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Capitolo 47 ✔️

Valeria's POV

Esco da casa e mi incammino, con mille pensieri che frullano nella testa. A ogni passo il mio cuore accelera i battiti, non vorrei andare nuovamente in questo luogo dopo ciò che è successo stamattina. Mi viene il nervoso solo a ripensare alla scena che ho visto. È pazzesco, quella ragazza ci stava provando con lui sotto i miei occhi, anche se continuavo a fissarla sbigottita.

Mi faccio coraggio, ormai l'appuntamento è fissato qui. Cerco di mettere da parte il disagio e spero di non trovare le stesse persone di qualche ora fa, seduti al medesimo punto. In pochi minuti arrivo e prendo posto su una qualsiasi panchina. Faccio un bel respiro e mi guardo attorno, le ragazze non sono arrivate. Rifletto, penso, mi prendo a schiaffi mentalmente per averle riunite, neanche fossimo a scuola.

Mi sento una di quelle professoresse rompipalle che convoca i genitori dei suoi alunni più irrispettosi per fargli una bella lavata di capo, quando loro poverini non hanno colpe perché l'educazione gliel'hanno insegnata.

Sono i ragazzi che quando arrivano in classe dimenticano magicamente tutto, allo stesso modo Alessio ha rimosso dai suoi ricordi di avere una fidanzata che aspetta anche un bambino. Colpa dei genitori? No. Colpa della madre? Forse sì. Con una persona del genere di certo non poteva che crescere amando le donne, proprio tutte. È stato portato a cercare veramente ovunque qualcosa che potesse riparare la carenza di affetto subita.

È colpa del biondo, certo, ma anche di chi non l'ha saputo indirizzare nella giusta via. Sospiro. Se ripenso allo sguardo di Cinzia mi viene il disgusto, lo stesso che ha provato lei entrando a casa mia. Mi ha fatto capire in tutti i modi i che mi disprezza, mi odia perché ho fatto prendere una sbandata al figlio. Sono io, invece, a essere stata presa di mira, non il contrario.

Io dovrei essere arrabbiata per essere stata usata, per essermi innamorata perdutamente della persona sbagliata. È bastato un semplice e innocuo sguardo per farmi pensare che lui avesse qualcosa che non avevo trovato mai in nessuno. Era maturo, così pareva. Non un cialtrone, non un nullafacente o un rimorchiatore. Mi sono sbagliata su tutto.

Mi sono subito sentita a mio agio, come se ci conoscessimo da sempre, come se ci fossimo già incontrati in un'altra vita. Avevamo un legame particolare, intenso e profondo per conoscerci solo da qualche giorno. Perché è stato interrotto così bruscamente, senza spiegazioni? Cosa ho fatto di male per soffrire così tanto? Forse non era la mia anima gemella, ma solo un fuoco passeggero che sta però rimanendo acceso, non so per quale motivo.

Spero un giorno di arrivare a non farmi più queste domande, perché non me ne importerà più nulla e l'avrò dimenticato. Ambisco a questo, all'indifferenza totale quando sento il suo nome. I miei conflitti interiori si placano. quando sento una mano poggiarsi sulla mia spalla. Le ragazze mi colgono alla sprovvista e subito mi alzo in piedi per salutarle.

<<Scusaci per il ritardo, Valentina non era pronta>> dice Giulia, senza che gliel'abbia chiesto. Lancia un'occhiata accusatoria all'amica che subito si mette sulla difensiva.

<<Per fare questo ci vuole tempo.>> Indica il suo outfit che non passa di certo inosservato. Non ho dubbi che ami tutti i colori, in particolare quelli sgargianti. È un bel vedere per gli occhi, sprigiona allegria da tutti i pori. La sua perfetta silhouette è fasciata da un lungo vestito di seta fuxia con delle fantasie floreali sul tono del verde, dello stesso colore delle zeppe che calza.

Non sembra ma questo abito ha la sua eleganza. L'ammiro per il suo coraggio di osare, non ha paura del giudizio degli altri, in nessun ambito. Io non saprei vedermi vestita così, indosso sempre e solo jeans, magliette o tenute sportive. Ha proprio ragione Matteo, potrei essere un po' più femminile, ma ho già fatto un passo avanti lasciando i capelli al vento, anche se sono già tutti aggrovigliati.

Me li sistemo un po' mettendoli di lato e accogliendo nella tana del lupo le due ragazze.

<<Ma che ritardo, non ci ho neanche fatto caso>> ammetto, ero così presa dalle mie riflessioni che non ho neanche guardato l'ora.

L'eleganza di Valentina è affascinante, ma menomale che almeno Giulia non mi fa sfigurare. Indossa dei jeans azzurri chiaro, scarpe sportive bianche e maglietta dello stesso colore. Posa frettolosamente le chiavi dell'auto dentro la borsa e prende posto sulla panchina, alla mia destra.

Mi metto comoda anch'io e faccio ordine nella mia testa. Cerco di capire da dove cominciare ma non so neanche come fare. Le parole non mi vengono, non vogliono uscire dalla bocca, qualcuno me le dovrà strappare con la tenaglia. Temo di non riuscire a trattenere le lacrime quando dirò il suo nome, non posso rimanere impassibile mentre spiego come mi sono fatta prendere in giro da lui e da tutti i suoi complici.

Mi ricordo ciò che ha detto Matteo, una frase profonda che mai potrò dimenticare: nessuno merita le mie lacrime, nessun uomo farebbe mai piangere la propria donna. Lui mi ha accettata con tutte le mie fragilità e le mie ansie, mi ha aspettata quando io correvo verso un altro, e mi ha consolata quando stavo male a causa di un bastardo. È successo come con Alessio, è sbucato inaspettatamente dal nulla per salvarmi, ma stavolta lui non sparirà.

Io non ci dormo la notte per ciò che sento cambiare dentro me, per le mie certezze che si stanno sgretolando, per i miei valori che non sto riconoscendo più, per i miei istinti così forti e inaspettati. Per le mie voglie improvvise di cambiamento, di sentirmi viva e libera, amata e desiderata ma, soprattutto, rispettata come donna e non considerata come uno svago, come ha fatto l'innominabile.

La distanza spesso ti dà una ragione in più per amare, non riuscirà a dividerci dopo che ci siamo finalmente ritrovati e proviamo le stesse emozioni l'uno per l'altra, almeno credo.

<<Di cosa ci vuoi parlare di così importante?>> chiede la bruna e io accavallo le gambe, mordendomi la lingua.

<<Prima una cosa bella, un invito di compleanno>> inizio, gesticolando e raccontando in breve la storia di Alice.

<<Una mia amica è venuta qui da Roma per festeggiare il suo diciottesimo con me, sarà una serata tranquilla, mangeremo e chiacchiereremo ma con la musica di sottofondo che ci fracasserà i timpani, come ogni festa che si rispetti>> dico, non essendo sicura che l'ultimo punto sia una splendida idea.

Tra l'altro non sono mai entrata in una discoteca soprattutto per questo, odio i suoni così alti, quel rumore mi stordisce e a me non piace sentirmi confusa.

<<Per me va bene, dove?>> Valentina sembra piuttosto interessata, mentre Giulia è sulle nuvole, è spenta. Non ha detto neanche una parola dopo essersi scusata per il ritardo, non era mai stata così pensierosa.

Si vede che è in trepidazione, avrà capito di cosa voglio parlare e forse non sa come giustificarsi. Non ce ne sarà neanche bisogno, non sono un poliziotto e non voglio interrogarla, solo sapere qualcosa di più. Non è colpa sua se Alessio l'ha costretta a mentire, sicuramente non voleva, altrimenti non mi spiego il suo senso di colpa che la sta facendo quasi tremare.

<<Non lo so ancora, stasera vi mando indirizzo e ora>> rispondo felice, saremo proprio un bel gruppetto.

<<Ovviamente anche i vostri fidanzati sono inclusi>> specifico, mi sembra giusto in fondo. Le uniche single del gruppo saremo io e Alice, ma meglio così. Mi volto verso Giulia che ha lo sguardo perso nel vuoto e le sventolo una mano davanti gli occhi.

<<Sei tra noi?>> Ridacchio, senza brutti pensieri per la testa. Quasi quasi neanche glielo dico quello che avevo in mente, non sento il bisogno di tirare fuori tutte le negatività che ho lentamente e faticosamente accantonato. Vederla in questo stato a causa mia mi fa stare peggio, mi sento in colpa.

<<Sì, stasera ci fai sapere tutto allora>> ripete ciò che ho detto, guardandomi negli occhi. Annuisco calma per metterla a suo agio. La panchina in legno inizia a fare strani suoni di cedimento a causa della cugina di Alessio che continua a muoversi nervosamente. C'è una probabilità su due che finiamo con schiena a terra e piedi all'aria se la bionda non interrompe questo balletto.

<<Non ti assicuro nulla, io e Luca litighiamo spesso...>> borbotta Valentina, rattristandosi. Ho scoperto come si chiama il suo compagno, mi dispiace però che non vadano molto d'accordo. Lei ha un carattere forte e deciso, ci credo non sia facile la vita di coppia.

<<Il tuo lui come si chiama, invece?>> Provo a rompere il ghiaccio ma lei rimane fredda come un iceberg.

<<Francesco.>> Incrocia le braccia al petto, un segno per niente buono. Si è chiusa completamente in se stessa e anche se piega le labbra all'insù capisco che è solo una maschera.

<<Giulia, cos'hai?>> chiedo diretta, dobbiamo chiarire tutto, non voglio vederla triste e imbronciata per me o per colpa mia, non l'ho ancora capito.

Scende il silenzio, la mora ci guarda scioccata, sembra non comprendere le nostre occhiate. Ma io e la cugina dell'autista ci leggiamo nella mente. Ci rimango di merda quando comincia ad assumere uno sguardo di diffidenza. Perché? Dovrei essere io osservarla con occhi incerti, perché non so più chi ho davanti.

Una malsana ipotesi arriva nella mia mente, come un fulmine a ciel sereno. E se Alessio le avesse raccontato un sacco di bugie sul mio conto, per farci litigare? Per rompere anche i rapporti con lei? Sarebbe davvero così meschino da arrivare a questo punto?

Dovrei essere io a vendicarmi e gettare nel fango non solo il sottoscritto ma chiunque abbia un legame di sangue con lui, invece non è questa la mia intenzione. Sono venuta in pace, per chiarire ogni dubbio una volta per tutte. Non voglio più segreti. Preferisco una spiacevole verità subito che una bella bugia domani, perché magari sarà troppo tardi, come nel caso di Alessio.

Non ha gestito bene tutto il suo piano ed è finita che per allontanarmi vuole far ricadere le colpe su di me, ora dico io le cose come stanno.

<<Veniamo al dunque... perché siamo qui?>> mormora nervosa, toccando insistentemente i capelli. Mi alzo, camminando avanti e indietro per cercare ispirazione. Non voglio parlare male di nessuno, devo usare il metodo del rigiro della frittata e farle una domanda inversa.

<<Ora non è importante... vorrei sapere perché sei così lontana, ti ho fatto qualcosa di cui non sono a conoscenza?>> Adesso non si torna più indietro, voglio una risposta chiara ed esaustiva.

<<Giulia>> la richiamo, accovacciandomi nella sua direzione. Mi prende le mani tra le sue e glielo lascio fare, anche se questo improvviso gesto ha rischiato di farmi cadere perché ho poco equilibrio sulle punte dei piedi.

<<Tu niente, sono io che ho taciuto la verità, non lo meritavi>> ammette, prendendo un grosso respiro. Non piange, ma i suoi occhi vorrebbero tanto farlo.

<<Non so come tu ancora faccia a guardarmi in faccia, ho tradito la tua fiducia...>>

<<Ma Alessio mi ha chiesto di non dire niente che avrebbe risolto tutto, ci credevo, non ha mai fatto del male neanche a una mosca>> spiega, con tono labile e spezzato. È sincera, senz'altro, ma la sua descrizione non corrisponde alla realtà dei fatti.

Lei lo vede così perché è come un fratello, non vede il male che è stato capace di compiere con una sola piccola azione. Da una bugia è stata innescata una bomba e io sola sono stata ferita tra tutti. Matteo è stato il primo a soccorrermi, senza chiedere nulla. È grazie a lui se sono qui a parlarne piuttosto serenamente.

<<Mi scuso da parte sua, non doveva trattarti così.>> Subito si accende una luce di speranza nei miei occhi. Forse ha capito il suo errore, a me importa solo questo.

<<Te l'ha detto lui?>> domando con voce bassa, levandomi in piedi e prendendo posto al suo fianco. Me ne frego di chi ci punta gli occhi addosso, per me siamo solo noi tre e nessun altro.

<<No, anzi...>> Tira su con il naso, alzando un sopracciglio sarcastica e facendo una risata nervosa. Sistema la t-shirt tirandola giù con le mani per togliere le pieghe, e inizia a grattare con le unghie lunghe il tessuto dei jeans. Un tic che fa sempre mia nonna paterna quando è in ansia.

Cosa intende dire con questa espressione lasciata a metà? Allora avevo ragione, le ha davvero parlato male di me. Aspetto i suoi tempi ma inutilmente, non sembra voler parlare. Tiene la bocca cucita perché non mi vuole far star male ma così è peggio. Ho bisogno di sapere tutta la verità prima di rimuovere per sempre tutta questa storia dalla mia testa.

<<Cosa?>> Le smuovo un braccio, per risvegliarla dai suoi pensieri.

<<Niente, ho detto qualcosa?>> Forse non si è neanche accorta dell'enorme dettaglio che ha tirato in ballo mentre stava soprappensiero. Le è sfuggito qualcosa che di certo io vorrò scovare e andare a fondo.

<<Sì...>> Si intromette Valentina, con occhi veramente compassionevoli verso di me. Non mi vergogno di fare pena, l'unico che dovrebbe farlo è lui, io non sono nel torto. Sono orgogliosa per come sto riuscendo a non far scorrere fiumi di lacrime, tra ieri e oggi ho esaurito tutte le scorte d'acqua. Direi che le mie guance sono state annaffiate più di un fiore che ha bisogno quotidianamente di dissetarsi.

<<Non lo so perché ho parlato, non mi stavo ascoltando.>> Tenta di trovare una scusa ma oggi sono irremovibile. Se non vuole dirmelo con le buone, userò le maniere forti.

<<Vuoi essere perdonata?>> chiedo, aspettandomi già la sua risposta, <<allora parla, sennò non lo farò>> continuo immediatamente. È un ricatto ma è necessario in questa situazione, ne vale della mia salute mentale e dell'anima.

Incrocio le braccia sotto al seno e distendo le gambe che si sono addormentate e formicolano. Neanche questo intorpidimento riuscirà a distrarmi dal mio obiettivo, quando voglio una cosa prima o poi riuscirò a guadagnarmela.

<<È una stupidaggine, non vale niente>> mi rassicura, ma questo non fa altro che alimentare la mia irrefrenabile curiosità. Mi sa che non ha mai avuto a che fare con un bambino che fa i capricci. Più gli vieti quella cosa e più loro la desiderano e faranno di tutto per ottenerla.

<<Per me non lo è, sentiamo>> borbotto con voce tenera, cercando di persuaderla senza violenza psicologica che non serve. Non ha senso maltrattarla e strattonarla, prenderla a parole, le cose si ottengono sempre con la gentilezza.

<<Devi sapere che io non gli credo...>> mi avvisa e io aggrotto le sopracciglia. Sono davvero confusa, cosa puoi mai essere questo segreto? È davvero così inconfessabile?

<<Allora?>> incalzo, non riesco più a stare ferma. Lo stomaco si attorciglia su se stesso peggio delle ciocche dei miei capelli a causa del vento. Le gambe prendono vita e si muovono liberamente, strofinando la suola delle scarpe sull'asfalto, un altro tic nervoso. L'unica che sta bene è Valentina, che ci fissa con sguardo impaurito e angosciato, aspettandosi da un momento all'altro il colpo di scena, la batosta finale. Sono pronta a reggere qualsiasi insulto?

<<Che è stata tutta un'illusione, che hai già trovato un altro...>> dichiara, abbassando sempre più la voce quando dice l'ultima parola. Rimango scioccata.

<<Quindi mi stai dicendo che l'ho subito rimpiazzato?>> Mi sembra di aver capito questo. Cioè, lui mi importuna sapendo di avere una fidanzata incinta e chi l'ha usato sono io. C'è o ci fa? Non voglio pensare di essere stata lo svago di un demente. Il cervello, sempre se lo possiede, mi sa che è andato a farsi una vacanza alle Eolie.

<<Non io, lo pensa lui>> dice tristemente, abbassando lo sguardo. Batto una mano in fronte, basita del suo insensato ragionamento.

<<Lui fidanzato e quasi padre viene a dire a me che l'ho illuso?>> parlo tra me e me, alzando però la voce. Giuro che in questo momento ho l'istinto di alzarmi e far girare tutti i pettegoli che ci stanno prestando fin troppa attenzione. Anzi, vorrei tanto presentarmi da lui a chiedergli di dirmelo in faccia, se ha le palle. Ma no, lui non è un uomo come Matteo, che è stato disposto a mettersi in pericolo pur di difendermi.

Non voglio un codardo accanto, menomale che me ne sono accorta in tempo. Ci sto ancora male, è evidente, altrimenti non mi agiterei in questo modo ma sarei indifferente. Io per lui ero disposta a sacrificare tutto. Avevo buttato al vento la mia cotta di due anni, perché guardando i suoi smeraldi verdi non mi aveva fatto più sentire la mancanza di chi credevo un donnaiolo incorreggibile.

Rifletto. Questa parola mi ricorda qualcosa. Mannaggia, ora capisco tutto. Giulia mi aveva messa in guardia diverse volte, ma io non lo potevo mica sapere, mi era sembrata solo una ragazza stramba e gelosa del cugino. Mi ha indirettamente avvisata dicendo che le sembrava strano che lui mi avesse invitata a casa sua, non c'era niente di male se fosse stato single. Ora capisco perché non ne era tanto contenta, perché sapeva che stava facendo il doppio gioco.

<<Del bambino non sapevo nulla, devi credermi, me l'ha detto oggi dopo che gli ho strappato le parole di bocca>> mi comunica e io titubo un po' prima di annuire.

<<Non sta bene con lei da mesi, la voleva lasciare ma->> la interrompo, <<ci ha fatto un figlio, invece>> concludo per lei la frase e non mi può di certo contraddire. È consuetudine quando non stai bene con una persona che ci vai a letto e procrei, tutto altamente coerente, come le sue bugie.

Non ci credo neanche un po', se non ci stava bene l'avrebbe mollata. Non l'ha fatto perché voleva entrambe ma io non sono caduta nel suo tranello. Ora sì che le lacrime cominciano a offuscare la mia vista. Gratto la nuca, vorrei singhiozzare e dondolare avanti e indietro come una bambina ma non posso. Non qui e non adesso.

Per uscire con lui mi sono pure sistemata bene, ho lisciato i capelli, indossato un vestito... questo mi sarà di certo da insegnamento. Mai fare qualcosa per un ragazzo, solo per te stessa. Avevo una grandissima gioia al petto, ma lui l'ha spazzata via in un baleno con quel maledetto ultimo messaggio che mi ha inviato.

Una cosa non mi è chiara, come faccia a sapere che forse c'è un altro nella mia vita. Allora potrebbe essere stato lui a seguirmi e mandarmi tutta quella gente per tentare di separarci. Come ha fatto? Che poteri ha usato? Lo stalker è lui, non quel povero di Matteo. Certo, come la madre chissà chi ha dovuto pagare per avere le sue informazioni. Che pena che mi fa se crede che ora non mi rifarò più una vita dopo che mi ha lasciata.

<<Temeva che dicendoti la verità ti saresti allontanata...>> spiega, mi sembra di avere lui davanti. Non ha senso ciò che dice, è ovvio che sapendo fosse impegnato mi sarei dileguata, ma non prima di avergli mollato un ceffone da fargli girare la testa.

Si è permesso di sfiorarmi come voleva, facendomi innamorare delle sue gentilezze e del suo passato non molto felice e spensierato. Io gli davo allegria e lui mi dava certezze per il futuro che avremmo potuto creare insieme. Sembrava sincero quando mi diceva tutte quelle belle parole, ci ho creduto.

<<Mentendomi, mi ha persa per sempre>> dico rammaricata, serrando le labbra.

<<Lui non sapeva che quella fosse incinta, la voleva lasciare...>> continua Giulia, cercando di farmi comprendere ciò che ha fatto. Fisso Valentina, che parli lei e le dica che ha torto perché non la sto riconoscendo più. La bruna rimane in silenzio, scrolla solo le spalle e la testa. Sbuffo e alzo gli occhi al cielo.

<<Lo stai difendendo?>> Gratto la nuca nervosamente. È assurdo, sta dalla parte di chi ha palesemente torto. Non perché è suo cugino, ma dovrebbe essere imparziale. Se fosse stato uno stupratore l'avrebbe trattato con lo stesso rispetto?

<<No! Io sono con te, ha sbagliato in tutto e gliel'ho sputato in faccia>> ammette, prendendo il cellulare e pigiando velocemente le dita sullo schermo. Scrolla le ultime chiamate e mi fa vedere che risulta il suo nome.

<<Gli ho telefonato subito dopo il tuo messaggio per farmi spiegare la situazione>> dice onestamente, facendomi vedere anche l'ora in cui ho inviato il messaggio.

<<E lui?>> chiedo, facendo finta che non mi interessi più di tanto. Apatica.

<<Te l'ho già detto, se ne è uscito fuori con quella storia dell'incompatibilità, che non sapeva niente ma che tanto avevi già un altro, quindi a stare male è solo lui.>> Sbarro gli occhi ascoltando l'ultima frase.

A stare male è solo lui, ma dove e quando se in quella maledetta foto era così sereno... non diciamo cazzate. Io non ho mai detto una brutta parola in vita mia, ma adesso sono veramente fuori di me, sono intrattabile. Quando scoppio scoppio, non accetterei le sue scuse neanche se si mettesse in ginocchio a supplicarmi, ormai è troppo tardi per rimettere insieme i cocci rotti del mio cuore. Non mi fiderò mai più.

<<Ad avere un'altra è lui, non io.>> Stringo i denti e mordo la lingua, per non dire cose a sproposito. Ripeto, non è lei che deve subirsi le mie accuse, non ha senso che litighiamo a causa di un decerebrato.

<<Valeria, mi dispiace tanto...>> dice Valentina, mettendomi un braccio sulle spalle e portandomi verso di sé. Appoggio la testa al suo petto e scoppio in un pianto liberatorio. Vengo consolata, mi massaggia energicamente le braccia per darmi forza. Non pensavo che nascondesse tutta questa tenerezza dietro l'immagine della ragazza esuberante e sicura di sé.

Faccio pena a tutti tranne a chi ha causato tutto ciò. È convinto che io non stia soffrendo, che mi trovi tra le braccia di un altro. Non sa che è stato il suo atteggiamento a spingermi a cercare conforto. Tolgo gli occhiali e con i palmi asciugo le lacrime amare che hanno rigato le guance. Mi rimetto dritta con la schiena e non ci penso due volte ad abbracciare Giulia. Scoppiamo entrambe a piangere e questo mi fa capire che almeno lei non l'ho persa. È proprio vero ciò che si dice: perdere un'amica mi avrebbe fatto più male di perdere un fidanzato.

Ora che abbiamo fatto pace posso ritornare a essere serena, alla mia solita vita quotidiana. L'incontro con quel deficiente è servito solo per farmi conoscere due persone sincere come loro, sulle quali potrò contare e viceversa. Sono contenta soltanto per questo. Il mio respiro torna regolare e indosso nuovamente gli occhiali, asciugando gli occhi con un fazzoletto di fortuna trovato dentro la borsa.

Meglio se evito di specchiarmi, non sarò nella mia migliore condizione.

<<Mi perdoni?>> chiede la bionda e io annuisco, accennando un sorriso. Non vedo perché non dovrei, lei è sinceramente pentita per ciò che ha fatto, una seconda possibilità si dà a tutti.

<<Ti voglio chiedere solo una cosa, un mio dubbio personale... come hai fatto a scoprirlo? Alessio dice che non ti ha detto niente.>> Scuote la testa.

<<Lo so, è stato codardo fino all'ultima sua occasione.>> Sbuffo sarcastica, poggiando la schiena contro la panchina.

<<Ha pubblicato una foto su Facebook, in questo modo ha voluto farmi scoprire tutto, più crudelmente possibile>> dico a denti stretti, spero non mi chieda altro. Non dirò una parola su Cinzia e la sua visita a sorpresa, non la voglio umiliare di fronte la nipote.

Sono certa che la sua fidanzata, non sa nulla, è stata presa in giro anche lei. Siamo state ingannate dalla stessa persona, vittime delle stesse bugie. Ma ad averci rimesso è quella ragazza, che non è consapevole di avere accanto uno sporco bugiardo.

<<Inizialmente ho pensato fosse un'amica, oppure un'altra cugina...>> Prendo una pausa e continuo, <<poi ho collegato i punti: non mi ha più scritto, lo chiamavo ma non rispondeva, io piangevo e lui sicuramente rideva alle mie spalle>> sostengo, sicura delle mie idee.

<<Vale, non sai come è andata, solo lui può dirti tutta la verità che anch'io disconosco, voi sapete le emozioni che avete...>>

<<Non voglio sapere più niente di Alessio, okay?>> la interrompo, forse un po' troppo rozzamente. Le mie orecchie non devono più udire quel nome, mi farebbe troppo male. Il mio cuore non deve più battere per lui, è ufficialmente fuori dai miei pensieri.

Ogni ricordo verrà cancellato, la mia mente sarà ripristinata a partire da ieri sera. Ricordo con un sorriso solo i momenti con Matteo nelle ultime ventiquattro ore, tralasciando quando mi ha importunata al centro commerciale mentre Alice era distratta. Usava il metodo sbagliato per avere una conversazione, bastava che mi zittisse come oggi, poggiando le sue mani ovunque e facendomi provare mille farfalle nello stomaco.

<<Ma Val...>>

<<No!>> dico brusca, <<ho chiuso con lui.>> Sono categorica, almeno a parole. I fatti non so come andranno, se riuscirò veramente a non pensarlo più. La ragazza non apre più bocca, si rassegna una volta per tutte, come dovrei fare pure io. Giulia mi porge la mano e io gliela stringo.

<<Niente più segreti?>>

<<Niente più segreti>> ripeto con convinzione. Ora che ci penso, non sto rispettando già dall'inizio questo patto. Divento rossa in viso pensando al fratello della mia amica, domani ci sarà anche lui e le ragazze lo vedranno, chissà cosa potrebbero pensare se ci vedessero vicini.

Matteo mi scruterà con il suo sguardo attento anche a dieci metri di distanza, capirebbero subito che c'è sotto qualcosa. Forse è meglio avvisarle ora prima che facciano qualche battutina innocente e mi mettano in imbarazzo pubblicamente, soprattutto davanti Alice che non sa niente.

<<Ti senti bene? Sei tutta rossa.>> Mi fa notare Valentina e questo non fa altro che farmi agitare e peggiorare la situazione.

<<Non è che hai la febbre?>> Si preoccupa Giulia, mettendo il palmo della mano sulla mia fronte. Mi scosto e cerco di raffreddare il viso poggiando le mani congelate, ma la temperatura non scende di molto.

<<No no, ho solo caldo>> asserisco, alzandomi in piedi, <<facciamo una passeggiata?>> propongo, magari non stando molto al centro dell'attenzione riuscirò a parlare di questo fatto.

<<Sì, andiamo.>> Si mettono ai miei lati e cominciamo a camminare e visitare il parco come se fosse la prima volta.

<<Ci devi per caso dire altro?>> prorompe Giulia, mi sa che si legge in faccia che tengo dentro qualcosa molto più grande di me.

<<Emh non lo so... forse>> biascico, presa dall'ansia. Roteo insistentemente le dita sul mio polso sinistro, fino a lasciare un segno rosso per quanto l'ho stretto.

<<Tranquillizzati>> mi rassicura Valentina. Mai dire a una donna di calmarsi quando è agitata, dovrebbe saperlo. Faccio dei respiri e mi prendo di coraggio. Guardando le mie scarpe e non i loro volti, comincio a raccontare.

<<Domani alla festa ci sarà anche il fratello della mia amica Alice>> dico, rompendo il ghiaccio.

<<Uh, e che tipo è?>> domanda curiosa la mora, attizzando le orecchie in cerca di gossip.

<<Ti ricordo che sei fidanzata>> la ammonisce scherzosamente l'amica, facendomi segno di continuare. Non so che altro dire.

<<È un tipo>> ammetto seria, scatenando le risate delle due ragazze.

<<Cosa intendi con "tipo"? è alto, basso, ha i capelli rossi, blu, viola...>> Gesticola Valentina, cercando di avere delle informazioni.

<<Beh, mediamente alto, moro, occhi chiari...>> spiego, immaginandolo vicino all'altalena quando ci passiamo. Distolgo lo sguardo e scuoto la testa, come posso vederlo così perfettamente anche se non è qui in carne e ossa?

<<È carino...>> ammetto involontariamente, innescando la succulenta curiosità delle mie amiche che si fermano e lanciano un'occhiata complice. Mi metto di fronte a loro con le mani dietro la schiena, sono pronta all'interrogatorio. O forse no.

<<Solo carino?>> commenta la bruna, dando una gomitata scherzosa a Giulia.

<<Già solo perché è romano sarà un gran bel pezzo di manzo>> ammicca lei, alzando le sopracciglia. La bionda ci osserva in silenzio, non capisco se è delusa o sta solo tentando di leggermi nel pensiero per capirne di più.

<<Valentina...>> la richiamo, imbarazzata, <<per lui sono come una sorella, lo conosco da più di due anni>> concludo, cercando di convincere più me stessa. Le ragazze si fanno avanti e mi prendono sottobraccio, trascinandomi con loro. Anche se ho la conferma che per lui sono qualcosa di più, perché me l'ha detto e fatto capire in tutti i modi, io ho paura ad ammetterlo.

<<Certo, e io sono Lady Gaga, non si vede?>> Mi sfotte la ragazza dal carattere simile a quello di Matteo.

<<La vera domanda è: tu come lo vedi?>> parla Giulia, facendo una domanda giusta e che fa riflettere. Come lo vedo? Come qualcuno che potrebbe salvarmi la vita, che è stato accanto a me nei momenti di sconforto e che mi ha provocato delle sensazioni di cui non ero a conoscenza. Ha liberato la mente dai brutti pensieri, cambiato radicalmente i miei valori di una vita, fatto rivalutare tutto ciò che pensavo di lui.

Amo follemente il suo lato dolce che sprigiona poi quello più selvaggio e impulsivo, se ne infischia di dove si trova. Se vuole tenermi stretta tra le sue braccia lo fa, senza nascondersi da nessuno. O per strada, o a casa, non importa. Non come Alessio che non poteva farsi vedere in pubblico, infatti ha provato ad approcciarmi solo nella sua abitazione.

<<In che modo? Come un amico>> rispondo ovvia.

<<A quest'ora non ci avresti messo tutto questo tempo per rispondere.>> Mi fa riflettere Giulia. La sua voce è dolce, non traspare gelosia o invidia per il fatto di suo cugino, anzi. Sembra felice per me. Non mi sto sentendo colpevole come avrei pensato, non sa quanto gliene sono grata.

Già mi sento abbastanza confusa di mio, non so se ciò che stiamo facendo sia giusto o no, non mi sono mai lasciata andare così con un ragazzo in diciassettenne anni di vita, neanche nei miei sogni. Mi sento veramente una doppiogiochista perché in soli due giorni sto provando gli stessi sentimenti per due ragazzi differenti, non so quale dei due sia vero però.

Matteo lo desidero da tempo, ci sta che mi senta così attratta dopo tutti questi mesi in cui lo guardavo da lontano, ma ciò che ho provato verso Alessio in così breve tempo mi fa paura. Una volta ho sentito parlare di anima e fiamma gemella. È un discorso tanto affascinate quanto intrinseco e difficile da comprendere.

La fiamma gemella è qualcosa di travolgente, di innato, passionale, qualcuno con cui puoi avere quasi sempre solo dei rapporti fisici. Ti sembra di averlo già conosciuto in un'altra vita, vi trovate in sintonia. È qualcosa di intenso ma breve, può durare qualche mese o qualche anno, raramente per sempre.

L'anima gemella è chi è destinato a stare con te per tutta la vita, quella parte con cui ti senti veramente completa e con cui costruiresti una famiglia. Non è solo un legame fisico ma anche spirituale, dove c'è rispetto e amore, qualcosa che forse manca alla fiamma gemella. Devo solo capire chi dei due pretendenti rispecchia meglio queste descrizioni.

Anima o fiamma, Alessio? E Matteo? Non lo so. Entrambi mi hanno e stanno facendo soffrire, questo è chiaro, tutto il resto è da scoprire. Non è detto che si debbano per forza identificare, magari non ho ancora conosciuto nessuno dei due perché sono troppo giovane e le incontrerò più avanti.

<<Valeria, vedi che non c'è niente di male se ti piace un altro...>> ammette Valentina. Mi schiaffeggio mentalmente, con le mie insicurezze ho fatto dubitare anche loro, adesso non ho più scampo e vorranno approfondire.

<<No? Cioè, lo so...>> mi correggo, con voce tremante. Abbasso lo sguardo, vergognata fino alla punta dei capelli.

<<È normale che ti senta confusa...>> spiega Giulia ma viene interrotta dall'amica che ammette senza mezzi termini:

<<... specialmente se hai di fronte un figo della madonna come questo Matteo.>>

Scoppio a ridere per la sua spontaneità, per un attimo questa confidenza si è un po' alleggerita e non sento più il peso iniziale del "tradimento", non lo vedo più così. Loro non mi giudicano, non devo farlo neanche io.

<<Valeria, io neanche adesso che sono fidanzata abbasso gli occhi quando mi passa davanti uno bono, non farti questi problemi che sei pure single>> mi rimprovera dolcemente la mora, facendo sparire quasi del tutto i miei sensi di colpa.

Ha ragione. Devo essere più sincera e spontanea come lei, o come la ragazza che ci ha provato senza timore con Matteo, davanti la figlia. Anche una coppia sposata da una vita a un certo punto potrebbero non provare gli stessi sentimenti, non è colpa di nessuno, può succedere. Siamo alla continua ricerca della felicità, è la nostra indole stare insieme a chi ci rende spensierati e vivi, a chi non ci sottomette mentalmente o ci riempie solo di doveri e non di piaceri.

<<Se mi dici che provi qualcosa verso un altro io ne sono contenta, perché lo sei tu>> ammette Giulia. Il suo tono è comprensivo, non è affatto infastidita dalla mia non rivelazione. È stata Valentina a esprimere i miei pensieri ma ha azzeccato ogni singola sillaba. Scende il silenzio tra noi e io ho modo di accertarmi che la bionda non è affatto come suo cugino, mi posso fidare al cento per cento.

<<In realtà non lo so neanch'io cosa sento, è difficile da spiegare...>> sussurro.

<<Mi piaceva all'inizio delle superiori, lui non mi ha mai calcolata fino a questo momento. Mi è stato molto vicino ma io non voglio scambiare l'affetto per qualcos'altro>>?ammetto, raccontando in breve l'angoscia che ho provato per dei lunghi mesi.

<<Lo capirai quando sarà il momento. Ti dico di dimenticare mio cugino non perché non lo meriti, ma perché è lui a non meritare una bella persona come te.>> Queste parole mi spiazzano, mi commuovono, soprattutto perché sono dette da Giulia che ha un legame di parentela con questo truffatore.

<<Non vale però, così piango di nuovo.>> Tiro su con il naso, toccando gli occhi che accennano a inumidirsi ancora una volta.

<<Non devi! Dai, raccontaci di lui.>> Mi distrae e io sono contenta di poterla assecondare, mi sento pronta per svelare che una piccola parte di me lo vede con occhi diversi da quelli di un'amica.

<<Beh, ha frequentato il mio stesso liceo, mi ha subito colpito quando lo vedevo girare per i corridoi, ma sapevo che lui non aveva intenzioni serie, andava con tutte...>>

<<Ma questo è il passato, non lo ricordare, com'è ora?>> Cambia discorso Valentina, forse ha ragione. È che non non sono ancora abituata a vederlo in un altro modo.

<<Mh... è un ventenne dall'aspetto sicuramente passabile. Sicuro di sé, forte>> ammetto, immaginando la scena di noi due avvinghiati come due animali nel loro momento più appagante. Lui sembrava un vampiro, carezzava il mio collo in modo languido, si inebriava dell'odore del mio sangue.

Ambiva questo contatto e si accontentava, pur di aspettare i miei tempi. La sua parte più irrazionale non la pensava allo stesso modo, però. Lo sentivo nel profondo, anche se a modo suo mi stava solo sfiorando. Sentivo tutto il suo desiderio crescere a dismisura e con esso anche il mio, ma sono riuscita a contenermi. Pensare di poter essere scoperti rendeva tutto tremendamente eccitante. L'ansia si trasformava in voglia di passare più tempo assieme a lui.

<<Determinato>> continuo. Ho la gola secca, ho parlato veramente troppo. Faccio una pausa acqua e subito Valentina mi chiede quanto è alto, mi sa che ha una fissa per l'altezza.

<<Non lo so, non ho mai visto la sua carta d'identità.>> Rido, ma io che ne so. Stalker ancora non ci sono diventata e non ambisco a questo in un prossimo futuro, come invece qualcuno che ho avuto la sfortuna di conoscere.

<<Ma dai, non mi puoi dire che non sai quanto è alto! Cioè è la prima cosa che si guarda in un uomo!>> esclama scioccata.

<<Beh, più o meno un metro e ottanta, non saprei, anche di più>> dico approssimativa.

<<Quanto... hai capito.>> Punto il dito verso Giulia che capisce al volo, senza che lo nomini. E poi dicono che le bionde sono stupide, non è affatto vero!

<<Un metro e ottantacinque?>> chiede e io annuisco.

<<Sì, credo.>> Scrollo le spalle. È pazzesco, hanno anche l'altezza in comune oltre gli smeraldi verdi al posto degli occhi.

<<E poi?>> domanda impaziente Valentina.

<<Capelli scuri come era un tempo la sua anima, come la pece. Quando mi guarda i suoi occhi sono verdi e luminosi, ma io non riesco a fidarmi del tutto>> ammetto. A volte mi sembra che voglia solo un rapporto fisico, come per togliersi lo sfizio che ha da troppo tempo, perché nessuna si era mai negata. Poi però mi attende, non fa pressioni.

<<Perché no?>>

<<Ha un carattere indecifrabile, lunatico. A volte lo detesto quando si fissa con me, fa di tutto per darmi fastidio...>>

<<Ah Valeria Valeria, proprio non ci arrivi?>> domanda scioccata la bruna, ridendo delle mie parole, così mi offende! Giulia si sta limitando ad ascoltare, siamo molto più simili di quanto avrei immaginato, anch'io sono una buona ascoltatrice.

<<Cosa?>>

<<È cotto a puntino, lo stai cucinando lentamente a microonde, vedi di non farlo bruciare che sarebbe uno spreco!>> mi assicura e io rido per ciò che ha detto. "Matteo cotto a puntino" nella stessa frase, impensabile. Rifletto, non ha tutti i torti. Proprio prima in bagno mi ha confessato che gli piaccio di più quando sono arrabbiata, da qui si spiega tutto.

Lo fa per ravvivare il nostro legame, gli piace quando gli dico che non possiamo... quando lo tengo lontano, sulle spine, quando mi sfiora ma non mi può toccare come brama. Sì, sto capendo di averlo fatto impazzire per davvero nelle ultime ore, però non in senso negativo, tutto il contrario. Ma ha resistito, perché non aveva ancora il mio consenso, non mi sentivo pronta. Ora? È cambiato qualcosa dopo questa chiacchierata? Forse.

La mia vita è sempre un "non lo so ancora cosa fare", gli argomenti su cui riflettere ci sono. Come direbbe il giudice a un'udienza: mi ritiro per deliberare. Stavolta, però, ho le idee più chiare. E dopo questa rima da poetessa, dico alle ragazze che voglio tornare a casa per riposare, oggi è stata una giornata davvero asfissiante.

Giulia si offre di darmi un passaggio con la macchina ma rifiuto. Ho bisogno di camminare per poter pensare e soprattutto rilassarmi per potermi far vedere da tutti a casa. Le saluto con un bacio sulla guancia e mi allontano il più possibile, asciugando una lacrima ribelle che è scesa dal mio occhio destro. A chi era rivolta? Forse all'uomo che non dovrò più vedere nella mia vita. Lui, la causa delle mie prime gioie e sofferenze. Mi riesco a dare solo questa risposta.

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Spazio autrice
Buongiorno a tutti e buon Martedì! 💞Capitolo di passaggio ma molto importante!! C'è stata la rivelazione di Valeria con le ragazze, hanno litigato ma fatto pace 💙 Vi prometto che nel prossimo scopriremo finalmente la persona con chi vuole parlare Alice 🙈
Se vi è piaciuto vi invito come sempre a lasciare una stellina ⭐️ e magari anche un commento 🙏 Quindi non abbandonatemi proprio ora! Vi aspettano tante belle sorprese!
A presto!
~Sabrina~ ❤️

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