Capitolo 49 ✔️
Alice's POV
<<Grazie a lei, buona serata>> chiudo la telefonata, felice più che mai. Da un lato sono sollevata che non mi abbia risposto lui, sarebbe stato imbarazzante. Sarà una sorpresa per entrambi ritrovarsi domani alla festa, anche se non credo ci possa riuscire. Insomma, lui dirà a Valeria che è stato invitato al compleanno di una certa Alice e lei collegherà tutto. Più tardi lo scopre, meglio è.
Mi sembra di averle fatto solo un favore, fosse stato per lei non lo avrebbe neanche invitato per la vergogna. Non solo per presentarlo a me, ma anche a Matteo che è così sbruffone con lei ultimamente... ha da ridire su tutto ciò che riguarda la mia amica. Capisco che voglia evitare che si illuda, da uomo esterno alla faccenda vede tutto da un'altra prospettiva, ma mi sembra il meno adatto a dare consigli.
Alessio ha avuto le sue ragioni per non farsi sentire e comunque, qualsiasi problema abbia avuto, ora dovrebbe essere risolto. Sua mamma era tranquilla e sembrava entusiasta per questo invito. Probabilmente vuole che lui si svaghi e non stia troppo male per le loro questioni familiari. Spero che domani possa passare una bella serata assieme la mia amica, sono proprio curiosa di vederli insieme. E anche per oggi, il mio lavoro da consulente d'amore è concluso, direi che mi merito un po' di relax.
Spruzzo un po' di profumo sul collo ed esco dalla mia stanza, camminando di soppiatto fino a raggiungere il salone, dove trovo mio fratello distratto dal cellulare. Faccio meno rumore possibile e lo assalgo, gettandomi sulle sue spalle e urlando un forte e inaspettato:
<<Sono pronta!>> Il telefono quasi gli cade dalle mani e io scoppio a ridere.
<<Vuoi farmi morire d'infarto molto giovane>> afferma, alzandosi subito in piedi e girandosi dalla mia parte. Lo guardo con un sopracciglio inarcato, incrociando le braccia al petto con sicurezza.
<<Ti devo ricordare quando me lo facevi tu a soli due anni?>> Gli rinfresco un po' la memoria. Mi punta il dito e poi rimane in silenzio, sa che ho ragione.
<<Per fortuna avevo ancora il pannolino, altrimenti allagavo casa>> dico a denti stretti, tenendo il broncio. Volto il viso di lato e batto il piede a terra, offesa. Lui teneramente si avvicina e mi sussurra una cosa dolce.
<<Invece sono già passati quasi diciotto anni da quando hai iniziato a far parte della mia vita.>> Accarezza una guancia e io mi sciolgo. Mi porta verso di sé e mi abbraccia. Può essere scorbutico quanto vuole, aver fatto soffrire tantissime ragazze, ma io qui con lui mi sento al sicuro, è la mia sicurezza nel mondo.
<<Anche se non avevo neanche tre anni mi ricordo il giorno che ti ho vista, all'ospedale>> confessa, esponendo fuori il suo lato dolce che ha sempre cercato di nascondere. Lo lascio parlare, anche se questa storia la conosco a memoria. Per una volta che è in vena di tenerezza, glielo lascio fare.
<<Sono sfuggito dalla vista di papà e ho corso su e giù per le scale come se fossi al parco giochi, finché mi sono perso e ho cominciato a piangere>> dichiara, mettendo una mano davanti gli occhi per l'imbarazzo. Sono sicura che quella sia stata una delle ultime volte in cui ha pianto, o almeno che l'abbia fatto in pubblico.
<<Poi dei dottori mi hanno trovato e sono stato riconsegnato come un pacco postale a papà e, dopo averlo fatto sgridare dai medici, siamo andati a vederti.>> Ride, riportando alla mente quando ha cominciato a creare casini, quasi quando era ancora in fasce.
<<In tutto ciò io dormivo beatamente>> dico ovvia, perché è così che mi ha trovata, sembravo incosciente.
<<Sì, nemmeno ti ho potuta vedere perché riposavi nella culla e mamma non ti voleva svegliare.>> Ricorda, sorridendo. Lo percepisco dal battuto del suo cuore, in sincrono con il mio. Quando siamo in pace e andiamo d'accordo senza essere cane e gatto, ci coordiniamo pure.
<<Quel giorno ho capito che non sarei mai stato solo e che avrei fatto di tutto per non vederti mai triste, perché sei la mia sorellina e devi essere protetta>> ammette, riempiendo i miei occhi di lacrime, mi sono commossa. Con due dita asciugo le guance un po' umide e prendo parola.
<<Questo discorso non dovevi farlo domani?>> chiedo curiosa, sciogliendo l'abbraccio. Faccio un passo indietro e sistemo i capelli che lui ha un po' annodato, toccandoli alla rinfusa.
<<No, devi saperlo solo tu, non gli altri>> sostiene sicuro e mi stupisce. Un po' ci rimango male, significa che non ha il coraggio di farsi vedere sensibile, ma non c'è niente di male. Valeria neanche ci farebbe caso, talmente sarà intenta a farsi le coccole con il suo fidanzato. Le sue amiche parleranno tra loro, o in ogni caso non presterebbero tutta questa attenzione al suo discorso.
Lascio perdere, non voglio litigare per una stupidaggine. Se non è abbastanza coraggioso non lo posso costringere.
<<Andiamo a trovare il luogo degno di una principessa.>> Mi risveglia dalle riflessioni e ritorno subito sorridente, spensierata. Non sto più nella pelle, anche se ho le idee troppo confuse su tutto. Non so che locale affittare, dove prendere il cibo, come fare i capelli...
Sospiro e mi rassicuro, sarà una festa abbastanza intima, saremo pochissimi quindi non mi devo preoccupare per l'organizzazione, ci vuole poco.
Ci avviciniamo alla porta di ingresso ma prima prendiamo le chiavi della macchina di Irene, ora sta dormendo e non vorremmo disturbarla. Lei stressa ci ha autorizzati e ha detto che Matteo può guidare, basta che stiamo attenti e indossiamo le cinture di sicurezza. Mamma due al rapporto, ma in fondo è giusto così. Ci sta dando un'immensa fiducia, gliene siamo grati.
Scendiamo velocemente le scale, io mi sostengo con la ringhiera per paura di cadere, non vorrei rompere una gamba il giorno prima del mio compleanno. Mio fratello inserisce la chiave nel quadro e comincia a far surriscaldare il motore. Nel frattempo lo costringo a mettere la cintura, anche se non voleva. Qui comando io! Gli è bastato ricordare l'accordo fatto con la mamma della mia amica per convincerlo. Toglie il freno a mano e parte, cominciando come suo solito a importunarmi.
<<Un giorno guiderai anche tu, si spera.>> Mi sfotte, credendo davvero che non ci riuscirò. Spalanco la bocca di fronte al suo attacco velato, mascherato da semplice innocua battuta.
<<Guiderò meglio di te, questo è sicuro>> ribatto convinta e lui mi lancia un'occhiata derisoria.
<<Donna al volante, pericolo costante.>> Cantilena, prendendo una curva a destra in velocità, mi fa quasi spostare dal sedile.
<<Certo, peccato che la maggior parte degli incidenti stradali è causata dagli uomini>> replico, distendendo i piedi in avanti e poggiando il gomito al finestrino.
<<Ma che dici, voi donne mentre siete alla guida vi truccate, pettinate, mettete lo smalto sulle unghie...>> mormora, non distogliendo lo sguardo dalla strada. Veniamo sorpassati e per poco l'auto che ora sta davanti a noi non ci arriva addosso, stavamo per urtare. Mi irrigidisco e indirizzo L o sguardo verso mio fratello, ma lui non ricambia.
A questo folle gesto seguono suoni di clacson e qualche parola detta da Matteo. Stringe le mani al volante e assottiglia gli occhi, questo sguardo non mi piace affatto. Dal collo si vede il pomo d'Adamo fare su e giù e le vene delle braccia cominciano a essere evidenti. Si sta innervosendo e non mi piace. Mi siedo meglio e stringo le dita a quell'aggeggio in alto sopra la portiera.
<<Matteo. No>> lo ammonisco, avendo capito la sua intenzione. Lui non schioda gli occhi dal suo obiettivo e io mi preparo mentalmente a reggermi forte, attaccata bene al sedile. Giuro che appena scendo da qui un pugno non glielo toglie nessuno.
Mio fratello inizia un sorpasso in una ripida discesa, e anche se la careggiata è a doppio senso, invade la corsia opposta perché non c'è nessuno. Chi ci ha sorpassato una volta resta indietro e io mi tranquillizzo per un attimo, prima che quello scostumato ci sorpassa ancora. Qui siamo al limite. Abbiamo a che fare con un delinquente, un pirata della strada. È una sfida? A chi muore prima? Lo obbligo appena può ad arrestarsi, vicino una fermata dell'autobus.
Quell'autista scapestrato va avanti e per fortuna non ci degna neanche di uno sguardo, se ne andasse a farsi fottere. Non era così pazzo e ha lasciato perdere, sarebbe finita male.
<<Ma sei scemo?>> Gli do uno scappellotto in testa, sperando di farlo risvegliare dal suo infantilismo.
<<Hai visto cosa ha fatto?>> chiede scioccato, pensando abbia ragione. Spegne il motore e mette il freno a mano, battendo forte le mani al volante.
<<Io ho visto cosa avete provato a fare, una gara in velocità! Poi hai il coraggio di dire che voi maschi guidate meglio, ma per favore! Non avete controllo, senza limiti>> lo rimprovero, alzando il mio tono. Mi ha messo paura, specialmente che non conosce questa strada e non sapeva neanche dove sarebbe finito più avanti. Potevano esserci delle buche, dei lavori in corso, una strada dove non si poteva passare... qualsiasi cosa.
Toglie la cintura di sicurezza, incazzato, e si sporge dal finestrino per prendere un po' d'aria, speriamo gli serva per calmarsi e farlo riflettere su ciò che fatto.
<<Scusami, quel tizio mi ha sfidato e non ci ho più visto>> ammette, ma secondo me non ha ancora capito la gravità della situazione.
<<Queste cose le puoi fare a Roma, con la tua macchina e quando sei da solo>> dico arrabbiata, ricordandogli che questo mezzo è di Irene, non suo. Mi avvicino e gli punto il dito, anche se lui non si volta.
<<E se c'erano i sensori che controllano la velocità? Poi arriva la multa alla mamma di Valeria e non è giusto>> concludo, ritornando ad appoggiare la schiena e calmando i miei nervi saldi. Tossisce e ritorna in sé, accendendo il motore e partendo senza dire niente.
<<Hai ragione>> proferisce parola dopo un po',mantenendo lo sguardo sulla strada.
<<Lo so.>> Non sono presuntuosa, ammetto solamente la verità, <<lo dico per te, non voglio che ti succeda niente, non fare queste cose da sciocchi>> continuo.
Il ragazzo fa retro fronte e ripercorriamo la stessa strada di prima. Mi chiede di cercare una via precisa sul navigatore, in modo da essere aiutato per raggiungerla. La voce femminile inizia a dare indicazioni e proseguiamo indisturbati verso la nostra meta.
Direi che Matteo si è completamente tranquillizzato, capita a tutti un momento di euforia, se ci si sente sfidati. E poi ai maschi piace fare queste cose, quando si parla di auto non ragionano più. Quante persone fanno corse clandestine come dei fuorilegge, scommesse su qualsiasi cosa... sono dei vizi che è meglio non praticare mai per non averli.
<<Aspetta, quella non è Valeria?>> Gli tiro il braccio per farmi ascoltare e lui si ferma subito, suonando il clacson.
<<Non dire niente di ciò che è successo.>> Mi implora con lo sguardo ma non gli rispondo, non so se è giusto tacere.
<<Valeria!>> chiama mio fratello e lei si gira, facendo un sorriso a trentadue denti. Mette la borsa sulla spalla sinistra e si avvicina a noi.
<<Che ci fai qui? Vuoi un passaggio?>> chiede sempre lui, con tono gentile. Sembra un altro, non ha un minimo del nervosismo che aveva prima.
<<Stavo passeggiando e facendo un giro tra i negozi...>> risponde alla prima domanda, per poi continuare, <<ora stavo tornando a casa.>>
<<Cambio di programma, vieni con noi che Alice deve scegliere il locale>> intima Matteo, senza darle modo di negare l'invito. Ora capisco da chi ho preso questa capacità persuasiva, abbiamo un dono per convincere la gente.
<<Accetto volentieri.>> Dopo una veloce occhiata all'autista del giorno, prende posto dietro di lui. Che la nostra ricerca abbia inizio.
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Valeria's POV
Non ci credo che è qui, è il mio angelo custode, mi salva quando ne ho bisogno. Appena comincio ad avere strani pensieri ecco che appare lui per scacciarli via. Per fortuna Alice non si è accorta che ero esattamente fuori una gioielleria, non immagina affatto il regalo che le ho comprato. Mi piace la loro proposta di andare in giro alla ricerca di locali, fortuna che dal mio viso non si vede che ho pianto. Ora mi svagherò maggiormente e tutte le negatività andranno via.
Mi siedo e allaccio anch'io la cintura di sicurezza imitando la mia amica che, conoscendo meglio il fratello, evidentemente vuol dire che è necessario. Il moro posiziona gli occhi sullo specchietto retrovisore esterno e io pure, anche se solo per un secondo.
Timidamente abbasso lo sguardo e mi concentro sul mio cellulare, controllando i vari social mentre di sottofondo ci tiene compagnia la voce del navigatore. Dopo solo due minuti arriviamo a destinazione e scendiamo. Ci troviamo di fronte un pub molto carino, insegna piccola ma luminosa, dalle porte in vetro si riesce a intravedere l'ordine che c'è dentro.
Entriamo e rimaniamo affascinati dall'eleganza dell'arredamento. Banconi e ripiani in legno scuro, bottiglie di tutte le forme e dimensioni esposte ovunque. Nemmeno pensavo che l'alcol avesse i colori dell'arcobaleno, ma nonostante questo non mi ispira nemmeno un po' provare ad assaggiarli. Come illuminazione per il momento sono accese delle piccole lampadine che emanano una luce verde molto soffusa, che a parer mio fa un ottimo contrasto con tavoli e pavimento in legno scuro.
Alcuni quadri sono appesi alle pareti color sabbia e qualche fiore, presumo finto, orna la stanza. Mi piace questa atmosfera, molto intima. La sala è grande il giusto, non è troppo dispersiva. Un signore sulla quarantina sta sistemando la roba e spazzando il parquet, ci viene in contro in modo non del tutto cortese, tenendo le mani aperte verso la nostra direzione, come per volerci cacciare.
<<Siamo ancora chiusi, signori, c'era il cartello esposto>> afferma sbrigativo, non ci avevamo proprio fatto caso. È comprensibile che siamo stati avventati, non abbiamo molto tempo a disposizione.
<<Scusi, volevamo sapere se è possibile festeggiare un compleanno domani sera.>> Prende parola il ragazzo, io e Alice ci mettiamo dietro di lui e lo lasciamo discutere senza fiatare.
<<Cosa? Domani? Impossibile>> dice arrogante l'uomo, motivando la sua risposta, <<Si deve prenotare almeno una o due settimane prima, la sala è già occupata.>>
<<Ma a noi serve un piccolo spazio, saremo in pochi>> controbatte prontamente il fratello della mia amica, cercando di essere convincente.
<<Dovevate pensarci prima, mi dispiace...>> Con un gesto della mano ci fa sciò come se fossimo degli animali, delle mosche fastidiose che gli ronzano alle orecchie.
<<Andiamo>> lo interrompe Alice, uscendo via per non farci umiliare ulteriormente. Ma come si è permesso? Difficile da credere che un locale con un impiegato presuntuoso come lui, lavora così tanto e ha tutti i posti occupati. Non ci credo neanche se lo vedo. Era semplicemente scocciato della sua vita, del suo lavoro, tanto vale che si licenzia se non vuole stare lì.
Entriamo silenziosamente in macchina e Matteo cerca sul suo cellulare un altro posto dove chiedere quasi "asilo", di come ci ha cacciati quel tipo sembrava fossimo dei barboni. Nessun uomo sulla faccia della terra dovrebbe essere trattato in questo modo, che abbia solo un euro in tasca o nulla. Esiste l'umiltà, l'empatia, ma non tutti purtroppo ne sono a conoscenza. Un giorno renderanno del loro atteggiamento a chi di dovere.
<<Non so come qualcuno può metterci piede in quel posto, certi locali non meritano di rimanere aperti>> sentenzia Alice, spezzando il silenzio. Come darle torto, sono dalla sua parte.
<<I cafoni si trovano ovunque>> commenta il moro, fissando lo specchietto esterno alla sua sinistra e facendo incrociare i nostri sguardi. Certo, noi ne sappiamo qualcosa in più. Abbiamo fatto diversi incontri spiacevoli nell'arco di qualche ora, è un record.
<<Già>> afferma Alice, guardando verso il fratello.
<<Peccato, il locale era bello però>> sospira Matteo, muovendo il braccio sullo sterzo e uscendo dal parcheggio.
<<Troveremo di meglio>> dico, per non demoralizzare la festeggiata. Abbasso gli occhi verso il mio cellulare e decido di scrivere un messaggio a mamma per informarla delle ultime cose. Le dico per il regalo che ho acquistato e che ora stiamo vedendo qualche locale e non so a che ora torneremo a casa.
Ometto le questioni di cuore, proprio non riesco a parlare di queste cose. Ho fatto un'eccezione solo con Alessio, mai le avevo raccontato dei ragazzi che mi sono piaciuti, mi sono sempre vergognata di queste cose. Non avevo niente da dirle dato che sapevo non ricambiassero, sarei stata solo peggio. Meglio non parlarne con nessuno per cercare di dimenticare più in fretta.
Di certo non sarebbe contenta di come è finita. Anche se non l'ha mai visto di persona penso si sia un po' affezionata, perché per parlargliene vuol dire che avevamo intenzioni serie entrambi, e lei un giorno si aspettava che lo avrei fatto conoscere a tutti. Magari però mamma era più lucida e meno sognatrice della sottoscritta, sapeva che uno più grande difficilmente poteva avere intenzioni serie. Mi ha lasciata illudere anche lei, o forse ci siamo illuse insieme.
Non so come potrò spiegarle che lui mi ha usata e se non mi fossi accorta in tempo sarei diventata la sua amante. Mi ha ingannata, messo incinta la sua ragazza e voleva divertirsi senza impegno con me, indossando la maschera del ragazzo per bene. Un po' giù di morale poso il cellulare in borsa e mi metto meglio cercando una posizione comoda sul sedile. Mi fa male tutto, forse ho camminato troppo per essere fuori allenamento.
<<Come tra trentacinque minuti arriviamo, è così lontano?>> chiedo, ascoltando la voce nel navigatore che ci ha dato questa informazione.
<<È fuori dal centro città, diciamo in un paesino>> risponde il guidatore, affermando i miei dubbi. Un po' mi preoccupa che domani sera dopo la festa dovremo percorrere tutta questa strada, Matteo non dovrà bere neanche un goccio d'alcol.
<<Si chiama Pedara>> ci informa sempre lui, mantenendo lo sguardo dritto a sé. Lo osservo di nascosto. Dallo specchietto riesco a intravedere il suo viso, ma non altro. Mi sposto in avanti e più a destra per avere una migliore visuale. Mi posiziono al centro e allungo le braccia fino ad abbracciare i poggiatesta, per non isolarmi come ho sempre fatto nella mia vita.
Istintivamente i miei occhi si spostano sulla sua figura, rimanendo comunque con la testa ferma per non farmi sgamare da Alice. Le mie pupille si soffermano sulle sue braccia, troppo rilassate mentre mantiene il controllo del veicolo. È così sicuro mentre guida, dovrei prendere delle lezioni un giorno ma non su questo, in generale, su come mantenere la calma.
Forse ha capito di essere osservato e non perde tempo a pavoneggiarsi, mettendo con nonchalance un braccio fuori. Il vento gli accarezza la pelle, arriva fino ai capelli che in questo modo si arruffano tra loro. Riesce a gestire tutto da solo, chissà che ansia avrà di non trovare un posto, ma non lo dà a vedere, è positivo. D'un tratto mi risveglio dallo stato di dormiveglia, mi sento sfiorare la mano dalle sue abili e affusolate dita e avvampo, imbarazzata.
Mi sento in colpa verso Alice, che non immagina niente di ciò che è successo tra noi. Prendo le distanze e ritorno al mio posto, lontano dalla sua ammaliante figura che mi confonde solo la testa. Sua sorella potrebbe accorgersi di tutto, non è mica cieca. Ma lui non si è tirato indietro neanche in casa mia, sapendo ci fosse mio padre al piano di sotto... non ha limiti. Non conosce paura, non ha timori, ha coraggio, ed è la qualità che più ammiro di lui.
I codardi non li voglio, non sono "razzista", ma un ragazzo deve avere la forza di venirmi a parlare in presenza, faccia a faccia. Lui ha questo, è onesto con me e non c'è motivo per cui non dovrei dargli una chance. Solo la distanza mi preoccupa, ma se il sentimento è vero e profondo, si può superare. Inghiotto la saliva a fatica e sospiro silenziosamente, poggiando il gomito all'interno del finestrino.
Chiudo gli occhi per distrarmi, non è il momento di pensare al mio cuore. Rimango nella stessa posizione finché Matteo annuncia che siamo arrivati. Devo dire che con il mio metodo il tempo è passato in fretta, quasi mi addormentavo. Direi che dopo una giornata come questa, torno a casa e mi addormento durante la cena, sul piatto.
I ragazzi scendono e io mi affretto a seguirli, un po' assonnata. Spero solo di non fare pessime figure come cadere e inciampare su ostacoli invisibili. Non c'è una vera e propria insegna, ma solo la scritta "American Bar" sulla porta d'entrata trasparente, dalla quale si intravedono delle meravigliose luci colorate che animano la stanza. Anche se notiamo il cartello che dice che è chiuso, ci addentriamo dopo aver suonato il campanello e pure bussato.
Il posto è veramente elegante e accogliente. Un bancone circolare padroneggia lo spazio, sopra è allestito con dei fiori e delle bottiglie di alcolici vuote, messe di proposito sdraiate come se fossero state abbandonate. Nel disordine c'è un ordine ben preciso, uno stile particolare. Non è di mio gusto però è arredato bene.
Le luci di colori caldi come il rosso, sono così rilassanti che mi fanno quasi chiudere gli occhi e abbandonare alle mie sensazioni. Ho l'istinto di raggiungere Matteo e fiondarmi tra le sue braccia, in cerca di conforto, per sentirmi bene e in pace con il mondo. Solo lui riuscirebbe a tranquillizzare il mio squilibrio mentale, ma sono altrettanto certa che smuoverebbe qualcos'altro al suo posto.
Ma io muoio dalla voglia di sentirmi come prima, quando ero seduta e avvinghiata al suo corpo, quando sentivo la prorompente erezione che non poteva controllare. Così uniti, intimi, diversi da come siamo ora: distanti come due sconosciuti. Ma è questo il nostro obiettivo, ciò che vogliamo far sembrare a tutti, specialmente alla festeggiata.
<<Salve...>> saluta il mio amico, e noi in coro a lui. I due ragazzi che stanno pulendo i tavolini in legno e tutte le sedie, si girano contemporaneamente, chiedendoci di cosa abbiamo bisogno. Già il solo fatto che non dicano amareggiati che sono ancora chiusi, promette bene.
<<Mi scuso, so che non avete ancora aperto ma ci chiedevano se ci fosse un piccolo spazio libero per poter prenotare, domani>> domanda fiducioso e i due colleghi si mandano un'occhiata.
<<Sì, qui non prendiamo mai prenotazioni, ognuno è libero di presentarsi quando vuole>> spiega gentile il ragazzo più a sinistra.
<<Dobbiamo fare una piccola festicciola, non saremo in molti>> comunica il moro, avvicinandosi per non alzare troppo la voce, che un po' rimbomba nella sala vuota.
<<Non c'è problema, possiamo riservare dei posti dato che lo sappiamo prima>> afferma sempre lo stesso dipendente, ricoprirà una carica più importante.
<<Gentilissimo... potremmo parlare in privato?>> chiede misterioso Matteo, si dovrà sicuramente mettere d'accordo sulle questioni burocratiche. Io e Alice ci fissiamo un attimo negli occhi a scrolliamo le spalle.
<<Giovanni, fai vedere il locale alle ragazze>> ordina il capo, rivolto all'altro ragazzo che non aveva ancora aperto bocca. Mentre continua a svolgere il suo lavoro di pulizia, ci fa cenno di seguirlo e iniziamo a fare conversazione.
<<Piacere, il mio nome lo avete già saputo>> dice timidamente, distogliendo lo sguardo e puntandolo verso il tavolino che energicamente strofina, con una pezza verde fluo che mi ricorda gli abiti appariscenti di Valentina. Sono sicura che anche lei possieda una pezza del genere a casa sua!
<<Lavoro qui da qualche settimana, non ho ancora molta pratica>> ammette, in modo molto tenero. Noto che la mia amica lo fissa insistentemente, con occhi ammaliati da tanta dolcezza.
È un bel ragazzo, alto veramente quasi due metri, capelli corti e ricci di un castano scuro, quasi nero. Indossa un grembiule bordeaux che gli evidenzia l'imponente figura, sembra un gigante buono. Sono sicura che se non fosse così riservato, ci avrebbe già provato con Alice, infatti a modo suo le sta lanciando qualche frecciatina.
Il ragazzo interrompe il suo lavoro e posa detersivi e tutto sul bancone principale, quello a girare. Ci guarda per la prima volta negli occhi e si sofferma di più su chi ho accanto.
<<Chi fa il compleanno?>> chiede con un sorriso che Alice ricambia ben volentieri.
<<Io, compio diciotto anni>> ammette, alzando una mano e diventando tutta rossa in viso. Oh mamma, qui potrebbe nascere una nuova simpatia. Si è vergognata ma non si è ritratta, secondo me si sta leggermente interessando al ragazzo. È single da un bel po', il suo cuore non batte per qualcuno da diverso tempo. Direi che adesso ha avuto un colpo di fulmine, mi sento quasi la terza incomodo!
<<Una curiosità, non siete di queste parti, vero?>> commenta, scuotendo il capo confuso.
<<No, veniamo da Roma>> dice prontamente la mia amica, facendo annuire Giovanni.
<<Beh, bella la capitale, belle le ragazze che ci abitano>> espone sincero, togliendoci subito dall'imbarazzo perché ci mostra l'allestimento della sala. Li seguo fisicamente come un'automa ma devo ammettere che non presto molta attenzione alle sue spiegazioni, sono incantata a fissare il comportamento di quei due. Lui interagisce solo con Alice, vedo complicità, il loro imbarazzo è sparito nel momento in cui il ghiaccio si è completamente sciolto.
<<Perfetto, sono sicuro sarà una serata indimenticabile>> dice il riccio, muovendo i suoi capelli con fare timido. Con la coda dell'occhio vedo avvicinarsi verso di noi Matteo insieme l'altro dipendente e subito prendo parola io, per cercare di separare i due giovani chiacchieroni. Non penso che suo fratello sarebbe contento se li vedesse così intimi.
<<Dobbiamo andare, ti prometto che domani te la riporto.>> Prendo per il braccio Alice e lei lo saluta con una mano, seguendomi senza aver capito bene il rischio della situazione.
<<Ciao>> dice lui un po' stranito, vedendoci sparire alla velocità della luce.
<<Terra chiama ali, ci sei?>> Le passo una mano davanti la faccia, per risvegliarla dal suo sogno a occhi aperti che non è stata solo fantasia, perché l'ho visto anch'io. Fa un passo indietro e aggrotta le sopracciglia, affermando come nulla fosse:
<<Certo che ci sono, perché?>>
<<No, niente di che>> rispondo, perché ormai siamo vicine a suo fratello. Per ora si è salvata, ma a casa non avrà scampo!
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Matteo's POV
<<A domani, grazie per tutto.>> Stringo la mano a Marco e riprendo le ragazze per riportarle a casa. Penso proprio che riuscirò a fare una bella sorpresa alla mia sorellina. Ci siamo messi d'accordo che arriveremo alle 19:00 ma non staremo più di due ore, perché la festa si sposterà in un posto migliore.
Devo organizzare tutto in poco tempo, ma ho già telefonato chi di dovere, devo solo mettere appunto gli ultimi dettagli. Guido velocemente e stavolta in venticinque minuti torniamo a casa. Faccio scendere le passeggere che con un cipiglio mi chiedono perché non le segua.
<<Ho delle cose da fare, arrivo tra poco.>> Mento, non so quanto impiegherò.
<<Ah, Valeria>> la chiamo, quando ormai è lontana, <<hai le chiavi di casa?>>
Le dico di lanciarmele da lì e un po' titubante lo fa. Le afferro al volo e rivolgo un sorriso a entrambe alzando il finestrino, sfrecciando per le vie di questa città.
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Spazio autrice
Bonjour e buona Domenica 💖 Che ne pensate? In questo capitolo c'è un piccolo dettaglio insignificante ma fondamentale, che vi farà capire più avanti (nei prossimi libri che ho in mente 😅) qualcosa! Ricordatevi solo che le cose non succedono mai all'improvviso ma hanno radici anni prima, si hanno avvertimenti nel passato 🙏
Se vi è piaciuto lasciate una stellina ⭐️ e un commentino❣️ a prestooo
~Sabrina~ ❤️
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