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Capitolo 20

Sofia's POV

<<Allora?>> continuo spazientita, volendo sapere il nome di questa persona, anche se mi sa tanto mi pentirò per averglielo chiesto...

E perché mai dovrebbe accadere?

Non temo nulla, niente potrà ferirmi più di quanto non lo abbia fatto già Matteo quest'oggi, con i suoi occhi profondi che hanno squadrato la mia intera figura che si celava sotto gli abiti.

È riuscito a leggermi l'anima con una sola occhiata furtiva, ma so benissimo non sarà più così, le nostre Strade si sono separate ed io dovrei fare di tutto per mantenerle ben distaccate e non farle incrociare, fino la fine dei nostri giorni.

I suoi commiserabili perché dovrà pentirsi amaramente della sua idiota decisione di ritornare nella sua città, in modo che al suo ritorno Valeria le cada ai suoi piedi e non lo lasci mai più.

Quelli che attendono me, invece, sono solamente dolorosi, perché la vita mi ha privato di qualunque gioia, riservandomi solo tristezza dovuta alle bugie che sono costretta a dire.

Mi appoggio allo schienale della sedia, accavallando le gambe e mettendomi comoda, tutto è dovuto alla ragione che mi ha intimato di non fuggire ma rimanere ad ascoltarlo.

Rimarrò piantata qui, irremovibile, finché non si deciderà di togliermi il dubbio su questa identità nascosta, e magari mi farebbe piacere sapere anche la sua, non lo nego.

Quando ricorderò questa giornata, almeno, saprò il nome di colui non si è ancora neppure degnato di presentarsi ma vuole soltanto darmi delle informazioni importanti.

Sorpasserò pure questo sgarbo, basta che mi dice il nome della persona misteriosa che gli ha raccontato di me all'insaputa della sottoscritta, prima che la curiosità mista all'angoscia uccida gli ultimi neuroni della testa, facendo andare in tilt la mente per le troppe preoccupazioni e cattive emozioni che ho scaturito dentro il mio essere.

<<Avanti.>> Lo sprono con voce ferma, per nulla dolce, continuerò in questa maniera all'infinito se sarà necessario.

Mi giro un attimo per guardarmi attorno, non si sa mai dovesse essere una trappola per farmi perdere tempo e distrarmi per non so, magari rubare l'auto parcheggiata alle mie spalle.

Questo sospetto mi sembra proprio infondato dato che la quiete è tranquilla, non scorgo nessuno nei paraggi fuori dal bar, così mi tranquillizzo.

Rifletto ancora, magari è un modo per spazientirmi e quando meno me lo aspetto mi adescherà tappandomi la bocca per chiedere un riscatto alla mia famiglia.

Rido interiormente, se fosse per loro potrei rimanere in ostaggio a vita, non gli cambierebbe nulla se ci sia o meno in casa, si allarmerebbero soltanto perché senza di me il piano andrà in fumo.

Di certo papà non rimarrebbe con le mani in mano, e convincerebbe mia sorella ad accaparrarsi lei quel bel riccone di Alessio, pure se afflitto.

È sicuro al cento per cento, quanto è vero che mi chiamo Sofia Messina.

Morto un papa se ne fa un altro, come dice un famoso detto.

Non rimarrebbe innocuo ad un evento del genere e si darebbe da fare, rovinando non intenzionalmente la vita di Francesca, perché davanti i soldi siamo tutti deboli, non ci vediamo più e commettiamo terribili errori pur di avere ciò che bramiamo.

Se poi papà si ricorderà pure di avere una figlia inutile, mi libererebbe pagando il riscatto, e devo dire che ad essere sincera sono sicura soffrirei di meno ad essere la prigioniera di mal viventi, anche perché non mi sembra proprio possa esserlo il ragazzo a me di fronte.

Sarei tolta da ogni piano diabolico, estratta e cancellata dalla coscienza di tutti quelli che insieme alla sottoscritta hanno ingannato chi non merita, ed eliminerei anch'io tutte i dilemmi a cui penso giorno e notte.

Quest'uomo davanti i miei occhi veste talmente bene che non sembra proprio un rapinatore, il suo curato non mi intimorisce neanche un po' è questo manda in fumo le mie ipotesi di essere presa in ostaggio.

Anche questa volta non succederà nulla che potrà cambiare radicalmente la mia vita, non siamo in un film dove tutto è possibile e quando la protagonista è in difficoltà arrivano i soccorsi, che siano mandati dal cielo oppure semplicemente delle persone care, come io più credo nell'ultima opzione.

Non ho fede in quello che si fa chiamare l'Altissimo, i problemi che mi ha mandato e sono costretta ad affrontare ogni giorno, sono un castigo che io non merito, non mi sono scelta la famiglia in cui andare a nascere, altrimenti non sarei in queste condizioni pietose, senza neanche una dignità davanti mio padre.

Se fossi nata da genitori diversi tutto questo non sarebbe accaduto, perché anch'io sarei un'altra persona.

Non più oppressa dalla volontà altrui per il bene della cosiddetta famiglia che non siamo mai stati, a soli diciannove anni e mezzo tutto questo è troppo pesante da sopportare, non ne ho la forza psicologica.

Fisso dinanzi, notando solo ora la leggera somiglianza che ha questo individuo con qualcuno che conosco molto bene e mi ha spezzato il cuore.

Questo mi spinge a far vedere di che pasta sono fatta, senza esitare un solo momento del mio istinto che è l'unica cosa di cui non sono stata privata e che ancora mi accompagna nella mia tormentata esistenza.

<<Vuoi rimanere fino stanotte? Non ho tutto il tempo libero, avrei una certa fretta.>> Mento spudoratamente, come se avessi qualcosa di meglio da fare che ascoltare un pazzo che all'inizio mi ha spaventata con le sue supposizioni.

Sono stata spudorata ma non me ne curo e nemmeno ne sono pentita, per una volta non mi sento in colpa nel farlo perché questo non comprometterà il futuro di molta gente.

È un peccato che dovrò scontare alla mia morte dando conto solo alla mia coscienza, questo.

Invece dovrò espiarne molto di più, come ad esempio quelli che riguardano Alessio e Valeria, due ragazzi innamorati che devo per forza allontanare se non mi voglio ritrovare in mezzo alla strada senza un soldo.

Separare due cuori e anime innocenti mi si ritorcerà contro nella vita, spero in modo non troppo violento.

<<Se sei un veggente sarei curiosa di sapere cosa vedi nel mio futuro, magari mi leggi il palmo della mano, tieni.>> Allungo il braccio, sfottendolo apertamente mentre lui rimane in silenzio, dando finalmente segni di vita con una sonora risata.

Un'azione che invece di riempirmi il petto per l'azione compiuta mi incupisce maggiormente, facendomi ricordare che io non rido veramente da tanto, troppo tempo.

E di certo non succederà più, non con questa sorte a cui sono condannata...

<<No, niente di tutto questo.>> Nega con il capo, evidentemente divertito, vuole tenermi sulle spine.

Un po' mi torna in mente l'atteggiamento di Matteo, così taciturno e non chiaro nel dire le cose, solo che lui, adesso, lo prenderei a sberle per non stare aprendo bocca.

<<Dovrai essere molto solo nella vita se non hai nient'altro da fare che importunare giovani ragazze venute qui per un pasto veloce...>> Mi prendo gioco di lui con l'intento che reagisca, spiaccicando anche una misera parola di senso compiuto invece di rimanere sul vago.

Mi fingo sicura, come ho sempre dimostrato a chi mi sta intorno per non sembrare debole ma una donna vissuta, che sa cosa vuole nella vita quando, in cuor mio, so solo ciò che non voglio, ovverosia soffrire e penare per un amore non corrisposto.

Sembra che per me non ci sia via di fuga neppure per questo, dovrò assecondare questi fatti turbolenti che piano piano segnano la mia anima in modo indelebile.

Ed io devo graffiarmi con questi dolori, se non solo interiormente anche esteriormente, ricominciando a tagliarmi solo per sfogo, così magari mio padre avrà un po' di pietà mascherata da riguardo agli occhi degli altri per questa povera bambina cresciuta troppo in fretta.

Sì, perché dentro mi sento ancora una ragazzina strappata via dalla sua fanciullezza che non ha vissuto a pieno e come si deve, con spensieratezza.

<<... che tra l'altro mi hai pure fatto freddare.>> Riallaccio il discorso fingendo che la mia preoccupazione ricada solo sulla pizzetta abbandonata sul tavolino.

La indico con un cenno del capo, inghiottendo un po' di saliva con un nodo alla gola.

Devo smorzare la tensione che si attacca al mio stomaco, contorcendomelo e provocandomi dei singhiozzi sordi che mi salgono su per l'esofago, ma li devo reprimere, non devo piangere per disperazione.

Non devo più piangere per nessuno, devo cucire bene sul mio viso la maschera di cui parlava il mio amante e non toglierla fin quando non sarò lontana da questa città per tentare di sopravvivere da qualche altra parte.

<<Acqua, sei ancora lontana dalla verità>> mi informa, incrociando le braccia e poggiandole sul piano in plastica rigida.

Mi fissa ardentemente, assottigliando gli occhi come se volesse insinuarsi nei miei per leggermi dentro, solo che questo gesto mi infastidisce.

Mi importuna sapere che qualcuno mi guardi in questo modo, quando l'unico sguardo che avrei voluto avere addosso è quello passionale del ragazzo dai capelli neri e lisci, nulla più che semplice divertimento durato qualche giorno, per lui.

Un gioco da fare ogni tanto, un'esperienza unica a suo parere per liberare la mente dai pensieri frustranti e alla fine rimanere in mano con quello che desidera, la sua ragazzina che neanche lo ricambia, lo so per certo.

Non prova rammarico nell'aver tradito Valeria con la sua peggior nemica, anzi, forse ne va pure fiero.

È questo che dobbiamo rimanere io e lei, odiarci per aver rubato i cuori ai nostri rispettivi ragazzi con cui farei volentieri cambio di partner.

Ma non potrò mai rivelare che non ce l'ho con lei per qualcosa che non riguardi solo Alessio, come pensa che sia.

Ha rischiato di far cambiare direzione ai suoi pensieri ma grazie all'astuzia della madre si è risolto tutto, però mi ha rovinata facendomi conoscere quel dannato che si è impossessato della mia essenza il giorno di quella stupida festa di compleanno.

Se non stava insieme a Matteo, lui sarebbe rimasto a casa sua ed io l'avrei solo sentito nominare da mia sorella di tanto in tanto nei suoi racconti, senza tradire la sua fiducia.

Non è una cosa di cui potrò mai vantarmene al contrario del protagonista delle nostre avventure amorose che ne parlerà senza vergogna.

Se solo qualcuno lo venisse a sapere per me sarebbe la fine, sarei spacciata se Alessio lo scoprisse, lo tradisco solo tre mesi prima del matrimonio.

Se fosse stato per me avrei pure continuato, perché quell'uomo dalla camicia che avrei voluto vedere sempre stropicciata sotto le mie mani impazienti, è stata la mia unica Speranza di poter essere felice, anche se per poco.

La sua pelle abbronzata a contrasto con la mia più chiara era qualcosa di unico a vedersi, specialmente quando ci siamo uniti gridando di un piacere immenso che mai più riuscirò a provare.

È stato il primo e l'unico ad essersi insinuato nel mio cuore, molto cautamente e senza farmi sospettare che presto me l'avrebbe strappato senza pietà e lasciata con un vuoto incolmabile.

Neppure lui che mi ha ridotta in questo stato, se ci mettesse tutto l'impegno e dedizione, riuscirebbe a cicatrizzare queste ferite da cui sgorgherà sempre sangue di vendetta per tutti coloro che non hanno avuto il benché minimo rispetto verso la mia persona.

Una vendetta silenziosa che non porterà altro dolore perché sono stufa di queste emozioni negative e catastrofiche, li ripagherò con la mia sparizione nel nulla quando sarà tutto finito.

Non ho più intenzione di farmi schiacciare come un insetto da nessuno, abbindolata dalle così belle e intense sensazioni tutto frutto della mia immaginazione, perché poi sono state la mia rovina ricordarle con lucidità.

La mia dignità deve venire allo scoperto, almeno con un uomo che posso decidere liberamente se frequentarlo o meno, e trionfante mostrerò che non mi lascerò plagiare da nessuna lusinga o apprezzamento uscito dalla bocca di un vile codardo.

Anche se sarà sempre tra i miei pensieri dovrò respingerlo, scalciando finché non avrò battuto i piedi per terra talmente forte da farlo sprofondare nell'abisso della commiserazione, da solo con il suo egocentrismo, come merita di essere lasciato.

<<Il nome Francesca ti dice nulla?>> Si decide a parlare irrompendo il chiasso che aleggia all'esterno, nulla però se messo a confronto con i miei conflitti più rumorosi dei cavalli in corsa.

Drizzo le orecchie avvicinandomi con i gomiti al tavolo, per spingere la sedia in avanti, stupita di ciò che ho udito in un momento di totale confusione nella mia mente, magari ho capito male, e spero con tutto il cuore che sia così.

Non recepisco cosa c'entra quella ragazza in tutta questa discussione, perché è l'unica che credevo esclusa a priori, non immaginando mai potesse conoscere un tipo sbruffone come il sottoscritto che ghigna malizioso del mio sbigottimento.

Che razza di persona crudele è per trattarmi da scema?

<<Francesca chi?>> indago, come a non voler ammettere di avere già capito, non può essere vero, non può aver estorto queste informazioni dalla sua bocca, visto che si confida raramente e solo con me, soprattutto.

Perché si fida, ma forse non più, perché appena vorrà sapere il motivo per cui le fotografie non sono più al loro posto non so che dire per giustificarmi, e lì sarà la fine.

Smetterà di vedermi dalla sua parte trattandomi con indifferenza, solo perché le prove per riavere indietro l'amore della sua vita, o almeno chi crede lo sia, non tornerà più a stare con lei.

E se solo scavasse più a fondo in questa situazione, osservando attentamente il mio sguardo vitreo e assente quando mi parla del suo amato, si accorgerebbe di tutto.

Eppure non mi spiego il perché questi due si conoscano, e non voglio nemmeno saperlo se è ciò che penso, perché da un lato sarei sollevata che si sia liberata di quell'inutile donnaiolo per pensare a qualcun altro, ma questo non mi sembra adatto a lei.

<<Mia sorella?>> mormoro, presa dal panico.

Ho paura di sapere il continuo, non mi fido di lui, troppo taciturno quando dovrebbe parlare senza battere ciglio, e troppo spavaldo e sicuro di sé nel dire cose superflue, a sproposito.

Ancora non fiata, solo passa languidamente la lingua sulle labbra, come se stesse far emergendo il suo lato migliore, da conquistatore, non lo sopporto proprio più...

<<Certo, perché ti ricorda troppo Matteo...>> commenta troppo realista la coscienza per i miei gusti.

Al diavolo, non c'è momento in cui non lo nomini, anche involontariamente, come adesso.

<<Bingo.>> Batte una mano sul tavolo, talmente velocemente da farmi sussultare.

Tiro un sospiro di sollievo quando conferma la mia tesi, le cose sono più fattibili anche se resta tutto poco chiaro, velato da troppo mistero, almeno capisco come faccia a sapere il mio nome.

Rilasso i muscoli abbandonandomi comodamente al mio posto, credo ci rimarrò per un altro po', finché non rivela tutto ciò che esigo sapere e alla svelta, la mia pazienza si sta esaurendo.

<<Come fai a conoscerla?>> domando più a me stessa, borbottando in modo poco udibile.

<<Questo non ha importanza...>> asserisce, gesticolando e accorciando la poca distanza che separa i nostri visi ormai vicini.

I suoi occhi grandi e scuri come la pece hanno un non so qualcosa di inquietante, quasi spietato, mi fissa come se già conoscesse ogni tratto del mio viso e volesse solo ricordarlo meglio.

<<Potevi dirmelo immediatamente che eri un suo amico invece di girarci tanto intorno, mi hai fatta preoccupare.>> Lo interrompo prima che concluda il suo discorso, tanto so non mi avrebbe detto nient'altro di interessante.

Lui blatera con l'intento di confondermi ulteriormente, per farmi dimenticare qualsiasi domanda che mi balena in mente sul suo conto.

Apatica appoggio i gomiti sul tavolo, sorreggendo il mento con le mani ed essendo assente con la testa.

Rifletto solo sul perché Francesca non me ne abbia parlato, è insolito da parte sua nascondermi qualcosa, e questo non fa che aumentare la mia agitazione.

Temo possa aver scoperto un qualsiasi particolare che le abbia fatto perdere la fiducia che mi riponeva, solo lei era rimasta a dimostrare un po' d'affetto nonostante i litigi quotidiani per qualunque cosa.

<<Oh, ma io non sono suo amico, sono semplicemente un conoscente>> ammette disinvolto tradendo queste parole appena pronunziate con l'espressione che mi fa intendere tutt'altro.

Perché una simile menzogna?

Mi sa che adora vedere la gente con la fronte corrugata come se mi avesse appena detto di essere un politico in incognito per una missione segreta ed io sono l'unica a poterlo aiutare, sì, a farsi scoprire.

Giuro che con un urlo gli farò pentire di avermi incontrata, le labbra dovranno diventare una linea dritta e sottile, senza mostrare i denti in un ampio sorriso di cui non necessito.

Cosa c'è da ridere in tutto ciò?

<<Se non foste amici non ti avrebbe detto nulla della sottoscritta>> ribatto accigliata ma con determinazione, senza far trapelare il mio disappunto sulla sua affermazione.

Questo ragazzo ha trovato pane per i suoi denti, gli darò torto fin quando non sarà lui stesso a non poterne più ed esporre tutto alla luce del sole.

La ragione ce l'ho io e da oggi mi batterò per essa, senza lasciarmi imbrogliare da nessuno squallido cavernicolo dai modi subdoli per conquistare.

Sono sicura che alla fine vuole solo chiedermi il numero con questa scusa, magari non è neanche vero ciò che mi ha riferito su Francesca e neanche si sono mai visti.

Siamo conosciute in zona, non è difficile sapere i nostri nomi, ma lo è farci stimare una persona che a primo impatto non sembra ci tenga a noi.

Non sono un giocattolo, l'ho capito solo dopo che Matteo mi ha sottolineato di esserlo stato da sempre per lui, un semplice passatempo che appena diventato noioso è stato abbandonato per trovarne uno nuovo.

Ed io gli dimostrerò di non essere più quella Sofia accondiscendente che ha fatto di tutto per provare un po' d'amore e sentirsi apprezzata.

Mi odi? Non ho nulla da dire, io sono così e non cambierò, avanti il prossimo.

E per un bel po' di tempo non ci sarà più nessuno ad occupare i miei pensieri, se non il ragazzo che devo assolutamente sposare per tentare di trovare la mia Strada in un futuro non troppo lontano, appena concluso il matrimonio.

Lasciando questa città che ha causato solo sofferenze atroci, iniziando da piccola perché non coccolata dai genitori fino ad oggi, costretta a seguire il volere del capofamiglia se non voglio finire sul lastrico insieme a loro.

Perché sì, ho anche valutato la possibilità di mollarlo, ma non mi converrebbe perché non solo non avrei più un centesimo da lui, per di più andrei a dormire sotto i ponti pur non essendo felice con la persona che amo.

Almeno quest'ultima Speranza è l'unica cosa che mi tiene in vita, il sogno ad occhi aperti di poter incontrare qualcuno meno bastardo del ragazzo dagli occhi chiari in contrasto con la pelle più scura.

Lui non merita né me, né la mia ingenua sorellina che ancora da poco maggiorenne non ha capito nulla di come stanno le cose.

Anch'io a soli diciannove anni e mezzo vengo ripresa perché credono non sappia che significhi convolare a nozze e difatti è così.

Dicono che ho tutta la vita quando in realtà non è affatto vero, l'esistenza scorre, il tempo non ti aspetta, e quello che perderai non facendo nulla per costruirti il tuo futuro non tornerà mai indietro.

Potrai solo piangere perché gli eventi non si sono susseguiti come avresti voluto, ma niente è mai andato secondo il mio volere, per una volta darò retta solo a me stessa.

<<Ognuno è libero di pensarla come gli pare, abbiamo idee differenti a quanto pare.>> Scrolla le spalle l'uomo senza nome, distraendomi dalle mie torbide riflessioni sicuramente più interessanti di lui.

<<E meno male>> sussurro a denti stretti, roteando gli occhi al cielo.

Lascio perdere queste sue parole al vento riprendendo a mangiare, non vorrei sentirmi male per colpa sua.

La mozzarella della pizzetta ormai non fila più essendosi completamente raffreddata, è tutta colpa di codesto sconosciuto che ancora non accenna a lasciarmi in pace.

<<Come scusa?>> mormora, ed io gli rivolgo uno sguardo straziante.

<<Niente, dicevo solo che è meglio così, che non vi frequentate>> confesso spazientita dalla tanta voglia che ha di parlare, che vada ad importunare qualcun altro, magari stringerebbe amicizia con quel cameriere laggiù che è stato tanto cordiale invece di risultare fastidioso ponendo mille domande.

Chi si fa i fatti propri campa cent'anni..

<<Oh, ma questo io non l'ho detto>> riprende, pronto a battibeccare.

Ostento un sorriso subdolo, di circostanza, per sembrare meno acida della mia voce ormai strozzata e incontrollabile.

<<Ed io non ti ho chiesto di sederti qui fronte, quindi ti prego taci e non rompere>> replico inacidita, mi ha fatto pure venire il mal di testa.

<<Uh, avete lo stesso carattere a quanto vedo...>> commenta ad alta voce guadagnandosi un'occhiata storta.

Un po' mi rincuora ciò che ha ammesso, vuol dire che Francesca lo tratta alla stessa maniera ed è per questo che ci ha spudoratamente provato con me.

Non potendo avere lei ci prova con la sorella, mi sembra una giusta logica se si ragiona non con la testa ma con gli ormoni...

<<Idiota, non ti rendi conto di quanto sei scocciante e antipatico? Se vuoi il mio numero bastava chiederlo ed io ti avrei mandato subito via, non prima di averti mollato come minimo un ceffone>> rivelo con un pizzico di rammarico.

Quanta bellezza sprecata se associata ad un atteggiamento del genere, da cacciatore in cerca di qualcosa che da me non troverà di sicuro.

Ho smesso di provarci con gli stessi ragazzi che anche solo una volta hanno posato gli occhi su Francesca, ammesso che sia tutto vero ciò che ha dichiarato.

Ho chiuso con tutti gli uomini e non ne vorrò sapere più nulla per i prossimi dieci anni.

Devo solo concentrarmi e calarmi nella parte della ragazza gelosa con Alessio, ed un po' lo sono perché non vorrei che tutti sapessero che mi tradisce con quella ragazzina.

Per me non ci fa nulla, anch'io l'ho tradito più volte, ma il problema è non farsene accorgere, ci sono tanti pettegoli nel quartiere che ad ogni passo falso aprono bocca per dare l'allarme su ogni questione.

<<Stessa determinazione e anche risposte, si vede proprio che nelle vostre vene scorre lo stesso sangue>> continua imperterrito le sue constatazioni con occhi sognanti.

Le sue iridi mi osservano, scivolando senza indugio giù per la mia figura e soffermandosi sul seno coperto dal vestito.

Questo mi provoca solo schifo e sdegno a vedere come guarda quel punto con desiderio, infischiandosene di essere in una sala comune e non privata.

Non gli appartiene questo luogo e non può fare ciò che gli pare trattando così delle clienti passate per puro caso, la prossima volta non ci metto più piede appena scopro che lo frequenta abitualmente, non voglio più imbattermi in un grandissimo maleducato senza pudore.

<<E dimmi una cosa, mia sorella non ti ha per caso detto che sono fidanzata e aspetto un figlio dal mio ragazzo?>> chiedo, usando per la prima volta questa scusa per essere lasciata sola a rimuginare sui miei problemi interiori molto più gravi.

Alzo un sopracciglio in segno di sfida, devo rimanere calma e non innervosirmi nonostante sia un'ardua impresa non saltargli al collo e fargli sputare il rospo, per sapere cosa vuole da me veramente.

<<Oh, è davvero un peccato che una bellezza di questo calibro non sia più disponibile.>> Sogghigna insinuando con volgarità qualcosa di veramente chiaro, a questo punto preferisco Matteo, almeno lui non è così cafone.

Il cosiddetto conoscente di Francesca è davvero un caso disperato, senza via d'uscita, dovrei procurargli una ragazza con cui passare del tempo al più presto, basta che lascia perdere tutte le altre che incontra.

<<Ma sai com'è... quando sto con Francesca non ho occhi che per lei, di certo non discutiamo su questioni di poca importanza>> esordisce, ed io non so se offendermi o scoppiargli a ridere in faccia per quanto è patetico.

Non credo ad una sola parola di ciò che dice, devo prima avere una conferma invece di passare a conclusioni affrettate rischiando di pensare cose di mia sorella che la dipingono in tutt'altro modo in cui l'ho sempre considerata.

Con un bel caratterino che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, ma non una prostituita come mi sta inculcando questo tizio senza la minima speranza di essere creduto.

<<C'è una sorta di complicità tra noi due, non so se intendi>> spiega, con vanto, come se tra loro ci fosse una specie di relazione che io non approvo fin da subito.

Posso capire che abbia sbagliato con Matteo, a me è successo lo stesso, ma ricascarci due volte nello stesso tranello... non si adatta alla sua intelligenza e astuzia.

<<Nei tuoi sogni, forse, allora ci credo eccome>> affermo senza peli sulla lingua, non tenendo a freno le mie frasi taglienti.

<<Ah, fai anche del sarcasmo? Ti posso assicurare che quando ci vediamo siamo impegnati a fare ben altro.>> Strizza un occhiolino facendomi salire il vomito.

In che modo è conosciuta mia sorella? E se fosse tutto vero?

<<A proposito, portale i miei saluti e dille che al più presto vorrei vederla, dove lei sa...>> incalza, rimanendo sul vago.

<<E se vuoi puoi venire pure tu>> aggiunge serio, facendo rivoltare il cibo dentro il mio stomaco.

Mi si contrae la pancia in un moto involontario, mentre la bocca si spalanca sbalordita da tanta impertinenza.

Sono completamente allibita, gli occhi vacui e il piede che tentenna sotto al tavolo non riuscendo a rimanere fermo per il senso di angoscia e preoccupazione che sta venendo a galla.

Sembra che Francesca sia sia dimenticata del suo grande amore sostituendolo alla svelta con questo qui, e mi sento stranamente in colpa per come si è ridotta.

E se avesse scoperto tutta la situazione e il tradimento e fosse un modo per vendicarsi?

Non so più che pensare, sono confusa, so solo che non posso rimanere con le mani in mano, devo fare quattro chiacchiere e chiarire ogni incertezza, per farmi dire il perché frequenta questi ragazzi, non si starà inventando nulla il maleducato.

Non so come ma riesco a ricompormi con tutta la forza mentale di questo mondo, rispondendogli a dovere.

<<Beh, mi dispiace per te, ma non avrai altre occasioni per poterla vedere e quindi sapere più nemmeno mie notizie.>>

Per fortuna lo zittisco, è stupito, ma non per questo non inclina la testa di lato beffandosi alle mie spalle, ma non abbastanza per non essere sgamato.

<<Certo, ci si vede bella.>> Annuisce prontamente, convinto delle sue parole.

Si alza in piedi congedandomi con un gesto della mano ed io come un'allocca lo lascio andare senza dire nulla, ancora sotto shock.

<<Aspetta, come ti chiami?>> grido, cosa che lo fa girare e finalmente rivelare il suo stramaledetto nome per cui ho penato interminabili minuti prima di saperlo.

<<Gianluca.>> Porta due dita in fronte come saluto e dopo un ultimo cenno seguito da un sorriso beffardo esce dalla porta, più che soddisfatto per avermi stordita.

Buon per lui che non è giornata oggi per me, altrimenti gli sarei corsa dietro per continuare la nostra serena e amabile discussione che hanno sentito pure i muri.

Le nostre voci sono giunte anche ai lampadari appesi al soffitto, spero siano arrivate pure da Francesca perché quella ragazza deve darmi molte spiegazioni.

Se stavo bene psicologicamente non mi sarei solo limitata ad incenerirlo con lo sguardo, ma gli avrei dato la caccia finché non avrei avuto tutte le risposte soddisfacenti che merito.

Allontano il pranzo dalla mia vista uscendo senza neppure terminarlo, lì dentro l'aria era diventata irrespirabile e necessito sentire il vento fresco sfiorare la mia pelle, come se potesse togliere via quello sguardo ambiguo che mi ha indirizzato Gianluca, aspettandosi che gli stessi al gioco come tutte le sue prede.

Non permetterò che Francesca diventi una di loro, sarà il favore più grande che le abbia mai fatto aprirle bene gli occhi per scostarsi da lui.

Il mio regalo per avere il suo perdono indiretto, non sapendo cosa sono stata capace di nascondere tramando ingiustamente alle sue spalle.

Lei, che si è rifugiata tra le mie braccia quando stava male per Matteo lo scorso mese, ed io che l'ho pugnalata al cuore senza pietà, ma spero non lo venga mai a sapere da nessuno.

Tanto non ci sono testimoni oculari oltre me e il carnefice che mi ha invogliata di proposito ad ingannare il sangue del mio sangue.

L'unica che in questi anni ha avuto il pensiero di consolarmi quando avevo dei problemi molto meno grandi che le potevo raccontare, il mio supporto per tutto.

Ed io l'ho ripagata del suo bene, credendo di fare la cosa giusta, spingendola tra le braccia di quel maledetto approfittatore per poi finirci anch'io a letto, e non mi sono fermata a questo.

Me ne sono pure innamorata persa, che stupida che sono.

Sospiro, cercando di colmare questo senso di vuoto al petto che si propaga fino le viscere, non so cos'abbia.

Probabilmente è semplice sfogo dovuto ai nervi che ho represso, invece di farli scaturire e uscire fuori tutti in una volta.

Sarà lo sbalzo di temperatura, oppure la pressione basta, ma ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa per non cadere.

Questa è tutta colpa tua Matteo, è la tua mancanza che mi provoca certi capogiri quando penso a ciò che ho perso per sempre e mai più potrò avere.

Ti odio, non sai quanto.

Sarebbe bastato un banale per cambiare le nostre sorti, ed invece hai avuto il coraggio di rifiutare anche questa proposta di provare a stare insieme, anche se quando gliel'ho fatta non ho minimamente pensato a come potesse reagire mia sorella.

Significa che doveva andare così, è meglio se le acque si stabilizzano invece di essere sempre in tempesta.

Con gambe tremanti e il cuore in gola, mi avvio verso un'area giochi per bambini, una piccola piazzetta.

A piedi giungo a destinazione, lasciando la mia auto incustodita e parcheggiata davanti quel locale ove non metterò più piede di mia volontà, nemmeno costretta.

Respiro a pieni polmoni, beandomi dell'aria fresca seguita dalle urla gioiose dei ragazzini, mentre le loro madri sono qui sedute al mio fianco leggendo delle riviste e chiacchierando animatamente.

Mi tocco la pancia di istinto, io non avrò mai la gioia di avere un figlio, non lo merito, non dopo aver mentito proprio su questo ad Alessio.

È una cosa assolutamente bellissima, se voluta, che ti cambia la vita, ma io non sono fatta per crescere un'altra vita, perché nessuno me l'ha mai insegnato.

Ancora io sono una bambina che ha bisogno solo di attenzioni da parte di qualcuno, di essere coccolata e amata per crescere serenamente senza sentirmi un mostro per le bugie che sono costretta a dire ogni singolo giorno.

Caccio in dentro le lacrime che minacciano di offuscarmi la vista, oggi sono particolarmente emotività per via di quello che ho dovuto passare, troppe emozioni diverse.

Senza rendermene conto il tempo scorre inevitabilmente, senza aspettare come avevo detto poc'anzi.

Dopo un paio d'ore a contemplare il paesaggio ormai vuoto, privo di ogni essere vivente dato che io non mi definisco più tale, decido di andare da Alessio, magari con lui potrò tornare a pensare ad altro.

Il mio cuore ha iniziato a creparsi poco per volta, ad ogni bacio o tocco di quel ragazzo dagli occhi infuocati e i polpastrelli bollenti che strusciavano contro il mio corpo.

Quel vile lo mandava in frantumi, finché oggi non gli ha dato il colpo di grazia spezzandolo definitivamente e per la prima volta.

Ma poco importa, tra qualche mese ricomincerò una nuova vita, lontana da chi mi fa del male anche se involontariamente, come il mio futuro marito.

So che è impossibile non pensare all'amore della propria vita ma sono sforzi che vanno fatti, queste situazioni si devono affrontare in un modo o nell'altro.

Anch'io farò un'enorme fatica a baciarlo, ma non dovrebbe costarmi poi così tanto se per più di un anno l'ho amato sul serio.

Devo solo ricordare i vecchi tempi e sorridere per quelli, prendendo la forza necessaria per affrontare anche questa battaglia, ma contro me stessa.

Non ho più voglia di combattere in suo sfavore, vorrei solo ci fosse un periodo di pace, almeno quando non ci sono i miei genitori e posso essere quella che sono senza vergogna.

Chiedo troppo?

Ero una ragazza solare, allegra, ma da quando loro mi hanno obbligata a rimanerci nonostante l'amore fosse finito da entrambe le parti, sono diventata una iena.

È vero, lo ammetto, sono una vipera che se la prende con tutti perché questi tutti in principio se la sono presa con me.

Alzo la bandiera bianca, mi arrendo a questa vita ingiusta che mi è capitata, non riuscendo più a contrastarla.

Non importa il mio volere, solo quello di mio padre, ed io riuscirò a tappargli la bocca con lo sporco denaro che gli serve, prima di sparire per sempre annunciando senza esitazione che ha perso una figlia che tra l'altro non ha mai considerato tale.

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Spazio autrice
Ciao pasticcini e buon lunedì! Mi scuso per il ritardo, sabato non ho avuto tempo di aggiornare, sono tre giorni che scrivo senza sosta però ci sono riuscita! 😍
Come vi è sembrato questo capitolo? Sofia soffre molto e si capisce sempre di più andando avanti con la storia, spero che questo suo punto di vista non vi annoi ma faccia riflettere, perché non siamo mai contenti della nostra vita (io per prima) quando ci sono persone che soffrono davvero e stanno peggio di noi e non lo fanno a vedere... 😩 e dopo queste riflessioni vi auguro buon proseguimento, non so quando potrò aggiornare, spero sabato ma non vi prometto nulla 😭 e siamo solo agosto, quando ricomincia la scuola credo non mi farò più viva fino le vacanze di Natale, perché davvero, scrivere un capitolo di 5/6 mila parole non è per niente facile e richiede oltre concentrazione (che non c'è sempre) anche tantissime ore di tempo 😔 e poi non è perché aggiunto una volta a settimana faccio meno lavoro! Alla fine i capitoli sono il triplo di lunghezza se notate, è come se aggiornassi 3 volte la settimana come ho sempre fatto 😊
Farò l'impossibile per mandare avanti questa storia e credo ormai che l'abbiate capito, non ho mai saltato un aggiornamento e anche se in ritardo lo posto ♥️ lasciate delle stelline ⭐️ per supportarmi e tanti commenti, secondo voi chi è questo Gianluca? Forse ne avevo parlato nella prima storia ma non ricordo bene cosa ho detto 😂 quindi boh. Alla prossima 💘
~Sabrina~ ❤️

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