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Capitolo 84 ✔️

Alessio's POV

Prendo un grosso respiro e mi siedo comodo da qualche parte, prima di leggere la delusione che avrò suscitato a quella ragazza, così tanto amareggiata che ha sentito il bisogno di esprimersi così, perché di presenza non le ho dato modo. Incrocio i piedi davanti a me e poggio il palmo aperto sul materasso, dietro la schiena, per sorreggere il peso delle frasi che tra poco mi schiacceranno il petto e bloccheranno il respiro. Sono pronto, o forse no. Apro la bocca e mimo il gesto del parlare, mettendo ogni tanto la mia voce mentre quelle lettere mi passano sotto gli occhi, come un treno inarrestabile.

Mi cade il mondo addosso, o forse finalmente me lo hanno tolto. Sono diventato strabico da quanto ho girato gli occhi, alzandoli poi al cielo quando ho concluso. Accartoccio il foglio e lo lancio sulla scrivania, posando le mani sulla faccia per la frustrazione. Stropiccio gli occhi fino a strapparli, come i miei capelli. Sospiro e mi alzo, andando a chiudere la porta finestra lasciata aperta. Appoggio un braccio sul vetro e scuoto il capo. Sofia mi ha dato carta bianca, facendo finta che possa decidere io cosa fare.

So, invece, che è solo un trucchetto per andarla a rincorrere, come sempre. È una minaccia sotto forma di libero arbitrio, che lei non mi ha mai dato. Ormai la conosco, so che quando ha detto "prendere una pausa" intendeva "non ti azzardare mai a prendere una pausa", dice le cose al contrario. Questo bigliettino, potrebbe essere interpretato tutto in diverso modo. Cambierebbe totalmente significato ma sarebbero le parole che veramente avrebbe voluto scrivermi, uscite direttamente dai suoi pensieri maligni e non dal cuore affranto come vorrebbe farmi credere.

Sì, che ci sta male le credo, ma è ipocrita più di me per dirmi quelle cose che non pensa sul serio. Certo che siamo proprio uguali, fatti della stessa pasta della cattiveria. Allora ho ereditato qualcosa anche da mamma, la sua spavalderia nell'ingannare la gente. Sofia è stata gelosa fino al midollo ieri sera, oggi non può essersi risvegliata una pecorella dopo l'assurda rivelazione che mi ha fatto su Valeria, è solo una maschera, quella che ha sempre indossato, anche quando cercava di farmi pena quel giorno a casa mia, quando mi ha dato la notizia del ritardo.

Sì stava male, ma ha ingigantito tutto per farmi pena. Non sono stupido, lo dimostro per non avere perennemente discussioni. Lei è totalmente pazza di me e va bene, che le posso mai dire? Non posso impedirle di amarmi, non posso comandare i sentimenti di una persona, anche se lei ci ha sempre provato. Glielo faccio credere, ma non provo nient'altro che rispetto per la madre di mio figlio. Ho paura che la distanza che mi vorrei prendere, possa causarle altri dispiaceri che si riverserebbero sulla piccola creatura.

L'ansia e il nervosismo, potrebbero non essere la miglior cosa per lui. Mi sento comunque uno straccio per averla lasciata in quel modo, come sarà tornata a casa? Non credo abbia preso un autobus, non è da lei, però una donna ferita nell'orgoglio potrebbe arrivare a fare anche questo. Avrà sfidato la sua fobia di stare in mezzo alla gente, pur di non farsi trovare qui. Si è messa alla fermata sotto al sole, con i tacchi, incinta e con la nausea, ma dignitosamente. Direi che questo fa molto riflettere su quanto possa essere incazzata.

Ho paura di cosa possa pensare, di quale azione possa compiere in un momento tanto fragile. Fa la forte ma in fondo non lo è, perché va a finire sempre nello stesso modo, il peggiore. Devo chiarire subito con lei, anche se non troverò mai le parole giuste, perché non esistono. Non ho niente di cui scusarmi, semmai è il contrario. È una relazione piena di menzogne e verità taciute, come possiamo ancora andare avanti e non barcollare? Beh, io lo sto facendo, mi sono ridotto a gattonare per starle appresso.

Devo comunque trovare il modo di farmi perdonare. Non è corretto che vada da un'altra mentre lei sta per darmi un figlio. Devo mettermi la testa al posto e vivere da ora solo per loro due. Non voglio averla come nemica, abbiamo creato una cosa troppo importante, non mi posso permettere di perdere tutto. Devo prendere la decisione giusta, come mi ha fintamente consigliato lei, e non minacciato. Sospiro, battendo la fronte sul vetro riscaldato dai raggi del sole che mi ricordavo quel bellissimo pomeriggio al mare, spensierato, con Valeria.

Basta, sta arrivando l'autunno, la stagione delle maglie a maniche lunghe, dei giacchetti in pelle. Tra poco sarà inverno, le sciarpe arriveranno a coprire dal collo al naso, nasconderanno qualsiasi espressione indignata che potrei assumere in compagnia di Sofia. Non sono un tipo freddoloso ma lo diventerò, pur di nascondere metà viso. Non riesco a guardarla con occhi a cuoricino come fa lei, non riesco a far scontrare le nostre labbra senza credere siano le sue. La stavo pure toccando, immaginando la diciassettenne al suo posto.

Mi stavo facendo spogliare, lavorando di fantasia e credendo di avere le mani della liceale sul mio petto. Vado avanti anche di ricordi, purtroppo, vedendo la scena di Matteo con Valeria che la palpeggiava come ho fatto io con Sofia. Me lo sono meritato. Io ho fatto soffrire la mia fidanzata, e sono stato ripagato allo stesso modo, anzi, peggio. Non ho giustificazioni per averla tradita dapprima con il pensiero, e poi lo avrei fatto anche fisicamente, al momento senza preoccupazioni. Sono indegno di avere una ragazza così leale, anche se un po' pazza, al mio fianco.

Non potrei renderla felice, perché non la amo. Non vorrei mai più averla sotto le mie mani, perché la vedrei con i capelli lunghi, mossi e bruni, occhi color cioccolato al latte, occhiali spessi neri. Sarebbe sbagliatissimo. Le troverei una persona che la ami, per non vederla disperarsi per me, ma non lo accetterebbe mai, perché è fissa nelle sue convinzioni. Non sente nient'altro che possa andare contro la sua idea di vita perfetta: sposata, che viviamo in un nell'appartamento, in procinto di avere nostro figlio tra le braccia.

Devo stare con lei perché sarà l'unica cosa sensata che posso fare dopo quei maledetti e insignificanti baci con la donna che un tempo avrei definito della mia vita. Mi pento di ciò che ho fatto, soprattutto perché ho dovuto vedere con i miei occhi come stavano le cose realmente. Lei non conta più niente, la devo dimenticare. Quei due sono morti, sono solo un quadro antico che potrò appendere un giorno nella mia nuova abitazione, per ricordarmi ogni tanto del passato, degli errori che ho commesso e non dovrò più fare.

Guardo di sottecchi il letto rovinato, dove siamo stati io e Sofia. Lo sistemo velocemente e penso che non posso fare altro che prendere ago e filo, come faceva mia nonna, ricucendo un calzino bucato perché non è ancora da buttar via. Devo appuntare il nostro rapporto per migliorarlo, per renderlo meno pesante di quanto già non sia. Unirò ogni brandello, per farne venire fuori qualcosa che abbia un senso.
Scendo le scale e mi precipito all'aria aperta, ho bisogno di respirare aria pulita. Entro in macchina senza una meta precisa, vediamo dove mi porta il cuore.

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Francesca's POV

Ieri la festa è stata a dir poco indimenticabile, anzi, il dopo festa. Ho ancora le farfalle nello stomaco se ci penso. Ma che dico, le ho al basso ventre, altro che in pancia. Un brivido si dilania lungo la spina dorsale, facendomi arrestare un attimo per l'improvvisa sensazione meravigliosa che quel maledetto ragazzo mi suscita al solo pensiero. Chiudo gli occhi, sentendo ancora le sue mani roventi sulle mie cosce nude. Non so come ho fatto a gestire tutta la situazione da sola, sono apparsa così sicura... ma non lo sono.

Gli ho fatto credere di esserlo, e non so per quale grazia divina sono riuscita a portare a termine il piano. Non ha saputo resistermi, si è lasciato andare, come previsto. Santa quella donna di mia sorella, mi è stata di grandissimo aiuto. Non so come avrei fatto senza la sua brillante idea. Non so come non sia venuta in mente a me, ieri ero troppo sulle nuvole, completamente soggiogata dal suo fascino. È stato imprevisto e io non ero psicologicamente pronta per rivederlo. Non pensavo mai potessi più rivederli, dopo le sue parole scritte per messaggio che poi mi ha ripetuto in faccia. Eppure, dopo tutte quelle volgarità, ha ceduto piuttosto facilmente.

Ha avuto il coraggio di offendermi, facendomi capire che è lui che comanda, e se non avesse voluto mi avrebbe fermata sul serio. Ci credo poco, non sono stata neanche a sentirlo altrimenti mi sarei tirata indietro. Per lui è solo una cosa fisica, mi farò bastare questo. Tanto, con le prove che sto andando a prendere sarà tutto a suo discapito, lo rovinerò come ha fatto lui con la mia vita. Ero più o meno spensierata prima che arrivasse lui come una travolgente onda in mezzo al mare. Avevo un equilibrio che finora nessuno si era permesso di spezzare, perché sono sempre stata con i piedi per terra.

Lui ha distrutto tutte le certezze, tutte le convinzioni di ciò che volevo. La sua sicurezza nel provarci mi ha folgorata, mi ha presa da subito mentalmente, e non nego anche esternamente. È un bellissimo uomo, non è tanto alto però ha senz'altro altre qualità. I capelli scuri più dei miei, ma lisci come seta. Gli occhi grandi verdi che mi fissavano con voracità, senza ritegno. Sono riusciti a penetrarmi l'anima. Hanno scorto la mia sofferenza non tanto recente e sono riusciti a donarmi spensieratezza, anche se non per molto. È finito tutto così in fretta che non ci volevo credere, non ricordo neanche nitidamente cosa è successo quella sera.

Me ne pento di aver bevuto, però se non lo avessi fatto non mi sarei mai lasciata andare e mi sarei persa quelle sensazioni strabilianti che mi ha causato. Erano ovattate, più deboli, ma le ho potute constatare meglio qualche ora fa, con la mente lucida. Sì che mi sono piaciute, anche se è stato troppo breve. Ma non è questo l'importante, devo ficcarmi in testa che l'ho fatto solo per incastrarlo, soprattutto per quello. Il romano si crede tanto furbo è superiore, ma non lo è.

O, almeno, Sofia lo è più di lui. Non la ringrazierò mai abbastanza ma so come sdebitarmi, facendo soffrire Valeria che è un obiettivo che ci accomuna. Povere vittime quei fidanzati onesti che per sbaglio scivolano addosso alle altre, per pura casualità, perché non è mica loro intenzione. Non ci provano spudoratamente, è solamente colpa di chi li istiga perché loro possono ragionare solo con il cazzo, non conoscono altro metodo. Posso ammettere che non mi è affatto dispiaciuto e oltretutto si è scavato la fossa da solo, e non lo sospetterà fino al giorno che glielo dirò. Valeria può prepararsi a piangere aspramente, a contorcersi e cadere a terra, come avrei voluto fare io ieri sera.

Non serve la violenza in questi casi, serve solo astuzia e un piccolo dettaglio che compie l'impresa tanto ambita e sperata. Vogliamo vederla distrutta mentalmente, deve perdere tutto e soffrire come è accaduto a mia sorella. Come si è permessa di scoparsi uno che è fidanzato e aspetta un figlio? Anch'io e Sofia avremmo avuto qualche scrupolo, invece quella puttana non se ne è fatti. Non sa con chi ha a che fare, le sorelle Messina sono perfide come il padre, senza alcuno scrupolo per raggiungere i nostri obiettivi.

Vedrà come rivoluzioneremo tutto, porteremo una situazione disastrata a nostro favore. Siamo donne con la D maiuscola, rappresentiamo perfettamente questa categoria: furbe, intelligenti, doppiogiochiste, approfittatrici. Io sono fiera di me, e di ciò che mia sorella mi ha insegnato in modo indiretto, superando gli ostacoli che ha incontrato sul suo cammino. Non lo sa ma mi ha dato la forza per andare avanti e non arrendermi mai. È il mio punto di riferimento, perché mi è vicina e mi comprende a pieno, come non ha mai fatto nessuno, neanche i nostri genitori.

Inarco la schiena e mi accovaccio, per allacciare le stringhe di una scarpa. Quando mi alzo ho un capogiro, ma non ci faccio caso e mi incammino spedita per raggiungere un mio conoscente. Ancora pochi minuti di attesa e mi si para dinnanzi la costruzione che esternamente appare come un comunissimo bar. L'insegna rossa e nera che ne indica il nome, è posta proprio sopra la porta di ingresso, la quale apro lentamente per vedere il suo interno in modo diverso, in pieno giorno.

L'unica cosa che rimane uguale sono il bancone posto di lato e i tavolini, ma la sera si stravolge totalmente. Si aggiunge pure qualche divanetto, per far stare più comodi i clienti mentre guardano le ragazze che fanno la lap dance. Succede di tutto e di più. Niente di illegale, sia chiaro, ma la notte questo posto diventa un locale notturno per giovani ma anche quarantenni in cerca di modi per farselo venire duro perché le mogli non gliela danno, esaurite a causa dei figli. Loro cercano altrove e mi sembra anche corretto, in fondo, ma l'ho capito solo da poco.

Non avevo questa visione neanche io, ma a furia di vedere credo di essermene convinta. Tutti abbiamo bisogno di un po' di svago ogni tanto, non esiste il giusto o il sbagliato, esistono solo le sensazioni che una persona prova, quelle ti devono guidare. Osservo come le mie colleghe si approcciano con loro, non allontanandosi però mai dalla loro postazione, perché devono lavorare. Magari qualcuna, se viene pagata dignitosamente, si affianca a loro e iniziano a baciarsi e strusciarsi come animali, a volte facendo anche di più.

Ormai non mi stupisco più di nulla ma è stato complicato inizialmente, non ero abituata e non ho vergogna nel dirlo. Mi hanno fatto scoprire un mondo nuovo, che purtroppo sconoscevo stando sempre rinchiusa tra quelle mura di casa. Da un po' ho cominciato a lavorare qui e non me ne pento, perché ho la mia indipendenza economica. Da quando papà ha perso tutto mi sono rimboccata le maniche, dovevo fare qualcosa per sopravvivere, da sola. Ho trovato questa occasione, è stata una botta di culo e non me lo sono fatto scappare.

Non l'ho detto a nessuno ovviamente, neanche a Sofia: si preoccuperebbe inutilmente, pensando a chissà cosa potrebbe succedermi. Mi avvicino al bancone, sfiorandolo con una mano. Ordino un caffè al ragazzo che ci sta dietro, non so neanche come si chiami sinceramente, non lo ricordo. Fisso le bottiglie che stanno dietro di lui, quanti fiumi di alcool scorrono come se fosse acqua, e quanti cocktail devo preparare ogni sera... ho imparato tutto dal nulla, ero poco pratica perché non sapevo neanche come rivolgermi ai clienti.

Ho solo frequentato gente con i soldi, benestante, non una mandria di cavalli come quelli che vedo ogni notte. Per fortuna che il mio posto è dietro questo pezzo di legno pregiato, devo semplicemente servire delle bevande di cui prima non ne conoscevo neanche il nome. Mi hanno dato un libro e ho studiato, per meritarmi questo cazzo di posto, nessuno potrà togliermelo. Non ho mai avuto problemi di approccio, cioè, se qualcuno carino ci prova magari ci scambiamo il numero, ma alla fine rimane una cosa sempre tra messaggi che non sfocia in niente, ci dimentichiamo in fretta a vicenda.

Solo una volta, forse due settimane fa, ci siamo dati appuntamento il giorno seguente e siamo stati a casa sua, per mettere in atto le parole sussurrate a gran voce la sera prima. Beh, forse diciamo che ho mentito, sono stata con qualcun altro ma cosa di poco conto che neanche ricordo. Tanto ormai, non sono più vergine quindi non ho sensi di colpa assoluti. Però mi sono sempre fatta rispettare, perché mi sono imposta. Da un paio d'anni ho superato quella timidezza che mi bloccava anche il respiro, per paura di essere giudicata.

Ho sofferto di attacchi di panico qualche volta, ma l'ho sempre tenuto per me, cucendomi un sorriso sulle labbra. Ho superato tutto, e voglio ribadire che l'ho fatto da sola. So come farmi rispettare dalla gente di sesso maschile, al primo passo falso so dove devo colpire. Sono debole ma forte allo stesso tempo, direi che la corazza che i miei genitori mi hanno costretta a cucirmi addosso, so come sfruttarla al meglio. Ci sono le donne che ballano che offrono certi servizi, non scambiamo i ruoli. Loro vengono toccate anche senza un consenso a volte, ma non possono farci nulla, io invece sì.

Al contrario di ciò che si pensi, sono tutte brave ragazze, ho avuto modo di conoscerle. Chi lo fa per pagarsi l'università, chi le bollette per campare una madre depressa, chi ancora per crescere un figlio da sola. La vita è ingiusta, tanto, ma non bisogna mai abbattersi. È fatta anche di cose belle, bisogna godersele. L'ho imparato anch'io, da poco, e adesso mi lascio andare di più, senza mettere di mezzo troppi sentimenti. Solo con Matteo è stato così, non riesco a frenare il cuore che batte all'impazzata, quando sento il suo nome o inspiro un profumo che me lo ricorda.

Con gli altri è più facile, ma sempre non è nella mia natura, diciamo. Quando ho la testa occupata, difficilmente qualcuno me la può liberare. Sospiro, girando da un bel po' lo zucchero dentro quella miscela perfettamente invitante che sprigiona un delizioso odore. Porto la tazzina alle labbra, sorseggiando piano anche se ormai è freddo. Accavallo le gambe strette dal tessuto blu dei jeans e fisso l'entrata, vedendo due ragazzi vestiti in maniera elegante. Una camicia bianca gli fascia l'addome e dei classici pantaloni neri le gambe, hanno il loro fascino.

Mi adocchiano e non perdono tempo a raggiungermi. Poggio forte la tazzina sul bancone e mi volto, notando come con aria spavalda prendono posto alla mia sinistra, entrambi. Non mi piace proprio come si atteggiano, ma so comportarmi di conseguenza.

<<Guarda chi si rivede a quest'ora del giorno...>> scimmiotta il tipo più vicino, Gianluca. Distolgo gli occhi da lui, cercando di non fare apprezzamenti sul suo imponente aspetto. Ignoro tutto ciò che di sconcio potrebbe farmi pensare.

<<Lo sai perché sono qui>> sbotto, alzando gli occhi al cielo. Sostengo la guancia con una mano, poggiandomi in modo poco femminile sul ripiano che ho di fianco. Annullo tutte le buone maniere, tutti gli insegnamenti. Mi stravacco svogliatamente sullo sgabello, scendendo i piedi e toccando a terra, distanziandoli. Sembra l'abbia zittito ma è solo una maschera la sua, come la mia.

<<La ragazza ci sa fare>> dice l'altro, dando una gomitata all'amico. Hanno entrambi un ghigno malizioso stampato in volto, divertiti del mio farmi valere. Maschilisti del cazzo che non credono che una donna possa essergli superiore... non hanno idea di cosa siamo capaci di fare se ci incazziamo.

<<Qualche sera di queste ti invito ad uscire, vorrei conoscerti meglio>> replica allusivo l'altro, il più lontano. Sospiro spazientita, cosa devono ascoltare le mie orecchie per avere ciò che ho chiesto con tanta ma tanta gentilezza... questo tizio si presenta con il nome di Piero, sarà sui venticinque anni. Ha un ciuffo di capelli castani e lisci che gli ricadono sull'ampia fronte, e quando sorride sghembo gli si evidenziano delle fossette. È carino ma non è per niente il mio tipo. Lui strofina il mento in modo allusivo, mettendo in mostra un tatuaggio che parte dalle nocche e si nasconde sotto il tessuto dell'indumento.

<<Io non ci tengo>> constato stizzita, non hanno capito il motivo per cui sono qui. Mi sto spazientendo e non è bello quando succede. Mi muovo sullo scomodo sgabello, sentendomi con fin troppi occhi addosso che mi squadrano per intero.

<<Mi piaci, ci sai fare>> afferma l'amico di Gianluca, incrociando le braccia al petto e fissandomi languidamente negli occhi. Passa la lingua sulle sottili labbra e il mio sguardo va a finire sul suo naso aquilino. Visto di profilo è molto particolare, gli dona fascino.

<<Tu no>> ammetto, ritornando in me. Scuoto la testa e infilo una mano tra i miei capelli, pettinandoli nervosamente fino a portare i nodi alle punte e scipparli con le mani. Mi do una regolata e inizio ad atteggiarmi meglio, in modo serio.

<<Hai ciò che ti ho chiesto?>> Vengo al dunque, cercando di essere gentile ma facendomi valere. Fredda e distaccata ma ferma sulle mie idee. Mi sono rivolta solo al ragazzo al mio fianco, è lui che possiede tutto.

<<Certo, ma che mi dai in cambio?>> domanda persuasivo, facendomi stranamente arrossire. Mi giro per non farmi vedere, ma lui si avvicina prendendomi il mento tra le dita. Osserva maliziosamente la mia bocca, tastandola con i polpastrelli. Sussulto quando l'indice si fa strada verso il mio collo, riportandomi in testa i ricordi di quella sera.

<<Niente, hai già avuto molto da me.>>Lo blocco, togliendo quella mano di dosso. Sento subito formicolare la zona che ha toccato, ma percepisco anche qualcosa di nascosto dentro me che comincia a pulsare leggermente. No, non devo. Serro le labbra e se prova ancora a sfiorarle, lo mordo. Lo fisso trucida, incattivita, so che il mio sguardo mette timore. Per fortuna dentro sono un'anima più pacata, ma fuori esterno tutto molto meglio. Sono la fotocopia di mio padre, stesse espressioni minacciose.

<<Hai degli occhi che incanterebbero chiunque>> mi lusinga, a voce bassa. Non mi devo lasciare abbindolare da delle frasi fatte, vuole solo scopare, come me del resto, ma ora non ho la testa.

<<Non sei il primo che me lo dice e neanche l'ultimo>> rivelo, facendogli passare questa voglia di scherzare. Basta che ci stai al gioco una volta, pretendono l'esclusiva. Volevo solo alleggerire la testa, stavo male a causa di Matteo, quindi ho trovato dove rifugiarmi. Ora non più, perché ho quel moro in pugno, voglio focalizzarmi soltanto su di lui, il resto viene dopo.

<<Ma io lo penso veramente>> dichiara, ma non me ne faccio niente dei suoi complimenti, mi serve altro per rendermi felice. Inarco la schiena verso di lui e mi mantengo in equilibrio, poggiando bene i piedi sul pavimento.

<<Dammi quello che mi spetta>> intimo, mettendo il palmo rivolto in alto vicino al suo viso. Lui continua a scrutarmi indifferente, prendendo la mia mano e lasciandola cadere giù, sul fianco. Socchiudo le palpebre, stringo i pugni e muovo il capo, la pazienza è esaurita.

<<Prima la ricompensa>> dice, a un soffio dalle mie labbra. Chiudo gli occhi e faccio per avvicinarmi, così quando si distrae mi alzo e gli strappo la busta bianca che teneva perché mi appartiene. Mi allontano camminando all'indietro, facendo gesto al barista che pago più tardi il mio minuscolo conto in sospeso.

<<Ci si vede stasera>> stupito mi saluta, facendo qualche commento di troppo con Piero che tanto non posso più sentire. La sua sensuale affermazione arriva dritta alle mie gambe, facendole tremare. No, perché sono così assuefatta da un tipo così arrogante? Forse perché è uno dei pochi che mi apprezza, ha manifestato la sua voglia di rivedermi, ma avrei tanto voluto lo facesse Matteo... non si è mai ricambiati in amore, lo si è solo in scopa amicizia. E io con Gianluca mi posso solo divertire.

<<Contaci>> borbotto tra me e me, uscendo via da questo posto perché l'intesa sessuale si stava facendo sempre più forte. Respiro a pieni polmoni e porto una mano sul petto, incamminandomi verso casa mentre giocherello con il pezzo di carta più importante della mia vita. Sono curiosa di vedere se c'è tutto.

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Spazio autrice
Bonjour e buon giovedì! Allora!! Innanzitutto vorrei dirvi che mia sorella è risultata negativa 🙏🙈 lo sospettavamo fosse uno sbaglio! Io domani sarò in viaggio diretta a lavoro, purtroppo con ciò che è successo non sono arrivata a scrivere, ho un sacco di cose da fare oggi perché è stato imprevisto! Non so quando potrò aggiornare, vi voglio bene ❤️🥺 ma aspettatevi qualcosa il 29 giugno, restate sintonizzati!
Abbiamo visto un nuovo punto di vista, quello di Francesca... vi ha incuriositi??🧐 anche lei, insieme a Sofia, avranno molto da raccontare sulle loro vite, sul passato vissuti, sulle delusioni provate... sembrano simili ma non lo sono, più avanti scoprirete perché. Se vi fa piacere lasciate una bella stellina ⭐️ e un commento❣️Bye bye 👋🏻
~Sabrina~ ❤️

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