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Grimmauld Place

Capitolo 12


Hazel se ne stava ferma accanto al binario dieci della stazione di King’s Cross, uno zaino sulle spalle e suo figlio tra le braccia che, come lei, si guardava intorno pieno di curiosità, quasi come se anche lui fosse alla ricerca di un viso conosciuto. Hazel non era mai stata a Londra, a dire il vero non aveva mai lasciato la Scozia ed era abituata a stento a tutto quel caos che le si palesava davanti, quell’enorme afflusso di persone che le sfrecciavano davanti come un centinaio saette impazzite. 

Erano passate quasi tre settimane dalla notte del ritorno di Voldemort; quel giorno faceva più caldo di quanto fosse naturale e lei non vedeva l’ora di raggiungere Grimmauld Place e, soprattutto, di rivedere finalmente Sirius. 

Remus sarebbe andata a prenderla, le aveva detto in una lettera, doveva solo attendere davanti al binario dieci, ma era lì già da mezz’ora e Hazel sapeva che non fosse per niente da Lupin arrivare in ritardo.  

Sospirando, abbassò lo sguardo sul viso di Janus. Ad agosto avrebbe compiuto un anno, ma non era molto abituato alle persone e al rumore, tanto che sembrava quasi infastidito da tutto il chiasso della stazione.  

- Andiamo a cercare un posto tranquillo in cui sederci? - Gli chiese, facendo un sorriso. 

Il bambino annuì stanco, quelle sette ore di treno erano state faticose anche per lui, ma poco prima che Hazel potesse muoversi di un solo passo, uno strano individuo zoppicò velocemente verso di lei, gridando: - Hey tu, ragazza! -  

Aveva una folta chioma di capelli brizzolati e un volto diverso da tutti quelli che Hazel avesse mai visto. Era come se fosse stato scolpito nel legno da qualcuno che avesse solo una vaga idea di come fossero davvero le facce umane, e non fosse nemmeno molto abile con lo scalpello. Ogni centimetro di pelle sembrava coperto di cicatrici: la bocca pareva un taglio diagonale, e mancava un grosso pezzo di naso, ma furono gli occhi dell’uomo a spaventarla: uno era piccolo, scuro e lucente, l’altro era grande, tondo come una moneta e di un vivace blu elettrico. L’occhio blu si muoveva incessantemente, senza che mai calasse la palpebra, e roteava in su, in giù e da una parte all’altra, in totale autonomia rispetto all’occhio normale. 

Hazel si sentì improvvisamente colta dall’ansia e prese a camminare velocemente dalla parte opposta a quella dell’uomo, tentando di non guardarlo troppo e sperando che non ce l’avesse davvero con lei. Raggiunse le scale mobili che l’avrebbero portata all’area commerciale della stazione e, quando si voltò, notò ancora la presenza di quell’individuo, che si stava facendo prepotentemente spazio tra la folla nel tentativo di raggiungerla. 

Hazel si guardò nervosamente intorno, notando con piacere la presenza di alcuni agenti. Insomma, quel maniaco non si sarebbe mica azzardato a farle qualcosa davanti a loro, no? 

Lasciò la scala mobile stringendo talmente forte Janus, che il bambino si ritrovò a lamentarsi sommessamente cercando di svincolarsi, poi Hazel si voltò per l’ennesima volta, rendendosi conto che l’uomo era ormai a pochi passi claudicanti da lei e che, forse, tanto vale affrontarlo. 

- Cosa vuole? Guardi che mi metto ad urlare! - Esclamò, voltandosi verso di lui, furiosa e spaventata insieme. - La farò arrestare! - 

L’uomo scoppiò a ridere, una risata inquietante, ma anche piuttosto divertita, e poi rivolse il suo sguardo alle spalle della ragazza, facendo un cenno. - Lupin, eccoti qui. - Disse. - La signora Black dice che vuole farmi arrestare. -

Hazel si girò di scatto, incontrando con sollievo il viso conosciuto di Remus Lupin, che si stava avvicinando a lei insieme ad una ragazza dai capelli rosa, molto più giovane di lui. 

- Vuole farti arrestare? Come mai vuole farti arrestare? - Imboccò Remus, ridendo, e poi fermandosi, insieme alla ragazza, tra lei e quell’uomo. - Hazel, lui è Alastor Moody, detto Malocchio. Non lasciarti ingannare dall’aspetto, è un auror. -  

Hazel boccheggiò, imbarazzata, e tornò con lo sguardo su Moody. - Mi scusi. - Disse, avvampando vistosamente. - Io pensavo che… io… - 

- Lei, invece, è Ninfadora Tonks, anche lei è un’auror. - Continuò Remus, nel tentativo di tirarla fuori dall'imbarazzo, facendo un cenno verso la giovane al suo fianco. 

- Solo Tonks andrà benissimo. - Disse, stringendole la mano e facendo un sorriso. - E questo bel bambino deve essere Janus! Ciao, piccolo, vuoi vedere una magia? - 

- Non adesso, Tonks! - Sbottò Malocchio, cominciando a zoppicare verso l’uscita della stanzione. - Non vedi che è pieno di babbani? Vuoi farci scoprire? - 

Tonks alzò gli occhi al cielo, camminando accanto a Hazel e osservandola con insistente curiosità. - Sono felice che tu sia così giovane, hai praticamente la mia età. - Disse, allegra. - Tutti gli altri sono troppo giovane, come i figli dei Weasley e Hermione, o troppo vecchi, come Silente, o come Remus e Sirius. - 

Hazel notò lo sguardo di Remus saettare verso Tonks con uno strano cipiglio di fastidio che non gli aveva mai visto prima. - Ma Remus è poi così vecchio. - Buttò lì. 

- Vedi, Ninfadora, così si parla. - Sogghignò il lupo mannaro, guardando Tonks. 

- Per l’ultima volta, Lupin, non chiamarmi Ninfadora! 

- E perché? A me piace il tuo nome. - Insistette Remus. 

Malocchio, qualche passo avanti di loro, borbottò qualcosa, puntando dritto verso una lunga fila di taxi. - Dobbiamo dividerci, maledette auto striminzite dei babbani. - Disse, fermandosi nel bel mezzo del marciapiede affollato. - Lupin e Tonks, voi prendete il cucciolo di Black, io mi occuperò del ragazzina. - 

- Perché? - Domandò Hazel, con una punta di agitazione nella voce. 

- In questo modo è più sicuro, Hazel. - Rispose cordialmente Remus, prendendo Janus in braccio. - Non preoccuparti, lo sai che a lui piace tanto stare con lo zio. - 

Una strana sensazione attanagliò ogni parte del corpo di Hazel. Era praticamente finita sotto scorta e quei tre si comportavano come se nulla fosse. 

- Forza, ragazzina, cammina. - Borbottò Moody, fermando un taxi. 

- Ci vediamo al Quartier Generale tra quindici minuti! - Esclamò Tonks, prima di allontanarsi insieme a Remus e al bambino. 

Hazel si voltò verso Malocchio e deglutì, accorgendosi di avere la gola secca. Anche se quell’uomo faceva parte dei buoni, lei non riusciva proprio a non esserne un po’ spaventata. Non solo l’aspetto era terrificante, ma il suo atteggiamento, che non riusciva affatto a renderlo più gradevole agli occhi. 

Quando entrambi si furono sistemati sui sedili posteriori del taxi, l’autista partì e Hazel prese a guardare fuori dal finestrino, cercando di reprimere almeno un po’ l’entusiasmo davanti ai bellissimi luoghi che Londra le metteva davanti agli occhi. Poco più di mezz’ora dopo, l’auto si fermò, Hazel scese e Malocchio confuse l’autista, che ripartì senza chiedere neppure una sterlina. 

La ragazza si guardò intorno con interesse. Sopra di loro il sole stava iniziando lentamente a tramontare, ma continuava comunque a fare caldo, anche all’ombra del grosso palazzo malridotto davanti a cui i due si trovavano. Alcune delle finestre avevano i vetri rotti, la vernice di molte porte era tutta scrostata e mucchi di immondizia giacevano davanti a parecchi ingresso. 

- Andiamo. - Ordinò Malocchio. 

Prese Hazel per un braccio e la guidò attraverso la strada, finendo sul marciapiede opposto. La voce soffocata di alcuni babbani che litigavano usciva da una finestra in alto nella casa più vicina, mentre un acre odore di immondizia marcia si levava dalla pila di sacchi neri rigonfi appena dentro il cancello rotto.

- Leggi in fretta e impara a memoria. - Borbottò Moody, porgendole un pezzo di pergamena su cui era stato scarabocchiata una frase con una scrittura serrata.

Hazel guardò il foglio. Diceva: “il Quartier Generale dell’Ordine della Fenice si trova al numero dodici di Grimmauld Place, Londra.” 

Malocchio le sfilò la pergamena dalla mano e la incendiò con la punta della bacchetta. Mentre il messaggio si arricciava tra le fiamme e fluttuava sino a terra, la ragazza guardò di nuovo le case. Erano davanti al numero undici, ma a sinistra c’era il numero dieci, mentre a destra, tuttavia, c’era il numero tredici.

- Ma dov… - 

Ma non fece in tempo a terminare quella frase, che una porta malconcia affiorò dal nulla, tra i numeri undici e tredici, seguita in fretta da muri sudici e finestre sporche, come se una casa si fosse appena gonfiata, spingendo le altre ai lati. Hazel guardò la scena a bocca aperta e poi guardò Malocchio, chiedendosi come fosse possibile il fatto che lui non la trovasse straordinaria. 

- Andiamo, avanti. - Ringhiò Malocchio, passandole accanto. 

- Remus, Tonks e Janus dove sono? - Chiese Hazel, seguendolo verso la porta.  

La vernice nera era scrostata e graffiata. Il batacchio d’argento aveva la forma di un serpente intrecciato. Non c’erano serratura né cassetta delle lettere.

- Saranno già arrivati. Quell’autista ci ha fatto fare il giro più lungo. - Rispose Malocchio, e poi bussò alla porta con la bacchetta per due volte. 

Hazel sentì molti rumori metallici e quello che suonava come il tintinnio di una catena, e poi finalmente la soglia si aprì con un cigolio su un lungo corridoio buio.

Quando Hazel varcò l’uscio fiutò umidità, polvere e un odore dolciastro di marcio; il luogo dava la sensazione di un edificio abbandonato. Poi si udì un sibilo basso e le vecchie lampade a gas appese lungo una delle pareti tornarono in vita, gettando una luce tremolante e inconsistente sulla tappezzeria scollata e sulla moquette lisa. Si udirono dei passi affrettati e Tonks emerse da una porta all’altro capo dell’ingresso.  

- Ci avete messo una vita, Sirius stava già iniziando ad impazzire. - Disse ad alta voce, andandogli incontro. 

- Parla piano, Ninfadora! Non vorrai mica svegliare la vecchia! - La rimproverò bisbigliando Malocchio, prima di zoppicare verso la porta alla fine del corridoio. 

Hazel guardò Tonks, la fronte aggrottata. - La vecchia? - Sussurrò. 

- Sì, la madre di Sirius. - Rispose la ragazza. - Lascia pure lo zaino qui. -

- Ma non era morta, la madre di Sirius? - Chiese Hazel, vagamente allarmata. 

Tonks annuì. - Sì, ma il suo quadro è vivo e vegeto. Ha già insultato Janus sette volte da quando siamo arrivati. - Spiegò, camminando lungo il corridoio.  

Camminarono in punta di piedi accanto a una coppia di lunghe tende color smeraldo e dopo aver quasi urtato un grande portaombrelli a forma di zampa di troll, passarono sotto una fila di teste avvizzite e montate su targhe lungo la parete. Hazel rabbrividì e poi, finalmente, lei e Tonks varcarono la soglia della cucina, da cui proveniva un forte odore di buon cibo. 

Guardandosi attorno, Hazel scorse una lunga tavolata attorno a cui si erano unite parecchie persone: c’era un gruppo di quattro adolescenti (tre ragazzi e una ragazza) tutti dai capelli rossi e molto simili tra loro, insieme ad una ragazza loro coetanea che però non sembrava far parte della loro famiglia. Vicini a loro, un uomo e una donna, fulvi anch’essi: lui era alto, un po’ stempiato e con un paio di occhiali storti sul naso, lei aveva il viso tondo, due fianchi molto generosi e teneva in braccio Janus, che richiamò subito le attenzioni della mamma non appena la vide. 

Dall’altro lato del tavolo erano seduti Remus e Sirius, insieme ad un ometto basso e pelato, mentre in piedi, forse in procinto di andarsene, c’era un uomo che le ricordava un po’ una sorta di pipistrello, il volto giallognolo incorniciato da lisci e unti capelli neri. 

- Che carino, Black, ti sei fatto davvero l’amichetta allora. - Sogghignò il pipistrello, scrutandola. - Quanti anni ha, sedici? - 

Lei arrossì vistosamente, e solo in quel momento Sirius sembrò rendersi conto della presenza di Hazel nella stanza. Si alzò, aggirò il tavolo e scoccò all’altro uno sguardo gelido. - Non stavi forse per andartene, Piton? - Gli disse. 

Piton non ribatté, scoccò un’ultima occhiata sprezzante verso Sirius e poi uscì dalla cucina senza aggiungere altro, il mantello nero che quasi toccava terra, lasciando una stana aura di negatività nell’aria. 

Mentre la porta si chiudeva alle loro spalle con un cigolio, Hazel guardò Sirius, e lui ricambiò il suo sguardo tentando di sorriderle alzando i lati della bocca, in un modo che suggerì alla ragazza che probabilmente quelle ultime settimane erano state per lui un vero inferno. Aveva l’aria stanca di chi non riusciva a riposare per niente bene ed era vestito da mago, cosa che, secondo Hazel, non gli donava affatto. Sembrava una strana versione di sé stesso, più triste e in qualche modo più vecchio. 

- Vieni, ti presento tutti gli altri. - Le disse, prendendola per mano e guidandola verso il gruppetto di persone dai capelli rossi sulla destra. - Loro sono Molly e Arthur Weasley, con una parte dei loro figli: Ron, Ginny, Fred e George. Mentre l’altra ragazza è Hermione Granger, l’amica di Harry. - 

Il gruppetto la salutò, poi Arthur si alzò in piedi e le strinse forte una mano, guardandola come se si trovasse davanti ad una qualche sorta di animale mitologico. - So che sei babbana! - Esclamò, allegramente. - Io adoro voi babbani, ma non ne ho mai conosciuto veramente uno prima d’ora, quindi è un vero piacere! Spero che non ti dispiacerà rispondere a qualche mia domanda… ad esempio mi sono sempre chiesto come… - 

- Arthur, non cominciare. - Sbottò la moglie, mettendo finalmente Janus tra le braccia di Hazel. - Devi scusarlo, cara, la sua è una vera e propria ossessione. - 

Hazel fece un sorrisetto divertito, in realtà trovava che Arthur fosse decisamente molto simpatico, anche se tutta quell’attenzione un po’ la metteva a disagio. - In realtà a me sta bene rispondere a qualche domanda. - Disse, con una sincerità tale che Arthur quasi esultò.

- Magari dopo cena, che ne dici, Arthur? - Fece Molly, andando verso i fornelli. - Spero che ti piaccia il pollo al forno, Hazel, hai un’aria così emaciata. - 

Arthur alzò gli occhi al cielo, ma poi fece cenno a Hazel di sedersi sulla sedia vuota al suo fianco, quasi fremente dall’eccitazione. 

La ragazza scoccò a Sirius uno sguardo che sembrava quasi pregarlo di non lasciarla sola in mezzo a quel gruppo di strani sconosciuti, occhiata a cui lui rispose sogghignando divertito, prima di tornare a sedersi accanto a Remus dall’altra parte del tavolo. 

Hazel sospirò e, con il bambino in braccio, si accomodò di fianco ad Arthur. 

Mangiarono tutti insieme in quella cucina dall’aspetto dimesso, consumando un pasto talmente abbondante da sembrare quasi esagerato agli occhi di Hazel, che era abituata a mangiare poco, male e di fretta da praticamente tutta la vita. 

Hazel passò quasi tutta la durata della cena intrattenendo una fitta conversazione con il signor Weasley, sorprendendosi di quanto lui si stupisse per cose che lei riteneva invece assolutamente banali. 

- Quindi voi non scrivete con delle piume ma avete delle penne con dentro l’inchiostro? - Le domandò a bocca aperta, infilzando un pezzo di pollo con la forchetta. 

- Esattamente. - Asserì Hazel. 

- E hai un apparecchio che ti permette di registrare e poi vedere, quando vuoi, dei film che sono stati catturati e messi in delle… cassette? -

- Sì, il videoregistratore. - Rispose Hazel, annuendo. - Puoi registrare qualsiasi cosa, anche le partite di calcio, lo sport dei babbani, o programmi di varietà. -

Sirius, dall’altra parte del tavolo annuì. -  Esistono anche dei veri e propri negozi in cui si possono noleggiare queste cassette, si chiamano videoteche. - Spiegò.

Arthur spalancò gli occhi, annuendo interessato. - E questo calcio… come si gioca? - 

- Te lo spiega Sirius, ormai è un esperto. - Rispose Hazel sogghignando. 

L’uomo storse la bocca, scuotendo la testa con disappunto. - È il gioco più stupido del mondo. - Esordì certo. - Ventidue persone che corrono lungo un grosso campo per cercare di buttare la palla nella porta avversaria usando solo i piedi. - 

- A me sembra un bel gioco! - Esclamò Arthur. - Organizzerò di sicuro un torneo con i miei colleghi del Ministero. - 

- Darei qualsiasi cosa per vederlo, dico davvero. - Ammise Hazel, ridendo.  

Intanto, avanti a Hazel, Tonks divertiva Hermione e Ginny trasformando il proprio naso tra un boccone e l’altro. Strizzava gli occhi ogni volta con la stessa espressione sofferente, e il suo naso prima si dilatava in una protuberanza simile a un becco che ricordava molto quello di Piton, poi rimpicciolì alle dimensioni di un fungo immaturo e infine germogliò parecchi peli da ciascuna narice. A quanto pareva era uno spettacolo consueto durante i pasti, perché ben presto Hermione e Ginny cominciarono a chiedere i loro nasi preferiti.

Hazel, nonostante avesse ormai a che fare con la magia tutti i giorni da quasi due anni, non riuscì a non sorprendersi davanti alle abilità sorprendenti della giovane auror. Perfino Janus, stremato com’era dal viaggio e da quella giornata che sembrava quasi infinita, rideva felice davanti a quelle buffe trasformazioni. 

- Sembri così giovane, cara, quanti anni hai? - Chiese ad un certo punto Molly, che se ne stava seduta accanto a Ginny, dall’altra parte del tavolo. 

- Ventidue. - Rispose Hazel, facendo un sorriso di cortesia. 

Molly storse un po’ la bocca, piena di disappunto, prima di scoccare un’occhiata torva verso Sirius, senza proferire parola. 

- Ma come vi siete conosciuti tu e Sirius? - Domandò invece Ginny, piena di curiosità. 

- È entrato in casa mia alla ricerca di cibo, facendomi prendere uno spavento! - Iniziò a raccontare Hazel, sorridendo. - Era appena scappato da Azkaban ed era ridotto davvero male. Abbiamo passato tutta l’estate insieme, ci siamo innamorati ed ora eccoci qui. -

- E il bambino… lui è stato voluto? - Chiese Molly, guardando Janus. 

Hazel scosse la testa. - No, ovviamente no, vista la situazione. - Rispose candidamente. 

Molly fece di nuovo quella strana smorfia piena di disapprovazione. - È stato un po’ da incosciente farsi mettere incinta da un uomo tanto più grande di te, tesoro, per giunta appena uscito da Azkaban… e immagino che non siate nemmeno sposati. Non so come funziona tra i babbani, ma tra noi una donna che ha un figlio ma senza una fede al dito non è affatto ben vista. - 

Uno strano silenzio raggelante cadde sulla cucina. Hazel sentiva gli occhi di tutti puntati su di lei, i loro sguardi che la trapassavano come lame affilate. Sentì le sue guance andare a fuoco e si voltò mortificata verso Sirius, che guardava Molly con occhi stretti e l’espressione di chi stava cercando in tutti i modi di controllarsi. 

- No, non siamo sposati e d’altronde come avremmo potuto farlo, Molly? Io sono ancora ricercato. - Disse l’uomo, gelido. - Ma lo faremo, quando tutto questo sarà finito. -  

Hazel lo guardò aggrottando la fronte. - Ah sì? - Chiese, sorpresa. 

Sirius scrollò le spalle. - Be’ sì, perché no… se vuoi. - Rispose. 

- Questa è la proposta di matrimonio meno romantica della storia delle proposte di matrimonio. - Rise Tonks, alleggerendo il tono della conversazione. 

- Comunque io non voglio sposarmi. - Ribatté Hazel, guardando Molly. - Non credo che ci sia bisogno di un contratto per dimostrare la validità del nostro rapporto. - 

- Non intendevo dire che il vostro rapporto non sia valido. - Si affrettò a dire Molly. - Ma è normale che due persone che si amano sentano l’esigenza di ufficializzare. - 

- Noi no. - Rispose seccamente Hazel. - Sinceramente non sento nessuna esigenza di prendere il suo cognome o altre cose di questo genere solo perché altrimenti qualcuno potrebbe pensare che io sia una sgualdrina. Anzi, il fatto che qualcuno potrebbe pensarlo mi spinge a tenermi ancor più lontana da certe pratiche, come atto di protesta, sai... - 

A capotavola Malocchio grugnì, e Hazel prese quel verso come un segno di apprezzamento per la sua invettiva contro il matrimonio, mentre invece Molly boccheggiò, quasi in imbarazzo. - L’importante è che siate contenti. - Balbettò in fine. 

- Esattamente. - Rispose Hazel con fare mellifluo, prima di abbassare gli occhi su Janus, che sbadigliò ricambianco lo sguardo. 

- Credo che sia un po’ stanco, povero piccino. - Cinguettò dolcemente Molly, ma Hazel la trovò tremendamente irritante.  

- Sì, infatti è meglio se lo metto letto. - Disse Hazel, alzandosi. - Sirius, vieni con me? - 

Poco dopo, al piano di sopra, Hazel stava facendo avanti e indietro in quella che era tornata ad essere, da qualche settimana, la stanza di Sirius Black, il viso sconvolto dalla rabbia e anche da qual poco di imbarazzo che le era rimasto addosso per colpa delle parole della signora Weasley.

- Quella vecchia strega… - Borbottò, furente, mentre Sirius la guardava misurare a grandi passi la distanza tra la porta e la finestra, il bambino che sonnecchiava sul letto. - Ma come si permette? Mi ha praticamente dato della puttana davanti a tutti! -

- Hazel… - 

- Che faccia tosta, che maleducazione! Non posso davvero crederci che è venuta a farmi un discorso del genere… insomma mi conosce appena! - Lo ignorò lei, fermandosi davanti a lui con le mani sui fianchi. - Siete davvero tutti così moralisti, voi maghi? - 

Sirius scosse la testa. - No, però effettivamente tendiamo a sposarci da giovani e a fare figli subito dopo, soprattutto se si tratta di matrimoni combinati come praticamente tutti quelli che ci sono stati nella mia famiglia. - Spiegò in tono amaro. - Però tu non fare caso a Molly, nessuno pensa che sei una poco di buono. - 

- Ma è sempre così quella lì? Insomma, come la sopporti? - 

- Proprio come sopporto tutto il resto. - Fece Sirius, scrollando le spalle. - Sopporto tutte le battutine di Mocciosus, sopporto il fatto di essere rinchiuso qui mentre gli altri rischiano la vita, praticamente tutta la mia esistenza è sopportazione. - 

Hazel sospirò e si lasciò cadere sul letto, al suo fianco. - Scusa. - Mormorò. 

- Di cosa? - Chiese Sirius, guardandola perplesso. 

- Per questa cosa che sono arrabbiata con la signora Weasley. - Mugugnò. - Tu hai già tanti problemi… abbiamo già tanti problemi, non dovrei prendermela tanto. - 

Lui sembrò, se possibile, ancor più perplesso. - È normale che tu sia arrabbiata, lo sono anche io. Non fa altro che dire quanto io sia immaturo e volubile da settimane. - Rivelò, poggiandole un braccio sulla spalla e attirandola a sé. - Solo che non ci vediamo da venti giorni e, sinceramente, vorrei fare tutto tranne che parlare di Molly Weasley. -  

Hazel annuì, guardandolo negli occhi, percependo tutti i pensieri negativi che avevano caratterizzato le ultime settimane che lasciavano finalmente il suo corpo. Si avvicinò a lui, posando delicatamente le labbra sulle sue come desiderava fare da quando era arrivata in quella casa e lui rispose a quel contatto con urgenza, quasi con impeto, prima di farsi di nuovo indietro, quel tanto che bastava per poterla guardare. 

- Detesto questo posto. - Le rivelò a bassa voce. - Ma soprattutto detesto che te e Janus dobbiate vivere qui. - 

Hazel scosse la testa. - Questa è solo una casa, Sirius. - Disse. 

- Non è solo una casa. - Obiettò lui. 

- Invece lo è. Guardati intorno: delle mura, un tetto, delle scale… a me sembra proprio solo una casa. - Ribatté la ragazza, stringendogli le mani. - Certo, magari è piena di brutti ricordi ma possiamo crearne di nuovi. - 

Sirius mugugnò contrariato e poi annuì, ma forse solo per accontentarla. 

- Come ci organizziamo per stanotte? Janus dormirà con noi? - Chiese Hazel, voltandosi verso il bambino. 

- Pensavo alla camera di Regulus, qui a fianco. - Rispose Sirius. - È un po’ cupa, ma magari potrebbe essere un’idea ridipingerla e togliere tutti i vari riferimenti a Voldemort. Ho anche recuperato il vecchio lettino in cui io e mio fratello abbiamo dormito da piccoli. - 

Hazel guardò suo figlio, ormai profondamente addormentato. - Magari per stanotte è meglio se resta qui con noi. - Disse, sdraiandosi al suo fianco. 

Sirius sospirò ma non disse niente, stendendosi vicino a loro. - Sembri stanchissima. - Mormorò, tenendola per mano. 

- Lo sono. - Rispose lei, con gli occhi a mezz’asta. - Credi che riusciremo ad essere felici qui, nonostante tutto? - Domandò poi, dopo un attimo di silenzio. 

Lui esitò. - Non lo so. - Sussurrò. - Ma presumo che lo scopriremo presto. -

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