Capitolo 58 ✔️
Valeria's POV
Ora voglio vedere se avrò la mia rivincita.
Stringo le dita al ragazzo al mio fianco che mi sembra esausto, con la testa piena di pensieri. La mano libera la utilizza per sorreggere il capo, che scuote lievemente guardando in basso. Forse neanche a lui piace questo gioco, come biasimarlo. Solo Francesca, che non ho ancora ben capito che legame abbia con i sovrani re Alessio e regina Sofia, poteva avere una pensata del genere, e forse ho capito il motivo, ma spero di sbagliarmi.
Dal ghigno stampato sul suo volto posso presumere che sia molto arrabbiata, che cerca vendetta, vuole rovinare con le sue stesse mani e in pubblico la reputazione di qualcuno, che sono bene chi sia. Ma per cosa? Per quale motivo non si beve una vodka così le si alleggeriscono i pensieri? Al posto suo ci rifletterei bene, anche se odio il solo l'odore dell'alcol. Fissa ammiccante il mio futuro fidanzato, e alza l'indice per chiedere al dipendente di avvicinarsi.
Certo, è la principessa sul pisello e non si può muovere, ha la servitù al suo servizio. Giovanni arriva quasi subito e lei chiede con tono pacato e provocatorio, facendo strane movenze con il collo e il bacino, se è possibile avere una bottiglia di vetro vuota. Il ragazzo annuisce stranito della richiesta, guardando per un attimo Alice, interdetto. Mah, secondo me altro che gioco della bottiglia, quest'ultima le serve per spaccare la testa a Matteo ma non l'ha ancora rivelato.
Vediamo se deve arrivare la polizia e mettere in galera qualcuno, per tentato omicidio. Se non si sbriga mi macchierò io di questo peccato, sono a tanto così dallo strattonarla e farle sparire quel sorrisetto malizioso che mantiene verso la direzione del fratello della festeggiata. Quelle labbra fintamente cucite in un delicato sorriso, sono pronte a dare un bacio, come quello di Giuda. Dopo un po' ritorna il cameriere con ciò che gli è stato chiesto e fa segno di "ok" con il pollice per andare via. Annuisco poco convinta e Alice assieme a me, con un gesto della mano.
Siamo tutti agitati, chi più chi meno. Lievemente angosciata cerco lo sguardo di Matteo al mio fianco, che per una volta non mi pare tanto rassicurante. Stringo meglio la presa, fino a farlo risvegliare dal suo stato inconscio. La tensione si può tagliare con la lama di un coltello, o addirittura con una forchetta. La macabra atmosfera viene alleggerita dal grido squillante di Francesca, che dà il via al gioco.
Il moro dagli occhi verdi, ora scuri come un bosco d'inverno bagnato dalla pioggia, allunga le braccia verso le spalle mie e della sorella, dandoci conforto come ne avrebbe bisogno lui. Giuro che per un attimo mi sono sentita protetta, a casa, ma il mio sguardo diventa nuovamente vacuo quando ricordo dove mi trovo, tra le grinfie di due arpie e un serpente, che mi fissa incessantemente da quando è iniziata la festa.
Mi vuole tentare come Lucifero ma io non sono Eva, non ci riuscirà. Non nego che anch'io non ho potuto evitare di fare lo stesso, è così tremendamente affascinante con quel viso cupo e serio, tenebroso. Le sopracciglia aggrottate, la fronte non distesa, la mascella contratta coperta da un po' di barba e le labbra serrate: adesso solo la sua fidanzata possiede la chiave per sbloccare il lucchetto. È una visione così dannatamente misteriosa che mi istiga a voler scoprire di più. Vorrei alzarmi e lasciargli una carezza, perché con gli occhi sta espletando questo bisogno.
Era diverso il giorno che l'ho conosciuto, più sereno, ma ora ha qualcosa di intrigante che mi attrae ancora di più: forse il fatto che nonostante abbia la sua ragazza accanto, non la degni di un'occhiata, perché è focalizzato sulla mia figura. Senza staccarmi gli occhi di dosso, afferra un bicchiere e manda giù il liquido incolore tutto d'un fiato.
Sofia fa finta di niente, tutta carina e amorevole continua a giocherellare con le ciocche corte bionde del suo fidanzato. Gliele tira leggermente facendogliele finire sulla fronte, e in questo modo non fa altro che incrementare il numero degli sguardi che si posano su di lui, perché lo rende ancora più bello e peccaminoso.
Avvolto da quella giacca blu, che si toglie perché evidentemente la temperatura del corpo gli è salita dopo aver mandato giù quel drink. A me ha causato lo stesso effetto, ma senza bere nulla. Tolgo anch'io il coprispalle, sentendo delle gocce di sudore che stavano per fuoriuscire dalla mia pelle. Sono in preda al caldo, avrò le guance a fuoco. Passo una mano sulla fronte, grattando un attimo la nuca per il nervosismo che sto riuscendo bene a controllare, senza darlo troppo a vedere. Poggio il tessuto di stoffa sulle mie gambe coperte dal lungo vestito, al contrario di ciò che indossa la sua fidanzata.
Solo ora faccio caso all'abito che non le copre quasi le vergogne, una conferma del fatto che non ho avuto occhi che per lui. Alessio è impeccabile, lei invece è presuntuosa, vuole proprio stare al centro dell'attenzione. Può stare tranquilla perché non passerà di certo inosservata, così striminzita. La stoffa di colore blu le arriva a stento sopra il ginocchio, ma da seduta si accorcia un sacco. Uno strato di velo nero ricamato con dei fiori molto carini, si sovrappone al pezzo principale, lasciandolo intravedere. Un fiocco completa il vestito, posizionato alla sua sinistra.
Mi piace, sì, infatti su questo non ho da ridire. Ciò che mi lascia un po' perplessa sono i tacchi piuttosto importanti, più alti dei miei. Come fa a sentirsi sicura su quei così? Io ho il terrore di prendere una storta, ma anche se cadessi non succederebbe niente, lei invece rischia molto, può essere pericoloso. Nella sua situazione presterei un po' più di attenzione, non dico sostituire queste scarpe con delle ballerine, ma con un paio un po' più basse. Se avessi un figlio, in grembo, inizierei a stare attenta a questi dettagli.
Mah, cosa vuoi che importa a me di quel bambino concepito dalla persona a cui ho affidato il mio cuore, dovrei solo detestarlo. Invece manca poco che mi metto a dare consigli, anche essendo più inesperta di tutti i presenti messi assieme. È il mio istinto materno che prevale, non ci posso fare nulla. Sono gelosa, sì, perché un giorno avrei voluto vivere io questo sogno, con lui al mio fianco. Avrei voluto portare io il frutto del nostro amore, che è stato solo un'illusione, ma io ci avevo sperato. Veder realizzare tutto ciò a un'altra ragazza, mi fa rattristare. Purtroppo ci tengo ancora, anche se non dovrei.
Sono gelosa, lo ammetto, come faccio a non esserlo dopo che mi sono sentita usata? Dopo che mi ha fatto capire di essere stata la seconda scelta, l'amante? Chiunque nella mia situazione starebbe come la sottoscritta, proverebbe le stesse emozioni. Onestamente devo distrarmi da questo bel quadretto, non devo immischiarmi nella loro vita, non devo provare nulla. Devo smetterla di giudicare, solo per invidia, è una cosa troppo sbagliata e soprattutto non è da me.
Devo lasciare alle spalle le sensazioni che mi ha saputo suscitare con uno sguardo, portandomi in paradiso. Adesso sono sulla terra, non può più accadere l'irrealizzabile. I sogni sono volati via come palloncini al vento, liberi di prendere la propria destinazione, lontani dalla strada che mi ha incrociata a quegli occhi verdi e sinceri, sotto l'ombra di una bugia.
<<Ti sei già pentita di aver accettato?>> Una perfida voce mi riporta alla realtà, uno sbuffo pieno di risentimento, di odio. Francesca ce l'ha con me, dai suoi occhi fuoriescono scintille, e io voglio capire il motivo, andrò fino in fondo alla questione.
<<Affatto, miss vestitino corto.>> Per una volta non tengo a freno la mia lingua, e questa risposta fa scoppiare a ridere di gusto Matteo, non si trattiene. Almeno ora è meno rigido e più sciolto, pronto per questo stupido gioco.
Noto che anche Alessio copre la bocca con una mano per non mancar di rispetto alla ragazza, ma dalle sue labbra non esce alcun sibilo. Non ho tutti i torti, è la verità, un soprannome più che azzeccato.
Mi sporgo in avanti e cerco gli occhi della mia amica, che annuisce entusiasta e direziona poi l'attenzione verso Giovanni. Sento odore d'amore nell'aria, e di certo non proviene dalla biondina e il suo cavaliere. Grazie ai loro sorrisi e agli sguardi sfuggenti, sono riuscita a distrarmi un pochino e fare pure una battuta, mi sento carica.
<<Come, scusa?>> Aggrotta le sopracciglia, fingendo di non aver sentito bene. No cara, non solo tu puoi lanciare frecciatine, bisogna giocare ad armi pari, non credi? Prova a rimanere zitta come ho fatto io prima quando lasciavi i discorsi a metà, senza parlare chiaro. Non ci riusciresti, sei troppo assetata di gossip, pettegolezzi, vuoi mettere la tua parola proprio su tutto. È proprio identica a Sofia, stesso carattere.
<<Siete uguali, sembrate gemelle>> ammetto, indicandole.
<<Certo, siamo sorelle.>> Alza gli occhi al cielo la non interpellata, stringendo l'avambraccio di Alessio. Questo mi dà rabbia, infatti senza rendermene conto stringo con le unghie la mano di Matteo, che intimorito mi fissa. Questo fa accecare ancor di più Francesca, che non riesce a guadagnarsi l'attenzione che crede di meritare, neanche se scopre quelle lunghe gambe. Il sangue non mente, anche lei non vuole passare in secondo piano.
Arroganti e altezzose, tutti devono apprestarsi a correre ai loro piedi. No, il mondo non gira attorno voi, e se nessuno ve l'ha mai detto ci penserò io a farlo, senza paura. Il sole non sorge ai vostri comandi, e neanche tramonta. Restate con i piedi sull'asfalto che è la cosa migliore che potete fare, per non farvi disprezzare maggiormente. Non state simpatiche a nessuno, ed è per questo che Giulia e Valentina vi stanno alla larga.
Francesca accavalla le gambe in modo sinuoso, sporgendo in avanti il seno ben in vista e tutte le sue forme, trattenute da un sexy vestito bordeaux che lascia poco all'immaginazione. Sulla schiena c'è un particolare intreccio, che lei mette in mostra muovendosi in continuazione e spostando i capelli da un lato. Non riesce a guadagnarsi una sola occhiata dal mio uomo, sta ottenendo proprio degli scarsi risultati. Non riesco a capire come e quando si sono conosciuti, so che sono fatti loro ma io voglio avere le idee chiare per stare tranquilla.
Lentamente fa dei cerchi immaginari sul suo ginocchio, in modo provocatorio, ma Matteo ha occhi solo per me e io gliene sono grata. Risulta difficile anche a me ignorarla, proprio perché è impossibile non fissarla con la bocca aperta dallo stupore, è ridicola e senza pudore. Qualsiasi cosa possano aver vissuto, è acqua passata, non deve sfiorare minimamente la mia mente.
È questo il suo obiettivo, quello di farmi star male, ma se non ci è riuscito Alessio, può stare serena che mi farò scivolare addosso anche questi atteggiamenti piccanti verso il mio quasi ragazzo. Se il riccio non la calcola, perché dovrei farlo io? Vuol dire che gli importa solo ed esclusivamente di me, e lo stesso io.
<<Allora? Si inizia?>> urla Alice, per sovrastare la musica. È scocciata da tutte queste continue occhiate, sinceramente non so cosa la trattenga ancora qui, so che preferirebbe passare la serata con il suo dipendente preferito. Per quanto mi riguarda, meglio rimanere in bagno, guardare il pavimento era molto più interessante delle domande e degli obblighi che adesso faranno.
<<Subito.>> Francesca si concentra e gira la bottiglia, e il mio cuore comincia a battere all'impazzata. Se dovesse indicare Matteo? Gli chiederebbe di dire la verità sulla loro strana relazione?
Non so se sono pronta per ascoltarla, per rendermi ridicola davanti a lui. Sarebbe un ulteriore sminuimento nei miei confronti, il secondo nell'arco di pochi giorni. Non lo reggerei. Se Matteo deve dirmi qualcosa di brutto devo prepararmi psicologicamente e deve dirmelo solo lui, non voglio sentire i commenti ammiccanti di chi ci sta attorno.
Quella ragazza sarebbe capace di mentire, talmente mi sta gettando fango addosso per mettermi all'oscuro. Io risplendo lo stesso, perché al mio fianco ho uno splendido uomo che sa come valorizzare ogni parte di me, anche i difetti. Matteo si avvinghia al mio corpo, con la scusa di sistemarsi perché sta scomodo, e per un pelo riesce a evitare che il collo della bottiglia lo indichi.
<<Alice>> dice la ragazza, schioccando la bocca rammaricata. Poggia la schiena ai divanetti, scuotendo la testa per aver fallito il colpo. Dato che rimane in silenzio, decido io di prendere parola, proponendole le fantomatiche due opzioni.
<<Obbligo o verità?>> Giuro che mai avrei pensato di ritrovarmi in questa situazione. In un momento di confusione generale, faccio capire ad Alice la scelta che deve fare, perché ho una brillante idea in mente per farle sicuramente ritornare il sorriso, e anche a me.
<<Obbligo.>> Fortunatamente ascolta il mio consiglio, cogliendo al volo l'occasione che le sto offrendo.
<<Lo vedi quel ragazzo? Dietro il bancone?>> Fingo di non sapere niente, come se non avessi visto come si sono mangiati con gli occhi tutta la sera. Lei annuisce tranquillamente e io continuo.
<<Ti obbligo a chiedergli il numero e...>> Lei sbarra gli occhi, non pensavo che la mia amica avesse il dono della recitazione, può fare l'attrice.
<<... portalo qui, dovrà rimanere con noi per un po' di tempo, sempre se può>> dico comprensiva, ricordando che lui lavora per guadagnarsi da vivere e non come certuni che scoprono il seno e piovono soldi sulle loro teste. Alla mia amica si illuminano gli occhi, ho fatto centro. Matteo si gira verso di me quasi a volermi chiedere spiegazioni, ma io lo zittisco mettendogli l'indice sulle labbra. Mi alzo sui tacchi, per vedere bene come si svolge il tutto. Il dolore ai piedi non mi arresterà.
Alice lo raggiunge, in tutto il suo splendore, con quell'abito principesco che fa innamorare proprio tutti, sembra cenerentola. Gesticola un po', nervosamente, indicando il posto dove dovrebbe seguirla. Agito la mano e gli faccio segno di avvicinare, ma lui mette le mani avanti indicando il collega, deve prima chiedere a lui. Gli faccio ok con il pollice e aspetto. Rido da sola, non si vede proprio che siamo italiani... uno straniero se ne sarebbe scappato a vederci fare tutti quei movimenti con mani, polsi e braccia!
Matteo richiama la mia attenzione toccando il dietro della mia gamba, stringendo la presa come se non ci vedesse nessuno. Rabbrividisco e muoio dalla vergogna allo stesso tempo, ma sono soddisfatta di ciò che ha fatto, per i visi sconvolti che sto vedendo dinnanzi a me. Li scorgo dall'alto e mantengo la concentrazione sui due ragazzi che si apprestano ad arrivare, piano riuscito. Ora sì che mi sento realizzata, per aver dato una svolta migliore alla serata.
Il ragazzo prende una sedia in legno dal tavolo vicino e si mette tra Alice e Francesca, distanziato di circa un metro. Così neanche Matteo avrà tanto da ridire, su. Sorprendentemente vediamo raggiungere anche le ragazze e i loro fidanzati, adesso sì che siamo proprio al completo. Ci scambiamo un cenno con il capo e le tranquillizzo, io sto bene, almeno credo. Giovanni si alza per fare spazio e aggiunge un altro divanetto, per poi prendere parola.
<<Se è un obbligo, non mi posso sottrarre>> afferma dolcemente, facendo un meraviglioso sorriso che riesce a sciogliere la mia amica. Lei mima un grazie con le labbra e comincia a ruotare il suo bracciale, fissando la bottiglia vuota al centro del tavolo.
<<Proseguiamo.>> Si schiarisce la voce la donna in rosso, girando ancora quell'oggetto che farei sbadatamente cadere a terra, mandandolo in mille pezzi.
Si ferma su Alessio, che preso alla sprovvista si tira indietro e dice che non vuole partecipare, si astiene. Forse è il più grande tra tutti noi di età, e ha già superato da un po' la fase di chi si svaga in questo modo stupido. Lo comprendo fin troppo, abbiamo più cose in comune di quello che ricordavo. L'unica differenza sta che io sono testarda e non mi lascio convincere facilmente, ma lotto per ciò che voglio e soprattutto che non voglio. Invece lui si lascia subito convincere dalla sua ragazza, che tanto insiste.
Sofia strizza l'occhiolino alla sorella e questa cosa non mi piace affatto, prevedo che si realizzerà qualcosa che non mi piacerà affatto. Francesca ammicca verso di lui, facendogli la solita domanda.
<<Verità>> ammette, e io ero certa avesse fatto questa scelta. Annuisco e lo guardo negli occhi, come per dire che non può avere segreti con me, perché abbiamo gli stessi pensieri. Anch'io avrei scelto questo, ovviamente. Mi fissa per un secondo con quelle iridi inespressive, vacue, gelide, prima di girarsi verso la "cognata".
<<Che nome vorreste dare a vostro figlio o figlia? Ci avete già pensato?>> domanda infida, sleale, scorretta. Vuole colpirmi nel mio punto più debole, il tasto più dolente di tutti. Sono esattamente le parole che avrebbe detto Sofia, per farmi rimanere spiazzata, sono veramente telepatiche.
Caccio fuori l'aria trattenuta e poggio i gomiti sulle ginocchia, non riuscendo a sostenere la visione sdolcinata che metteranno su. Mi sconvolge come entrambi i fidanzati rispondano all'unisono, con affermazioni totalmente opposte. Lui dice no, lei dice di sì, e questo ci rende tutti perplessi. Soltanto io provo uno strano senso di gioia alla bocca dello stomaco, che sale su fino alla gola. Vorrei tanto urlare e farmi ascoltare, rispondere che non ce ne frega niente di come avranno deciso di chiamare quel bambino.
<<Come no, proprio ieri sul divano di casa tua, abbiamo chiacchierato sui possibili nomi, non ricordi?>> chiede languidamente la bionda, indirizzando il suo sguardo verso di me. Ovviamente non ricambio, mi mantengo piegata in cerca di una carezza rassicurante di Matteo, che non tarda ad arrivare. Come fa a trattarmi ancora con rispetto, se vede che sto male per un altro? Non mi merito tutta questa fiducia, non la merito affatto.
Quasi mi sono scese le lacrime sentendo questa frase così intima, un momento che avrei voluto non condividessero con tutti noi, perché mi strazia l'anima. È stata una domanda allusoria, con lo scopo di distruggermi psicologicamente e forse ci sta riuscendo. Alessio riflette un po' prima di controbattere, ragionando bene sulle parole giuste da dire, razionale.
<<È stata solo una breve confidenza, ancora nulla di ufficiale.>> Formalizza, non vuole fatte altre domande. Tira indietro i capelli e alza le maniche della camicia sempre più in alto. Quanto vorrei essere al posto delle sue mani, mi manca la sensazione della sua pelle che strofina la mia, tutto è durato così poco...
Sento la mancanza delle sue labbra, di quei baci che sfociavano in sornioni sorrisi, che apparivano così veri. Lì era se stesso, non ora. Non siamo mai potuti stare vicini quanto avremmo voluto, c'era sempre un muro che bloccava entrambi, e ora capisco che il muro si chiamava Sofia.
Mi chiedo perché con la sottoscritta aveva uno sguardo vivo ed energico, mentre adesso è chiuso in se stesso, non vuole dialogare, non vuole vedere nessuno. Troppi dettagli che mi fanno riflettere che forse sotto sotto prova un briciolo di sentimento per me. Ma cosa diamine penso, sono una doppia sciocca e imbecille per stare abboccando alla sua seconda trappola.
Ma lui non è venuto qui con l'intenzione di uccidermi di nuovo nell'anima: è stato costretto, infatti se ne sarebbe voluto andare via una volta avermi vista. Si è sentito violato, messo alle strette ma alla fine ha detto sì, come un bravo delinquente che non vuole avere la pena dell'ergastolo a vita e quindi spara subito la verità, per far sì che i poliziotti siano più clementi.
Mai opporsi ma assecondare, finché si può. Certo che anche lui è bravo a fare il lavaggio del cervello, perché ha reso quella che sarebbe stata una sputtanata verso la sua fidanzata, in una confidenza ancora da chiarire e discutere. Come possono stare insieme due persone così differenti che non riescono ad andare d'accordo? Non me ne capacito.
Dopo questa poco esauriente risposta, Valentina afferra la bottiglia e la gira. Francesca glielo lascia fare, rassegnata, tenendosi per sé le assurdità che avrebbe voluto esporre il prima possibile, per mettere in cattiva luce una persona solo perché non gli sta simpatica o può aver commesso degli errori chissà quanto tempo fa.
Si ferma giusto tra me e Matteo, e quando l'arpia mora stava per cogliere l'occasione per mettere in atto la sua ripicca, la voce di Alessio interrompe tutti, facendo una domanda indirizzata alla sottoscritta. Fisso sotto shock il mio fedele accompagnatore, quasi volessi che mi difendesse, che dicesse che toccava a lui rispondere, invece non lo fa, qualcosa o qualcuno glielo impedisce. Sono in trappola, non posso più sfuggire.
Alzo il mento e rimango intontita dal suo sguardo luminoso e intenso, so che presto mi pentirò di tutto. Cosa diamine ha in mente? Gli devo ricordare che non siamo soli e certe cose non si possono esprimere a parole? Non gli basta avermi buttata giù moralmente con il discorso appena concluso? Il ragazzo strofina la mano sulla faccia e in modo diretto mi chiede:
<<Obbligo o verità?>> Susseguono secondi di silenzio perché messa così in soggezione tremano anche le mie corde vocali, non solo le gambe. Sfrego nervosamente le unghie sulla pelle del mio collo, toccando il tessuto del vestito che spero non si strappi con la mia foga. Ho così tanta forza che potrei montare la maionese senza farla impazzire, perché finirò prima io al manicomio se lui continua a spogliarmi lentamente con quegli occhi penetranti.
Rispondo verità, ma mi pento subito. Se avessi scelto un obbligo non mi avrebbe potuto chiedere di fare chissà cosa davanti tutti, invece una domanda scomoda adesso la potrà sentenziare. Maledetto, mi ha teso una trappola, e non posso più cambiare idea perché sta già per esporre il suo quesito. Mi faccio il segno della croce in mente e spero che sia clemente, ma tra noi viene sganciata una bomba e sono sicura che avrà inizio una guerra.
<<Qual è il nome del tuo primo amore?>> sussurra, non distaccando le pupille dalle mie. Tutti si girano verso di lui, io divento rossa dalla vergogna, sono paonazza. Come, scusa? È uno scherzo? Perché non fa affatto ridere. Serro le labbra e cancello tutti quelli che ci stanno intorno, tranne Matteo che mi dà supporto e incita a farmi valere. Ho il respiro corto, la tachicardia, ma gli do subito una risposta, senza riflettere.
<<Gabriele>> ammetto, ricordando uno dei tanti bambini che mi piacevano alle elementari. Ogni anno cambiavo cotta, è pazzesco. Il bipolarismo si manifesta fin da piccoli.
<<Non contano le cotte passeggere, delle medie, ma quelle reali>> specifica meglio e io mi sento a disagio. Sofia gli gira la testa verso di lei e lo rimprovera senza aprir bocca, allora ha questo innato talento anche lei. Cerco di prendermi di coraggio, con la convinzione di fare solo un benedetto nome, che è troppo che mi tengo dentro, devo sfogarmi e gridarlo davanti a tutti. Deve sovrastare la musica e i pensieri confusi di tutti. Gli risponderò con la verità, anche se mi sentirò in colpa per aver tradito la fiducia di Alice, ma sono certa che capirà, in una situazione come questa.
Posso sempre rifilarle che non è vero e che ho fatto il nome del fratello perché ero in difficoltà e non sapevo chi altro nominare, per essere lasciata in pace. Una buona scusa detta da una pessima amica, ecco cosa ne penso di tutto ciò. Ma chi mi ha fatto diventare così meschina e bugiarda? Io lo so di chi è la colpa, del soggetto che mi vuole mettere sottoterra, credendo che sussurri il suo nome qui davanti una decina di persone che ci ascoltano e conosco quasi appena.
Mi alzo in piedi, non so per quale motivo. Barcollo ma il mio uomo mi afferra in tempo per non farmi cadere.
<<È lui, il ragazzo per cui ho perso la testa tanti anni fa e che ancora lo ritrovo nei miei sogni>> borbotto, non so come comportarmi. Una vocina nella mia testa mi suggerisce di scappare, ma non riesco a fare un solo passo. Matteo mi afferra il polso e si leva in piedi anche lui, sentendosi chiamato in causa. Mi divincolo dalla sua presa e ritorno seduta, scostandolo, facendo proprio finta che lui non sapesse niente e che io non voglia dare ulteriori spiegazioni.
Il biondo ci rimane una merda, stringe i pugni e batte il destro sul divano in modo impercettibile, ma sensibile come un terremoto in piena notte. È stato così lui, un uragano improvviso che ha fatto di tutto per spazzare via ciò che nutrivo verso il moro, ma non c'è proprio riuscito. Il gesto che ha fatto ha peggiorato inesorabilmente la situazione tra noi, spingendomi ancor di più tra le braccia del rivale, come è giusto che sia.
Alessio non dice una parola dalla rabbia, e Sofia è a tanto così dal picchiarlo: questo conferma che lei sa tutto di noi e di ciò che c'è stato, altrimenti se ne sarebbe sbattuta di questa domanda, non incuriosita. Pensavano veramente che avrei fatto il suo nome? A quale scopo? Ammettere di essere la ruota di scorta? No, grazie.
Incrocio le braccia al petto, dicendo che ora possiamo pure continuare, e attendo qualcosa che non avviene. Tutti gli sguardi sono rivolti verso di noi, Alice è scioccata ma già qualcosa aveva sospettato. Francesca mi esamina con indignazione, schifata. Sono solo stata onesta e diretta, a differenza sua che ha fatto mille giri di parole senza arrivare a mettere un punto.
<<Non è uno scandalo, possiamo proseguire>> intimo convinta, guardando verso Matteo che è rimasto ammaliato dalla mia dichiarazione. Gratta nervosamente il braccio e ci gira le camicia intorno più volte, non sapendo se darmi corda oppure no. Sarebbe l'occasione che tanto abbiamo atteso per formalizzare tutto, ma non è il momento adatto perché non siamo circondati da sorrisi sinceri ma solo invidiosi.
Alessio fissa negli occhi il mio accompagnatore, fulminandolo, pronto ad alzarsi per spaccargli la faccia. Ha le pupille dilatate, accecate dalla gelosia. Allo stesso modo ero io non appena li ho visti varcare la soglia della porta insieme, ma nonostante questo ho sofferto in silenzio. La mia anima ancora piange anche se lui non può vedere, come nessun altro per fortuna. Ma io devo andare avanti, e apprezzare nuovamente i gesti affettuosi di Matteo, voglio che siano gli unici che riceverò.
Sofia spezza il silenzio battendo le mani, entusiasta. La sorella si gira di scatto e le dà una gomitata, sussurrando che non c'è niente da applaudire, ma lei ostinata continua.
<<Stasera si è formata una nuova coppia>> esorta, indicandoci con i palmi delle mani verso l'alto. Quasi si alza per congratularsi ma il suo uomo la trattiene dai fianchi. Questa è pazza.
<<Tu sei fuori di testa.>> Metto in chiaro, senza peli sulla lingua.
<<Sì, per il mio fidanzato, come tu lo sei per il tuo>> scandisce bene, con tono tagliente e perfido. Ecco spiegato il motivo di tanta dedizione e felicità, vuole togliermi di mezzo in modo astuto, scaricandomi tra le braccia di un altro.
Non siamo nella favole, questa non è una storia a lieto fine o, almeno, non ancora. Finché entrambi non spariranno dalla mia vista, io non potrò pensare lucidamente, accecata dai sensi di colpa e dalle emozioni turbolente che sto avvertendo al mio stomaco. Mi viene un conato di vomito, mi sento in subbuglio. La spina dorsale trema, più delle mie gambe. Se facessi una risonanza magnetica, troverei le vertebre tutte per i fatti loro e non più unite, come non lo è il mio cuore. Diviso a metà, spaccato brutalmente in due sezioni.
Una parte appartiene ancora a quel farabutto e ladro di sentimenti, l'altra è già stata conquistata dalla persona che davvero gli importa di me e mi sta lasciando decidere in totale libertà la nostra situazione, senza spronarmi a prendere la decisione che desidera lui.
<<Ora diamoci un taglio>> sbotta Matteo incazzato, alzandosi per incutere timore. Abbasso il capo e stringo la testa tra le mani, vorrei sotterrarmi. Nonostante tutto, lui è l'unico che ha preso le mie difese.
<<Hai ragione>> borbotto, rispondendo alla constatazione di Sofia.
<<Siete pazzi l'uno dell'altra, si vede. Baciatevi>> incrementa Valentina, prendendo parola, e io arrossisco fino la punta dei miei capelli. Mi stringo nel mio esile corpo e maledico per avere questi tacchi alti che mi fanno avere una visuale completa. Se fossi stata più bassa avrei potuto nascondermi in qualche modo, invece così mi vedono tutti.
Fisso per l'ultima volta Alessio prima di ritrovarmi faccia a faccia con Matteo, labbra contro labbra, respiro contro ansimi di piacere fin troppo repressi. Il suo viso sereno, i tratti marcati e sensuali, la barba che comincio ad accarezzare con i polpastrelli della mano destra. Sì, sono pronta per questo passo, lo voglio davvero, e non è una ripicca nei confronti di nessuno. Quando sbatto le palpebre il moro lo prende come un consenso e mi attacca a lui, tenendomi stretta tra le sue braccia muscolose.
Le nostre bocche si uniscono, le nostre anime pure fino a finire in un'altra dimensione. Succede tutto all'improvviso, non me ne capacito. Le sue abili dita finiscono sui miei capelli, mentre io mi ritrovo con la mano schiacciata contro il suo torace, non sapendo come mettermi per la vergogna. Nonostante ciò mi lascio andare in una lenta esplorazione, così pacata che non mi sembra neanche da lui.
Non mi mette pressione per rispetto del mio pudore, dandomi completa fiducia. Sono io a decidere, mi lascia campo libero. Muovo impercettibilmente la testa, da sinistra a destra, in assoluta libertà. Sono baci dolci, teneri, quasi a stampo ma continuativi in una danza che porterei avanti per ore. Forse non vuole rovinarmi il rossetto. Non è di certo ciò che mi aspettavo da un ragazzo passionale ed esperto come lui, ma gli sono grata per stare trattenendo la voglia di saltarmi addosso, ora completamente fuori luogo.
In un attimo di coraggio gli getto le braccia al collo. Abbiamo preso confidenza e lui comincia a schiudere le labbra, picchiettando con la lingua per chiedere un accesso che io sono costretta a negare, se non voglio finire con il rossetto pure sul naso. Sì che non so nemmeno cosa debba fare di preciso, ma tutto dovrebbe venire naturale, come qualsiasi cosa quando sto con lui. Mi sento finalmente serena, senza più un peso al petto. Sono libera di respirare e manifestare i miei sentimenti senza paura.
Sorrido e mi distacco pian piano, nascondendo il viso tra il suo collo e tenendolo sempre abbracciato. Rimaniamo così e qualche applauso arriva alle nostre orecchie tappate, ma non tutti sono fieri di questo gesto. Alessio ci guarda deluso, triste, geloso, strofinando una mano sul collo e tirando la collana d'oro che porta, quasi la rompe. Occhi fissi nel vuoto, sta metabolizzando l'accaduto. L'ha voluto lui, non io. Come si è permesso a chiedere una cosa del genere...
Lo sa solo lui cosa gli è passato per la testa in quel momento di follia, e sono sicura che l'idea gli è stata data dallo stesso neurone che gli ha suggerito di approcciarmi quel giorno sull'autobus, non ho dubbi. Rabbrividisco e mi faccio confortare, annusando l'intenso profumo che emana Matteo, ma fissando solo lui, che riesce a rimanere davanti il mio sguardo anche se chiudo gli occhi. Devi sparire via, maledetto, mi fai solo male.
Non nego che però mentre baciavo Matteo non pensavo a niente, avevo le idee chiare. Alessio mi stordisce solo se lo guardo, è una sensazione che finirà non appena le nostre strade si separeranno per sempre, lasciandomi vivere la mia vita. Avevo lo stomaco in subbuglio e non le farfalle come ricordo è successo giorni fa a casa di lui, ma perché lì eravamo soli e non in soggezione. Tutto è dipeso da questo, perché provo veramente qualcosa per Matteo e nessuno può farmi cambiare idea su questa certezza.
<<Avete finito i vostri comodi?>> sibila Francesca, con furia, e l'uomo di Sofia le dà corda. Ormai non mi stupisco più di nulla, lascio scivolare le sue offese come se fosse vento, mi fanno solo una carezza e non arriveranno al mio cuore, già fin troppo martoriato.
<<Volete una stanza?>>
Tengo fermo Matteo perché ha provato a fare un passo avanti verso di lui, e non di certo per abbracciarlo. Il putiferio non l'ho scatenato io e vorrebbe iniziarlo lui? Non credo proprio che glielo permetterò.
<<Non ci serve, abitiamo già sotto lo stesso tetto>> annuncia ammiccante il mio accompagnatore, facendo elevare dei fischi in aria. Si merita proprio uno schiaffo ma per lo schock non ci riesco, ma ci pensa sua sorella a dargli uno scappellotto in testa.
<<Quando avevi intenzione di dirmelo?>> chiede arrabbiata, menandolo giocosamente.
<<Non era uno scherzo, ci tieni veramente a lei?>> indaga preoccupata, sporgendosi verso di me. Annuisco solamente, sono senza parole. Divarico un po' le gambe e mi allungo in avanti, coprendo metà viso. Solo Matteo riesce a risvegliarmi dai miei pensieri.
<<Non me l'aspettavo così ma non me ne pento>> Afferma.
<<Neanch'io.>> Adesso sono pronta per dargli fiducia, tanto ho la mia guardia del corpo che controllerà sempre che tutto vada bene. Me l'ha promesso con un cenno del capo, direzionerà lei il fratello nella giusta via quando non ci sarò io al suo fianco.
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Spazio autrice
Allora, innanzitutto buongiorno e buona domenica 😘 Spero che questo capitolo BOOM vi sia piaciuto! È stato veramente difficilissimo da scrivere, entrare nella testa di ragazzi, capire come possano sentirsi feriti... e siamo ancora all'inizio 🙃Ve lo sareste mai aspettato così il primo bacio di Valeria e Matteo? Sembrerebbe un po' forzato, ma di certo è stato soddisfacente per Valeria, perché lo voleva davvero!! E lui è stato troppo carino a lasciarle carta bianca 🙈🥺 senza pressarla. Da ora ci sarà una nuova svolta, spero all'altezza delle vostre aspettative 🥰 e oggi mi faccio i complimenti da sola per l'obiettivo che ho pienamente raggiunto: scrivere 20 capitoli in meno di 2 mesi. Mi sono un po' rimessa in pari dopo l'infinito stop 😅 auguri a noi e spero di potervi regalare le emozioni che vi meritate, un bacio 💞
(Dalla me del passato)
Ringrazio tutti i lettori che mi sono stati vicini durante tutto questo lungo viaggio fin qui, chi ha votato e non, ai lettori che hanno sempre commentato ogni mio singolo capitolo e anche quelli silenziosi... 😘 commentate❣️spero mi seguirete fino alla fine di questa storia, alla prossima!
~Sabrina~ ❤️
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