Vacanze di Natale (parte 1)
Capitolo 39
Nonostante Faye Selwyn frequentasse assiduamente la casa di Janus da parecchi anni, non si rese conto di quanto la famiglia di lui fosse particolare fino a che non ci si ritrovò dentro, durante quel dicembre del 2010.
Era interessante per lei, nata e cresciuta in una famiglia di soli maghi, vedere come il mondo magico e quello babbano interagivano tra dietro la porta di quella casa che da fuori aveva un aspetto tanto anonimo e banale. Tra quei corridoi si poteva assistere a gare su scopa da corsa tra Molly e Lucy, ai compiti di trasfigurazione di Janus che trasformava Neo in una cassettiera e viceversa, e alle apparizioni improvvise di Percy che, di ritorno dal Ministero, si materializzava direttamente in casa facendo prendere un puntualmente un colpo a Hazel.
I primi giorni a seguito dell'inizio delle vacanze passarono in un'atmosfera familiare e decisamente molto natalizia. Ciò che diceva Janus era vero: il Natale a casa sua era una cosa seria e questo traspariva chiaramente dalla quantità di decorazioni che avevano riempito l'intera abitazione. C'era l'albero posizionato accanto al camino da cui penzolavano alcune calze cucite a maglia, vischio appeso sopra la porta d'ingresso e ghirlande che decoravano le scale che portavano al piano di sopra e, mentre dalla radio arrivava di tanto in tanto la nuova canzone natalizia di Celestina Warbeck, la televisione mandava un film a tema feste ogni sera.
A completare quel quadro di spensieratezza c'era il fatto che, dopo una intera estate passata a litigare, Hazel e Percy sembravano aver ritrovato un equilibrio. Sembravano nuovamente molto innamorati l'uno dell'altra, si scambiavano gesti affettuosi che Janus, Molly e Lucy trovavano imbarazzanti ma che Faye invece trovava enormemente dolci. Insomma, quei due stavano insieme da quasi sei anni e lui non usciva di casa per andare a lavoro se prima non l'aveva baciata, cosa c'era di più romantico di una cosa del genere?
Certo, erano piuttosto male assortiti, se ci si fermava ad osservarli a lungo: ad esempio Percy non si sbottonava mai e agiva tutto il tempo come se qualcuno lo stesse osservando per poi giudicarlo, mentre Hazel aveva tantissima energia e viveva tutto con estrema passione, si commuoveva davanti ai classici Disney e di tanto in tanto buttava via la maschera della perfetta donna in carriera per farsi prendere un po' dalla leggerezza.
Nonostante ciò, purtroppo, c'erano giorni in cui Hazel si spegneva, e mentre Percy faceva finta di niente o riduceva il tutto dando la colpa a quegli ormai conosciuti "momenti", c'era Janus che rimaneva vicino alla madre e se ne prendeva cura quasi come se fosse lui il genitore.
Questo mostrò a Faye un lato di lui che non aveva mai visto, da cui però si sentì piuttosto attratta: era abituata al fatto che Janus fosse piuttosto disinteressato, o forse solo distratto, davanti ai malesseri altrui; non brillava di certo di empatia, eppure quando Hazel si sentiva giù di morale lui lo percepiva e rimaneva al suo fianco finché non tornava la stessa di sempre.
Il giorno prima della vigilia di Natale, Janus aprì gli occhi come se qualcuno gli avesse urlato in un orecchio, ritrovandosi come di consueto nel suo letto al buio, in una casa piuttosto silenziosa, sebbene dal piano di sotto arrivassero le voci degli altri, come un segnale del fatto che tutti in casa fossero ormai svegli.
L'indomani sarebbero partiti per la Tana e per quanto Janus adorasse quel luogo, doveva ammettere che era molto faticoso per lui ritrovarsi immerso in tutto quel caos, dunque si prese del tempo per assaporare quell'ultimo calmo risveglio.
Alla fine si stiracchiò e si stropicciò gli occhi con aria assonnata, per poi allungare una mano verso il comodino. Afferrò il telefono e diede un'occhiata all'ora: erano circa le nove e Pilar gli aveva scritto già una decina di irritanti messaggi pieni zeppi di faccine.
Janus si lasciò sfuggire un sospiro e poi si costrinse a dare un'occhiata alle anteprime senza visualizzare; erano tutti più o meno uguali: "buongiorno", "che fai?", "come va?", insomma due sole parole gli vennero in mente mentre leggendo: che noia.
Che noia!
Aveva l'impressione che Pilar vivesse solo per scrivergli messaggi irritanti. Non c'era un attimo di tregue, riusciva a studiare a stento senza farsi distrarre ogni cinque secondi dal continuo vibrare del suo telefono e come se non bastasse lei non aveva mai o quasi mai nulla di interessante da dirgli. Janus aveva l'impressione che lei volesse controllarlo e lui, che non voleva starla a sentire mente si lamentava di cose assurde come il fatto che secondo lei la stesse trascurando o tradendo, stava al suo gioco, rispondendo alla velocità della luce. Era così irritato dalla sua presenza virtuale che aveva creato un altro account su League of Legend solo per giocare senza che lei se ne rendesse conto.
Dopo qualche altro momento di silenziosa contemplazione, il ragazzo si alzò dal letto e si trascinò al piano di sotto rispondendo nel frattempo svogliatamente a quella marea di stupide domande con un generico e sbrigativo "buongiorno". Quando finalmente varcò la soglia della cucina, si ritrovò davanti lo stesso spettacolo di sempre: sua madre e Percy già vestiti e pronti per l'ultimo giorno di lavoro, Molly, Lucy e Faye ancora in pigiama e intente a fare colazione.
- Ce l'hai fatta ad alzarti. - Gli disse Faye non appena lo vide. - Oggi dobbiamo andare al San Mungo, ti ricordi? -
- Avete bisogno di un passaggio? - Domandò Hazel.
Janus si sedette lugubre accanto alla compagna di classe, proprio di fronte alle due Weasley e abbandonò il telefono sul tavolo come se volesse liberarsene; quello, in tutta risposta, vibrò tre volte, una dietro l'altra. - No, mamma, non preoccuparti. - Sospirò il giovane in risposta, fissando lo schermo illuminato con aria affranta.
- Ma dai, sta nevicando. Avanti andate a prepara... ma chi ti scrive? - Indagò Hazel, sospettosa davanti a tutto quel vibrare del dispositivo di suo figlio.
- Sarà sicuramente Pilar, la sua fidanzata. - A rispondere fu Lucy, con un ghigno divertito dipinto in volto.
Faye fece una faccia schifata, mentre Molly ridacchiò insieme alla sorella. Hazel e Percy, invece, assunsero un'espressione molto interessata. - Hai una fidanzata? - Gli chiese lei.
- Una mezza specie. - Tagliò corto Janus alla svelta, prima di rivolgersi a Molly. - Senti Polly, quanto vuoi per fingerti me rispondendo ai messaggi che mi manda Pilar... tipo per sempre? - Le domandò irritato.
- Dieci galeoni. -
- E sia. -
- Dieci galeoni al giorno. - Precisò la ragazzina.
Janus la guardò male e sbuffò, ma gli cedette il telefono senza storie. - Divertiti. - Disse.
Molly fece uno sguardo furbo e subito iniziò il suo compito, sotto lo sguardo incredulo di Percy e Hazel. - Se questa Pilar non ti interessa perché non la lasci? - Domandò il mago.
Faye fece un verso sprezzante e lanciò al Grifondoro un'occhiataccia. - Probabilmente perché poi non saprebbe con chi pomiciare. - Spiegò al posto dell'amico.
Hazel sentì il suo stomaco attorcigliarsi. Il suo bambino pomiciava?
- Sei spiacevole, Faye. - Obiettò Janus, altezzoso. - E poi... sul serio, parli tu? -
- Be', almeno Ikaris è bello. - Si mise in mezzo Lucy, diventando tutta rossa.
- Ti ricordo che hai dodici anni. - La rimproverò Percy, prima di alzarsi in piedi. - Ad ogni modo, rimarrei volentieri qui con voi per assistere a questa conversazione interessante, ma ahimè devo andare a lavoro. - Poi si chinò per baciare Hazel alla svelta.
- Potete evitare di fare questa cosa schifosa ogni dannata mattina, per favore? - Sbottò Janus, indignato.
Percy alzò gli occhi al cielo. - Tu puoi pomiciare senza ritegno con la tua fidanzata e io non posso baciare in modo innocente la mia futura moglie? - Gli chiese, e poi senza aspettare risposta sparì con il tipico suono che accompagnava la smaterializzazione.
Janus sospirò e subito dopo iniziò finalmente a fare colazione, versandosi un po' di tè. Quando alzò gli occhi, notò che Molly stava guardando lo schermo del suo telefono con un'espressione piuttosto perplessa dipinta in volto. - Che dice Pilar? - Domandò incuriosito, prima di portarsi la tazza alle labbra.
- Mh? Ah... sì, ti ha mandato una... foto delle tette. Guarda! -
A Janus andò per traverso il tè, e furono dunque Hazel e Faye a esclamare in contemporanea e con molta disapprovazione: - Che cosa? -
- Fa vedere. - Ordinò il ragazzo, che nel frattempo era arrossito come non mai prima d'ora, tossicchiante e quasi senza voce.
- No! Non c'è niente da vedere! - Lo fermò Hazel, sul volto un'espressione sbigottita. - Questa ragazza non mi piace per niente, proprio per niente! -
- Ah, se è per questo nemmeno a me. - Faye le diede manforte.
- Scommetto che è una vera sgualdrina. -
- Mamma! - La richiamò Janus, sgranando gli occhi. - E tu saresti una femminista? -
Hazel gli scoccò uno sguardo alterato. - Be', è una molestatrice, mi sembra. -
Janus alzò gli occhi al cielo, si allungò per strappare il telefono dalle mani di Molly e si alzò. - Sì, mi sento proprio molestato, non hai idea. - Disse sarcastico, muovendosi verso la porta.
- Se la metti incinta ti spedisco a vivere da tuo padre! - Urlò Hazel poco prima che il figlio lasciasse la cucina.
- Magari! Almeno lui non mi stressa di continuo come fai tu! -
Mentre saliva le scale, al suono della voce soave di sua madre borbottare qualcosa come "cattiva influenza" e "pessimo padre", Janus diede finalmente un'occhiata alla foto incriminata e, improvvisamente, trovò Pilar meno irritante del solito.
Più tardi, dopo un lungo viaggio in metropolitana durante il quale Faye lo fissò con astio e senza dire una parola per tutto il tempo, Janus varcò per la prima volta la soglia dell'ospedale magico San Mungo, ritrovandosi subito in quella che sembrava un'ampia sala per l'accettazione, arredata da sedie di legno traballanti su cui sedevano maghi e streghe in attesa di essere visitati, mentre altri vestiti di verde andavano su e giù frenetici, chiamando a gran voce i pazienti per nome. Nell'aria c'era il tipico odore di disinfettante che il giovane aveva sentito negli ospedali babbani, ma in tutto l'ambiente aveva un aspetto piuttosto festoso: i globi di cristallo che facevano da lampadari erano stati trasformati in grosse decorazioni natalizie, dell'agrifoglio vorticava sopra le porte e qua e là c'era un albero di Natale coperto da neve finta.
- Vieni, di qua. - Lo spronò Faye, varcando una porta che li introdusse subito in un lungo corridoio in cui erano appesi alcuni ritratti di guaritori famosi e poi su per delle scale.
Janus la seguì in silenzio, senza sapere esattamente cosa aspettarsi. Faye non parlava quasi mai di sua madre, nessuno sapeva con esattezza cosa fosse successo alla signora Selwyn, anche se giravano alcune voci inquietanti a riguardo. Klaus diceva che era stata torturata fino a perdere il senno da Lord Voldemort per punire il padre di Faye, che era molto vicino al Signore Oscuro, altri dicevano che era semplicemente impazzita quando aveva saputo della morte del figlio maggiore, anche lui invischiato nelle arti oscure. C'era anche chi diceva che la famiglia di Faye fosse colpita da un'orribile maledizione che portava chi ne fosse colpito a dimenticarsi pian piano di sé. Janus non aveva mai avuto il coraggio di chiedere nulla a Faye, dopotutto sapeva che lei non parlava con piacere della sua infanzia e non voleva di certo intristirla, eppure, mentre saliva le scale verso il reparto di lunga degenza, desiderò di averlo fatto.
- Faye, senti... - La fermò, una volta arrivati nei pressi della porta del reparto. - Tua madre... tu credi che sia il caso di... -
Lei fece uno sguardo un po' infastidito. - Se non te la senti puoi anche rimanere qui fuori, non preoccuparti. - Lo interruppe.
- No, no. - Si affrettò a dire Janus. - Ti accompagno, solo che vorrei sapere cosa devo aspettarmi. Insomma tu non ne parli mai, quindi... -
- Solitamente lei dorme e quando è sveglia vive in un mondo tutto suo. - Spiegò Faye. Il suo tono era insolitamente calmo e pacato, come se non fosse di sua madre che stesse parlando. - Ogni tanto ha dei momenti di lucidità, ma sono rari e fugaci. -
Janus annuì e improvvisamente si sentì un po' triste.
- Andiamo? - Fece lei.
- Sì. -
Faye si voltò verso la porta, la spalancò e insieme varcarono la soglia che dava su un lungo corridoio piuttosto silenzioso rispetto al resto dell'ospedale.
Janus seguì l'amica e iniziò a guardarsi attorno: man mano che sfilava davanti a quella fila di camere poste sul lato sinistro del corridoio, il giovane colse tutte le caratterisiche di una sorta di casa di cura. Ogni paziente aveva arredato la stanza con i propri oggetti personali, ma tutti indossavano lo stesso identico camicie grigio. Qualcuno di loro passeggiava con aria assente; in un angolo c'era un uomo tutto intento a parlare con il muro in una lingua che sembrava inventata, una strega invece era ferma sulla propria soglia e sembrava capace di comunicare solo attraverso dei miagolii.
- Oh, Faye, mia cara. Come stai? - Una strega con indosso la divisa verde acido da curatrice, appena spuntata da una delle camere, si avvicinò loro con un sorriso accogliente in volto. - Non ti aspettavamo per le feste. -
- Lo so, di solito non torno mai da scuola a Natale. - Spiegò Faye. - Possiamo entrare, vero? -
La guaritrice guardò prima Janus e poi Faye per qualche breve istante prima di domandare: - Chi è questo bel giovanotto? Il tuo fidanzato? -
Lui aprì la bocca per rispondere, quando lei lo anticipò: - Sì. - Rispose seria, lasciandolo di stucco. - Volevo farglielo conoscere, sai... -
- Oh, piccola, sei così dolce! - Sospirò la donna. - Avanti, vai... prima che cambi idea. -
- Grazie Maureen. Passa buone feste. -
I due ripresero a camminare lungo il corridoio lasciandosi la guaritrice alle spalle e, dopo qualche metro, Faye imboccò in una delle ultime stanze. Era una camera singola arredata da un armadio, un paio di sedie e un letto posto tra un comodino di legno e una poltrona su cui sedeva una donna che rivolse loro uno sguardo assente non appena lì sentì arrivare. Aveva i capelli di un castano dorato, proprio come quelli di Faye, ma ingrigiti dal tempo e afflosciati lungo un viso tremendamente smunto. Come tutti gli altri pazienti, anche lei indossava un camice grigio.
- Ciao, mamma. - Esordì Faye, facendosi avanti.
La donna chinò la testa da un lato, osservandola per bene. - Ciao. - Rispose poi, con la voce di chi probabilmente non parlava da un po'.
Mentre Faye si sistemava con una delle sedie accanto a sua madre, Janus osservò una fotografia incorniciata appoggiata sulla superficie del comodino. Ritraeva un ragazzo che non doveva essere poi tanto più grande di lui, capelli castani abbastanza lunghi da incorniciare il volto florido e un sorrisetto beffardo dipinto sulle labbra, che teneva sulle ginocchia una bambina che Janus non faticò a riconoscere; era Faye e in quella foto probabilmente non aveva più di due anni. Il ragazzo che la teneva in braccio doveva essere sicuramente suo fratello.
- Harpie? - Fece la madre di Faye ad un certo punto. - Sei tu? -
Janus si voltò, notando che gli occhi della donna erano puntati nella sua direzione.
- No, mamma, non è Harper. - Rispose Faye, con pazienza. - Lui è un mio compagno di scuola... Janus. Janus Black. Andavi a scuola con suo padre, ricordi? -
La signora Selwyn continuò a fissarlo e poi nuovamente disse: - Harpie? -
- Chi è Harpie? - Domandò il giovane, un po' imbarazzato.
- Mio fratello Harper. Forse glielo ricordi per i capelli. - Spiegò Faye alla svelta, prima di tornare a guardare sua madre. - Siamo fortunati, oggi almeno si ricorda di aver avuto dei figli. Anzi, un figlio. Di me non si ricorda quasi mai. - Aggiunse, lasciando trasparire un po' di fastidio e di rabbia.
Janus si sentì improvvisamente molto a disagio. Non sapeva cosa fare né cosa dire.
- Per lei è più facile ricordare le cose lontane nel tempo. - Proseguì Faye, per tappare il silenzio. - Ogni tanto pensa di essere ancora a scuola, pensa un po', per questo credevo che si ricordasse di tuo padre o di qualche altro Black. Comunque non è sempre stata così, è peggiorata negli ultimi anni. -
La signora Selwyn alzò il viso verso il soffitto e iniziò a fissarlo come se ci fosse appena comparso un bellissimo affresco. Era assente, lontana, intoccabile.
Janus si domandò se c'era il rischio che anche Faye finisse in quelle condizioni da adulta, e decise che nel caso non gli sarebbe importato, che si sarebbe preso cura di lei e non l'avrebbe mai lasciata da sola in un ospedale.
Rimasero lì per l'intera mattinata, alla ricerca di un bagliore negli occhi di quella donna spenta. Di tanto in tanto, la signora Selwyn si voltava verso la figlia e le sorrideva cordiale, come se la riconoscesse, altre invece parlava dicendo cose senza senso e poi si a rivolgersi a Janus chiamandolo Harpie. Una volta usciti da quella stanza, Faye sembrava in qualche modo invecchiata, mentre Janus si sentiva un po' appesantito. All'esterno dal San Mungo, nel frattempo, non aveva smesso di nevicare nemmeno per un istante.
- Faye. - La chiamò lui ad un certo punto, mentre in silenzio si dirigevano nuovamente verso la fermata della metropolitana. - Che cosa... che cosa è successo a tua mamma? - Domandò, dopo aver raccolto il coraggio.
- È matta, no? - Rispose lei, continuando a camminare.
- Sì, ma perché? - Insistette il giovane, tenendo il passo.
- Ha subito delle lesioni da incantesimo, non serve un diploma in medimagia. -
- Sì, be', ma non mi dire. - Borbottò lui.
Faye si fermò fermò all'improvviso, arrestando la sua marcia. Poi si voltò verso l'amico con una certa stizza. - Non ne voglio parlare, lo sai. - Disse duramente. - Non adesso almeno, al gelo, in mezzo alla tormenta. -
Lui annuì; in effetti non era stato un colpo di genio introdurre il discorso in quel momento, in mezzo alla strada e dopo una mattinata dura. Guardandola in faccia notò che le sue guance si erano fatte rosse dal freddo e che tra i capelli erano caduti parecchi fiocchi di neve. - Non fa poi così freddo. - Commentò.
- Sarà il sangue scozzese che ti scorre nelle vene. - Buttò lì la giovane.
Janus sorrise beffardo e poi si tolse la sciarpa per metterla attorno al collo di lei. - O magari mi ha temprato il vento gelido che tirava a New York. - Ribatté. - Dai, andiamo, altrimenti ti prenderà qualche malanno e non mi sembra il caso, dato che saremo costretti a vivere sotto lo stesso tetto fino alla fine delle vacanze. -
- Sarà una vera tortura. - Commentò lei.
Janus sogghignò. - Non mi ci far pensare. - Disse divertito.
Faye si ritrovò a sorridere senza sapere il perché, dopotutto non era mai una che lo faceva spesso, poi si ritrovò a fissare Janus come se lo vedesse per la prima volta. Era così diverso dal bambino strano che aveva conosciuto al Ghirigoro quasi sei anni prima, ma anche dal ragazzo impacciato e ombroso di qualche mese fa. Lo guardò negli occhi, scoprendosi a pensare che fossero davvero i più begli occhi che avesse mai visto, poi posò lo sguardo sulle labbra, immaginando come doveva sentirsi Pilar quando le baciava.
Quel pensiero la fece sentire profondamente infastidita.
- Che c'è? - Domandò Janus, davanti all'espressione assorta di lei.
Lei gli scoccò un'occhiataccia. - Tu e Pilar scopate? - Domandò furente e a bruciapelo.
Janus aggrottò la fronte, perplesso. - No. - Rispose come se fosse scontato.
- Però fate tutto il resto. - Obiettò Faye, incrociando le braccia sul petto.
- No, certo che no! - Giurò lui, sconcertato e arrossendo un po'. - Cioè sì, qualcosa... ma lei è un po'... senti, ma che te ne frega, scusa? Questa conversazione è imbarazzante. -
- Tu sei imbarazzante! - Ribatté lei piccata, guardandolo come se si trovasse dinanzi a qualcosa di orribilmente repellente. - Anzi, sei disgustoso! -
- Ma che... che ho fatto? -
Faye fece un verso sprezzante e poi, più furiosa che mai, si incamminò nuovamente verso la stazione della metropolitana.
Janus, sebbene fosse abituato agli sbalzi d'umore e agli eccessi della Serpeverde, rimase interdetto per qualche attimo prima di inseguirla. - E dai, Faye. - La fermò, afferrandola per la manica del cappotto color caramello che indossava. - Mi spieghi che ho fatto? -
Lei si liberò da quella presa con un gesto pieno di stizza. - Sei come tutti gli altri, pensi solo al sesso! - Lo accusò indignata.
Il giovane alzò le sopracciglia con fare sorpreso e poi rise amaramente. - Tu sei andata a letto con tutta la scuola, manca solo che ti scopi Gazza, e poi sarei io quello disgustoso? -
Faye sobbalzò a quelle parole come se lui l'avesse appena colpita con uno schiaffo. Fece un passo indietro e lo guardò, il volto stravolto dalla delusione. - Come ti permetti? - Gli chiese fredda.
- No, tu come ti permetti. - Ribatté duramente lui. - Sei intrattabile, te ne rendi conto? Finalmente c'è una ragazza che non mi considera uno sfigato e tu ti comporti come se fosse il simbolo di ogni male! Perché fai così? -
- Perché mi da fastidio! - Sbottò lei a voce alta. - Mi da fastidio e non so nemmeno io il perché. So solo che la detesto, detesto quella sua aria da brava ragazza, detesto tutte quelle cose che avete in comune; non la sopporto perché so che lei è una persona migliore di quanto io potrò mai essere, perché lei è una per bene, la adorate tutti, mentre io... be' lo hai appena detto ciò che pensi di me, no? Tu pensi ciò che pensano tutti, che sono una troia. -
A quel punto, Janus sentì la morsa dolorosa del senso di colpa che lo attanagliava. - Non ho mai detto né pensato nulla del genere. - Disse in fretta. - Io penso che tu sia meravigliosa, solo che non riesco più a capirti, Faye. Che cosa pretendi da me? Perché se credi che io rimarrò per sempre qui ad aspettarti ti sbagli di grosso. -
Lei assunse l'espressione di chi aveva appena avuto una rivelazione. Aveva sempre immaginato che Janus avesse un debole per lei, dopotutto Annie glielo ripeteva da anni eppure, nemmeno una volta, lui si era spinto così in avanti da farglielo capire in modo chiaro. Se dunque prima era solo una sensazione, adesso Faye poteva esserne quasi del tutto certa: forse il suo migliore amico aveva per davvero una cotta per lei e questo poteva portare a esiti disastrosi.
- Non devi aspettarmi. - Gli disse, pronta a mantenere le distanze. - Perché intanto io non ti voglio, non ti vorrò mai. -
Faye si voltò e senza aggiungere altro si mosse verso l'entrata della metro, senza curarsi del cuore dell'altro che, fermo su quel marciapiede deserto, sentì il suo cuore spezzarsi in tanti affilati pezzetti.
°°°°°°
Quell'anno alla Tana non si sarebbe visto il solito vasto gruppo di ospiti ad affollarla, in quanto, con gran dispiacere di Molly e Arthur, la maggior parte dei loro figli avevano deciso di passare le feste altrove. Ron e Hermione, ad esempio, sarebbero rimasti a Londra dai coniugi Granger, e lo stesso valeva per Bill e Fleur, che quell'anno preferirono rimanere in Francia per tenere compagnia alla madre di lei che da poco aveva perso il marito. Perfino George, dopo anni di insistenza da parte della famiglia di Angelina, aveva ceduto, decidendo così di passare il suo primo Natale lontano da casa.
La sera della vigilia, in pochi affollavano quella cucina ingombra, che comunque si era riempita come ogni anno di addobbi, ghirlande e vischio.
C'erano Harry e Ginny, con James, Albus e Lily, c'era Charlie, c'era Ninfadora assieme ad Andromeda e Ted, e poi c'era Hazel, che in quel momento stava osservando la scena, mentre si occupava di tagliare in due i cavoletti, seduta al tavolo, mentre alle sue spalle la signora Weasley preparava le pietanze per la cena assieme ad Andromeda.
Dritto davanti a lei, proprio di fronte al camino acceso, Percy stava parlando con Harry che, con un'espressione vuota dipinta in viso, pareva si stesse annoiando parecchio. A terra, vicino al divano, Janus stava giocando a scacchi dei maghi contro il cugino, con Molly e Lucy che facevano il tifo per uno o per l'altro, mentre Faye intratteneva una appassionante conversazione sul quidditch con Ginny e Charlie.
Hazel fece scorrere lo sguardo dalla giovane Serpeverde a suo figlio, scrutandoli entrambi. Era successo qualcosa tra loro, anche se non capiva bene cosa, dato che si parlavano a stento ma, ogni volta che lo facevano, si rivolgevano uno all'altra con gelido garbo, come se volessero far pace dopo un litigio ma fossero entrambi troppo orgogliosi per chiarire del tutto.
Hazel pensò a Sirius e al fatto che neppure loro avevano chiarito dopo quel bacio che si erano scambiati il primo settembre, e si ritrovò a domandarsi come avrebbe fatto a superare due giorni in sua compagnia senza dare di matto.
Con un sospiro sconsolato, la donna diede un'occhiata all'ora, scoprendo che erano ormai quasi le sette. Magari Sirius non si sarebbe presentato, magari aveva da fare con quella Camilla, Kamilah... o come diamine si chiamava quella lì. Probabilmente l'unico a dispiacersi veramente della sua assenza sarebbe stato Harry, dopotutto Janus aveva espressamente detto che preferiva star lì con loro durante le feste, quindi forse non gli interessava poi così tanto avere a che fare con il padre, no?
- Ho vinto. - Disse il ragazzo per l'ennesima volta con aria annoiata dopo aver mangiato la regina. - Con te non c'è gusto, Ted, sei pessimo. -
Ted fece una faccia mortificata e i suoi capelli si tinsero di un per niente sobrio rosso fuoco. - Scusa. - Mugugnò dispiaciuto.
- Non ti preoccupare, sei sicuramente bravo in altro. - Tentò di rimediare Janus.
Il Tassorosso si lasciò sfuggire un piccolo sorriso. Era davvero felice del fatto che finalmente le cose tra lui e il cugino stessero andando meglio. Certo, spesso Janus era ancora un po' stronzo, ma almeno adesso non lo ignorava totalmente come se fosse una specie di appestato.
- Harry ma quando arriva Sirius? - Fece a un certo punto Janus, riscuotendo Harry dal torpore che lo aveva assalito come conseguenza del lunghissimo discorso a cui Percy lo stava sottoponendo. - A me ha detto che verrà, quindi verrà, no? -
Hazel sentì il suo cuore stringersi nel petto. Non si aspettava che il rapporto tra Janus e suo padre si fosse evoluto a tal punto da far sembrare il giovane impaziente di vederlo; questo la intenerì e allo stesso tempo la preoccupò. Sirius non era di certo una persona affidabile in fin dei conti.
- Sì che verrà. Non preoccuparti. - Lo tranquillizzò Harry.
Percy, al fianco dell'auror, si lasciò sfuggire un sospiro sconsolato e poi si voltò a guardare Hazel. Se fino a qualche giorno prima era stato certo che lei stesse meglio, quella sera non ne era poi più tanto sicuro. Sembrava triste, spenta e anche un po' preoccupata, e Percy sapeva di chi era la colpa: Sirius Black, c'era sempre lui di mezzo quando Hazel si adombrava.
- Magari si è dimenticato, dopotutto è quasi ora di cena. - Buttò lì Weasley, puntando nuovamente lo sguardo su Janus.
Harry gli scoccò un'occhiata infastidita, mentre il giovane tornò a fissare la scacchiera che aveva davanti con l'espressione di chi cercava di togliersi dalla mente un pensiero spiacevole. Forse Percy aveva ragione, pensò, dopotutto Sirius nemmeno voleva venire alla Tana per Natale.
- Se ti ha detto che sarebbe venuto allora stanne certo che verrà. - Asserì Harry.
Janus annuì pensieroso, ma poi scrollò le spalle, tornando ad un atteggiamento di gelido distacco. - Sì, certo... - Disse, fingendosi disinteressato.
C'era una cosa che aveva imparato durante quei suoi sedici anni di vita, e cioè che era sempre meglio non aspettarsi niente dagli altri. Alla fine le persone non facevano altro che deluderlo o fargli del male, si ripeté mentre il suo sguardo finiva su Faye, che stava continuando a parlare con Ginny e Charlie a qualche metro di distanza da lui.
- Comunque se non dovesse arrivare per un motivo o per l'altro, - insistette Percy, - non fartene una pena. Insomma, alla fine lo sanno tutti che è un po' inaffidabile. -
Harry lanciò una seconda occhiataccia verso il cognato ma, prima che potesse aprir bocca per difendere il padrino, Hazel si mise in mezzo: - Perce, posso parlarti un secondo? - Domandò con garbo, avvicinandosi ai due.
Percy annuì e poi la seguì fuori dalla cucina fino al piccolo ingresso, a pochi passi dalla porta d'entrata.
Quando si ritrovarono faccia a faccia, Hazel lo fissò per qualche istante e poi incrociò le braccia sul petto. - Puoi smetterla, per favore? - Gli chiese, tutta alterata.
Percy aggrottò la fronte. - Di fare cosa? - Domandò a sua volta.
- Di mettere Sirius in cattiva luce davanti a Janus. - Rispose Hazel con severità. - Il loro rapporto è già abbastanza fragile senza che ti ci metta anche tu, quindi piantala. -
- Non intendevo affatto mettere Sirius in cattiva luce. - Obiettò Percy, senza preoccuparsi troppo di sembrare credibile. - Tuttavia converrai con me che non sempre è stato un padre presente e attento, pertanto mettere in guardia Janus sull'eventualità che lui non si presenti mi sembrava il minimo. -
- Non è compito tuo. - Sottolineò Hazel. - Lo so che gli vuoi molto bene e non vuoi che soffra, so anche che Sirius non ti va molto a genio, ma non devi immischiarsi. -
L'espressione di Percy si tese e le rivolse uno sguardo di incredulità. Era la prima volta che Hazel gli chiedeva di non immischiarsi in qualcosa che riguardava Janus.
Per sei anni aveva trattato quel ragazzino come un figlio, aveva sopportato la sua rabbia, lo aveva amato e si era sentito fiero di lui per i suoi successi scolastici, lo aveva anche rimproverato quando ce n'era bisogno e adesso Hazel gli stava chiedendo di fare un passo indietro per lasciar spazio a quell'uomo che aveva procurato in Janus solo tanto dolore.
Non riusciva ad accettarlo, non voleva accettarlo, ma si costrinse ad annuire.
- Lo farà soffrire. - Disse però, nell'ultimo tentativo di farla ragionare. - Non mi fido di lui, Hazel. -
- Io sì, mi fido. - Replicò lei. - Tu non lo conosci. Sirius ha tanti difetti, ma si farebbe in quattro per le persone che ama e questo l'ho sempre visto nel rapporto con Harry. -
- È incredibile, dopo tutto quello che ti ha fatto passare lo difendi ancora. - Commentò freddamente Percy. - Ti ha rovinato la vita, vi ha abbandonati per giocare all'eroe... -
Hazel ridusse gli occhi a due fessure. - Lui ha agito nell'interesse di nostro figlio. - Disse con sdegno. - Ma che ne vuoi sapere tu? Se Voldemort avesse vinto non avrebbe torto un capello a Molly e Lucy, visto che sono due bambine purosangue e con i genitori fedeli al Ministero anche durante il dominio dei Mangiamorte. Ma cosa pensi che avrebbe fatto a Janus? Cosa avrebbe fatto a un mezzosangue con il padre nell'Ordine, eh? -
- E cosa avrebbero fatto al resto della mia famiglia? - Chiese lui rabbioso.
- Be', a quei tempi non te ne importava molto, o mi sbaglio? - Si lasciò sfuggire lei, pentendosene nell'immediato.
Percy sussultò. Hazel l'aveva colpito proprio nel punto giusto. - Non posso credere che tu mi abbia appena detto una cosa del genere. - Disse amareggiato.
- Perce... lo so, mi dispiace. - Rispose lei in fretta, visibilmente mortificata, lo sguardo basso. - Scusa, sono davvero... -
La porta alle loro spalle bussò e Hazel si interruppe a metà.
- Forse è meglio se vai ad aprire, sarà lui. - Disse Percy sprezzante, prima di allontanarsi verso la cucina, sparendo dalla sua vista.
Hazel prese un respiro profondo, cercando di scrollarsi di dosso quell'improvviso senso di colpa. Raggiunse la porta e la spalancò, ritrovandosi davanti, proprio come previsto da Percy, un Sirius Black tutto infreddolito e infagottato in un pesante mantello scuro, che teneva in mano due bottiglie di vino elfico. Hazel lo fissò a lungo senza dire nulla, scrutandolo per bene. Sirius aveva i capelli più corti dell'ultima volta, il suo viso era florido e rasato e, a parte l'espressione sorpresa e quasi intimorita davanti a lei, aveva un bell'aspetto, l'aspetto di una persona felice. Già, probabilmente quella Kamilah Burke gli faceva bene, pensò tristemente Hazel, e in un certo senso era vero.
In quelle ultime settimane il rapporto tra Sirius e Kamilah si era evoluto in qualcosa di più di una passionale frequentazione di letto. Era successo inaspettatamente una mattina, quando Sirius se la ritrovò in cucina mezza nuda e intenta a preparare la colazione per entrambi. L'aveva guardata in silenzio dalla soglia della porta e aveva pensato che non sarebbe stato poi tanto male uscire con lei e imparare a conoscerla per davvero.
Da quel giorno si erano susseguiti parecchi appuntamenti in cui lui e Kamilah erano rimasti completamente vestiti e, sebbene Sirius preferisse di gran lunga quelli in cui stavano nudi a casa sua, non disdegnava portarla a cena fuori o al cinema di tanto in tanto. Con lei si sentiva bene, era svincolato da ogni tipo di legame romantico, come quando da giovane usciva con le ragazze senza troppo impegno, consapevole di non essere fatto per la vita familiare come James, ma nemmeno per la solitudine come Remus.
Di tanto in tanto però, quando meno se lo aspettava, nella sua testa faceva capolino il pensiero di Hazel. Succedeva soprattutto quando si sentiva giù di morale o quando invece gli capitava una cosa abbastanza bella da meritare di essere raccontata a qualcuno. Anzi, non a qualcuno, a lei.
Provava per Hazel quel tipo di mancanza che sentiva anche per James e per Remus; certo lei era ancora viva, ma non era la stessa persona di un tempo, dunque nel suo cuore si stava consumando una sorta di lutto a metà. Hazel era la madre di suo figlio e per forza di cose non sarebbe mai sparita del tutto dalla sua vita e questo lo faceva sentire sollevato e preoccupato nello stesso momento. Sarebbe stato più semplice buttarsela alle spalle senza doverla vedere mai più, ma non riusciva a farla uscire dalla sua testa.
Non si vedevano da più di tre mesi e lui aveva pensato a lei molto spesso, aveva immaginato di parlarle tantissime volte, eppure non riusciva a dire nulla, bloccato lì su quella soglia, al gelo.
- Ciao. - Esordì lei, rompendo il silenzio dopo qualche secondo. - Vieni, entra. -
Hazel si fece da parte e Sirius varcò l'uscio, chiudendosi la porta alle spalle. Si fissarono ancora e questa volta fu lui a studiare lei. Notò che era nervosa, lo capì dal modo in cui si tormentava le mani e dallo sguardo sfuggente, ma era impeccabile come al solito, con indosso un grazioso abito in tartan molto scozzese e i capelli sciolti sulle spalle.
La trovò bellissima.
- Stai... bene. - Disse il mago, senza un perché.
L'espressione impassibile di Hazel si piegò un po' all'imbarazzo. - Grazie. -
- Sono felice di vederti. - Ammise Sirius insolitamente cordiale.
Anche io, avrebbe voluto rispondere lei, ma si sarebbe fatta volentieri uccidere piuttosto che ammettere di aver sentito la sua mancanza. Ormai nulla di ciò che provava per lui aveva un senso, stavano vivendo due vite diverse; in quel momento si trovavano faccia a faccia ma nonostante ciò sembrava esserci un invalicabile muro di parole non dette a dividerli. Per la prima volta dopo tre mesi, Hazel sentì forte e chiaro qualcosa farsi largo nella sua apatia. Rabbia, passione, immotivata speranza di poter tornare quella di una volta... o forse desiderio. Furioso desiderio di poter abbattere quella barriera, scavalcare le macerie della loro relazione e incontrare di nuovo l'anima di lui, come tanti anni prima, e fare pace con essa per poter andare finalmente avanti.
- Anche io sono felice di vederti. - Sussurrò alla fine, arrendendosi.
Sirius non poté fare a meno di sorridere. - Andiamo di là? - Domandò, dopo qualche altro attimo di silenzio.
- Andiamo. -
Mentre faceva strada, Hazel lanciò a Sirius un ultimo sguardo di sfuggita. Era strano averlo di nuovo vicino, ma era al contempo piacevole. Chissà, magari quella volta le cose sarebbero andate nel verso giusto. Ma quando varcarono la soglia della cucina, Hazel incontrò gli occhi chiari di Percy e la sua espressione ancora arrabbiata e delusa, e subito cambiò idea: nulla sarebbe andato nel verso giusto quella sera.
- Sirius, ce l'hai fatta! - Esclamò la signora Weasley, asciugandosi le mani sul grembiule mentre gli andava incontro. - Forza, a tavola! Ormai è quasi pronto. -
Nel frattempo, da vicino al camino, Harry guardò prima Percy e poi Janus. - Te l'avevo detto che sarebbe venuto. - Disse al più giovane, sorridendo.
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