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Capitolo 51 ✔️

Matteo's POV

Stringo le mani al volante e, andando ad alta velocità, l'aria che entra dal finestrino mi fa venire la pelle d'oca. Quando entro al centro commerciale il buio non è ancora pesto, ma mi affretto ugualmente perché altrimenti non riesco a portare a termine tutto ciò che ho in mente.

La mia direzione primaria è il reparto costumi da bagno. Per fortuna si trova al piano terra e lo adocchio immediatamente, senza doverlo cercare su e giù per le scale mobili. Entro e girovago tra tutti quei modelli, cercando di individuarne qualcuno.

La cassiera, che mi tiene d'occhio dalla sua postazione, mi viene in contro, stupita da tanta attenzione che ripongo per scegliere un capo. Forse ha capito che sono in difficoltà, infatti non conosco le taglie di mia sorella e Valeria, anche se visivamente potrei azzeccare. Ormai devo dire che ho l'occhio abituato.

<<Hai bisogno di aiuto?>> chiede la donna sulla trentina d'anni. Mi dà del tu, molto informale. Ora che ci faccio caso è sola in questo negozio, non ci sono colleghi, forse oggi hanno terminato prima di lavorare. È improbabile che non sia aiutata da nessuno durante la giornata, non può fare tutto lei.

<<Sì, grazie.>> Accetto la sua proposta di aiutarmi e ricevo in cambio un sorriso alludente. Raccoglie i capelli ricci e biondi molto velocemente in una coda bassa, e tende le mani in avanti poggiandole sul ventre, chiuse a conchiglia diciamo. Stavolta, in modo più professionale mi guarda, in attesa che le dia delle informazioni.

<<Guardi, cercavo un costume da bagno per mia sorella>> ammetto decoroso, prendendo il cellulare dalla tasca dei jeans e cercando una sua foto.

La ragazza si stringe nel suo completo elegante nero di pantaloni a zampa di elefante, coordinata a una giacca a maniche lunghe dello stesso colore, che nasconde sotto una camicetta  bianca quasi trasparente, riesco a intravedere anche il modello del suo reggiseno. Rido beffardo, è così che catturano l'attenzione degli acquirenti. Le porgo una foto di Alice e subito presume la taglia.

<<Per il colore? Ne hai uno nello specifico?>> chiede, mentre in modo esperto ispeziona tutti i capi causando un continuo rumore di grucce. Concentrata svolge il suo lavoro ma noto che mi lancia qualche occhiata non indifferente. Mi dispiace per lei, crede che sia single perché sto scegliendo qualcosa per mia sorella, dovrò disilluderla.

<<Indifferente>> affermo e mi porge un costume azzurro molto carino, a due pezzi ma non volgare. Approvo a pieni voti, spero sappia trovare qualcosa altrettanto bello per Valeria.

<<Solo questo? Ti informo che c'è la promozione tre per due, ogni due capi il terzo è in omaggio>> dice un po' a cantilena, chissà a quanti ha dovuto ripetere questa stessa frase. Saranno i saldi di fine estate, sono stato fortunato perché dovrò comprarne parecchi.

<<Ne usufruisco ben volentieri, devo acquistare almeno una quindicina di costumi>> informo e lei rimane interdetta, sbarrando gli occhi. Ho fatto velocemente dei calcoli, se ne prendo quindici cinque sono in omaggio, niente male. La carta di credito di papà ne sarà contenta.

<<È per una festa in piscina>> spiego il motivo per cui sono stato incaricato di acquistare tutta questa roba, senza neanche sapere le taglie.

<<Posso scegliere io?>> Mi avventuro, toccando il tessuto liscio e setoso tipico di questo abbigliamento. Ne prendo qualcuno simile al primo, altri interi di qualche taglia in più, non si sa mai. Uno di colore diverso dall'altro. Scelgo circa sette costumi maschili, questi quasi tutti uguali, regolabili dalla vita con il laccio. Rimane solo l'ultimo, il più importante: quello di Valeria. Per lei ne troverò uno speciale.

<<Uno per la mia ragazza, possibilmente nero>> espongo la mia idea, immaginando già il suo esile corpicino con addosso qualcosa di stupefacente, eccezionale e unico, come lei. La commessa alza le sopracciglia sorpresa, pensava che un uomo con un faccino bello tosto come il mio potesse soltanto fare stragi di cuori.

Deve ammettere di essersi sbagliata, l'apparenza molte volte inganna. Magari ho visto male anch'io, tutte quelle frecciatine me le sono immaginate. Ma dalla delusione che scorgo nei suoi occhi, mi sa che era tutto vero. Guarda altrove quando mi tende la mano con un costume due pezzi triangolare che, per quanto possa coprirle il seno non prosperoso, perché ancora in fase di sviluppo, ha come mutandina una specie di tanga, non credo che a lei possa piacere.

Non so perché ma non la vedrei con questo coso indosso, sarebbe troppo volgare. Mi piace parecchio, sia chiaro, ma il pensiero che possa essere vista anche da qualcun altro di sesso maschile, non mi allerta. Il suo viso così dolce, giovanile, senza mascheroni di trucco come le ragazze che mi sono sempre scopato, stonerebbe proprio.

Non sarebbe più la ragazza di cui mi sono invaghito, che mi ha letteralmente rubato la mente. Non riesco a fare strani pensieri su nessuna, nemmeno se ammiccano in modo provocatorio come questa donna. Quell'angioletto ha il controllo di tutto, purtroppo veramente di ogni parte del mio corpo, anche la più recondita che con lei non riesco proprio a far tacere, anche se ci provo.

<<No, non mi piace.>> Serro le labbra e con due dita lo allontano, un po' schifato perché mi ricorda azioni passate non molto carine da riportare alla mente. Mi istigherebbe troppo a rinunciare a ogni mia buona volontà di aspettare i suoi tempi.

Rifletto che domani sarà comunque un problema vederla con qualsiasi veste. Dovrò nascondere il piacere che mi procurerà, sviando non solo il suo sguardo ma anche i pensieri nella mia testa. La mia mente non smetterà di fantasticare e far prendere vita al mio amichetto più giù, sarà difficile nasconderlo a tutti, soprattutto a mia sorella che mi conosce bene.

Capirà che nascondo qualcosa, sarò diverso in volto, già lo so. Se ci penso mi vengono i brividi, non dovrò permettermi neanche per sbaglio di incrociare gli occhi di Valeria, potremmo fare scintille e quelle sì che non passano inosservate. Uno spettacolo colorato ma così inaspettato, che Alice non la prenderebbe benissimo. Sa che ho sempre portato a casa una diversa ogni sera, nonostante i richiami di nostra mamma.

Non mi lascerebbe frequentare la sua amica, non subito, prima devo conquistare la sua fiducia e passare sul suo corpo per fare un'azione del genere. Alice investigherebbe e scoprirebbe se io abbia intenzioni serie, ma credo basti guardarmi in faccia per capire che la guardo in modo totalmente diversi rispetto le altre, non c'è paragone.

<<Aspetta...>> riflette l'impiegata ma la blocco, preferisco fare da solo.

<<Cominci a fare lo scontrino, tra poco arrivo con la mia scelta>> dico, cacciandola in modo tranquillo, d'altronde sono un gentiluomo. Un po' mi stava dando fastidio con questo starmi addosso e col fiato sul collo, meglio che non invada i miei spazi se non vuole ritrovarsi a discutere animatamente con quella brunetta, come è successo stamattina con quell'altra biondina.

Mi allontano per primo, mettendo una x a terra tra noi, un confine da non superare. Come diceva quella vecchietta al parco: mantenere le distanze per non fare scandalo. Ci saranno le telecamere dentro questo posto, meglio se nessuno veda atteggiamenti sospetti. Per carità, prima che finisce in mani sbagliate.

La ragazza gira i tacchi a spillo, offesa, e si dirige alla postazione iniziale, digitando con furia dei numeri alla cassa. Capisco che non ce l'ha con me ma con chi mi ha incatenato, questo vuol dire che non ho ancora perso il fascino e la mia stronzataggine, se mi si legge ancora in faccia.

Avanzo dei passi e mi sento sempre più osservato, con la coda dell'occhio.
Raccolgo nelle mani tutti quelli neri e li comincio a scartare uno per uno. Troppo semplice, troppo da vecchia, troppo grande... uh, questo sembra carino. Poso tutti gli altri e mi focalizzo su un costume: dietro la stoffa è unita ma davanti invece sembra un due pezzi perché lascia scoperta una parte della pancia.

La parte superiore è costituita da una fascia, che non si allaccia come un reggiseno, ma ha un intreccio particolare sul collo che sorregge tutto. Stessa cosa la mutandina, molto alta che fascia metà addome, penso sia anche più comodo oltre che coprente, e allo stesso tempo sensuale, che è la cosa più importante. Strofino le labbra con due dita e non ci penso più di un secondo a decidere che è questo ciò che stavo cercando. Alzo un sopracciglio e osservo di sfuggita l'espressione corrucciata della donna, dirigendomi verso di lei molto lentamente.

<<Questo lo confezioni a parte, grazie.>> Vorrei farle una sorpresa stasera, voglio vedere la sua reazione faccia a faccia, domani non sarebbe lo stesso. Non mi potrà ringraziare personalmente, dovrà contenere lo stupore o forse il disgusto, se non le dovesse piacere. In tal caso lo so prima così non ci rimango troppo male se dovesse indossare qualcos'altro, ma spero proprio di no.

L'ho scelto con tanta dedizione, immaginandolo specificamente addosso a lei, non lo vedrei bene a nessun'altra. Magari ho anche la scusa per non far insospettire Alice, le faremo credere che Valeria sapeva tutto e ha portato un costume che aveva già in casa, così non si insospettisce che gliel'abbia preso io a mio gusto. Sì, qualcosa la dovrà sapere per far riuscire al meglio la sorpresa.

Poggio il mio acquisto sul bancone e lei lo afferra con cafoneria, facendo un sorrisetto superbo. Lo passa sotto lo scanner ed emette lo scontrino. Pago con la carta e dopo aver lanciato un'occhiata furtiva alla cassiera, le volto le spalle con sicurezza, tanto non la rivedrò mai più, può pensare ciò che vuole. Ma tu guarda se devo dare spiegazioni a un'estranea che si era fatta chissà che film mentali. Le donne sono pazze.

Ancora sotto shock tengo saldamente le buste tra le mani e mi fermo in un negozio di gioielleria. Molto velocemente, scelgo una collanina in oro bianco con un pendente a forma di quadrifoglio, un portafortuna per la vita. Stavolta non ho voluto la consulenza di nessuno, ho chiamato la commessa solo perché doveva prendere il bijoux che avevo scelto da dentro la vetrina. Ho pagato con i contanti perché è un regalo che voglio farle io, i miei si occupano già di tutto il resto.

Aspetto che la incarta in una bella confezione elegante e la prendo, mettendola dentro una delle due buste. Mi dirigo verso l'uscita, facendo un po' di confusione perché non ricordo dove ho parcheggiato la macchina. Entro e poggio tutto sul sedile anteriore, rilassando per un paio di minuti i muscoli. Rimango fermo e mi sorreggo la testa mettendola sullo sterzo, socchiudendo gli occhi. Ho ancora parecchie cose da fare ed è meglio se non perdo tempo.

Non vedo l'ora di dare questo regalino alla bambolina dai capelli scuri che mi aspetta a casa. Spero non le stia grande, semmai lo metterà più avanti quando svilupperà meglio altre sue qualità fisiche. Mentalmente è già perfetta così, in sintonia con i miei pensieri.

Scuoto la testa cercando di far uscire via i miei succulenti pensieri. Cazzo, mi viene duro se continuo a immaginarla mentre lentamente indossa questo costume, sotto il mio sguardo che terrei sempre vigile sulla sua figura. Lei, birichina ma manesca, mi lancerebbe qualsiasi cosa in faccia pur di farmi voltare.

Mi caccerebbe fuori dalla stanza, spingendomi con quella poca forza che non basterebbe neanche a voltarmi di spalle. Piccola che mi arriva sotto al mento, vorrebbe incutermi timore, invece mi ispira solo tenerezza e qualcos'altro che non dovrei dire ma si è già capito. L'innominabile desiderio di possederla e tapparle la bocca a modo mio, quando ha sempre la risposta pronta.

Il telefono suona e mi risveglia dai miei irrefrenabili desideri, per fortuna, non stavo più coi piedi per terra ma ero sospeso in aria. È un numero che non ho salvato in rubrica ma immagino chi possa essere. Rispondo serenamente e le mie constatazioni si avverano.

<<Sono Stefano, l'amico di Santo>> afferma cordiale il tizio che è un mio conoscente indiretto. Gli amici degli amici sono anche i miei amici, che gioco di parole. Rispondo che l'avevo capito, che sono contento di poter fare la sua conoscenza.

Santo l'ho conosciuto qualche anno fa, ha lavoricchiato ovunque. Su di lui si potrebbe scrivere una biografia come i poeti dei libri. Nasce a Vicenza e vi è vissuto lì fino ai diciannove anni, finché non è andato a Roma per studiare all'università.

Faceva un lavoro part-time per mantenersi gli studi ma alla fine ha rinunciato alla laurea in giurisprudenza e ha cominciato a cercare qualcosa a tempo pieno, girando tutto il sud Italia, ed è stato anche qui. Adesso si trova a Brindisi con la sua ragazza ma mi ha dato il numero di questo amico fidato che potrebbe aiutarmi per la sorpresa perfetta.

<<Mi ha dato il tuo numero per poterci mettere d'accordo, ti sei fidato ciecamente delle fotografie che ti ha mandato Santo ma non preferiresti vedere di presenza la piscina? Non so, magari non è quello che cerchi...>> dice dubbioso, ma già da questa sua precisione si capisce che è tutto a posto e non mi vuole fregare i soldi, facendomi pagare un prezzo più alto di ciò che vale per affittarla.

<<Non ci sono problemi, se proprio insisti mi farebbe piacere dare una veloce occhiata, ma solo per curiosità>> rispondo sincero, magari nel frattempo posso sistemare qualcosa oggi stesso. Posso passare al supermercato e comprare bibite e quant'altro, mettendole già in frigorifero. Più mi porto avanti, meno dovrò fare domani.

<<Se mi dici l'indirizzo sarò lì il prima possibile.>> Allontano dall'orecchio il telefono e metto il vivavoce, preparandomi per scriverlo sui promemoria.

<<Non ti preoccupare bro, ti accompagno io, ci vediamo a un bar così ti spiego la strada>> mormora disponibile e io accetto. Ci siamo dati appuntamento tra mezz'ora, non molto lontano da qui, adesso mi basterà cercare un supermercato nei paraggi e compiere una delle ultime tappe. Elimino la figura della cerbiattina sexy dalla mente, mi distrarrebbe troppo e io devo rimanere concentrato.

Trovato un mini market, mi focalizzo solo su ciò che occorre da prendere. Trascino svogliatamente il carrellino di colore rosso per tutti gli scomparti. Mi sento in solitudine, quanto vorrei ci fosse qualcuno per scambiare quattro chiacchiere, così mi annoio. Sbuffo e la smetto di lamentarmi, solo perché so che tra poco potrò vedere la reazione stupita di Valeria, mi farà passare tutta la stanchezza, ne sono certo.

Incomincio con il prendere bibite, bicchieri, piatti, posate di plastica, qualche pacco di tovaglioli, patatine di vario tipo e salatini. Manca ancora qualcosa, anche se non so cosa. Ah, lo spumante per brindare. Preso anche quello sento una voce interiore che mi dice di non uscire da lì se non prendo qualcosa di dolce, per io so chi. È stato un pezzo di cioccolata a unirci e un altro quadrettino di cioccolata ci manterrà attaccati, fusi in una sola persona.

Prendo qualche tavoletta e anche delle squisite fragole, che insieme al primo ingrediente ci sta da Dio. Ci sarà un microonde in quella casa, si potrà benissimo sciogliere in questo modo. Direi che ho finito, posso andare a pagare. Estraggo la carta di credito che penso stia usando con parsimonia e saggezza, come ha raccomandato papà prima di consegnarmela. Sarebbe fiero se potesse vedermi, o forse no.

Sono abbastanza soddisfatto, potrei fare l'organizzatore di feste come hobby, invece come mestiere il massaggiatore, Valeria sono sicuro che approva. Vado velocemente in un negozio di cinesi dove acquisto delle decorazioni come palloncini, festoni e candele a forma di cuore e stella, che lì non avevo trovato.

Sistemato tutto per bene nel cofano che sta letteralmente scoppiando, e mi getto esausto sul sedile, sto facendo una maratona. Guardo l'orario e dovrei essere già in quel bar, faccio le corse per arrivare a destinazione. Stranamente non è ancora qui, così prendo posto e mi rilasso. Mannaggia, che perdita di tempo. Ciò che mi spinge a finire è poter vedere Valeria, prima che si addormenti.

Mi è venuta un'idea, intanto potrei scriverle informandola sull'orario di domani, tanto per rompere il ghiaccio. Attendo solo un minuto prima che lo visualizzi ma non risponde, la cosa mi preoccupa un po'. Aspetto parecchio e visto che Stefano non è ancora arrivato le telefono.

<<Sì?>> sussurra, quanto mi era mancata la sua dolce voce che neanche riesco a sentire bene con i rumori di sottofondo. I ragazzi dietro al bancone lavano presumo le tazze sporche di cioccolata calda e caffè, percepisco questi odori nell'aria.

Rispondo all'astuta cerbiattina chiamandola con un altro nome, quello della bella addormentata. Vedo una vaga somiglianza tra loro, così pacate e ingenue, con la mente piena di sogni. Valeria è una spietata guerriera nelle vesti di una docile principessa, perché quando la stuzzico tira fuori il suo vero carattere, più audace e selvaggio, che mi fa andare letteralmente fuori di testa.

La bella creatura sbotta incazzata, chiedendomi chi sia questa Aurora. Ecco, ora è irriconoscibile. Rido dentro me, non si è accorta che la sto prendendo in giro, così continuo per vedere la sua reazione completa. Direi che a breve potrei trovarmela davanti e inizierebbe a schiaffeggiarmi finché non le do delle spiegazioni.

Non ci penserei un attimo a trasformare questa ira funesta in qualcosa di più piccante, in un gioco di ruolo da fare sotto le lenzuola, perché la noia non fa per noi. Mi starebbe lontana ma io separerei la distanza tirandola verso di me, afferrando la sua mano. Cadrebbe e si scontrerebbe contro il mio petto e nella confusione più totale io potrei raggirarla come desidero.

La prenderei in braccio, proprio come qualche ora fa nel bagno di casa sua, e le farei dimenticare il motivo per cui mi stava inveendo contro. Le farei ammettere, sotto piacevoli punizioni, che è pazza di gelosia, e che io provo lo stesso per lei quando per sbaglio posa lo sguardo verso un altro. Il mio pene è molto d'accordo su quest'ultimo fatto, tant'è che si sta svegliando dopo tutte queste settimane di assoluta astinenza.

Mi do una regolata, sono in pubblico e a breve dovrò discutere lucidamente per organizzare la festa di Alice. Svuoto la mente dai miei perversi desideri e le comunico la risposta che tanto sperava di udire. Si placa all'istante, capendo il suo sbaglio perché non c'è motivo di essere gelosa, se nella mia cazzo di testa non ho nessun'altra che lei. Mi dovrebbe ammonire per questo?

Forse, a questo punto, meriterei l'arresto, l'ergastolo, perché la desidero a tal punto che mi viene difficile controllare i miei istinti. Potrei violarla con un lungo e intenso bacio rubato, senza il suo consenso. Per lei, sarei disposto anche a questa condanna.

Vergognata come non mai, per la sua irruenza che amo alla follia, cambia discorso chiedendomi perché abbia telefonato. Le spiego che mi ero allarmato perché non mi dava risposta, magari era arrabbiata con me. Con una voce da cucciolo bastonato come la mia, credo di aver fatto breccia nel suo cuoricino.

<<No, ero soprappensiero>> ammette e io colgo l'occasione per elogiarmi ai suoi occhi.

<<Spero di essere stato io la causa.>> So già che è così, ma non lo ammetterà neanche sotto tortura, si mantiene fredda a causa della distanza. Solo con il tocco delle mie mani parlerebbe.

La piccola bambolina dice che non mi darà questa soddisfazione, ma l'ha già fatto indirettamente con il suo atteggiamento sopra le righe. Ha già confermato tutto, non sono necessarie le parole, quelle possono mentire, ma i gesti no.

<<Dove sei, piuttosto?>> domanda, affermando maggiormente i sentimenti che prova per me.

<<In un posto>> scimmiotto vagamente, misterioso come i suoi occhi che si illuminano quando stiamo insieme. La ragazza insiste, curiosa come sono io quando si tratta di altri aspetti. La informo sulle ultime cose, chiedendole anche se sa precisamente il numero degli invitati. Come di consueto prova a litigare, trovando questa volta la scusa che io l'abbia chiamata solo per un mio interesse personale. Si arrampica sugli specchi, cerca il pelo nell'uovo ma non le darò la gloria di trovarlo, testardo come sono.

<<Non è così, volevo sentire la tua voce.>> La zittisco nuovamente. Ora possiamo avere un dialogo pacifico e io posso freddare i miei bollenti spiriti. Dice che non saremo sicuramente più di dieci e io mi tranquillizzo, il cibo basterà e avanzerà e allo stesso modo i costumi da bagno.

Indirizzo lo sguardo verso l'entrata e quando un ragazzo sospetto si avvicina a me, capisco che è Stefano. Chiudo velocemente la chiamata e lui si affretta a raggiungermi, sicuramente mortificato per il ritardo. Non lo immaginavo così, è bassino e porta gli occhiali, ma si vede che è di buon cuore. Lo metto a suo agio dicendo che non è stato un problema, alla fine ho potuto parlare anche con Valeria e mi ha fatto un favore.

<<No guarda, non trovavo la copia delle chiavi da consegnarti>> spiega, poggiandole sul tavolo di fianco a me. Le lascio lì in segno di fiducia, non sono fondamentali ora.

<<Non ti preoccupare, piacere Matteo>> mi presento, stringendogli la mano e lui ricambia.

<<Vuoi un caffè?>> chiede gentile e io rifiuto cortese, non è il caso di berlo a quest'ora, faticherei a prendere sonno più tardi. Nemmeno lui ordina nulla e cominciamo a chiacchierare, prendo parola per primo.

<<Dunque, ho ricevuto le foto da Santo e lasciatelo dire, hai una piscina magnifica>> inizio e lui annuisce, portando indietro il busto e incrociando le braccia al petto, tutto orecchi.

<<A me serve solo domani sera, dalle ventuno in poi, prima saremo in un locale e a sorpresa porterò gli ospiti a casa tua>> racconto, sperando sia disponibile.

<<Perfetto, non c'è problema.>> Poggia la mano sul tavolo e riflette, <<domani mattina faccio venire la donna delle pulizie così sarà più ordinata>> suggerisce saggiamente e io concordo, non sfigurerò.

<<Da domani è tua, trattamela bene>> mormora, incitandomi a prendere le chiavi. Parliamo di piccole cose e arriviamo a discutere del prezzo.

<<A quanto l'affitti? Vado a cercare un bancomat nei paraggi e prelevo subito>> dico sicuro, alzandomi. Stefano mi trattiene scoppiando in una fragorosa risata.

<<Hai intenzione di pagare prima della festa? Non dire fesserie, ci mettiamo d'accordo dopo domani, nessun problema. Sei un amico ormai, degli amici mi fido, so che non scapperai senza saldare il debito come hanno fatto certuni>> commenta con tono serio e io rimango incredulo.

Veramente sono spariti dalla circolazione senza pagare? Che cazzo di testa ha la gente? Se non ti puoi permettere il lusso non farlo, ma non essere così disonesto, è veramente umiliante per te, che ti ridicolizzi. Ci mettiamo d'accordo sui soldi e siamo rimasti che tra quarantotto ore ci incontriamo sempre qui e glieli farò avere.

Sorride in modo sincero e stringiamo la mano per sigillare questo patto. Propone di seguirlo con la mia auto così mi insegna la strada per arrivare a destinazione. Accetto volentieri e in dieci minuti giungiamo nella sua enorme abitazione, che scopro essere una villa a due piani, non si può mica chiamare casa. Non mi aspettavo tutto questo sfarzo per il poco prezzo che abbiamo pattuito, si vede che non è interessato i soldi, gli basta il poco ma sicuro.

Il panorama che mi si presenta davanti è mozzafiato, anche se noi siamo venuti dalle spalle e non riesco ancora a vedere la piscina. Mi dice di aspettare qui fuori nel mentre lui entra e aziona l'illuminazione che mi fa rimanere sbigottito. Poso le buste che stavo prendendo dal cofano e mi focalizzo sullo splendore di questa casa.

<<Per di qua.>> Mi invita a entrare il padrone di casa. Serro le labbra e mi risveglio dallo stupore, prendendo cibo e bevande da cominciare a posare in qualche angolino libero dell'abitazione che sono certo troverò senza problemi.

<<Complimenti.>> Riesco solamente a dire, mentre varchiamo la porta. Mi assicuro di avere le chiavi in tasca toccandole più volte, per un attimo ho pensato di averle lasciate sul tavolino del bar.

La porta di ingresso in legno scuro mi ricorda tanto quella che si vede in ogni film americano. Il colore delle pareti esterne non lo riesco a distinguere bene, ma è molto chiaro, sarà un bianco, panna, forse beige; tutte queste luci mi confondo un po'.

<<Cosa fai lì impalato? Entra che ti mostro tutto il resto.>> Non me lo faccio ripetere due volte che mi accomodo. Stefano mi viene in contro prendendo qualche busta e solo ora ricordo che dentro una di queste c'è il regalo di Alice. All'entrata c'è un arco altissimo e tutti mobili sono fatti dello stesso legno pregiato della porta, tutto in stile abbastanza antico ma costoso.

Una domanda mi viene spontanea, ovvero come faccia a possedere questa enorme ricchezza se ha poco più dei miei anni, magari avrà vinto alla lotteria, chissà. Per discrezione non chiedo niente, non sarebbe educato perché farei indirettamente una supposizione non proprio bella da sentirsi porsi.

Di fronte a me, lui spiega, che siamo in sala da pranzo. Un grande tavolo ad almeno otto posti padroneggia nella stanza. Sopra un centrino ricamato a mano di colore bianco copre in modo obliquo più di metà dello spazio, lasciando solo gli angoli scoperti. Un cestino in porcellana, dall'aspetto molto costoso, contiene una varietà di frutta finta che a primo impatto mi è parsa vera, talmente è realistica.

Cassetti e credenze contengono oggetti di valore, preziosi set di piatti e posate d'argenteria di chissà quale secolo. Non parliamo del lampadario tutto in vetro tempestato di diamanti, che emette una luce scura. Tramite una porta passiamo finalmente per la cucina, questa in stile più moderno. Si vede che sportelli e forno hanno un designer più dei nostri anni, con il piano cottura a induzione. Una penisola al centro con degli sgabelli quadrati conferma la mia ipotesi. Un salto dal passato al futuro.

Poso tutto sul mobile centrale e cominciamo a mettere in frigorifero bibite e fragole. Le patatine e i salatini rimangono abbandonati da un lato, così come piatti, cioccolato e roba varia. Noto stupito che i muri sono di un altro colore qui, un bel rosso acceso, invece dove siamo stati poco fa erano dipinti di un giallo chiaro.

<<Mentre siamo qui ti faccio vedere la piscina.>> Stefano distanzia le tende che coprivano una bellissima visuale e apre la porta finestra con tre ante, che non avevo mai visto prima d'ora.

Scavalchiamo un ripiano più alzato e mettiamo piede su delle piccole piastrelle scure marroni, quelle che solitamente coprono il pavimento di una qualsiasi piscina aperta al pubblico. Un telo tiene ancora nascosta la parte principale della villa. Il ragazzo, aiutato da me, scopre la piscina e l'acqua oscilla.

<<C'è anche l'idromassaggio>> mi informa e io annuisco con espressione meravigliata. Non vedo l'ora di vedere la faccia di mia sorella e di tutti gli invitati. Ma, più di tutti, voglio squadrare la figura di Valeria dentro quel sensuale costumino che le ho preso.

La immagino già seduta a bordo piscina, mentre bagna solo le punte dei piedi perché pensa ci sia troppo freddo per tuffarsi. Le lunghe gambe distese e con la pelle d'oca che io le farei svanire in un baleno, prendendola in braccio e gettandoci in acqua insieme. L'acqua si surriscalderà ulteriormente con noi che faremo scintille.

<<Non manca proprio niente, anzi, è più delle mie aspettative>> dico sincero, facendo una passeggiata in giro. C'è anche un'altalena, davvero tutto molto romantico davanti questo splendido panorama. Costi quel che costi, domani io e Valeria ci troveremo in quel punto. Quando tutti saranno girati o a mangiare, ci sederemo lì.

<<Senti, avevo pensato di chiamare un DJ per animare la festa, a te andrebbe bene?>>

<<Certo, assolutamente>> risponde tranquillo e dato che è così disponibile provo a chiedergli un favore.

<<Tu per caso ne conosci qualcuno?>> Strofino il mento, mettendo un piede davanti all'altro.

<<Ci penso io, ne conosco uno molto bravo che spesso viene quando affitto il posto agli altri, lo consiglio a tutti>> afferma, cosa farei senza questo ragazzo, mi ha salvato il culo già due volte. Lo ringrazio veramente tanto ed entriamo nuovamente in casa, proseguendo dritto fino a trovarci davanti altre mille porte: bagni, sgabuzzini, lavanderia e salotto.

Quest'ultimo arredato in modo classico come il resto della casa. Un divano in pelle sempre color nutella, dico così che mi ispira di più. Una televisione a schermo piatto mi fa abbassare la testa in segno di apprezzamento, ci sta proprio. Gli scaffali contengono dvd e libri e due poltrone si trovano ai lati opposti.

Stefano mi dà un'idea e dice che a fine serata quando magari saremo senza forze per continuare a ballare, possiamo riunirci e guardare un film qui, ne ha masterizzati tanti e c'è una vasta scelta. Annuisco a tutto, cerco di prestargli attenzione anche se sono sulle nuvole.

Usciamo anche da qui e delle scale a chiocciola ci portano al piano superiore. La casa non è mica finita, è immensa, da solo mi sarei già perso. Un lungo corridoio ci porta in diverse stanze. Ci sono un totale di tre bagni e sei camere da letto, alla faccia, sembra un hotel.

<<Posso ospitare più persone alla volta, così ognuno ha la sua privacy>> spiega, senza che gliel'abbia chiesto.

Mi mostra tutte le camere per gli ospiti, dicendomi che solo in una non possiamo entrare perché è la sua. Confessa che custodisce i ricordi dei genitori, morti in un tragico incidente aereo. Metto le mani davanti la bocca, stupito, non me l'aspettavo una notizia del genere.

Racconta brevemente che erano sempre in viaggio per lavoro, molto conosciuti in tutto il continente. L'azienda che gestivano adesso è nelle sue mani, quindi non ha problemi economici. Gli manca solo l'affetto della sua famiglia, in questa grande casa c'è un vuoto che non si può colmare in nessun modo. Dice che non ci sta mai qui, vive in un altro appartamento decisamente più piccolo così non sente troppo la solitudine.

Gli do una pacca sulle spalle e gli faccio le mie più sincere condoglianze, non deve essere stato facile trovarsi da solo e dover gestire tutto ciò di cui prima non si era mai occupato. Conclude questa parentesi dicendo che ora sta bene e che va avanti, senza pensarci troppo. Scendiamo al piano di sotto e a metà percorso Stefano mi ricorda l'orario di domani.

<<Quindi dalle nove di sera fino alle nove di mattina va bene?>> domanda retorico e io mi stranisco. In che senso fino dopo domani? Ci ragiono un attimo prima di rispondere, magari ho capito male dalla stanchezza.

<<Che significa? Possiamo dormire qui?>> Sbatto le palpebre, non gli ho mai detto una cosa simile e per il prezzo così basso non pensavo ci fosse compreso anche questo. Veramente eccezionale, mi sta facendo proprio un favore perché non ci guadagnerà nulla.

<<Certo, era sottinteso>> afferma e mi dà la conferma. Mi mordo la lingua per non esultare come un bambino, sono al settimo cielo. Io e Valeria sotto lo stesso tetto, da soli, senza i genitori che si possano accorgere di noi. Sarà una serata perfetta, indimenticabile.

<<Domani faccio sistemare tutti i letti?>> mi chiede e io annuisco prontamente, dicendogli che non so precisamente quanti saremo e se tutti rimarranno, e lo ringrazio per tutto.

<<Figurati, si vede che sei una persona affidabile, lo faccio volentieri.>> Quest'uomo è di un'umanità incredibile. Anche se possiede tutte queste ricchezze, non è per niente viziato, se ne tiene piuttosto alla larga. Visto che c'è potrebbe regalarmi un paio di milioni, non li rifiuterei! Me ne andrei a Dubai con la mia piccola cerbiatta e poi in giro per il mondo, ovunque lei vorrà.

<<Grazie ancora.>> Ci battiamo il pugno e me ne vado, guidando finalmente per l'ultima volta. Non sono arrivato a fare tutto, dovevo ordinare la torta ma pazienza, alle dieci e mezza non credo che una pasticceria sia ancora aperta per prendere ordinazioni, dovrò farlo domani all'ultimo momento, accontentandomi di poco. L'importante è il luogo, per una dolce non vanificherò tutta la splendida l'organizzazione.

Torno a casa aprendo la porta e trovo Irene ancora sveglia, forse aspettava il mio arrivo. Le dico quasi tutto ciò che ho fatto, giustificando il mio ritardo. Mi dileguo subito con la scusa che ho la sveglia all'alba per organizzare le ultime cose. Devo prendere anche i palloncini con il numero diciotto.

Stringo tra le mani la busta contenente il costume di Valeria, non resisto fino a domani, devo portarglielo subito, anche se sono ormai le undici di sera. Salgo le scale e vado in camera mia, non mi posso presentare così, sono indecente, ho bisogno di una bella doccia. Velocemente mi lavo e indosso dei vestiti puliti e più comodi.

Come un ladro in cerca di gioielli da rubare, mi avventuro per tutto il piano superiore. Tengo saldamente il regalo della mia cerbiattina e senza far rumore mi affretto ad arrivare davanti la sua camera. Provo a bussare ma so che è inutile, infatti sta dormendo. Appoggio la mano libera sulla maniglia e in un secondo entro, richiudendo la porta senza far rumore.

Mi avvicino alla sua figura, sdraiata e coperta da un leggero lenzuolo. Un sorriso spontaneo riaffiora sulle mie labbra quando la scorgo dormire con un viso così angelico e innocente, rilassato. Ma indossa ancora gli occhiali, si sarà addormentata all'improvviso, distrutta. Le accarezzo i capelli con l'intenzione di andarmene via, ma quando provo a toglierle la montatura sbarra subito gli occhi, biascicando parole confuse.

<<Chi sei?>> sussurra, prendendo coscienza.

<<Non mi riconosci?>> domando stupito e lei strofina gli occhi, grattando la nuca. Alza metà busto e mi chiede perché sia qui.

Ah, solo sapessi i pensieri che mi stanno passando per la mente, ti sveglieresti di colpo. Ora non è il caso ma domani avremo tutto il tempo a disposizione per stare insieme.

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Alice's POV

Riesco a sgattaiolare dalla camera di Valeria con la scusa che mi è arrivato un messaggio da parte di mamma, ma non è affatto vero. Il messaggio è di Alessio, ma non so come abbia fatto a rintracciarmi se ho usato il numero privato per chiamarlo. Bah, ora che rifletto ci sono tante applicazioni che potrebbero fartelo scoprire, sono stata veramente una stupida a non pensarci prima.

Avevo dato per scontato che non lo venisse a sapere fino al momento in cui gli avrei scritto io per indicargli l'orario ma non è stato così. Nel messaggio chiede chi sia, perché non ha memorizzato il mio numero. Bella domanda, come glielo spiego chi sono? Il mio nome lo saprà, mi sono presentata a sua madre quindi non è più un'incognita, basta questo per far ricollegare tutto a Valeria. Vabbè, anche se ha già capito provo a fare la misteriosa, senza dargli troppe spiegazioni.

<<Sono l'amica di un tuo conoscente, ti ho solo invitato al mio compleanno, tutto qui.>> Spero che questo lo faccia tacere, in caso contrario gli dico tutto con la promessa di starsene zitto per fare una sorpresa alla mia amica.

<<Ma ci conosciamo?>> Oh mamma che assoluta precisione, capisco come stia bene con Valeria, sono entrambi dei perfezionisti che studiano tutto nei minimi dettagli. Non accetta l'invito se non è sicuro di chi gliel'abbia mandato, molto mal fidato devo dite. Ma si vede che è con la testa sopra le spalle, ottima scelta, Vale.

<<Ti conosco in modo indiretto, su, non fare troppe domande, non ti mangio mica!>> Scherzo, forse con l'ironia posso conquistare dei punti per la sua fiducia. Al messaggio aggiungo anche l'indirizzo del locale e l'orario approssimativo, quello di apertura.

<<Se verrai, non te ne pentirai>> concludo con una frase che avrebbe convinto chiunque, e lui non risponde più. Non so se sia un buon segno oppure no, ma io lo prendo per un lato positivo perché starà ragionando. Non gli ho rivelato la mia identità per farlo rimanere un po' sulle spine, in modo che ne parli con Valeria, troverà del tempo per lei.

E poi non mi deve dire che non ho ricambiato il favore che lei mi ha fatto oggi, impedendomi di finire nei guai con Matteo mentre chiacchieravo spensierata con Giovanni. Ho fatto la mia parte, ora sta ad Alessio scegliere. A lei non dirò una sola parola, magari lui rifiuta l'invito e neanche glielo fa sapere alla sua fidanzata.

Valeria ci rimarrebbe male in quel caso. Sto con la bocca cucita, se lo viene a sapere da lui me lo dirà sicuramente, in caso contrario so che non si presenterà e nessuno sarà triste. Un piano assolutamente perfetto.

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Alessio's POV

Poso il cellulare e mi crogiolo nei miei pensieri. Sono uno stupido, mi sto facendo tantissime paranoie senza alcun motivo. È un'amica di un mio conoscente, per aver avuto il mio numero e sapere il mio nome, non può essere uno scherzo di cattivo gusto. Sarà la sorella di qualche mio compagno delle superiori, o la cugina, che ne so. Domani lo scoprirò.

La mia ragazza non ha dato modo di rifiutare, è così contenta... perché spezzarle il cuore per un motivo così stupido? È facile da accontentare questa volta, non mi ha chiesto mica la luna. Mamma era così felice per questa notizia che ha lasciato a Sofia la sua carta di credito per acquistare un regalo domani, mentre io sarò a lavoro.

Mi sdraio sul letto, finalmente pronto per dormire. Ripenso al momento di cena, quando mia madre insistette affinché la mia ragazza si fermasse per mangiare qualcosa ma lei era troppo stanca e aveva bisogno di riposare. Quanta gentilezza che ha verso di lei, ricordo perfettamente invece come ha trattato Valeria quel giorno, di un'arroganza unica. Mi sono vergognato di averla come genitore, volevo sparire dalla faccia della terra.

Con quella ragazza è un'altra persona, una donna amorevole e comprensiva, che dà consigli. È la mamma che avrei voluto avere durante la mia adolescenza, amorevole e sempre disposta ad ascoltarmi. Ma, in fondo, non è mai troppo tardi per recuperare il tempo perso. Magari con mio figlio si addolcirà e tratterà meglio anche me. Sarà una nonna comprensiva e accondiscendente, che fa esprimere il tuo pensiero senza che lei ti sovrapponga il suo.

Magari questo figlio doveva nascere proprio per questo motivo, per cambiare radicalmente le nostre vite, in meglio. Anche se dentro di me qualcosa rimarrà vuoto, un posto dove non entrerà mai nessun'altra, neanche la madre del mio bambino. Potrà essere nei miei pensieri, perché mi preoccupo per lei, ma come farei verso un'amica.

Le starò accanto come farei se fosse incinta mia cugina, ci sarò sempre quando vorrà, la aiuterò a tranquillizzare le sue paure, la aiuterò a mangiare quando non avrà fame, le sorreggerò i capelli quando dovrà rimettere. Più di questo, non riuscirò. Se vorrà bacio dovrò accontentarla, perché della sua felicità vale la vita di quel piccolo esserino indifeso. Lo faccio per lui, e per il bene che un tempo ho voluto a Sofia.

Il mio cuore appartiene a un'altra che mi ha già dimenticato ed è meglio così. I nostri cammini si sono separati, le strade non si incroceranno più. Avrei voluto costruire qualcosa con lei. Valeria non mi ha mai costretto a fare nulla, come invece Sofia mi ha sempre fatto sentire sbagliato e inferiore con dei ricatti psicologici.

Lei era in difficoltà e lo è stato a causa mia, perché non le ho dato le giuste accortezze. Si voleva suicidare, perché non poteva vivere senza me. Lei era la persona debole della coppia, a cui andavano rivolte più attenzioni perché tremendamente insicura. Viveva con la costante ansia che avrei potuto lasciarla e non sarebbe voluta continuare a vivere da sola, l'avrebbe fatta finita.

Adesso vive e sorride perché ci sono io accanto, e perché avrà un figlio che forse colmerà un piccolo vuoto dentro la sua testa e le farà capire che non esiste più solo lei da doversi occupare, ma un'altra vita dipende dalle sue mani. Magari maturerà, oppure no, in ogni caso non potrò abbandonarli perché da soli non riuscirebbero ad andare avanti mentalmente.

Non è un problema di soldi ma un problema di testa, perché non mi sarei sentito un mostro se avessi contribuito alle spese per il piccolo anche se noi eravamo lasciati. L'avrei cresciuto con lo stesso affetto, non sarebbe cambiato nulla. Anzi, una piccola differenza c'è: avrebbe avuto un papà felice, ma accanto alla sua mamma non lo vedrà mai.

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Spazio autrice
Hola e buon Sabato 💓 Come va? 🤗 se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina ⭐️ e se vi va anche un commentino❣️Come vi è sembrato?🤔
Ce l'ho fatta a scrivere 3 POV diversi, spero di non aver fatto troppa confusione!! Abbiamo finalmente capito dove festeggeranno il compleanno, in una lussuosa villa, e resteranno a dormire lì! Alessio ha accettato l'invito pensando sia qualche cugina di un suo amico, non ha idea di chi troverà invece 🙈 secondo voi cosa succederà? 😜 ne succederanno delle belle ma lo scoprirete solo nel prossimo capitolo 🎀 grazie per essere arrivati fin qui, sto andando avanti solo per voi. Non ce la faccio più a vivere questa vita, scrivere mi distrae molto ed è la mia salvezza. Un bacio.
~Sabrina~ ❤️

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