Il vampiro di Polidori, sessualità e sangue
Nel mezzo delle sregolatezze che accompagnano l'inverno londinese, avvenne che comparisse a vari ricevimenti degli esponenti del bel mondo un nòbiluomo, degno di attenzione più per le sue stranezze che per il rango. Osservava con sguardo fisso l'allegria che lo circondava, come se non potesse prendervi parte. Quando la gaia risata di una bella fanciulla attirava la sua attenzione, la gelava con uno sguardo, e incuteva paura in quegli animi in cui regnava la superficialità. (Incipit)
Era il 1819 quando usciva il romanzo che avrebbe rilanciato la figura del vampiro, definendo le caratteristiche del vampiro moderno. Lord Ruthven si presenta come una creatura pallida, sempre vestita di nero, che osserva la società senza prenderne direttamente parte se non per recare danno, stranamente impassibile davanti agli eventi, oggetto d'attenzione delle donne, che sembra attrarre a sé inesorabilmente.
Coloro che percepivano questa sensazione di timore non riuscivano a spiegarsi da cosa derivasse: alcuni la attribuivano ai suoi occhi color grigio opaco che, fissandosi su un volto, sembrava non riuscissero a penetrano e a raggiungere subito i più intimi meccanismi dell'anima, ma ricadevano sulla guancia simili a un raggio pesante come piombo, opprimendo la pelle senza poterla oltrepassare. Grazie a queste sue bizzarrie veniva invitato in tutte le case; tutti desideravano vederlo; quelli abituati a intense eccitazioni, e ora tormentati dalla noia, erano lieti di trovarsi in presenza dì qualcosa capace di catalizzare la loro attenzione.
Storia narra che Polidori s'ispirò a Lord Byron per descriverlo e che il personaggio di Aubrey, amico e vittima del vampiro, sia ispirato allo stesso autore, che si considerava una "vittima" di Byron, con il quale ebbe un'amicizia molto contrastata. Nel personaggio di Iantha, fanciulla greca di cui Aubrey s'innamora, si potrebbe invece vedere Mary Shelley, l'autrice di Frankestein, di cui, dicono alcuni, Polidori era perdutamente (e infelicemente) innamorato, tanto da slogarsi una caviglia mentre scavalcava un balcone per porgerle il braccio.
Ruthven porrà le basi a Dracula e a tutta la schiera di vampiri aristocratici che dall'Ottocento in poi riempiranno la letteratura. Interessante notare che Ruthven è forse ancora più che un vampiro un seduttore (la specie più pericolosa per una fanciulla). A lui piace incantare le fanciulle, piace rovinare loro la reputazione. Il suo è più una sorta di magnetismo che una vera seduzione, pare infatti che non faccia nulla di particolare per attirarle a sé.
Malgrado il pallore mortale del volto, che non assumeva mai una sfumatura più calda né per modestia né per lo stimolo intenso di una passione, il suo aspetto e il suo profilo erano belli, e molte donne a caccia di notorietà cercavano di catturare la sua attenzione e, almeno, ottenere dei segni che facessero pensare a una manifestazione di affetto. Lady Mercer, che dopo il matrimonio era diventata lo zimbello di tutti i depravati che si incontravano nei salotti, si lanciò alla sua conquista e, tranne indossare gli abiti di un saltimbanco, fece di tutto, ma inutilmente, per attirare l'attenzione.
Lo stesso Aubrey cadrà vittima del suo fascino. Ma forse ancora più di un seduttore Ruthven è un assassino, o meglio ancora un serial killer con tanto di vittime preferite: fanciulle, preferibilmente con una buona reputazione. Ruthven è un escluso, un reietto e pare non dispiacersi della cosa, è un tentatore, regala soldi affinché le persone possano lasciarsi andare ai loro peggiori vizi (quando gioca a carte vince con i virtuosi e perde con i viziosi, in modo tale da alimentare ancora di più il loro vizio), è la rappresentazione di una classe che sta morendo, l'aristocrazia. Laddove Ruthven non riesce a sedurre prende ciò che vuole (il sangue) con la forza. Alla fine sia Iantha, di cui Aubrey è innamorato, sia la sorella di questo verranno uccise da Ruthven. Ruthven viaggia, si reca sia in Italia sia in Grecia, non è particolarmente intollerante alla luce del sole, anche se preferisce le tenebre, frequenta la buona società, non teme né il crocefisso né lo specchio. Degno di nota è il fatto che Ruthven, quando viene ferito, faccia giurare all'amico di non dire a nessuno della sua "morte" per un anno, il vampiro così gioca con Aubrey, lo spinge a essere in parte complice nella morte della sorella.
Non conosciamo il passato di Ruthven, sembra quasi che sia apparso dal nulla e che poi nel nulla finisca di nuovo, un indizio però a ben vedere ce l'abbiamo, pare infatti che per dare il nome al suo vampiro Polidori s'ispirò a un antenato di Glenarvon, protagonista dell'omonima opera, di nome Ruthven che amava bere il sangue. C'è ancora di più: Glenarvon è scritto da Caroline Lamb qualche anno prima dell'uscita del racconto di Polidori e parla di una fanciulla sedotta da un uomo infame e l'autrice s'ispirò proprio a Lord Byron per descriverlo, suo ex amante del quale voleva vendicarsi. Ruthven e Glenavron potrebbero essere entrambi tentativi di due persone ferite dal poeta che cercarono di vendicarsi di lui attraverso la scrittura, ma si potrebbe anche intravedere un delirio vittimistico. da parte degli autori delle due opere
La storia sembra quasi la rappresentazione letteraria del rapporto tra Lord Byron e Polidori, pare infatti che il giovane medico si sentisse "prosciugato" dal poeta tanto che alla fine si tolse la vita a soli venticinque anni. Lo stesso racconto fu erroneamente attribuito a Byron (che comunque smentì immediatamente di esserne l'autore), in effetti sembra che l'idea della storia (due amici che intraprendono un viaggio in Grecia che porta alla morte di uno dei due) sia stata in realtà di Byron e che Polidori la modificò successivamente rendendolo il racconto oggi conosciuto.
Il finale vede il trionfo del vampiro, del soprannaturale sul naturale, del male sul bene, dell'immorale sul morale. Ruthven a differenza di molti suoi successori (come Dracula o Carmilla) riesce a vincere: Aubrey infatti impazzisce e Ruthven, uccisa la sorella dell'amico, sparisce, probabilmente alla ricerca di nuove vittime. Per il vampiro (che poi a ben guardare di vampiro ha ben poco) non c'è nessuna punizione, l'essere non prova neppure rimorso (a differenza di molti suoi simili), né ci viene detto che trasforma le sue vittime in vampiri (cosa che invece fa Dracula, come a espiare in questo modo l'uccisione delle giovani).
Un'ultima curiosità: pare che quando Lord Byron morì in Grecia il cuore fu estratto dal corpo e sepolto altrove...nulla di più adatto per chi ha ispirato la leggenda del vampiro.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro