VI. - Aristea
Entro nella spelonca con un'idra che ho precedentemente preso in prestito in una villa di campagna o, per meglio dire, rubato; dipende tutto da che punto di vista si osserva la situazione. Io non me ne pento e penso che nessuno si accorgerà della sua scomparsa. So che rubare non è una delle azioni più meritevoli in questa vita, eppure è l'unica cosa che mi permette di andare avanti. Ho imparato questa tecnica insieme a Karpos, tempo fa, ma se io ho sempre rubato solo ciò di cui realmente necessitavo, lui no.
Karpos ha sempre depredato tutto ciò che gli piaceva giungendo persino ad uccidere svariate volte pur di ottenere ciò che desiderava. Questa è sempre stata la grande differenza tra me è lui; la differenza tra un comune ladro e una bestia assassina. Quante volte l'ho visto tornare all'accampamento ricoperto di sangue col bottino in mano. L'idea che avesse ucciso qualcuno mi ha sempre messo i brividi ma mi sono sempre limitata a ripetermi che fosse necessario per la nostra sopravvivenza.
Almeno così credevo.
Mi avvicino a Filottete, pronta a versargli dell'acqua fresca sulla strana ferita che non si è ancora rimarginata dopo tutto questo tempo e i medicamenti che vi ho applicato. Lui giace sempre nella stessa posizione, con il volto distorto dalla sofferenza anche se cerca di tenermelo nascosto. Durante la giornata ha delle forti crisi a causa dell'ascesso e solo applicandogli un composto di erbe lenitive riesco ad attenuare il suo dolore; successivamente cade frequentemente in un profondo sonno indottogli dal suo essere, forse per recuperare le forze. Riusciamo a conversare solo la notte, quando fissiamo il cielo stellato. Filottete è un uomo onesto ma soprattutto sa ascoltare. Non mi ha giudicato troppo freddamente come tutti coloro che ho incontrato, forse perché la sua attuale situazione l'ha fatto riflettere su cos'è veramente giusto e su cosa la società ci costringe a credere che lo sia. Ha deciso di stabilirsi definitivamente nella spelonca, lontano da occhi indiscreti, dal momento che si ritiene maledetto a causa della ferita causatogli dal morso del serpente a guardia del tempio di Crise.
Ma so che spera, nel profondo, di poter guarire e ripartire al più presto.
Odisseo e i suoi stessi compagni l'hanno abbandonato su queste spiagge a causa del fetore e poiché impossibilitati a compiere libagioni a causa delle grida spaventose del claudicante. Proprio da quel momento il suo odio verso gli Achei è cresciuto senza remore e la sua sete di vendetta ancora di più. Ora attende meditabondo l'occasione propizia per riscattare il torto subito. Non riesce ancora a capacitarsi di come l'abbiamo abbandonato senza rimorsi come un oggetto inutile e inservibile. Nel frattempo ha cominciato ad aprire il suo cuore verso di me e a trattarmi come un suo simile, anche se donna. Potrei dire che è quasi un mentore per una ragazza che nella vita ha dovuto sempre stringere i denti e diffidare di chiunque. Lui mi narra tutto quello che sa mentre io cerco di trovare una soluzione per il suo male. Mi rispetta perchè gli ho salvato la vita e per sdebitarsi mi ha istruita su alcune tattiche di combattimento dal momento che la guerra presto farà sentire i suoi effetti anche qui a Lemno. Mi ha insegnato a difendermi da un attacco improvviso e ha ampliato la mia conoscenza sull'uso dell'arco.
Durante le notti più buie, quando è in preda ai suoi dolori, continua a ripetere che siamo Compagni di sventura e che probabilmente gli Dei ci hanno abbandonato.
Lui, Filottete, uomo abbandonato al suo destino, lontano dalla propria patria ma ancora in possesso dell'arco che gli fu affidato dall'amico Eracle al momento della morte.
Io, Aristea,costretta a vivere nascosta dalla società come una rinnegata e una ladra a causa della mia ribellione contro i pregiudizi sociali che vogliono noi donne sottomesse ad una figura maschile. Desiderosa di scappare da questo mio fato ma senza i mezzi per farlo.
Proprio una coppia leggendaria.
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I deboli raggi del sole fanno capolino all'orizzonte porgendo i loro saluti al mondo. Mi stiracchio e con lo sguardo vago alla ricerca di Filottete. Non trovandolo un'ondata di panico mi assale. Afferro frettolosamente il mio coltello ed esco dalla spelonca.
Filottete, ferito com'è, può trovarsi solamente in un luogo e mi ci vuole poco per verificarlo. Seguo una scia sulla polvere che mi fa comprendere che sia stata compiuta da un uomo che trascina se stesso con grande fatica e giungo nel retro della spelonca. In un piccolo avvallamento si trova una grande pozza d'acqua sorgiva e molti animali, specialmente uccelli, fanno tappa in questo luogo per dissetarsi. Eccolo lì, disteso sulla sponda di quella pozza con il piede in ammollo. È già all'opera e ben concentrato; con le sue mani callose sta preparando del materiale che a questa distanza non riesco ben a identificare. Il suo amato arco è sempre al suo fianco come un amico fidato; un'arma eccezionale e letale allo stesso tempo. È grazie ad essa che in questi giorni abbiamo potuto cibarci di diversi animali giunti nei pressi della risorgiva per abbeverarsi a causa del caldo soffocante.
Mi avvicino a lui silenziosamente ma quando sono a pochi passi dal toccarlo la sua voce mi ferma. - Ce ne hai messo per svegliarti Aristea. - Si volta verso di me con un sorriso tirato.
Non faccio molto caso alle sue parole e mi accosto al suo fianco.
- Questa tua ferita non si decide a guarire - esclamo pulendola delicatamente con un panno che Filottete si era portato a presso. - Oggi andrò a cercare delle altre erbe. La tua gamba è in pessime condizioni.
- Andrai a derubare qualche altro disgraziato come tuo solito oppure andrai sul serio a prendermi delle altre erbe? - chiede cupo Filottete facendo finta di non aver sentito questo mio ultimo commento.
- Ormai mi conosci. Sai come vivo e come mi procuro ciò che mi serve. Se non agissi così sarei morta da tempo, in più ora devo occuparmi anche di te. -
Mi rialzo da terra, voltandomi - L'altro giorno è giunto un carico di spezie e il bottino porterà oro a me e le erbe curative a te. Non preoccuparti troppo, tornerò presto. -
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Se tutto procede come previsto per il tramonto dovrei essere di ritorno. Non mi preoccupo troppo per il mio compagno; ha cibo a sufficienza ed è sempre in compagnia del suo arco. Ora devo pensare solo a me. Non sarà un'operazione semplice ma non devo fallire. Esco dalla grotta dove sono andata per recuperare un pezzo di stoffa sgualcita e mi accosto accanto ad uno spuntone di roccia. Se decidessi di raggiungere il villaggio attraverso la spiaggia sarei troppo visibile, l'unica alternativa che mi rimane è attraversare la boscaglia.
Oggi è una giornata calda, il sole è alto nel cielo e il mare è limpido e calmo. Un buon momento per rubare: la gente sarà tutta intenta a lavorare e mi io auguro solo di non essere individuata.
Mi dirigo verso un sentiero interno e comincio a pensare a come potrò avvicinarmi a tutto quel carico di spezie e ad eludere la sorveglianza. Il mio volto è abbastanza conosciuto, questo gioca a mio sfavore specialmente perché Filottete mi ha resa partecipe di come tutte le imbarcazioni commerciali siano custodite in questo periodo che anticipa la guerra.
Ci penserò a momento debito.
Dopo qualche tempo giungo davanti al muro meridionale. Solitamente le sue porte sono sempre aperte per i pastori che ritornano con le loro greggi ma, stranamente, lo ritrovo sbarrato con due uomini di guardia.
Ciò mi insospettisce.
Osservando meglio noto che non sono uomini comuni ma soldati.
Che ci fanno qui degli uomini armati? Dov'è finito Ciril? Con lui non avrei avuto problemi ad attraversare le mura.
Ciril è un uomo estremamente corrotto. Bada solo per il suo tornaconto ed è sempre disponibile a farmi superare le mura, a patto che gli ceda una parte del bottino.
Le parole di Filottete mi risuonano nella mente come una tempesta: "Sta per cominciare una guerra e gli Achei faranno di tutto per poter sbarrare gli approvvigionamenti alle navi troiane. Chiuderanno ogni isola ed impediranno qualsiasi contatto con Ilio. Non potrai scappare tanto facilmente. I controlli saranno molto più serrati. Anche una parte della milizia sarà utilizzata per questo scopo."
Mi ritiro verso la boscaglia più fitta cercando di non essere vista. Come posso entrare senza destare sospetti? Poco distante da me trovo una scia sul terreno e seguendolo arrivo ad una pozza di fango misto a sterco di capra. La osservo e mi ricordo improvvisamente del pezzo di stoffa che mi sono portata appresso.
Un'idea fa immediatamente capolino nella mia mente.
Non sarà più un problema entrare al villaggio.
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L'unico modo per poter passare inosservata è quello, per l'appunto, di presentarmi come una delle creature più infime e deplorevoli della terra. Solo così potrò avere il pieno accesso e la libertà di muovermi liberamente. Chi potrebbe mai sospettare di una stracciona e, per giunta, zoppa? Mi avvicino alla pozza e cospargo di fango la mia tunica che già ho provveduto a stappare in più punti, sciolgo i miei capelli cercando di coprirmi il viso e mi cospargo sul volto fango e sterco. Non avrei mai pensato di arrivare a questo ma è l'unica soluzione possibile, voglio evitare uno spargimento di sangue da entrambi i lati. Se gioco bene le mie carte non avrò problemi. Prendo il coltello e lo lego al laccio che utilizzo per raccogliere i capelli, dopo averlo assicurato con un nodo stretto me lo infilo al collo nascondendolo tra i miei seni.
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Per completare l'opera mi copro il capo con il pezzo di stoffa che mi ero portata appresso dal rifugio e, cercando di ricreare un'andatura zoppa, mi avvicino ai due uomini. Questi sono intenti a discutere tra loro ma appena mi intravedono si bloccano e afferrano le loro rispettive lance. Uno è nervoso, lo posso percepire dal leggero tremito delle mani mentre l'altro, il più spavaldo, posa solo di sfuggita lo sguardo verso la mia figura.
- Chi sei? Identificati - abbaia il primo con un tremito nella voce.
- Sei proprio un povero cane se ti fai spaventare da una stracciona - esclama il secondo avvicinandosi.
Devo stare attenta poiché quest'uomo è un colosso e non ho molte possibilità di riuscita contro la mera forza bruta. Mi sudano i palmi delle mani e l'adrenalina accende tutti i miei sensi tenendomi in allerta.
Si blocca a pochi passi da me e non procede oltre.
- Per tutti gli dèi! Questa stracciona puzza come un cadavere in putrefazione. Passa e cerca di darti una ripulita; non penso che al tempio ti possano accogliere in questo stato. -
Detto ciò ritorna alla sua postazione.
Credevo di trovare qualche difficoltà ma sembra che gli dèi stiano dalla mia parte oggi.
Nel mentre che mi accingo ad attraversare l'entrata l'altro soldato mi afferra per un braccio: - Sei armata? -
Mi fissa con occhi indagatori e un lampo di timore attraversa il mio corpo. Se richiedessero una perquisizione sarei finita e forse, anche se riuscissi a scappare, avrei troppi uomini alle costole. Mi volto verso di lui e gli sorrido dolcemente.
- Come potrei esserlo? Per giorni interi non riesco neppure a mangiare un tozzo di pane. Se avessi un'arma l'avrei già venduta. -
Cerco cerco di scrollarmelo di dosso ma la sua presa è ferrea.
L'uomo non sembra intenzionato a credermi e fissa il suo compagno.
- Tu che ne pensi? Ci hanno ordinato di perquisire chiunque si presenti dal momento che questa isola brulica di ladri e arraffoni - e con uno scossone mi avvicina al muro bloccandomi con la sua mole.
Non è molto più grosso di me ma ciò che più mi spaventa e mi infonde più timori è l'altro soldato a pochi passi da noi.
- Non penso sia un problema se per una volta non osserviamo gli ordini. Guardala bene. Ti sembra pericolosa? Inoltre è anche zoppa! Lasciala passare Tyron. A meno che tu te la senta di toccarla... Puzza come un animale al macello. -
Con una smorfia dà una botta sulla spalla al suo compagno che in risposta mi incita a proseguire con una spinta.
Mi allontano chiedendomi se cambieranno idea all'ultimo minuto ma noto che sono tornati alla loro postazione; sono sicura che oziaranno fino al cambio della guardia.
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Il villaggio è molto grande molto probabilmente sarebbe più corretto definirlo una cittadina in pieno sviluppo, al centro di esso si trovano le dimore dei nobili e dei commercianti oltre ai luoghi sacri mentre in periferia e, nella zona del porto, le abitazioni dei meno abbienti. Quest'ultimi lavorano senza pausa mentre, con il loro sudore, ingrassano i ventri dei più abbienti che non muovono un dito dalla mattina alla sera. Così va il mondo: il più forte sottomette il più debole e questo obbedisce pur di sopravvivere.
Anche la mia Clio abitava in una casa sontuosa. La sua residenza era molto vasta, con un enorme giardino interno e disponeva di svariati servi eppure, tutto ciò, non serviva a riempire la solitudine del suo cuore. Cercava di nascondermelo ma era palese che il matrimonio non avesse portato felicità nel suo animo. Suo marito era molto più vecchio di lei e, non ci pensava due volte, a frequentare bordelli e a strisciare nei letti delle serve. Se questo non bastava era violento e senza umanità; Clio doveva sottostare al suo volere e, non essendo in grado di generare un figlio maschio, venne segregata sempre più spesso nel secondo piano dell'abitazione, l'area destinata alle donne.
Al solo pensiero sento una stretta al petto. Se non fosse stata costretta a sposarsi ora saremmo ancora assieme? Vedrei ancora il suo bel sorriso?
Questi interrogativi non troveranno mai una risposta e induriscono solamente il mio animo già nero.
Giunta al porto mi dirigo nella zona dello scarico merci e mi siedo in un angolo. Dalla mia postazione posso osservare il grande via vai di uomini che caricano e scaricano merci preziose o necessarie per il mantenimento degli abitanti di quest'isola.
Un gran numero di bambini innalzano i loro lamenti, probabilmente a causa di una pancia vuota da giorni, ma non ricevono risposta. Hanno i visi sciupati e le braccia, così magre, sembrano dei fragili rami pronti a spezzarsi in qualsiasi occasione.
I più temerari tentano di rubare qualcosa ma inutilmente.
Dopo svariati tentativi un ragazzino, forse di dieci anni, riesce ad arraffare una mela appoggiata su una cassa ma viene subito scoperto da un uomo grasso ed imponente. Questo lo afferra con forza e lo scaraventa a terra. Un piccolo rivolo di sangue gli discende dalla fronte e forti tremiti gli sconquassano il corpo.
Una fastidiosa sensazione di acido mi colpisce allo stomaco e comprendo che se non intervengo molto probabilmente al ragazzino verrà tagliata la mano artefice del misfatto.
Con un balzo mi dirigo verso di loro e mi scontro contro l'uomo. Quest'ultimo non si muove di un millimetro ma riesco ad attrarre la sua attenzione. Con un gesto della mano faccio comprendere al piccolo ladro di scappare e in fretta e nel mentre una parte di me inizia già a pentirsi di essersi fatta trascinare in questa situazione.
L'uomo è anziano ma benestante, lo comprendo dalla fattura dei suoi abiti e dall'anello in argento nel mignolo della mano sinistra. - Di che t'impicci stracciona? Per colpa tua quel piccolo delinquente è scappato - protesta con astio.
Gli rivolgo un'occhiata di sfida - Quel "delinquente" è solo un orfano che stava morendo di fame. Per una mela non penso che i vostri affari vadano a rotoli. -
- Se dovessi sfamare tutti quei piccoli cani la mia società sarebbe fallita da anni. Che vengano venduti come schiavi o che vengano accolti da qualcuno a me non fa differenza. L'unica cosa che mi importa è che stiano lontani dal porto. Se li vedo ancora giuro che li uccido con le mie mani - sibila. - Ed ora togliti dalla mia strada. -
Vengo gettata a terra con uno spintone e cadendo il pezzo di stoffa che avevo sistemato sul mio capo si allenta rivelando una parte del mio volto, cosa che al vecchio mercante non sfugge.
Con nuovo interesse si inginocchia davanti a me e mi sposta una ciocca di capelli dal volto.
I nostri occhi si fissano a vicenda e il tempo sembra fermarsi.
Mentre io tento di analizzare la situazione cercando di mantenere la mia mente più lucida e fredda possibile per trovare una via di fuga da questa situazione, lui ha cominciato ad osservarmi con una strana espressione.
- Devo dire che per una bellezza come te potrei fare un'eccezione! Puzzi come una capra ma con una bella strigliata potresti essermi utile - e con le sue mani callose mi afferra una spalla. - Apprezzo molto le giovini piene di spirito e salute, sai? Potrei farti lavorare nelle mie cucine e durante la notte...-
Ho un fremito di disgusto nel capire che è un essere disgustoso sia dentro che fuori.
Non mi sorprenderebbe sapere che nella sua dimora brulica un numero eccessivo di ragazze e giovinetti.
Non starò qui ad attendere ulteriori movimenti da parte di questo vecchio bavoso. Quest'uomo è grande ma anche obeso e vecchio e i suoi riflessi devono essere molto scarsi.
Con un movimento repentino gli scosto le mani e mi avvicino al suo orecchio.
- Se non mi lasciate subito vi taglierò la gola. E state sicuro che non intendo pensarci due volte - lo minaccio. Con un lieve cenno gli faccio notare di sfuggita il pugnale tra i miei seni.
- Potranno anche catturarmi ma tu avrai già la gola tagliata a quel punto. -
Lo fisso con uno sguardo di ghiaccio cercando, dentro di me, di farmi coraggio e di non cedere.
Il mio gesto e le mie parole sembrano convincerlo perchè senza pronunciare parola si scosta e si allontana verso i suoi servi.
Ancora scossa dall'incontro faccio per avviarmi in direzione di un vicolo seminascosto quando un movimento alla mia sinistra coglie la mia attenzione.
Una figura incappucciata è appoggiata al muro della casa più vicina.
Cerca di nascondere il suo viso il più possibile ma mi basta poco per riconoscerlo.
Tholos.
Se è qui sicuramente Karpos non è lontano. Mi lego strettamente il tessuto sul capo e, riprendendo un'andatura zoppa, mi allontano il più possibile dalla folla. Imbocco la stradina secondaria dirigendomi verso verso l'interno del villaggio quindi inizio a correre a perdifiato.
Se riuscissi a raggiungere il tempio di Zeus sarei salva; lì non potrebbe accadermi nulla.
Se Tholos è riuscito a raggiungere il porto significa che non l'ho ferito profondamente come credevo. Ho visto il suo sguardo: braci incandescenti. L'umiliazione che ha subito lo spingerà ad inseguirmi anche ai confini del mondo.
Vedo, alla fine della via, un pezzo dell'immensa piazza.
Una nuova speranza mi distende i sensi aumentando la mia andatura.
Devo raggiungerla.
Quando una mano mi afferra per i capelli e arresta la mia corsa gettandomi sui duri ciottoli della strada ogni mia illusione si infrange.
Una serie di abrasioni sulle mani e sulle braccia mi fanno lacrimare gli occhi per il dolore ma stringo i denti e mi concentro per identificare il mio assalitore.
Il buio della viuzza non gioca a mio favore ma posso scorgere una lunga cicatrice che gli solca il volto. Mi tiene ben salda sul terreno e si rivolge ad un secondo uomo.
- Questa è la donna di cui ci hai tanto parlato? - chiede con voce rauca.
- Sì, è lei. -
Quella voce... La riconoscerei anche negli inferi. Una voce che risveglia sentimenti proibiti ma anche tanto odio.
Karpos.
Lo vedo avvicinarsi a me.
Poi un fitto dolore al capo e infine il buio più totale.
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