Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Parte seconda


Chirone non era ancora arrivato dall'altra parte del fiume che Louis ed io ci incamminammo per uno strano bosco, non segnato da nessun sentiero.

Le fronde non erano verdi, ma scure, i rami non erano diritti, ma nodosi e contorti e non c'erano frutti, ma spine avvelenate.

Fra i rami, vi erano i nidi delle Arpie, creature sporche e ripugnanti, con ali larghe, collo e viso di donna, zampe con artigli e il ventre enorme coperto di penne.

Louis mi spiegò che ci trovavamo nel secondo girone del cerchio, quello dei violenti contro se stessi e che ci saremmo rimasti finché non fossimo arrivati ad un orribile deserto di sabbia infuocata.

Aggiunse che avrei visto cose talmente strane che, se me ne avesse soltanto parlato, non gli avrei di certo creduto.

Udivo da ogni parte lamenti, ma non vedevo nessuno.

Mi fermai smarrito e Louis mi invitò allora a spezzare un ramo di uno di quegli arbusti.

Feci quello che mi era stato detto e colsi un ramoscello da uno di quegli alberi.

Il tronco da me rotto gridò all'improvviso:

" Perché mi spezzi? "

Poi, diventato tutto scuro di sangue, ricominciò a dire:

" Perché mi strazi in questo modo? Non hai proprio nessuna pietà? Siamo stati uomini e ora siamo sterpi. Avresti più compassione, forse, se fossimo anime di serpenti"

Louis si rivolse all'albero e gli disse:

" Ti chiedo scusa a nome suo, per il dolore che ti ha provocato. Sono stato io a suggerirgli quel suo gesto. Me ne rincresce, ma era l'unico modo perché lui potesse credere a una cosa tanto insolita "

" Perché tu possa perdonarci " proseguì Louis " ti propongo di dire al mio compagno chi sei, in modo che lui possa, una volta tornato fra i vivi, ravvivare il tuo ricordo e la tua fama"

Allora il tronco rispose:

" Sono Pier della Vigna, ministro di Federico II, suo consigliere, il più intimo di tutti. Potevo aprire e chiudere il suo cuore come e quando volevo e così riuscii a escludere qualsiasi altro dalle sue confidenze, ma non ne approfittai mai.
Fu proprio questo a farmi perdere la tranquillità e la vita stessa.
L'invidia infiammò contro di me gli altri cortigiani, mi calunniarono, mi accusarono falsamente di essermi arricchito in modo illecito e così persi la fiducia del mio signore. Arrivarono al punto da denunciarmi, perché avrei preso parte a una congiura contro di lui.
Così, credendo di sfuggire al disprezzo, compii un'azione ingiusta contro me stesso, mi tolsi la vita"

Louis ed io eravamo ancora accanto all'arbusto, quando fummo distratti da un forte rumore.

All'improvviso, giunsero alla nostra sinistra due spiriti, nudi e graffiati, che correvano disperatamente, spezzando i rami degli arbusti.

Alla fine, senza più fiato, si gettarono in un cespuglio e dietro di loro, dalla selva, arrivarono delle cagne nere che raggiunsero i dannati finiti nel cespuglio, li azzannarono e dilaniarono.

Louis mi rivelò che quei dannati, così orrendamente sbranati, erano gli scialacquatori delle proprie ricchezze.

                                                          💙💚

Louis ed io riprendemmo il cammino e arrivammo al confine con il terzo girone del cerchio.

Orribile era lì la punizione dei dannati.

Eravamo ai limiti di una vasta pianura, priva di qualunque pianta e cinta da ogni parte dalla selva dei suicidi, a sua volta tutta circondata dal fiume di sangue.

Davanti ai nostri occhi si trovava una desolata distesa di sabbia arida e compatta, simile al deserto africano.

Vidi molti gruppi di dannati, erano  nudi e, dai loro pianti, si capiva quanto grande fosse per tutti la sofferenza, anche se non tutti si trovavano nella stessa condizione.

Alcuni giacevano a terra supini, altri stavano seduti e rannicchiati, altri ancora camminavano continuamente e questi ultimi erano i più numerosi.

Vedevo, invece, un numero minore di peccatori stesi a terra, ma erano quelli che si notavano maggiormente, perché si lamentavano più degli altri.

Sulla pianura scendevano larghi fiocchi di fuoco, lenti come quelli di neve.

Quando arrivavano a toccare la sabbia, anch'essa si incendiava.

" Chi è quella specie di gigante?" chiesi a Louis, indicando un dannato che mi aveva colpito per la sua grandezza, ma ancor più per il suo atteggiamento sprezzante.

Sembrava, infatti, che la pioggia non gli facesse nulla!

Evidentemente, il dannato udì la mia richiesta, perché fu lui stesso a rispondermi:

" Quello che sono stato da vivo, sono da morto. Già una volta Giove mi ha colpito con il suo fulmine, ma non riuscirà mai a vedermi umiliato e disposto ad accettare la sua legge"

Allora Louis  si rivolse a lui con una violenza e una durezza che non gli avevo mai sentito usare:

" Capaneo, proprio nel fatto che la tua superbia non vuole spegnersi consiste la tua maggiore punizione. Più che il dolore fisico, è la rabbia che hai dentro e che ti rode a farti soffrire e il sapere che, a dispetto delle tue parole, tu sei  un vinto. Ed è una giusta punizione, per un empio come te! "

Poi, più sereno in volto, mi disse:

" Quello fu uno dei sette re che combatterono con Polinice contro Tebe. Era un bestemmiatore, uno che disprezzava leggi e religione. Durante l'assedio, riuscì a salire sulle mura e, follemente orgoglioso di sé, sfidò, con parole piene di disprezzo e sarcasmo, Bacco, Ercole e Giove stesso. Per questo fu ucciso da un fulmine. Come hai visto e sentito, non è cambiato neppure qui "

Poi mi invitò a riprendere il cammino, raccomandandomi di stare attento a non mettere i piedi sulla sabbia ardente e di continuare a camminare lungo il margine del bosco.

In silenzio, arrivammo ad un punto dove scaturiva un piccolo fiume, rosso di sangue.

Era lo stesso, evidentemente, che avevo attraversato in groppa a Chirone, attraversava la selva, sbucava in quel punto e, di lì, percorreva tutta la sabbia arroventata.

Il suo letto, le due sponde e gli argini laterali erano di pietra e non erano toccati dal fuoco.

Mi resi conto che, camminando su quegli argini, avremmo potuto attraversare la terribile pianura.

Louis mi disse che, fra tutte le cose che avevo visto fino a quel momento nell'Inferno, non c'era niente degno di nota come quel fiume che, grazie ai vapori che si alzavano dal suo liquido bollente, spegneva le fiamme che cadevano dall'alto.

Poi mi invitò a riprendere il cammino, perché era tempo di lasciare i margini del bosco dei suicidi.

Dovevo seguire i suoi passi lungo gli argini del fiume e stare molto attento, vista la presenza del fuoco che arroventava quasi tutto.

💙💚

Camminammo su uno dei margini in pietra del fiume, che erano simili a dighe, anche se non così alti.

Ci imbattemmo in un gruppo di dannati che procedevano sulla sabbia  ardente accanto all'argine, ma in direzione opposta alla nostra.

Uno di loro mi riconobbe, mi prese per uno dei lembi della tunica e gridò:

" Che sorpresa rivederti! "

Guardai il suo volto devastato e sfigurato dal fuoco, feci una certa fatica ma, alla fine, lo riconobbi ed esclamai:

" Voi qui, ser Brunetto? "

Era stato uno degli uomini che più avevano contato nella mia educazione, Brunetto Latini, l'autore del "Tesoro", uno dei più importanti trattati enciclopedici su cui ci eravamo formati io e i migliori della mia generazione.

Nato e vissuto a Firenze, aveva trascorso un lungo periodo esule in Francia e, quand'era tornato nella nostra città, ci aveva fatto conoscere la grande cultura francese e provenzale.

Non mi stupiva tanto il fatto di vederlo lì, fra i sodomiti, perché la sua omosessualità era nota a tutti, a Firenze, ma mi meravigliava e mi addolorava, piuttosto, il fatto che fosse dannato, che non fossero servite a nulla, per salvarlo, né la sua immensa cultura, né la sua opera di insegnamento e di incivilimento, né la sua grande bontà.

Mi chiamò "figliolo", com'era solito fare anche quand'era il mio maestro e, con il consueto garbo, mi chiese se non mi dispiaceva che lui tornasse un po' indietro con me, lasciando il gruppo di cui faceva parte.

Gli risposi che, non solo non mi dispiaceva, ma che, anzi, lo pregavo di farlo, dato che mi faceva piacere parlare con lui dopo tanti anni.

Se voleva, avrei potuto anche fermarmi, sempre che la mia guida me lo permettesse.

" Figliolo " mi disse " se uno del mio gruppo si ferma anche solo per un momento, deve poi stare disteso per cento anni senza potersi difendere con le mani dal fuoco che lo colpisce. Perciò, continua pure a camminare, io ti resterò a fianco per un poco e poi mi riunirò agli altri miei compagni"

Non mi era possibile scendere dall'argine per trovarmi allo stesso livello suo, così chinai almeno la testa, per dimostrargli, anche in quell'occasione, lo stesso rispetto che gli avevo portato mentre era vivo.

Mi domandò per quale motivo mi trovassi nell'aldilà prima dell'ultimo giorno di vita e chi fosse la mia guida.

Gli raccontai brevemente del mio smarrimento, di come soltanto la mattina prima avessi intrapreso il mio viaggio e di come la mia guida mi stesse riconducendo verso il bene.

Allora lui mi sorrise e disse:

" Quando tu sei nato, il Sole si trovava nei Gemelli, la costellazione che predispone l'individuo allo studio e alle lettere.
Se continuerai a seguire, come fanno i marinai, questo segno celeste che ti guida, e se non mi sono sbagliato nel giudicarti quand'ero in vita, non potrai mancare di raggiungere il porto della gloria, dove tu vuoi arrivare.
Se io non fossi morto troppo presto rispetto alla tua età, vedendo che il cielo ti è così favorevole, ti avrei aiutato nella tua opera di poeta, di uomo e di cittadino"

" Se io potessi " dissi al mio vecchio maestro " vi porterei via da qui. Conservo ancora nella memoria e perciò più mi addolora rivederla proprio qui, la vostra cara e buona immagine paterna, quando su, nel mondo, spesso mi insegnavate come l'uomo possa guadagnarsi l'eternità con le sue azioni virtuose.
Quello che eravate e chi amavate non può essere una colpa, perché anche io, come voi..."

" Non dire altro " mi zittì Brunetto " e ricordati che il mio amore era sbagliato perché era solo fisico e senza sentimenti.
Ama, figliolo, ama come vuoi, ma ama con il cuore e non solo con il corpo..."

Detto questo mi sorrise, si voltò per raggiungere i suoi compagni e corse via.

Io guardai Louis e lui mi disse:

" Le sue parole ti siano di insegnamento e forse un giorno ti sarà dolce ricordare anche questo...."

                                                        💙💚

Sempre camminando sull'argine, Louis ed io giungemmo in un luogo dove si sentiva chiaramente il rimbombo del Flegetonte, che precipitava nel cerchio sottostante.

Da un gruppo di dannati, tormentati dalla pioggia di fuoco, si staccarono insieme tre anime e vennero verso di noi correndo.

Ognuna gridava:

" Fermati, tu che dal modo di vestire sembri essere uno della nostra stessa città"

Erano tutte piagate dal fuoco e la loro vista mi provocò orrore e dolore insieme.

Le loro grida avevano richiamato l'attenzione di Louis, che voltò lo sguardo verso di me e mi disse:

" Ascoltali, sono spiriti di grande riguardo..."

Appena ci fermammo, essi si disposero in cerchio, senza fermarsi e continuando a correre.

Uno di loro mi disse:

" Io sono Guido Guerra e sulla Terra sono ricordato come uomo di grande ingegno politico e militare.
Il mio compagno sulla destra è Tegghiaio Aldobrandi, della ricca e potente famiglia degli Adimari e, se ben ricordi, fu lui a consigliare ai Fiorentini di non affrontare i Senesi a Montaperti e avrebbero fatto meglio ad ascoltarlo, visto l'esito di quella battaglia.
L'altro, invece, è Jacopo Rusticucci, un ricco fiorentino, uomo valoroso e piacevole"

" Sono un fiorentino come voi " dissi " vi conosco di fama e ho sempre considerato le vostre azioni e il vostro nome degni di onore. Mi dispiace vedervi in questa condizione e farei di tutto per darvi la pace "

" Non preoccuparti " mi rispose Jacopo  " e ti auguro che tu non faccia i nostri sbagli e che possa trovare un uomo da amare con tutto il cuore.
Che tu possa vivere ancora a lungo e che la tua fama possa risplendere anche dopo la tua morte"

Le tre anime mi sorrisero e tornarono con gli altri dannati.

Venuta meno la ragione della nostra sosta, a Louis sembrò opportuno riprendere il cammino.

Lo seguii come al solito e, percorsa poca strada, fummo colpiti dal rumore della cascata, che prima avevamo avvertito come un rombo sordo e che ora era così forte che, se ci fossimo parlati, a stento avremmo potuto sentirci.

Il fragore del Flegetonte, che precipitava dalla parete scoscesa, era assordante.

Louis recuperò una lunga corda e la scagliò in quel profondo precipizio.

" Abbi pazienza e osserva " mi disse.

E io lo feci, con il cuore gonfio di paura e di attesa.

💙💚

Dalla voragine emerse un mostro orrendo.

L'essere immondo venne verso di noi e appoggiò sulla sponda del dirupo la testa e il busto, ma non la coda, che rimase libera nel vuoto.

La sua faccia era quella di un uomo onesto e ispirava subito fiducia, ma nel resto del corpo era un serpente.

Aveva due zampe con artigli da leone, che gli arrivavano fino alle ascelle.

Sul dorso, sul petto e su entrambi i fianchi aveva striature intrecciate o a forma di rotelle.

Faceva guizzare nel vuoto la sua coda, torcendone verso l'alto la punta biforcuta, velenosa come quella di uno scorpione.

La mia guida mi disse che dovevamo deviare un poco dalla nostra solita direzione verso sinistra, per raggiungere il punto dove stava distesa quella bestia malvagia.

Scendemmo perciò dall'argine verso destra e facemmo una decina di passi, sempre mantenendoci sull'estremità del girone per evitare sabbia e pioggia infuocate.

Quando arrivammo vicino al mostro, vidi, un poco oltre, altri dannati, seduti sulla sabbia, accanto ai margini del precipizio.

Louis mi invitò ad avvicinarmi a quelle anime e a prendere nota della loro punizione, in modo da avere una visione completa del cerchio dei violenti.

Mi pregò, tuttavia, di non dilungarmi troppo, dato che lui, intanto, avrebbe parlato con quel demone per convincerlo a farci scendere, sulle sue forti spalle, al cerchio successivo.

Mi avviai tutto solo verso la zona dove stavano seduti quei peccatori.

Agitavano le mani in ogni direzione, tentando di difendersi ora dalle fiamme cadenti, ora dalla sabbia ardente.

Guardai attentamente il volto di alcuni di loro, ma non ne riconobbi nessuno.

Notai, però, che dal collo di ognuno pendeva una borsa, ciascuna di un determinato colore e con un disegno differente e ciascuno guardava la propria con una sorta di compiacimento.

Continuai a osservarli uno a uno, e così potei riconoscere, su una borsa, un leone azzurro su sfondo giallo, lo stemma del casato fiorentino dei Gianfigliazzi.

Su un'altra, distinsi un'oca bianca in campo rosso, l'insegna di un'altra famiglia di Firenze, gli Obriachi.

Uno di loro mi si rivolse, in modo sgarbato, borbottando:

" Che fai tu in questa buca infernale? Vattene! Siamo usurai e non dividiamo con nessuno i nostri beni "

Avrei voluto sapere di più da loro, ma mi ricordai della raccomandazione di Louis e, temendo di irritarlo, tornai indietro, lasciando quelle anime tormentate.

Lo trovai già salito sulla groppa del mostruoso animale.

Appena gli fui vicino, mi esortò a essere forte e coraggioso, infatti, d'ora in poi, sarebbe stato con mezzi come quello che avremmo proseguito la nostra discesa nell'Inferno, quindi dovevo abituarmi.

Mi disse di salire davanti perché voleva stare lui al centro della schiena della bestia, in modo che la coda non potesse farmi male.

Fui colto da un brivido che mi fece tremare tutto, come se avessi un improvviso e violento attacco di febbre, ma ebbi vergogna a mostrare la mia paura, mi feci coraggio e mi sedetti sulle spalle repellenti del mostro.

Le braccia di Louis mi avvolsero e mi appoggiai sul suo petto, sentendomi subito più tranquillo.

Senza sapere neppure il perché reclinai la testa all'indietro e la appoggiai sulla sua spalla, sospirando lievemente.

Louis mi strinse a sè e poi si rivolse alla nostra orrenda cavalcatura:

" Gerione, muoviti, ma scendi a poco a poco, con ampi giri. Ricordati che stai trasportando un vivo"

Il mostro era dunque il mitico re che si era divertito a uccidere i suoi ospiti per darli in pasto ai suoi buoi carnivori, prima che Ercole lo uccidesse.

Gerione si staccò dal margine del precipizio lentamente, poi, quando si sentì libero di muoversi come voleva, volse la coda dove prima era il petto.

La tese, quasi fosse un timone, e la mosse in modo simile a un'anguilla.

Intanto, muoveva le zampe come se stesse nuotando nell'acqua.

Gerione procedeva, nuotando nel vuoto lentamente e abbassandosi con ampi cerchi.

Non riuscivo a vedere nulla, dato il buio quasi totale, ma mi accorgevo del nostro roteare e del nostro discendere soltanto perché sentivo l'aria soffiare sul mio viso dal basso.

Alla mia destra, udivo lo spaventoso fragore che la cascata del Flegetonte produceva sotto di noi, per cui, istintivamente, mi sporsi verso il basso.

" Attento, piccolo mio, potresti cadere "

Mi volsi verso Louis e lo scrutai a lungo, ma lui mi stupì e mi diede un bacio in fronte, lasciandomi senza parole.

Avrei voluto chiedergli il perché del suo gesto, ma Gerione ci depose sul fondo, proprio ai piedi della parete di roccia a picco e, dopo averci scaricato, sparì, veloce come una freccia.

                                         💙💚

C'è un luogo, nell'Inferno, chiamato Malebolge, tutto di pietra, così come la parete a picco che circonda il luogo.

Proprio nel centro, si apre un pozzo molto largo e profondissimo, di cui a suo tempo descriverò la struttura.

La fascia compresa fra questo pozzo e la base della parete ha dunque la forma di un anello ed è divisa in dieci avvallamenti concentrici, le dieci bolge.

Louis e io, scaricati in malomodo da Gerione, ci trovammo proprio in questo luogo.

Senza indugi, la mia guida si avviò verso sinistra e io dietro di lui.

Dalla parte destra, vidi un nuovo spettacolo di sofferenza.

Nel fondo di quella prima bolgia, stava un numero impressionante di dannati, tutti nudi.

Erano divisi in due gruppi: dalla parte media del fossato fino all'argine su cui camminavamo noi, procedevano in direzione opposta alla nostra, mentre quelli che si trovavano nella zona compresa fra il mezzo del fossato e l'argine successivo, avevano il nostro stesso senso di marcia, anche se erano molto più veloci di noi.

Da tutte le parti della bolgia, vidi diavoli che correvano, armati di grandi sferze, con cui frustavano i dannati nelle parti posteriori.

Mentre camminavo, il mio sguardo cadde casualmente su uno spirito che procedeva in senso contrario al mio e subito mi sembrò di averlo già visto.

Per osservarlo meglio, mi fermai e, ricevuto il consenso di Louis, tornai un poco indietro, per accertarmi della mia impressione.

Il dannato cercò di non farsi riconoscere, abbassando il viso, ma gli servì a poco, perché io ero ormai certo che si trattasse del bolognese Venedico Caccianemico.

Era stato un uomo potente, podestà di parecchie città, grande amico degli Estensi di Ferrara e favorevole alle loro mire su Bologna.

Gli dissi che era inutile che si nascondesse e gli domandai per quali peccati si trovasse in quella schiera di dannati.

Disse che era riuscito a convincere la propria sorella Ghisolabella a concedersi alle voglie di Obizzo d'Este ed era stato lui a ricevere dal marchese parecchio denaro e molti benefici, come ricompensa per la sua vergognosa opera di intermediario.

Mentre stava ancora parlando, un diavolo lo colpì con la frusta, gridando:

" Vattene via, ruffiano! Qui non ci sono donne da vendere per guadagnarci sopra! "

Io, allora, raggiunsi la mia guida e, fatti pochi passi, arrivammo al ponte di pietra che attraversava la bolgia.

Vi salimmo facilmente, svoltando verso destra, e ci lasciammo definitivamente alle spalle la parete di roccia che, fino a quel momento, avevamo costeggiato.

Quando fummo sul punto più alto del ponte ad arco, Louis mi invitò a mettermi in modo da poter osservare bene anche i dannati dell'altro gruppo, quelli che non avevo ancora potuto vedere in faccia, dato che procedevano nella stessa direzione che avevamo seguito noi, finché avevamo camminato sull'argine.

Feci come mi aveva detto il mio maestro e presi a seguire con lo sguardo quella folla di peccatori che, come quelli dell'altro gruppo, erano continuamente frustati dai diavoli.

Senza che io domandassi nulla, Louis mi disse:

" Guarda quel grande che si sta avvicinando a noi, guarda come, nonostante il dolore delle sferzate, sembri non versare lacrime.
È Giasone, il mitico capo degli Argonauti che, con astuzia e coraggio, riuscì a sottrarre il vello d'oro agli abitanti della Colchide.
Durante il suo viaggio, passò per l'isola di Lemno, dove le donne avevano ucciso tutti gli uomini, colpevoli, secondo loro, di trascurarle per la guerra.
L'unica a non avere il coraggio di ammazzare il proprio padre era stata Isifile, la figlia del re, che lei aveva nascosto, facendo credere alle altre di averlo eliminato, ma presto il suo inganno fu ripagato con l'inganno, perché la giovane regina fu sedotta da Giasone, che le fece credere che l'avrebbe sposata.
Invece, la abbandonò, sola e incinta. Lo stesso fece poi in Colchide con Medea, che lo aveva aiutato a impadronirsi del vello: la portò con sé, ma poi lasciò anche lei. "

Era chiaro, dunque, che Giasone e i suoi compagni di dannazione erano puniti perché avevano ingannato le donne con la seduzione, per vantaggio e piacere personale, così come i peccatori dell'altro gruppo, i ruffiani, avevano agito per procurare vantaggi a se stessi e piacere ad altri.

Intanto, Louis ed io avevamo continuato a camminare ed eravamo arrivati dall'altra parte del ponte, sull'argine della seconda bolgia.

Di lì, udimmo lamenti sommessi, soffi rumorosi di bocche e narici, colpi secchi di mani battute.

Tutto il pendio della bolgia era incrostato da una specie di muffa, prodotta dalle esalazioni pestilenziali che, salendo dal basso, si appiccicavano come una pasta alle pareti.

Da quel punto, potei osservare una massa di anime immerse nello sterco umano, come in una grande fogna all'aperto.

Louis mi disse che si trattava degli adulatori, gente subdola e malvagia e che non dovevamo perdere tempo con loro.

Così proseguimmo il nostro viaggio.

💙💚

Salito con Louis alla metà del ponte, proprio sopra la parte centrale del fossato, io vidi la parete e il fondo della bolgia pieni di buche, tutte della stessa larghezza e tutte tonde.

Dall'orlo di ogni foro fuoriuscivano i piedi e le gambe di un dannato, mentre il resto stava dentro ed era, quindi, invisibile.

Sopra le piante dei piedi di tutti ardeva una fiamma, che ondeggiava lentamente.

Tra quegli spiriti, ne notai uno che sembrava soffrire più degli altri, perché più degli altri agitava le gambe.

Lo indicai a Louis, domandandogli chi fosse.

La mia guida mi rispose che, se volevo, potevamo scendere sul fondo del fossato lungo l'argine meno ripido e più basso.

Naturalmente, accettai la proposta, perché così avrei potuto parlare direttamente con l'anima che avevo notato.

Così, scendemmo lungo la costa e Louis, durante tutta la discesa, mi sostenne tenendomi con un braccio intorno alla vita e mi lasciò soltanto quando fummo vicini alla buca.

" Chiunque tu sia " cominciai " anima dannata che te ne stai così rovesciata, conficcata qui come un palo, parla, se puoi"

Lo spirito sospirò e, con la voce rotta dal pianto, mi disse:

" Se  proprio ci tieni tanto a sapere chi sono, sappi che sono stato un Papa, ma più che alla potenza della Chiesa, mi sono interessato a quella della mia famiglia, gli Orsini. Sono stato avido di benefici e di vantaggi per me e per i miei parenti. Non ho pensato ad altro che a riempire di ricchezze la mia borsa, ma, così facendo, in realtà ho finito per mettere me stesso qui, in questo foro che è una specie di borsa."

Si trattava dunque dell'anima di Giovanni Gaetano Orsini, papa con il nome di Niccolò III fino al 1280.

Provai gran disgusto per quest'anima e lo manifestai insultandola con parole dure e piene di disprezzo.

La mia invettiva doveva essere piaciuta a Louis, perché l'aveva seguita tutta, attento e quasi compiaciuto.

Mi sembrò un segno di approvazione anche il fatto che, dopo, mi prese di nuovo fra le sue braccia e, sollevatomi all'altezza del petto, risalì rifacendo la stessa strada per cui eravamo discesi.

Mi tenne strettamente abbracciato a sé, finché non mi ebbe portato sul ponte che collegava il quarto e il quinto argine.

Lì mi depose con dolcezza sfiorandomi la fronte con un bacio e mi si aprì davanti allo sguardo un'altra bolgia, la quarta.

                                                          💚💙

Ero tutto intento a scrutare il fondo della bolgia, quando vidi una folla di anime che procedevano in silenzio, piangendo, a passi lenti come in una processione.

Quando esse furono più vicine al ponte dove mi trovavo, notai, con meraviglia e orrore, che i loro volti erano girati all'indietro, verso la schiena, per cui dovevano camminare all'indietro.

" Qui sono puniti indovini e maghi e quello " disse Louis facendo cenno con la mano " è il famoso indovino tebano Tiresia, quello che rivelò a Edipo la sua condizione di marito incestuoso. Poi c'è Aronte, l'indovino etrusco che abitava in una grotta e che da lì osservava il mare e il moto delle stelle da cui ricavava le sue deduzioni magiche "

" Penso che ogni uomo, se potesse, vorrebbe conoscere il suo futuro..." azzardai a dire.

Louis mi guardò e scosse la testa:

" Lo scorrere del tempo è in mano a Dio e l'uomo non dovrebbe pretendere di fare cose che non gli competono "

" Hai mai amato in vita?" gli chiesi, accorgendomi troppo tardi di ciò che gli avevo domandato.

" Ho amato " rispose come se nulla fosse " e mi manca non poter amare più "

Io chinai gli occhi, provando profonda tristezza per lui, ma la sua mano mi sollevò il volto delicatamente e la sua dolce voce mi chiese:

" E tu hai amato e ami ancora?"

Sorrisi amaramente e scossi la testa, dicendo:

" Fisicamente ho amato molte volte, ma mai ho trovato qualcuno che mi rubasse il cuore. Vorrei davvero un uomo accanto su cui riversare il mio amore..."

" Lo troverai presto, vedrai..." mi rincuorò la mia guida.

" Come si chiamava l'oggetto del tuo amore?" osai chiedergli.

Lui non mi rispose subito, mi scrutò a lungo, forse indeciso se rivelarmi o meno quel nome, ma poi sorrise e sussurrò:

" Si chiamava Marco ed era un soldato. È morto in battaglia, lontano da Roma "

" E non è nel limbo con te? Non l'hai più rivisto? E...."

Louis mi zittì mettendomi un dito sulle labbra e premendo leggermente.

" Non so dove sia il suo spirito, ma è passato così tanto tempo che il suo ricordo è ormai sbiadito. Ora io sono solo un fantasma e l'amore, purtroppo, è lasciato solo ai vivi "

Io lo osservai con gli occhi colmi di dolore e mi resi conto che avrei voluto baciare le sue labbra.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro