Distacco
Capitolo 16
Nei giorni successivi, con Arthur Weasley fortunatamente fuori pericolo e la casa che piano piano si addobbava per il Natale, non vi fu spazio né la reale necessità di parlare di quel piccolo e inutile screzio. La gioia di Sirius nell’avere di nuovo la casa piena, e soprattutto nel riavere Harry, era contagiosa. Non era più imbronciato come l’estate passata; pareva deciso a fare in modo che tutti si divertissero quanto a Hogwarts, se non di più, e trascorse i giorni prima di Natale a pulire e decorare senza sosta, con l’aiuto di tutti, così da far diventare la casa a stento riconoscibile. I lampadari anneriti non erano più carichi di ragnatele ma di ghirlande di agrifoglio e festoni d’oro e d’argento; mucchi di neve magica scintillavano sui tappeti lisi; un grande albero di Natale, procurato da Mundungus e addobbato con fate vive, nascondeva l’albero genealogico di Sirius, e persino le teste d’elfo imbalsamate sulle pareti portavano barbe e cappelli da Babbo Natale.
Il giorno prima della vigilia, Hazel accompagnò Tonks a fare regali per tutti, approfittando per uscire di casa dopo almeno una settimana dall’ultima volta, godendosi una bella passeggiata per le vie affollate di Diagon Alley e, successivamente, anche nella Londra babbana. La mattina di Natale, invece, la giovane si svegliò circondata dal calore familiare e accogliente della sua camera da letto, in una casa ancora avvolta dal silenzio.
Alle sue spalle, Sirius la accarezzava pigramente, sfiorandole piano la pelle sotto la maglietta del pigiama.
Avere di nuovo la casa piena e, soprattutto, la possibilità di passare un po’ di tempo con Harry, aveva tirato fuori il mago dal baratro in cui sembrava essersi buttato e, per quanto Hazel ne fosse felice, spesso questo la rendeva pensierosa: perché lei e Janus non sembravano essere abbastanza? Perché non riusciva a sollevarlo da tutto quel dolore?
Si voltò nella sua direzione, ritrovandosi a guardarlo negli occhi. La luce opaca di dicembre lo illuminava alle spalle, mettendo un po’ in ombra quel suo viso sciupato ma sorridente.
- Buon Natale! - Le disse allegramente lui, dopo un leggero bacio sulle labbra.
Hazel mugugnò qualcosa assonnata, avvicinandosi a lui tanto da nascondere il viso contro il suo collo. - Prima o poi mi spiegherai cosa ti piace tanto delle feste. - Borbottò, ancora ad occhi chiusi.
Sirius rise piano. - E tu, un giorno, mi spiegherai perché invece le detesti. - Ribatté. - Sei un po’ come quel personaggio verde e peloso che odia il Natale… come si chiama…? -
Hazel alzò il viso, in modo da poterlo guardare negli occhi. - Il Grinch. - Rispose. - Ma io non detesto mica il Natale come lui, semplicemente non ci vedo niente di così bello. -
- Dici così solo perché non l’hai mai festeggiato come si deve. - Obiettò Sirius. - Lo scorso anno eravamo troppo impegnati con il bambino per farlo, mentre quello prima ancora eravamo troppo occupati a darci dentro su tutte le superfici di casa tua. Ma quest’anno sarà diverso: mangeremo tacchino ripieno, scarteremo i regali sotto l’albero e cose del genere. -
Hazel sorrise, poi si lasciò andare ad un piccolo sbadiglio, prima di affondare di nuovo la testa nel cuscino, lo sguardo rivolto al soffitto. - Mi piace avere una famiglia. - Disse.
- Anche a me. - Rispose Sirius, stringendole la mano e voltandosi per guardarla.
Il profilo di Hazel sembrava quasi un paesaggio illuminato dai primi raggi dell’alba. Sirius si ritrovò ad ammirare per l’ennesima volta la forma degli occhi di lei, rotondi e scuri, con le lunghe ciglia che sembravano essere state piazzate lì proprio per renderli ancora più grandi, poi la forma del naso, leggermente all'insù e, poco più sotto, le labbra sottili, rosa e sempre tremendamente invitanti.
- Che c’è? - Domandò Hazel, facendo un sorrisetto imbarazzato, quando si rese conto di essere osservata intensamente.
Sirius scrollò le spalle. - Sei troppo bella per stare con un vecchio come me. - Rispose un po’ amaramente, ma Hazel non riuscì a capire comunque se scherzasse o meno.
- Ma piantala, non hai neanche quarant’anni. - Si limitò a controbattere.
- E tu non ne hai neanche venticinque. - Le ricordò lui. - Se avessi una figlia non vorrei che finisse con uno come me. Io non ho niente da offrirti. -
Hazel alzò gli occhi al cielo. - Guarda che due persone non stanno insieme perché devono offrirsi qualcosa a vicenda, Sirius. - Disse risentita. - E comunque pensavo che questa fase in cui ti fai venire i sensi di colpa l’avessimo superata. -
L’uomo sospirò, prima di avvicinarsi, cingendole la vita con un braccio. - Non capirò mai cosa ci hai trovato in me. - Mormorò, stringendosi a lei.
- Sai com’è… sei molto ben dotato. - Rispose Hazel, sogghignando.
- Nulla di speciale. -
La ragazza annuì. - Sì, effettivamente sei abbastanza nella media. - Ammise.
Lui abbassò gli occhi verso di lei, guardandola perplesso. - E tu come fai a sapere qual è la media? - Le domandò.
- Non sono mica stata solo con te. - Rispose Hazel, come se fosse ovvio.
- Sei stata anche con Derek, ma a mio parere non basta per poter stabilire una media. -
Hazel trattenne senza successo una risatina nervosa, prima di muoversi un po’ a disagio, mettendosi a sedere. - In realtà questo non è del tutto esatto. - Disse, spiacente. - Non ho mai avuto successo nelle relazioni vere e proprie, su questo fronte sei il primo in assoluto, ma sono pur sempre una ragazza più o meno carina, quindi diciamo che tutto il resto non mi è mai mancato. -
Il volto di lui si contrasse, come se stesse tentando in tutti i modi di trattenersi dal fare la fatidica domanda di cui in realtà non voleva nemmeno ascoltare la risposta.
- Che c’è, vuoi sapere con quanti ragazzi sono stata? - Rise Hazel, anticipandolo.
Sirius annuì e scosse la testa insieme. - Solo se vuoi dirmelo, ovviamente. - Rispose.
Hazel sembrò pensarci su, l’espressione di chi sembrava assolta da qualche complesso calcolo matematico. - Sicuramente meno di dieci. - Buttò lì. - E tu? -
- Sono un gentiluomo, Hazel. Di certo non parlerò con te di queste cose. - Sogghignò, alzando le mani ai lati della testa.
La ragazza gli lanciò un’occhiataccia. - Ma se lo stiamo già facendo. - Obiettò.
Sirius fece un gesto sbrigativo con la mano come se volesse liquidare la questione in fretta, prima di avvicinarsi con un sorriso beffardo dipinto in volto. La baciò, finendo sopra di lei con un impeto che ormai Hazel conosceva bene e a cui si lasciò andare quasi immediatamente, ritrovando a sospirare sulle sue labbra.
Nel frattempo, fuori dalla porta della loro camera da letto, il numero dodici di Grimmauld Place si stava svegliando pian piano, infrangendo quel sonnolento silenzio che li aveva avvolti fino ad allora. La ragazza sentì i passi goffi di Tonks sulle scale, gli schiamazzi dei ragazzi e la voce di Molly che li sgridava, intimandoli di stare lontani dalla cucina mentre, nello stesso momento, dalla stanza affianco alla loro, Janus scoppiò a piangere, come per avvertirli che anche lui era finalmente sveglio.
Hazel sospirò scambiando con Sirius uno sguardo esasperato e divertito insieme, spingendolo indietro e alzandosi poi dal letto. - Magari continuiamo stanotte. - Gli disse suadente, prima di raggiungere la soglia della porta.
Come previsto, quel Natale fu diverso da tutti quelli che Hazel aveva vissuto in passato e, in parte, anche da quelli che sarebbero arrivati in futuro. A Grimmauld Place si respirava un’atmosfera nuova e festosa, l’aria profumava di buon cibo e dalla radio provenivano le note soffici e allegre dei canti di natalizi. Tutta la negatività e la pesantezza di qualche mese prima sembrava essere stata spazzata via dalle decorazioni e dai biscotti alla vaniglia che la signora Weasley sfornava ogni mezz'ora.
Dopo pranzo, quando venne il momento di scartare i pacchetti che si erano ammucchiati sotto l’albero durante l’ultima settimana, Janus ricevette la sua prima piccola scopa volante, regalo di Remus, che si beccò un’occhiata talmente brutta da parte di Hazel, che quasi il lupo mannaro si pentì di non aver comprato qualcos’altro.
- Remus Lupin, se il mio bambino si romperà la testa svolazzando qua e là su quell’affare infernale… giuro che ti farò fuori! - Esclamò la ragazza, mentre Janus le sfrecciava accanto su e giù per il salotto, urlando dalla gioia mentre tutti lo guardavano.
- Dai, si sta divertendo. - Rise Sirius, mentre l’amico alzava le mani sopra la testa in segno di resa. - Inoltre è questa l’età giusta per iniziare ad imparare a volare. -
- Ma se a stento cammina! - Obiettò lei, indignata.
- Secondo te, se gli tiriamo qualcosa, lui potrebbe afferrarla al volo? - Domandò Sirius a Remus, senza badare minimamente alle preoccupazioni di Hazel.
- Non credo, ha pur sempre sedici mesi dopotutto. - Rispose il lupo mannaro, con fare meditabondo. - Ma potremmo incantare qualche oggetto per vedere se almeno lo rincorre, Harry lo faceva alla sua età, ti ricordi? -
- Remus, almeno tu sii ragionevole… - Tentò di mettersi in mezzo Hazel.
- Oppure potremmo usare la palla che ha già, ma come una pluffa! - Continuò Sirius, continuando ad ignorarla bellamente.
Hazel, esasperata, si lasciò cadere sul divano con le braccia incrociate sul petto, cercando di non fissarsi troppo su quella minuscola scopa che svolazzava tra le gambe degli altri abitanti del numero dodici.
Non aveva mai avuto una vera famiglia e, in realtà, non aveva mai avuto nemmeno la speranza di poterne trovare una. Eppure, mentre passava lo sguardo su tutte quelle facce che affollavano le stanze solitamente vuote di Grimmauld Place, si rese conto che appartenevano a persone con cui, per la prima volta nella sua vita, si era sentita a casa.
Sul divano, sedute una vicino all’altra, Hermione e Ginny guardavano Tonks fare le sue solite trasformazioni, dietro di lei, seduti lungo il tavolo ancora apparecchiato, Malocchio parlava con Arthur di affari del Ministero mentre, in piedi davanti a lei, tutti gli altri insegnavano le basi del quidditch a Janus, a cui però importava solo sfrecciare più in alto di quanto la piccola scopa gli permettesse.
Davanti a lei, abbandonata sul tavolino basso che divideva i due divani, c’era il regalo migliore che Hazel avesse mai ricevuto in tutta la sua vita. Si trattava di una polaroid ammaccata che Remus aveva incantato così da poter scegliere se scattare fotografie magiche o babbane. Hazel la afferrò e, con l’occhio nell’obiettivo, scattò nella direzione del bambino, che in quel momento cercava di afferrare la palla che Sirius gli lanciava.
Il rumore meccanico accompagnò l’uscita dell’istantanea. Hazel guardò l’immagine comporsi pian piano sulla cartuccia e il profilo delle due persone più importanti della sua vita apparve sullo sfondo un po’ scuro: Sirius e Janus sembravano due versioni diverse della stessa persona tanto era strabiliante la loro somiglianza. Avevano gli stessi capelli scuri e disordinati, gli stessi lineamenti aristocratici e, quando il bambino si indispettiva, sfoderava gli stessi sguardi torvi che erano tipici di suo padre. Ma Janus, a contrario di Sirius, stava sviluppando un carattere più equilibrato, quasi riflessivo, molto più vicino a quello di Hazel.
- Guarda, l’obiettivo vi ama. - Disse loro mostrando la foto, quando dieci minuti più tardi finalmente abbandonarono la scopa sedendosi al suo fianco. - Guarda, Jan: io ti porto in grembo per nove mesi, ti partorisco tra dolore e sofferenze e tu somigli tutto a tuo padre. Questa è un’ingiustizia bella e buona. -
Sirius rise, scuotendo la testa. - Però da te ha preso tutto il resto. Non mi stupirei affatto se finisse in Corvonero, una volta a Hogwarts. -
- Tonks pensa che io sia una Tassorosso fatta e finita. - Obiettò Hazel. - Sai, no… la pazienza, la lealtà, il duro lavoro. Sono tutte caratteristiche dei Tassi. -
- Ma sei anche parecchio intelligente, molto creativa e un po’ strana, come ogni Corvonero che si rispetti. - Insistette Sirius. - Comunque, dentro di me, spero proprio che Janus finisca in Grifondoro, ma staremo a vedere tra una decina d’anni. -
Hazel guardò il bambino, che a sua volta rivolgeva lo sguardo a entrambi i suoi genitori con parecchia curiosità, come se fosse interessato a quella conversazione.
- Immagina se finisse in Serpeverde. Ci rimarresti male? -
Sirius esitò per qualche secondo, storcendo il naso con disapprovazione. - Di sicuro non la prenderei come i miei genitori hanno preso il mio smistamento, ma sicuramente non ne sarei entusiasta. - Rivelò. - Sarà il Cappello Parlante a decidere. -
- Non capirò mai perché date tutta questa importanza allo smistamento. -
Sirius la guardò come se avesse detto qualcosa di molto stupido. - Dallo smistamento si possono capire tante cose di una persona. - Rispose. - Inoltre è un momento che segna una vera e propria svolta: se fossi finito in Serpeverde come tutta la mia famiglia, non dico che avrei fatto la fine di Regulus, ma chissà quante cose sarebbero state diverse. -
Hazel strinse le spalle. - Continuo a non capire. -
- È anche un po’ come per il calcio. - Spiegò, nel tentativo di cercare un appiglio nel mondo babbano. - Immagina se Janus tifasse Rangers invece che Celtic. -
- Sarebbe orribile. - Ammise Hazel.
- Esattamente. Lo stesso vale per lo smistamento. - Disse Sirius. - Posso accettare la cosa, ma non sarebbe lo stesso. Inoltre sono più che sicuro che un Black mezzosangue non se la caverebbe benissimo tra i Serpeverde, capisci cosa intendo? Qualcuno potrebbe prenderlo di mira. -
Hazel sospirò. C’era stato un momento, parecchi mesi prima, in cui si era ritrovata a sperare che suo figlio non avesse poteri magici, così da poter tenersi ben lontano da quel mondo pericoloso che era quello dei maghi. Sarebbe stato un bambino comune in mezzo a tanti altri bambini comuni, non l’ultimo erede maschio di una ricca e nobile famiglia di tradizione purosangue. Ma poi Janus aveva cominciato a manifestare la sua magia e lei non aveva potuto far altro che accettarlo.
- Non ti ho ancora dato il regalo di Natale. - Tornò a parlare Sirius, ritirandola fuori dai suoi pensieri.
Hazel si voltò a guardarlo, sorpresa. - Ho pensato che quest’anno non mi avessi preso niente, sai con il fatto che non puoi uscire di casa. -
Sirius scosse la testa. - Ho mandato Molly a comprarlo per me. - Spiegò.
Hazel fu, se possibile, ancora più sorpresa. - Molly? - Domandò scettica.
Nonostante i dissapori della prima sera fossero ormai solo un ricordo lontano, Hazel era certa che la signora Weasley non fosse una grande sostenitrice della sua relazione con Sirius, e nemmeno del suo modo di fare la madre.
- Sì, Remus era in missione e non sapevo quando sarebbe tornato, Tonks è stata molto occupata nelle ultime settimane. - Spiegò Sirius in fretta. - Dunque ho mandato lei, insieme a Ginny. Non ho dato indicazioni precise, speravo ti prendesse qualcosa di legato all’arte, qualcosa che potesse piacerti o almeno esserti utile, qualcosa di simile alla polaroid che ti ha regalato Remus, ecco. Solitamente io sono bravo a fare dei regali, ma tu sei babbana, sei strana… -
- Oh, no, tu sei pessimo nel fare i regali, non sono io ad essere strana. - Lo interruppe lei ridendo. - Dimmi, cosa ha comprato Molly alla fine? - Domandò incuriosita.
Sirius esitò per qualche attimo. - Ha comprato un… anello. - Rispose dopo un breve sospiro. - Lei dice che certe cose piacciono sempre alla donne e che, anche se dici di no, in realtà anche tu vorresti sposarti, un giorno. -
Hazel sobbalzò, spalancando gli occhi. - Non ci provare! - Esclamò, facendosi indietro.
- Calmati, non voglio farti nessuna fatidica domanda. Lo sai che anche io non sono troppo propenso al matrimonio, inoltre non te lo chiederei mai qui, davanti a tutti il giorno di Natale. - Disse Sirius storcendo il naso e iniziando a frugare nelle sue tasche, prima di tirare fuori una piccola scatoletta rivestita di velluto viola. - Solo che ormai non so cosa farci, quindi mi domandavo se tu lo volessi tenere lo stesso. -
- E come me lo chiederesti, sentiamo? - Domandò Hazel.
Sirius alzò le spalle. - Te lo chiederei e basta, ma in un posto privato in cui puoi sentirti libera di dire anche di no. - Rispose e poi, dopo una breve pausa, continuò, guardandola dritto negli occhi. - Ti amo e devo ammettere che un giorno mi piacerebbe sancire questa cosa tra noi con un contratto giuridico, il che può non sembrare affatto romantico ma… -
Hazel si avvicinò e lo zittì, poggiando le labbra su quelle di lui e innescando la protesta indignata di Janus, seduto sulle sue gambe.
Sirius sospirò, abbassando gli occhi su suo figlio. - Non mi sembri d’accordo, o mi sbaglio? - Gli chiese in tono leggero.
- Va bene. - Esclamò invece Hazel, guardando Sirius con uno sguardo serio. - Lo faremo, ma ci sono delle condizioni da rispettare. -
Sirius inarcò le sopracciglia, sorpreso. - E quali sarebbero? - Le domandò.
- Prima di tutto Voldemort deve essere morto, ma questa volta sul serio. - Iniziò, con fare meditabondo. - Io devo avere più di trent’anni, una carriera artistica o accademica ben avviata, e non sarà, per nessun motivo al mondo, una cerimonia tradizionale. Niente abito bianco, nessuno mi porterà all’altare e terrò il mio cognome. -
Lui annuì. - Ci sto. - Disse convinto, prima di scoperchiare la scatoletta in velluto.
Hazel si guardò nervosamente intorno, notando con sollievo che in quel momento nessuno li stava guardando. Tornò con gli occhi su di lui e poi sull’anello che teneva in mano, tentando di celare la punta di imbarazzo che le era nata dentro.
Su una montatura d’argento spiccava uno zaffiro azzurro e ovale, circondato da tanti piccoli diamanti che riflettevano la luce fioca proveniente dalle lampade a gas che in quel momento illuminavano il salotto, rendendo l’anello a dir poco abbagliante.
- Per la barba di Merlino! - Esclamò la voce del signor Weasley alle loro spalle, facendoli sobbalzare dalla sorpresa. - Congratulazioni! Finalmente vi siete decisi! -
Hazel sentì gli occhi di tutti i presenti posarsi proprio su di loro, pieni di curiosità. Ci fu un sonoro “ooh” sorpreso e sospirato da parte di tutti e poi Molly, sulla soglia della cucina, si avvicinò loro con occhi sgranati e sognanti. - Lo sapevo! Lo sapevo che sarebbe successo! Hai detto di sì, vero, cara? - Domandò a Hazel.
Hazel fece un sorriso ricolmo di imbarazzo, mentre gli occhi di tutti si posavano su di loro, pieni di curiosità. - In realtà non me l’ha nemmeno veramente chiesto… - Tentò di spiegarsi lei, lanciando uno sguardo verso l’uomo al suo fianco, che invece sembrava perfettamente a proprio agio. - Ma diciamo che ho detto di sì, in un certo senso. -
L’ultimo giorno di vacanze terminò con una delle spiacevoli visite di Severus Piton che, agli occhi di Hazel, sembrava essere arrivato a Grimmauld Place solo per peggiorare l’umore del padrone di casa. Sirius, infatti, aveva passato la prima settimana del 1996 di nuovo totalmente rinchiuso in sé stesso, anche se aveva cercato in tutti i modi di non darlo a vedere, sforzandosi di sorridere durante le cene e i pranzi affollati, ma diventando silenzioso e accigliato quando si ritrovava da solo.
La mattina della partenza dei ragazzi si presentò a loro come una delle più fredde e grigie degli ultimi mesi, talmente gelata da aver ghiacciato la strada sotto il numero dodici durante la notte.
Hazel osservò il gruppo lasciare quella casa dalla finestra del salotto, chiusa e invisibile dall’esterno, con una strana sensazione che le attanagliava il cuore. Aveva l'impressione che qualcosa di terribile stesse per piombare su di loro, stravolgendo per sempre quella sorta di equilibrio che si era venuto a creare nelle ultime settimane, lasciandosi poi dietro solo vuoto. Con un sospiro, Hazel si guardò intorno, assaporando nuovamente la solitudine e il silenzio che avevano avvolto Grimmauld Place ancora una volta. Senza tutta quella gente ad abitarla, quella casa appariva più cupa e triste del solito. L’arazzo dell’albero genealogico era di nuovo lì, in bella vista adesso che l’abete di Natale era scomparso, più minaccioso e inquietante che mai, il vecchio pianoforte polveroso e scordato, i vecchi divani che un tempo erano stati sontuosi, tutto lì dentro trasmetteva un forte senso di malinconia e decadimento.
Sulla soglia della porta, invece, Sirius la guardava esitante, con le mani nelle tasche e il volto che appariva quasi spiegazzato, come se quella notte non avesse dormito.
Hazel gli sorrise, ma lui non ricambiò, facendole nascere dentro un forte stato di disagio.
Era abituata a veder mutare il suo stato d’animo in poco tempo, ma durante quegli primi giorni di gennaio sembrava esserci qualcosa di diverso, come se un pensiero terrificante lo stesse torturando tanto da assorbire ogni sua energia.
- Devo parlarti di una cosa. - Esordì però, muovendosi verso di lei.
Lei aggrottò la fronte, ma cercò di ignorare il cuore che le aveva saltato un battito. - Che succede? - Domandò, sfiorando la sua mano.
L’uomo chiuse per un momento gli occhi, come se nella sua testa stesse cercando le parole giuste. Spalancò nuovamente le palpebre, ma non la guardò. - Hazel, tu e Janus dovete tornare in Scozia. - Disse, andando dritto al punto.
La ragazza sussultò e le sue sopracciglia si inarcarono dalla sorpresa. - Cosa… perché?- Chiese, scossa e perplessa insieme.
Sirius sospirò, quasi come se continuare a parlare gli costasse fatica. - Finché Harry non imparerà l’occlumanzia nessuno di noi sarà al sicuro. Certo, Silente è il custode segreto dell’Ordine, ma non è di Voldemort che ho realmente paura. - Rispose, dopo qualche attimo di esitazione. - Ieri c’è stata un’evasione di massa da Azkaban e ovviamente il Ministero ha dato la colpa a me. - Continuò. - Tra i mangiamorte evasi c’è anche quella pazza di mia cugina Bellatrix e, se venisse a sapere di noi due, allora tu e Jan sareste in serio pericolo. Janus, pur essendo mezzosangue, resta l’erede della famiglia Black e questo potrebbe farla impazzire. Ricordo ancora quando Andromeda è scappata con Ted, ricordo la rabbia di Bellatrix alla notizia della nascita di Ninfadora e ricordo che promise che li avrebbe fatti fuori tutti e tre prima o poi. Non è sicuro per voi restare qui, se lei venisse a sapere della vostra esistenza… se Voldemort lo vedesse nella testa di Harry… non voglio nemmeno pensarci. Quindi tu e il bambino tornerete a casa oggi stesso, non appena Remus tornerà da Hogwarts. -
Hazel rimase immobile, in perfetto silenzio, gli occhi su Sirius che a sua volta si rifiutava di rivolgerle lo sguardo. - Per quanto tempo? - Chiese, gelida.
- Finché tutto questo non sarà finito. - Disse Sirius. - Io sarò il vostro custode segreto, ma per essere ancora più sicuri è necessario che nessuno sappia della vostra esistenza. Le memorie di Harry e i ragazzi saranno cancellate una volta a scuola, quando te ne andrai io e Remus ci occuperemo anche degli altri. Gli unici che sapranno di voi saremo io, Remus, Silente e… Piton. Non mi fido per niente di lui, ma Silente ha insistito tanto. -
Il volto di Hazel, illuminato dai raggi di quel pallido sole invernale che entravano dalla finestra a loro fianco, venne attraversato da una quantità innumerevole di emozioni. Quando Sirius alzò nuovamente lo sguardo su di lei, notò la rabbia indurire i suoi lineamenti, la tristezza bagnarle gli occhi e la rassegnazione farle tremare le labbra.
- Sirius… no. - Mormorò solo, con la voce spezzata nella gola. - Non puoi controllare la mia vita in questo modo. Non puoi portarmi qui e poi decidere di cancellare la mia esistenza dalla mente di tutti quelli a cui tengo… -
- Invece posso. - Ribatté fermamente lui. - Non sto chiedendo il tuo permesso, Hazel, faremo così che ti piaccia o no. -
Hazel strinse gli occhi come se volesse metterlo a fuoco meglio e poi scosse la testa. Sembrava così delusa. - Quindi hai già deciso per me. Mi chiedo che senso abbia parlarmene allora. - Sbottò, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. - Anzi, perché non cancelli anche la mia di memoria, così la facciamo finita? -
- Avrei dovuto farlo quell’estate in cui ti ho incontrata. - Ribatté gelidamente lui. - E sai perché non l’ho fatto, Hazel? Perché sono stato egoista, avevo bisogno di qualcuno. Non di te, ma di qualcuno. Dopo tutti quegli anni ad Azkaban probabilmente mi sarei innamorato anche di Piton se mi avesse teso la mano come hai fatto tu. -
Hazel parve scossa da un fremito. Fece un passo indietro, guardandolo fisso con gli occhi lucidi e il torace che le si abbassava velocemente. - Non è vero. - Disse semplicemente.
- Invece è vero. - Replicò Sirius. - Ti ho rovinato la vita solo perché mi sentivo solo, quindi ora tornerai a casa, riprenderai la tua solita vita e ti dimenticherai di tutto questo per sempre. Non c’entri con questa storia, questo non è il tuo mondo, mettitelo in testa. -
Hazel rimase zitta e ferma davanti a lui, il volto sconvolto dall'incredulità e dalla confusione che evidentemente stava provando, il respiro che le si mozzava nel petto tra un singulto e l’altro. Lo stava fissando come se si aspettasse ancora qualcosa e lui, a sua volta fissava lei con il cuore ridotto in mille pezzi minuscoli e taglienti. Hazel sembra ancor più giovane e fragile di quanto non lo fosse mai stata. Sarebbe stato facile annullare la distanza fisica che li divideva, abbracciarla, dirle che non l’avrebbe mai abbandonata, che le cose si sarebbero sistemate e che l’amava, che l’amava così tanto da lasciarla andare via, l’amava tanto da lasciarsi odiare, se questo voleva dire tenerla al sicuro.
Fu invece lei a fare un passo verso di lui, avvicinandosi tanto da prendere il suo viso tra le mani, costringendolo a puntare gli occhi nei suoi. - Guardami. - Ordinò fermamente. - Avanti, guardami e ripeti quello che hai detto. Dimmi che non mi ami, forza. -
- Non ti amo. - Ripeté lui, con la gola che gli pareva annotata e ricoperta di spilli. - Mi sentivo solo, ero stanco e avevo bisogno di un posto in cui stare. -
- Io non ti credo. - Rispose Hazel.
- Invece dovresti. - Disse lui, facendo un passo indietro. - Provvederò al bambino, ovviamente, non te la caverai da sola. C’è un conto intestato a tuo nome in una banca babbana, con l’eredità che spetterebbe a Janus se io dovessi morire, quindi non avrai più bisogno di lavorare per molto tempo. -
Hazel gli scoccò uno sguardo raggelante. Adesso alla tristezza e alla confusione si era sostituita la rabbia. - Non voglio i tuoi soldi. - Sibilò lentamente. - Non dovrai provvedere a un bel niente, perché tu mio figlio non lo rivedrai mai più. -
Sirius scrollò le spalle e non fece una piega. - Sarei stato un pessimo padre. - Disse senza nessuna inflessione nella voce. - Quei soldi rimarranno comunque su quel conto, nel caso tu cambiassi idea. -
Hazel sentì il suo stomaco contorcersi davanti a quell’uomo che quasi stentava a riconoscere. Scosse la testa, delusa, ferita come non lo era mai stata in tutta la sua vita e, semplicemente, si allontanò da lui. Raggiunse la porta che dava sul corridoio, si voltò per l’ultima volta nella sua direzione e uscì da quella stanza, andando dritta verso le scale. Salì tremante un paio di gradini, prima di lasciarsi cadere, la schiena contro il muro, lasciandosi andare al pianto. Le scoppiava la testa, le faceva male il petto per quanto lo percepiva vuoto, e si sentiva una stupida, una stupida ragazzina credulona.
Lui, ancora in piedi nel salotto deserto, sentì i singhiozzi di lei rimbombare sulle pareti di tutto il numero dodici, per poi arrivare dritti contro di lui, trapassandolo come un milione di lame affilate.
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