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CAPITOLO 11 - AMBIZIONE - finale


«Maximilian.»

Il dolore di mille spade che mi trapassano spezza il filo che mi lega al ricordo di quel giorno di sette anni fa. Odo una flebile voce in lontananza chiamare il mio nome in modo insistente. Sembra tremante, spaventata e piena di tristezza. 

«Maximilian.»

Apro gli occhi al suo richiamo, ma vedo solo buio intorno a me. 

Oscurità e dolore. 

A ogni respiro sento la terra penetrare come scintille roventi nella mia gola arsa. Sento le ossa spezzate frizionare contro i miei tessuti lacerati, il mio corpo immobile galleggia nel mio stesso sangue che scorre come un torrente sotto il mio petto.

«Max, svegliati, ti prego!» mi supplica quella voce femminile. La sento dannarsi per rimuovere la montagna di detriti in cui sono sepolto. 

Selene, la tua calda voce che pronuncia il mio nome ha il profumo dei fiori di ciliegio. Riesco a percepirla persino ora, mentre striscio a un passo dall'orlo dell'abisso.

«E' tutto qui quello che sai fare vigliacco?» mi schernisce una voce che sembra provenire dall'oltretomba. «Umiliato da Esgarth e soccorso dalla tua donna, è questo il tuo valore?»

«Chi sei per parlarmi in questo modo?» domando, seccato da quelle parole.

«Come chi sono?»

Vedo un'ombra dai contorni iridescenti muoversi in modo convulso davanti a me.

«Io sono colui che dona forza ai tuoi passi, sono la tua guida nei momenti di disperazione.»

Già, ora ti riconosco, mi ricordo di te...

«Bravo! Sono io, il rancore che ti ha guidato fino alla Torre Scarlatta.»

L'ombra assume il profilo di Alexandros all'epoca della morte di mia madre, la fisionomia dell'assassino dei miei genitori.

«Vattene! Non ho bisogno di te! Sei sempre stato sigillato nel fondo della mia anima e in tale luogo dovrai rimanere per sempre!» 

Lo allontano, con la forza del mio orgoglio.

Il mostro ride delle mie affermazioni, mi schernisce, si prende gioco di me. Mi sfida a rialzarmi senza il suo aiuto, mi umilia nel vedermi fallire.

«Sono io che ti ho permesso di rialzarti quella volta, ero solo sopito dentro di te. Lasciati guidare ancora e smetterai di strisciare come un ratto in una fogna  

Come dargli torto, l'odio mi ha già salvato in passato...e sono certo che potrà farlo anche questa volta...

***

Selene sentì un'improvvisa aura, sprigionata dal corpo di Maximilian, farsi largo tra le macerie che lo tenevano imprigionato. Al contatto con quella tremenda forza magica pietre e legna si sbriciolarono, dissolvendosi come sabbia in balìa del soffio del vento. 

La maga riuscì ad allontanarsi un attimo prima di venire travolta da quella terribile energia distruttiva. Era sicura: quell'esplosione di potere proveniva da Maximilian, eppure, aveva qualcosa di insolito. Percepiva che qualcosa di tremendamente malvagio stava prendendo il sopravvento sullo spirito del ragazzo.

«Non è possibile!» esclamò Esgarth, indietreggiando terrorizzato davanti al suo avversario che si stava rialzando. 

Era come se fosse una marionetta, controllata da fili invisibili. Nonostante avesse gran parte delle ossa incrinate, slogate o addirittura rotte, era riuscito a tornare ad assumere posizione eretta.

"Fino a poco fa giaceva inerme al suolo, dove trova tutta questa forza?"

La risposta a quella domanda era purtroppo fin troppo chiara a Selene.

«Ti prego Max fermati!» gridò, con tutte le sue forze. Ma le sue parole attraversarono l'amico senza giungere a destinazione.

***

Sono ebbro, traboccante di potere come non lo sono mai stato nella vita! Sento il mio corpo danzare come se fosse su uno sfavillante palcoscenico, non mi sono mai sentito così bene!

«Bravo, continua così» mi sussurra la voce all'orecchio. Perché non l'ho mai ascoltata negli ultimi anni, perché ti ho dimenticato in fondo al cuore amico mio?

«Non importa, ora concentrati sul tuo obbiettivo, fai vedere quello che sai fare a quel bastardo!»

Già, Esgarth... Sotto il lungo mantello vedo chiaramente le sue gambe tremare dalla paura. I suoi miseri poteri ora non possono nulla contro di me.

Con un cenno della mano, le mie lame d'aria gli lacerano il polso destro, facendogli perdere il bastone.

Senza Thondaril vali meno di zero. Bravo, striscia a terra cercando di riprenderlo, striscia come il verme quale sei!

«Ancora uno sforzo!» dice la mia guida e ha ragione.

Schernisco Esgarth: «Tra poco tornerai a essere cibo per i tuoi simili. Alla prossima delle mie magie ti ridurrò a brandelli.»

Sento già la forza del vento pronta ad assumere le dimensioni di un devastante uragano in grado di sradicare anche le montagne.

Ma cosa? Perché ti schieri a difesa di quel vigliacco?

Selene si para davanti a me con le braccia allargate, a protezione di Esgarth.

Perché Selene? Guarda come ha ridotto Alteria, questo bastardo merita la morte, non la tua protezione.

«Non fermarti! Lancia il tuo migliore incantesimo! Non esitare!» il Quaresh mi invita a essere deciso. Il suo piglio è forte, il controllo che esercita su di me è sempre più importante, ma io, davanti a lei, non posso che esitare.

«Ma così, anche Selene verrà coinvolta?»

«Così impara a sbarrare il tuo cammino. Nessuno può osare fermarti.»

I suoi occhi tristi perforano la mia anima. Mi guarda con durezza, con la luce di chi non ha perso la speranza, decisa a non arretrare di un passo.

Questo non sei tu, sembrano dire le sue labbra da cui non odo alcun suono.

«Selene ha ragione, ti ho addestrato affinché tu non commetta i miei stessi errori!»

La voce di Alexandros.

Lo vedo, è qui di fronte a me, al fianco della ragazza che amo. Forse è solo un'illusione, una proiezione di un barlume della mia coscienza, ma è così reale che mi sembra quasi di riuscire a toccarlo. 

«Non farti fermare da questi perdenti, avanti Maximilian tu sei solo e puoi contare solo su te stesso! Uccidili! Uccidili tutti!»

«Stai zitto!» dico all'ombra che c'è alle mie spalle. «Taci! Non riuscirai a farmi diventare come te! No, io non diventerò mai un mostro! Vattene!»

Scaccio il mio Quaresh nell'abisso da cui è emerso, torno ad essere completamente padrone delle mie azioni. La forza malvagia che sorreggeva i miei passi scompare, e con la sua dipartita riemerge il dolore delle mie tremende ferite.

Ma sono nuovamente me stesso.

Grazie amici miei.

***

Le forze di Maximilian scemarono all'improvviso, a pochi passi dalla ragazza, che, con un gesto fulmineo, riuscì appena in tempo a sorreggerlo, impedendogli di cadere rovinosamente a terra.

«Grazie» balbettò a fatica, con un rivolo di sangue che gli fuoriusciva dalla bocca. 

Selene lo adagiò dolcemente al suolo coricandosi al suo fianco. Stando attenta a non stringerlo troppo per non farlo soffrire ulteriormente, lo abbracciò e si lasciò abbandonare ad un copioso pianto. Maximilian avvicinò una delle sue tremanti mani alla guancia della ragazza e ne raccolse una lacrima. Sul suo volto comparve un timido sorriso, che si specchiò nei sottili occhi lucidi di Selene.

«Mi hai fatto spaventare» singhiozzò lei, abbracciandolo con maggiore intensità. Era sufficiente il calore del suo amore a dissipare il dolore per le gravi ferite presenti su tutto il suo corpo.

«Perdonami» le sussurrò all'orecchio.

Il momento di idillio venne ben presto interrotto.

«Come hai osato umiliarmi in quel modo?» 

Esgarth si era ripreso e ora troneggiava con la sua mole sopra i due giovani seduti sulla nuda terra. La sua mano destra, seppur inondata di sangue, riusciva lo stesso a stringere il suo amato Thondaril. 

«Basta Esgarth fermati!» gli urlò contro Selene pronta a difendere a costo della vita il suo compagno. Maximilian completamente senza forze non poteva far altro che guardarlo con disprezzo.

«Hanno ragione loro, basta così.»

Una mano sconosciuta, ricoperta da un guanto color ocra, si appoggiò sulla spalliera sinistra che sorreggeva l'ampio mantello avorio dello stregone. Esgarth si voltò rabbioso, pronto a scacciare l'indesiderato ospite che l'aveva osato interrompere.

«Mi-mi scusi non l'avevo riconosciuta» 

Così, preso dalla situazione com'era, non aveva prontamente identificato quell'inconfondibile voce.

Si trattava di Tron, Primo Arcimago della Torre Scarlatta. 

***

SPAZIO DELL'AUTORE

Cari lettori, innanzitutto mi scuso un po' per questo capitolo che considero "non all'altezza" di come lo vorrei, soprattutto in quest'ultima parte. Prometto che una volta terminata l'opera farò un grosso lavoro di revisione in cui sicuramente migliorerò parti superficiali e confuse come questa. 

In questo 11° capitolo riprendo il personaggio di Esgarth (solo accennato nel lontano capitolo 2) e gli do a piene mani la parte di antagonista tra i maghi della torre. Non un villain a tutti gli effetti, ma un avversario dei nostri beniamini. Esgarth, il cui scopo è accedere al consiglio dei Cinque Arcimaghi, usa la povera Alteria per tendere una trappola a Maximilian.  E' lui l'hero di questo capitolo, personaggio secondario a cui finalmente riesco a dedicare una parte da protagonista. 

Scattata la trappola i due si scontrano finché Max in vantaggio, per non ferire Alteria, commette un passo falso e finisce privo di sensi. Lì scatta il flashback che si ricollega a quello scritto in precedenza nel capitolo 10 dove un giovane Alexandros (insieme ad Esmeralda) in una missione uccide più o meno accidentalmente i suoi genitori. 

Maximilian dopo aver raggiunto la Torre Scarlatta spinto dall'odio e guidato parole dell'assassino se lo ritrova davanti nell'infermeria. Li prova a ucciderlo ma inconsciamente non lo colpisce in un punto vitale. Alexandros si accorge che il ragazzo nonostante tutto non è stato divorato dalla sete di vendetta (come successo a lui invece) e si offre di essere la sua guida nella sua nuova vita da stregone (anche per scontare il senso di colpa per quello che aveva fatto). 

Nella brutta situazione in cui si trova ora, l'odio di Max si risveglia, alimentato dal Quaresh che sembra fornirgli un potere infinito al caro prezzo della dannazione eterna. Lo stregone però, in un mix di POV, dialoghi interiori e scene in terza persona (spero di non aver incasinato troppo la narrazione) riesce a non farsi sopraffare, grazie all'amicizia e agli insegnamenti di Alex, ma soprattutto grazie all'amore di Selene. Quello che cerco di far passare tra queste righe è il contrasto tra Maximilian e Alexandros. I due sono accomunati da un punto di partenza simile, ma il primo decide di non seguire l'oscuro sentiero della ritorsione. Potrei quasi azzardare che Maximilian è un uomo migliore rispetto al suo maestro.  

Dulcis in fundo a fermare le velleità di Esgarth, che a quel punto vorrebbe vendicarsi dell'umiliazione subita, arriva Tron ultimo a comparire in ordine cronologico nel racconto, ma Primo Arcimago della Torre Scarlatta. 

Scusate questo pippone mentale, ma avevo bisogno di esprimermi. Ora se volete lasciarmi la vostra opinione su questo capitolo è cosa molto gradita e mi aiuterà sicuramente a migliorare. 

Grazie per la pazienza.

Alessandro



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