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Harry

Capitolo 13


La mattina dopo, Hazel, infastidita da un caldo raggio di sole che trapassava in uno spiraglio tra le tende, si svegliò in un letto vuoto. Si stiracchiò, portandosi le mani alla faccia, spalancò di nuovo le palpebre e, mettendosi seduta, iniziò a guardarsi intorno. 

La stanza era spaziosa e un tempo doveva essere stata bella, proprio come doveva esserlo stata tutto il resto della casa. C'erano il grande letto su cui lei era seduta, con la testata di legno intagliato, un'alta finestra oscurata da lunghe tende di velluto da cui passava quell’unico raggio di sole capace di illuminare tutto lo spazio, sulla scrivania c’erano i vecchi libri di scuola di Sirius, qualche romanzo di cui Hazel non aveva mai sentito parlare e qualche foglio stropicciato, insieme ad una piuma e una boccetta di inchiostro.  

Le pareti, invece, erano state tappezzate con un tale numero di poster e foto da lasciar libere solo poche strisce della seta grigio e argento circostante. 

C'erano molti stendardi di Grifondoro, rosso e oro sbiadito, a sottolineare la sua distanza dal resto della famiglia Serpeverde. C'erano molte foto di motociclette Babbane e anche poster di ragazze Babbane in bikini. Un bel contrasto con l'unica foto magica appesa: quattro studenti di Hogwarts che ridevano tenendosi a braccetto.

Hazel li guardò. Aveva sentito così tante volte parlare di quei quattro che quasi le sembrava di averli conosciuti. Riconobbe per primo Remus, decisamente molto più giovane e senza un solo capello grigio, ma con la stessa aria trasandata di sempre, poi quello con i capelli ribelli e gli occhiali, che doveva essere James, poi c’era il ragazzino tozzo dagli occhi acquosi, Peter Minus, che sorrideva inconsapevole di quanto dolore avrebbe provocato in futuro, e poi, alla sinistra di Minus, c’era Sirius. Hazel non aveva mai visto una sua foto di quando era giovane e felice ma, guardandolo, si rese conto che probabilmente, se lo avesse conosciuto a sedici anni, lo avrebbe evitato come la peste. Era troppo bello e consapevole di esserlo, il suo viso era troppo arrogante, il suo atteggiamento sfacciatamente sicuro. Inoltre era certa che non avrebbe avuto nessuna speranza con uno come lui. 

Hazel si ritrovò a fare un piccolo sorrisetto senza un vero motivo, e fu in quel momento che la porta alla sua sinistra si spalancò. Sulla soglia, Sirius la guardò come se non si fosse aspettato di trovarla sveglia. 

- Eri davvero molto carino. - Fece lei, indicando la foto, con un sorrisetto in volto. 

Sirius scollò le spalle. - Questione di atteggiamento. - Disse con nonchalance. - Molly mi ha chiesto con cosa fai colazione di solito, credo che si senta un po’ in colpa per averti dato della poco di buono e quindi ti rimpilzerà di cibo. - Aggiunse, sviando il discorso. 

Hazel storse un po’ il naso. Solitamente non era una persona rancorosa, eppure l’idea di dover avere a che fare con la signora Weasley di nuovo e di dover essere anche civile con lei la infastidiva. - Spero che abbia fatto dei pancake spettacolari. - Borbottò. 

- Molly ha tanti difetti, ma è un’ottima cuoca, quindi sì. - Rispose Sirius. - Potrebbe essere anche eletta baby sitter ufficiale di Jan, anche se non sembra approvare quello strano metodo educativo che segui per crescere bambini indipendenti. - 

Hazel alzò gli occhi al cielo. - Certo, la signora Weasley ne sa decisamente di più di Maria Montessori di pedagogia. - Sibilò, infastidita. - Non sarà la baby sitter ufficiale di nostro figlio. Piuttosto… Tonks lo sarà. Quando non c’è Remus, ovviamente. Anzi credo che potrebbero occuparsene entrambi, come una prova della loro futura vita insieme. - 

Sirius guardò Hazel, senza capire a cosa alludesse. - In che senso? - Domandò. 

- Credo che a lui piaccia lei o a lei piaccia lui. Insomma, si piacciono. - Rispose la ragazza, sbrigativa. - Lei lo fissa di nascosto e lui la chiama per nome, cercando di infastidirla. - 

Sirius alzò le sopracciglia, come colto da un'improvvisa illuminazione. - Bene, bene… - Disse, facendo un sorrisetto sghembo. 

- Però non dovremmo immischiarci nelle loro faccende. - Si affrettò ad aggiungere Hazel, con il tono di una che non credeva affatto in ciò che aveva appena detto. 

Sirius alzò le mani, ma continuò a sogghignare. - Non ne avevo nessuna intenzione! - 

- Certo come no. - Rise lei, scuotendo la testa. - Magari però… potrebbero aver bisogno di una piccola spinta, ora che mi ci fai pensare. Remus non è sfrontato come te. - 

- Esatto, è sempre stato così con Lunastorta. - Approvò Sirius. - Io mi occuperò di lui, tu tenta di farti amica Tonks, è una ragazza molto simpatica, lo sai che siamo cugini? - 

Hazel sgranò gli occhi, sorpresa. - Non dovrebbe odiare i babbani allora? - Chiese. 

Sirius scosse la testa. - Vieni, ti faccio vedere una delle cose più inquietanti di tutta la casa, così potrai capire meglio. - Le disse, uscendo dalla camera da letto. 

Percorsero il buio corridoio in silenzio e poi scesero le scale, fino ad arrivare al primo piano, in un grande soggiorno dall’aria antica e dimessa proprio come tutta la casa. Il grande camino in marmo era spento e buio accanto ad un vecchio pianoforte a coda nero, due divani che un tempo dovevano essere stati sontuosi erano piazzati uno di fronte all’altro, in mezzo un passo tavolino. Il grosso lampadario di ferro pendeva dal soffitto, pieno di ragnatele e un po’ ammaccato, mentre a terra c’era un tappeto liso e, su una delle pareti, un grosso arazzo che sembrava immensamente antico: era sbiadito e pareva rosicchiato qua e là, tuttavia, il filo d’oro con cui era ricamato scintillava ancora abbastanza da mostrare un esteso albero genealogico che risaliva al Medioevo. Grosse lettere in cima all’arazzo recitavano: la Nobile e Antichissima Casata dei Black, “Toujours pur”.

- Effettivamente è un po’ inquietante. - Convenne Hazel, anche se in realtà avrebbe voluto dire “affascinante”. Si trattava pur sempre di qualcosa di molto antico. - Tu non ci sei. - Osservò.

- Ero qui. - Disse Sirius, indicando un buchetto rotondo carbonizzato nel tessuto, simile a una bruciatura di sigaretta. - Quando sono scappato di casa mia madre ha deciso di cancellarmi. Questo buco qui, invece, è mia cugina Andromeda, la madre di Tonks. La sua colpa è stata quella di innamorarsi di un nato babbano, Ted Tonks. -  

Ferma davanti a quell’albero genealogico, Hazel si sentì improvvisamente a disagio, ma non riuscì a capire quale fosse il reale motivo, o forse non ebbe il tempo di pensarci abbastanza, dato che alcuni passi strascicati alle sue spalle attirarono la sua attenzione. 

Quando si voltò, si trovò di fronte ad una strana creatura mai vista prima: a parte lo straccio sudicio legato come un gonnellino attorno alla vita, era completamente nudo. Era molto vecchio: la sua pelle pareva troppo abbondante, e anche se era calvo come tutti gli elfi domestici, una gran quantità di peli neri spuntava dalle grandi orecchie a forma di ali di pipistrello. Aveva gli occhi di un grigio acquoso e iniettato di sangue e il grosso naso carnoso, molto simile a un ghigno.

- Che cos’è quella cosa? - Mormorò Hazel a Sirius. 

Sirius sospirò. - Kreacher, l’elfo domestico di cui ti ho parlato. - Rispose. 

L’elfo non badò assolutamente a loro e, come se non li vedesse, avanzò trascinando i piedi, ingobbito, lento e risoluto, verso l’arazzo, borbottando sottovoce con un tono rauco e profondo. - Che vergogna, che vergogna… padron Sirius si accoppia con i babbani e porta nella casa della mia padrona il suo loro pargolo mezzosangue… - 

- Cosa vuoi? - Chiese gelidamente Sirius.

Alla vista del suo padrone, Kreacher si prostrò in un inchino ridicolmente profondo che gli appiattì a terra il naso a forma di grugno. - Kreacher non aveva visto il padrone e la schifosa babbana con cui si accoppia. Kreacher si scusa… - Gracchiò. 

- Non chiamarla così! Non guardarla, non parlare a nessuno di lei e di mio figlio, sta lontano da loro o ti ucciderò! - Sbottò Sirius. 

Hazel sobbalzò, facendo saettare gli occhi da Sirius a Kreacher e viceversa. - È solo un elfo, lascialo stare. - Gli disse. - Non lo vedi che è vecchio? -  

Sirius guardò Hazel stringendo gli occhi. - Tu non lo conosci. - Ribatté con disappunto, prima di tornare a rivolgersi all’elfo. - Che cosa vuoi? -  

- Kreacher pulisce. - 

- Tutte le volte che sbuchi con la scusa di pulire, fai sparire qualcosa e la porti nella tua tana per impedirci di buttarla via. - Osservò Sirius. 

- Kreacher non vorrebbe muovere niente dal suo posto nella casa del padrone. -  Rispose l’elfo, poi biascicò molto in fretta: - La padrona non perdonerebbe mai Kreacher se venisse buttato via l’arazzo, sono sette secoli che è in famiglia, Kreacher deve salvarlo, Kreacher non permetterà al padrone e ai traditori del loro sangue e a questa babbana di distruggerlo… - 

- Lo supponevo. - Disse Sirius, scoccando un’occhiata sprezzante alla parete. - Prima o poi staccherò questo stupido arazzo dalla parete, lo farò a brandelli e gli darò fuoco, e tu, nel frattempo, guarderai senza poter fare nulla. - 

Kreacher gemette sommessamente come se le parole di Sirius lo avessero ferito fisicamente, poi fece un alto profondo inchino. - Il padrone ha sempre amato scherzare. - 

- Sì, pensa pure che io stia scherzando. - Sibilò Sirius. - Adesso esci da questa stanza. - 

Pareva che Kreacher non osasse disobbedire a un ordine diretto; ma lo sguardo che rivolse a Sirius mentre passava strascicando i piedi davanti a lui era colmo del più profondo disprezzo. L’elfo continuò a parlare sottovoce uscendo. - …torna da Azkaban per dare ordini a Kreacher, oh, la mia povera padrona, che cosa direbbe se vedesse la casa adesso, la feccia che ci vive, i suoi tesori gettati via, ha giurato che non era suo figlio ed è tornato, dicono che è anche un assassino… - 

- Continua a borbottare e lo diventerò! - Ringhiò Sirius, dietro l’elfo.

Hazel rivolse a Sirius uno sguardo vagamente infastidito. - Non dovresti trattarlo così, è una cosa sadica. - Disse, più freddamente di quanto avesse voluto. 

Lui alzò gli occhi al cielo e sbuffò. - Anche tu fai parte del C.R.E.P.A., adesso? - 

- Che cos’è il C.R.E.P.A? - Domandò, perplessa. 

Come risposta, la figura di Hermione spunto dalla porta, quasi come se si fosse sentita presa in causa. - È Comitato per la Riabilitazione degli Elfi Poveri e Abbruttiti, per la lotta ai loro diritti. - Spiegò, entrando. - Gli obiettivi del C.R.E.P.A. sono garantire gli elfi domestici un salario minimo, turni inferiori a sei ore al giorno, ferie retribuite e possibilità di mettersi in malattia. Possono fanne parte anche i babbani. - 

- Brava Hermione, la lotta di classe è importante. - Approvò annuendo. - Bisogna sempre stare dalla parte dei più deboli. Sirius, com’era quella tua massima… “se vuoi sapere com'è un uomo, guarda bene come tratta i suoi inferiori, non i suoi pari”? - 

- Lo ha detto anche a noi, lo scorso anno! - Esclamò Hermione ridendo. 

Sirius lanciò un’occhiata torva ad entrambe e poi incrociò le braccia sul petto. - E con questo? Kreacher si comporta da stronzo fin da quando ero solo un bambino, per lui nessuna massima vale. - Spiegò, infastidito.  

Hazel sospirò, mettendogli una mano sulla spalla. - Tratta bene Kreacher, per favore. - Gli disse. - Devi dare il buon esempio, non vorrai mica che nostro figlio cresca pensando che gli elfi domestici vadano trattati tutti come tu tratti Kreacher. -  

Sirius esitò per un momento e poi sbuffò. - Ci proverò. - Disse alla fine, alzando gli occhi al cielo. 

Hermione esultò (aveva forse trovato un’alleata per il C.R.E.P.A.?), e poi Molly apparve sulla soglia. - Oh, finalmente ti sei svegliata, cara. - Disse, guardando Hazel. 

Parlava con un tono cauto, lieve e educato, il che faceva capire che la signora Weasley non aveva dimenticato i dissapori della sera prima. La ragazza, d’altra parte, dovette trattenersi dalla voglia di farle il verso, e si limitò solo ad annuire. 

- La colazione è pronta, venite a mangiare? Oggi ci aspetta un’altra lunga giornata di pulizie. - Annunciò Molly, mentre faceva strada verso la cucina. 

- Pulizie? - Fece Hazel, varcando la soglia. - Non vi basterebbe muovere la bacchetta? - 

In cucina alegiava un invitante odore di vaniglia e, seduti attorno al lungo tavolo di legno, Ron stava facendo colazione con aria svogliata, masticando a bocca aperta, mentre Ginny, che teneva Janus sulle ginocchia, beveva il tea da una vecchia tazza sbeccata.

- In questo caso non basterebbe. - Spiegò Hermione, sedendosi sulla sedia vuota accanto all’amica. - C’è una fitta infestazione di doxy, mollicci nascosti nei mobili e altre creature di questo genere. - 

- Infatti credo che sia meglio se tu e Janus facciate una bella passeggiata questa mattina, mentre noi ce ne occupiamo. - Disse Molly, portando in tavola un grosso piatto pieno di pancake e sedendosi tra Ginny e Ron. 

Hazel aggrottò la fronte. - E perché? Ci sarà qualcosa che posso fare per aiutarvi pur essendo babbana, no? - Chiese, guardando Sirius accomodato al suo fianco. 

- È meglio di no, cara, credimi. - Insistette Molly. 

- Dare la caccia a qualche doxy non è poi così complicato neppure per i babbani, Molly. Sono convinto che Hazel saprà cavarsela. - Tagliò corto Sirius. 

Passarono così l’intera mattinata a pulire, disinfestare e a liberarsi di tutti quegli oggetti appartenuti alla famiglia Black, che la maggior parte delle volte venivano strappati via dalle braccia rachitiche di Kreacher, facendolo scoppiare in lacrime. Sirius gettò in un sacco, senza alcun riguardo, tutte le porcellane che recavano impressi lo stemma e il motto dei Black, e la stessa sorte toccò a un gruppo di vecchie fotografie in ossidate comici d’argento: 

- Perché tua madre vestiva te e tuo fratello in questo modo strano? - Domandò Hazel, osservando una fotografia che raffigurava dei piccoli Sirius e Regulus vestiti da maghi, fermi e composti tra i loro due genitori, tutti e quattro schierati davanti all’arazzo con l’albero genealogico. 

- Puro sadismo, presumo. - Rispose Sirius, togliendogliela dalle mani. 

- Effettivamente avete degli abiti davvero osceni. - Asserì Hazel. - Sul serio, perché vi vestite come in un romanzo di Jane Austen? Sembri Mr Darcy. - 

Poco dopo l’ora di pranzo, il professor Piton raggiunse il numero dodici, fermandosi giusto qualche minuto per fare rapporto e scoccando un’occhiata compiaciuta verso Sirius. - Vedo che le pulizie procedono bene, Black. - Disse ghignando e senza nessun reale interesse nell’ascoltare la risposta. 

Piton poteva anche definire il loro lavoro “pulizie”, ma secondo Hazel in realtà stavano muovendo guerra alla casa, e la casa opponeva una fiera resistenza, aiutata e sostenuta da Kreacher. 

Il campanello suonava parecchie volte al giorno, e ogni volta la madre di Sirius ricominciava a strillare. 

Quelle ultime settimane di luglio furono dunque caratterizzate da quelle interminabili sedute di pulizie potenzialmente pericolose, che portarono Hazel ad essere morsa da un doxy almeno cinque volte e a scoprire la forma che prendeva un molliccio davanti a lei. 

Tonks si unì a loro in un memorabile pomeriggio nel quale scoprirono un vecchio demone assassino appostato in un bagno di sopra, e Remus li aiutò a guarire un orologio a pendolo dalla spiacevole abitudine di scagliare grossi dardi ai passanti. 

- Oggi Remus è stato proprio bravo con quell’orologio. - Fece Hazel quella sera, seduta su uno dei due divani in salotto, guardando Tonks con uno sguardo pieno di sottintesi. 

- Remus è un ottimo mago. - Buttò lì la giovane auror, seduta mollemente accanto al cugino, con in meno una bottiglia di burrobirra ghiacciata. 

- Ed è anche molto carino, non credi? Molto affascinante. - Continuò Hazel. - Ma soprattuto è intelligente e sensibile, un ottimo ascoltatore, per giunta. E poi hai visto come è bravo con Janus? Sarebbe un ottimo padre. - 

Tonks alzò un sopracciglio, guardando prima Hazel e poi Sirius, che non sembrava per nulla preoccupato del fatto che la ragazza stesse tessendo le lodi del suo migliore amico come se ne fosse infatuata. 

- Hazel ha una cotta platonica per Lunastorta. - Spiegò Sirius, come se l’avesse sentita pensare. - E anche io. Se mi piacessero gli uomini lui sarebbe la mia prima scelta. -  

- Secondo me dovresti invitarlo a cena fuori. - Le consigliò Hazel.  

Tonks soffocò una risatina e scosse la testa. - Non credo di essere il suo tipo. - Obiettò. 

- Nemmeno Hazel è il mio tipo in teoria. - Svelò Sirius. - Eppure eccoci qua. - 

Hazel lo guardò storto. - E come sarebbe il tuo tipo, sentiamo? - Domandò incrociando le braccia sul petto. 

Sirius ci pensò su per qualche secondo. - Di solito mi avvicinavo a donne molto belle e parecchio meno intelligenti di te. - Disse poi, alzano le spalle. 

- Quindi io sarei brutta. - Sbottò lei, indignata. 

Tonks scoppiò a ridere e Sirius alzò le mani in segno di resa. - No, ma non sei nemmeno bellissima, sei normale… carina. Non mi sono di certo innamorato di te per il tuo aspetto. - Rispose Sirius alla svelta prima di rivolgersi di nuovo a Tonks. - Questa cosa del tipo ideale è sopravvalutata, l’amore è una cosa che non può sottostare a delle regole da noi inventate. Secondo me dovresti buttarti con Remus, Dora. -  

- Nemmeno tu sei il mio tipo. - Borbottò Hazel. 

- Sirius è il tipo di tutte. - Esordì Remus, varcando la soglia del salotto con Janus in braccio. - Di che state parlando? - 

- Del fatto che Sirius mi trova brutta. - Rispose Hazel.  

L’uomo alzò gli occhi al cielo. - In realtà parlavamo di te e Dora. Quando avete intenzione di uscire insieme? - 

Tra l’umore altalenante di Sirius, che passava dall’essere allegro al fare strani discorsi inquietanti su Azkaban, e il fatto che Hazel non potesse uscire di casa senza essere accompagnata da qualcuno, cosa che la irritava terribilmente, arrivò agosto, caldo e assolato come non mai. 

La mattina, Hazel si svegliava presto insieme alla signora Weasley, ogni tanto andava con lei e qualcun altro a Diagon Alley e doveva ammettere che fingere di essere una strega le piaceva. Poi, mentre gli altri si occupavano delle strane creature che se ne stavano rintanate negli angoli più bui del numero dodici, lei si occupava di rendere la stanza di Regulus Black adatta ad un bambino. Fece sparire gli articoli di giornale su Voldemort appesi alle pareti, coprì lo stemma dei Black disegnato sopra la spalliera del letto dipingendoci sopra e perse molto del suo tempo a frugare tra le cose che erano appartenute al fratello di Sirius. Nascoste sotto il grosso letto a baldacchino, Hazel scovò una fitta corrispondenza che Regulus si scambiava con quella che doveva essere stata la sua fidanzata a Hogwarts, una certa Camilla Zabini, di cui aveva anche qualche foto nascosta tra le pagine dei suoi libri. Lettera dopo lettera, Hazel si appassionò a tal punto da prendersi una cotta per Regulus, come se si trattasse di un personaggio di qualche romanzo babbano. 

Quel tardo pomeriggio, qualche giorno prima del primo compleanno di Janus, affacciata alla finestra della camera da letto, Hazel si rese conto che le mancava la Scozia e che trovava Grimmauld Place, o forse addirittura Londra, un luogo estremamente claustrofobico. Alle sue spalle, sedute entrambe sul letto insieme a Janus, c’erano Hermione e Ginny. Erano così giovani, eppure lei era molto più vicina alla loro età di quanto non fosse Sirius o chiunque altro in quella casa a parte Ninfadora. 

Più di una volta, era capitato che Hazel fosse finita a confidarsi con loro in quei momenti in cui non c’era nessuno ad ascoltarla, come quando Remus partiva in qualche missione o Sirius si chiudeva in sé stesso, ignorandola totalmente e ignorando perfino il bambino, cosa che stava accadendo sempre più spesso negli ultimi giorni. 

- Come vanno le cose tra te e Sirius? - Chiese infatti ad un certo punto Hermione, come se avesse dato un'occhiata ai suoi pensieri.   

Hazel scrollò le spalle e si avvicinò al letto, sedendosi. - Come al solito, lo sapete com’è avere a che fare con lui. - Rispose, facendo un sorrisetto triste. - Si comporta da stronzo, poi se ne pente e torna strisciando. Anche se, ultimamente, sono quasi convinta che se tornassi in Scozia proprio ora non se ne accorgerebbe nemmeno. - 

- Ma dai, non ci voglio credere! - Esclamò Ginny indignata, sedendosi a gambe incrociate e accarezzando i capelli del bambino. 

- Secondo me lo perdoni un po’ troppo facilmente. - Disse Hermione. 

Hazel sospirò e annuì. - Tonks dice esattamente la stessa cosa. - Rivelò. - A me non importa essere ignorata da lui, insomma alla fine ho sempre saputo che è un tipo un po’ volubile, ma quando lo fa con Janus… non lo sopporto. Non può far finta che non esita per una settimana per poi pretendere che tutto sia come al solito, lo confonde. - 

Hermione mise una mano su quella di Hazel, guardandola negli occhi - Vedrai, oggi arriverà Harry e sono sicura che andrà meglio. - 

Già, Harry Potter… , pensò amaramente Hazel, tormentata dall’idea di essere odiata da quel quindicenne che ancora non aveva conosciuto e che non sapeva nemmeno della sua esistenza. Fece un respiro profondo ma, poco prima che potesse parlare, delle grida attirarono la loro attenzione dalla stanza accanto. Tutte e tre, insieme a Janus, uscirono e raggiunsero allarmate la soglia della porta, affacciandosi. Dentro, insieme a Ron, Fred e George, c’era anche un altro ragazzo. Smilzo, con i capelli arruffati e scuri, gli occhiali sul naso e una cicatrice sulla fronte. Harry Potter ricambiò il loro sguardo: passò gli occhi prima su Ginny, poi su Hermione e su Hazel, chiedendosi chi fosse, e poi, infine, guardò Janus, che gli fece ciao con la manina. 

Che ci faceva un bambino in quel posto? Si chiese, perplesso. 

- Ragazzi, potevate dirmelo che era arrivato! - Esclamò Hazel, facendo un sorriso gentile. 

Harry la guardò di sottecchi. - Sì, sono io, il ragazzo che è sopravvissuto, il famoso Harry Potter! - Disse, stizzito e arrabbiato. - Vuoi chiedermi come ho fatto a sopravvivere a Voldemort? O vuoi vedere la cicatrice? - 

Hazel fece un passo indietro, mortificata. Dunque era lui il figlioccio di Sirius, tanto decantato per la sua gentilezza, il suo coraggio e la sua bontà d’animo? Era lui quello che sarebbe andato a vivere con loro una volta che Sirius fosse stato scarcerato? No, non le piaceva affatto. 

Il viso di Hazel si trasformò in una maschera di sdegno, gli voltò le spalle, decisa a tornarsene in camera sua fino alla fine della riunione che si stava svolgendo al piano di sotto, per poi poter parlare con Sirius del “famoso Harry Potter”, quando Fred e George la fermarono prima che potesse uscire  del tutto dalla stanza. 

- Vieni, Hazel, non avere paura. So che non è bello come appare sul giornale, ma ti assicuro che non morde! - Disse George mentre Hermione e Ginny si lanciavano occhiate alle sue spalle. 

- Harry, Harry, Harry. - Sogghignò invece Fred, mettendo una mano sulla spalla del giovane Grifondoro. - Hai versato la pozione fuori dal calderone, amico. Anzi, direi che il calderone lo hai proprio fuso. -

- Miseriaccia amico, non vorrei essere nei tuoi panni! - Aggiunse Ron a sua volta. 

Harry guardò Hazel, iniziando a rendersi conto che forse quella ragazza doveva essere molto importante in quella casa; e quel bambino… 

- Harry Potter. - Iniziò Fred, in tono solenne. - Ti presento Hazel Rains… che, nonostante possa sembrare praticamente una studentessa del settimo anno, è in realtà una cosa come… una sottospecie di madrina per te. E il bambino che tiene in braccio, Janus, è il figlio di Sirius. - 

Harry sgranò gli occhi e spalancò la bocca guardando i due e sentendo un forte desiderio di sparire sotto il mantello dell'invisibilità di suo padre. - Io non… non sapevo che… - 

- Non fa niente, non ti preoccupare. - Lo fermò Hazel, senza nessuna inflessione nella voce, prima di porgergli la mano e abbozzando un sorriso forzato. - Sono felice di conoscerti, finalmente. - 

Harry, titubante, strinse la mano della ragazza, muovendo gli occhi tra lei e il bambino, rimanendo con la bocca aperta ma senza emettere alcun suono. 

Sulla soglia della porta apparve poi la signora Weasley. - Oh, bene, vedo che hai già conosciuto Harry, Hazel. - Disse, con il solito distacco che tendeva a mantenere con lei. 

Hazel annuì. - Sì, una conoscenza davvero… piacevole. - Buttò lì, facendo un sorriso che risultò finto e con una certa nota passivo-aggressiva nella voce. 

Molly guardò Hazel ed Harry con insistente sguardo indagatore. - La riunione è finita e la cena è quasi pronta, se volete potete scendere. - Li informò poi. - Harry, caro, ho fatto la torta di melassa. -  

- Grazie, signora Weasley. - Disse il ragazzo, prima di uscire dalla stanza, seguito da Ron, Fred e George e poi da Ginny e Hermione. 

Molly e Hazel si guardarono per un secondo, poi la più giovane si fece avanti. - Molly, ti dispiacerebbe portare Janus da Sirius, per favore? Ho un po’ di… mal di testa. - Disse, passandole il bambino. 

- Certamente. - Annuì Molly, prendendolo in braccio. 

- Grazie. - 

Molly accennò un sorriso incerto. - Ti mando a chiamare per la cena? - Le chiese. 

- Sì… - Rispose Hazel, dopo un attimo di esitazione. - Grazie. - 

- Figurati, cara. - Disse Molly e poi, con il bambino ancora in braccio, uscì dalla stanza, senza aggiungere altro, lasciandola finalmente da sola, immersa nel silenzio che aveva preso a dilatarsi tutto attorno a lei. 

Sospirando, Hazel raggiunse di fretta la sua camera, chiuse la porta e si butto sul letto, ripensando al suo primo, disastroso, incontro con Harry Potter. 

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