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Non sai un bel niente

Capitolo 25


Durante le prime settimane di novembre, Janus prese l’abitudine di passare molto del suo tempo libero insieme a Fierobecco l’ippogrifo o da solo nei luoghi più appartati del parco di Hogwarts, che spesso gli ricordava i dintorni del cottage scozzese in cui aveva passato più di una estate.  In testa le stesse domande che aveva fatto a Harry poco tempo prima: cos’era quel velo che si era portato via suo padre? Era possibile tornare indietro, una volta attraversato? 

Ogni volta che provava a parlarne con qualche adulto, loro lo liquidavano con frasi che di risposte non avevano nulla, come se la morte di Sirius Black fosse una sorta tabù, qualcosa a cui nessuno voleva pensare. Aveva chiesto a tutti; alla McGranitt, a Hermione, a Lumacorno, aveva perfino scritto al padre di Hughie, che gli aveva risposto che nemmeno il Ministro della Magia in persona sapeva nulla di ciò che accadeva nell’Ufficio Misteri. Questo lo spinse ancora di più verso la decisione che aveva preso settimane prima: se nessuno sapeva niente di quel velo a parte gli indicibili, allora lui sarebbe diventato uno di loro a tutti i costi. Il problema stava nel fatto che era una carriera difficile, anzi difficilissima, diceva la professoressa McGranitt. Bisognava uscire da Hogwarts con dodici M.A.G.O., studiare come apprendista per tre lunghi anni e nel frattempo mantenere una condotta impeccabile. Poi, dopo un test, si era finalmente Indicibile. A lui di certo non dispiaceva studiare, ma dodici M.A.G.O. voleva dire non poter abbandonare pozioni subito dopo il quinto anno. Doveva impegnarsi di più, questo era certo, ma ne sarebbe valsa la pena. Chissà, pensava di tanto in tanto, magari non avrebbe solo riportato suo padre indietro, ma avrebbe potuto scoprire anche la cura per la morte e questo era decisamente molto meglio che essere il presidente degli Stati Uniti o il Ministro della Magia come invece aveva sempre sognato. 

Verso metà mese, Janus scoprì un posticino nascosto dalle fronde folte di un salice, sulla riva est del Lago Nero, quasi al confine con la Foresta Proibita, da cui si poteva osservare da lontano il castello e anche gran parte del prato che lo circondava senza essere notato da nessuno.  

Spesso andava lì a leggere o a suonare, oppure, semplicemente, si sdraiava sull’erba sempre più fredda e umida e si limitava a guardare il cielo grigio che si estendeva sopra di lui. Cominciò a farlo tutti i giorni dopo le lezioni, creandosi un piccolo spazio segreto in cui si lasciava andare totalmente a sé stesso, senza l’angoscia che ultimamente sentiva quando doveva avere a che fare con le altre persone. 

Avere degli amici chiaramente gli piaceva, ma era del tutto convinto che nessuno di loro potesse seriamente capirlo del tutto. In fin dei conti nessuno di loro tre aveva mai avuto un vero motivo per piangere o sentirsi triste, al contrario di lui che invece era convinto di averne parecchi. Nonostante per la maggior parte del tempo si trovasse circondato da tantissime persone, si sentiva solo, più solo che mai, solo con tutto ciò che lo tormentava. 

Prima di Hogwarts, anche se non aveva praticamente nessun amico o quasi, c’era sempre sua madre lì a comprenderlo, a capire ed accettare tutte le sue stranezze. Adesso invece, nonostante Hazel gli spedisse lettere almeno quattro volte a settimana, non se la sentiva affatto di confidarsi con lei sul fatto che nemmeno a Hogwarts si sentiva al posto giusto. 

Era come se gli mancasse sempre un pezzetto: si sentiva come disgregato in tanti piccoli frammenti taglienti che mai sarebbero stati capaci di fare di lui una vera e propria persona. 

Un pomeriggio, proprio su quella riva apaprtata, Janus fece amicizia con un simpatico esemplare nero di vipera morasso che lui decise di chiamare Will. 

Il fatto che in serpentese fosse impossibile mentire lo aiutava parecchio a fare i conti con tutte quelle parti di lui e quei desideri che cercava sempre di reprimere, come il fatto che si sentisse arrabbiato con Harry dopo il loro ultimo incontro o che detestasse non essere nel Lumaclub come Annie o quella ragazzina irritante di Faye Selwyn. 

Alla scuola babbana ero sempre il primo della classe! - Sbottò una mattina, facendo avanti e indietro mentre Will lo fissava acciambellato su una pietra, al sole. - La famiglia di mio padre è nel Lumaclub da sempre e quel vecchio tricheco si comporta come se non esistessi solo perché non eccello nella sua stupida materia! -

Sei troppo arrabbiato, mio giovane amico. - Ribatté il serpente. - Dovresti chiederti come mai per te è così importante essere sempre il migliore. - 

Janus sbuffò. - Chi non vuole esserlo? - Domandò scocciato. Poi prese un respiro profondo, cercando di rilassarsi. - Stavo pensando… perché non vieni con me al castello oggi? Comincia a far freddo qui fuori. - 

Ti scoprirebbero e ti punirebbero. Io sono un serpente velenoso e inoltre i maghi e le streghe temono gli animali della mia specie. - Spiegò Will. - La foresta è il mio posto, ma tu potrai venirmi a trovare per tutto l’inverno, anche quando andrò in letargo. - 

Janus aprì la bocca per controbattere, quando alle sue spalle avvertì il rumore di alcuni passi che calpestavano i rami secchi della foresta. Si voltò di scatto, notando di sfuggita qualcuno che si era nascosto dietro uno dei tanti alberi. 

- Chi è là? - Tuonò, facendo un passo in avanti. - Guarda che ti ho visto! Vieni fuori! - 

Ci fu un attimo di immobilità e poi una figura minuta uscì da dietro l’ombra del salice. Faye Selwyn si fece avanti, con le mani alzate ai lati della testa e un sorrisetto beffardo dipinto in volto. - Scusate l’interruzione. Non volevo interrompere la tua chiacchierata con quella vipera. - Disse sogghignando. - Hai un segreto molto oscuro, Black. Curioso per un bravo Grifondoro come te essere un rettilofono. - 

Janus sussultò e, vicino a lui, il serpente si issò sibilando minaccioso. - Non devi dirlo a nessuno! - Esclamò con il cuore in gola. 

Faye ghignò divertita. - Io non lo dico a nessuno, ma tu in cambio farai i miei compiti di trasfigurazione da qui a sempre. - Ordinò. 

Il ragazzo sgranò gli occhi. - Non dici sul serio. - Protestò indignato. 

- Dico molto sul serio. - Ribatté lei, facendo qualche passo nella sua direzione. - Anzi, farai tutto ciò che dico io. Tutti i miei compiti. E poi diventeremo amci. - 

- Non voglio essere amico tuo. Tu… tu sei pazza! - 

Il viso di Faye cambiò radicalmente espressione, come se Janus avesse appena toccato un tasto dolente. - Tu sei stronzo. - Ribatté poco dopo, con forza. 

- E tu… tu sei volgare e cattiva. È per questo che nessuno vuole essere amico tuo! - 

- Dirò a tutti quello che ho visto, anzi, quello che ho sentito, se non fai ciò che dico io. -

Janus le lanciò uno sguardo torvo, molto torvo, ma quando lei fece un passo in avanti, lui si trovò comunque a indietreggiare. - Se dici qualcosa, io ti faccio mordere da Will! Lui è una vipera, ti farebbe male, molto male! - 

- Oh, Will, è così che hai chiamato il tuo animaletto domestico? - Fece lei, guardando la vipera, che sibilò infastidita. - Be’, tanto meglio. Così avrò anche le prove. Immagina cosa potrebbero pensare i tuoi amici di questo tuo curioso talento. Secondo me ne rimarrebbero disgustati, ti considererebbero un mostro, un mago oscuro, una persona da cui tenersi alla larga. - 

- I miei amici lo sanno già. - Controbattè Janus. 

- Ma il resto della scuola no. - Rimarcò Faye. - Lo dirò a tutti, non ci sarà una persona che non conoscerà questo tuo piccolo e oscuro segreto. - 

Janus si sentì scosso da un fremito di rabbia. Aveva voglia di schiantarla esattamente come aveva fatto Rowle il primo giorno di scuola, ma non lo aveva mai fatto prima e la paura di fare una figuraccia lo fermò. E poi era pur sempre una ragazza. 

- Allora, Black, accetti o no? - 

Janus esitò. Si sentiva arrabbiato, furioso, ed era consapevole del fatto che, ogni volta che provava qualcosa del genere, finiva sempre per mettersi a piangere come un bambino piccolo, e lui non poteva di certo farlo davanti a lei. - Va bene. - Sussurrò a denti stretti. 

- Ottimo. - Approvò Faye, con un sorriso mellifluo. - Allora domani pomeriggio ci vediamo qui alla stessa ora e tu mi insegnerai a trasfigurare un fiammifero in uno spillo. E porta anche il tema sulla rivolta dei folletti per storia della magia, così lo copio. - 

Fu così che, da un giorno all’altro, Janus si ritrovò a passare molto tempo in compagnia dell’irritante Serpeverde.

All’inizio i due si incontravano sempre e solo sulla riva del Lago, ma poi, con l’arrivo del freddo, cominciarono ad abbandonare quel luogo per trasferirsi in biblioteca. Nonostante ciò, capitava ancora che andassero insieme a trovare Will, che con l'arrivo del gelo si era rifugiato nella sua tana. 

Durante la prima settimana di dicembre il castello fu tormentato da tempeste e dalle prime spolverate di neve. Il Lago Nero si era ghiacciato e c’era l’odore dell’inverno nell’aria: le feste si cominciavano quasi a intravedere. Mentre nella Sala Comune e nella Sala Grande nei camini erano stati accesi fuochi scoppiettanti, i corridoi pieni di spifferi erano gelidi e umidi. Il peggio erano le lezioni del professor Lumacorno, e non solo perché Janus le detestava, ma anche perché che si tenevano nei sotterranei, dove faceva molto più freddo e tutti cercavano di starsene il più vicino possibile ai calderoni bollenti.

Anche la biblioteca, proprio come la Sala Grande e la Sala Comune, era accogliente. Janus adorava l’odore di quei libri vecchi e impolverati, il silenzio che regnava tra quei tavolini di mogano e il fatto che, almeno lì, Faye non poteva tormentarlo di continuo con la minaccia di dire a tutta la scuola il suo segreto. In compenso, però, la Serpeverde si sedeva al suo fianco e lo fissava mentre lui faceva i compiti al posto suo.

- Tornerai a casa per le vacanze? - Domandò lei un giorno poco prima di cena, mentre tornavano dalla loro consueta “seduta di studio” in biblioteca. 

Quel giorno faceva molto freddo e Janus se ne stava infagottato nel suo mantello anche nel bel mezzo dei corridoi affollati. - Sì, e tu? - Chiese a sua volta. 

- Sì. - Rispose Faye come se la cosa le dispiacesse, lo sguardo perso davanti a sé, nella calca di studenti che si affrettavano a raggiungere la Sala Grande. 

Janus si voltò a guardarla, studiandola per qualche secondo. Aveva le guance arrossate, le labbra screpolate dal freddo e i capelli dorati tutti crespi a causa dell’umidità, si stringeva anche lei nel suo pesante mantello di lana, mentre con una mano si teneva la sciarpa verde e argento intorno al collo. 

- Perché usi quel tono? Non ti mancano i tuoi genitori? - Le chiese, pieno di curiosità. 

- Nessuno dei due vive con me, io vivo con mio zio. - Rivelò. - Preferirei di gran lunga starmene qua al castello, si dicono cose leggendarie sul banchetto di Natale, ma lei pretende che torni. - 

- Perché non vivono con te? Dove sono? -  

- Mamma ha un problema… diciamo di salute, quindi vive nel reparto a lunga degenza del San Mungo, mentre mio padre è ad Azkaban per i crimini commessi in guerra. Era un mangiamorte. - Spiegò Faye, il tono tranquillo, come se non fosse dei suoi genitori che stesse parlando. 

- Anche mio zio, il fratello di mio padre, era un mangiamorte. - Disse lui, senza un reale motivo. - E anche mia zia, sai, quella che lo ha ucciso. E anche il marito dell’altra mia zia e il loro figlio, cioè mio cugino Draco; però mia madre dice che è comunque simpatico. Insomma, non ho pregiudizi, ecco. - 

- Mio padre non era simpatico. - Ribatté gelidamente lei.

- Se vuoi puoi venire a casa mia per le vacanze di Natale. - Buttò lì Janus, mentre entrambi si fermavano davanti all’imponente porta di legno della Sala Grande. - Mia mamma fa sempre le cose in grande, sono certo che le farebbe piacere avere una persona in più in casa. Di solito andiamo in Scozia da mio zio Chris. - 

- Non posso. - Tagliò corto Faye. 

- Come ti pare. - 

Lei gli lanciò un’occhiata di sfuggita. Nonostante sembrasse molto più piccolo della sua età, e lei fosse addirittura più alta di qualche centimetro, dovette ammettere che lo trovava carino. Considerava anche la sua compagnia piuttosto piacevole, ma si sarebbe fatta amputare una mano piuttosto che ammetterlo. - Ascolta, Black. - Disse ad un certo punto. - Vieni con me alla festa di Natale di Lumacorno. - 

Janus aggrottò la fronte. Quella non sembrava affatto una domanda. - Non ci penso proprio. - Rispose bruscamente. - Klaus e Hughie mi prenderebbero in giro. - 

- Se non ci vieni dico a tutti che sei un rettilofono. - 

Il ragazzino strinse gli occhi. - Mi hai stancato con questa storia. - Affermò. - Ti faccio tutti i compiti, ti porto lo zaino in lungo in largo come una specie di facchino, faccio tutto ciò che dici, ma non poi costringermi ad andare a quella stupida festa. - 

Faye ghignò. Era ovvio che non si aspettasse da lui una decisione simile. - Peccato, ero certa che conoscere Lumacorno al di fuori delle lezioni potesse assicurarti un posto nel Lumaclub. - 

- Cosa intendi? - 

- Che magari, parlando con te mentre non fondi l’ennesimo calderone, il professore potrebbe accorgersi che non sei poi così male. - Spiegò Faye. - Ma come non detto. - 

Janus parve pensarci su. Effettivamente il ragionamento della Selwyn aveva un senso, ma era davvero certo che Hughie e Klaus lo avrebbero preso in giro fino alla fine dei suoi giorni, dato che si erano convinti che si fosse perdutamente innamorato di lei. 

Però, per il Lumaclub potrebbe valerne la pena, mormorò la voce della sua ambizione. 

- Va bene. - Sbuffò alla fine. - Verrò a questa stupida festa. È il 22 dicembre, vero? - 

- Sì, nell’ufficio di Lumacorno. - Rispose lei, lasciandosi sfuggire un sorriso. - Fatti spedire da tua madre dei vestiti, non puoi di certo venire con la divisa, e tanto meno con quelle orrende magliette delle band babbane. - Aggiunse.

Gli rivolse un’ultima occhiata prima di varcare da sola la soglia della Sala Grande, lasciandolo lì fermo sull’uscio. 

Lui la guardò allontanarsi, sfilando lungo il tavolo della sua Casa fino a sedersi da sola, e poi seguì il suo esempio, puntando però verso il tavolo di Grifondoro. La Sala quel giorno era davvero uno spettacolo: dalle pareti pendevano ghirlande d'agrifoglio e di pungitopo, e tutto intorno erano disposti non meno di dodici alberi di Natale, alcuni decorati di ghiaccioli scintillanti, altri illuminati da centinaia di candeline.

Non appena raggiunse i suoi amici, Janus si lasciò cadere sulla panca, proprio tra Hughie e Klaus, davanti ad Annie, che lo stava fissando con uno sguardo indagatore. 

Sul lungo tavolo rosso e oro le pietanze del pranzo emanavano odori invitanti e lui si riempì subito il piatto di patate al forno. 

- Passate molto tempo insieme tu e la Selwyn. - Constatò Hughie, facendo un sorrisetto. 

Janus annuì, mugugnando qualcosa a bocca piena. 

- Non dovresti socializzare con il nemico. - Aggiunse Annie lugubre. 

Il Grifondoro soffocò una risata. - Nemico? Solo perché è una Serpeverde? - Domandò.  

- Be’... sì! Per colpa sua ti sei preso una punizione! - Gli ricordò Annie. - Insomma, cosa avete in comune tu e quella lì? - 

Janus alzò le spalle. - Suoniamo entrambi nell’orchestra della scuola. - Spiegò, prima di volgere lo sguardo verso il tavolo dei Serpeverde. 

Faye se ne stava seduta di spalle ma proprio dritto davanti a lui e, come al solito, era sola. A parte lui sembrava non avesse nemmeno un amico e quasi tutti la trattavano come una sorta di appestata. Gli ricordava un po’ sé stesso durante la scuola babbana. Certo, i suoi modi non la rendevano simpatica, era una di quelle persone caratterizzata da uno strano humor difficile da capire oltre che da una sincerità spesso imbarazzante. 

- E comunque la sto aiutando un po’ in trasfigurazione. - Aggiunse.

Annie fece un verso pieno di disprezzo e poi infilzò di malumore una salsiccia.

- Approposito, mi ha invitato alla festa di Natale di Lumacorno. - Annunciò Janus, seppur con un certo disinteresse. - E io ho accettato. - 

Davanti a lui, Annie lo fulminò con lo sguardo, mentre Hughie alla sua destra sgranò gli occhi dalla sorpresa e Klaus fece un sorriso beffardo. - Ma allora vedi che abbiamo ragione noi! - Esclamò il primo. - Ti piace! - 

- Ma per favore… - Borbottò Janus, sentendosi arrossire. - Ci vado solo perché voglio far capire a Lumacorno che sono degno di stare in quel suo ridicolo club. - 

- Eppure ad Annie avevi detto di no. - Sottolineò Klaus. 

- Tu hai detto di sì a quella lì e ci passi tutto quel tempo insieme solo perché è carina! - Lo accusò Annie, senza preoccuparsi di nascondere tutta la sua indignazione. 

- Be’, no. Insomma… io passo il mio tempo anche con te dopotutto. - 

Hughie e Klaus scoppiarono a ridere, mentre Annie, in tutta risposta, si alzò furente ed uscì dalla Sala Grande senza terminare il suo pranzo, lasciandolo un po’ interdetto. - Ma che le prende? - Domandò Janus, più a sé stesso che agli altri due. 

- Temo che tu le abbia appena spezzato il cuore. - Spiegò Hughie annuendo solennemente e passando un braccio sulle spalle del giovane Black. 

La sera della festa, nonché ultimo giorno prima dell’inizio delle vacanze, arrivò con più fretta del previsto, e Janus dovette ammettere a sé stesso che, nonostante ostentasse una più che credibile parvenza di menefreghismo, si sentiva invece un po’ emozionato. Si era fatto spedire da sua madre una di quelle camicie con cui lei lo obbligava sempre a vestirsi quando andavano insieme alle inaugurazioni di mostre prestigiose e l’aveva indossata guardando con tristezza la sua maglietta dei Linkin Park malamente abbandonata sul suo letto. 

- Adesso sì che sembri il degno discendente ed erede dei Black. - Commentò Klaus, con un tono leggermente canzonatorio, mentre insieme raggiungevano la Sala Comune. 

Janus sogghignò, rivolgendo nella direzione dell’amico uno sguardo fugace. Klaus, che andava alla festa insieme ad Annie, indossava una pretenziosa veste da mago rossa e gialla e piena di strani merletti, totalmente nel suo stile sempre piuttosto eccentrico. 

- Che ci vuoi fare, Klaus, in fin dei conti anche Faye discende da una famiglia delle Sacre Trentotto, dovevo adattarmi. - Disse Janus sarcastico. 

- Ventotto. Sacre Ventotto. - Lo corresse Klaus.

Lui scrollò le spalle. - È uguale. - 

La Sala Comune quella sera era particolarmente affollata di studenti, che si apprestavano a raggiungere l’ufficio del professore di pozioni. Quando raggiunsero Annie, vestita di tutto punto con un abito piuttosto natalizio, vicino al quadro della Signora Grassa, la giovane scoccò a Janus uno sguardo molto torvo, per poi rivolgere a Klaus un sorriso molto tirato, prima di varcare la soglia d’uscita della Sala Comune. Janus, in tutta risposta, alzò gli occhi al cielo e li seguì in silenzio, chiedendosi per l’ennesima volta il motivo per il quale la sua amica ce l’avesse tanto con lui. 

- Hey, voi tre! - Urlò una voce alle loro spalle, quando erano a circa mezza rampa di scale lontani dal quadro della Signora Grassa. 

Janus si voltò, notando la presenza di Hughie che stava scendendo pigramente le scale, vestito esattamente come tutti i giorni, cioè con totale disinteresse. - Non dirmi che Lumacorno non ti ha invitato, questa volta. - Disse, dando un’occhiata alla felpa dei Cannoni di Chudley e alle scarpe da ginnastica che l’amico indossava. 

- Certo che mi ha invitato. Lumacorno mi invita a tutti i suoi eventi anche se in pozioni faccio schifo, e  io ci vado solo per il buffet. - Spiegò Hughie. - Tu e la nostra cara amica Serpe dove vi vedete? - Gli chiese poi.

- Direttamente lì, no? - Fece Janus, tornando a scendere le scale dietro a Klaus ed Annie. 

Hughie fece un lungo e sonoro sospiro. - Guarda che dovresti come minimo raggiungerla all’uscita della sua Sala Comune. Capisco che sei un ragazzino del primo anno, ma devo davvero spiegarti tutto io? - 

- E perché? Insomma, presumo che Faye sappia arrivare da sola all’ufficio del direttore della sua Casa. - Ribatté Janus. 

- Non importa se ci sa arrivare o no, tu devi andarla a prendere e basta, è così che si fa con le ragazze, bello mio. Altrimenti non ne troverai mai nessuna. - 

Janus scrollò le spalle. - Tanto sono tutte stupide le femmine, tranne mia madre, ovviamente. Senza offesa, eh, Annie. - 

Annie, come al solito da qualche settimana a quella parte, gli lanciò uno sguardo di fuoco e non rispose. 

Alla fine, complice l’insistenza di Hughie, Janus accettò di raggiungere l’entrata della Sala Comune di Serpeverde dove effettivamente Faye lo stava attendendo con le braccia incrociate sul petto e l’espressione alterata in volto. 

- Ce l’hai fatta. - Disse la ragazzina rimproverandolo.  

Lui alzò gli occhi al cielo e sbuffò. - Non pensavo che tu avessi davvero bisogno di essere accompagnata all’ufficio di Lumacorno. - Spiegò scocciato. 

- Ma è così che funziona in certi casi. - 

- Se lo dici tu. - Tagliò corto Janus. - Allora, andiamo o no? Ho fame. - 

Faye gli scoccò un’occhiataccia, molto simile a quella che si era beccato da Annie poco prima, e poi fece strada lungo i sotterranei senza dire niente. 

Janus si trascinò dietro di lei un po’ svogliatamente, per poi tentare di darsi un tono quando raggiunsero finalmente l’ufficio di Lumacorno. 

Che fosse stato costruito così o che lui avesse usato qualche complesso incantesimo per farlo diventare tale, quell’ufficio era molto più grande di quello del professor Paciock. Soffitto e pareti erano stati ricoperti da arazzi color smeraldo che davano l’impressione di essere dentro un enorme negozio di tendaggi. 

La sala era affollata, calda e inondata dalla luce da un elaborato lampadario d’oro appeso al soffitto. Un’aura di fumo di pipa aleggiava sulle loro teste e un certo numero di elfi domestici si faceva strada strillando nella foresta di ginocchia, portando pesanti vassoi d’argento carichi di cibo. 

C’erano pochissimi studenti del primo e del secondo e del terzo anno, ma erano moltissimi quelli del sesto e dell’ultimo. Lumacorno si aggirava tra gli invitati con indosso un completo in velluto verde oliva, mentre gli altri insegnanti se ne stavano in gruppetti con dei calici in mano. Janus riconobbe la professoressa di Difesa contro le Arti Oscure che parlava con il professore di incantesimi, mentre la McGranitt si intratteneva in una lenta conversazione dall’aria noiosa con una donna dai grossi occhiali spessi che doveva essere la professoressa di divinazione.  

Il giovane cercò qualcuno dei suoi amici tra la folla, ma sembrava non esserci traccia di nessuno di loro finché, ad un certo punto, alle sue spalle, non sentì la voce di Hughie arrivare da dietro ad una delle tende verdi e argento. Janus e Faye si scambiarono uno sguardo perplesso, poi lui scostò un po’ il tessuto, scoprendo la presenza del Grifondoro, che sembrava essersi nascosto. 

- Ma che fate? Volete farmi scoprire? - Bisbigliò allarmato, prima di afferrarli entrambi per le mani, tirandoli dietro alla tenda. - Ciao, Selwyn, bel vestito. - Aggiunse. 

Lei lo guardò con una certa boriosità e poi rispose: - Grazie. - Con tono incerto. 

- Ma che fai qui dietro, Hughie? - Domandò Janus, sorpreso e divertito. 

- Mi nascondo da Lumacorno, come al solito, altrimenti mi starebbe appiccicato per tutta la sera. - Spiegò affranto. - Mi ha già fatto tre fotografie e mi ha anche già chiesto almeno due volte se seguirò le orme di mio padre. - 

- Almeno lui ti prende in considerazione. - Borbottò Janus. 

- Magari potresti impegnarti un po’ di più in pozioni invece di lamentarti. Guarda che un nome famoso non basta. - Si mise in mezzo Faye. 

- Nel caso di Hughie basta eccome. - Ribatté Janus, e Hughie annuì.  

Poi la tenda alle loro spalle si spalancò e i tre si voltarono di scatto. - Cosa state facendo? Fuori di qui. - Ordinò la preside McGranitt. 

I tre obbedirono senza controbattere e fu in quel momento che Lumacorno si avvicinò a loro molto rosso in viso, il cappello di velluto che aveva in testa un po’ storto con un bicchiere di idromele in una mano e un enorme pasticcio di carne nell’altra. 

- Hughie, mio caro ragazzo, ti stavo giusto cercando. - Esordì con voce sonora, dando una pacca sulla schiena del ragazzo, per poi passare lo sguardo su Faye e Janus. - Signor Black, non mi aspettavo di vederti stasera! - Disse allegramente. 

- Faye mi ha invitato, signore. - Rispose educatamente il ragazzo. 

- Bene, bene! - Esclamò Lumacorno. Sembrava un po’ brillo ma Janus lo trovò piuttosto divertente. - La preside decanta le tue doti per la trasfigurazione proprio come decantava quelle di tuo padre. Sirius è sempre stato il suo preferito, a mio parere perfino più di James! Sì, sì, ricordo bene quando quei due si travestirono proprio come lei per il banchetto di Halloween, con la veste da strega, una parrucca e il cappello a punta. Non li punì neppure! - 

Janus trattenne senza successo una risata, ammirando il coraggio e la faccia tosta di suo padre e di James, e la McGranitt fulminò prima lui e poi Lumacorno con lo sguardo. - Credo che per stasera tu abbia bevuto abbastanza idromele, Horace. - Gli disse, togliendo il bicchiere dalle mani dell’uomo. 

- … un ragazzo brillante; poca voglia di applicarsi nello studio, poca ambizione, ma decisamente molto sveglio, e che vita triste che ha avuto! - Continuò Lumacorno, come se la preside non avesse parlato. - E tua madre… poverina, ritrovarsi da sola già da così giovane. Ma dimmi, ragazzo, cosa fa lei nel mondo dei babbani? - 

- Insegna ad Oxford. - Rispose Janus. 

- Una cittadina molto graziosa. - Annuì il professore. 

- Intendevo dire l’università di Oxford, signore. - Chiarì Janus, un po’ perplesso da quella strana risposta. - Insegna filosofia dell’arte ed estetica. -  

- Ah sì? E cosa vuol dire di preciso? Si tratta di un lavoro redditizio? - 

Janus fu, se possibile, ancor più perplesso. Rivolse uno sguardo verso la McGranitt, che proprio come il professore di pozioni sembrava non avere nessuna idea di cosa fosse la filosofia. - Be’... diciamo che c’entra con l’arte. - Buttò lì, un po’ a disagio. 

- Sì, sua madre critica l’arte. - Annuì Hughie, soddisfatto di sé come se avesse appena detto qualcosa di molto intelligente. - Praticamente viene pagata per insultare i quadri. Certo che ne hanno di lavori strani, i babbani. - 

Due ore più tardi, Janus si rese conto che quella festa era noiosa quasi quanto una lunghissima lezione di storia della magia con il professor Ruf. Come se questo ancora non bastasse, nessuna delle pietanze che gli elfi domestici servivano sembrava andargli a genio, così si ritrovò, verso le undici, fuori dall’ufficio del professore in compagnia di Hughie e Faye, e con una grossa voragine nello stomaco. 

- Ho fame. - Si lamentò per l’ennesima volta. - Odio la cucina inglese. Tutto questo agnello, e questi stufati, e le interiora di drago… - 

- Cosa si mangia a New York? - Gli domandò Faye.

- Qualsiasi cosa. - Rispose Janus, ormai affranto al ricordo della varietà culinaria della Grande Mela. - Hamburger, cibo messicano, cibo cinese, cucina italiana… io e mamma andavamo a mangiare delle pizze enormi ogni giovedì a little Italy, e poi i bagel. -  

- Perché non andiamo a controllare se in cucina hanno questi bagel? - Propose Hughie. - Dicono che in cucina ci sia un’elfa con una dipendenza da burrobirra e che dunque tiene nascoste decine di bottiglie sotto il pavimento della dispensa. -

- Non siamo troppo giovani per la burrobirra? - Chiese Janus, perplesso. 

Hughie alzò gli occhi al cielo. - Quanto sei precisino. La burrobirra ha una percentuale alcolica bassissima, ubriaca solo gli elfi domestici perché sono piccoli. - Spiegò. - Ai Tre Manici di Scopa la vendono anche ai ragazzini come te. E poi tu non sei scozzese? - 

- Mezzo scozzese. - Lo corresse. - Ma cosa c’entra? - 

- La Scozia è la patria del Whisky, vorresti dirmi che tua madre non te lo ha fatto mai assaggiare? - 

- Certo che no, mia mamma a stento mi permette di bere le bevande zuccherate, figurati il resto. - Disse Janus.

- Dev’essere una tipa iper protettiva, eh. - 

- Non ne hai neppure idea. - 

Fu facile trovare le cucine, nascoste dietro un quadro di natura morta.  

Una volta dentro, un centinaio di elfi ancora indaffarati rivolsero loro lo sguardo. Erano creature piccole, dalle grandi orecchie da pipistrello. Molti erano vecchi e malconci, altri erano più giovani e arzilli e tutti portavano la stessa uniforme: uno strofinaccio con ricamato lo stemma di Hogwarts, a mo’ di tunica. 

La cucina era una grande sala in cui erano stati sistemati quattro lunghi tavoli come quelli della Sala Grande, le pareti erano di pietra e tutto intorno si poteva sentire ancora un invitante odore di cibo. Janus passò lo sguardo su ognuno dei loro volti sorpresi e poi qualcosa accadde. Un elfo, forse il più vecchio del gruppo, lo guardò molto intensamente, tanto che il ragazzo quasi si sentì intimorito. Notò che portava un grosso medaglione dorato con una S fatta di brillantini verdi incastonati sopra e fu quello il momento in cui capì davanti a chi si trovava. Harry gli aveva raccontato la storia di suo zio Regulus poco prima della scuola, gli aveva detto come si era sacrificato per il bene di tutti, nel tentativo di distruggere un pezzetto di Voldemort, ma non gli aveva detto che Kreacher si trovava a Hogwarts in quel momento. Chissà, forse sperava che i due non si incontrassero mai. 

Quando Janus fece un passo in avanti l’elfo sobbalzò. 

Sapeva che il figlio di padron Sirius era arrivato ad Hogwarts e aveva cercato di evitare di incontrarlo perché se lo avesse fatto avrebbe dovuto servirlo, e lui non voleva diventare l'elfo di quel mezzosangue, il figlio del rinnegato, il disonore dei Black, che aveva spezzato il cuore della sua amata padrona e che aveva osato accoppiarsi con una sporca babbana portandola addirittura nella nobile dimora di famiglia. Davanti a Janus, Kreacher sperò che quel mezzosangue non gli rivolgesse la parola, così da non attivare mai gli incantesimi che l’avrebbero obbligato a servirlo, ma soprattutto si preparò al peggio. Kreacher aveva tradito il suo padrone e questo per un elfo voleva dire solo una cosa: morte.

- Sei tu. - Disse il ragazzino, guardandolo con lo stesso sguardo che anche padron Sirius gli rivolgeva sempre. 

L’elfo fece un inchino talmente profondo che il suo grosso naso a grugno sfiorò il pavimento. - Padrone. - Gracchiò, fermo in quella scomoda posizione. 

- Tirati su, è ridicolo da parte tua. - Disse gelidamente Janus. 

Kreacher obbedì immediatamente, tornando a guardarlo in modo intenso. 

Intorno a loro l’aria nella cucina si era fatta pesante. Janus poteva percepire la tensione di Faye e Hughie alle sue spalle e coglieva tutte le occhiate preoccupate che gli altri elfi lanciavano a Kreacher. Prese un respiro profondo, cercando di reprimere una montagna di pensieri atroci che gli si stavano affollando nella testa. Aveva desiderato per anni di farlo fuori, ucciderlo in tantissimi modi dolorosi, ci aveva pensato tantissime volte da quando sua madre gli aveva raccontato com’era morto suo padre. Eppure, in quel preciso istante, l’idea di poter fare una cosa del genere lo spaventò a morte.

- Bene. - Disse dunque. - Adesso sei il mio elfo, è vero? - 

- Sì, padrone. - Gracchiò Kreacher, e si inchinò di nuovo. - Kreacher vive per servire la Nobile e Antichissima Casata dei Black… anche se tu non sei degno degno di farne parte... - Aggiunse sussurrando. 

Janus strinse forte i pugni, cercando di frenare un forte impulso di prendere a calci quella creatura fino allo sfinimento. - Sì, sì, come ti pare… tirati su, brutto idiota. Non ti uccido solo perché un elfo può sempre tornare utile a scuola. Magari lo farò dopo i M.A.G.O., chissà. - 

- Black, ma che dici? - Domandò Faye facendo un passo in avanti.  

- Questa cosa ha ucciso mio padre, lo ha tradito. Quindi da ora in poi farà tutto quello che dico io. - Disse duramente il ragazzo, sentendosi tremare tutto e avvicinandosi all’elfo. - Se farai un passo falso, Kreacher, uno solo, se ti azzarderai a non portare a termine uno dei miei ordini giuro… io ti taglierò la testa e la appenderò insieme a quelle dei tuoi antenati a Grimmauld Place. Anzi, no, perché non ne saresti degno. -   

- Kreacher fa tutto ciò che il padrone comanda. - Rispose l’elfo come se non ci credesse nemmeno lui a quelle parole e rivolgendogli uno sguardo pieno di disprezzo. 

- Bene. Allora comincia a memorizzare. - Riprese Janus. - Obbedirai a me e a tutti i miei amici, non ti azzarderai mai più a usare parole come “sanguesporco” contro qualcuno, non parlerai mai male di mio padre né di mia madre. Inoltre non mi dovrai mentire mai, questo è un ordine abbastanza preciso per te, inutile carogna? - 

Voleva che quell’elfo soffrisse ma nonostante fosse consapevole di poter usare la bacchetta in qualsiasi momento, sapeva anche che non avrebbe mai avuto il coraggio di farlo. Forse il Cappello Parlante aveva ragione, non era abbastanza coraggioso per essere un vero Grifondoro. Quando poi abbassò gli occhi sul grosso medaglione che Kreacher aveva al collo, Janus si rese conto che forse poteva farlo soffrire anche senza usare la magia contro di lui, dopotutto Harry gli aveva raccontato quanto l’elfo tenesse a quell’oggetto. 

- Dammi il medaglione. - Ordinò. 

Sul volto di Kreacher apparve lo sgomento. - Harry Potter lo ha dato a Kreacher per ricordare padron Regulus, è di Kreacher adesso. - Ribatté l’elfo, stringendolo con le sue dita scheletrite. 

- Pensi che me ne importi qualcosa? Ti devo ricordare come funziona? Sono io il tuo padrone, non Harry, io. Quindi adesso mi darai quel medaglione. - Ripeté il ragazzino. 

Kreacher emise un gemito raggelante che fece capire a Janus di aver toccato il tasto più dolente, il punto debole di Kreacher. - Kreacher non vuole farlo, padrone. - Gracchiò, prima di colpirsi violentemente sul muso a grugno.   

Alle sue spalle, Janus sentì Faye trattenere a stento un piccolo urletto, ma non ci badò. 

- Io sono l’ultimo Black rimasto, Regulus era mio zio, quindi quel medaglione è mio, non tuo. - Sottolineò con la voce alterata. - Non sei riuscito a salvarlo, hai lasciato che morisse perché sei un perfetto buono a nulla, il peggior elfo domestico sulla faccia della terra e sono sicuro che anche Regulus lo pensasse. Quindi ora obbedisci. - 

Singhiozzando disperatamente, Kreacher si sfilò il medaglione dal collo e glielo passò con le mani tremanti. Janus lo osservò per qualche breve attimo e poi se lo infilò in tasca senza aggiungere altro. Non sapeva ancora cosa ne avrebbe fatto, probabilmente lo avrebbe abbandonato sul fondo del suo baule, ma mai sarebbe dovuto tornare nelle mani di quell’elfo.  

- Me ne vado in dormitorio. - Annunciò, voltandosi verso Faye e Hughie. 

- Black, forse è meglio se… - 

- Non rompere, Selwyn. - La gelò lui, parlando con una durezza che né Hughie né Faye avevano mai sentito da lui. - Sei irritante, lo capisci o no? Nessuno vuole essere amico tuo perché sei insopportabile… i-io ti detesto! Ti detestano tutti qui a scuola! - 

Le labbra di Faye si piegarono verso il basso, ma non disse niente. 

Janus passò al fianco di Hughie e uscì dalla cucina quasi di corsa, tenendo ben stretta in mano la copia di Regulus del medaglione di Serpeverde. Aveva finalmente trovato qualcuno con cui prendersela per la scomparsa di suo padre e lui non era riuscito a fare niente, non lo aveva vendicato perché non ne aveva avuto il coraggio. Camminò nella direzione della Torre di Grifondoro per meno di un minuto, quando sentì la voce di Faye chiamarlo a qualche metro di distanza. Non si voltò nemmeno, ma continuò a muoversi finché lei non lo raggiunse, bloccandolo. 

- Che altro vuoi? - Inveì contro di lei, consapevole di avere gli occhi pieni di lacrime. 

- Lo so che sono irritante, va bene? - Urlò Faye. - Sono irritante e nessuno mi sopporta, però lo so cosa provi. - 

- Tu non sai un bel niente. - Sentenziò Janus, riprendendo a camminare. 

- No, tu non sai un bel niente. - Ribatté fermamente lei, afferrandolo per un braccio per fermarlo. - Pensi di essere l’unico ad aver sofferto? Tu non c’eri quando qui il mondo andava a rotoli. Io sono nata a settembre, quindi sono più grande di te di un anno, dunque ne avevo cinque quando la guerra è finita: ero piccola ma ricordo ogni cosa orribile a cui ho dovuto assistere. Ricordo la paura che aveva mia mamma la notte della battaglia… ho perso mio fratello lì e mia madre non è stata più la stessa. Non sei l’unico ad aver subito delle perdite, dunque togliti quell’aria da martire affranto. Tu una famiglia ce l’hai, io no. O vogliamo parlare del padre del tuo amico Klaus? Il signor Hopper è stato torturato dai mangiamorte perché si è azzardato a dimostrare che la discendenza non influiva affatto sul potenziale magico di una persona, e ora gli manca un braccio, ha una cicatrice orrenda sulla faccia e non ci vede da un occhio. Però sì, pensa pure di essere l’unico ad essere stato toccato dalla cattiveria del mondo se questo ti fa sentire speciale. - 

La voce di Faye parve rimbombare nel corridoio deserto per diversi secondi, fino a disperdersi nel silenzio. 

Janus si sentiva un idiota, ma era anche troppo orgoglioso per ammetterlo. Era vero, lui non sapeva un bel niente. - Mi dispiace. - Fu tutto ciò che riuscì a dire. 

- Anche a me. - Rispose Faye. 

- Non sei irritante. Cioè, lo sei, solo che sei anche… lascia stare. - Mugugnò Janus, e poi si sentì arrossire. 

Faye sorrise e lui si sentì subito un po’ meglio. - Cosa farai con quel medaglione orrendo che hai tolto all’elfo? - Chiese poi la ragazzina, facendo un cenno verso l’oggetto che Janus teneva ancora stretto in pugno. 

Janus lo guardò, notando che si poteva aprire. Dentro, con una calligrafia molto simile a quella di suo padre, c’erano le ultime parole di Regulus Arcturus Black. - Credo che glielo ridarò indietro, prima o poi. - 

- In effetti credo che sia giusto farlo soffrire almeno un po’. - Ammise Faye. 

- Sì… avevo pensato di appenderlo al cornicione della Torre di Astronomia per tutta la durata delle vacanze, ma credo che morirebbe di freddo oltre di fame e di sere. - 

- Non sarebbe il caso, no. - Convenne lei. - Lo hai detto tu che un elfo domestico a Hogwarts può sempre tornare utile. - 

Lui annuì, anche se non del tutto convinto. - Sai, ho cambiato idea. - Disse guardando il medaglione che aveva ancora in mano. - Non credo che Kreacher lo avrà mai. -   

- E cosa ci farai? - 

Janus alzò le spalle. - Lo terrò e ogni tanto glielo farò vedere per ricordargli che comando io e che se voglio posso togliergli qualsiasi cosa. - 

Lei aggrottò la fronte, guardandolo con disapprovazione. - Oppure potresti smettere di avercela con il mondo intero e… per così dire… perdonare. -  

- No, non credo proprio. - 

Sì, lo so, è un capitolo di passaggio che potevo anche risparmiarmi, ma secondo me ci sta perché comunque Janus doveva pur incontrarlo Kreacher dato che lavora a Hogwarts. Inoltre mi pareva brutto fare un salto temporale da ottobre a dicembre così a caso, come se non fosse successo niente. Ad ogni modo il prossimo capitolo sarà molto più interessante (avevo pensato di unirli, ma poi sarebbe uscita una roba lunghissima). 

Grazie per aver letto fin qui. 

J.

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