Capitolo 1 - UNA NOTTE SENZA LUNA - finale
Dove sono?
Sento i miei muscoli indolenziti. Sotto di me, soltanto fredda pietra.
Cosa mi è successo?
Percepisco dei rumori, sembrano colpi di spada, metallo che sibila e si infrange contro altro metallo.
Suoni familiari, suoni che hanno accompagnato l'intero arco della mia esistenza
Ora ricordo.
Sono nella cattedrale di Florentia, ero con i miei compagni a difendere la torre principale, a impedire che i non morti si avvicinassero alla stanza del divino Emmaniel.
Lo stregone!
Stavamo combattendo contro quel maledetto stregone! Noi tre anzi no. Per la Grande Madre, ora ricordo! Merak, Merak è morto! Apro gli occhi e lo vedo, il suo volto fiero è immerso nel sangue fuoriuscito dalla sua gola.
Compagno di mille battaglie, amico, maestro. Ora giaci a terra esanime. Che la Dea ti accolga tra i suoi prediletti nell'Elisio.
Devo alzarmi!
Sono ancora viva e non so perché, ma sono ancora viva. Probabilmente è stata la fede a salvarmi, o forse la mia divina armatura.
Alioth!
Alioth sta combattendo e tenendo testa a quel mostro. Com'è elegante quando combatte, i suoi movimenti aggraziati respingono colpo su colpo la violenta tecnica marziale del suo aggressore. Ora capisco come nonostante la giovane età sia stato nominato nostro comandante.
Devo aiutarlo!
Approfitterò del fatto che mi crede morta, ora, che è totalmente assorbito dal combattimento. Raccolgo una delle mie spade, scivolo silenziosamente alle sue spalle, quel lungo mantello rosso sporco del sangue delle sue vittime, il gelido alone di morte che lo circonda, i lunghi capelli neri raccolti che ondeggiano dietro la sua nuca. Lo vedo distintamente, vedo la sua schiena priva di protezione. Ora è vulnerabile, adesso o mai più...
Dubhe sferrò un affondo nella schiena dell'uomo che aveva davanti perforandolo, fino a fargli sbucare la punta della lama nel basso ventre.
Alioth cadde a terra, trafitto in uno dei pochissimi spiragli vulnerabili che offriva la sua corazza.
«Dubhe perché?» farfugliò, mentre vomitava un fiotto di sangue.
L'aveva infilzato con precisione chirurgica, scambiandolo per il suo nemico.
«Che cosa ho fatto? Che cosa ho fatto?» urlò la ragazza in preda alla follia. Si tolse l'elmo disperata mentre con le mani cominciò a strapparsi i capelli.
«Che cosa ho fatto?» gridò, completamente fuori di sé sotto lo sguardo esterrefatto del suo compagno da lei ferito a morte.
«È vittima di una delle mie illusioni», disse lo stregone rivolgendosi ad Alioth «la tua compagna non ha più il controllo della sua mente.»
«Prima quando l'hai tramortita, è stato più di una semplice scossa vero? Hai usato i tuoi poteri su di lei per farle compiere tutto questo?»
Lo stregone annuì.
Dubhe impazzì. Urlò come un animale ferito, mentre con le unghie si sfregiava il volto nella vana speranza di riacquistare il senno.
Vide l'altro suo wakizashi giacere sul pavimento; scoppiò a ridere come una ragazzina quando afferrò l'arma. I vivi occhi azzurri rivolsero un ultimo folle sguardo ad Alioth, poi spinse la punta della lama su per il mento fino a farla sbucare dalla sommità del cranio.
«Perché Grande Madre, perché tutto questo?»
Alioth estrasse l'arma della compagna dal suo corpo e si accasciò a terra.
«Avanti, dammi il colpo di grazia!»
Lo stregone avanzò verso il cavaliere, non lo degnò di uno sguardo e proseguì verso la scala che portava ai piani superiori.
"Sento freddo, sento le forze abbandonarmi. Il rammarico di aver fallito la missione mi disgusta, il sacrificio dei miei compagni è stato vano. Nonostante la mia armatura, nonostante le mie divine armi e le mie abilità sovrumane cado anch'io sul campo di battaglia. Sono solo, e in questo momento la mia fede non mi è di nessun conforto.
Cado come un semplice uomo, davanti alla morte siamo tutti uguali."
***
Sulla sommità della più alta torre della cattedrale, il divino Emmaniel sedeva, aspettando con pazienza che la terribile presenza maligna percepita ai piani inferiori lo raggiungesse. La sua dimora era di gran lunga la stanza più bella della cattedrale. I migliori artisti di Florentia l'avevano affrescata con le immagini di creature angeliche avvolte in candide tuniche, dipinti di gioia e gaudio dove gli essere umani meritevoli di tal premio, trovavano la felicità nell'elisio, il paradiso celeste. L'azzurro del cielo era il colore predominante e grazie alla potente illuminazione, si aveva la sensazione di trovarsi in pieno giorno in un grande spazio aperto. Adagiato su un trono, arricchito con metalli e pietre preziose attendeva paziente di conoscere la sua nemesi. Quell'oscura presenza, un concentrato di malvagità che aveva profanato la cattedrale, assieme al suo esercito di vampiri, doveva esser eliminata ad ogni costo.
L'imponente porta d'argento decorata con cui si accedeva alla stanza si aprì quanto basta per far entrare un vecchio uomo agghindato in vesti clericali. Padre Callon si muoveva ciondolando in direzione del trono del cherubino senza proferire una parola. Fu allora che Emmaniel si sollevò dal suo scranno spalancando le ali piumate color avorio accentuando così la sua maestosa figura. Indossava un corpetto di metallo lucente a protezione del suo aulico corpo avvolto dall'accecante emanazione della sua divina aura.
«Non fare un altro passo immonda creatura!» Sentenziò additando l'arcivescovo. «Questi tuoi biechi trucchetti non funzionano con me!»
L'uomo arrestò la sua marcia e cominciò a ridere a bocca aperta; la sua risata era diabolica, malvagia, inumana. Il suo corpo cominciò a deformarsi, le membra si gonfiarono fino ad esplodere lordando con budella e sangue i celestiali affreschi che decoravano la stanza. Keshnal il distruttore aveva celato la propria entità all'interno del malcapitato arcivescovo della cattedrale, ma il trucco che era servito ad ingannare i soldati, non aveva attecchito con l'essere figlio della Grande Madre che troneggiava su questa costruzione.
«Non era mia intenzione ingannarti» ghignò l'essere demoniaco, che si rivelò in tutta la sua mole «semplicemente non avevo voglia di perdere tempo con i tuoi fedeli.»
Emmaniel non rispose, il suo corpo cominciò a emanare una tenue luce azzurra.
«Quanta impazienza! Sono stato esiliato da questo mondo per secoli e non ho neanche il tempo di fare due chiacchere.»
«Hai approfittato del corpo di un devoto servitore celeste per giungere fino a qui! Le tue empie azioni parlano già per te!» tagliò secco l'angelo.
«E tutto ciò ti disturba?» domandò provocatorio Keshnal. «Inutile che ti ergi a santo paladino davanti a me, io a differenza degli esseri umani che strisciano ai vostri piedi conosco la verità.»
«Taci, diavolo!» urlò irritato Emmaniel «Hai parlato fin troppo! Non sei il primo della tua razza che affronto nel corso dei secoli, presto ti rispedirò nell'abisso che ti ha generato.»
Keshnal tese i muscoli pregustando già il sapore dell'imminente battaglia.
«Ma io non sono come gli altri, presto te ne accorgerai.»
***
Lo stregone percepiva distintamente due enormi aure combattive che si fronteggiavano pochi metri sopra di lui. Non era difficile per un uomo del suo potere capire l'entità delle forze in gioco. La natura di quei due esseri trascendeva il piano materiale, due forze ancestrali che si scontravano il cui potere andava oltre qualsivoglia immaginazione. Pur essendo conscio di tutto ciò sapeva benissimo che non era il momento di tirarsi indietro.
L'uomo varcò la soglia della stanza celeste giusto in tempo per vedere Kesnhal avvolto da nere fiamme scaraventare l'angelo contro la parete opposta.
«Ahhh finalmente sei arrivato!» gli sorrise Keshnal, facendo fuoriuscire una gettata di fumo nero dalla bocca.
«Come ti avevo promesso mio evocatore, sto eseguendo la tua vendetta! E ci tengo a dirti, che lo sto facendo con immenso piacere!»
Emmaniel ferito si rimise in piedi osservando il nuovo arrivato, lo stregone ricambiò con uno sguardo feroce.
Il demone ghignò divertito.
«Accomodati, e guarda come spedirò questo falso Dio nel più cupo degli abissi!»
***
SPAZIO DELL'AUTORE
Eccovi giunti alla conclusione del primo capitolo.
Confusi? Non posso darvi torto.
In questo capitolo ho voluto rappresentare un po' ciò che vi aspetta nel corso del racconto buttandovi subito nel pieno dell'azione. Battaglie e spargimenti di sangue in questo assalto delle Forze del Male alla Cattedrale Celeste. Si ma i protagonisti chi sono?
Keshnal e i Cavalieri Celesti sono gli unici personaggi a cui dedico un minimo di approfondimento, ma se non fossero loro i protagonisti di questa storia, anzi, se non ci fossero proprio i protagonisti principali in questo primo capitolo?
Non risponderò alla domanda, però posso dire che questo capitolo non è qualcosa a sé stante rispetto al filone del racconto principale. La sua collocazione la capirete col tempo, nel corso della lettura.
A presto.
Alessandro
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