Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Prima parte


Il fatto più straordinario della mia vita accadde nell'aprile dell'anno 1300, la settimana di Pasqua.

Fra due mesi avrei compiuto trentacinque anni, ma, invece di essere nel pieno del mio vigore, fisico e intellettuale, stavo male, anzi malissimo ed era come se mi aggirassi smarrito in una foresta senza luce, incapace di ritrovare la via per uscirne.

Ed è proprio lì, in quella selva oscura, che ha inizio la mia storia, la storia di Harry Styles.

È difficile per me riuscire a descrivere quella foresta, tanto era buia e fitta e, ancora oggi, quando ci ripenso, mi sento preso da sconforto e da timore.

Non so dire come ci fossi entrato, dato che mi trovavo in una situazione così terribile, da avere completamente abbandonato la via della verità.

Ricordo che, ad un certo punto, mi trovai ai piedi di un colle, che si trovava al termine della pianura in cui si estendeva quella temibile selva.

Guardai in su e vidi la parte più alta del colle, che, vicino alla cima, era già illuminato dal sole.

Quella vista mi tranquillizzò e sentii che l'angoscia del mio cuore se ne era andata.

Con un sospiro di sollievo, mi voltai a guardare la foresta, sperando di esserne ormai completamente fuori.

Mi riposai un po', poi ripresi il cammino e cominciai a salire sul monte.

All'improvviso, però, dal nulla, apparvero tre animali e mi sbarrarono la strada.

Erano una lince dal pelo maculato, un leone e una lupa magrissima.

Non sapevo cosa fare e dove andare, finché comparve davanti a me una figura umana.

Allora io, spaventato e terrorizzato, gridai:

" Chiunque tu sia, ti prego, aiutami!"

" Non sono più un uomo " mi rispose la figura " ma lo sono stato.
I miei genitori erano di Mantova, nacqui al tempo di Giulio Cesare e vissi a Roma, sotto suo figlio  Augusto.
Sono stato un poeta e ho raccontato la storia di Enea, giunto in Italia dopo la distruzione di Troia "

Io spalancai gli occhi stupito e mi resi conto di avere di fronte Louis Tomlinson, il sommo letterato, il mio maestro.

Avevo letto e riletto le sue opere, le avevo amate e da esse avevo ricavato lo stile con cui ero divenuto famoso nella mia epoca, a Firenze.

Cercai di mostrargli tutta la mia ammirazione, ma la paura delle tre bestie non mi rendeva lucido, così gli chiesi nuovamente di aiutarmi.

Lui mi rispose che, se volevo salvarmi, avrei dovuto percorrere un altro cammino, che mi avrebbe portato alla verità, allontanandomi dall'angoscia in cui al momento mi trovavo.

Si offrì, quindi, di essere la mia guida nel viaggio che avrei affrontato.

Mi attendeva l'Inferno, dove avrei udito urla disperate e avrei visto spiriti anche antichi soffrire e invocare un' impossibile fine dei loro dolori.

Ero pronto per questo?

Non lo sapevo, ma non ebbi tempo per decidere, perché lui si mosse ed io lo seguii.

                                                                 💙💚
Stava scendendo la sera e l'oscurità avrebbe portato a tutti pace e riposo, tranne a me, che stavo per affrontare un viaggio arduo e difficilissimo da raccontare.

Prima di me, soltanto a Enea e a San Paolo era stata concessa l'opportunità di scendere nel regno dei morti e proprio Louis, nella sua Eneide, aveva raccontato ciò che l'eroe troiano aveva visto e sentito nell'aldilá.

Nel loro caso, però, non c'era nulla di stupefacente, perché entrambi erano stati destinati a compiti futuri grandiosi.

Il primo, Enea, aveva dato origine alla stirpe che aveva fondato Roma, San Paolo, invece, dall'aldilà aveva portato agli uomini sostegno e incoraggiamento per la diffusione della fede cristiana.

Ma io... perché io?

Quali potevano essere il motivo e lo scopo del mio viaggio?

Chi, in cielo, lo aveva autorizzato?

Espressi la mia perplessità a Louis e lui, volgendo su di me gli occhi azzurri, disse:

" Mentre mi trovavo nel Limbo, fra gli spiriti che morirono prima della nascita di Gesù, scese dal cielo, spinta dall'amore, una donna bella e beata.
Cominciò a parlarmi, con la sua voce di angelo e mi raccontò che suo fratello, che lei aveva amato in vita più di se stessa, si trovava in una condizione quasi disperata.
Mi chiese di aiutarlo ad uscire dalla selva oscura dell'angoscia e di farlo, facendolo viaggiare attraverso i luoghi in cui risiedevano le anime dannate.
Disse di chiamarsi Gemma e di venire dal luogo dove regna sempre l'amore, cioè il Paradiso "

" È stata mia sorella dunque a venire in mio aiuto...." sussurrai a bassa voce.

" Tua sorella e Dio, che ha voluto aiutare un uomo, che vagava nell'angoscia, a ritrovare la retta via.
A te spetterà il grande e difficile compito di descrivere il tuo viaggio, affinché tutti sappiano dove finiscono le persone che in vita commettono gravi peccati " spiegò Louis con calma.

Io annuii ancora un po' spaventato da ciò che mi era successo e dalla grande responsabilità che mi era stata assegnata, ma la mia guida disse:

" Forse un giorno sarà dolce ricordare anche questo "

Era un verso dell'Eneide e io sorrisi, perché capii che anche la mia paura avrebbe fatto parte solo dei miei ricordi.

Così mi avvicinai a Louis e insieme iniziammo il nostro difficile e arduo cammino.

                                                            💙💚

" Attraverso di me si va nella città del dolore, attraverso di me si va nel regno della dannazione eterna, attraverso di me si va fra la gente perduta per sempre.
Fu la giustizia a muovere il mio supremo fattore, furono il divino potere del Padre, la somma sapienza del Figlio e l'amore dello Spirito Santo a crearmi, quando Lucifero e gli altri angeli ribelli furono precipitati sulla Terra.
Lasciate ogni speranza, voi che entrate".

Queste parole erano scritte su una porta alta e nera e io non ne comprendevo bene il senso.

Louis mi sorrise e, per incoraggiarmi e farmi sentire la sua presenza, pose la sua mano sulla mia e la strinse appena.

Mi sentii incoraggiato dal suo gesto e allora, per la prima volta, lo guardai in viso attentamente e mi stupii di quanto belli e fini fossero i suoi lineamenti.

Presi un respiro profondo e, insieme a lui, varcai la porta minacciosa.

Sospiri, pianti e urla di dolore risuonavano nell'aria lugubre e tetra.

Sconvolto da tutto ciò che vedevo e udivo, domandai a Louis chi o che cosa producesse quei terribili lamenti.

Egli annuì in modo grave e rispose :

" Le grida strazianti che tu senti sono prodotte da coloro che, in vita, mai presero una posizione precisa, preferendo rimanere sempre nell'ombra.
Insieme a loro si trovano gli angeli che rimasero neutrali, quelli che non si schierarono nè con Dio nè con Lucifero.
Tutti loro sono gli ignavi, gente inutile e dannosa "

Io volsi lo sguardo a quegli infelici e vidi una specie di bandiera che correva rapidissima e che girava su se stessa, non permettendo di vedere che cosa rappresentasse.

Dietro ad essa correva una fila immensa di spiriti nudi, tormentati da mosconi e vespe.

Il loro volto era rigato di sangue che, mescolato alle lacrime, era raccolto ai loro piedi da vermi schifosi.

Disgustato, guardai oltre e, sulla riva di un grande fiume, vidi una folla che sembrava avesse fretta di attraversarlo.

Domandai a Louis chi fossero quegli spiriti e lui mi rispose:

" Il fiume che vedi è l'Acheronte, di cui già noi antichi parlammo.
Ora stai attento e osserva..."

Dalla riva opposta vidi venire verso di noi una barca, guidata da un vecchio, bianco di barba e di capelli.

Urlava rimproveri ed insulti alle anime che si accalcavano sulla riva e poi, non appena mi vide, sibilò:

" Tu, che sei ancora vivo, vattene di qui, non è la tua ora!"

Louis replicò seccamente a quel demonio dagli occhi di fuoco dicendo:

"Caronte, non ti arrabbiare. È Dio che vuole così e ciò ti deve bastare "

Il vecchio tacque e poi, con un semplice cenno degli occhi, raccolse tutte le anime dentro la barca, percuotendo con il remo quelle che si attardavano sulla riva.

La barca, poi, si mosse sulle acque nere del fiume e in breve raggiungemmo la riva opposta.

Durante il tragitto, la mia guida mi spiegò che, sulle rive del fiume Acheronte, si radunavano tutti i dannati, in attesa di essere indirizzati nel luogo in cui avrebbero scontato la loro pena.

Non appena mettemmo piede a terra, si udì il boato di un tremendo terremoto.

Si alzò un vento fortissimo e comparve una luce rossastra nel cielo.

Ebbi così tanta paura che caddi a terra svenuto.

💚💙

Mi ripresi grazie al forte scoppio di un tuono e, quando aprii gli occhi, vidi che mi trovavo sull'altra riva dell'Acheronte, all'inizio dell'Inferno.

Louis mi aiutò ad alzarmi e mi invitò a seguirlo.

Entrammo così nel primo cerchio infernale.

" Questo è il Limbo " mi spiegò Louis " l'eterna dimora degli spiriti che morirono prima della venuta di Cristo e fra essi ci sono anche io.
La nostra unica punizione è l'assenza della speranza, infatti viviamo nel desiderio di Dio, ma sappiamo che non arriveremo mai a lui "

Mi sentii stringere il cuore a quelle parole, perché mi resi conto di quanto terribile dovesse essere la condizione sua e di quanti stavano con lui.

Iniziammo a camminare in mezzo a una folla di anime e guardandole capii subito che doveva trattarsi di gente di grande valore, che in vita si era guadagnata una fama onorevole.

All'improvviso quattro anime ci vennero incontro e Louis, indicandomele, disse:

" Sono Omero, Ovidio, Orazio e Lucano. Ciascuno di loro è poeta, come lo sono stato io "

Mi emozionai molto nel vederli e lo fui ancora di più quando venni salutato da loro con affetto e gentilezza.

Continuammo a camminare e giungemmo così ai piedi di un castello, circondato da sette mura e difeso tutto intorno da un piccolo fiume.

Lo passammo facilmente ed entrammo, attraverso sette porte, dentro il castello.

Sbucammo in un prato di erba verde e fresca.

Lì vidi anime che si muovevano lente e piene di dignità e che scambiavano fra di loro poche parole, con tono pacato e dolce.

Louis alzò il braccio e mi indicò le più famose.

" Là ci sono Ettore, Enea e Cesare, armato e con gli occhi rossi come quelli di un falco. Dalla parte opposta, stanno il re Latino e, seduta accanto a lui, sua figlia Lavinia.
Sulla tua destra puoi vedere gli spiriti grandi nel pensiero, Aristotele, Socrate e Platone.
Ci sono anche il grande matematico Euclide, l'astronomo Tolomeo, i medici Ippocrate e Galieno, i filosofi arabi Avicenna e Averroè "

Io sarei rimasto in eterno in quel luogo, ma la mia guida mi fece capire che dovevamo proseguire.

Ci separammo da quelle anime illustri e seguimmo una strada diversa da quella per cui eravamo entrati nel grande prato.

Abbandonammo l'atmosfera di pace del limbo e ci immergemmo in una zona buia e cupa.

                                                          💚💙

Scendemmo dal primo al secondo cerchio, più piccolo di circonferenza, ma molto più pieno di dolore.

Lì incontrammo Minosse, il mitico re di Creta, il giudice dei dannati.

L'orribile creatura aveva il compito di stabilire a quale cerchio assegnare i dannati e lo faceva avvolgendo il loro corpo con la sua lunga coda, tante volte quanti erano i cerchi che ogni anima doveva percorrere per giungere al luogo a lei destinato.

Anche Minosse tentò di impedirmi di proseguire il mio viaggio, mettendo persino in dubbio le capacità di Louis  come guida, ma il poeta mise subito a tacere quella creatura.

Superato così l'ingresso del cerchio, cominciai a udire grida di dolore e pianti disperati.

Il luogo era privo di ogni luce e una tremenda bufera travolgeva con violenza gli spiriti, rivoltandoli in ogni senso e percuotendoli l'uno contro l'altro.

Louis mi rivelò che quella era la pena dei lussuriosi, di coloro cioè che in vita si erano abbandonati alla tempesta dei sensi, sottomettendo la propria ragione alla passione della carne.

Vidi avvicinarsi a noi una lunga fila di anime e così domandai  alla mia guida chi fossero.

Louis così mi rispose:

" La prima è Semiramide che arrivò perfino ad amare carnalmente suo figlio.
Poi ecco Didone che, per amore di Enea, venne meno al giuramento di rimanere fedele alla memoria del marito Sicheo.
La terza anima è quella di Cleopatra, la regina d'Egitto, amante di Cesare e poi di Marc'Antonio.
Quella è Elena, la cui lussuria fu causa dei dieci terribili anni della guerra di Troia. E quell'altro è il grande Achille, sempre vittorioso contro i suoi nemici, ma sconfitto anche lui dal folle amore per Polissena, figlia di Priamo....credeva di andare alle proprie nozze con lei, quando fu ucciso in un'imboscata da Paride. In questa schiera c'è anche lui, il rapitore di Elena, l'uomo che per lussuria provocò la rovina della propria città "

Louis mi mostrò moltissime altre anime, tutte strappate alla vita dall'amore.

Provai pietà per loro e stavo per dirlo al mio maestro, quando la mia attenzione fu attratta da due spiriti che, a differenza degli altri, volavano uniti.

Dissi a Louis  che mi sarebbe piaciuto parlare con loro e lui mi spiegò che dovevo attendere il momento in cui sarebbero stati più vicini a noi.

E così avvenne...

Uno soltanto degli spiriti  si rivolse a me, ma parlò a nome di tutte e due, dicendo:

" Volentieri parleremo con te e risponderemo alle tue domande.
La città dove sono nata si trova sul mare e si chiama Ravenna.
L'amore, che rapido si appropria dei nobili spiriti, s'impadronì del cuore di colui che ora tu vedi qui, accanto a me.
E l'amore, che non permette di non essere corrisposto, catturò anche me. Mi innamorai di costui con una tale intensità che, come vedi, quell'amore ancora non mi abbandona e mi tiene legata a lui.
Purtroppo ero moglie di suo fratello e lui tolse la vita ad entrambi e ora è atteso nella parte più buia dell'Inferno, fra i traditori "

Ricordavo quella vicenda.

Francesca, figlia del signore di Ravenna, era andata sposa al signore di Rimini, Gianciotto Malatesta.

Era diventata poi l'amante del fratello di lui, Paolo, ma il marito li aveva sorpresi e uccisi.

Chinai il capo e ripensai alla mia vita e ai tanti miei amori difficili e quasi mai corrisposti.

Provai pietà per le due anime dannate, perché la passione che li univa non aveva in sé nulla di sbagliato, perché l'amore, secondo me, non aveva nulla di sbagliato.

Louis mi domandò a che cosa stessi pensando e io gli risposi:

" Non trovo giusto che chi ha amato troppo si trovi all'Inferno "

" L'amore è giusto, Harry " rispose il poeta " ma chi ama deve rispettare le sue regole "

Le sue parole mi risultarono oscure, ma venni distratto da Francesca, che aveva ripreso a parlare.

" È doloroso ripensare ai momenti felici quando si è in un una condizione di sofferenza, ma voglio raccontarti, come scoprimmo di amarci.
Un giorno Paolo e io stavamo leggendo un libro che raccontava di come Lancillotto del Lago si fosse innamorato di Ginevra, moglie del suo re, Artù.
Eravamo soli, senza alcun presentimento di quel che sarebbe accaduto.
Più volte, durante la lettura, i nostri sguardi si incontrarono e ogni volta questo ci fece impallidire.
Quando, però, leggemmo di come Lancillotto aveva baciato la sua amata Ginevra, Paolo, tutto tremante, baciò le mie labbra.
Quel libro ci fece scoprire il nostro amore e quel giorno non leggemmo niente altro...."

Che cosa aveva voluto dire con le sue ultime parole?

Che erano stati subito sorpresi dal marito di lei?

Che lei e Paolo erano andati ben oltre un semplice bacio?

Non lo avrei mai saputo....Paolo e Francesca sparirono nuovamente nel vortice infernale.

Io fui sopraffatto dalla commozione e dalla pietà e caddi a terra, come un corpo morto.

💚💙

Quando ripresi conoscenza, vidi intorno a me, dovunque mi girassi, nuovi dannati e nuovi tormenti.

Mi trovavo nel terzo cerchio, senza ben sapere come vi fossi giunto.

Una pioggia violenta, gelida e flagellante percuoteva i dannati.

Dall'aria, carica di tenebre, cadevano grandine, acqua nera e neve e, dalla terra, si sprigionava un odore fetido.

Una creatura orrenda con tre teste, Cerbero, graffiava gli spiriti, li spellava e li squartava.

Per cercare di difendersi, quei miserabili si rigiravano da una parte e dall'altra, ma non serviva a nulla.

Quando ci scorse, Cerbero spalancò le fauci e ci mostrò i denti, come se volesse sbranarci.

Allora Louis raccolse un po' di terra melmosa e la gettò nelle gole di quel demonio, facendolo calmare.

Passammo sopra le anime e, camminando, calpestammo quelle ombre che sembravano avere una consistenza corporea.

Giacevano tutte a terra, eccetto una che, non appena ci vide passarle davanti, si levò a sedere.

Si rivolse a me e mi domandò se lo riconoscessi, dato che ero già un uomo fatto quando egli era morto.

Gli risposi che mi era impossibile, tanto i suoi lineamenti erano stravolti e gli domandai quindi di rivelarmi chi fosse e perché si trovasse in quel cerchio, dove la pena mi sembrava davvero terribile.

" Durante la mia vita terrena " mi rispose  " vissi, come te, in quella città che ora è piena di odio e di gelosia.
Voi Fiorentini mi chiamavate Ciacco.
Fu la gola a rovinarmi e a condannarmi a subire per l'eternità questa maledetta pioggia"

Le sue parole mi permisero di riconoscerlo.

Era stato un banchiere che, per eccesso di cibo e bevande, era diventato quasi cieco, al punto da non riuscire più a riconoscere le monete.

In effetti, mi ricordavo che la gente lo aveva soprannominato Ciacco, vale a dire Porco.

Ciacco era un mio concittadino, il primo con cui parlavo nell'Inferno e, proprio per questo, decisi di chiedergli quale sarebbe stato il destino di Firenze.

" Dopo un lungo contrasto " mi rispose " le due fazioni principali della città, i Bianchi e i Neri, si scontreranno in modo diretto e cruento.
In un primo momento, saranno i Bianchi a prevalere e i Neri verranno esiliati, multati e vedranno i loro beni confiscati e le loro case incendiate.
Ma, prima che siano trascorsi tre anni, saranno i Neri ad avere la meglio, con l'aiuto di papa Bonifacio VIII che, per il momento, si barcamena fra le due parti senza svelare le sue esatte intenzioni.
A lungo durerà il dominio dei Neri e tanti saranno gli abusi e le prepotenze che i Bianchi dovranno subire "

Le parole di Ciacco erano state per me come pugnalate.

La mia bella città rovinata da odii e interessi meschini e io, un guelfo bianco, che fine avrei fatto?

" Un'ultima preghiera " mi disse ancora  Ciacco " quando tornerai in quel mondo che ora mi sembra così dolce e bello, ricorda il mio nome a quelli che ancora vivono, affinché io possa almeno sopravvivere nel loro ricordo! "

Furono le sue ultime parole.

Storse gli occhi, mi guardò ancora un poco, poi chinò la fronte e cadde nel fango, in mezzo agli altri dannati.

" Non si solleverà mai più " esclamò Louis " mai più, fino al giorno del Giudizio, quando ogni dannato tornerà alla sua tomba per riprendere il proprio corpo e ascolterà la sentenza definitiva che risuonerà per l'eternità "

Riprendemmo a camminare e, alla fine, giungemmo dove si scendeva nel cerchio sottostante e qui trovammo il peggiore nemico dell'umanità, l'antico dio della ricchezza, Plutos.

                                                             💙💚

" Pape Satàn, Pape Satàn aleppe" cominciò a gridare Plutos con voce forte e acuta.

Non comprendevo il senso di quelle parole ed ero terrorizzato da quella creatura infernale dall'aspetto di lupo.

Louis mi disse di non avere paura, perché, per quanto fosse potente, quel demone non avrebbe potuto impedirci di scendere.

Così scendemmo nel quarto cerchio, inoltrandoci ancora di più nel nostro viaggio.

Lo spettacolo che si presentò alla mia vista fu violento e inaspettato.

Vidi una folla sterminata di anime che, divise in due gruppi che seguivano direzioni opposte, spingevano con il petto, fra urla disumane, enormi macigni.

Nel punto in cui si incontravano, i due gruppi di dannati si urtavano a vicenda, poi si voltavano indietro, girando in senso contrario anche i pesi e, giunti al punto opposto del cerchio, ripetevano lo stesso percorso.

Domandai a Louis chi fossero quelle anime e lui mi rispose che il peccato del primo gruppo era stato apparentemente opposto a quello della seconda schiera, ma la loro pena era identica, perché sia gli uni sia gli altri non avevano saputo essere moderati nello spendere.

Erano gli avari, che erano vissuti per avere sempre più denaro e i prodighi, che avevano dedicato la loro esistenza per dissiparlo.

Terminata la sua spiegazione, Louis mi ricordò che era tempo di proseguire, perché era ormai passata la mezzanotte e ci era vietato soffermarci in un punto dell'Inferno troppo a lungo.

Arrivammo al margine opposto del cerchio e lì ci imbattemmo in una sorgente di acqua scura e torbida che si riversava in un fossato, che l'acqua stessa aveva scavato.

Per una strada ripida scendemmo nel cerchio sottostante, il quinto, dove si gettava il ruscello, formando una palude, lo Stige.

In essa vidi una folla di anime, nude e coperte di fango.

Si colpivano con le mani, con la testa, con il petto, con i piedi, si mordevano e si sbranavano.

Louis mi spiegò che quelli erano gli spiriti di coloro che si erano lasciati sopraffare dall'ira.

Aggiunse che nel pantano c'erano altri spiriti, immersi completamente.

Erano invisibili, ma la loro presenza era rivelata da bolle d'aria che facevano gorgogliare la superficie della palude.

Erano le anime degli accidiosi, di coloro che, in vita, erano stati apatici nel praticare il bene.

Immersi nel fango, si lamentavano, ma le loro parole di rammarico non riuscivano a essere udite chiaramente perché rimanevano un gorgoglio strozzato che, attraverso la melma nera della palude, produceva in superficie le bolle che potevo vedere.

Io e la mia guida, seguendo la linea curva della riva dello Stige, arrivammo ai piedi di una torre.

💙💚

Molto prima di giungere ai piedi della torre, avevo notato sulla sua sommità due fiammelle.

A queste segnalazioni luminose rispondevano altre, da una seconda torre, tanto lontana che a fatica avevo potuto vederle.

Chiesi a Louis che cosa significassero quei segnali e chi li stesse facendo e lui mi rispose di osservare con attenzione la palude.

lo lo feci e, attraverso la nebbia che aleggiava sul pantano, vidi venire verso di noi una barca piccola e veloce guidata da un solo uomo, che urlava:

" Ora sei in mio potere, anima dannata! "

La mia guida subito replicò:

" Flegiàs, questa volta gridi inutilmente. Ci avrai in tuo potere solo per il tempo che ci vorrà per attraversare la palude "

Il nocchiere infernale, che evidentemente aveva creduto che noi fossimo nuove anime destinate alla palude di cui lui era il custode, divenne l'immagine stessa dell'ira, quando si rese conto di essersi ingannato.

Ciononostante, fu costretto a reprimere la sua collera e ad accoglierci, anche se controvoglia, sulla sua barca.

Louis salì per primo e mi invitò a fare lo stesso.

Quando tutti e due fummo saliti, la barca si mosse e cominciò ad attraversare lo Stige.

Mentre compivamo quella traversata, all'improvviso mi comparve davanti un'anima, tutta sporca di fango.

Bruscamente, con un tono arrogante e stizzoso, mi domandò chi fossi, io che venivo nell'Inferno prima di essere morto.

Gli risposi seccamente:

" Vengo, sì, ma non per rimanere, non sono un dannato. Tu piuttosto, che sei così sporco, chi sei? "

" Non lo vedi da te? " replicò  " Sono un dannato, uno dei tanti. "

E io a lui: " Rimani pure dove sei, spirito maledetto, a piangere e a soffrire. Ti ho riconosciuto, anche tutto sporco come sei "

Era Filippo Argenti, un mio grande nemico.

Fiorentino come me, ma un guelfo nero, era appartenuto a una famiglia altezzosa e violenta, quella dei Cavicciuli, una delle tante arrivate a Firenze da fuori e portatrici di violenza.

Pieno d'ira per essere stato da me riconosciuto, cercò di rovesciare la barca, ma Louis lo respinse e lo gettò nel fango.

Il poeta latino si voltò quindi verso di me, mi strinse in un abbraccio e mi baciò la guancia.

Era sì uno spirito, ma io sentii comunque la consistenza del suo corpo e la morbidezza delle sue membra.

Proprio allora mi colpirono tremende urla di dolore e cercai di vedere da dove provenissero.

Louis mi rivelò che eravamo ormai vicini alla città di Dite, alla dimora di Lucifero, la parte più terribile dell'Inferno.

Ne scorgevo le torri, di color rosso vivo, come se fossero incandescenti.

Arrivammo ai profondi fossati che difendevano quella città disperata.

Le mura mi sembravano di ferro e la barca fece un lungo giro, finché giungemmo vicino a una porta.

Lì Flegiàs ci scaricò in malo modo.

Davanti alla porta, vidi più di mille diavoli e la mia presenza doveva averli irritati, perché li sentivo borbottare:

" Che ci fa qui un vivo? Come può andarsene liberamente nel regno della morte eterna? "

Louis fece cenno di voler parlare con loro in disparte e quelli sembrarono allora calmarsi un poco e gli dissero:

" Vieni avanti, ma tu soltanto! Quell'altro, che ha avuto il coraggio di arrivare fin qui, se ne vada. Torni indietro da solo, se ne è capace, perché tu, che finora gli hai mostrato la strada, resterai qui "

Quelle parole mi terrorizzarono e pensai che non avrei mai più rivisto la luce del sole.

" Louis " supplicai " non mi abbandonare, ti prego! Se non possiamo procedere oltre, torniamocene subito indietro, ma insieme! "

" Non avere paura " mi rassicurò la mia guida " Nessuno può impedirci di proseguire, perché è Dio che lo vuole. Aspettami qui. Tranquillo, non ti abbandonerò"

Dette queste parole, Louis si staccò da me per parlare con i diavoli.

Rimasi da solo, ma, nonostante le rassicurazioni della mia guida, non ero per niente tranquillo.

Non fui in grado di sentire quel che si dissero, ma i diavoli, ad un certo punto, si misero tutti a correre verso le porte e, una volta entrati, le chiusero con un gran fracasso.

Louis tornò verso di me a passi lenti, teneva gli occhi rivolti a terra ed era visibilmente turbato e preoccupato.

" Non temere, Harry " cercò però di rincuorarmi " sta scendendo, attraverso i cerchi infernali, colui che il cielo ha mandato per aiutarci e che ci permetterà di entrare nella città"

                                                        💙💚

Il tempo passava, ma dell'aiuto di cui Louis aveva parlato, non c'era ancora traccia.

" Perdonami " gli dissi allora " ma tu, che vieni dal Limbo, sei sicuro di poter percorrere tutto l'Inferno e di sapere poi uscirne? "

Non volevo offenderlo, ma avevo bisogno di sapere, a quel punto, quali fossero le sue reali capacità.

Mi rispose, con un tono dolce e assolutamente non arrabbiato, che non era la prima volta che percorreva quel cammino.

Era accaduto molto tempo prima, poco dopo il suo arrivo nel Limbo.

Una maga, Eritone, aveva fatto tornare sulla Terra uno spirito che rivelasse a Pompeo l'esito della battaglia di Farsalo.

Durante il momentaneo ritorno in vita di quell'anima, essa avrebbe dovuto essere sostituita da un'altra.

Per tale sostituzione, era stato scelto lui, Louis e questo spiegava perché egli avesse già percorso tutto l'Inferno, dato che lo spirito, di cui aveva temporaneamente preso il posto, si trovava nella zona più bassa, quella più vicina a Lucifero, la Giudecca.

" Dunque " aggiunse " conosco bene la strada, non ti preoccupare "

Continuò a parlare, ma non gli prestai più attenzione, perché in cima alla torre arroventata apparvero tre creature mostruose.

Avevano corpo di donna, intorno alle loro membra erano annodati serpenti d'acqua di un intenso colore verde e i loro capelli erano costituiti da altri serpenti, piccoli e dotati di corna.

Louis le riconobbe subito e mi spiegò:

" Sono le Erinni, le figlie della Notte. Quella a sinistra è Megera, quella a destra è Aletto, mentre al centro si trova Tisifone. I loro nomi antichi sono quelli che ti ho appena detto, ma nel futuro, nei secoli che verranno, si muteranno in Eleonor, Camille e Briana..."

In preda a una diabolica collera, quelle furie si laceravano il petto con le unghie, si percuotevano e urlavano in modo così atroce che io, per la paura, mi accostai ancora una volta a Louis in cerca di protezione.

Lui mi abbracciò, mi fece voltare e mi indicò con la mano la palude e, nello specifico, il punto dove la nebbia era più fitta.

Riconobbi allora l'inviato dal cielo, un angelo guerriero, biondo e con cangianti occhi azzurri, che stava avanzando sulla superficie schiumosa.

L'angelo procedeva sicuro, senza neppure bagnarsi i piedi, ma la cosa strana del suo aspetto era il panino che teneva in mano e a cui, ogni tanto, dava un morso.

Louis sembrò non farci caso, ma mi fece segno di tacere e di inchinarmi, in segno di reverenza e così feci.

L'angelo giunse davanti alla porta della città di Dite e, con un semplice colpo del suo piccolo scettro, la spalancò.

I diavoli scapparono tutti in ogni direzione e l'angelo se ne andò subito, senza dirci neppure una parola, ma regalandoci un meraviglioso sorriso.

Louis ed io, allora, ci muovemmo verso la città fortificata, ormai certi di non incontrare più alcun ostacolo.

Mi guardai intorno e, da ogni parte, vidi stendersi una grande pianura, piena di dolore e di tormenti atroci.

Il terreno era disseminato di sepolcri, sui quali erano sparse fiamme che li rendevano roventi.

Tutti i coperchi delle tombe erano sollevati e da quei sarcofagi uscivano lamenti strazianti.

Provenivano, evidentemente, dai dannati che si trovavano dentro i sepolcri.

Domandai alla mia guida  chi fossero ed egli mi rivelò che si trattava di eretici.

Ogni tomba conteneva il fondatore e i seguaci di una eresia ed era più o meno arroventata in rapporto alla gravità dell'eresia stessa.

Louis si avviò verso destra e così ci incamminammo fra le tombe e le mura della città di Dite.

💙💚

Mentre camminavamo, chiesi a Louis se fosse possibile vedere i peccatori che giacevano dentro i sepolcri infuocati, dato che i loro coperchi erano tutti alzati e non c'erano diavoli di guardia.

La mia guida rispose che le tombe sarebbero state tutte definitivamente chiuse quando, dopo il Giudizio Universale, le anime sarebbero tornate lì con i corpi lasciati sulla Terra.

Con un gesto del braccio, mi indicò una parte del cerchio e mi disse:

" In quella zona si trovano Epicuro e i suoi seguaci, che ritengono l'anima mortale come il corpo. Lì potrà essere soddisfatto il tuo desiderio, quello che hai espresso e anche quello che non hai manifestato "

Louis aveva capito che volevo incontrare un'anima in particolare, un grande della generazione precedente alla mia e che, pensavo, dovesse trovarsi lì.

All'improvviso, una voce uscì da una della tombe:

" Tu, toscano, che te ne vai ancora vivo per la città del fuoco e che parli in modo così dignitoso, fermati un po' qui.
La tua cadenza rivela che anche tu, come me, sei nato in quella nobile città a cui io, forse, ho recato troppo danno"

Quelle parole improvvise mi spaventarono e, come al solito, mi accostai a Louis.

" Ma che fai? " reagì la mia guida " Voltati! Guarda...Farinata si è levato dal fondo del suo sepolcro. Lo puoi vedere tutto, dalla cintola in su "

Era proprio quella l'anima che volevo incontrare...Farinata degli Uberti, il grande ghibellino, il vincitore di Montaperti, morto un anno prima della mia nascita.

Lo osservai e, in un certo senso, provai ammirazione per lui perché si ergeva con il petto e con la fronte in modo sdegnoso, come se disprezzasse l'Inferno stesso.

Louis mi spinse verso di lui e, non appena fui ai piedi della sua tomba, Farinata mi squadrò e, con una punta di superbia, mi domandò:

" Chi furono i tuoi antenati? "

Glielo dissi subito, lui aggrottò le sopracciglia e borbottò:

" Furono fieri avversari miei e del mio partito, perciò li ho combattuti e sconfitti per due volte"

" Se è vero che i Guelfi furono vinti ed esiliati " ribattei " è anche vero, però, che seppero rientrare a Firenze l'una e l'altra volta. I Ghibellini, invece, furono dispersi per sempre "

La nostra conversazione si era quasi subito trasformata in uno scontro, che sarebbe certo continuato e, forse, degenerato, se non fosse emersa dallo stesso sepolcro un'altra anima, visibile solo fino al mento.

Guardò intorno a me, come se cercasse qualcuno, poi, piangendo, mi disse:

" Se la forza della tua mente è tanto grande da permetterti di andartene per l'Inferno ancora vivo, dov'è mio figlio? Perché non è insieme a te? "

Le sue parole e il tipo di pena a cui era sottoposto me lo fecero riconoscere subito, era Cavalcante dei Cavalcanti, il padre del mio grande amico Guido.

Fra lui e Farinata, c'era un rapporto di parentela, anche se acquisita, Guido aveva infatti sposato una delle figlie del capo ghibellino.

" Non è la mia volontà " gli risposi " e neppure la mia capacità intellettuale a permettermi questo viaggio. La mia guida, Louis, che, come vedete, mi sta aspettando là, mi sta facendo ritrovare me stesso e la fede nell'anima, che suo figlio tanto disprezzò "

Si alzò di scatto e gridò:

" Come hai detto? Disprezzò? Ma allora, non è più fra i vivi? "

Non gli risposi subito, bloccato da un senso di pietà nei suoi confronti, allora lui, quando si accorse della mia esitazione, si lasciò cadere di nuovo dentro la tomba e non riapparve più.

Durante il mio colloquio con Cavalcante, Farinata non si era mosso né aveva mutato atteggiamento, come se neanche sentisse il nostro dialogo.

Non appena il padre di Guido ricadde nella tomba, riprese il suo discorso di prima, esattamente dal punto in cui l'intervento di Cavalcante l'aveva interrotto.

" Se, come mi dici, gli uomini della mia parte politica non sono stati più in grado di rientrare a Firenze, questo è per me un tormento più doloroso persino di quello che patisco qui in questa tomba"

Prima di congedarmi dal mio illustre concittadino, preso dal rimorso per il dolore che, prima, avevo involontariamente provocato a Cavalcante, non rispondendogli subito, dissi:

" Vi prego, dite a quell'anima ricaduta nella tomba che suo figlio è vivo e che, se poco fa ho esitato a rispondergli, era perché la pietà per la sua condizione mi aveva bloccato nel parlare "

Era tempo di lasciare Farinata.

Louis mi richiamò e mi invitò a proseguire il mio viaggio.

Ci avviammo per un sentiero verso il centro del cerchio, lasciandoci alle spalle le mura della città di Dite.

Avvertivamo uno spaventoso fetore che, proveniente dal basso, arrivava fino a noi.

                                                               💙💚

Ci trovammo sull'orlo di un grande precipizio e la via per scendere si apriva lungo una parete ripidissima.

Dall'alto, vedevo folle di anime, punite più duramente di quelle incontrate fino a quel momento, perché più gravi erano stati i loro peccati.

Per difenderci dalla spaventosa puzza che saliva dalla profondità dell'abisso, indietreggiammo un poco e cercammo riparo, accostandoci al coperchio di una tomba.

Su di esso vidi un'iscrizione:

" Custodisco l'anima di papa Anastasio che Fotino fece allontanare dalla vera fede".

Quella era dunque la tomba dove avrebbe scontato per l'eternità il suo peccato il pontefice che, più di ottocento anni prima, era stato convinto dal diacono Fotino a diventare un monofisita, uno di quegli eretici, cioè, che ammettevano la sola natura divina di Cristo, non quella umana.

" Dobbiamo fermarci qui per un po' " mi disse Louis " in modo che il nostro odorato si abitui a questo fetore insopportabile "

Approfittò di quella sosta forzata per spiegarmi l'ordinamento dell'Inferno.

Avevamo percorso, fino a quel momento, sei cerchi.

Ne rimanevano tre che, vista la forma a cono rovesciato della voragine infernale, erano sempre meno ampi man mano che si scendeva.

" I fraudolenti occupano tutto il prossimo cerchio, il settimo, che è diviso in tre zone, infatti, si può commettere violenza contro Dio, contro se stessi, contro il prossimo. Inoltre, ognuno di questi tipi di violenza si può esercitare contro le persone o contro le cose che a loro appartengono. Nel primo girone del settimo cerchio, sono puniti gli omicidi, i saccheggiatori, i predoni, i briganti.
Nel secondo girone, sono puniti i suicidi e gli scialacquatori, violenti contro se stessi, nella propria persona i primi, nei propri averi gli altri.
Nel terzo girone, infine, vedrai bestemmiatori, sodomiti e usurai: violenti, i primi contro Dio, i secondi contro la Natura, gli ultimi contro l'attività umana.
Passiamo ora alla frode. Essa può essere esercitata dall'uomo o contro chi si fida o contro chi non si fida di lui.
Questo secondo modo di ingannare è punito nell'ottavo cerchio: ipocriti, adulatori, indovini e stregoni, falsari, ladri, simoniaci, ruffiani, barattieri e altri peccatori, ugualmente ripugnanti.
Nell'ultimo cerchio, infine, quello più vicino a Satana, sono tormentati per l'eternità i peccatori peggiori, quelli che ingannarono chi nutriva fiducia in loro, i traditori"

Ringraziai la mia guida per quella spiegazione, ma gli dissi anche che una cosa non mi era chiara.

" Tu hai parlato dei sodomiti o omosessuali come di coloro che peccarono contro la propria natura, ma io credo che amare non sia un peccato, indipendentemente da quale sia l'oggetto del tuo amore "

Louis mi osservò a lungo, con uno sguardo acuto e penetrante e poi rispose:

" Non è sbagliato amare, Harry, ma è sbagliato amare solo fisicamente, senza cuore e anima "

" Ma allora perché hai parlato di..."

" Basta adesso, saprai a tempo debito, ora dobbiamo proseguire il nostro viaggio " mi zittì Louis.

Mancavano infatti  soltanto tre ore all'alba e ci restava da fare ancora un po' di strada, prima di giungere al punto da cui avremmo potuto discendere.

💙💚

Il luogo dove giungemmo e attraverso cui avremmo dovuto discendere lungo la ripida parete era scosceso.

Quel burrone sembrava il risultato di una gigantesca frana.

Sull'orlo superiore della costa, giaceva disteso il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro, frutto dell'unione fra Pasife, moglie di Minosse, e il toro di cui si era innamorata.

Louis gli gridò:

" Credi forse di trovarti davanti a Teseo, signore di Atene, che ti diede la morte? Vattene, bestia, perché costui non è guidato da tua sorella Arianna, come lo fu il tuo uccisore. Egli sta compiendo questo viaggio per vedere le pene di voi dannati"

Vidi il Minotauro comportarsi come se avesse perso il controllo di sé, si mise a saltellare qua e là e, se non fosse stato la creatura spaventosa che era, sarebbe apparso persino ridicolo.

Approfittammo della momentanea pazzia del mostro per iniziare la nostra discesa attraverso l'ammasso di pietre, che si muovevano sotto i miei piedi per il peso del mio corpo.

Louis mi invitò a guardare in basso, perché ci stavamo avvicinando ad un fiume di sangue bollente, dov'erano immersi i violenti contro il prossimo.

Vidi un ampio fossato che abbracciava tutto il cerchio e dove scorreva il fiume indicatomi da Louis.

Fra la base della parete e il fossato, correvano gruppi di centauri, armati di arco e frecce.

Vedendoci scendere lungo la frana, si fermarono tutti.

Tre di loro si staccarono dalla schiera e uno ci gridò, da lontano:

" A quale cerchio siete stati assegnati? Ditecelo senza muovervi di un passo. Altrimenti, assaggerete le mie frecce "

" Risponderemo solo a Chirone, quando lo incontreremo " ribatté la mia guida.

Poi mi toccò con la mano e disse:

" Quello che ci ha minacciato è Nesso, che fu ucciso dalle frecce avvelenate di Ercole mentre stava tentando di rapire sua moglie Deianira.
Prima di morire, però, si vendicò in modo tremendo, convinse Deianira a inzuppare con il suo sangue una tunica, promettendole che, se il marito l'avesse tradita, sarebbe stato sufficiente fargliela indossare per riconquistarlo.
Così fece la poveretta, quando Ercole, invaghitosi di Iole, stava per abbandonarla.
Il veleno contenuto nel sangue del centauro penetrò nel corpo di Ercole e lo fece morire fra atroci tormenti "

" E come mai i centauri si trovano qui?" chiesi perplesso.

" Sono i custodi di questi dannati. Se qualcuno prova ad uscire dal fiume viene trafitto da una loro freccia " rispose Louis.

Ci avvicinammo ai centauri e la mia guida si diresse verso quello che doveva essere Chirone.

" Come mai un uomo vivo si trova qui?" chiese il centauro con voce tonante.

" Lo devo guidare attraverso l'Inferno " rispose Louis " ed è un viaggio che sta compiendo per necessità, non per piacere.
Dal Paradiso si mosse qualcuno per affidarmi questo incarico straordinario.
Né lui, vivo, né io, solo anima, apparteniamo alla categoria dei violenti posti sotto la vostra guardia.
In nome dunque della virtù divina, che ci ha concesso questo viaggio, dacci uno dei tuoi centauri perché ci guidi e ci mostri il punto dove possiamo attraversare il fiume. Dovrà anche portare in groppa Harry che, essendo ancora vivo, non può attraversarlo volando"

Chirone annuì e disse:

" Vi scorterò io stesso, seguitemi "

Mentre ci stavamo allontanando, vidi trotterellare vicino al capo dei centauri un piccolo bambino alato, che mi sembrava di conoscere.

Mi rivolsi verso Louis per chiedere spiegazioni, ma il mio maestro scosse la testa e mi fece cenno di proseguire.

Scortati da Chirone, ci mettemmo in cammino lungo la sponda del fiume di sangue bollente dove i dannati lanciavano urla strazianti.

Vidi anime immerse fin sotto gli occhi e il centauro ci spiegò che quelli erano stati tiranni e che si erano appropriati con violenza sia della vita sia degli averi dei loro sudditi.

Un poco più in là, Chirone si fermò vicino a un gruppo di dannati immersi fino alla gola, gli omicidi.

Poi vidi un altro gruppo di anime che teneva fuori dal sangue bollente la testa e il busto.

Ne riconobbi parecchi, erano stati predoni, avevano seminato violenza e distruzione.

Man mano che avanzavamo, il livello del fiume diminuiva sempre di più.

Arrivammo in un punto in cui il sangue bollente scottava soltanto i piedi dei dannati.

Passammo di lì, per attraversare il fiume.

Giunti sulla riva opposta, Chirone ci disse che aveva terminato il suo compito, quindi, dopo aver preso in groppa lo strano bambino alato, si volse indietro e riattraversò quella specie di acquitrino che, in quel punto, era il fiume bollente...

..........Rione, come essere pissibile che me io e Rione di me io essere finiti in questa strana istoria? E come essere pissibile che papà di me io essere vistiti come retini, con corone di illoro in loro testa? "

Chirone si guardò in giro in modo sospetto e sussurrò:

" È l'oscuro mondo della letteratura, mio piccolo amico! Un giorno sei qui, un giorno sei là....un po' come i biscotti....alcuni sono al cioccolato, altri alla crema...."

Questa è la prima parte della storia, nei prossimi giorni pubblicherò le altre due❤️

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro