Prologo
"Due persone se sono fatte l'uno per l'altra finiranno per trovarsi, a dispetto della distanza, del tempo e persino delle circostanze"
N.Ephron
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Gli occhi di Edmund erano freddi, impassibili, scostanti, mentre guardava il fratello. Con calma spiegava per filo e per segno la triste situazione in cui erano rimasti coinvolti entrambi.
Dopo aver concluso il discorso riprese tra le sue lunghe e affusolate dita la sigaretta che fino a poco prima era poggiata nel posacenere di pietra lavica accanto a lui.
Nolan non riuscì a trattenere un gemito di frustrazione nel vedere con quanta calma il fratello aveva accettato la situazione. Sapeva bene che lui era un tipo abbastanza scostante, che difficilmente si irritava, anche nelle situazioni più tragiche. Era sempre calmo, razionale, riflessivo, il suo opposto. Eppure non riusciva a credere che non c'era risentimento.
Cercò di controllare con tutta la forza la sua rabbia, mordendosi il labbro inferiore, abitudine presa come sfogo nei momenti più difficili.
Dopo aver visto il fratello finire la sigaretta si sforzò di parlare nuovamente:
<<Ed come fai a rimanere calmo? Capisci la gravità della situazione?>> disse con un fil di voce Nolan.
Edmund sospirò, prese un'altra sigaretta e la accese.
<<Capisco perfettamente la situazione, semplicemente sto cercando di riflettere sul da farsi. Capisco che tu sia furioso, ma prima di agire impulsivamente dobbiamo avere il quadro completo della situazione. Domani andremo da Carter e vedremo cosa ci dirà>>. Disse per poi ritornare a fissare le piccole nuvolette di fumo diffondersi nella stanza e riempire l'aria di tabacco.
Nolan annuì poco convinto.
Ormai erano passati quasi dieci anni dalla morte del padre. Il fratello Greg aveva ereditato il casato dei Crawford, l'azienda di famiglia e Haimond Hall, la villa dei Crawford. Sia Nolan che Edmund non avevano obbiettato, sapevano di essere troppi giovani, avevano solo quindici anni. Comunque quando compirono ventun anni Greg gli assunse nell'azienda e insieme la risollevarono riportandola al suo splendore.
Arrivata la notizia dell'improvvisa morte del fratello, proprio nel momento in cui c'era più bisogno di lui, entrambi erano rimasti molto scossi dalla terribile notizia e solo dopo tre giorni dalla notizia avevano scoperto tramite l'avvocato del fratello che l'intero patrimonio, il casato e la Crawford Corporation erano andati in eredità alla giovane moglie di Greg. Tutte le speranze ed i propositi dei due erano andati in frantumi o almeno i progetti di Nolan.
Lui era sempre stato più emotivo del fratello. Infatti quando aveva saputo del matrimonio di Greg, un quarantatré enne con una diciottenne, aveva dato di matto. Aveva rifiutato l'invito per il matrimonio, e non si era neppure presentato al suo addio al celibato.
Edmund aveva cercato in tutti i modi di convincerlo ad andare, era pur sempre il matrimonio del fratello, e loro dovevano molto a Greg, ma Nolan non volle sentire ragioni.
La sua rabbia era davvero implacabile. Il solo pensiero che una ragazzina stava sposando un uomo 25 anni più grande di lei gli dava il volta stomaco.
Alla fine entrambi i fratelli non si erano presentati, e ciò aveva alzato un gran polverone tra la stampa e i Mass media, che pubblicarono diversi articoli abbastanza pesanti e offensivi sul conto dei fratelli Crawford riguardanti la serietà del consorzio.
Dopo quasi due anni, Greg era morto, ma stavolta non avrebbe aiutato né Edmund né Nolan, gli aveva abbandonati.
Ma la cosa che faceva più rabbia a Nolan era che lui non si era neanche degnato di lasciare una lettera ai due fratelli minori, che per troppo tempo lo avevano seguito come un secondo padre.
Nolan sbatté le nocche sul piccolo tavolino di legno, indignato con se stesso.
<<Nolan ora calmati, comportati da uomo maturo>> disse Edmund spegnendo la terza sigaretta.
<< E tu smettila di fumare sigari dalla mattina alla sera>> rispose velocemente.
<< questo è un colpo basso fratellino>> continuò Edmund alzando un sopracciglio <<Non chiamarmi fratellino, siamo gemelli, e si da il caso che sia io quello più grande>> ribattè Nolan fulminandolo con i suoi profondi occhi grigi.
<< Eh va bene, oggi sei di pessimo umore. Ne parliamo domani, me ne vado Nolan>> sospirò Edmund, alzandosi e prendendo il pacchetto semivuoto delle sigarette.
<< Sarà meglio>> mugugnò Nolan alzandosi a sua volta.
<< Bene, allora ci vediamo domani alle 12:20 all'ufficio legale di Carter, va bene?>> chiese conferma Edmund mettendosi il capello e la sciarpa in pail.
<<Si, a domani>> lo salutò Nolan con un cenno.
***
Nolan cercò conforto andando nel piccolo terrazzino del suo appartamento. Aprii la piccola e uscì rapidamente, respirando a pieni polmoni l'aria fresca della sera. Si affacciò dal balcone e punto lo sguardo dinanzi a sé cercando conforto nella natura. Il suono dell'oceano in lontananza, il vento che gli sfiorava delicatamente i capelli scompigliandoglieli, il rosso che si ergeva lentamente all'orizzonte. Nolan desiderava godersi quei momenti il più possibile, perché da quel momento in poi non c'è ne sarebbero stati molti.
Le poche volte che riusciva a rilassarsi e ad abbandonare la solita stressante routine, erano ormai diventate delle rare occasioni a cui non riusciva a rinunciare.
Era sempre occupato con il lavoro e gli affari di famiglia. Di rado riusciva a fare visita alla madre, che viveva in una piccola casa nel Maine con i nonni.
Lei, così gentile, cortese e generosa gli aveva donato ogni cosa. La vita, la carriera, persino un futuro, ma lui ingratamente non le aveva mai dimostrato quanto tenesse a lei e quanto fosse grato di tutto quello che possedeva.
D'altronde sua madre Kate era una donna diversa da tutte le altre. Alta e slanciata, di origini russe con tratti orientali, i capelli ramati le scendevano ondulati fino si fianchi, nonostante i cinquant'anni compiuti, gli occhi grigi le illuminavano la pelle chiara, nel suo volto non c'era la minima traccia di invecchiamento, sembrava ancora una quarantenne. Era testarda, a volte irascibile e petulante, sicura di se è piena di energia e vigore. Nolan aveva preso il suo carattere, diversamente il fratello aveva preso quello del padre, distaccato e riservato. Erano due gemelli completamente diversi, con diversi hobby e piaceri.
Nolan rifletteva sempre sulla grande differenza che gli distingueva.
Da una parte l'apatico e silenzioso, Edmund Gilbert Crawford. Dall'altra colui che si fa sopraffare dalla foga del momento e principe dei piaceri, Nolan Jules Crawford.
I due non si diversificavano solo di carattere, ma anche di aspetto fisico. Edmund con i suoi glaciali occhi azzurri, contornati da ricci capelli ebano, con la sua pelle chiara quasi pallida. Dall'altra parte Nolan, con i suoi capelli cioccolato che gli scendevano ondulati sul collo, gli occhi vispi, di un magnifico grigio come la madre e la pelle leggermente più scura e abbronzata di quella di Edmund lo rendeva più sbarazzino e giovanile.
Le donne cadevano sempre ai loro piedi, quasi stregate da quei due angeli che sembravano essere caduti dal cielo per la loro straordinaria bellezza. Due bellezze diverse: una bellezza fredda ed elegante, tipicamente londinese; ed una bellezza esotica e solare, paragonabile a quella brasiliana.
....
Edmund scese dall'auto e si diresse con passo felpato ed elegante verso il piccolo vialetto che circondava la villa.
Entrò chiudendosi la porta dietro e posò le chiavi nel mobile accanto alla scarpiera.
Si diresse verso il soggiorno, e dopo essersi seduto nel sofà accanto al camino ripesco il pacchetto di sigarette e ne tirò fuori un'altra.
Dovrei smettere di fumare
Pensò. Sia la madre che il fratello gli ripetevano sempre di smettere.
In effetti aveva cominciato a fumare per una scommessa fatta al liceo con i suoi compagni. Aveva soltanto quindici anni, ma appena la provò per la prima volta non riuscii a staccarsene più.
Aveva provato a smettere, ma era tutto inutile.
Si soffermò sulle piccole nuvolette di fumo che fuoriuscivano dalla sua bocca.
Sbuffò per poi spegnere la sigaretta. Erano passate le dieci di sera, e ancora non aveva cenato.
Dopo aver messo qualcosa sotto i denti andò al piano di sopra, e si distese nel morbido letto.
L'eredità della famiglia Crawford. Un'argomento molto delicato, che aveva trasformato la sua normale routine in un'inferno di pensieri. Il fratello Greg aveva avuto la brillante idea di dare tutto alla moglie, sicuramente la sua decisione era stata più che lecita, però un tantino egoista da parte sua.
Non solo avrebbe mandato nel lastrico i due fratelli, ma anche le centinaia di persone che ci lavoravano. Come avrebbe diretto un'azienda una ventenne?
Anzi la domanda che più lo affliggeva era: Cosa aveva in mente Greg, qual era il suo obbiettivo?
Per quanto si sforzasse Edmund non era mai riuscito ad entrare pienamente nell'ottica del fratello. Anche se i due avevano due caratteri e due modi di agire e riflettete molto simili, non era mai riuscito a prevedere le mosse di Greg. Era diventata una sfida personale per Edmund. Non aveva mai avuto rivali, né in campo lavorativo né in campo scolastico, sociale o sentimentale. Era sempre stato il numero uno. Tutto quello che gli stava intorno era logico e concreto. Eppure c'era un personaggio nella sua vita che aveva sempre la meglio su i suoi pensieri e le sue sicurezze, Greg.
Dopo la notizia della sua morte Edmund aveva cercato in tutti i modi di nascondere la delusione e il dolore provocato da quella perdita. Eppure tutto si era riversato contro di lui.
Tutti si aspettavano che fosse lui a ribellarsi e prendere in mano la situazione, inclusa la madre.
Non aveva mai dato a vedere quanto lui teneva al fratello, neanche a Nolan, che sembrava scoprire ogni suo più piccolo segreto.
I pensieri che offuscavano la sua mente erano strani, "contorti" gli definiva. Odiava provare quelle emozioni;odiava essere debole; odiava sentirsi inferiore.
Edmund batté per la prima volta il palmo della mano sulla fodera del cuscino, lo fece diverse volte, fino a quanto non si sentii soddisfatto.
Non era rabbia, era frustrazione.
Non riusciva ad entrare nell'ottica del fratello tanto ammirato, e questo lo faceva sentire inutile, insignificante.
<< È così te ne sei andato fratello>> disse concedendosi per la prima volta di sfogare le sue emozioni.
Buon giorno a tutti, premetto che questo capitolo è stato abbastanza corto perché è il prologo della storia principale. Mi sono cimentata in un'impresa a dir poco facile, perché dovrò scrivere di due caratteri opposti, due gemelli per la precisione. Non sarà affatto facile farlo ma ci proverò, grazie per il vostro sostegno e supporto, fatemi sapere se quest'idea vi è piaciuta, e fatemi sapere chi dei due protagonisti vi ispira di più, Edmund o Nolan?
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