Importanti decisioni: III
Edmund gettò il cellulare sul letto estremamente irritato dal comportamento immaturo del fratello.
Quel poco di buono di Nolan era sempre stato un irresponsabile, non aveva mai dimostrato il minimo rispetto verso la famiglia.
Kate, la madre, diceva sempre che Nolan avesse un carattere estremamente estroverso. Non amava parlare con gli altri delle sue debolezze.
A volte Edmund lo vedeva parlare con la madre, lei era l'unica che poteva capirlo data l'estrema somiglianza caratteriale.
Quando Kate era tornata a vivere dai genitori, Nolan si era chiuso molto in sé stesso, per l'improvvisa mancanza della madre. Edmund aveva cercato in tutti i modi di aiutarlo, di farlo sentire meglio, ma non c'era proprio modo di entrare nei pensieri del fratello. Si era rinchiuso nel suo dolore.
Sembrava semplice, ma era un ragazzo estremamente complicato.
Questo però non giustificava il suo comportamento così sconsiderato, oltre a far soffrire le innumerevoli donne che soggiogava faceva del male anche a se stesso. Continuando a comportarsi in quel modo avrebbe finito per rimanere davvero solo.
Edmund si sedette massaggiandosi le tempie stanco.
Aveva finalmente deciso di assecondare la scelta di Nolan di andare a vivere dalla cognata e cercare di guadagnare la sua fiducia, senza forzare la cosa naturalmente.
In fin dei conti conveniva ad entrambe le parti, almeno questo era il progetto di Edmund, se fosse fallito non avrebbe esitato a lasciar perdere tutto.
Nel frattempo aveva ricevuto alcune informazioni sulla cognata. Il suo nome da nubile era Teresa Rinaldi, nata il 28 marzo 1990. Aveva studiato musica all'Accademia musicale di Firenze, e si era diplomata a pieni voti. Sembrava fosse stata una studentessa modello, tipica brava ragazza senza un ritardo, eccellente record di presenze e neanche un rapporto.
Non era riuscito a trovare foto recenti, solo delle foto di quando era alle medie, precisamente al secondo anno.
Era leggermente sfogata ma poté notare gli insoliti occhi blu, grandi ed estremamente espressivi, la chioma castana tagliata in un piccolo e delizioso caschetto anni ottanta. Era molto bassa, e in carne rispetto alle altre ragazzine, che invece erano molto più magre e slanciate di lei. Il viso era vispo e sbarazzino, con un naso molto piccolo e due piccole fossette ai lati della bocca.
Stringeva tra le braccia un riconoscimento. Edmund si sforzò di leggere la scritta, ma non riuscì a farlo per l'evidente sfocatura.
Continuò a sfogliare i fogli, scoprendo un fascicolo in cui si parlava della famiglia: Il padre, Alberto Rinaldi, la madre, Serena Rinaldi(Conti da nubile), la sorella, Cecilia Martina Rinaldi, ed il fratello Tommaso Rinaldi.
Edmund si fermò e chiuse i fascicoli. Non intendeva ficcanasare più nel passato di Teresa.
Indubbiamente quella ragazza nascondeva diversi segreti, e questo era dovuto soprattutto alle poche informazioni riguardanti lei in persona, a parte la vita scolastica e la famiglia.
Si stese nel letto poggiando la testa sui palmi delle mani.
Da lì a qualche giorno l'avrebbe incontrata, e chissà cosa sarebbe successo, solo Dio poteva saperlo.
Edmund sospirò stancamente, si infilò velocemente il pigiama ed andò a dormire.
Il giorno dopo Edmund si alzò di buon ora per andare a fare colazione al caffè.
Arrivato si sedette comodamente, prendendo il giornale poggiato sul tavolo in vetro, con le su lunghe e affusolate dita.
Aveva precedentemente mandato un messaggio a Nolan, dicendogli di raggiungerlo.
Qualche secondo dopo sentii qualcuno sedersi proprio di fronte a lui, scostò l'attenzione su di essa. Eva Sanders era davanti a lui, con il suo solito sensuale sorrisetto.
<< Ma buon giorno Edmund, guarda che strana coincidenza>> sorrise spostandosi la sua immensa chioma bionda, da un lato.
<< Buon giorno Eva, non sapevo fossi tornata dall'America>> disse Edmund ritornando sul suo giornale.
<< Non sei molto contento di vedermi>> smorzò l'argomento.
<< Non particolarmente, lo ammetto>>
<< Non dirmi che c'è l'hai ancora per quella vecchia storia?>> chiese scettica la bionda, osservando Edmund, con il viso poggiato sulle nocche.
Edmund spostò il suo sguardo su di essa, continuando a guardarla con diffidenza e rimprovero.
Eva Sanders era stata una sua vecchia fiamma del liceo. Era stata la prima ragazza con cui aveva avuto una vera e propria relazione, a cui aveva donato fin troppo per i suoi gusti. Era più grande di ben tre anni, ma continuava a dimostrarne meno.
La folta chioma bionda, un tempo con una tonalità più rossastra e corta, i vispi occhi nocciola lo squadravano divertiti, il solito sorriso contorto ma per cui lui perdeva la testa da ragazzo.
Sapeva che non doveva provare attrazione per lei, colei che lo aveva abbandonato scegliendo la carriera di attrice, piuttosto che lui, eppure non poteva non ammettere che la sua bellezza era rimasta invariata anche dopo quasi otto anni.
<< Perché sei qui Eva?>> chiese Edmund sviando la domanda. Lei sospirò notevolmente delusa<< Ho ricevuto una proposta di lavoro proprio qui. Dovrò girare una soap opera>> disse sistemandosi uno dei suoi numerosi anelli alle dita.
<< Per quanto?>> << Circa un anno, anche se spero di più, vorrei rimanere di più qui, con la mia famiglia, i miei amici, con te...>> esitò continuando a mantenere lo sguardo basso.
Edmund si irrigidì posando il giornale e fissandola freddamente.
<< Eva non abbiamo niente più da spartire noi due, siamo due semplici conoscenti. Non ho alcun interesse ad intraprendere una nuova relazione con te>> chiarì Edmund.
<< Come sei diretto>> sorrise leggermente Eva.
<< Lo stesso vale per te>> ribatte bruscamente.
<< Una volta ti piaceva molto questo mio lato>> sorrise maliziosamente. Edmund indurì la sua espressione, facendola diventare di colpo seria. << D'accordo ho recepito il messaggio>> sussurrò alzandosi.
<< Ora ti lascio, devo andare, comunque è stato bello rincontrarti Edmund>> sorrise tristemente, per poi andare via.
Edmund continuò ad osservarla mentre con eleganza di dileguava tra le altre persone.
Una mano lo fece sobbalzare di colpo, potendo identificarla come quella di Nolan.
<< Frequenti ancora Eva?>> ringhio con rabbia.
<< Non sono affari tuoi, ed inoltre cos'è questo abbigliamento?>> chiese squadrandolo dalla testa ai piedi.
Indossava una camicia sgualcita, macchiata nel collettò e sporgente dai pantaloni. La cintura mancava, la cravatta era appoggiata alla spalla sinistra, i capelli ancora scompigliati, come se non gli avesse neanche pettinati e chiari segni rossastri nel collo.
Lui si sedette mostrando un sorrisetto beffardo.
<< Non sono affari tuoi>> rispose a tono.
<< Mi farai impazzire un giorno>> si grattò la nuca esasperato Edmund.
<< Allora?>> chiese impaziente Nolan << Cosa volevo dirmi ieri?>> fece cenno alla cameriera di portare due tazze di caffè nero.
<< Ho riflettuto molto Nolan, ho cercato varie alternative, ma alla fine l'unica fattibile è stata la tua proposta — sospirò profondamente — ora non sono tutt'ora d'accordo di prenderla in giro provando a farla innamorare di noi, ma semplicemente passarci del tempo, in modo che sia lei stessa a decidere>> fece una breve pausa per l'arrivo dei due caffè.
<< Allora tu vorresti andare a vivere ad Haimond Hall facendo compagnia a Teresa, in modo da farla affezionare a noi dico bene? E nel caso lei possa presumibilmente innamorarsi assecondare i suoi desideri?>> disse Nolan.
<< Si, ma non dobbiamo forzare la cosa, anche perché potremmo avere l'effetto contrario>> continuò Edmund.
<< per me si può fare>> sorrise Nolan.
Edmund prese un gran sorso della sua bevanda. << Non dicevi di odiare le cose amare?>> chiese Edmund osservando il fratello stranito.
<< In questo periodo ci ho fatto l'abitudine, troppo stress>> si limito a rispondere Nolan.
<< Va bene, ora vado, ho bisogno di una bella doccia, ed un po' di riposo, ho una forte emicrania>> disse Nolan alzandosi e lasciando una banconota da venti sul tavolo.
<< A più tardi Ed, fammi sapere verso che ora partiremo per Haimond Hall>> andò via.
Edmund prese la banconota e andò a pagare.
Quando ritornò a casa decise di avvertire la segretaria che lui e Nolan sarebbero andati via per qualche giorno, e che avrebbero dovuto cavarsela da soli.
Quando finì si rimise a lavorare al computer per rispettare le scadenze.
***
Due giorni dopo Edmund e Nolan partirono di mattino presto per arrivare alla villa dei Crawford. Un'enorme tenuta in stile ottocentesco, che faceva parte del profilo storico e culturale della famiglia da più di trecento anni.
Quando Edmund scorse i grandi cancelli, sospirò nostalgico. Quando era piccolo abitava proprio lì, in quell'enorme tenuta, dove si divertiva a scorrazzare felice con Nolan.
La macchina si fermò proprio di fronte al grandissimo porticato, ai lati due lesene in stile corinzio ormai ingiallite dal tempo. Rigogliosi decori floreali prevalevano nell'architettura ellenistica.
Edmund scese dall'auto e dopo aver preso la valigia entrò, all'ingresso vi trovò il personale al completo, tutti pronti ad accoglierli felici.
Tra i numerosi volti, riconobbe Josephine, la governante e Sabine, la cameriera più anziana, che gli avevano visti crescere. Le due avevano le lacrime a gli occhi.
Josephine, chiamata semplicemente Phine da i due gemelli, si avvicinò lentamente a Edmund.
<< Signorino Edmund, come sono contenta di rivedervi entrambi, siete cresciuti così tanto>> sorrise dolcemente, facendo comparire le famose "fossettine di Phine".
Edmund si avvicinò e strinse a sé il corpo dell'esile donna, sorridendo a colei che aveva sempre visto come una seconda madre. Lei si abbandonò a quell'abbraccio così solenne e malinconico.
Nel frattempo Sabine era intenta ad abbracciare Nolan, che anch'esso la stringeva con amore e tenerezza.
Quando finalmente le due donne si staccarono si asciugarono le lacrime e ritornarono alla loro solita espressione accigliata.
<< Bene, bene, siete dimagriti parecchio giovanotti miei. Voglio che vengano serviti piatti abbondanti per i due signorini, intesi Guadalupe?>> disse rivolgendosi alla cuoca, che annui sorridendo.
<< Grazie Phine, sei sempre la migliore!>> esclamò Nolan.
<< Si, lo so, ora andate nelle vostre solite camere, sarete stanchi, vi chiamerà Sabine quando sarà tutto pronto>> addolcì il suo sguardo.
Edmund e Nolan ascoltarono il consiglio è salirono al piano di sopra.
Erano stati avvertiti che Teresa non sarebbe tornata prima dell'indomani sera, per cui per il momento, potevano tranquillamente riposarsi.
Edmund entrò nella sua camera, notando con piacere che non fosse cambiato nulla. La scrivania era perfettamente sistemata, con alcune penne e fogli, dove una volta lui scriveva. Al di sopra la libreria a muro, che conteneva un'infinità di libri.
Il letto centrale era pulito e profumato, addossato ad esso c'era il comodino con sopra l'ultimo libro che Edmund aveva letto prima di andare via. L'armadio continuava a contenere i vecchi abiti, sempre puliti e stirati.
Si affacciò dalla grandissima finestra, dove si intravedeva il maestoso giardino, composto prevalentemente da grandi alberi, posta al centro una grandissima Fontana in marmo.
<< Sono tornato>> sussurrò gettandosi nuovamente nel grande letto.
Nel frattempo Nolan aveva già disfatto metà della valigia, e si era immerso nella grande vasca da bagno, provando a rilassarsi del tutto.
Quando aveva saputo che il fratello aveva acconsentito alla sua richiesta era rimasto piacevolmente colpito.
Nolan non si sarebbe fatto sfuggire quell'occasione, che probabilmente lo avrebbe fatto diventare il nuovo capo della Crawford Corporation.
Quando fu ora di cena entrambi scesero, chiamati da Sabine
Entrarono in sala da pranzo dove trovarono una grandissima tavola imbandita.
Phine continuava a portare cibo a volontà, controllando che fosse perfettamente servito.
Loro sorrisero per poi andare a prendere posto.
<< Phine grazie per questo, ma credo sia troppo>> disse Edmund osservando la grande quantità di cibo.
Phine lo squadrò contrariata. << Ragazzi miei vi siete rinsecchiti, sembrate due cadaveri, avete davvero bisogno di questo cibo, quindi non vi lamentate e mangiate fino a scoppiare>> disse con aria severa, e senza ammettere un no come risposta.
Edmund e Nolan anche se leggermente controvoglia mangiarono, non rimase quasi niente del cibo messo a tavola.
Quando finirono Nolan butto indietro il viso, soddisfatto<< Il cibo di Guadalupe è il migliore in assoluto, l'ho sempre detto>> sorrise ristorato.
<<Si, sono d'accordo>> annui Edmund.
Phine si sedette vicino a Edmund toccandogli, con la mano leggermente rugosa, la spalla<< Molto bene, ora che vi siete rifocillati perché non mi raccontate il motivo per cui siete tornati?>>
Lui sospirò cambiando d'improvviso umore. << Per favore Phine non parliamo di questo, invece parliamo un po' di te>> Phine guardò Edmund negli occhi, capendo di aver toccato un tasto piuttosto delicato. << D'accordo>> sorrise al giovane uomo, che sapeva avesse bisogno di pace e tranquillità e non altre domande.
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