Fosca ed il vampiro emotivo
L'esistenza non può essere tutta un sacrificio. La pietà non è che amore passivo, amore morto
Il personaggio di Fosca, protagonista dell'omonimo romanzo di Tarchetti, è uno dei più ambigui della letteratura. Donna tremendamente brutta e malata, definita un miracolo del sistema nervoso, riesce a legare a sé il protagonista e addirittura a succhiarne le energie, facendolo ammalare a sua volta.
La prima volta che veniamo in contatto con questo personaggio è attraverso le sue grida. Fosca urla perché malata ed il suo corpo rispecchia la malattia, la magrezza, il pallore, unica eccezione sono gli occhi neri e vivissimi. Quale sia la sua malattia è difficile dirlo con certezza, ma si tratta molto probabilmente di un problema di tipo psicologico, forse esaurimento nervoso, veniamo infatti a conoscenza del fatto che la donna è stata spesso malata e che ha anche avuto delle delusioni sentimentali. Il protagonista, comunque, finisce per legarsi a lei in un rapporto che più che amore pare una passione letale, perché più lui passa il tempo con lei, più paiono invertirsi i ruoli, lui sta peggio, lei sta meglio, come se Fosca gli succhiasse le energie, come se fosse una specie di vampira. In psicologia potremmo parlare di un vampiro emotivo, una persona che si nutre delle emozioni, della gioia di vivere altrui, un appropriatore, molto spesso proprio di ciò che prova il partner, incapace di dare, cerca quindi di assorbire, non vedendo il bello in sé lo ricerca nell'altro e vuole prenderlo lui. Fosca si nutre del protagonista, tanto che alla fine questo si allontana anche da Clara, donna sposata con cui aveva una relazione prima di conoscere Fosca. Si noti il dualismo tra le due figure, Fosca, dai capelli scuri, malata, cupa, seppur intelligente, una vampira, Clara, bionda, solare, sana, si occupa di curare il protagonista. Due figure complementari, due donne completamente diverse, forse rappresentanti due parti dello stesso protagonista, la pulsione di morte e quella di vita. O forse no. Perché pare che Tarchetti Fosca l'abbia davvero conosciuta. Si trattava di una parente di un suo superiore a Parma, durante il periodo in cui fu un soldato, una donna brutta e così malata che pareva dover morire da un momento all'altro, ma che alla fine riuscì a sopravvivere al suo amante. Ed anche Clara potrebbe non essere completamente inventata, infatti Tarchetti ebbe anche una relazione con una donna sposata.
L'autore muore prima di riuscire a concludere la sua opera, cosicché la scena più importante, ovvero quella in cui il protagonista si unisce a Fosca, non fu scritta da lui, bensì da un suo amico. L'unione carnale con Fosca alla fine distrugge il nostro eroe che si ammala così dello stesso malessere della donna mentre lei, dopo questa notte d'amore e d'agonia, muore, come se avendo assorbito tutte le energie dell'amante ne fosse così sazia da morirne. Il morbo viene così trasmesso.
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