6. La stanza delle domande stupide
Il Dr. Doom mi guarda serio mentre aspetta una risposta.
Vorrei che Gerard fosse qui vicino a me. È tutto più facile quando Gerard è vicino a me.
«Allora, Frank, cosa è successo?» mi domanda.
Incrocio le braccia sul petto e metto il broncio come un bambino perché mi fanno delle domande davvero stupide allora mi comporto come un bambino.
«Lo sa cosa è successo!».
Chi è il dottore qui, io o lui?
«Parlamene» mi dice mentre continua a guardarmi.
Detesto quando mi guarda in quel modo. Non è molto rassicurante.
«Ho avuto un attacco di panico».
Il Dr. Doom fa di si con la testa «Ricordi cosa stavi facendo?».
Sulla mensola alle sue spalle c'è un labrador di porcellana che scodinziola. Ovviamente non scodinzola davvero ma sembra che voglia farlo. È molto carino. Mi piacciono molto i cagnolini. Sono molto fedeli ai loro padroni e non sono mai cattivi.
Solo le persone sanno essere cattive.
Le persone possono essere molto cattive, dico davvero.
Fanno delle cose solo per far soffrire gli altri.
Non mi piacciono le persone così.
Mi piace molto Gerard perché lui è buono. Non mi farebbe mai del male.
Non me ne ha mai fatto e io sono contento di averlo conosciuto perché prima di incontrarlo ero molto triste.
E solo.
Non è bello essere soli.
Certo, avevo i miei genitori.
I miei genitori sono delle brave persone e mi vogliono davvero bene ma io mi sentivo solo lo stesso, anche con loro.
Intendo, proprio solo. Anche quando sei sempre circondato da persone ma continui a sentirti solo. È molto brutto.
I miei genitori mi vogliono bene e sono delle brave persone.
Ma io mi sentivo solo anche quando ero con loro.
Perché loro non vedevano quello che vedevo io e non potevano capirmi.
Quando stavamo seduti a tavola a cena mi chiedevano sempre come era andata la mia giornata a scuola e io gli raccontavo quello che avevo imparato e dicevo che era stata una bella giornata e loro mi sorridevano e mi dicevano "Bravo figliolo" ed io ero contento perché loro sembravano contenti e non mi andava mai di raccontargli che odiavo la scuola e che non avevo amici e che a volte i miei compagni di scuola erano cattivi con me.
I miei genitori non se ne accorgevano e io non volevo farli preoccupare.
Anche quando i miei compagni mi facevano gli occhi neri cercavo di non farlo vedere ai miei genitori e magari mi chiudevo in camera finché i lividi non fossero schiariti.
Non li hanno mai visti tutti i lividi che avevo sul viso o sul corpo.
Mi colpivano sempre sulle costole. Mi buttavano a terra e mi prendevano a calci così forte che io non riuscivo più a muovermi e ridevano tutti e mi colpivano sulle gambe e sopratutto sulle costole. E i miei genitori non lo hanno mai scoperto e sono contento che non si siano preoccupati per me.
Sono delle brave persone e non mi piace farli preoccupare.
Erano molto contenti quando gli raccontavo qualcosa di più specifico. Così ogni tanto gli dicevo di quando Mikey aveva vinto la sfida di spelling o di quando avevo messo un fiore nell'armadietto di Jamia perché l'avevo vista piangere quando il suo fidanzato l'aveva lasciata e mi dispiaceva molto per lei perché Jamia è una brava ragazza e non mi piace quando piange.
«Frank»
Sospiro guardando il Dr. Doom «Stavo pensando alla squadra di football ed ho avuto un attacco di panico» dico continuando a tenere le braccia incrociate sul petto.
«Perché pensavi alla squadra di football?».
Che domande stupide. Proprio stupide.
«Perché pensavo che io e Gerard siamo una bella squadra. Ma non mi piace la parola squadra. Ed ho avuto un attacco di panico».
«Perché pensavi che tu e Gerard siete una bella squadra?».
«Coppia. Io e Gerard siamo una bella coppia. Non siamo una squadra. Odio la parola squadra ed anche Gerard la odia!».
«Te lo ha detto Gerard?».
È proprio la giornata delle domande stupide oggi.
«Certo che me lo ha detto lui. Anche lui odia le squadre. Sono stati cattivi anche con lui, se lo ricorda!?».
Sono davvero spazientito. Certo che Gerard odia le squadre come me.
Gli facevano un sacco di cose brutte. Come a me. Anche lui copriva i suoi lividi. Come me. Come potrebbe non odiarli?
«E tu cosa ricordi?».
Uffa non voglio parlarne più.
«Mi ricordo quando sono venuto qui la prima volta. Ai gruppi di sostegno. E poi è venuto Gerard ed ha detto che quelli della squadra di football sono degli stronzi. Ed io ho detto "Hai ragione" ed ho capito che io e lui saremmo stati una bella coppia perché avevamo molte cose in comune. E abbiamo iniziato a frequentarci e a giocare insieme ai videogiochi e poi un giorno Gerard mi ha baciato e mi ha promesso che sarebbe stato sempre al mio fianco».
«Bene, Frank...».
Non ci sono orologi in questa stupida stanza dove si fanno solo domande stupide.
Così uno non può dire "Ehi si è fatto tardi ora devo proprio andare". Uno deve restare qui a rispondere alle stupide domande del Dr. Doom.
«Posso andare?» chiedo e il dottore solleva un sopracciglio.
«Hai qualche impegno in particolare?».
Non posso dirgli che con i miei amici stiamo organizzando una cosa. Oltretutto io sono l'unico a non voler davvero evadere da questo posto quindi se glielo dicessi sembrerei un traditore ed io non lo sono, non sono un traditore e non vorrei mai che Gerard lo pensasse. Se seguo il loro stupido piano è solo per lui perché lui lo trova divertente e dice che devo proprio partecipare anche io e comunque partecipano tutti, anche quel bugiardo di Brandon che ha detto che fuori di qui andrà a Miami dal suo migliore amico e Jamia e Bob e Mikey e non voglio restare qui da solo.
Non mi piace stare da solo.
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