Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

La signora quasi-Weasley

Capitolo 32

La casa di Hazel si trovava in uno dei quartieri più borghesi in cui Sirius avesse mai messo piede. Si ergeva accanto a tante altre graziose abitazioni, messe una dietro l’altra come a formare un lungo serpentone fatto di case quadrate, lungo una strada ben asfaltata e molto, troppo, pulita. Davanti ognuna di esse, inoltre, vi era un giardino; quello di Hazel, estremamente curato, aveva il prato ben falciato e verde e rigogliosi cespugli di peonie.

Sotto il portico alla fine del vialetto di ciottoli, c’era un tavolino di ferro circondato da sedie dello stesso materiale e un dondolo da giardino in legno mentre, davanti alla porta, la scritta sullo zerbino diceva “benvenuto”. 

Nulla in quel luogo sembrava rispettare lo stile di Hazel, almeno non della Hazel che aveva conosciuto lui. 

Sirius sospirò e poi abbassò lo sguardo, scontrandosi con gli occhietti curiosi e scuri del cagnolino che teneva in braccio. Si trattava di un meticcio di qualche mese, bianco e marrone, che probabilmente sarebbe rimasto di quella taglia minuscola per sempre, o almeno così gli aveva detto la ragazza del canile. Era un regalo per Janus, e Sirius era certo che gli sarebbe piaciuto: dopotutto a quale ragazzino non piacevano i cani? 

Ma se fosse stato un tipo da gatti? 

- Sono un idiota, vero? - Disse al cane, prima di tornare con lo sguardo sulla porta. 

Non sapeva per quale motivo, ma era certo che suo figlio lo detestasse. E, se proprio doveva essere sincero con sé stesso, doveva ammettere che nemmeno lui nutriva chissà che simpatia per quel ragazzo. Janus si comportava come se camminasse di continuo sopra una montagna di letame fumante e aveva sempre in viso quell’espressione altera tipicamente Black. Gli ricordava in un certo senso Regulus: come lui adorava la propria madre e avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di compiacerla, era educato e garbato, non era mai scatto e, cosa ancor più assurda, aveva un buon rapporto con Kreacher. 

Quel maledetto elfo obbediva a Janus senza fare un fiato, e Janus a sua volta si rivolgeva alla creatura dicendo “per favore” o “grazie”. 

Sarebbe stato tutto più semplice se solo suo figlio fosse stato un po’ più com’era Harry alla sua età, oppure un po’ più come Teddy, che sembrava adorare passare il tempo insieme a lui e che lo chiamava ”zio”. Janus, invece, lo chiamava per nome, ma quasi mai si rivolgeva direttamente a lui. Preferiva di gran lunga parlare con quel dannato Weasley, che aveva perfino una sorta di soprannome, “Weatherby”. 

Ad ogni modo Sirius non sapeva perché si ostinava tanto ad andare a cena da loro, dato che odiava ogni cosa di quella casa, compreso uno dei suoi abitanti, ma alla fine suonò il campanello e attese che la porta si spalancasse. Quando accadde, Sirius si ritrovò davanti ad un sorpreso Percy Weasley, che prima lo guardò perplesso, poi abbassò gli sul cane, e infine tornò su di lui. 

- Sei già qui… alle cinque del pomeriggio. - Constatò. - Con un cane. - 

- È per Janus. - Rispose freddamente Sirius. 

Percy si lasciò scappare un secco sospiro. - Lui non c’è in questo momento, e nemmeno Hazel. Credevamo che venissi per cena, non per l’ora del tè, ma vieni, accomodati pure. - Disse pomposamente, facendosi di lato per lasciarlo entrare. 

- Grazie. - 

Il loro scambio di battute era educato ma distante e il tono era quello tipicamente usato da due persone che si stavano sforzando di essere gentili uno con l’altro nonostante tra loro ci fosse un bel po’ di astio.  

Sirius varcò la porta, ritrovandosi nell’ingresso poco arredato della casa, talmente pulito e in ordine da sembrare finto, una sorta di set di un film. 

Percy fece strada verso la cucina e, quando entrambi varcarono la soglia, Sirius si sedette su una delle sedie che circondavano il tavolo sgombro al centro della stanza, poi lasciò andare il cane, che si sdraiò ai suoi piedi, e dopo Percy lo imitò, sistemandosi seduto dall’altra parte del tavolo. I due si guardarono senza dire una parola per diversi minuti; di tanto in tanto Percy alzava le labbra serrate in sorrisi che gli uscivano malissimo, e Sirius ricambiava quel gesto con diverse occhiatacce. 

- Di solito non teniamo animali in casa. - Esordì poi Weasley, dando uno sguardo di sfuggita al cane. - Però di tanto in tanto Janus fa evadere dei serpenti dagli zoo… dice che gli fanno tenerezza. Non so cosa ci trovi di tenero in animali come quelli, ma presumo che saperci parlare cambi le cose. Una volta ha portato a casa un cucciolo di anaconda che poi ha mangiato il topo di mia figlia Lucy. - 

Sirius rispose con un basso mugolio che poteva voler dire qualsiasi cosa.  

- Cosa fai ultimamente? - Continuò dunque a parlare Percy, pur di rompere il silenzio imbarazzante che altrimenti si sarebbe venuto a creare. - Hai già trovato un lavoro? -

- No. - Si limitò a dire Sirius. 

- Se vuoi posso informarmi, magari in qualche ufficio del Ministero cercano personale. - Propose Percy. - Ad esempio un posto all’Ufficio del Trasporto Magico, di cui per giunta sono il capo. Ma forse non sei abbastanza qualificato. Cosa hai fatto dopo Hogwarts? - 

Sirius lo fissò ad occhi stretti. - Azkaban. - Si limitò a dire. 

- Oh, sì sì, lo so… intendevo dire subito dopo la scuola. - 

- C’era la guerra, ero nell’Ordine della Fenice. - Ringhiò Sirius. - Ma cosa ne puoi sapere tu di quale sia la parte giusta in cui stare, eh, Weasley? - 

Percy si irrigidì e poi prese un lungo e profondo respiro. Era sempre stato così bravo a controllarsi, crescere tra gli scherzi di Fred e George l’aveva sicuramente forgiato, ma quella volta fu molto difficile per lui mantenere il controllo. - Hazel sarà qui a momenti. - Disse, ancora nel tentativo di non rimanere in silenzio, cercando anche di sviare il discorso su altro. - E anche Janus… lui è da una sua amica. - 

- Quindi ha degli amici. - Commentò Sirius, parlando più a sé stesso che a Percy. 

Janus sembrava talmente introverso che non faceva affatto fatica ad immaginarlo come Piton da giovane. 

- Certo che sì, qualcuno. - Rispose Percy. - Lui è un ragazzo molto particolare, non è uno di quelli che può piacere a tutti. Sotto certi aspetti mi ricorda un po’ me alla sua età. - 

Sirius gli lanciò uno sguardo feroce e non rispose, poi il campanello suonò e Percy tirò un sospiro di sollievo. Raggiunse la porta e quando la spalancò si ritrovò di fronte Hazel, accompagnata da Janus e Faye. 

- Grazie a Merlino… - Disse come se avesse appena scampato un enorme pericolo, prima che qualcuno potesse aprire bocca. - Sirius è in cucina. Con un cane. - 

Janus e Faye si scambiarono uno sguardo perplesso, mentre Hazel si lasciò sfuggire un piccolo sorriso entrando in casa. - Un cane, davvero? - Chiese allegramente.  

- Sì, un cane per Janus. - Chiarì Percy, con un’aria piuttosto afflitta. 

Il ragazzo fu, se possibile, ancor più sorpreso. - Io odio i cani, glielo hai detto? - 

- Janus, per favore, cerca di essere educato. - Lo rimproverò subito sua madre parlando a bassa voce. - Per stasera fingerai che ti piacciano. - 

- Ma perché un cane? Che senso ha? Non lo terremo, vero? - 

Hazel lo fulminò con lo sguardo e poi si mosse insieme agli altri tre lungo il corridoio verso la porta della cucina, da cui uscì un cagnolino che subito corse nella loro direzione. 

Faye si chinò per prenderlo in braccio e poi si voltò verso Janus. - Guardalo… non è carino? - Disse intenerita.

Janus assunse un’espressione scettica, ma non fece in tempo ad aprir bocca per rispondere che Sirius Black era già apparso sulla soglia della cucina, con un sorriso dipinto in volto. - Ciao. - Disse salutando Hazel e Janus, poi guardò Faye e la giovane si fece avanti. 

- Faye Selwyn. Vado a scuola con Janus, stesso anno, Case diverse. - Si presentò cortese, stringendo la mano dell’uomo. - È un piacere conoscerla, signor Black. - 

- Solo Sirius va bene. - Le rispose il mago continuando a sorridere. - Sei la sua ragazza? -  

Janus lo fulminò con lo sguardo e poi arrossì leggermente, Hazel e Percy si scambiarono un’occhiata complice, mentre Faye si limitò a scuotendo tranquillamente la testa.

- Lui è praticamente mio fratello. È il mio James Potter. - Spiegò Faye.

Hazel poté sentire chiaramente il suono del cuore di suo figlio che si spezzava, mentre Sirius sembrò molto incuriosito da quella curiosa affermazione. - Quindi sei scappata di casa e adesso vivi qui? - Domandò alla Serpeverde. 

- Oh, no no. Non ancora, almeno. - Rispose Faye in tono affabile. - Però il signor Weasley e la signora quasi-Weasley sono sempre molto gentili. - 

Sirius guardò prima Percy e poi Hazel, immaginando il giorno del loro matrimonio con una fitta al cuore. - La signora quasi-Weasley. - Ripeté, continuando a fissare la donna. 

Hazel arrossì e poi si rivolse ai due ragazzi. - Dovete darvi una bella ripulita. - Disse, nel tentativo di togliersi quell’attenzione di dosso. - Puzzate di cloro. -  

Mezz’ora più tardi, davanti allo specchio posto sopra il lavandino del bagno al primo piano, Janus guardava la sua immagine riflessa sulla superficie appannata, con l’occhio critico che solo un adolescente poco sicuro di sé poteva avere. 

Erano bastate poche ore in piscina per bruciare il suo viso, che adesso aveva un aspetto arrossato e irritato, come se avesse passato l’intera giornata sotto il sole. I suoi capelli, in quel momento bagnati, gli arrivavano all’altezza del mento e, quella sera, sembravano non avere nessuna intenzione di starsene al proprio posto. Non aveva mai dato troppa attenzione al suo aspetto, era certo di essere brutto e si faceva bastare essere sempre ordinato per stare bene con sé stesso, ma gli capitava spesso di sentirsi ancor più orrendo del solito quando era giù di morale. Come in quel momento. 

Non sapeva esattamente perché, ma la presenza di suo padre lo faceva sentire triste. Inoltre, come se questo già non bastasse, non riusciva a capire nemmeno come mai fosse tanto arrabbiato con lui o da quanto tempo provasse nei suoi confronti tanto rancore.  

Ma non aveva il coraggio di parlarne seriamente con qualcuno. Si sentiva un idiota: aveva desiderato di poterlo conoscere per così tanto tempo e, adesso che Sirius era finalmente di nuovo lì, desiderava solo tanersi a debita distanza. 

Erano passati troppi anni, erano cambiate troppe cose, e Janus non solo era certo di non essere all’altezza delle aspettative di suo padre, ma soprattutto non riusciva affatto a fidarsi di lui. Qualcosa nella sua testa gli ripeteva ininterrottamente da giorni che per un motivo o per un altro Sirius se ne sarebbe andato, avrebbe spezzato nuovamente il cuore di sua madre, distruggendo tutto ciò che erano riusciti a costruire in sua assenza. 

Janus voleva solo starsene in pace, avere vita normale e noiosa, con problemi normali e noiosi, e invece si ritrovava a dover avere a che fare con l’uomo che gli aveva rovinato l’infanzia e che adesso pretendeva di risolvere tutto regalandogli un cane.  

- Jan? - La voce di Faye arrivò soffocata dal corridoio, al di là della porta chiusa alle sue spalle. - Tua madre dice che è quasi pronta la cena, che ti devi dare una mossa. - 

Janus sospirò. - Sì, arrivo. - Disse seccamente. 

Ci fu qualche attimo di silenzio, ma il ragazzo era certo che Faye fosse ancora lì, dietro la soglia chiusa. - Che stai facendo? - Chiese infatti lei poco dopo. 

- Sono in bagno, secondo te cosa sto facendo? - Ribatté acidamente lui, continuando a tenere lo sguardo fisso sullo specchio.  

- Be’... tantissime cose. - Rispose lei. - Ti stai trastullando, ammettilo. - 

Il giovane prima si sentì arrossire, poi sbuffò e alzò gli occhi al soffitto. Alla fine si voltò e aprì finalmente la porta. - Sei imbarazzante. - Le disse guardandola male. 

Faye, che aveva di nuovo il cagnolino tra le braccia, fece un sorrisetto beffardo. - Guarda che è una cosa naturale, non c’è niente di male. Insomma, lo fanno tutti. - 

- Quindi anche tu. - Insinuò lui. - Lo fai pensando alle foto di Sirius da giovane o a tutte le volte in cui hai scopato con il tuo stupido ragazzo in quell’aula vuota nel sotterraneo? - 

Per la prima volta da quando la conosceva Janus vide le guance di Faye diventare rosse, cosa che gli mise un certo buon umore: era riuscito in ciò che aveva sempre creduto impossibile, ovvero metterla in imbarazzo. 

- Sei un cafone, Black. - Lo rimproverò. - E poi che ne sai che lo facciamo lì, scusa? - 

Il sorriso trionfante di Janus si spense all’istante. Ovviamente lì aveva visti sulla Mappa del Malandrino, i loro nomi praticamente uno sull’altro nel silenzio della notte e aveva sofferto al pensiero della mani di Ikaris Farley che sfioravano il corpo di Faye, mentre lui a stento si sentiva autorizzato ad abbracciarla di tanto in tanto. 

- Ho buttato a caso. - Mentì arrossendo, e poi si mosse per raggiungere le scale. 

Faye lo guardò storto ma non ribatté. Prese invece ad accarezzare la testa del cagnolino che aveva in braccio. - Come lo chiamerai? - Chiese. 

- In nessun modo, dato che non lo voglio. - Rispose subito lui. - Puoi tenerlo tu se vuoi. - 

- Non credo che mio padre e mio zio lo accetterebbero. - Suppose la ragazza. - Che ne dici di Neo, come quello del film? - 

Janus gettò un’occhiata verso il cucciolo. - Non ha la faccia da eletto. - Commentò. 

- Secondo me invece gli sta molto bene. - Ribatté Faye, mentre raggiungevano il piano di sotto. - È un bel nome per un cane, mi piace. - 

- Però Matrix non ti è piaciuto. - Obiettò Janus. 

- Era troppo complicato per una che non aveva mai visto un telefono in vita sua. - Rise sommessamente lei. - Dovremmo guardarlo di nuovo, magari stasera, al posto di Grey’s Anatomy che, per inciso, è proprio una serie di merda. -  

Janus arricciò il naso con disappunto. - Come puoi dire che è una serie di merda? Ha tutto, proprio tutto. - Disse sospirando. - C’è il dramma, le questioni morali, l’amore… - 

- Il dottor Shepherd… - 

- Io mi farei aprire volentieri il cranio dal dottor Shepherd. - Convenne Janus annuendo. 

- Io mi farei aprire volentieri anche altro dal dottor Shepherd. - Ribatté Faye.

Janus assunse un’espressione perplessa e pensierosa. - In effetti è un neurochirurgo, può anche operare la colonna vertebrale e i nervi periferici. - Osservò. 

Lei si voltò a guarlo, tentando di trattenere una risatina. Di solito un ragazzino sedicenne non avrebbe fatto fatica a cogliere al volo quel doppio senso, ma non Janus. La sua ingenuità era tale che Faye era sicura che lui fosse addirittura immune da certi istinti. Era certa che si sarebbe potuta spogliare davanti ai suoi occhi e che probabilmente il ragazzo non avrebbe fatto una piega. 

- Spero che Sirius se ne vada presto, stasera. - Mormorò il giovane, cambiando in modo radicale il tono della conversazione. 

Faye si fermò, lasciò andare il cane e poi alzò nuovamente lo sguardo sull’amico. - Perché sei tanto arrabbiato con lui da quando è tornato? - Gli chiese seria ma curiosa. 

Janus esitò e poi si abbassò, sedendosi sull’ultimo gradino della rampa, cosa che fece intendere alla giovane che lui avesse molto da dire e che tanto valeva mettersi comodi. Dunque, un secondo più tardi, anche lei lo imitò, sistemandosi al suo fianco. 

- Credo di essere sempre stato arrabbiato con lui, solo che mi sentivo anche in colpa. Dopotutto lui era morto. - Spiegò Janus, a bassa voce. - Continuo a pensare che la mia vita sarebbe stata completamente diversa, migliore, se solo lui non avesse fatto ciò che ha fatto. Se n’è fregato di me e mamma, per lui era più importante fare l’eroe. - 

Faye tacque, in attesa che il Grifondoro parlasse di nuovo. 

- È colpa sua se mamma era sempre triste, è colpa sua se mi sento fuori luogo ovunque e sempre, se non mi sento mai a casa. E adesso vuole risolvere tutto portandomi uno stupido cane e facendo il simpatico. - Continuò infatti Janus. - Lui dovrebbe avere il coraggio di guardarmi negli occhi e ammettere di aver fatto degli errori invece di fare finta di nulla. Dovrebbe prendersi la briga di conoscermi invece di dar per scontato che mi piacciano i cani o il quidditch o altre cose stupide. Inoltre mamma e Percy non fanno altro che litigare per colpa sua, e dato che vivo con loro la cosa mi infastidisce. - 

- Perché litigano? - 

- Perché Percy pensa che Sirius ci provi con mamma. -  Rispose Janus, alzando gli occhi. 

- In realtà anche lei che ci prova con lui. - Controbatté Faye, pentendosene all’istante. 

Janus infatti la guardò scettico e anche un po’ infastidito. - In che senso scusa? - 

La Serpeverde indugiò e poi sospirò. - Il modo in cui tua madre sorride ogni volta che lui pronuncia il suo nome e poi non perdono mai l’occasione di sfiorarsi uno con l’altra, proprio come se non potessero stare lontani. - Tentò di spiegare. - Sembrano ancora così innamorati che proprio non capisco perché non stiano di nuovo insieme. - 

- Non sono innamorati, e poi mia mamma deve stare con uno che se la meriti e la rispetti proprio come Percy, non con lui che non ha fatto altro che farla soffrire da quando la conosce. - Contestò Janus. 

- Qualche anno fa non avresti detto così. - 

- Qualche anno fa ero un bambino stupido che credeva a tutto ciò che gli dicevano su suo padre solo perché accettare che fosse una persona di merda era troppo doloroso. - Reagì il ragazzo. - Ma oggi l’ho conosciuto, so che è un idiota infantile non tanto diverso dalla persona che era dai tempi in cui prendeva in giro Piton a scuola. - 

- Dici così perché sei arrabbiato. - 

- No, dico così perché è vero. È un bullo arrogante che rovina tutto ciò che tocca e prima o poi anche mia madre lo capirà. Ma adesso basta, non ne voglio più parlare. - Janus si alzò e, senza nemmeno aspettarla, raggiunse la cucina in cui sua madre e suo padre stavano cucinando, mentre Percy li guardava lugubre seduto su una delle sedie che circondavano il tavolo. 

- Avete fame? - Chiese allegramente Hazel quando entrambi varcarono la soglia. - Ha cucinato Sirius, una volta ci sapeva fare ai fornelli, sapete? - 

- Che bravo. - Sibilò Janus, mentre si sedeva. - Ma non dovevamo prendere la pizza? - 

- Non ti farà male mangiare qualcosa che non proviene dal take away, per una volta. Sono giorni che non facciamo altro che ordinare da asporto. - Disse sua madre, portando in tavola una grossa pentola bollente. 

- Se lui non venisse a cena qui un giorno sì e un no il problema non si porrebbe. - Ribatté Janus, facendo un cenno sprezzante verso il padre. 

Anche Hazel guardò Sirius, lanciando verso di lui un’occhiata imbarazzata. 

- Forse è meglio se mangiamo. - Disse il mago, con un tono tranquillo e conciliante. 

Nonostante dirlo ad alta voce sicuramente gli sarebbe costato molta fatica, alla fine della cena Janus dovette ammettere che ogni pietanza preparata da suo padre era davvero ben riuscita. Non sapeva dove Sirius avesse imparato a cucinare, ma sicuramente non da Hazel, che ai fornelli era un vero disastro e che aveva cresciuto suo figlio a forza di cherkes e scatolette di tonno. Per fortuna, da cinque anni a quella parte, la signora Weasley riempiva il loro frigorifero di ottimi piatti già pronti. 

Attorno a quel tavolo rettangolare, Percy sembrava desiderare di essere altrove, mentre Faye guardava con occhi inteneriti nella direzione di Hazel e Sirius, che parlavano di alcuni loro vecchi aneddoti. Janus, invece, seduto davanti a sua madre e suo padre, ascoltava in silenzio i racconti dei due e di tanto in tanto, seppur inconsciamente, si ritrovava a sorridere, per poi ricomporsi non appena se ne rendeva conto. 

Sua madre non parlava quasi mai dei loro mesi a Grimmauld Place, e il fatto che Sirius lo stesse facendo in quel momento gli faceva piacere, ma non aveva nessuna intenzione di darlo a vedere. Voleva, anzi doveva, tenersi a distanza da lui, doveva proteggersi. 

- Odiavo quel posto. Metteva malumore a tutti tranne che a te, Jan. Tu sembravi felice anche in quella casa infernale. - Stava dicendo Sirius, con nostalgia nella voce. 

- Se ci pensi a lui non mancava proprio niente a Grimmauld Place. - Rispose Hazel. - Aveva la mamma e il papà vicini, tantissime persone che lo coccolavano e lo amavano… ti ricordi quando si metteva a piangere ogni volta che vedeva Piton? - 

Sirius annuì e rise. - Sfido qualsiasi bambino a non spaventarsi alla vista di Mocciosus. - 

- A me piace il professor Piton. - Lo gelò Janus, guardandolo di sottecchi. - Ogni volta che a scuola incrocio il suo quadro mi becco qualche insulto per colpa tua, ma a parte questo è stato un grande mago, questo non puoi di certo negarlo. Inoltre ci ha salvati tutti, non credi che meriti un po’ di rispetto, almeno adesso che è morto? - 

Sirius parve infastidito da quelle parole, ma decise di mantenere un atteggiamento positivo. Insomma, Janus gli stava parlando, era un grande passo avanti. - Era un mago decente, sì, e ha fatto decisamente la sua parte, come tutti noi del resto. - 

- Già, qualcuno più di altri. - Mormorò il ragazzo. - Perché tu e James lo prendevate in giro? - Aggiunse a bruciapelo. 

Sirius indugiò, sorpreso da quella domanda. - Eravamo dei ragazzini. - Si giustificò. 

- Avevate più o meno la mia età. - 

- Sono errori che si fanno e ti assicuro che non ne vado fiero. - Disse Sirius in fretta. - A scuola io e James venivamo considerati da tutti come i migliori in assoluto, ci sentivamo i padroni incontrastati del castello e ogni tanto finivamo per esagerare, soprattutto con Piton, che era il nostro esatto contrario. Inoltre era immerso fino al collo nelle Arti Oscure e credimi se ti dico che io e James odiavamo certe cose. - 

Quella spiegazione non sembrò soddisfare appieno Janus, ma non ribatté. 

- E comunque anche Malocchio ti faceva un po’ paura, all’inizio. - Si mise in mezzo Hazel, nel tentativo di allentare la tensione che si era venuta a creare. 

- Lui faceva più paura a te che a Janus. - Le ricordò Sirius, sorridendole. 

- Sfido chiunque a guardare in faccia Alastor Moody senza rabbrividire. La prima volta l’ho visto l’ho scambiato per un maniaco. Però era una brava persona. - Disse lei. 

Seduto a capotavola, Percy stava ascoltando quella conversazione in silenzio e con un’espressione cupa in volto, immaginando come sarebbe stato conoscere Hazel a quei tempi. Chissà se si sarebbe comunque innamorata di lui. Probabilmente no, visto il modo in cui guardava Sirius. 

Continuarono a parlare fino a tardi, finché Percy non si alzò da tavola. Lanciò uno sguardo torvo a Sirius, poi annunciò che per lui era arrivata l’ora di ritirarsi. - Io ho un lavoro, delle responsabilità, non posso permettermi di bighellonare. - Disse, guardando Black con aria sprezzante. 

- Chissà come farebbe il mondo magico a sopravvivere senza di te, Weasley. - Sospirò Sirius, una serietà tale che Hazel non riuscì a capire se lo stesse prendendo in giro o meno. 

Poco dopo Percy, anche Janus e Faye sparirono al piano di sopra, lasciando Hazel da sola in quella cucina con Sirius.

I due si guardarono senza dire una parola per qualche istante. Era ancora così strano per lei trovarsi accanto a lui nonostante fossero passati parecchi giorni da quando avevano potuto riabbracciarsi. C’erano momenti in cui lei temeva ancora di vederlo scomparire, altri in cui il ricordo di tutto ciò che lui le aveva fatto si faceva sentire portando con sé rabbia e rancore e altri ancora in cui tutto ciò che desiderava era stargli vicino, così, anche senza dire o fare nulla. 

Da quando era uscito da quel maledetto velo, Sirius era in qualche modo… più bello, un po’ come se non fosse mai stato ad Azkaban, anche se il suo numero da prigioniero era ancora lì, tatuato sul suo collo, a ricordare tutto ciò che aveva passato. Hazel ricordava bene tutte le volte in cui l’aveva baciato in quel punto in particolare, come per fargli capire che amava ogni segno e ogni cicatrice che aveva in corpo. 

- Forse è meglio se vado. - Esordì Sirius, facendola tornare al presente. 

- Ti accompagno alla porta. - Disse lei, alzandosi in piedi. 

Lasciarono la cucina, attraversarono il corridoio e poi si ritrovarono all’ingresso. Hazel aprì la porta, facendo entrare una tiepida brezza, ma entrambi esitarono. Era ovvio che nessuno dei due voleva lasciare andare l’altro. 

- Allora… ciao. - Mormorò lui, ormai fuori dalla porta. 

- Ciao. - Rispose Hazel. 

Sirius indugiò ancora. - Hazel… - Disse in un sussurro, a occhi bassi. - Sai, dopo essere stato a cena qui da te è molto più difficile non sentire la tua mancanza. - 

- Quando Janus tornerà a scuola potrai fare a meno di queste visite. - Rispose subito lei. 

- Già… - Bofonchiò Sirius. - Sarà sicuramente un sollievo per lui, dato che mi detesta. - 

Hazel lo guardò un po’ accigliata. - Non ti detesta… -

- No, infatti. Mi odia, a dire il vero. - Disse Sirius, e poi produsse una risata priva di ogni allegria. - Non so cosa fare. Io ci provo, ma è davvero impenetrabile. - 

- Magari la prossima volta potresti provare a uscire da solo con lui, portarlo da qualche parte e parlare di ciò che provi. - Propose Hazel. - Lo so che ci stai provando, anche se in un modo un po’ strano. Insomma, come ti è venuto in mente di prendergli un cane? - Aggiunse ridendo piano. 

Anche lui rise, stavolta per davvero. - Scusa, è stata una di quelle mie cose impulsive, se non volete tenerlo lo capisco. - Disse imbarazzato. 

- Lo terremo, non ti preoccupare. - Assicurò Hazel. - Dopotutto ho ospitato animali peggiori in questa casa; ad esempio un cucciolo di anaconda, un paio di boa e anche un augurey davvero brutto da vedere. E poi quando cantava… una volta ho creduto di essere morta solo perché si è messo a cantare durante un giorno particolarmente piovoso, ho pianto per tre giorni. Comunque sì, terremo il cane… scusa, sto straparlando.  - 

Arrossì e a Sirius parve quasi di vedere di nuovo la ragazza di cui si era innamorato. 

- Forse è meglio se adesso vai. - Parlò ancora Hazel. - Mandami un messaggio quando arrivi a casa, così so che sei sano e salvo. - 

Sirius alzò gli occhi al cielo. - Lo sai che non so usare quell’affare tecnologico che mi hai comprato. - Le disse. - Si è spento all’improvviso e non si accende più. -  

- Forse devi metterlo in carica. - Ipotizzò lei. 

- Non ci avevo pensato. - Disse il mago. - Allora buonanotte. - 

- Buonanotte. - 

Si guardarono un’ultima volta e poi lei schiuse la porta. In casa il silenzio era diventato improvvisamente talmente presente da schiacciarla. Hazel salì lentamente le scale, passò davanti alla camera di suo figlio, affacciandosi per dare un’occhiata. 

Janus era ancora sveglio e guardava le ultime scene di Matrix, mentre Faye dormiva appoggiata a lui. - Se ne è andato? - Mormorò il giovane. 

Hazel annuì. - Tu e Faye non potete dormire insieme. - Disse severa. 

Lui alzò le sopracciglia, sorpreso. Era la prima volta che sua madre gli diceva una cosa del genere. - Perché no? - Chiese. - Dorme sempre in camera con me quando resta qui. - 

- Ormai siete grandi, non è più opportuno che dormiate nella stessa stanza, Jan. - Ribadì sua madre. - Vai nella stanza degli ospiti o mandaci lei. - 

Non aggiunse altro e dunque tornò a camminare lungo il corridoio, fino alla porta della sua camera da letto. Lì, Percy stava leggendo accanto alla abat jour poggiata su uno dei due comodini e, non appena la vide, chiuse il libro, si tolse gli occhiali e si mise a braccia conserte, un’espressione algida dipinta in volto. 

- È passata la mezzanotte. - Le disse. 

- Non sapevo di avere il coprifuoco. - Replicò Hazel, iniziando a spogliarsi per indossare il pigiama. - Ancora con questa storia della gelosia? - 

Percy fece un secco sospiro irritato. - Non sono geloso, Hazel. Sono infastidito. - Chiarì. 

- Infastidito da cosa? - Chiese lei, mentre si infilava nel letto. 

- Da lui, da come ti parla, da come ti guarda. - Rispose Percy. - E non mi piace nemmeno il modo in cui lo guardi tu. -

Hazel sbuffò, poi si sistemò seduta con la schiena contro la spalliera e incrociando le braccia al petto. - E come lo guarderei, sentiamo? - Domandò piccata. 

- Lo guardi come dovresti guardare me. - Asserì dolorosamente il mago. - Sono stanco di litigare con te per lui, non facciamo altro da quando è tornato, quindi adesso devi farmi capire che intenzioni hai. - 

Lei lo guardò di sottecchi. - Cosa intendi dire, scusa? - Lo interrogò confusa. 

- Intendo dire che se non metti dei confini tra te e lui, allora io me ne vado. - Decretò Percy. - Non me ne starò qui a guardare mentre finisci nuovamente tra le sue braccia. - 

Hazel trasalì come se fosse stata appena colpita da uno schiantesimo, ma non rispose. Poi, dopo una manciata di secondi di silenzio, Percy spense la luce proveniente dalla abat jour e si sdraiò dandole la schiena. 

Nella quiete di quella buia camera da letto, Hazel si avvicinò a lui e lo abbracciò forte, concedendosi quell’intimo contatto dopo giorni in cui si era sentita distante. Percy aveva ragione, il loro rapporto aveva risentito molto degli eventi accaduti in quelle ultime settimane. - Scusa. - Mormorò, impercettibile. - Farò in modo che ci siano dei confini ben definiti, te lo prometto. - 

Percy non rispose, ma intrecciò una mano nella sua. 

- L’ultima settimana di luglio per me iniziano le vacanze. - Continuò a parlare lei. - Che ne dici se andiamo qualche giorno in Scozia? Possiamo andare a trovare mio fratello. - 

- Devo lavorare. - Ribatté Percy. 

- Puoi sempre smaterializzarti al Ministero o usare il camino. - Gli ricordò Hazel. - Ma la verità è che tu odi la Scozia e anche Chris. - 

- Non odio la Scozia e nemmeno tuo fratello. Però odio la campagna, lo sai. - Borbottò lui. - Soprattutto odio quando Chris tenta di coinvolgermi in quelle attività da fare all’aria aperta, come tagliare la legna o andare a caccia di faggiani. -

- In realtà le mie intenzioni erano quelle di lasciare Janus a Londra e partire con te per passare moltissimo tempo da soli e poi magari andare a cena da lui una volta. - 

- Molly e Lucy staranno con me per tutto agosto, lo sai. - Le ricordò Percy, e finalmente si voltò verso di lei, osservandola nell’oscurità. - Non posso lasciarle a Londra. - 

Hazel sospirò ma annuì, poi si strinse ancora un po’ a lui, senza dire niente. Percepì le dita di Percy sulla sua schiena, sotto il tessuto leggero della canottiera che indossava e si lasciò accarezzare avvolta nel silenzio e nel buio. 

- Hazel. - La chiamò lui in un sussurro. - Se dovesse succedere qualcosa tra te e Sirius, me lo dirai? - 

Hazel si staccò da lui quel tanto che bastava per rivolgergli lo sguardo. - Non succederà. - 

- Me lo dirai? - Insistette lui.  

Lei sospirò. - Te lo dirò. -


Sì, probabilmente potevo unire questo capitolo a quello precedente, ma poi sarebbe venuto fuori davvero troppo lungo quindi… ecco qui. Questa parte si sta rivelando bella difficile: ci sono tanti punti di vista diversi da gestire ma in compenso devo ammettere che il risultato mi appare piuttosto soddisfacente. 

Comunque fatemi sapere voi, se vi va!

Grazie per aver letto,

J.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro