Capitolo 8 - SERVO DEL MALE - seconda parte
Un'umida cella, poco più grande di una latrina, era il luogo dove passò i giorni successivi. Tra topi, blatte e insetti di vario genere, aveva vissuto in una silenziosa e profonda meditazione, cercando di isolarsi completamente dal malvagio ambiente in cui si trovava. A violare la sua quiete ci pensavano le continue provocazioni dei vampiri, desiderosi di vendicare i compagni massacrati al Titty Twister.
"Queste sbarre più che a tenerti segregato servono a proteggerti!" gli aveva detto Lothor, prima di rinchiuderlo. Ciò però non bastava a tenerlo al sicuro da urla, sputi e lanci di sassi da parte dei membri del clan della Lacrima Cremisi. Più del dolore fisico, erano le torture psicologiche che i suoi aguzzini avevano ideato ad infastidirlo. Arrivarono perfino a gettargli gli arti mozzati e le viscere del defunto Sex Machine, per cercare di farlo inorridire, ma Alexandros non manifestò nessuna emozione, almeno all'apparenza.
Soltanto all'apparenza, perché all'interno, la sua anima era in continua lotta con lo spirito maligno da cui traeva i poteri. Si nutriva della malvagità di quel luogo e dei lunghi mesi in cui il suo ospite si era sempre più allontanato dall'umanità per inseguire una chimera. Il Quaresh lo tormentava di continuo, sempre pronto ad approfittare di una sua debolezza per poter emergere e prenderne il controllo. Era questo il prezzo di un continuo bisogno di maggior potere che negli anni aveva guidato i passi dello stregone.
"Io conosco come raggiungere Zenobia, inoltre so come sono morti i tuoi genitori."
Lothor sapeva quello per cui aveva sacrificato gli ultimi dieci anni di vita, ed era disposto anche a sottoscrivere un patto col diavolo pur di conoscere la verità a questo punto.
"È solo un semplice scambio di favori, io ti racconterò tutto quello che conosco, mentre tu svolgerai per me qualche lavoretto."
Non aveva scelta, il sigillo con cui il signore dei vampiri lo aveva soggiogato gli impediva qualsiasi tipo di ribellione. Non gli restava che attendere.
Il profumo acre di una mediocre zuppa di verdure solleticò il suo olfatto, interrompendone la concentrazione. Vanessa gli portava un modesto pasto caldo due volte al giorno accompagnato da un piccolo otre d'acqua. La ragazza sembrava vivere in una specie di illusione, provocata dal prorompente carisma del signore dei vampiri. Era una sorta di inganno d'amore che le faceva credere di poter vivere in eterno a fianco del proprio amato signore, nel momento in cui lui, con il suo morso, l'avrebbe trasformata in un vampiro.
Aprì la cella e lo salutò con un gesto della mano.
"Avanti uccidila, vendicati per quello che ti ha fatto!"
La voce del Quaresh era sempre più nitida, e cercava di instillare le più bieche intenzioni nella mente dello stregone.
«Ti ho portato una buona zuppa fatta con le mie mani» le disse sorridendo, mentre posava la ciotola per terra a pochi metri dall'uomo, seduto sul pavimento con le gambe incrociate.
Alexandros scacciò la voce dello spirito maligno dalla sua mente, prese la zuppa e intinse il piccolo cucchiaio con cui gli era stata servita.
«Dopo il pasto, il mio signore ha chiesto di raggiungerlo, ha detto che ha una missione da affidarti.»
Lo stregone posò la ciotola a terra e si alzò in piedi. Il tempo dell'inedia in quell'umida cella era terminato.
«Oh non la finisci? Per caso non hai fame?»
«Andiamo» rispose, precedendo la ragazza. Non aveva idea di cosa avesse in serbo Lothor, anche se era certo che non si trattasse di nulla di buono.
***
Come un vorace animale che segue la propria preda, così quel non morto seguiva la sua pista, che possedeva l'acre odore del sangue umano. Per loro era delizia al pari del miele per le api, il liquido carmigno che circola nelle vene delle loro vittime. Dopo la trasformazione in vampiri non esisteva altro nutrimento che potesse placare la loro fame: ne dipendevano come se fosse una droga.
Il guardiano, che si trovava di corvè al cunicolo di ingresso principale, già ne pregustava il sapore. Qualche sprovveduto si era avventurato dalla città di Tiluana fino alle grotte di un grande filone esaurito delle miniere di carbone, dove i vampiri trovavano rifugio. L'uomo era a terra, intento a fasciarsi come poteva un'escoriazione sul braccio sinistro, provocata dallo sfregamento contro le rocce taglienti delle pareti. Il sangue zampillava sul terreno, inebriando con il suo odore gli acuti sensi del vampiro.
«Chi è là?» domandò, scorgendo un'ombra che emergeva dall'oscuro sentiero che gli si parava davanti.
Il non morto lo guardò con un ghigno beffardo prima che il suo volto si contorcesse, trasformandosi in un'abominevole maschera di morte. Braccato da quell'orribile creatura, che pareva partorita dagli inferi più profondi, il tizio non aveva scampo. Si mise a correre più velocemente possibile, su quel terreno ricco di asperità e ostacoli naturali. Guadagnare l'uscita era la sua unica speranza: lì ci avrebbe pensato la luce del sole ad arrestare la marcia del suo inseguitore. Tuttavia il nosferatu possedeva capacità di gran lunga superiori a quelle di un normale essere umano e gli bastarono una manciata di secondi per raggiungerlo.
Stava per gettarsi sopra la sua preda, quando qualcosa si strinse alle caviglie, facendolo ruzzolare a terra.
Un paio di bolas, lanciate da un altro umano che fino a quel momento si era mimetizzato contro una parete della caverna, lo avevano cinto all'altezza dei piedi, facendogli perdere l'equilibrio. Il vampiro ringhiò in direzione del suo assalitore, mentre con le mani artigliate provava a liberarsi dalla stretta morsa di quelle corde. Prima di riuscirci, si trovò un paletto di legno conficcato nella schiena, all'altezza del cuore. L'altro uomo, quello ferito, che fino a pochi istanti prima sembrava fuggire terrorizzato, era tutt'altro che inerme. Dopo aver arrestato la sua corsa, era scivolato silenziosamente vicino all'assalitore, riuscendo a coglierlo di sorpresa. Il corpo del vampiro si sbriciolò all'istante tramutandosi in cenere. La trappola architettata, per eliminare il guardiano del clan della Lacrima Cremisi, aveva funzionato alla perfezione.
Decine di torce e lampade a olio si accesero, illuminando il buio corridoio d'ingresso della miniera abbandonata. Era un piccolo manipolo, composto dagli uomini più valorosi di Tiluana, stanchi della tirannia dei vampiri. Si eran finalmente decisi ad affrontare quei mostri per cacciarli dalla città, dopo che essi avevano violato il patto di non belligeranza che reggeva da parecchi anni, massacrando pochi giorni prima gli avventori del Titty Twister.
A guidarli, c'era un uomo dalla pelle mulatta e il viso solco di rughe in cui trovavano rifugio due fieri occhi che non conoscevano la paura. Indossava un'armatura a piastre dalle pregiate fattezze, il cui metallo aveva sfumature tendenti al ciano. Come copricapo non aveva un elmo, ma un turbante in cui celava i lunghi capelli corvini.
«Nobile Pherkad, la sua ingegnosa trappola ha avuto l'effetto sperato» disse un tizio che aveva l'aspetto di un minatore. Pherkad, cavaliere dell'Ordine Celeste, si accarezzò la lunga barba arricciata. Nonostante il manipolo di uomini al suo comando fosse formato in maggior parte da civili, il suo piano nutriva comunque ottime probabilità di riuscita.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro