Something In The Way
Capitolo 43
In seguito a quel pomeriggio passato nell'ufficio di lei, Sirius ebbe l'impressione che Hazel avesse cominciato a evitarlo come una variante tremendamente contagiosa e letale di vaiolo di drago. L'aveva chiamata molte volte nei giorni successivi e le aveva spedito un gran numero di messaggi e video di animali buffi che facevano cose divertenti, ma lei non aveva mai risposto, neppure una volta, nemmeno con una di quelle faccine a forma di papera che utilizzava ogni qual volta non aveva niente da dire o quando voleva chiudere una conversazione. Non c'era traccia di lei nemmeno tra la posta via gufo e, come se ciò non bastasse, Hazel aveva smesso di farsi trovare perfino a lavoro.
Fu così che Sirius scese a patti con un fatto doloroso: Hazel non voleva più avere niente a che fare con lui, l'aveva completamente tagliato fuori.
Lui aveva perso mentre Weasley aveva vinto su tutta la linea, quel dannato rosso l'aveva battuto e lui non poteva farci un bel niente.
Era finita, adesso l'aveva finalmente capito, eppure quella sconfitta bruciava.
Sirius detestava non sapere più nulla di lei, lo detestava perché nella sua testa lei era molto più felice quando era lontana. Si sentiva un vero egoista ma doveva ammettere che accettava a fatica che lei fosse riuscita davvero ad andare avanti alla fine. Insomma, lui era lì, era tornato, le aveva fatto capire che l'amava ancora, eppure lei rimaneva ferma dov'era, rimaneva con Percy e non voleva sentir ragioni. Chissà, magari quei due si amavano davvero in un certo senso, forse doveva solo lasciarli in pace come Andromeda e Tonks non facevano altro che ripetergli da tempo. Ma non ci riusciva, non riusciva ad accettare che la sua Hazel si fosse trasformata in una borghese impettita innamorata di uno più borghese e impettito di lei.
Sparendo da un momento all'altro dalla sua vita, Hazel aveva lasciato degli enormi spazi vuoti nelle sue giornate. Erano due le cose che gli permettevano di non morire di solitudine: una era il lavoro a Grimmauld Place, che si stava rivelando davvero piacevole, e l'altra erano quegli incontri con Janus in cui Sirius si lasciava trascinare dall'illusione di poter fare almeno il genitore. Ma la verità era che Sirius aveva bisogno di suo figlio più di quanto Janus avesse bisogno di un padre. In fin dei conti Janus era un ragazzino indipendente, con la testa talmente ben piantata sulle spalle da risultare a tratti noioso. Insomma, non era come lui e nemmeno come Harry, che invece sembrava una sorta di calamita per i guai persino ora che era un uomo adulto.
Con l'avvicinarsi di giugno, Sirius fu vittima di un brusco peggioramento della sua salute mentale. L'anniversario della sua scomparsa si avvicinava con aria minacciosa e più il tempo passava, più lui si sentiva man mano trascinato verso quel buco nero che aveva caratterizzato le sue ultime settimane prima del velo. Si ritrovò in questo modo a passare molto più tempo del solito a rimuginare su tutti gli errori che aveva fatto nel corso della sua esistenza, fissando il liquido ambrato che riempiva il suo bicchiere e, di tanto in tanto, giusto per assecondare la sua pulsione di autodistruzione, dopo il lavoro rimaneva a dormire a Grimmauld Place e si lasciava seppellire del tutto dalla tristezza.
Chissà quando era stata l'ultima volta in cui si era sentito davvero felice, era questo che si domandava mentre fissava il soffitto della sua vecchia camera di adolescente, e la risposta era probabilmente mai. Certo, da ragazzo era stato contento, i suoi anni a Hogwarts erano stati i migliori in assoluto, ma la felicità... be', come si può essere davvero felici se non si è amati incondizionatamente nemmeno da chi ci ha messo al mondo?
Durante quelle notti insonni, Sirius rimuginava e si torturava fino alle prime luci dell'alba, e alla fine, quando il sonno lo coglieva ma il sole stava già sorgendo, si chiedeva se i dissennatori avessero procurato alla sua mente un danno irreversibile e se sarebbe mai riuscito a tornare davvero quello di un tempo. Certo, era tornato a essere l'uomo attraente di una volta, il suo corpo era guarito, ma dentro di lui... dentro di lui spesso c'era ancora il gelo di mille dissennatori, soprattutto in quei momenti in cui non c'era nessuno a dargli una ragione per sentirsi meglio. Era in quei momenti che il bisogno di sentire la voce di Hazel si faceva talmente forte da spingerlo a fare l'errore di chiamarla. Lei, però, non rispondeva mai e questo non faceva altro che buttarlo ancora più giù.
Quando Sirius aprì gli occhi, quella mattina dal sapore estivo, si rese conto di due cose: la prima era l'enorme macigno che sembrava premere contro le sue tempie causandogli un forte mal di testa, la seconda era il fatto che questo mal di testa fosse causato da qualcuno che stava bussando furiosamente alla sua porta.
- Sirius? Stupido canide, spero che tu sia vestito perché sto per entrare! - Esclamò la voce alterata di Andromeda Tonks.
Sirius si portò una mano agli occhi, sbuffò sonoramente e si mise a sedere, ritrovandosi come ormai di consueto nella sua vecchia stanza tappezzata di poster e, un secondo più tardi, la porta di legno si aprì scricchiolando. Sulla soglia, con indosso uno dei suoi soliti abiti da strega, i capelli castani acconciati in modo ordinato e l'aspetto di una persona che era sveglia già da diverse ore, Andromeda lo guardò con la solita aria giudicante prima di entrare.
- Per tutti i gargoyle, ti sei dato alla pazza gioia anche stanotte, vedo. - Commentò spazientita, guardandosi attorno. - C'è chi accanto a letto ci tiene una tazza di tisana rilassante alla melissa e chi, come te, preferisce una bella bottiglia di whisky incendiario del 1979. Mi ricordi sempre di più zio Orion, Sirius. -
Sirius mugugnò scontento. - È sempre stupendo parlare con te, Dromeda. -
- Non essere permaloso. - Ribatté la strega, facendogli un sorriso. - In fin dei conti lo zio Orion era un uomo affascinante, con quell'aria un po' Bohemien, tale e quale alla tua; tutto il contrario di zia Walburga, che invece era una vera vipera. -
- Se mi paragoni ancora una volta a lui giuro che è la volta buona che mi faccio fuori. -
Andromeda alzò gli occhi al soffitto e incrociò le braccia al petto. - Oggi sembri depresso. Nel senso più del solito. - Osservò annoiata. - Che ti prende? -
Lui si strinse nelle spalle. - Non ne ho idea. Forse è solo un periodo no. -
- Sarà che oggi è il tuo complemorte. -
- Spero che tu mi abbia fatto una torta. - Borbottò Sirius, il tono lugubre. - Quindici anni senza la mia presenza... il mondo ne avrebbe certamente sofferto. -
- Altroché. -
Sirius rise amaramente. - Certo, come no. Per Hazel sicuramente non è così. - Disse.
- Se tu l'avessi vista mentre non c'eri non diresti questo. Quando l'ho conosciuta, sei anni fa, mi ha riempita di domande su di te da bambino. Le mancavi molto. Ti assicuro che quel tipo di sofferenza non si dimentica mai del tutto. -
Sirius ebbe l'impressione che in un certo senso Andromeda stesse parlando di Ted, ma non se la sentì di indagare. Immaginò però Hazel e si figurò per l'ennesima volta nella mente tutto ciò che quella ragazzina aveva dovuto sopportare a causa sua. Non solo le aveva stravolto l'esistenza, ma le aveva anche spezzato irrimediabilmente il cuore.
- Anche io sento la sua mancanza, adesso che non c'è. - Ammise Sirius, quasi come una continuazione dei suoi pensieri. - Non riesco a sopportare che mi abbia tagliato completamente fuori senza spiegazioni dopo tutto quello che abbiamo passato insieme. -
Andromeda sospirò e poi si sedette con grazia sul materasso, al fianco del cugino. - Non so se te lo ricordi, ma anche per me era stato organizzato un matrimonio, proprio come per Bellatrix e Narcissa. - Iniziò a dire, unendo le mani in grembo.
- Sì che me lo ricordo. Ricordo che sei scappata un mese prima di arrivare all'altare. -
Andromeda annuì. - Devi sapere che all'inizio non era quella la mia intenzione. Non sono una Grifondoro, avevo paura, e per quanto amassi già Ted, erano anni che eravamo invischiati nella nostra relazione segreta, mi sembrava più sicuro per entrambi piegare la testa e sottostare al volere della famiglia. - Proseguì solennemente. - L'ho tagliato fuori, proprio come sta facendo Hazel con te. Ho smesso di rispondere alle sue lettere, ho smesso di farmi vedere in giro; non volevo metterlo in pericolo e non volevo soffrire ancora per quello che per tutte le persone che mi stavano attorno era un amore abominevole. -
- Non è la stessa cosa. E poi tu sei scappata. -
- Sì, sono scappata. O meglio, Ted mi ha dato il coraggio necessario per farlo. - Concluse Andromeda.
Seguì un attimo di silenzio in cui Sirius fissò sua cugina con un'espressione piuttosto confusa dipinta in volto. - Qual è il tuo suggerimento? - Le domandò poi. - No mi starai mica consigliando di... -
- Nessun suggerimento, sono pur sempre la madre della damigella d'onore, non posso aiutarti a rovinare il matrimonio, Sirius. - Lo interruppe lei. - Ma sei un po' arrendevole, non credi? Non è una cosa molto da Sirius Black, questa. -
- Non sono arrendevole, sono solo stanco. - Confessò Sirius. - Non ne posso più di dover lottare sempre per tutto. Forse deve semplicemente finire così, dopotutto non mi merito niente, visto ciò che ho fatto e visti i danni che ho creato. -
Andromeda si lasciò sfuggire uno sguardo afflitto e appoggiò una mano su quella del cugino. - Sirius, suvvia. - Gli disse, il tono dolce ma deciso.
- No, Andromeda, non tentare di consolarmi. - Sbottò bruscamente lui. - Con le mie idee di merda ho condannato a morte Lily e James, ho devastato la vita della donna che amo e rovinato l'infanzia di mio figlio. Non posso perdonarmi per tutto questo. -
- E invece è ora che tu lo faccia. - Ribatté fermamente Andromeda.
- Anche se fosse... non credo di essere capace di vivere serenamente ormai. - Rispose Sirius. - Ho perso troppi anni. -
- Ma ne hai ancora tantissimi davanti. - Lo tranquillizzò Andromeda. - Passare quegli anni dietro quel velo ti ha congelato nel tempo, dunque in verità non hai perso niente. Quanti anni dovresti avere adesso? -
- Non saprei... cinquantadue? Cinquantatré? Per Godric, sono vecchio! -
Andromeda rise. - Tuttavia ne dimostri di sicuro meno di quaranta. - Disse. - Non hai perso niente, hai una vita davanti a te. -
Sirius non rispose, ma si rese conto che in quel modo le cose sembravano un po' meno deprimenti.
Poi Andromeda si alzò in piedi. - Forza, datti una ripulita e inizia a lavorare. Altrimenti ti licenzio. - Disse.
- Non puoi licenziarmi da casa mia, Dromeda. -
- Ma questa non è più casa tua, cugino caro. Questa è una locanda e c'è molto lavoro da fare. - Rimarcò Andromeda, tornando alla porta. - Inoltre giù c'è l'ennesima lettera per te da parte del professor Lumacorno. Forse è il caso di accettare almeno uno dei suoi inviti, non credi? Magari se ci vai puoi trovare una donna che sia... come dire, meno sciacquetta di Kamilah. Ho sentito dire che la professoressa di difesa contro le arti oscure non sia affatto male, anzi forse è proprio il tuo tipo; stralunata, come piacciono a te. -
- Kamilah va benissimo, svolge perfettamente e magnificamente le sue mansioni, ma grazie dell'interessamento. -
- Certo, le mansioni che potrebbe svolgere tranquillamente anche la tua mano destra. -
Sirius fece una faccia teatralmente sconvolta e poi rise. - A parte che sono mancino ma... Andromeda, sei una vera serpe stamattina! Chissà cosa direbbe zia Druella se ti sentisse fare riferimento a certe disdicevoli pratiche! -
- Probabilmente le stesse cose che dice il quadro di Walburga ogni volta che ti vede passare. - Buttò lì lei. - Pensa a ciò che ti ho detto. - Aggiunse.
- Intendi dire quel tuo per nulla velato consiglio di sabotare il matrimonio di Hazel? Sai, arrivato a questo punto temo forse quel Weasley sia in realtà ciò che vuole. - Disse Sirius, lasciando trapelare un po' di risentimento.
Andromeda scrollò le spalle. - Se lo dici tu. -
Con il tempo le giornate diventarono sempre più calde e soleggiate, tanto che a una settimana dalla fine dell'anno scolastico era già impossibile riuscire a non pensare alle vacanze estive che sarebbero cominciate di lì a poco.
La sera dell'ultimo giorno era in programma una festa in onore del professor Lumacorno che, all'età di ben centotredici anni (seppur portati divinamente, ci mancherebbe altro), aveva deciso finalmente di andare in pensione. Si sarebbe svolta in Sala Grande e non solo era aperta a tutti, ma si vociferava che fossero attesi grandi ospiti, come il celebre Harry Potter, le ancora molto acclamate Sorelle Stravagarie e tanti altri nomi illustri.
- Non sarà come una delle cene del Lumaclub, ma meglio di niente. - Disse Janus il pomeriggio precedente alla festa, seduto su uno dei rigogliosi prati che circondavano il castello, il volto rivolto verso il Lago Nero preso letteralmente d'assalto.
Era una giornata meravigliosa, le lezioni erano finite da qualche ora e attorno a loro si respirava un'aria di fervente emozione per l'evento di quella sera.
- Fosse per Lumacorno tu rimarresti in dormitorio, fidati. - Svelò Faye, spiacente.
Il ragazzo sospirò. - Mi dite perché ce l'ha tanto con me? -
- I primi anni era perché facevi schifo in pozioni. - Iniziò Annie.
- Ma dopo ha maturato l'idea che tu abbia una qualche fascinazione per le Arti Oscure. - Continuò Klaus. - Sai, per via di quella volta che hai detto davanti a tutta la classe che anche magia come quella dovrebbe essere studiata invece che censurata. -
- Perché è vero. - Disse fermamente Janus. - Alla scuola babbana studiamo tantisisme atrocità, come il nazismo, il colonialismo e la schiavitù. Le studiamo per riconoscerle e prevenirle, ma ti assicuro che non mi è mai venuto in mente di emulare Hitler. Quando diventerò Ministro della Magia farò una bella riforma della scuola, anche se devo dire che ultimamente la carica del Primo Ministro babbano mi attira di più: in quel caso avrei molte più persone su cui governare e magari potrei anche migliorare le cose. -
Annie cercò di trattenere senza successo una risatina vagamente canzonatoria, mentre Klaus lo fissò pensieroso. - Non devi andare all'università per fare il primo ministro dei babbani? - Gli domandò.
- È consigliato, sì. Ma comunque ci devo andare in ogni caso, dato che mia madre mi costringerà. - Spiegò cupamente Janus. - Però credo che ne varrà la pena... avrei un bel po' di potere decisionale. -
- Dai, Percy... - Lo interruppe Faye, sogghignando divertita.
Janus arrossì, ma tentò di rimanere indomito. - Tra qualche anno ti saluterò dal numero 10 di Downing Street, mia cara, oppure dal castello di Balmoral, dove sarò ospite della regina in persona. O dal re, se nel frattempo la vecchia avrà tirato le cuoia. -
- Quindi io sarò la first lady, no? - Buttò lì lei.
- Selwyn, questa è per caso una dichiarazione d'amore a lungo termine, per caso? -
La ragazza alzò le spalle e dopo sorrise. - Chi lo sa, Black, chi lo sa. -
Quando lui si avvicinò per poter lasciare un piccolo bacio sulle sue labbra, gli altri due si esibirono nei soliti versi disgustati.
- Come siete esagerati! - Esclamò Janus, alzando gli occhi al cielo. - Ad ogni modo, immagino che voi due ci andate insieme alla festa stasera, vero? -
Klaus lanciò uno sguardo ad Annie, che a sua volta sospirò. - Annie ci va con il prefetto di Tassorosso. - Disse il primo di pessimo umore.
- Oh, bene, così puoi invitare qualcuno che ti interessa davvero, una volta tanto. -
Klaus lo guardò con scetticismo. - Sono l'unico gay dell'intera scuola. - Ribatté.
Janus mosse la mano in aria, quasi ad allontanare quella frase come un insetto. - C'è quello del quarto anno di Corvonero... Andrew Cuddy. Adora Lady Gaga, cura in modo maniacale i suoi capelli e si muove come se fosse una ballerina. -
- Ti rendi conto che sono stereotipi? -
- E poi c'è Philip Bell, Grifondoro del nostro anno. - Continuò Janus, come se l'amico non l'avesse mai interrotto. - Lui in effetti non sprizza omosessualità da tutti i pori, ma è l'unico in tutta la scuola che adora sentirti parlare di storia e si complimenta con te dopo ogni singola partita di quidditch, lo fa anche quando rimani in panchina. Secondo me potresti provarci. -
Klaus alzò gli occhi al cielo e scosse la testa. - Senti, anche se fosse sai benissimo che non posso farlo. Se mio padre lo venisse a sapere mi diserederebbe. - Gli ricordò.
- Ma non lo scoprirà mai, avanti! - Lo spronò Janus. - E poi in tal caso puoi sempre trasferirti a Grimmauld Place. -
- Che si fotta tuo padre, hai diritto anche tu ad avere una vita amorosa. - Rimarcò Annie.
- Dai, prima o poi dovrai sbloccare la situazione. Sai una cosa? Ti farò da spalla! - Esclamò lui. - Sì, sarò il tuo Barney e tu il mio Ted! -
- Tu casomai puoi essere Marshall, Jan. - Lo prese in giro Annie. - Ma comunque hai ragione. -
Klaus non sembrò intenzionato a rispondere e nel frattempo il volto di Faye si adombrò come se un pensiero molto spiacevole le avesse invaso la mente; nessuno però parve rendersene conto. - Per voi due è sempre tutto semplice. - Disse la ragazza a Janus e Annie. - Se mio padre e mio zio venissero a sapere di me e te, Jan, probabilmente tenterebbero di farti fuori, viste le tue origini babbane. -
Janus scrollò le spalle con disinteresse. - Ho sempre sognato di battermi in un duello all'ultimo sangue per avere la mano di una dolce donzella. -
Faye gli scoccò un'occhiata molto torva e poi si alzò in piedi. - Spera che non lo vengano mai a sapere, idiota. - Disse sprezzante. - Adesso è meglio che vada, devo prepararmi. -
- Ma sono le cinque del pomeriggio. - Disse Klaus con sconcerto. - Mancano tre. -
- Appunto. - Tagliò corto Faye. - Ci vediamo dopo. Jan, ti prego, vestiti decentemente. -
I tre Grifondoro la guardarono allontanarsi in direzione del castello e, dopo un paio di secondi di silenzio, Klaus si rivolse all'amico: - E se invitassi una delle due ragazzine Weasley? - Domandò, come a chiedergli il permesso.
- Fa' pure, tanto ormai lo so che sei innocuo. - Acconsentì Janus. - Ma sappi che la mia proposta di farti da spalla è sempre valida. -
Quando il sole iniziò a calare dietro alle montagne che circondavano la scuola, i tre Grifondoro tornarono alla Torre, dove si respirava una febbricitante eccitazione.
- Chissà se ci sarà anche tuo padre stasera tra gli ospiti di Lumacorno. - Disse Klaus, mentre si sistemava per bene la camicia davanti allo specchio.
- Spero di no. - Rispose Janus, che intanto se ne stava mollemente accomodato sul suo letto alle spalle dell'amico. - Sarebbe imbarazzante e strano, ci guarderebbero tutti. -
Klaus annuì e poi si voltò verso di lui. - Come sto? - Domandò, sfoggiando i suoi abiti da mago come al solito piuttosto estrosi.
- Meraviglioso. - Approvò Janus.
- Grazie. Lo so. - Fece l'altro. - Dovresti vestirti anche tu, dato che manca poco. -
Janus indugiò, abbassando lo sguardo sui suoi vestiti: un paio di jeans, una camicia a maniche corte di un orribile color cachi, un paio di Converse nere ai piedi.
- Sono già vestito. -
Klaus scosse la testa. - È l'americano sciatto che è in te che parla. - Disse melodrammatico. - Sembri un babbano appena uscito dal reparto basic di h&m e questo non va bene: tra poco la tua ragazza si presenterà davanti a te con indosso uno di quei suoi vestitini succinti e tu ti sentirai un vermicolo. -
- Faye non indossa vestiti succinti. -
- Amico, non posso fare a meno di guardarle le tette ogni volta che la incontro, e a me nemmeno piacciono, le tette. - Esplicitò teatralmente Klaus.
Janus assunse un'espressione scandalizzata. - Io di solito guardo altro in una persona. -
- Ad esempio? -
Lui scrollò le spalle e poi si lasciò cadere sul materasso, iniziando a fissare le tende rosse del letto a baldacchino. - Non lo so... la faccia, credo. Di lei mi piacciono i suoi occhi: sono come due piccoli quadri dipinti da un impressionista che aveva a disposizione solo il color ambra. Mi piace anche il profumo dei suoi capelli e il modo in cui parla, la sua voce, ecco. - Raccontò, sorridendo imbarazzato. - Ma comunque se proprio dovessi scegliere direi che preferisco di gran lunga il culo alle tette. -
Fu il turno di Klaus di essere sconcertato. - Hai appena rovinato una delle cose più romantiche che io ti abbia mai sentito dire, complimenti. - Rise.
Anche Janus sogghignò, per poi tornare serio un secondo dopo. - Tu credi che lo facciano anche gli altri ragazzi? Guardarla, intendo. - Domandò lugubre all'amico.
- Certo che sì, ma non per colpa dei suoi vestiti poco casti. - Rispose Klaus. - Sono certo che attirerebbe le attenzioni degli altri anche con indosso le vesti della McGranitt. Se volevi una ragazza invisibile agli occhi degli altri tanto valeva restare con Pilar. -
- Ammettilo, anche tu pensi che lei sia un troppo per me. - Sospirò Janus.
Klaus si stese al suo fianco, nella medesima posizione. - Sì, in un certo senso sì. Siete totalmente agli opposti sulla piramide sociale del castello: tu sei il tipo strano e un po' secchione, mentre lei è la reginetta della scuola, il fatto che state insieme da sei mesi è un po' come una rivincita per noi sfigati. - Spiegò senza filtri. - Tuttavia sei anche il migliore tra quelli con cui è stata. Ti ricordi il suo primo fidanzato, quello di Serpeverde, molto più grande di lei? A quanto pare è stato arrestato per un traffico illegale di sangue di unicorno. Poi c'è quello con cui stava tre anni fa... come si chiamava? -
- Jeff Crowley, gioca nella nazionale gallese di quidditch. -
- Non più, è stato espulso, usava la felix felicis a ogni partita. - Ribatté Klaus. - Dopo di lui Faye ha avuto una tresca con quello che ha mostrato a tutta la scuola le foto in cui era nuda, poi c'è stato il babbano chitarrista drogato di qualche estate fa, poi Ikaris Farley, che per quanto sia un gran bel pezzo di ragazzo è comunque un mezzo nostalgico di tu-sai-chi, e infine tu. Direi che è un bel miglioramento. -
Janus si limitò a emettere un basso mugolio di assenso non troppo convincente e poi con un sospiro si alzò a sedere senza dire niente.
- Jan, ma perché ti piace tanto lei? Cos'ha di speciale? - Domandò allora Klaus.
- Potrei darti tantissime ragioni, come il fatto che è bella, intelligente e piena di talento, ma è qualcosa di più profondo di questo. - Mormorò lui stringendosi nelle spalle. - È una cosa che sento dentro di me, non te lo saprei spiegare. -
Klaus serrò forte gli occhi, come se gli fosse appena venuto un gran mal di testa. - Quindi sei innamorato. - Affermò.
Janus annuì. - Sì, credo proprio di sì. - Svelò, lasciando trapelare l'imbarazzo. - Anche se delle volte mi fa sentire un po' a disagio stare con lei, soprattutto ultimamente. - Si lasciò sfuggire, pentendosene all'istante.
- E perché? -
Janus prese un lungo e profondo respiro. - Faye vuole portare la nostra relazione a un altro livello, diciamo così, mentre io no. Cioè in verità sì, ma il solo pensiero di farlo mi mette una certa ansia. -
L'altro sembrò non capire. - Dovete sposarvi o roba del genere? - Domandò.
Janus aggrottò la fronte e si ricordò per quale motivo di certe cose preferiva parlarne con Annie anziché con Klaus. - No, nel senso che vuole fare sesso. - Disse bruscamente, sorpreso di doverlo sottolineare. - Certo che non sei per nulla capace a leggere tra le righe, eh. -
Klaus si tirò su, facendo leva sui gomiti e guardò l'amico con un'espressione molto sorpresa. - Non l'avete ancora fatto? - Chiese curioso.
- Be' no, lo saresti venuto a sapere in tal caso, non credi? - Fece a sua volta il giovane Black, diventando tutto rosso. - Non so come comportarmi, non so come funziona. O meglio, lo so, ma solo in teoria. Io voglio che le piaccia, ma le ragazze sono complicate, non sono come noi. -
- Immagino di sì. - Si limitò a rispondere Klaus, e poi si alzò in piedi nel tentativo di combattere una improvvisa sensazione di disagio. - Comunque lei saprà di sicuro come funziona, quindi lasciati guidare e andrà bene. - Concluse in fretta. Non sarebbe stato di certo lui a dare consigli a Janus su come portarsi a letto una ragazza, dato che anche solo l'idea lo infastidiva oltremodo.
- Ma è questo il problema; lei mi mette in soggezione. - Continuò il giovane.
- Sì, ho capito, ma non so cosa dirti. - Tagliò corto Klaus. - Comunque vuoi davvero venire alla festa vestito in questo modo improponibile? - Domandò, nel disperato tentativo di cambiare discorso.
Janus alzò gli occhi al cielo. - Hai qualche altra proposta? -
Quaranta minuti più tardi, e dopo almeno una decina di cambi, Janus riuscì finalmente a lasciare il dormitorio alla volta della Sala Grande con indosso un completo da mago piuttosto elegante, ma decisamente adatto al contesto dato il tono della festa.
Il vecchio professor Lumacorno aveva fatto le cose in grande: tutta la Sala era stata addobbata come mai prima d'ora: i quattro lunghi tavoli erano spariti, sostituiti da tanti altri piccoli tavoli rotondi sistemati tra la pista da ballo e un lungo tavolo pieno zeppo di cibo. In fondo, dove solitamente c'era il tavolo dei professori, era stato piazzato un bel palco su cui stavano già suonando e il cielo incantato sopra le loro teste era un manto scuro ma cosparso di stelle, proprio come quello che si poteva ammirare fuori dalle alte finestre.
Visti in quel contesto festoso perfino i professori erano irriconoscibili. Il professor Paciock, ad esempio, stava ballando con la moglie proprio al centro della pista, la preside parlava annoiata con la professoressa Cooman, che per l'occasione si era riempita di gioielli più del solito, mentre Gazza borbottava qualcosa parlando con Hagrid, che invece stava esibendo uno gilet peloso che sembrava un tutt'uno con la barba. E poi c'erano gli studenti, che avevano abbandonato le divise a favore di abiti colorati, tra cui Lumacorno che si aggirava tra loro come una sorta di strano predatore, con indosso un completo azzurro con tanto di cappello a punta.
Ancora fermo sulla soglia della grande porta di legno di quercia della Sala Grande, Janus posò lo sguardo su ognuno di loro, alla ricerca di facce conosciute. Vide Lucy che chiacchierava con aria di sufficienza con un ragazzino del suo anno, Teddy che teneva banco con le sue trasformazioni in mezzo al suo gruppo di amici e infine Molly, che aveva accettato l'invito di Klaus con un certo preoccupante entusiasmo, e che non appena l'aveva visto l'aveva trascinato verso la pista da ballo. Janus fece appena in tempo a chiedersi dove fosse Faye quando lei comparve sulla cima delle scale che portavano ai sotterranei. Indossava un vestito rosa quarzo dalle spalline strette e dal taglio semplice, che però le scivolava addosso quasi come una seconda pelle, lasciando ben poco spazio all'immaginazione, aveva acconciato i capelli in modo che non fossero né sciolti né totalmente raccolti e il suo volto era illuminato da un po' di trucco.
- Merlino... che faccia da pesce lesso che hai. - Disse una voce al suo fianco.
Janus voltò la testa di scatto. - Oh no. - Gemette. - Perché sei qui? -
- Gran bella accoglienza stai dando all'uomo che ha contribuito per metterti al mondo. Hazel ha ragione, sei davvero un ingrato. - Sogghignò Sirius.
Janus incrociò le braccia sul petto, palesemente infastidito. - Perché sei qui? - Ripeté.
- Era da tempo che volevo fare una capatina a Hogwarts da uomo libero, quindi ho colto al volo l'invito di Lumacorno. E poi c'è il buffet, ho passato troppi anni affamato per perdermelo. - Spiegò Sirius, anche se la verità era che Andromeda lo aveva praticamente costretto a uscire di casa. - Spero non ti dispiaccia. -
- In realtà sì che mi dispiace dato che ci stanno già fissando tutti. - Sbuffò Janus.
E in effetti era vero, tutti tra la Sala d'Ingresso e la Sala Grande avevano iniziato a lanciare occhiate incuriosite nella loro direzione.
- Non ti preoccupare, ragazzo, quando arriverà Harry fisseranno lui. - Lo rassicurò Sirius, guardandosi attorno con fare rilassato. Per l'ennesima volta Janus invidiò la sfacciataggine di suo padre. - Perché non mi presenti i tuoi amici, nel frattempo? Ad esempio... chi è quella che ti sta guardando come se volesse ucciderti dolorosamente? -
Il ragazzo seguì con lo sguardo la direzione indicata da suo padre, incontrando gli occhi scuri di una ragazzina paffuta vestita di giallo. - Pilar. Mi guarda in quel modo da sei mesi ormai, ci ho fatto l'abitudine. - Rispose accigliato.
- Perché le hai spezzato il cuore, poverina. - Spiegò Sirius, come se non fosse già abbastanza ovvio. - È così carina, sembra un cucciolo... oh, guarda un po' chi c'è lì. Ehilà, Faye! Siamo qui! - Aggiunse muovendo la mano in aria verso la giovane.
Janus alzò gli occhi al cielo e nel frattempo Faye li raggiunse sorridendo. - Ciao! - Esclamò salutando entrambi. - Signor Black! Per Salazar, sta davvero benissimo vestito da mago. -
- Davvero? Io ho sempre creduto il contrario. - Fece allegramente l'uomo.
- Sì, sì, va bene. - Lo interruppe Janus, spazientito. - Noi adesso andiamo, dato che ci stanno davvero fissando tutti tutti arrivati a questo punto. -
Sirius sembrò deluso, ma poi annuì. - Va bene, ragazzi. Allora divertitevi... - Disse. - Fa' come se non ci fossi, Jan. Nel senso che io non sono come tua madre, puoi anche bere del whisky incendiario e fare l'adolescente, se vuoi, eh... però senza esagerare! -
Janus lo liquidò muovendo la testa per dire sì, poi prese Faye per mano, varcò la soglia della Sala Grande a passo spedito e con una sola missione: cercare di evitare suo padre per tutta la sera. Chissà se Harry lo avrebbe aiutato in questo o se anche lui trovava Sirius imbarazzante.
Ovviamente non fu facile, se non impossibile, tenere Sirius a debita distanza.
C'era una cosa che Janus aveva imparato di suo padre durante quell'anno: Sirius era una persona rumorosa, era uno che faticava a rispettare i confini altrui e che dunque tendeva a superarli con una nonchalance tale che nessuno se ne rendeva conto, all'inizio.
Insomma, in poche parole era un tipo estroverso, e della peggior specie, per giunta. E poi sapeva divertirsi. Adorava parlare con la gente e già solo a metà serata riuscì a fare amicizia con tutti gli amici del figlio, che però ancora una volta immaginò come sarebbe stato tutto più semplice nella sua vita se solo fosse stato un po' più come lui e un po' meno come Percy.
- Dovresti chiederle di ballare. - Gli disse Sirius ad un certo punto, guardando Faye che parlava con Annie a qualche metro da lì.
- Non ci penso proprio. -
- Io e tua madre lo facevamo spesso ai tempi della Scozia. - Rivelò Sirius, senza un reale motivo, parlando con un piccolo sorrisetto nostalgico dipinto sulle labbra. - Ballavamo sulle note di quella canzone... quella che parla del tipo che vive sotto un ponte e mangia i pesci perché non hanno sentimenti. -
Janus alzò un sopracciglio con fare perplesso. - Something In The Way dei Nirvana? -
- Quella, sì. -
- Deprimente. - Commentò il ragazzo.
- Non ho mai capito di cosa parlasse, quindi non ti saprei dire. -
- È chiaramente una canzone che parla di solitudine, ma secondo me c'è anche una bella dose di nichilismo. - Spiegò Janus, alzando le spalle. - Ci sono diverse interpretazioni. -
Sirius si ritrovò a guardare suo figlio come tante volte aveva guardato Hazel, diviso tra il voler sapere chi fosse questo "nichilismo" e il desiderio di non sembrare il solito mago ignorante. Fu in quel momento che una punta di nostalgia lo trapassò fastidiosamente. Nonostante vedesse Hazel quasi tutti i giorni, Sirius sentiva comunque la mancanza dei loro giorni felici, quando poteva stringerla tra le sue braccia mentre quelle canzoni babbane suonavano alla radio.
- Nichilismo è un'altra band grunge? - Domandò, cercando di distrarsi da quei pensieri.
Janus guardò Sirius con un'espressione piena di interrogativi, e poi cercò di trattenersi dallo scoppiare a ridere. - Per una volta hai fatto una battuta che ho trovato divertente, complimenti. - Disse.
- Il tuo senso dell'umorismo è stato chiaramente corrotto da Percy Weasley, per questo non capisci le mie battute. -
- Percy ha un grande senso dell'umorismo, solo che si prende un po' troppo sul serio. -
Sirius all'inizio rimase zitto. Odiava quando suo figlio prendeva le difese di quello lì. - Secondo te perché Hazel si è innamorata di lui? - Gli domandò poi. - Lui... la corteggia? -
- Corteggiarla? In un certo senso. - Rispose Janus. - Percy non è uno da grandi gesti, è più un tipo pratico: le assicura stabilità, le risolve ogni problema e la fa sentire molto al sicuro. Credo che sia quello di cui lei abbia bisogno, in fondo, anche se ogni tanto si lamenta che lui non gli regala mai dei fuori o cose del genere. -
- Praticamente è suo padre. - Asserì bruscamente Sirius.
Janus gli rivolse uno sguardo diffidente. - Tu di sicuro non mi dai stabilità, non mi risolvi problemi, anzi, casomai me li crei, e spesso più che al sicuro mi hai messo in pericolo, come tutte le volte in cui sono uscito dalla scuola per incontrarti. -
L'uomo fece un gesto sbrigativo con la mano. - Hai capito cosa intendo. - Tagliò corto con fare irritato. - Tua madre e quell'idiota di Weasley sono così diversi: non capisco cos'abbiano in comune. Come si sono messi insieme? -
- Mamma gli ha consigliato dei libri di filosofia ed entrambi hanno capito di detestare Schopenhauer. - Buttò lì Janus. - Come da lì si siano messi insieme... purtroppo non l'ho mai capito neppure io. -
- Schopenhauer sembra il nome di una pietanza tedesca. -
- 'Stasera stai dando davvero il meglio di te, Sirius. -
- Scusa se non so tutto come il marito di tua madre. -
- Non sono ancora sposati. - Gli ricordò Janus, e poi, dopo un attimo di esitazione, si alzò in piedi. - Mancano diverse settimane, sei ancora in tempo. - Aggiunse prima di allontanarsi per raggiungere Faye dall'altra parte della Sala Grande.
Sirius, rimasto di stucco, rimase immobile e pensieroso per qualche secondo. Aveva la vaga impressione che nessuno realmente stesse morendo dalla voglia di vedere Hazel e Percy sposati.
Poco prima di mezzanotte le Sorelle Stravagarie smisero di suonare per qualche minuto per lasciare il palco al professor Lumacorno, che era ansioso di fare una sorta di discorso d'addio all'insegnamento.
- Che ne dici se ce ne andiamo? - Sussurrò Faye al giovane Grifondoro, mentre il professore di pozioni raccontava un interessante aneddoto di quando anche lui era stato studente.
- Andare dove? - Chiese a sua volta Janus.
Lei scrollò le spalle e gli rivolse un sorriso piuttosto seducente, prima di voltarsi e iniziare a camminare verso l'uscita della Sala Grande.
Janus esitò, domandandosi se fosse o meno una buona idea seguirla. Non potevano di certo andarsene in giro indisturbati per il castello.
Tuttavia tutti gli insegnanti e perfino Gazza erano lì, quindi forse nessuno li avrebbe beccati se avessero fatto due passi.
Dopo un bel po' di ansiosa riflessione il ragazzo si fece spazio tra la folla, uscì dalla Sala Grande, attraversò la Sala d'Ingresso e poi svoltò a destra, ritrovandosi in un corridoio deserto in cui Faye lo stava aspettando.
- Che cosa... - Tentò di dire Janus, ma lei lo fermò premendo di getto le labbra contro quelle di lui, che rispose a quel contatto inaspettato con la solita timidezza.
Conosceva quell'impeto con cui Faye lo stava baciando, le mani di lei che si infilavano tra i suoi capelli come al solito, quel corpo che si ancorava al suo con foga, senza lasciargli scampo. Janus si era ritrovato in situazioni del genere moltissime volte durante quei sei mesi ma aveva sempre trovato una scusa per allontanarsi, eppure, in quel momento, non ne trovava nemmeno una che fosse quantomeno plausibile.
Erano soli, non c'era nessuno, era praticamente in trappola.
- Faye... forse è meglio se adesso... - Balbettò, facendo un passo indietro. - Non possiamo stare qui, se qualcuno ci vedesse... questa estate avremo tempo per certe cose. -
Faye lo guardò truce. - Tu non mi vuoi. - Asserì risentita.
- Cosa? No, certo che no... - Farfugliò lui, pieno di imbarazzo.
Si sentiva uno stupido incapace, si sentiva... sbagliato.
- Invece è così. - Insistette lei, con le labbra piegate verso il basso. - Tu non mi vuoi, non mi desideri! Perché non puoi essere come tutti gli altri? -
L'espressione di Janus mutò come se Faye l'avesse appena schiaffeggiato. - Come tutti gli altri? - Chiese tremante di rabbia. - Quelli che ti hanno sempre trattata male, usata e umiliata? Vuoi questo da me? Vuoi che ti tratti male? È questo che vuoi? -
- Voglio che tu mi faccia capire se provi qualcosa per me o meno, solo questo! - Esclamò lei. - Sei sempre così rigido, sei freddo e sembra quasi che io ti faccia schifo. Con Pilar non eri così, stavate sempre appiccicati, appartati in ogni angolo del castello, perché allora con me no? Cerchi scuse ogni volta che mi avvicino. -
- Perché io ti amo! - Gridò Janus, con talmente tanta forza da farla sobbalzare. - Ti amo e ho continuamente paura di non essere abbastanza. Se pensi che io non ti desideri allora ti sbagli alla grande dato che non hai idea di quanto in realtà io sia attratto da te, solo che non sono come gli altri, lo hai detto anche tu, sono strano e mi dispiace... quindi forse è meglio che stai con uno normale e la finiamo qui. -
Faye rimase ferma e in silenzio a lungo, gli occhi fissi in quelli di lui, la bocca socchiusa dalla sorpresa. - No. - Disse infine, muovendo un passo nella sua direzione. - Scusa, non volevo dirti quella cosa. -
- Però è vera, non sono come tutti gli altri. -
- Non mi importa. -
- Invece sì. -
- Ti ho detto che non mi importa. - Ripeté fermamente lei. - Non me ne frega niente che sei strano, anzi, sono felice che tu lo sia. Sei diverso da qualsiasi altra persona che io abbia mai conosciuto. -
Lui la guardò deluso e scosse la testa. - Lascia stare. - Disse.
Poi fece un passo indietro, la guardò per un'ultima volta e si voltò, iniziando a percorrere il corridoio a grandi falcate, diretto verso la Torre di Grifondoro.
Klaus aveva ragione, in verità tutti avevano ragione: lui e Faye erano agli opposti della piramide sociale di quella scuola. Lui non era abbastanza, era un dato di fatto, non importava quanto si impegnasse per essere un buon fidanzato, tutti i suoi sforzi per essere la versione migliore di sé stesso erano inutili, perché lei gli avrebbe sempre rinfacciato di non essere come tutti gli altri.
Janus non si era mai sentito normale, nemmeno da bambino. Negli anni aveva fatto del suo meglio per essere più normale possibile, soprattutto prima di Hogwarts, quando in classe era sempre il più piccolo, il più fragile e il più silenzioso di tutti, poi finalmente quella lettera era arrivata, si era convinto che al castello avrebbe finalmente trovato il suo posto, ma anche in quel frangente i primi anni lo avevano preso in giro. Era ovvio che fosse lui il problema.
Non era come gli altri e si odiava per questo, si odiava nonostante sua madre lo avesse cresciuto ripetendogli di continuo che essere diversi fosse una risorsa e non una mancanza. Si odiava e forse lasciare Faye voleva dire farle un favore.
Alle sue spalle sentì i passi svelti e la voce della Serpeverde che lo chiamava, e poi le braccia di lei che lo intrappolavano in un abbraccio. Janus rimase fermo, scosso ma anche un po' sollevato di averla così vicina anche dopo averle urlato letteralmente contro che l'amava.
- Dai, per favore. - Lo supplicò Faye, costringendolo prepotentemente a voltarsi nella sua direzione.
Lui sbuffò e distolse lo sguardo. - Sul serio, lascia stare. Sono stanco e voglio tornare in dormitorio. - Disse di nuovo, pronto a riprendere la sua marcia.
- Per davvero mi ami? - Chiese Faye di botto, quasi parlandogli sopra.
- Sì. - Rispose stancamente Janus.
- E mi vuoi anche? -
Stavolta lui si limitò ad annuire. Non aveva più senso fingere di non avere degli impulsi. Per tutta la vita aveva tentato di elevarsi al di sopra della debolezza umana, mantenendo un gelido contegno, una distanza di sicurezza tra sé e gli altri che gli assicurava la protezione necessaria dal fallimento. Ma adesso era lì, aveva ammesso di amarla e di desiderarla, era esposto e fragile.
- Anche io. - Mormorò Faye.
- Che cosa? -
- Entrambe le cose. - Disse la ragazza, prendendolo per mano. - Di cosa hai paura? -
Quella domanda lo fece sentire terribilmente in imbarazzo oltre che combattuto sul dire o meno la verità. - Ho paura di non reggere il confronto con gli altri. - Ammise.
Faye fece un piccolo sorriso. - Be', anche io. - Disse, beccandosi un'occhiata scettica.
- Lo sai che non c'è mai stata nessun'altra prima di te. -
- Però avrai delle aspettative, il che può essere ancora peggio se ci pensi. - Obiettò lei avvicinandosi. - Inoltre prima di me c'è stata quella lì. -
- Io e Pilar siamo stati insieme sì e no per tre settimane durante le quali per giunta non è successo niente o quasi. - Le ricordò Janus.
- Niente o quasi. - Sottolineò lei. - Che vuol dire o quasi? -
Il Grifondoro alzò gli occhi al cielo, anche se in un certo senso gli faceva piacere che lei fosse gelosa, lo faceva sentire un po' meno stupido e insicuro. - Sai come vanno certe cose. Le aule vuote... la curiosità... - Snocciolò sogghignando.
Faye gli scoccò un'occhiata assassina e si lasciò scappare un verso sprezzante. - Quel tempo è passato ormai. -
- Assolutamente sì. - Confermò lui.
- Vuoi davvero tornare in dormitorio? - Domandò Faye, dopo qualche secondo.
Janus ci pensò prima di rispondere. - Sì. - Disse, e poi sorrise. - Vuoi... venire con me? -
- E infrangere un'infinità di regole a te tanto care? -
- È l'ultima sera e sono tutti alla festa, direi che il rischio di essere scoperti è basso. E poi se proprio devo prendermi una punizione preferisco rispettare le tradizioni e beccarmela per colpa tua, come ai vecchi tempi. -
Heey, persone!
Anche 'stavolta il titolo è ispirato a una canzone (ultimamente fantasia zero), ma comunque si riferisce al fatto che Sirius si sente un po' "qualcosa in mezzo alla via" (non lo so, ragazz, è una canzone con diverse interpretazioni), ad ogni modo chi è nato prima degli anni '90 sicuramente la conoscerà, se siete più giovani mi fate paura ma vi invidio anche.
Alla prossima!
J.
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