Capitolo 48 ✔️
Alice's POV
Un suono mi disturba, svegliandomi dal sonnellino pomeridiano in cui ero caduta. Apro lentamente le palpebre che paiono incollate tra loro, neanche avessi dormito dieci ore consecutive. Istintivamente distendo il braccio, in cerca del cellulare che suona. Comincio a pigiare qualsiasi cosa per farlo smettere. Mi rendo conto solo in seguito che non fosse la sveglia ma mia madre, che mi stava telefonando per avere nostre notizie.
Alzo subito il busto preoccupata e la richiamo, secondo me neanche ci crede che non l'ho fatto di proposito a staccarle la telefonata in faccia. È capitato anche a casa che sonnecchiasi verso il primo pomeriggio, ma non ero mai stata così intronata. È l'aria di questa nuova città che mi causa sonnolenza, perché mi sto annoiando a non fare niente. Non usciamo, Valeria mi ha lasciata qui tutta sola, di mio fratello non ho alcuna notizia... sembro una pensionata senza voglia di vivere.
<<Mamma>> dico subito, salutandola affettuosamente. Mi manca anche se è da pochissimo che siamo distanti. Non è di certo la prima volta che lascio casa, ho fatto gite scolastiche anche di una settimana, però l'affetto della famiglia è unico.
<<Tesoro, finalmente! Ma che stavi facendo?>> indaga, con un velo di preoccupazione nella voce. Chissà cosa starà pensando. Forse immaginava che mi avessero rapito gli alieni oppure che fossi in compagnia di qualche bell'imbusto. Le mamme sono sempre fin troppo premurose e hanno una fervida fantasia.
<<Dormivo, non si sente?>> chiedo ridendo, con la voce ancora impastata dal sonno. Sbadiglio e mi alzo, mettendomi in movimento.
<<A quest'ora? Perché non esci con la tua amica?>> Mi invoglia, giustamente.
<<No mamma, Valeria aveva un impegno oggi, ma tra poco vado con Matteo in cerca di qualche locale>> dico, avendo deciso anche per lui. Sistemo il copri divano e mi rimetto seduta in modo più composto, facendomi cullare dalla voce dolce di mamma, anche se ancora per poco.
<<A proposito di tuo fratello...>> farfuglia, ho la sensazione che ha combinato qualcosina perché cambia subito tono.
<<Ho provato a chiamarlo ma come sempre avrà il silenzioso, mi ha fatta preoccupare>> annuncia sincera e io scuoto il capo. Genitori ansiosi e dove trovarli.
<<Mamma, siamo a casa di Irene, cosa può mai esserci successo?>> commento ironica.
<<Ma io che ne so che fate lontano da me...>> afferma rammaricata, <<la casa è così vuota senza voi>> conclude, tirando un sospiro.
In fondo ha ragione, non era mai capitato che non fossimo in casa nessuno dei due, anche se è solo per qualche giorno. Pensa un po' quando andremo a vivere con i nostri partner, la sua nostalgia sarà incolmabile. Matteo non ha mai avuto una ragazza fissa, credo passerà molto tempo prima che lo possa vedere con la stessa donna per un periodo non breve. Magari non sarà mai così, se non è il suo stile di vita.
Mi auguro che cambi, voglio dei nipotini, ma mi sa che avrò figli io e diventeranno pure maggiorenni prima di vederlo sposato. Forse sono solo illusioni, non devo rimanerci male. La scelta della sua vita privata non lo rende un cattivo fratello, gli vorrò bene qualsiasi decisione prenda. È stato sempre il mio punto di riferimento e lo sarà anche quando ci separeremo e non vivremo più sotto lo stesso tetto.
<<Non siamo partiti per il Giappone, siamo pochi chilometri distanti...>> Cerco di rassicurarla.
<<Stiamo bene qui, sai come è gentile la mamma di Valeria, non ci fa neanche sentire la mancanza di Roma>> affermo sinceramente. Lei in primis sa che significa stare lontani dalla propria città natale. Ha seguito il marito per il bene dei suoi figli, per mantenere unita la sua famiglia. Di sacrifici ne hanno fatti e anche se adesso non potrò più vedere spesso loro figlia come prima, non cambierà nulla.
A scuola il suo posto rimarrà vuoto, non credo ci farò sedere qualcuno. Sì ho buoni rapporti con quasi tutti, ma devo riconoscere i veri amici da chi si vuole solo approfittare di me per avere agevolazioni in ambito scolastico. Con Valeria era diverso, ci aiutavamo a vicenda nelle materie dove una aveva più lacune. Gioivamo per il successo dell'altra senza essere invidiose. Non è facile trovare un'amica così ai giorni d'oggi, quando ormai si pensa solo a se stessi.
<<Non avevo dubbi, so quanto è brava e disponibile quella donna>> conferma mamma.
Dall'educazione di Valeria ha avuto modo di capire molte cose, anche se i nostri genitori non si sono mai frequentati. Non hanno mai avuto tempo, la mamma della mia amica ha sempre fatto avanti e indietro avendo due figli più piccoli. Accompagnali a scuola, riprendili, fagli fare i compiti, la mezzana aveva anche il catechismo e la messa la domenica. Il tutto badando alla casa e facendo trovare sempre del cibo caldo al marito la sera. Bisogna organizzarsi bene quando si hanno dei figli.
<<Mi passeresti tuo fratello? Sarebbe capace di non farsi sentire neanche una volta quel mascalzone>> lo rimprovera. Matteo sta per avere una bella sorpresina. Mi preparo a tappare le orecchie, qualche parola di troppo penso che volerà.
<<Lo vado a cercare>> le comunico, non prima di aver mormorato un "hoissa" per alzarmi. Certo che i diciotto anni si fanno proprio sentire.
Vado in cucina ma non c'è, al bagno di sotto nemmeno, sarà sicuramente in camera sua. Salgo i gradini a due e due e busso alla porta prima di entrare e trovarlo vestirsi. Tira su i pantaloni e anche la zip, prima di rivolgermi un'occhiataccia.
<<Che fai? Non mi sembra di averti dato il permesso per entrare>> annuncia con tono presuntuoso. Eh no, non gli ho fatto niente, perché ha sbuffato in quel modo? Lo guardo scioccata. Unisco le labbra che piano piano si alzano all' insù in un malefico sorrisetto. Penso a come posso inscenare una piccola vendetta, mi sa che ho trovato la soluzione perfetta.
<<Perché ti stai preparando? Dove devi andare?>> domando curiosa, alzando un sopracciglio e mettendo il microfono del cellulare vicino la mia bocca, in modo da far sentire tutto a mamma.
<<Anzi, da chi devi andare>> mi correggo, sottolineando che deve vedersi con qualche ragazza. Lui si mette subito a ridere ma a mamma sono sicura non piacerà per niente questa cosa. Non è mai stata d'accordo sul fatto che si portasse a casa tutte quelle povere mal capitate, ma di certo non c'era modo per impedirglielo.
È grande e vaccinato, sa cosa vuole e nessuno gli può far cambiare idea. Lei poteva solo ricordargli di stare attento perché non vuole diventare nonna così giovane. In realtà è che non vuole diventare nonna di dieci nipoti in un solo mese.
<<Da nessuna, impicciona>> esclama sicuro, avvicinandosi per arruffarmi i capelli. Provo a retrocedere ma riesce comunque nel suo intento e io batto i piedi per terra.
<<Non farlo più! Sai che non sopporto quando me li rovinano.>> Mi sistemo le ciocche brune con le mani, lisciandoli per farli ritornare come prima.
<<È proprio per questo che lo faccio.>> Touché. Lui ha l'innata capacità di far perdere la pazienza proprio a chiunque! Mi pizzica amorevolmente la guancia destra e ride divertito, è il momento di rivelare tutto.
<<Tieni.>> Gli porgo il telefono e lui mi fissa stranito, non capendo. Bingo.
<<Mi sono ricordata che c'è mamma a telefono che vuole parlarti.>> Faccio finta di averlo dimenticato ma lui ci crede ben poco.
<<Cazzo.>> Impreca istintivamente, mettendo successivamente la mano sul microfono ma ormai è troppo tardi perché ha sentito tutto, compresa l'ultima parola. Batte il palmo in fronte e avvicina titubante il cellulare al timpano, ma riesce a sentire perfettamente anche se distante.
<<Mamma?>> Mi volta le spalle e fa segno di andare via ma io rimango qui piantata più rigida di un tronco. Non mi perderò per nulla al mondo le raccomandazioni che si dovrà subire, scoppio a ridere già da ora.
Anzi, perché stare in piedi quando di fronte ho un comodissimo letto pronto ad accogliermi? Mi dirigo verso di esso e mi sdraio a pancia in giù, sorreggendo il mento con le mani e dondolando i piedi in aria. Mi piace un sacco vedere mio fratello in difficoltà con le parole, non sa come giustificarsi.
<<Dimmi.>> La sua voce è tranquilla ma il suo corpo si irrigidisce. Alza gli occhi al cielo e si poggia al muro, rivolgendomi un'occhiata accusatoria. È convinto sia colpa mia se è nei guai, invece ha fatto tutto lui, non l'ho costretto a dire niente di tutto ciò che gli è uscito da bocca. Si è scavato la fossa da solo.
<<No... non esco con nessuna.>> Sbuffa, facendomi segno con la mano che dopo ci facciamo i conti. Rido a crepapelle, solo quella donna riesce a zittirlo e ogni tanto mi compiace vederlo così indifeso.
<<Non so cosa hai sentito ma ti assicuro che hai capito male...>> si interrompe, per ascoltare mamma dall'altra parte del telefono. Annuisce annoiato e poi riprende il suo discorso, con voce seria e convincente.
<<Volevo andare a fare una passeggiata e vedere qualche locale per domani>> ammette, lanciandomi un'occhiata rassegnata. Oh Dio, voleva farmi una sorpresa e io gliel'ho rovinata? Beh, lo sa che preferisco fare le cose insieme, non deve mica scegliere lui per me, voglio essergli accanto anch'io.
<<No mamma, non abbiamo ancora prenotato da nessuna parte ma un posto lo troveremo, sicuro.>> Picchietta le dita sul viso, prendendo posto sul letto.
<<Non ti preoccupare, fidati di me>> controbatte, per poi salutarla e chiudere, passandomi il cellulare. Esitante e un po' mortificata lo prendo. Non doveva cercare di fare tutto di nascosto, io me ne accorgo sempre in un modo o nell'altro.
<<Vedi che succede quando si è troppo curiosi?>> mi rimprovera, alzandosi dal letto e mettendo il portafogli in tasca.
<<Ho solo evitato una brutta sorpresa, voglio venire con te, sono la festeggiata!>> Gli faccio gli occhi dolci e riesco a convincerlo. O meglio, non gli lascio il tempo di rispondere e corro subito a prepararmi.
<<Mi cambio e arrivo>> dico velocemente, arrivando nella mia stanza. Indosso dei jeans chiari e una maglietta bianca con degli incroci dietro la schiena, tutti in pizzo, e un paio di scarpe a caso. Afferro il cellulare e ricordo solo ora che dovevo fare una telefonata importante, maledizione. Ho poco tempo a disposizione ma basterà, se mio fratello aspetta un paio di minuti non ci fa niente. Vado in rubrica e cerco il suo nome, in attesa che l'interlocutore mi risponda.
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Cinzia' POV
Poso tutti i fogli che ho in mano e mi tolgo la giacca. Dopo una rilassante passeggiata mi godo il restante tempo libero sdraiandomi comodamente sul divano. Ho chiesto che mi anticipassero il riposo, altrimenti non avrei potuto mettere in atto il piano di questa mattina. Quella sciacquina non darà più fastidio a nessuno, ne sono certa. Leggevo il terrore nei suoi occhi, se non fosse stato per quel ragazzino che si era portata a letto, il concetto le sarebbe rimasto impresso maggiormente.
Purtroppo sono dovuta andare via, ma non mi fermerò se dovesse ancora importunarlo. Mai mettersi contro di me, mai provare a rovinare i miei piani. I due ragazzi stanno insieme da tanto e sono felici. Alessio ogni tanto fa qualche capriccio ma come ogni ragazzo è normale che abbia gli ormoni a palla e le idee confuse. Deve solo essere indirizzato. Sono fatti per stare insieme, sono una splendida coppia.
Lei è meravigliosamente bella, intelligente, regale e di buona famiglia. È cresciuta con le regole di una principessa, sa come ci si deve comportare in qualunque occasione ed è l'ideale accompagnatrice che posso vedere affiancare mio figlio.
Non esiste pretendente migliore, non ammetto nessun'altra. Gli starò con gli occhi addosso affinché non la faccia più soffrire, non se lo merita. Mi preparo un tè nero con qualche goccia di limone e lo sorseggio quando è più tiepido. Nel frattempo che giro il cucchiaino all'interno della tazza, accendo la televisione ma non trovo nulla di interessante, solo il telegiornale.
La spengo, le brutte notizie mi mettono di cattivo umore e io ora sono al settimo cielo. I miei ragazzi hanno fatto pace, non posso desiderare di meglio. Sofia è stata a pranzo da me e quando Alessio è ritornato è dovuto subito riuscire, non ha neanche avuto il tempo di togliersi la divisa da lavoro. Dato che fino a poco fa ha condotto una doppia vita, dovrebbe essere instancabile, è abituato.
La suoneria di un cellulare mi risveglia dal momento di riflessione, ma non si tratta del mio. Mi alzo di malavoglia e mi dirigo verso la stanza da cui proviene. A passo svelto, prima che chiudano, afferro il cellulare di Alessio che ha dimenticato poggiato sul microonde. Sullo schermo spunta "numero privato" e subito mi sorge un dubbio.
Non è che è quella gattamorta che ha pensato bene di chiamarlo con questo trucco, in modo da non essere scoperta? Ora vediamo che scusa si inventerà, sono tutta orecchi per lei. Rispondo alla chiamata ma aspetto che a parlare inizi chi ci sta dall'altro lato. Quella finta voce dolce la riconoscerei anche se dormo e non sono cosciente, vediamo se è Valeria.
<<Pronto>> dice una ragazza ma non è lei, non la riconosco. Assumo un'espressione scettica ma controbatto educatamente.
<<Sì? Con chi parlo?>> Mi appoggio al marmo della cucina e incrocio i piedi.
<<Scusi, stavo cercando un certo Alessio, forse ho sbagliato numero...>> sta per riattaccare ma improvvisamente la fermo. Non ha il nostro accento catanese, magari è straniera, non riesco a distinguerlo.
<<Alessio è mio figlio, con chi ho il piacere di parlare?>> domando diretta. La sua titubanza mi fa pensare non abbia cattive intenzioni, insomma, stava per chiudere quindi forse mi posso fidare. Non penso proprio si tratti di qualcuno commissionato dalla sciacquetta, ora deve spiegarmi per filo e per segno il motivo per cui ha chiamato. Deve avere una valida motivazione se non vuole destare sospetti, altrimenti so già chi andare a cercare.
Può darsi che oggi non sono stata abbastanza chiara, chi può mai dirlo. Quella ragazza potrebbe avere problemi di comprensione, spero per lei non sia così perché io non ripeto le cose due volte. Saprei chi mandarle per spiegare come stanno i fatti.
<<Mi chiamo Alice...>> afferma, acquistando un po' di sicurezza.
<<Come mai cerchi mio figlio?>> sbotto, andando dritta al sodo. Non mi piace perdere tempo, anche se sono di buon umore basta poco per farmi cambiare. Non mi piace la gente lenta, che non è sveglia. Ha solo quindici secondi per dire tutto.
Già non mi piace il fatto che un'altra ragazza si permetta di avere un legame con lui, che lo chiami al cellulare per chissà quale motivo. Posso diventare scorbutica in men che non si dica, se non mi risponde in modo esaustivo.
<<Volevo solo invitarlo al mio diciottesimo che si terrà domani, in tardo pomeriggio>> dice timidamente, non so se è tutto uno scherzo o se è seria. Questa cosa mi puzza, il mio istinto non sbaglia mai. Come fa a conoscere questa ragazza? Dove l'ha incontrata? Non penso sia una sua seconda sbandata, l'avrei scoperto e anzi, il mio amico me l'avrebbe detto. A questo punto direi che è sincera, sarà una sua vecchia conoscente.
<<Va bene, tu saresti una sua amica?>> chiedo pacata, cercando di avere delle informazioni.
<<Sì sì, certo>> risponde immediatamente, mi posso fidare. Se poi vengo a scoprire che non è così sono cavoli suoi, ma non credo sia questo il caso. Io diffido sempre di chiunque, anche della mia ombra, ed è così che sono andata avanti nella vita. La prevenzione non è mai troppa, specialmente se si tratta del futuro di mio figlio.
<<Appena torna a casa glielo dico>> le comunico e mi dice con educazione e rispetto che più tardi gli manderà la posizione del locale, sempre se si può permettere.
<<Ovviamente, cara>> affermo gentile, ha fatto bene a chiedere il consenso, sapendo che è fidanzato. Direi che può essere sua amica, non creerà problemi.
<<Può invitare chi vuole, almeno facciamo numero perché siamo in pochi>> dichiara. Si è persino confidata, noi due possiamo andare d'amore e d'accordo, un giorno Alessio me la può pure far conoscere. Magari potrebbe tenerlo d'occhio da parte mia quando non sarò con lui fisicamente perché devo lavorare, così non importuno più chi fa questo di mestiere e ha già altri ingaggi.
<<Ti ringrazio, gentilissima Alice>> rivelo, contenta per questa breve chiacchierata. Se Sofia non dovesse essere d'accordo le parlo io, si può fidare di questa ragazza, le interessa solo che il suo fidanzato porti qualcuno per non essere in pochi, l'ha invitato soprattutto per questo, non ha altri scopi. È un agnellino.
<<Grazie a lei, buona serata>> conclude entusiasta, salutandomi in modo formale.
Non c'è occasione migliore per rafforzare il rapporto tra mio figlio e Sofia, l'unico modo è tenerli sempre vicino per ricordare quanto fossero felici ai vecchi tempi. Più stanno insieme e si svagano, prima lui capirà l'errore madornale che ha fatto tradendo quella ragazza.
Finisco di bere il mio tè ormai ghiacciato e lavo la tazza sotto l'acqua corrente, non mettendola in lavastoviglie fino a stasera. Asciugo le mani con uno strofinaccio e quando suonano al campanello vado ad aprire la porta. I ragazzi sono tornati, sono stati via neanche un'oretta. Sofia entra per prima e porta dentro Alessio, tenendolo per mano. Lo trascina in salotto e si siedono sul divano.
Che bella scena che ho davanti, Sofia è come una figlia, questa è anche casa sua e lo sa, non si fa problemi quando deve prendere qualcosa o sedersi da qualche parte. Questo fa capire molte cose, andiamo più d'accordo noi che io con mio figlio. Lui non capisce che voglio solo il sul bene, io so cosa fa per lui.
Si accomodano sul divano e io li raggiungo subito, parlando entusiasta di questa festa di domani. A Sofia le si illuminano subito gli occhi, comincia a chiedere in cantilena ad Alessio di andarci ma lui non sembra molto convinto.
<<Chi sarebbe?>> chiede annoiato, alzando gli occhi al cielo. Non gli ho ancora detto nulla ma tanto non ha scelta. È così felice la sua fidanzata, non potrà di certo negarle questo evento.
<<Alice>> rivelo e mi aspetto che dica che ovviamente non mancherà ma non reagisce così.
<<E chi sarebbe?>> richiede dubbioso, non confermando ciò che ha detto quella ragazza. Mi stranisco subito, le soluzioni sono due: o era uno scherzo telefonico di cattivo di gusto oppure ultimamente è talmente stressato che ha rimosso tutto dalla sua mente.
O forse, spero veramente in questo, è talmente concentrato sulla futura madre di suo figlio che tutto il resto non ha importanza, non vuole sapere più nulla del suo passato, vive solo per il domani. Se è così, è più che perdonato, significherebbe che ho preso la decisione più giusta e lui l'ha capito, finalmente.
<<Una tua amica>> gli ricordo, <<ma non farti troppe domande, piuttosto pensa a come dovrai vestirti e cosa le regalerai>> concludo, guardando verso Sofia. Lei annuisce convinta, non sta più nella pelle.
<<Più tardi ti manda un messaggio per farti sapere indirizzo e ora.>> Tengo in alto il suo cellulare e glielo porgo.
<<Ti ha chiamata qui?>> Si alza per riprendere il telefono, con espressione stranita. Ritorna al suo posto perché trascinato dalla fidanzata, certo che è proprio sulle nuvole.
<<E dove altrimenti?>> dico ovvia, allontanandomi un attimo per prendere qualcosa da poter sgranocchiare.
<<Sofia, tesoro, preferisci i grisbì al cioccolato o quelli con crema al limone?>> chiedo da lontano, osservando ciò che vedo dentro lo sportello.
<<No Cinzia, non ho fame>> comunica timidamente ma io la invoglio elencando altro.
<<Oppure ho anche i togo e i pan di stelle.>> Osservo bene, ma lei dice che è uguale. Prendo svariate cose e gliele porto, lei sbarra gli occhi quando vede tutti questi zuccheri ma ne ha bisogno ora più che mai.
<<Prendi ciò che preferisci.>>
<<Ma io non ho appetito...>> Guarda verso Alessio che è più irremovibile di me, non ha scampo.
<<Dai, su.>> La incita il fidanzato, prendendo la confezione dei grisbì al limone e scartando la carta. Ne prende uno e glielo porta dolcemente alle labbra, invogliandola come si fa con i bambini capricciosi quando non vogliono toccare cibo.
Sofia si lascia convincere e comincia ad assaporarlo, finendo tutto il biscotto in un minuto. Il sorriso che le rivolge mio figlio è appagante, è entusiasta per l'impresa compiuta, per averla convinta. La ragazza ricambia il gesto, mettendosi sulle ginocchia per allungare le braccia verso il tavolino e prendere un biscotto per farlo mangiare ad Alessio. È così tenera questa visione, tutto si è sistemato al meglio.
<<Domani può venire anche mia sorella?>> chiede lei, abbracciata a mio figlio. Gli accarezza i capelli togliendoglieli dalla fronte e lui si lascia coccolare, senza allontanarla.
<<Certo, mi ha detto di invitare chi volete.>> Le do questa bella notizia e lei batte le mani.
<<Ottimo, la avviso>> afferma, inviandole un messaggio col suo cellulare. Alza in alto i capelli e chiede consiglio al suo uomo.
<<Come me li faccio?>> Si specchia con lo schermo del telefono, provando varie acconciature.
<<Stai bene in qualunque modo>> le dico io, andandole a lasciare una carezza sul viso.
<<Devo ancora scegliere l'abito, le scarpe...>> mormora confusa, agitandosi. È proprio l'opposto di mio figlio, lui è così tranquillo nei suoi pensieri, ha lo sguardo perso nel vuoto.
<<Amore, ci sei?>> Lo risveglia Sofia, scuotendogli il braccio.
<<Mi chiedo chi sia questa Alice...>> riflette ad alta voce, non si arrende. È determinato come la mamma ma non deve preoccuparsi per certe cose futili, deve pensare a problemi più importanti. Poggia i gomiti sulle ginocchia e piega la schiena in avanti, coprendosi il viso con le mani.
<<Sarai stressato con il lavoro, non ci fa niente se non ti ricordi.>> La sua ragazza lo conforta, alzandosi e andando dietro il divano per massaggiargli le spalle. Mio figlio si rilassa e io sorrido verso Sofia, facendole l'occhiolino. Sta facendo un buon lavoro, sono fiera di lei.
<<Che poi non capisco cosa ci sia di stressante nel guidare un autobus>> ammette inconsciamente, facendo irrigidire il suo fidanzato. Per fortuna non inizia a far polemica, anzi. Prende la mano di Sofia e la fa girare, riportandola al posto accanto a lui, sul divano.
<<Non è stancante fisicamente ma moralmente sì, sono responsabile della vita di tantissime persone ogni giorno>> le risponde pacificamente, portando le labbra all'insù in un flebile sorriso. Questo gioco di sguardi mi piace, è arrivato il momento di farmi da parte.
<<Per questo sei l'autista di autobus migliore che conosca>> lo elogia ed è l'ultima frase che sento prima di incamminarmi verso la mia camera da letto. Una scena che mi riempie il cuore di gioia, vederli così vicini e uniti. Lei distesa sul divano con la nuca poggiata sulle gambe di Alessio che le massaggia i capelli. Guardano un film e direi che la mia parte da regista ora è conclusa. Spetta ai protagonisti improvvisare e vivere la loro vita come meglio è possibile.
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Valeria's POV
Le saluto con un bacio sulla guancia e mi allontano il più possibile, asciugando una lacrima ribelle che è scesa dal mio occhio destro. A chi era rivolta? Forse all'uomo che non dovrò più vedere nella mia vita. Lui, la causa delle mie prime gioie e sofferenze. Mi riesco a dare solo questa risposta.
Non so dove andare, a casa direi di no, ho ancora gli occhi arrossati dal pianto, devo far passare un po' di tempo. Prendo il cellulare e anche se non sappia usare il navigatore ci provo. Prima, però, cerco su internet l'indirizzo della gioielleria più vicino a me. Ce n'è una nella sua zona, dista quattro chilometri ma non è quello il problema, non ci vado solo perché temo di incontrarlo. Non riuscirei a guardarlo in faccia senza provare alcuna emozione.
Ce n'è un'altra a circa tre chilometri, dalla parte opposta, meglio optare per questa. Mi incammino a passo spedito, anche se la strada non è affatto adatta per i pedoni. Non ci sono marciapiedi ma solo una piccola striscia bianca dipinta sull'asfalto dove neanche riesco a rientrarci con soltanto i piedi.
Il sole batte forte, sto sudando. Un berretto sarebbe stato molto utile, lo avrei saputo sfruttare al meglio. Vado avanti e passo vicino un ospedale, infatti c'è una confusione assurda. Tante porte da cui la gente esce o entra, in tutte le condizioni immaginabili. Chi ha occhi bendati, chi gambe ingessate, chi su sedia a rotelle e donne che camminano felici mostrando il pancione con un'ecografia in mano.
Un po' mi angoscia tutto questo, ho sempre avuto il terrore di questi luoghi, infatti non sono mai entrata in uno neanche per sbaglio. Proseguo dritto, consultando il navigatore di tanto in tanto. Attraverso sulle strisce pedonali e mi metto dal lato dove c'è un po' d'ombra, così non arrivo una fontana.
Procedo per un altro chilometro e finalmente giungo alla mia destinazione. Un lussuoso negozio di gioielleria mi si para davanti, con un'insegna enorme con su scritto un cognome, suppongo del proprietario. Qui mi taglieranno la testa per i prezzi che avranno, ma io provo lo stesso. Ho i miei risparmi, tra soldi che ho ricevuto due mesi fa dai miei parenti per il compleanno, e quelli delle festività antecedenti.
Spingo in avanti la pesante porta d'ingresso e noto che tutto all'interno di questa stanza luccica e trasuda lusso. Al centro è esposto un bancone per metà in vetro, dove dall'alto si possono intravedere dei graziosi ciondoli di tutte le forme, dai più piccoli ai più grandi. Al lati ci sono altri due banconi, di colore bianco, e tutto intorno delle vetrine. A sinistra c'è una donna dai capelli scuri e ricci stile afro, sarà di origine straniera, ed è addetta alla cassa. Alla mia destra, invece, si trova un ragazzo molto giovane che subito mi viene in contro.
Mi accoglie calorosamente con un gran sorriso, ma nessuno può battere il suo, e non intendo quello di Matteo. L'impiegato che potrà avere al massimo venticinque anni, si presenta con il nome di Edoardo. Capelli e occhi color nocciola per un metro e novanta di altezza, direi che fa la sua figura. Sembra proprio una brava persona, dall'animo gentile.
<<Salve, ha bisogno di aiuto?>> chiede cortese e io annuisco convinta.
<<Sì, devo fare un regalo a una mia carissima amica>> rispondo educata, omettendo che sia per un diciottesimo. Mamma mi ha sempre detto di evitare di specificare il tipo di occasione, alcuni potrebbero approfittarsene per aumentare il prezzo e dunque farti sganciare davvero parecchio. Non so se sia vero o no ma i consigli di mamma vanno ascoltati sempre.
<<Certo, occasione?>> Ecco la fatidica domanda che non doveva farmi.
<<Compleanno>> dico solamente, meglio di dire diciottesimo o addirittura laurea o matrimonio.
<<Qualcosa di non espansivo? Un ciondolo?>> Mi consiglia e io annuisco, anche se avevo qualcos'altro in mente. Ci avviciniamo al bancone centrale e spiega che questi sono gli ultimi arrivi.
<<Abbiamo come forme i cavallucci marini, cagnolini, stelle, cuori... sia in oro bianco che giallo.>> Abbasso subito gli occhi quando dice che un singolo pezzo costa quaranta euro, esclusa la catena del bracciale su cui magari potrei metterlo. Di certo sono molto belli, hanno ognuno un piccolo diamante incastonato però non mi convincono molto.
<<Avete collane? Magari con l'iniziale del nome>> espongo la mia idea, a lei piacciono questo tipo di accessori e anch'io sinceramente adoro tutti i gadget che posso trovare con il mio nome inciso sopra.
<<Si chiama Alice>> specifico e lui si fa strada verso le vetrine accanto la collega, aprendole con una piccola chiave. Ne prende qualcuna e in modo professionale le poggia sul dosso della mano, per farmi vedere bene i dettagli.
Una a forma di cuore con inciso il nome mi colpisce, solo che è in oro giallo e non mi fa impazzire, non so, ha qualcosa che stona secondo me. La scarto subito e passo alla seconda, una "A" particolare in oro bianco con ai lati dei cuoricini, veramente molto graziosa. La terza è il nome per intero, sempre in oro bianco, mi piace un sacco così chiedo il prezzo.
Rimango un po' a bocca aperta quando sento che la vendono alla modica cifra di duecentoventi euro, non so dove li abbiano visti tutti questi soldi ma va bene. Sì che l'apparenza inganna ma non sono mica vestita come abiti firmati e non ho uno chauffeur che mi aspetta in limousine! Parlando di autisti, mi viene in mente quel dannato biondo dagli occhi verdi e subito mi rammarico.
I nostri cuori erano appesi a un filo, come le catenine che tengono insieme da un estremo all'altro questo ciondolo dorato che ho adocchiato per primo ma, che appunto, ho scartato. Buttato via, sparito dalla mia vista.
<<Questa che prezzo ha?>> Indico la seconda, quella al centro con solo la lettera.
<<Ottantacinque euro>> risponde, forse ha capito di tenersi basso perché non ho un patrimonio. Mi sembra abbastanza onesto, ci sta. Scelgo questa e subito lui la comincia a incartare. Prende una scatolina blu, un nastro e una busta. Abilmente la confeziona, sotto il mio sguardo stupito. Io avrei fatto cadere tutto da quanto sono imbranata, oppure mi sarei tagliata con le forbici, palese.
<<Ecco a te, ottima scelta.>> Mette anche il bollino e me la porge. Mi dirigo così alla cassa e pago in contanti, salutando prima di uscire. Una volta fuori, apro la borsa e ci caccio lo scontrino che Alice non dovrà mai trovare. Sicuramente rimarrà lì sepolto per sempre. Metto anche il regalo in borsa e faccio per tornare indietro, finché non sento suonare insistentemente il clacson e qualcuno pronunciare il mio nome. Mi giro e assumo un'espressione scioccata.
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Spazio autrice
Heyla, buon Venerdì! Come state? 😊
Spero che il capitolo sia stato di vostro gradimento, se è così mi farebbe piacere se commentaste e lasciaste una stellina ⭐️ Allora, finalmente abbiamo capito che Alice ha chiamato Alessio e l'ha invitato alla festa all'oscuro di Valeria... a Cinzia non sono sorti tanti dubbi, si è fidata anche lei di un' estranea che diceva di essere amica del figlio 😲 secondo voi Alessio e Valeria si incontreranno alla festa oppure prima?? Vi avviso solo che si scatenerà il putiferio 🤣 Al prossimo capitolo.
~Sabrina~ ❤️
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