"

Alla domanda alcuni ragazzi guardarono altrove, altri annuirono.

La donna non parve soddisfatta. Alzandosi in piedi e ergendosi in tutta la sua notevole statura si rivolse a loro con tono severo "Questa volta lascio correre, ma dalla prossima volta quando vi faccio una domanda voi dovrete rispondere con sissignora o nossignora, o le prenderete. Spero di essere stata chiara."

Si rivolse a Samantha, e aggiunse "Puoi andare, cara. A queste monelle ora ci penso io."

La collaboratrice scolastica fece un cenno d'assenso e salutò l'altra donna, per poi rivolgersi agli studenti e alle studentesse e dir loro "Vi affido a Carol. Fate le brave."

Con quelle parole, tornò da dove era venuta, sparendo oltre la porta.

I ragazzi e le ragazze rimasero così soli con Carol. Nessuno aveva detto una parola quando la donna aveva comunicato loro che avrebbero dovuto rivolgersi a lei con "sissignora" e "nossignora", un'idea che era tanto degradante ed umiliante per i superbi Trayani quanto per i fieri Listrid.

La donna si sedette di nuovo alla scrivania, e guardando i ragazzi disse loro "Ok, ora vi chiamerò uno ad uno. Quando sentite il vostro nome venite a prendere la vostra tessera del dormitorio. Mi raccomando di non perderla, è la vostra chiave d'accesso al dormitorio."

Yota si stava guardando i piedi, come tutti gli Yulnen presenti. Stava tremando leggermente, ma nonostante ciò strinse quasi senza accorgersene la mano del Trayano al suo fianco, come a cercare conforto.

"Emh... signora?" chiese, tenendo lo sguardo basso "Posso... posso fare una domanda?"

Carol spostò gli occhi su di lei, rispondendole severamente "Puoi fare tutte le domande che vuoi, ma esigo che chi parla con me mi guardi in faccia. Su la testa!"

Yota sussultò, ma poi alzò lentamente la testa fino a far incrociare il proprio sguardo con quello della donna. Dovette sforzarsi parecchio per non riabbassarlo.

"Ecco... cosa accadrebbe se per caso la perdessimo? Saremmo frustati?"

"Oh, cielo, no." rispose subito Carol "Chi sarebbe così barbaro da frustare qualcuno?"

"Che c'è di strano?" sbuffò Laionel "È una punizione comune per i servitori domestici che fanno pasticci o non si comportano bene."

Syril non gradì l'uscita di Laionel. Certo, era una pratica disciplinare diffusa, e lei stessa aveva minacciato Tia di usare la frusta qualche volta, ma non aveva mai avuto il cuore di farlo. Qualche sberla sulle guance, al massimo, ma mai la frusta.

"E avete il coraggio di chiamare noi Listrid selvaggi..." bofonchiò una ragazza Listrid poco dietro Syril.

Carol guardò Laionel severamente ma non disse nulla, si limitò a scuotere la testa con disappunto. Tornò quindi a guardare Yota e le disse "No, niente frustate, solo una bella sculacciata."

Yota non parve esserne troppo sollevata, forse era spaventata all'idea o forse temeva in cuor suo che in quanto servitrice domestica sarebbe stata punita più severamente, anche se il comportamento delle Istitutrici sembrava comunicare una totale imparzialità.

Risposto alla domanda di Yota, Carol prese una scatola di cartone e la aprì, svelandone il contenuto: diverse tessere plastificate, come dei badge.

La donna ne prese una in mano, e chiamò "Domizia. Sei la prima, vieni."

Una Trayana dai capelli rossi come fuoco vivo, portati corti taglio pixie cut, si fece avanti. Se non fosse stato per il nome e per la delicatezza dei lineamenti, il corpo muscoloso, il taglio dei capelli e la totale assenza di seno avrebbero fatto pensare ad un maschio.

Syril la squadrò rapidamente: indossava una tuta potenziata da combattimento argentata rivestita di placche metalliche simili a delle lastre di rubino, un vestiario che la identificava come una cadetta dell'Accademia Rossa, l'accademia militare incaricata di formare i combattenti d'elite di Tray, un onore riservato solo ai figli più talentuosi delle più illustri famiglie nobiliari del pianeta.

Syril non poté fare a meno di sentirsi vagamente inadeguata alla situazione. Laionel era una Cavaliere Verde, praticamente una leggenda vivente, mentre quella Domizia in quanto cadetta dell'Accademia Rossa rappresentava la summa dell'ambizione Trayana, un concentrato di nobiltà e talento. Il suo appartenere all'alta borghesia di Mallas che l'aveva fatta sempre sentire chissà quanto importante cominciava a sembrarle ben poca cosa.

Contrariamente a Laionel, però, Domizia ebbe un atteggiamento radicalmente diverso. Si posizionò di fronte a Carol mettendosi rigida come una sbarra di ferro, il mento in su e le mani incrociate tra loro dietro alla schiena, all'altezza della congiunzione tra fine della spina dorsale e sedere.

Quando parlò, lo fece con tono sicuro e deciso, senza la minima esitazione: "Cadetta Domizia a rapporto, signora. Pronta a ricevere istruzioni per l'alloggiamento."

Carol si lasciò sfuggire un sorriso compiaciuto.

"Tu mi piaci, ragazza. Ben disciplinata." le disse.

La donna le porse quindi la tessera, spiegandole "Questa è la tua tessera, passala sul sensore accanto alla porta e potrai accedere al dormitorio."

Domizia prese la tessera e fece un saluto militare, esclamando "Sissignora, grazie signora."

"Riposo. Mi fa piacere la disciplina, ma ti chiedo di non usare gesti militari. Siamo in un istituto, non in una caserma."

Domizia annuì "Sissignora, ricevuto."

Calò il silenzio per qualche istante, come se tutto si fosse congelato nel tempo, nessuno si muoveva. Syril e gli altri guardavano perplessi la ragazza immobile.

"Posso congedarmi, signora?" chiese Domizia dopo un po'.

"Certo, vai pure."

Come Carol le ebbe dato l'autorizzazione, Domizia si avvicinò alla porta e strusciò il badge su un piccolo quadrante elettronico posto accanto ad essa.

La porta metallica emise un suono e si aprì come una spirale. Girò su sé stessa, mentre il metallo che la componeva rientrava nel muro e svelava ciò che c'era al di là di essa. Contrariamente a quanto si sarebbero aspettati gli studenti, però, non videro un corridoio bensì un portale di luce accecante praticamente identico a quello che aveva portato Syril e Laionel dal corridoio infinito alla scuola.

Domizia non esitò un secondo. Nel momento stesso in cui la porta finì di aprirsi, la Trayana varcò il portale e sparì in esso. La porta, come si era aperta, si chiuse alle sue spalle.

"Cosa c'è oltre la luce?" domandò un Listrid.

Carol fece un sospiro pesante, come se avesse dato quella spiegazione innumerevoli volte e fosse stanca di doverla continuamente ripetere ad ogni nuovo gruppo.

"Il portale di luce è un teletrasporto che vi condurrà direttamente alla vostra stanza. Strusciate il badge e il sistema riconoscerà in quale stanza mandarvi. A quel punto dovrete solo entrare nella luce."

"Come sappiamo che non è un trucco per farci mangiare da una Banshee?" intervenne un ragazzo Trayano, scettico.

Carol sospirò di nuovo "Non ho la più pallida idea di cosa sia una Banshee, ma ti assicuro che se volessimo farvi del male non sarebbe necessario questa manfrina. Oltre la porta ci sono i vostri dormitori, né più né meno."

Senza dare tempo a nessuno degli studenti di aggiungere nulla, Carol prese un'altra tessera e chiamò la persona seguente.

Uno dopo l'altro, tutti quelli che chiamava prendevano la tessera e sparivano oltre la soglia di luce. La porta metallica che si apriva e si chiudeva stava cominciando ad innervosire Syril, soprattutto perché la ragazza non riusciva a non pensare quanto quella porta fantascientifica perfino per i loro standard fosse in contrasto con quella di legno intarsiato attraversata poco prima.

"Syril."

Sentire il proprio nome pronunciato a voce alta la scosse dai propri pensieri. Tornata padrona della proprie facoltà, la fanciulla dai capelli turchesi si mosse verso Carol.

Quando la donna le porse la tessera, la ragazza si limitò a prenderla tra le mani. Se la rigirò tra le dita, controllandola. Era una tessera plastificata azzurra, senza nulla di particolare. Su di essa era scritto il suo nome in caratteri neri e stampata la foto della sua faccia (dove accidenti l'avevano presa?), accanto ad un chip.

Con passo esitante, la ragazza si avvicinò alla porta. Si scambiò un'occhiata con Laionel, che le fece segno di non avere paura.

Sentendosi rincuorata dal coraggio della Cavaliere Verde chi l'aveva preceduta, Syril passò la tessera sul dispositivo di lettura e la porta metallica si aprì anche per lei, rivelando la soglia di luce.

Il cuore le batteva forte nel petto. Ricordava fin troppo bene l'orribile sensazione provata quando aveva varcato il precedente portale e non era ansiosa di ripetere l'esperienza. Ma non poteva tornare indietro, non più. Facendosi forza, varcò la soglia.

Fortunatamente, l'evento fu molto diverso dalla psichedelica esperienza precedente. Semplicemente, come ebbe varcato il portale Syril si ritrovò dall'altra parte.

Sotto gli occhi della ragazza comparve una grande stanza rettangolare. La stanza era piuttosto asettica, eppure trasmetteva un certo calore.

Nella stanza non c'era molto, in realtà, solo una grande finestra sul fondo e quattro letti a singola piazza dalle coperte gialle disposti due su un lato e due sull'altro, accanto ad ognuno dei quali vi era una piccola scrivania. Posti sui letti c'erano dei vestiti, presumibilmente le divise che avrebbero dovuto indossare.

Nella sala erano già presenti due persone, e con sommo disappunto di Syril nessuna delle due era Trayana, erano una Listrid e una Yulnen. A guardarle meglio, però, la ragazza si rese conto di riconoscerle. La Yulnen era infatti Yota e la Listrid era Mel, la stessa che aveva litigato con Laionel.

Ignorando completamente Mel, Syril si avvicinò a Yota, con un sorrisetto sulle labbra.

"Bene bene, sembra che abbia la mia nuova servitrice domestica in camera con me." le disse "Ti è andata bene, sai? Ho fama di essere buona con la servitù."

La ragazza dalla pelle violacea si stava guardando le scarpe. Aveva incrociato le mani davanti alla gonna, mantenendo un atteggiamento servile.

"S...sarà un p...piacere ser...servirvi, signora..." mormorò.

La fanciulla dai capelli turchesi le mise una mano sulla spalla, facendola sobbalzare, e asserì "Oh, lo sarà. Tu fai tutto quello che ti dico e non avrai problemi, Yuka."

"Yota, signora..."

"Sì, sì, quello che è."

"Disgustoso."

Una voce carica di disprezzo aveva pronunciato quell'ultima parola. Syril si voltò verso Mel, guardandola male.

"Scusa, ghiacciolo? Hai detto qualcosa?"

La voce della Trayana era diventata improvvisamente fredda e nel parlare aveva gonfiato il petto in un tentativo di intimidazione. Che coraggio aveva quel rifiuto per parlarle così, pensò guardandola dall'alto verso il basso.

Ma Mel non parve essere minimamente intimidita. Fece un passo avanti, e la sua voce non tradì alcuna esitazione.

"Mi hai sentita benissimo, panna montata. Perché non la smetti di far la bulla con quella poveretta e provi invece a misurarti con me? O te la fai sotto all'idea?"

La ragazza la fulminò con lo sguardo. Senza troppe cerimonie spinse Yota di lato e s fece un passo avanti a propria volta.

Syril era perfettamente conscia di non essere una combattente, era solo una ricca figlia di papà affetta da pigrizia cronica, ma era comunque una Trayana e non avrebbe mai permesso ad un essere inferiore di mancarle di rispetto.

Proprio in quel momento la porta alle sue spalle si spalancò di colpo, facendo entrare la quarta coinquilina. Syril si voltò di scatto e un sorriso le si allargò sulle labbra come riconobbe Laionel.

"Sembra che siamo compagne di stanze, bambolina." la Cavaliere Verde disse quella parole con un sorriso "Il destino ci ha unite in questa storia, a quanto pare."

"Laionel!" Syril le corse incontro "Siano lodati i Draghi delle Stelle, sono felice che tu sia la mia compagna di stanza."

L'altra le mise una mano sulla spalla, replicando "Anch'io, boccoli turchesi. Anch'io."

"E c'è anche la servitrice domestica, quella che abbiamo scelto nell'atrio."

"Ottimo. Sfortunatamente non ho con me la frusta. Tu sì?"

Yota sussultò a quelle parole, ma non sollevò lo sguardo da terra.

"No, ma non serve." replicò Laionel "Sono certa basterà qualche bella sberla, nel caso."

"A voi latticini piace proprio abusare degli altri, eh?"

A parlare ovviamente era stata Mel. Aveva i pugni stretti e lo sguardo di chi era pronto a far fuori qualcuno.

Laionel sbuffò e la guardò male, dicendo "Diamine, proprio tu? Se c'era qualcuno che mi stava sulle scatole..."

"Guarda che posso dire lo stesso. Una fiera cacciatrice della tribù dell'Alce Nera che deve condividere la stanza con una servetta e due tronfie pallone gonfiate. Spero che la mia gente non lo venga a sapere, sarebbe vergognoso."

"Vergognoso?!" Syril batté un piede a terra "Ma come osi?! Dovresti essere onorata di essere nella stanza di due Trayane dal sangue puro!"

"Sapete cosa potete farci con vostro sangue?"

La sequela di insulti pesanti che stava palesemente per uscire dalla bocca di Mel fu interrotta da voce fredda e metallica che risuonò nell'aria.

"BIP. BIP. Le studentesse sono pregate di mettersi le divise e uscire dalla stanza. Disobbedienza e ritardi saranno puniti con un giro sul nastro. BIP. BIP."

Poi, fu il silenzio.

"Che il Signore dei Cieli Vuoti colga quel macchinario infernale." sbuffò Laionel.

Syril annuì "Già. Dai, sbrighiamoci, non voglio essere colpita di nuovo sul sedere."

"Concordo, bambolina. Mettiamoci le stupide divise e andiamo."

La ragazza dai capelli turchesi si avvicinò a Yota, dicendole con tono autoritario "Che aspetti? Un invito formale? Datti una mossa!"

Yota annuì sommessamente e con gesti precisi e delicati si mise a spogliare le due Trayane, avendo cura di piegare i loro vestiti e di disporli ordinatamente sui letti. Una volta che entrambe furono nude, la Yulnen prese la divisa e cominciò a vestire per prima Syril.

Le allacciò un reggiseno bianco, poi si avvicinò con un paio di grosse mutandone, bianche anch'esse. Erano strane, molto spesse, e la Trayana storse il naso.

"Dovrei mettere quella roba?! Che diamine è?"

A darle risposta fu la voce senza corpo, che risuonò nella stanza.

"BIP. BIP. Pannolone mutandina. Niente pause bagno durante le lezioni. BIP. BIP."

Syril e Laionel arrossirono fino alla punta delle orecchie a quella rivelazione.

"Pannolone?! Ma state scherzando?!" gridò la Cavaliere Verde "Non ho la minima intenzione di farmela addosso come una poppante!"

"BIP. BIP. Il pannolone è solo una sicurezza. Obbligo di indossarlo. Nessun obbligo di usarlo per lo scopo preposto. BIP. BIP."

Laionel emise un verso di rabbia, poi si voltò verso Yota e sbottò "Bah, se proprio dobbiamo. Metticeli, sbrigati."

Yota ubbidì, mettendo facendo infilare il pannolone a Syril e poi anche a Laionel, mettendo alla Cavaliere Verde anche il reggiseno bianco.

Syril si sentì stranissima con quel coso addosso, ma non fece altre scenate.

Una volta che entrambe furono con l'intimo, la servitrice domestica provvide a metter loro il resto della divisa: camicetta bianca, giacca nera, collant bianchi, gonna nera al ginocchio e scarpette con tacco nere. Chiudeva il tutto un fiocco rosa allacciato al collo.

In tutto quel tempo, anche Mel si era spogliata e si era messa la divisa, da sola. Aveva fatto delle smorfie al pannolone, ma non aveva detto nulla.

Una volta che entrambe le Trayane furono vestite, Yota si spogliò e si mise la divisa a propria volta. Più ancora del pannolone, a lei fece strano ritrovarsi vestita esattamente come le padrone, una cosa che non sarebbe mai accaduta in circostanze normali.

Così, quando tutte e quattro furono pronte, si avvicinarono alla porta pronte a lasciare il dormitorio e a scoprire cosa quel luogo avesse in serbo per loro.



SPAZIO AUTORE

Ciao a tutti. Scusate il ritardo con gli aggiornamenti, periodo impegnativo. Grazie a tutti colore che aspettano i nuovi capitoli e continuano a leggere le mie storie :)

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