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Capitolo 2 - ILLUSIONI IN PILLOLE DI SERENITÀ' - finale

Qualche ora più tardi Alteria era sola nella sua stanza.

I ricordi agrodolci di quella giornata si mescolavano l'uno con l'altro, esattamente come una cuoca amalgama gli ingredienti di una torta.

I sorrisi alle battute di Dass, gli apprezzamenti ricevuti per la sua cucina, si alternavano agli sguardi vacui dell'uomo che amava. Quel viso scavato da fatica e sofferenza, segnato dai terribili momenti passati.

Accovacciata sul letto stringeva le ginocchia tra le braccia. Gocce di un improvviso temporale estivo battevano irregolari sulle pareti della torre, colonna sonora involontaria di riflessioni e ricordi.

Vagò fino a una decina di giorni fa: il giorno in cui si era svegliata nell'infermeria.

Aveva toccato il cielo con un dito quando l'aveva baciato.

Fu il primo, così profondo e passionale. Era esattamente come se l'era sempre immaginato: un'esplosione di emozioni concentrata nell'anima di due persone, così lontane nei modi e nell'aspetto, ma così vicine nei cuori e nello spirito. Due storie differenti, fatte di sofferenza, annichilivano davanti alla forza del sentimento più puro. Pelle del viso da accarezzare, occhi languidi nei quali specchiarsi, fiato sulla pelle e lacrime, piccole gocce di gioia che rigavano il suo viso.

In quel momento aveva creduto che la vita sarebbe stata in discesa, che quel turbine di sofferenza che aveva attanagliato il cuore del suo innamorato si sarebbe finalmente cancellato.

Un'illusione di porcellana cancellata dal tremendo urto con il suolo della realtà.

Alexandros non era più lo stesso: la tremenda esperienza l'aveva oltremodo provato.

Il battito accelerò quando l'immagine di lui, trasformato in una terribile creatura, comparve nelle sue memorie, accompagnata dal sordo boato di un tuono.

Non si era lasciata intimorire dall'aspetto, sarebbe stata al suo fianco anche così, se fosse stato necessario.

Poi, fu quasi uccisa dalle stesse mani che aveva giurato di amare.

Infine, fu come risvegliarsi da un terribile incubo, come se l'aspetto mostruoso e la ferita mortale non fossero mai accadute.

Era sempre stato parco di dettagli quando aveva chiesto spiegazioni al riguardo, le disse soltanto che era merito suo se poteva ancora ritenersi umano. Contorno irrilevante di un passato che non doveva più ripresentarsi, ma come quando si scala una montagna, passata la soddisfazione per aver raggiunto la vetta c'è una discesa altrettanto pericolosa da affrontare.

Giorni piatti e monotoni, passati tra infermeria e interrogatori, nei quali le ferite del passato stentavano a rimarginarsi. Era come un vascello alla deriva, nella più terribile delle tempeste.

Alteria pensò che ci voleva del tempo ad Alexandros per potersi riprendere e avrebbe fatto di tutto per allietare la sua degenza. Sperava, con la giornata di oggi, di vederlo tornare a sorridere.

Aveva trasformato uno dei laboratori alchemici della torre in un'improvvisata cucina. Aveva riunito nello stesso luogo le persone a cui voleva bene, curato ogni dettaglio.

Non era stato sufficiente.

L'acquazzone terminò e le nuvole si diradarono lasciando filtrare i primi raggi della luna.

La pioggia, che aveva ricominciato a battere sul sentiero della vita, sarebbe cessata ancora una volta, o almeno, così si sforzò di credere.

***

Alexandros rispose all'invito di Esmeralda rischiando di esser investito dal temporale. Il cielo veniva squarciato dalla luce dei primi lampi, mentre il vento soffiava deciso, facendo vorticare i petali del giardino delle rose del Santuario del Picco Solitario. Se non fosse stato per quello spettacolo multicolore, la costruzione in rovina e il cimitero adiacente, rischiarati a intermittenza dal dardeggiante cielo in tumulto, sarebbero sembrati luoghi troppo tetri per la vita di un essere umano.

Edgar, il gigante d'acciaio posto a guardia di quel luogo, si scostò di lato alla vista dell'ex arcimago della Torre.

Alexandros penetrò nella costruzione, facendo cigolare i vecchi cardini della porta d'ingresso.

Uno schiocco improvviso sferzò l'aria con la rapidità di un colpo di frusta: dolore di fiamme sul suo viso.

Esmeralda replicò al primo schiaffo con un secondo sulla guancia opposta.

«Sei un idiota!» lo rimproverò, pronta a colpirlo un'altra volta.

Desistette quando la luce delle sue pupille smeraldo si scontrò con il pallido grigiore di quelle dell'ospite. Lui distolse lo sguardo, massaggiandosi le guance livide: non era in grado di sostenere tale fermezza.

Lei lo afferrò per la collottola, sbattendolo contro il legno borchiato della porta d'ingresso.

«Non so cosa mi trattenga dal prenderti a pugni.»

Appena la donna mollò la presa, Alexandros scivolò a terra senza opporre resistenza, afflosciandosi come un corpo senza vita.

«È possibile che non riesci a capire quanto quella ragazza tenga a te?»

Nel pronunciare quelle ultime parole un velo di nostalgia incrinò l'immagine statuaria della donna.

L'uomo si alzò a fatica, senza dire nulla. Un silenzio imbarazzante che valeva più di qualsiasi asserzione.

«Ha fatto tutto per te e tu non sembravi neanche presente.»

Esmeralda ripensò al loro passato insieme, quando tutto era più semplice, quando la scintilla della passione animava due giovani stregoni che vivevano la vita come lupi affamati d'avventura. Un amore travolgente per due anime contorte che il destino aveva fatto incontrare e completare.

Col tempo poi il demone della vendetta prese il sopravvento, cancellando quell'unione.

Alexandros l'abbandonò un pezzo alla volta, senza una parola d'addio o un discorso di commiato.

Quanto soffrì Esmeralda lo sa solo il suo orgoglio ferito. Nessuno poteva scorgerne la fragilità attraverso la gelida corazza che aveva costruito attorno al cuore.

Non una lacrima versarono quegli splendidi smeraldi donati direttamente dalla Dea e mai un lamento o un segno di debolezza incrinò le sue morbide labbra carnose.

Una maschera di perfezione, impenetrabile a occhi indiscreti, che nascondeva al suo interno uno spirito, che si struggeva come un animale ferito per ciò che aveva perso.

Come allora, soltanto lui era in grado di notare la sua debolezza.

«Esmeralda io avrei voluto...»

«Cosa?»

«Il problema è che... »

«Che stai cercando di dire?»

Il ragazzo scosse la testa passandosi una mano sopra la fronte.

«Il cibo, non sentivo alcun sapore.»

Sconcertata, la donna dai lunghi capelli ramati non seppe cosa replicare, chiudendosi in un guscio d'apprensione.

«Vedevo chiaramente le vostre espressioni, le vostre smorfie di piacere, i commenti entusiasti...»

«Beh, Alteria è davvero una cuoca eccellente.»

«Io invece nulla. Per me il cibo non aveva sapore e ogni volta che ingoiavo un boccone era come trangugiare una manciata di sassi» concluse, piegando il capo verso terra. «Ho provato a sembrare normale, ma credo di aver recitato in modo decisamente poco convincente.»

Esmeralda lo accarezzò in viso, cercando di trasmettergli un po' di umana comprensione: «Mi dispiace, non avevo capito che stavi così male.»

«Il tuo profumo... Esmeralda... io non lo sento più.»

Il ragazzo strinse nella sua la mano che lo stava sfiorando e se la portò vicino al naso ispirando lentamente.

«Amavo perdermi in esso, inebriarmi della sua fragranza dolce e sensuale. Ora non sento nulla, anche la tua pelle per me è fredda al contatto e i tuoi occhi mi sembrano due pietre opache.»

«Alex... io...»

«Anche con Alteria...» l'uomo cercò di proseguire il suo discorso nonostante sembrasse visibilmente provato, in difficoltà come se cercasse di parlare in una lingua che non gli apparteneva.

«Ricordo ancora quando mi avvolse con quella luce, credo di non aver provato mai nulla di simile. Era come essere nel ventre di una madre e osservare l'universo infinito abbracciarti e scaldare il cuore.»

Esmeralda capì al volo di cosa stava parlando.

Pochi giorni prima, Alexandros aveva riferito davanti al consiglio tutto ciò che gli era successo. Dall'evocazione di Keshnal allo scontro con Emmaniel; la rabbia e l'odio che l'avevano infine condotto a perdere il senno cedendo alla tentazione del Quaresh..

Non aveva lesinato sui dettagli, neanche quelli riguardanti la ferita mortale che aveva inferto ad Alteria.

Però, la parte che colpì di più i presenti, fu quella riguardante quel misterioso potere manifestato dalla ragazza incosciente e in fin di vita. Mai nei due secoli di storia della Torre Scarlatta si era visto qualcosa di simile.

«Poi, quel bacio fuori dalla torre, pieno di amore e passione... da quel momento in poi le mie emozioni non hanno fatto altro che precipitare in un pozzo senza fine.»

«Perdonami, Alex, non avevo compreso che stavi così male.»

Seguirono attimi in cui nessuno dei due sapesse cosa dire, istanti che si protrassero per un tempo indefinito.

«Forse è solo un malessere momentaneo» azzardò lei «consulterò la biblioteca della torre per vedere...»

«Esmeralda, cosa pensi di trovare? Nessuno è mai tornato indietro dopo esser stato posseduto dal Quaresh.»

«Forse, però, tra i tomi degli antichi maghi...»

«Credi che non abbia già cercato?» rispose l'uomo frustrato. «Ho passato le mie ultime notti insonni a compiere ricerche nella biblioteca. Ho tolto le ragnatele anche ai libri posti negli angoli più assurdi, senza trovare alcun indizio.»

Non trovò nessun argomento con cui replicare. Esmeralda si chiuse in un silenzio di ghiaccio mordendosi nervosamente le unghie.

«Vedi, non c'è nulla che tu possa fare» Alexandros voltò le spalle all'arcimaga dirigendosi verso l'uscita «è il prezzo da pagare per tute le anime a cui ho reciso impunemente il filo dell'esistenza.»

«Aspetta» sibilò, cercando di afferrare la maglia dell'uomo che se ne stava andando, ma il suo tentativo fu vano.

La porta d'uscita si chiuse, lasciando la strega sola nel piccolo santuario. 

***

SPAZIO AUTORE

Se devo fare un passo in avanti come autore, lo devo fare descrivendo situazioni come queste, dove non è l'azione a dominare la scena, ma lo sono dialoghi e sentimenti. Dove il tempo scorre più lentamente, senza bisogno di effetti speciali roboanti per incollare il lettore allo schermo (o alle pagine).

Ci provo in questo capitolo, ambientato una dozzina di giorni dopo i fatti di Florentia. Un ritorno a una realtà amara, soprattutto per Alteria. Dopo quel bacio nel finale di "Destini Intrecciati" vi aspettavate qualcosa di diverso, vero?

Ho ricevuto un commento da una lettrice, nel libro precedente, sul comportamento di Alexandros che praticamente diceva che ciò che aveva fatto per compiere la sua vendetta era ingiustificabile. È un commento che ho apprezzato molto. 

In molte storie fantasy i protagonisti tolgono vite impunemente. Ci si giustifica col fatto che si tratta di "nemici" o che sono necessarie per lo svolgimento del suo compito/missione. In molte racconti nessuno fa poi i conti con la propria coscienza, alla fine si vive tutti felici e contenti. 

Ecco, io che sono un autore stronzo, ho intenzione di far un po' soffrire il mio protagonista (e di conseguenza Alteria che non se lo meriterebbe). Con questo non voglio dire che Alexandros sia un personaggio negativo, ma neanche positivo. Io credo che la vita non sia fatta di assoluti, ma che ci sia un range di sfumature di grigio (passatemi il termine) più o meno infinito in cui ricadono le nostre azioni. E voi, giudicatelo come vi pare.

Basta discorsi noiosi, nel prossimo capitolo vi spoilero che sarà in parte dedicato a un personaggio che ha avuto poco spazio in Destini Intrecciati. Avete intuito di chi si tratta? 

Alla prossima.

Alessandro 


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