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Una botta di verità

Capitolo 4


Hazel gli aveva ceduto la sua stanza e lei si era trasferita in quella che era appartenuta a sua madre, proprio accanto lì accanto. Dormire su un letto vero dopo tutto quel tempo, era stato per Sirius Black una vera e propria cura. Crollò nel sonno non appena la sua testa toccò il cuscino e, per la prima volta dopo dodici anni, nessun incubo disturbò il suo riposo. La mattina dopo venne svegliato da un fastidioso raggio di sole che era riuscito ad oltrepassare le tende, finendo proprio sulla sua faccia, ma non ne fu infastidito. Aprì gli occhi, guardandosi intorno e ascoltando il silenzio, probabilmente in casa non c’era nessuno.

La camera da letto di Hazel era il posto più disordinato che Sirius avesse mai visto e gli ricordava quasi il dormitorio maschile di Grifondoro che divideva con i suoi amici: il pavimento era disseminato di colori, pennelli e fogli scarabocchiati, la scrivania era affollata di libri e, sulla sedia, c’era una montagna di vestiti accatastati uno sull’altro. Sulle pareti erano stati appesi alcuni quadri dallo stile inconfondibilmente inquietante, proprio come quelli del piano di sotto.

Sul comodino, invece, c’era un quaderno rilegato in pelle con dentro una matita e un libro che si intitolava “l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica”. Sirius lo afferrò e lo aprì, leggendo le prime righe, per poi chiuderlo alla fine della prima pagina, senza capire una parola. Che Hazel avesse gusti strani si poteva intendere dalla quantità di libri su De Chirico che aveva in libreria e da tutti quei dischi jazz che se ne stavano accatastati sotto il giradischi in soggiorno, affianco a quelli dei Nirvana. In un certo senso, quella ragazzina gli ricordava un po’ Remus, forse per quella sua strana aria da secchiona, e questo fece sentire Sirius un po’ a disagio dato che la trovava parecchio attraente. Ma lui cercò di non farci caso, dopotutto era appena uscito di prigione dopo dodici anni, probabilmente avrebbe trovato attraente anche Lumacorno se solo avesse avuto un paio di tette.

Sirius passò gran parte della giornata a far nulla, lusso che non si concedeva da molto tempo, sfogliando i libri di lei e usando tutti i suoi apparecchi babbani. Il suo preferito era la lavatrice, seconda solo alla televisione, che però conosceva già e che non era riuscito ad accendere. 

Poco prima del tramonto, lei tornò a casa. Lo salutò come se avesse sempre vissuto lì e poi insieme chiamarono la pizzeria per ordinare la cena. - Devo dire che te la sei cavata proprio bene. - Disse Hazel, quando lui attaccò il telefono. - Saresti un perfetto babbano. - 

Sirius sorrise. - Te l’ho detto che ero bravo in babbanologia. - Rispose.

Cenarono guardando l'incontro tra Scozia e Portogallo, e Sirius si divertì, anche se non aveva mai visto una partita di calcio in vita sua, anche se non aveva capito esattamente come si giocasse.

- Dai, è facile: bisogna buttare la palla nella porta avversaria, tutto qui! - Disse lei, a fine partita.

- Sì, ma poi c’è il fuorigioco e quell’infinità di regole. - Ribatté Sirius.

Hazel alzò gli occhi al cielo, ma sorrise divertita. Pensò ad un modo semplice per spiegarglielo ma, poco prima di parlare, una voce in televisione attirò la sua attenzione: - Il noto terrorista Sirius Black è stato avvistato nei dintorni di Aberdeen, chiunque lo vedesse è pregato di chiamare il numero speciale in sovraimpressione. - Stava dicendo la giornalista.

Hazel si voltò verso l’apparecchio e, proprio sullo schermo, c’era la foto segnaletica dell’uomo che le sedeva accanto. La ragazza si pietrificò e in tutta la casa la temperatura sembrò abbassarsi di colpo. Si voltò lentamente verso di lui, che la guardava con apprensione. - Io non capisco… - Balbettò la ragazza, con il cuore che le correva forte nel petto. - Quello sei tu, sei proprio tu. Vuoi uccidermi? -

- No, ascolta… posso spiegarti. - Disse lui, con la voce piena di urgenza. - Non avere paura. -

Ma Hazel si alzò di scatto, allontanandosi dal divano. - Non dirò a nessuno che sei stato qui, ma ti prego, non farmi del male! - Esclamò, con gli occhi pieni di lacrime.

Anche Sirius si alzò, cercando di avvicinarsi a lei, cauto. - Non potrei mai farti del male. Non ho mai ucciso nessuno, non è vero che sono un terrorista. - Le disse. - Ti spiegherò tutto ma, per favore, non avere paura. L’hai detto tu che se avessi voluto farti del male l’avrei già fatto. Stanotte ho dormito nella stanza accanto alla tua, avrei potuto fare qualsiasi cosa, per non parlare del fatto che è una settima che ti guardo da lontano. -

Hazel rabbrividì, spalancando gli occhi. - Quindi sei un maniaco, è per questo che tutti ti cercano! Un maniaco e un assassino! - Esclamò indignata.

- Va bene, so che quello che ho detto potrebbe sembrare ambiguo ma… -

- Ambiguo? - Gridò lei, facendo una risatina nervosa. - Tu spii una ragazzina che ha la metà dei tuoi anni e lo consideri ambiguo? È una cosa da maniaci e da pervertiti! - 

- Prima di tutto non hai la metà dei miei anni, abbiamo solo quattordici anni di differenz… -

- Non è questo il punto! - Lo interruppe Hazel, ormai quasi fuori di sé. - Ti prego, non farmi niente, vattene via e nessuno saprà che sei stato qui, te lo prometto! Ma non farmi del male! - 

- Ti ripeto che non voglio farti del male e che non sono l’assassino che tutti credono, quindi non ti ucciderò, stai tranquilla. - Disse Sirius, avvicinandosi a lei con le mani alzate e tremanti e uno sguardo folle. - Ma non posso andarmene così, tu sai dove sto andando, sai troppo. - 

L’uomo si mosse di scatto afferrando la bacchetta e fu quello il momento in cui Hazel gli saltò addosso gridando, stringendo una mano attorno al suo polso ossuto e deviando un lampo di luce, mentre l’altra lo colpì in pieno viso con un pugno ben assestato. Caddero entrambi e dalla bacchetta di Sirius partì un getto di scintille che mancò di poco la faccia di Hazel, che continuava a colpirlo furiosa ovunque le capitasse. Ma poi lui la sovrastò, spingendola contro il pavimento, la bacchetta puntata davanti ai suoi occhi. - Mi hai stancato. - Sibilò, tremante e con un po’ di sangue che gli usciva dal naso, il fiato corto. 

Stava quasi per pronunciare qualcosa, quando Hazel prese ad urlare e scalciare, liberandosi dal peso di lui e lanciandogli un calcio molto forte che lo fece gemere di dolore. Si alzò, l’adrenalina che scorreva a fiumi nelle sue vene, prese a correre verso l’uscita in preda alla più totale disperazione. Aveva quasi raggiunto il cancello quando, alle sue spalle, sentì Sirius gridare un incantesimo e tutto si fece improvvisamente buio.  


La ragazza aprì gli occhi, ma ci mise qualche attimo per mettere a fuoco. Sopra di lei il soffitto era bianco e acceso da un caldo raggio di sole che illuminava per bene la stanza. Si trovava in camera sua, sdraiata sul suo letto, con le mani legate sopra la sua testa, ben salde alla spalliera di ferro. Hazel, presa dal panico, cercò di liberarsi con uno strattone, mentre tutti i ricordi della sera prima le tornavano in mente, facendole scoppiare la testa e rendendo i suoi occhi umidi. Non poteva crederci, aveva fatto entrare un assassino in casa sua, l’aveva nutrito e gli aveva offerto riparo e lui, in tutta risposta, l’aveva praticamente rapita. 

Si guardò intorno, alla ricerca di un modo per liberarsi e scappare via di lì, per correre dritta dritta ad avvertire la polizia. Cercò di tirarsi su senza riuscirci, con il dolore alla testa che peggiorava ad ogni brusco movimento. Era la fine, Sirius Black l’avrebbe uccisa e chissà cos’altro. Si lasciò sfuggire un singhiozzo di disperazione e, proprio in quel momento, l’uomo apparve sulla soglia, guardandola rilassato. Aveva dei graffi sul viso e uno zigomo timefatto, ma sembrava stare più che bene e sorrideva beffardo. - Sei sveglia, finalmente. - Le disse con tranquillità.

- Brutto stronzo, liberami subito! - Gridò lei furente, scalciando nel letto.

Sirius sospirò, alzando gli occhi al cielo. - È inutile che ti agiti così; sei legata con la magia, non puoi liberarti in nessun modo. - Spiegò, appoggiandosi allo stipite della porta.

- Va’ a farti fottere! - Urlò Hazel, continuando a muoversi furiosamente. - Prima o poi qualcuno verrà a cercarmi, ti troverà qui e tu finirai di nuovo in carcere come ti meriti! Ti odio! -

Lui non fece una piega. - Hai finito, Hazel? - Chiese, sbuffando. - Non ho nessuna intenzione di farmi trovare qui. Potrei farti un incantesimo di memoria anche adesso, ma credimi se ti dico che sono molto fuori allenamento; quindi tu adesso mi starai a sentire. Ti racconterò tutto, so che tu mi crederai e io mi risparmierò la responsabilità di cancellarti la memoria. -

- Non voglio sentire un bel niente! - Sbottò lei. - Sei pazzo, un maniaco perverso e pazzo! -

- Sì, sì, come ti pare, ragazzina… - Borbottò Sirius, tirando fuori la bacchetta. - Se preferisci rischiare con l’incantesimo di memoria a me sta bene, rendi tutto più facile. -

Hazel tremò. - No, aspetta… va bene, aspetta! - Esclamò, scoppiando in lacrime. - Puoi liberarmi mentre mi racconti tutto? Per favore. Farò la brava, te lo prometto. -

Sirius ci pensò su, poi sospirò e si avvicinò a lei. La guardò per bene; sembrava così piccola, così indifesa, probabilmente l’aveva traumatizzata per sempre, eppure rimaneva tenace. Hazel era ferocemente attaccata alla vita e la ammirava per questo. Sirius fece un altro sospiro e poi la slegò, tornando subito a puntarle la bacchetta contro. - Un solo passo falso, Hazel… e giuro che stavolta non sarà solo uno schiantesimo. - La avvertì, guardandola di sottecchi.

Le raccontò tutto, partendo dall’inizio. Le raccontò della sua famiglia, degli anni ad Hogwarts, dei suoi migliori amici, del piccolo problema peloso di Remus. Le raccontò con grande nostalgia il giorno del matrimonio di Lily e James, la nascita dell’Ordine della Fenice e di Harry; parlò fino a raccontare di quella terribile notte di Halloween del 1981. E poi arrivò il momento di parlare di Azkaban, dei dissennatori, di Peter Minus e della sua assurda fuga da quell’inferno. Hazel lo ascoltò in silenzio, accogliendo quel fiume in piena di parole e fu quando Sirius terminò di parlare che la ragazza si rese conto che gli credeva e di non avere più paura di lui.

- Quindi c’è un mago cattivissimo che ha ucciso Lily e James perché qualcuno gli ha rivelato una profezia. - Disse Hazel facendo il punto della situazione. - E tutto il mondo pensa che tu li abbia traditi vendendoli a questo Lord Voldemort causando dunque la loro morte. E hai passato dodici anni in quel carcere perseguitato da questi dissennati che ti risucchiano tutti i pensieri positivi, nonostante tu sia innocente. -

- Dissennatori, sì. - La corresse lui, che camminava avanti e indietro ai piedi del letto su cui lei era seduta, pieno di angoscia e nervosismo. - Quindi mi credi? -

- E ora che sei scappato vuoi tornare a Hogwarts per far fuori Peter Minus… - Hazel continuò a parlottare tra sé e sé, ignorando la domanda dell’uomo, prima di alzare lo sguardo su di lui. - È per questo che hai quel numero tatuato sul collo? Te l’hanno fatto ad Azkaban? -

Lui si portò una mano sul punto indicato dalla ragazza e annuì, senza dire niente.

- Mi dispiace davvero per quello che hai dovuto sopportare. - Disse Hazel, serissima. - Ma… te ne saresti andato di qui senza dire niente, è così? - Gli chiese poi, indignata.

Lui tergiversò e poi si lasciò cadere al suo fianco con un sospiro. - Sì, è quello che avevo intenzione di fare tra qualche giorno. - Ammise.

- Te ne saresti andato davvero senza nemmeno salutarmi? - Domandò ancora lei, tristemente.

Sirius annuì, corrucciato. - Sì. Tu sei stata così buona con me, sei l’unica amica che ho al  mondo, sarebbe stato troppo difficile dirti addio, Hazel. - Rispose.

- Già, forse hai ragione. - Disse Hazel, ma la voce le uscì piena di gelo. - Quando te ne andrai? Dovresti portare con te delle scorte di cibo e delle coperte e dei vestiti pesanti. -

Sirius si mosse sul letto come se fosse diventato il posto più scomodo del mondo. - Puoi smettere di essere così gentile con me solo per un secondo? - Sbottò, irritato. - Sono entrato in casa tua in piena notte svuotando il tuo frigorifero, ti ho schiantata e poi hai passato un'intera notte legata ad un letto, ma ti ostini a trattarmi così. Non capisco se sei solo ingenua o se sei anche pazza. -

Lei sgranò gli occhi, guardandolo. - E tu puoi smetterla di credere che tutti debbano sempre di merda? Cosa ti aspettavi, che ti cacciassi via? - Gli chiese, risentita.

- Sì… così rendi tutto più complicato. - Rispose Sirius. - Tu mi hai letteralmente salvato la vita. Ho dormito in un vero letto e ancora non ci credo, ho mangiato della pizza, sai da quanto non facevo un vero pasto? Non sai quanto io ti sia grato. Sei una persona meravigliosa. - 

Hazel divenne pensierosa, mollemente abbandonata contro la spalliera del letto, una mano sul viso e gli occhi chiusi. - Dovresti rimanere fino a settembre, è inutile che te ne vai adesso. - Disse, tornando a guardarlo. - Fossi in te mi prenderei tutta l’estate per rimettermi in sesto e poi partirei per far fuori quello stronzo. -

Lui scosse la testa. - Non posso rimanere qui, ti metto in pericolo e tu non te lo meriti. Ti ho già sconvolto la vita abbastanza, è meglio che me ne vada. - Rispose.

- Se ti beccano potrai dire che mi hai confusa. - Ribatté Hazel. - Siamo nel bel mezzo del nulla, Sirius. Nessuno può immaginare che ti trovi qui, nel cottage sperduto di una babbana ventenne. -

- Non lo so… mi sembra di chiedere troppo, alla fine non ci conosciamo nemmeno. - Sbuffò lui.

- Ma non sei tu a chiedere qualcosa, sono io che te lo dico. Puoi restare. - Disse Hazel, guardandolo negli occhi. - Resta, riprenditi; così, quando sarai a Hogwarts, avrai la forza necessaria per affrontare tutto. Quando sarai scagionato mi verrai a trovare di nuovo e potremmo… andare da qualche parte… - Le parole le uscirono di bocca prima che potesse fermarle e si sentì le guance andare in fiamme.

- Tipo un appuntamento? - Domandò lui, un po’ divertito e un po’ imbarazzato.

- Non essere sciocco, sei troppo vecchio per me! - Esclamò, cercando di distogliere l’attenzione dalle sue guance accese.

Lui rise, una strana risata, quasi amara. - Casomai sei tu ad essere troppo giovane per me, Hazel. - Ribatté.  

- Allora resterai? - Domandò lei, dopo un attimo di silenzio.

Sirius sospirò. - Resterò. -

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