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Capitolo 44 ✔️

Valeria's POV

Chiedo se ci possiamo incontrare oggi pomeriggio al solito parco e la cugina dell'autista risponde subito che ovviamente ci sarà. Bene, alle quindici avrò le mie risposte, pazienterò un altro po' e nel frattempo mi alleno a mantenere le labbra piegate all'insù in un flebile sorriso, così nessuno desterà sospetti.

Tengo stretto il cellulare tra le mani, ansiosa, come se aspettassi succeda qualcosa che in fondo so che non arriverà. Le dita tremano e pigiano sullo schermo spento, nella stanza si sente solo il rumore delle unghie che picchiettano fino a graffiarlo, come farei alla macchina di Alessio.

Ma che me ne devo fare, non arrivo a questi livelli, ho un metodo diverso per vendicarmi: uso l'intelligenza, una qualità che una ragazza ferita e tradita non crede più di avere. È incredibile come la sofferenza riesca a mascherare tutto ciò che di positivo hai, ma riesci a vedere solo i difetti.

Già ho sempre avuto l'autostima calpestata da chiunque ho conosciuto fuori dal nucleo familiare, questa rottura ne è stata la conferma. Non sono stata abbastanza donna da incutergli timore, mi sono fatta soggiogare come una bambina a cui hanno rubato le caramelle. Caduta in pieno come un sacco di patate.

Però posso dire di essere atterrata in piedi, grazie a qualcuno che mi sta sostenendo senza averglielo chiesto. No, non parlo solo di Alice, ma di chi sa tutta la situazione per filo e per segno, suo fratello. Mi è apparso affianco nel momento del bisogno, ha mantenuto il nostro segreto, si comporta bene e mi rispetta. Cosa voglio di più? Che mi faccia battere il cuore più forte di come sta facendo ora -con ribrezzo- perché penso a quell'ipocrita.

È una pretesa troppo alta, non posso chiedergli di controllare i miei pensieri, è impossibile. Il corpo però è già suo, riesce a controllarlo quasi a comando. Mi ha stuzzicata e raggirata, toccandomi non solo fisicamente con le mani grandi e forti, che quando stringono la pelle mi fanno mancare il respiro, ma con uno sguardo riesce a mandarmi su un altro pianeta.

Solo il cuore non è del tutto convinto, è molto scettico e difficile da ingannare con queste frivolezze, è ancora ammaccato per i duri colpi che ricorda di aver subito mesi fa proprio da chi oggi mi offre il suo supporto. La mente perdona e il cuore non dimentica, secondo me.

Mi alzo dal letto e faccio un po' di stretching fino a raggiungere l'armadio, sono tutta indolenzita. A ogni passo faccio un affondo tipo squat e sgranchisco le gambe. Roteo le braccia e il collo e mi sento già meno ottantenne. Senza alcuna voglia, rovisto al suo interno e scelgo cosa indossare più tardi. Opto per dei jeans neri stretti e una maglietta azzurra, come scarpe poi le vado a prendere dentro la scarpiera, metterò quelle nere basse.

Almeno spezzo un po' il colore scuro con uno più chiaro, altrimenti sembrerei da funerale e darei nell'occhio, soprattutto a mia madre. Si concentrerebbe a guardarmi e non è ciò che voglio, devo passare inosservata. Tolgo tutto dalle mani e poggio sulla sedia della scrivania. Mi dirigo in bagno per darmi una rinfrescata, sono proprio curiosa di vedere in che condizioni pietose mi ritrovo.

A passo svelto esco e vado nella direzione interessata, chiudendomi la porta alle spalle, menomale non mi ha vista nessuno. Mi posiziono davanti lo specchio e ammiro l'opera d'arte che quel ragazzo è riuscito a fare, dal titolo "la donna in lacrime". Per fortuna non ho mai sofferto di occhiaie o borse nere sotto agli occhi, altrimenti non mi sarebbero mancate. Ho solo la cornea arrossata per tutte le lacrime che ho versato tra ieri e oggi, ma si vede solo se mi viene puntata una luce sul viso, quindi le posso ben nascondere.

Gli occhiali sono dalla mia parte perché evitano che qualcuno mi guardi dritto nelle iridi, sono uno strato aggiuntivo, la mia seconda pelle da più di dieci anni. Mi allontano dallo specchio e apro il cassetto, ho voglia di fare qualcosa di diverso. Non ne so niente di cosmetica e trucchi, idem mamma, infatti abbiamo giusto due lozioni per il viso. Prendo un semplice latte detergente e con del cotone lo passo sulla mia pelle.

Lego i capelli prima di risciacquare il viso con acqua fredda, in modo che non mi intralcino. Tampono il viso con una tovaglia pulita e la poso tra le mie cose. Umh dai, va già meglio. Passo due dita sulla guancia e devo dire che è levigata e morbida, dovrei farlo più spesso.

Sii egoista, pensa a te stessa.

Per quanto ci potrei provare, non farò mai più di così, non riuscirei a essere vanitosa, non mi sento bella e nessuno distoglie questo pensiero che ho di me. Fletto le braccia e posiziono ai lati del lavandino, picchiettando i polpastrelli sulla superficie. Rifletto. Cosa farò adesso? Non riuscirò a dimenticarlo finché non gli avrò detto tutto ciò che penso di lui dritto in faccia, sputandolo con rancore.

Dovrei rinnegare i bei momenti che abbiamo passato insieme, l'uscita insieme quel pomeriggio appena conosciuti, l'imbarazzo al supermercato con quel bambino, il ricordo del primo bacio... tutto. Per togliermelo dalla testa dovrei arrivare a odiarlo, altrimenti i miei sentimenti non muterebbero.

Sono veramente un'idiota se penso che mi accontenterei di essere amici, per non soffrire. Sarebbe solo un'agonia a lungo termine, che non avrebbe mai fine a causa mia. Mi viene in mente quel detto che fa "tieniti stretti gli amici e ancor di più i nemici", ma nel mio caso il mio nemico è un ex, cambia tutto.

Non ho più dubbi: lui è certamente un mammone ma io sono decisamente una sottona, perché sto ammettendo che lascerei che lui abbia il controllo su di me. Non mi farebbe bene vederlo, devo chiudere tutti i rapporti come ha fatto lui. La lontananza e lo svago riusciranno ad accantonarlo, basta solo non visualizzare nella mia mente il suo viso; le iridi verdi nascoste dietro le ciglia di un marrone chiaro, le sopracciglia non sistemate ma ugualmente perfette nella loro forma arcuata, quando le alzava con sguardo malizioso.

Il naso sembrava disegnato, le labbra rosee schiuse che con maestria si sono poggiate sulle mie, inesperte. La mascella abbastanza definita, nascosta dietro un filo di barba incolta che gli dava un aspetto più misterioso, intrigante e selvaggio. È stato nei miei sogni più reconditi ma adesso devo riuscire a cancellarlo per sempre, perché dalla sua unione con un'altra sta per nascere una vita. Non c'è posto per nessun altro.

Inghiotto la saliva e prendo un respiro, tranquillizzandomi. Non sarà semplice, ma se voglio ci riuscirò, un passo alla volta. Non devo non ricordarlo più già da domani, impiegherò quanto basta, con i miei tempi. Matteo non mi mette fretta e dovrei farlo io stessa? Assolutamente no. Colgo questa opportunità che mi è stata data, che mi è servita da input per sbloccarmi e lasciarmi andare in una relazione futura, magari neanche troppo lontana.

L'amore è sempre dietro l'angolo e può presentarsi alla mia porta senza che me lo aspetti. Ora non avrò più paura di osare, si vive una volta sola. Abbasso la maniglia ed esco, tornando in camera mia. L'ora sul cellulare segna quasi mezzogiorno, si è fatto tardi.

Per mantenere i nervi saldi decido di fare un po' di esercizio fisico. Muovermi e stancarmi fisicamente è l'unico modo per tenere la mente occupata, per non pensare. Potrei cucinare ma non voglio vedere nessuno in questo momento, nemmeno mia madre. Metto una delle mie canzoni preferite e mi sdraio su un plaid messo sul pavimento, iniziando una serie di addominali. Ne faccio venti, trenta, cinquanta e mi fermo.

Love me like you do, lo-lo-love me like you do, touch me like you do, tou-tou-touch me like you do.

Questo ritornello mi sprona ad andare avanti, ma questa canzone è troppo carica di passione, di amore, e mi fa pensare a chi vorrei rivolgere queste parole. Sono una stupida, mi viene da piangere, mi manca come l'aria. Sto solo peggiorando la situazione. Mi metto seduta e porto le ginocchia al petto, rannicchiandomi su me stessa. Faccio dei profondi respiri e cerco di controllarmi, non voglio piangere. Non lo farò.

Nonostante lo sforzo non ho nemmeno sudato, ho la pelle d'oca e le mani gelate. Alessio mi fa venire i brividi anche se distante e questo non lo posso accettare.

Voglio uscire fuori, far entrare nei miei polmoni ossigeno puro mentre il vento mi sferza il viso. Voglio che la mia temperatura salga, la mia fronte deve impregnarsi di goccioline, non devo essere fredda come il ghiaccio, ci sono ancora trenta gradi anche se è settembre, non è mica inverno. Necessito di camminare per ravvivare la mia circolazione, fare pure una corsetta leggera.

Non sono capace a correre, mi stanco subito perché non sono abituata. Le uniche volte che ho corso è stato per non perdere l'autobus e non mi sono poi neanche stancata, perché l'adrenalina aveva invaso il mio corpo e io letteralmente volavo. Sono fiduciosa. Oggi tornerò a casa di buon umore perché lascerò per strada tutti i pensieri negativi, dietro le mie spalle, lì dovranno rimanere. È il loro posto, insieme a quello di Alessio. Davanti ai miei occhi voglio solo chi non mente.

Vado verso la scarpiera e prendo ciò che mi occorre per poi cambiarmi. Indosso i leggings blu lunghi fino la caviglia, una canottiera dello stesso colore e le scarpe bianche che al ritorno saranno nere, dipende cosa calpesterò. Lego i capelli in una coda alta, con due elastici per sicurezza perché uno non regge il peso della mia folta chioma. Sono pronta.

Non porto con me il cellulare, non saprei neanche dove metterlo ma tanto starò fuori per poco, non c'è bisogno. Prima di scendere le scale percorro il corridoio che mi porta verso la stanza di Matteo. Non so perché ma prima di bussare il cuore comincia a battermi forte, sono agitata. Sistemo in modo meccanico i capelli sfuggiti dalla pettinatura, nascondendoli dietro le orecchie.

Aspetto una risposta prima di entrare, a differenza sua. Mi so controllare benissimo in sua presenza, si nota da questo piccolo dettaglio. Una volta ottenuta l'autorizzazione, spalanco la porta e lo vedo sdraiato sul letto con un oggetto tra le mani, un cubo. Uno di quelli che bisogna fare ogni faccia di un colore diverso, il cubo di rubik.

Odio questo passatempo, è impossibile riuscire a farlo! Da piccola ne avevo uno piccolino, è rimasto ancora lì irrisolto sulla scrivania, mentre Giorgia invece aveva trovato la soluzione: attaccare dei fogli di carta e dipingerli dello stesso colore su ogni lato, un'idea brillante per chi come me non ha logica e la voglia di studiare tutti i meccanismi.

<<Che fai?>> domando timidamente, rimanendo sull'uscio. Matteo è di spalle, vedo solo i suoi capelli corti sparsi sul cuscino.

<<Alleno i pollici>> risponde ridendo, concentrato su quel giochino.

<<E mi annoio, da solo>> ammette, staccando gli occhi dal suo obiettivo per puntarmeli addosso. Si gira e alza il busto, il suo sguardo così intenso e profondo mi stordisce. Passa una mano tra la chioma nera come la pece e tira con forza indietro. Sussulto, non solo per la frase ma perché questo gesto scaturisce in me dei brividi lungo la schiena.

Immagino che possa farmi lo stesso, anzi, lo desidero. Voglio sentire le sue dita affusolate annodarsi tra le mie ciocche brune, giocarci, tirarle, accarezzarle... alla stessa maniera le mie labbra, senza via d'uscita. La mia parte più sveglia e audace vorrebbe sentirsi intrappolata, sbattuta al muro. In quel momento lo dovrei baciare per forza, e questa costrizione mi farebbe sentire meno in colpa perché senza via di fuga.

Ma la mia razionalità non riuscirebbe a sopportare tutto questo peso che aggraverebbe sul mio petto, comprimendo anche i polmoni, facendomi mancare l'ossigeno. Mi risveglio dal mio sogno a occhi aperti quando il proprietario della camera mi invita a entrare, portando due dita in alto e muovendole verso di lui.

Lo seguo senza esitazione, come ipnotizzata. Matteo finge di tirare una corda immaginaria, a ogni passetto che faccio lui riprende a tirarla con più impegno, fino a bloccarmi vicino al letto. Pianto i piedi per terra come se fossi un albero e lui non impiega un secondo a raggiungermi.

<<Presa.>> Mi cinge la vita, tenendomi stretta in un abbraccio affettuoso e caloroso, senza malizia. Vicini ma distanti abbastanza da non scontrarci fisicamente.

<<Mi devo preoccupare?>> mormoro con un filo di voce. Non sapevo fosse anche un mimo, con dei poteri un po' speciali. Temo di cosa sarebbe capace di fare, perché la mia mente è debole e si fa plagiare veramente in uno schiocco di dita.

Istintivamente e di mia volontà, porto le mani sul suo petto, notando qualcosa dentro la sua maglietta, legata al collo. Passo i polpastrelli sul tessuto, per poi in un attimo di coraggio portarla fuori e studiarla, rigirandola tra le dita. È una collanina in argento che raffigura mezza Luna, molto semplice ma carina. Rimango a fissarla solo perché non me la sento di sostenere il suo sguardo. So come andrebbe a finire, nessuno dei due resisterebbe più, ma non è ancora il momento.

Mi sento in colpa, per come cambio radicalmente i pensieri: prima in testa avevo solo Alessio ma ora c'è solo lui. Lascio da parte tutte le incertezze, lui non ha avuti scrupoli mentre mi baciava e tradiva la sua fidanzata, perché mai dovrei averli io che sono single...

<<Non ho nessuna arma con me>> rivela, con voce rauca e suadente. Ed è qui che ti sbagli, perché possiedi qualcosa peggiore di un coltello. Hai due occhi magnetici che mi fanno mettere in dubbio tutti i miei sentimenti. Con te passa la rabbia che brucia nelle mie vene, mi dimentico di ciò che pensavo proprio un attimo prima di vederti, cambi i miei principi di una vita. Nel mio inconscio, sei più dannoso di una bomba nucleare.

<<Proprio per questo, a te non servono armi per mandare in confusione la mia testa.>>

Oh cavolo, l'ho detto ad alta voce. Alza un sopracciglio, ha apprezzato senz'altro ciò che le sue orecchie hanno udito ma non posso dire lo stesso. Doveva rimanere un pensiero mio, nessuno doveva dargli vita. È stato come un maremoto, inaspettato, che ha buttato giù l'immagine di come lo vedevo. L'ho idealizzato in positivo, ora non riuscirò più a nascondere i miei sentimenti. Ma oltre questo deve sapere che non è l'unico a stare dentro di me, la mia anima custodisce solo un nome, quello di Alessio.

Cervello e cuore sono così differenti... non potranno mai trovare un punto in comune. Oh Dio, mai non spero proprio, ma sarà difficile come scalare una montagna senza equipaggiamento e imbracature, non si ha la certezza di arrivare sani e salvi.

<<Cioè, intendo che... niente, lasciamo perdere>> mi correggo e comincio a balbettare come una cretina. Tolgo le sue mani dietro la mia schiena e faccio un passo indietro, toccandomi la fronte che sta cominciando a sudare.

Matteo mi guarda comprensivo, senza fare battute squallide, mi capisce perché forse anche lui è confuso quanto me.

<<Volevo solo ringraziarti per aver mantenuto il segreto con Alice>> dico sinceramene, ricordando uno dei motivi per cui gli ho fatto visita. Stringo le mani davanti a me, sul mio addome, mentre dondolo da un piede all'altro.

<<Per te questo e altro>> mi rassicura, facendo un gran sorriso che mostra i denti perfettamente allineati. La sua immagine è da mozzare il fiato.

La t-shirt attillata nera mette in risalto il suo ampio torace muscoloso e le spalle. Le gambe fasciate da un paio di jeans larghi e i piedi scalzi a cui non avevo minimamente fatto caso. Grato del mio ringraziamento, porta una mano dietro la nuca, grattando la cute per togliersi dall'imbarazzo. Matteo timido non avrei mai pensato di vederlo e invece è proprio qui, in carne e ossa a mezzo metro da me.

Ho capito di non essere stata l'unica a squadrarlo dalla testa ai piedi, infatti mi chiede dove voglia andare con questo abbigliamento decisamente non da me.

<<Voglio fare una passeggiata per schiarirmi le idee>> spiego tranquillamente, stringendo la coda di cavallo che si era un po' allentata.

<<Vengo con te>> dice, senza che possa obiettare. È categorico, quasi un ordine. Prende la sua valigia e cerca qualcosa al suo interno.

<<Perché?>> gli domando stranita.

<<Ho la tua stessa necessità>> mormora.

Non posso ribattere, ha ragione. Lo sto confondendo con i miei atteggiamenti ma io reagisco in conseguenza di ciò che lui fa. È una catena, un circolo vizioso che non avrà fine finché non avrò ammesso ciò che voglio. Quel giorno finirà tutto, perché ogni pensiero negativo sarà stato spazzato dalla certezza di ciò che provo.

Il moro afferra una maglia bianca a maniche corte con una stampa e una tuta nera fino al ginocchio. Alza le braccia e incurante ci sia io, sfila la t-shirt che ha addosso per mettersi quella appena presa. Ho avuto giusto il tempo di vedere la parte bassa dell'ombelico prima di voltarmi, vergognata da morire.

<<Che fai?>> esordisco squillante, non ha pudore. Sì che l'ho già visto a petto nudo, ieri sera, ma la situazione era diversa, si è presentato in cucina già così, non ha mica fatto questa scenetta da spogliarellista di un club notturno!

Porto i capelli avanti, arrotolando nervosamente le punte tra le mie dita, mentre con l'altra mano mi copro gli occhi anche se sono di spalle.

<<Mi cambio, no?>> dice incurante, gli sembra una cosa normale rimanere in mutande davanti a me. O forse boxer. Suvvia, che vado a constatare in un momento come questo. Posso solo immaginare come sia il suo corpo statuario, si è sempre tenuto in allenamento...

<<Questo l'ho visto ma potevi dirmelo, così sarei uscita>> affermo ovvia, mettendo le dita davanti le mie labbra. Senza farci caso i denti punzecchiano i miei polpastrelli, mordicchiando la pelle. Non so come fare a uscire da questa stanza, sono immobilizzata, inchiodata a questo pavimento.

<<Non c'è bisogno, non mi vergogno di te>> afferma pacato. Le mie orecchie vengono catturate da un suono e si mettono in allarme. Il rumore della zip che si abbassa mi fa sussultare. Il cuore mi batte all'impazzata e il respiro accelera. È rimasto davvero quasi senza indumenti. Certo, di quante l'hanno visto svestito per lui è normale, è a suo agio.

Non so il motivo ma questo pensiero mi mette di cattivo umore. Sento una stretta alla bocca dello stomaco... forse gelosia? Ma che assurdità penso, cosa vuoi che me ne importa di lui. So perfettamente che è solo la verità, non è una novità. Allora perché ci rifletto bene solo adesso? E provo questo senso di appartenenza fuori luogo? Come se lui non dovesse essere più visto da nessuna.

Sono impazzita, Matteo mi sta trasformando, cambiando, mi sta facendo invaghire sempre di più e io so dove arriverà e forse è ciò che voglio che lui faccia. Solo lui riuscirà a togliermi quel tizio dal cuore, perché piano piano potrebbe prendere quel posto. Ho solo paura che possa ferirmi peggio di Alessio, se un giorno dovesse risvegliarsi e tornare il don Giovanni di sempre.

<<Io sì!>> esclamo, prendendo possesso delle mie facoltà. Continuo a fissare il muro e la porta davanti i miei occhi, sicura delle mie parole. Non ho intenzione di girarmi, mi sento offesa perché mi ha messa sullo stesso livello delle altre, pensava mi avrebbe fatto piacere questa situazione, si sbaglia.

<<Di cosa, precisamente?>> chiede interessato e io faccio spallucce. Incrocio le braccia al petto e rimango in silenzio, ma sento dei passi avanzare e la sua imponente figura si posiziona alle mie spalle.

<<Non ti scandalizzerai per così poco.>> Mi prende in giro, sussurrando al mio orecchio. Capisco che sta sorridendo, mi sta sfottendo alla grande. La mia bocca che rimane cucita dà vita alle sue constatazioni, chi tace acconsente.

<<Non sono scioccata, solo non mi sembra qualcosa che farebbero tutti>> rispondo infastidita, spostandomi.

<<Peccato, mi sarebbe piaciuto succedesse il contrario, un giorno>> afferma il ragazzo, con tono malizioso. Mi raggiunge, ancora, ma non so nemmeno come sia conciato.

<<Senti, carino, questo non accadrà mai.>> Mi giro e gli punto il dito contro, tenendo in ogni caso gli occhi coperti, non si sa mai. Sì sono curiosa di sbirciare ma non lo faccio, Matteo mi ha fatta veramente arrabbiare questa volta, è ritornato a essere spavaldo e troppo sicuro.

<<Ricorda: mai non esiste nella vita.>> Prende la mia mano e la toglie da dove l'avevo, stringendomela in modo dolce. Dovrei tenergli testa ma non lo faccio, in fondo ha proprio ragione. Da piccola dicevo sempre che non mi sarei mai fidanzata, che non avrei mai trovato nessuno che mi piacesse e che fossi ricambiata, invece eccomi qui.

Per dirmi tutte queste belle cose deve pensarle sul serio, non ha mai fatto certi discorsi. La vena poetica l'ha mostrata solo a me, e questo vale più di cento dichiarazioni d'amore.

<<Tutto al suo tempo>> mormora, portando le mie nocche alle labbra e lasciando un casto bacio. Con questo gesto è decisamente perdonato.

<<Andiamo.>> Prendo l'iniziativa, prima che mi penta di voler la sua compagnia. Lui è già pronto, io pure, non c'è altro da aspettare.

Matteo mi segue come incantato da questo ordine, senza repliche, per una volta è lui a essere rimasto zitto. Ci teniamo distanti e la prima a dover affrontare mamma sono io. Giustamente chiede perché voglio uscire a quest'ora se tra poco si pranza, ma le spiego che voglio camminare un po' da sola.

Matteo si aggrega dicendo che da buon amico mi accompagna, così non corro il rischio di perdermi o sentirmi male a causa del mal di testa. Direi che la sua preoccupazione amichevole è stata fin troppo credibile, mia mamma lo guarda con occhi dolci.

<<Hai ragione, se ci sei tu sono più sicura>> afferma comprensiva, annuendo. Solo sapesse in che mani mi ha lasciata...

<<Non sono una bambina eh>> ribatto con ironia, per non destare sospetti.

<<Sì invece, sei e rimarrai e sempre la mia bambina>> dice mamma, abbracciandomi. Mi abbandono ricambiando la stretta, ammetto che gli occhi stanno cominciando a inumidirsi, in questo periodo sono peggio di una donna incinta con gli sbalzi d'umore.

<<Su andate ma non tornate tardi.>> Ci caccia via con un gesto della mano.

Scendiamo le scale in silenzio, lontani come fossimo estranei fino a uscire dalla via, solo in quel momento lui apre bocca.

<<Non sono più una bambina.>> Mi imita, con voce femminile. Trattengo una risata.

<<È così>> espongo, camminando a passo lento, anche se durerà ancora per poco, non mi piace questo ritmo.

<<Io ti credo, chi non lo fa sei tu>> mi dice, prendendomi da un fianco e facendomi voltare. Siamo lontani da occhi indiscreti e questo mi rassicura, anche se il suo sguardo seducente mi fa tremare le gambe e formicolare lo stomaco.

La presa salda con cui mi stringe mi fa venire la pelle d'oca lungo la spina dorsale. I suoi capelli prendono vita grazie al vento e gli coprono la fronte, donandogli un aspetto tremendamente affascinante. Tutti questi dettagli mi fanno ricredere sui miei pensieri. Sono proprio cotta di questo ragazzo, anche se non vorrei.

Ha ragione, io mi giustifico dei cambiamenti d'umore quando sono con lui dicendo di non essere pronta per parlare di noi. Il punto è che non voglio crescere, per non avere i problemi e le sofferenze di cuore di tutti gli adolescenti, ma ci sto passando proprio in questo momento, anche se lo nego. Sono cresciuta e sono in grado di prendere certe decisioni.

<<Forse...>> ribatto, accennando un sorriso.

<<Ma almeno non sembro un vecchietto con il mal di schiena quando cammino.>> Lo spintono con le dita e arretro di qualche passo, cominciando a ridere.

<<Mi stai dicendo che sono lento?>> Matteo mi fissa stupito, mutando subito il suo sguardo e diventando serio, mi sta sfidando.

Questo mi dà una scarica di adrenalina pazzesca, mi eccita come non mai. Da lontano gli urlo, con occhi maliziosi puntati nei suoi:

<<Prendimi se ci riesci.>>

È una sfida questa e ha un doppio significato che forse lui ha colto. Indica che lo metto alla prova, per vedere se riesce a stare dietro le mie pazzie, divertendosi e mantenendo un'intesa mentale, che è ciò che cerco in una relazione. Io mi annoio facilmente, non sarà semplice, ho bisogno sempre di nuovi stimoli. Rido serenamente, cominciando a correre. Vediamo se il mio vecchietto preferito è più atletico della sottoscritta.

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Matteo's POV

Lento io? La bambina non sa chi ha davanti, il campione di resistenza fisica assoluta. Gestisco bene la respirazione, ho imparato negli anni e questo mi darà sicuramente un vantaggio. La inseguo, facendo attenzione a dove metto i piedi, correndo sul marciapiede come lei. Per ora è in vantaggio, solo perché non mi sto impegnando abbastanza.

Sono più alto, è quasi sicuro che la supererò. Il suo segreto è pesare poco, riesce veramente a fluttuare, a malapena poggia le punte dei piedi per terra, è una buona tecnica. Però sta decisamente barando! Mi distrae con la sua figura, i capelli al vento che ondeggiano, i fianchi sinuosi e... basta, non vado oltre, devo rimanere concentrato.

Arriviamo in un parco giochi e lei si inoltra sparendo dalla mia vista, la perdo in un solo secondo. Vuole giocare a nascondino? Nessun problema.

<<Ti trovo!>> esclamo, a voce non tanto alta perché non siamo soli. C'è un anziano che mi fissa, lui veramente poverino soffrirà di mal di schiena per quanto è curvato in avanti.

Mi guardo attorno, questo spazio è piuttosto ampio: tanto verde ci circonda, alberi, cespugli, altalene e scivoli nascosti dietro di essi. C'è una bella area giochi per i bambini di tutte le età. Socchiudo gli occhi e ispeziono tutto per bene, adocchiando dei capelli bruni muoversi per il vento. Silenziosamente raggiungo il dietro dello scivolo e la colgo alla sprovvista, sussurrando un leggero <<Bu!>>

<<Matteo.>> Valeria si volta verso di me e mette una mano sul cuore e l'altra sulla fronte.

<<Mi hai spaventata!>> ammette, accettando il mio aiuto per alzarsi. Con uno slancio la porto su e scoppiano in una fragorosa risata, liberi e spensierati.

Dopo una veloce occhiata mi sfugge ancora ma stavolta l'acchiappo al volo, prendendola per un braccio.

<<No, lasciami...>> Si dimena, gridando e ridendo allo stesso tempo.

<<Adesso sei mia>> dico un po' dubbioso. Non ce la faccio più, voglio baciarla... ma non posso se non vuole, deve essere lei a farlo, quando sarà sicura, così non mi sentirò responsabile di averle messo fretta.

In un baleno la prendo in braccio, precisamente la carico a spalla. Se non vedo il suo viso così dolce e le labbra rosee che morderei, la tentazione dovrebbe passare.

<<No, Matteo!>> Mi prende a pugni sulla schiena ma non mollo la presa, è tutto inutile.

<<Mettimi giù, ci stanno guardando tutti>> mormora, muovendo le gambe. Scalcia così tanto che mi fa addirittura male, è forte la ragazza. Passiamo sotto lo sguardo di quel vecchietto di prima e di alcuni bambini che hanno appena raggiunto i cavallucci a dondolo.

<<Non stiamo facendo niente di male, ti riporto a casa>> rispondo come se niente fosse. Proseguo nonostante le continue lamentele perché vuole che la metta giù, ma io le ripeto che così non si stancherà.

<<Giovane! Che stai facendo?>> Una donna bassa e dai capelli grigi a caschetto richiama la mia attenzione. Mi giro verso di lei e mi fa subito tenerezza. Sembra un piccolo uovo di Pasqua con quella fascia rosa che le tiene ferme le ciocche. Il viso segnato dal tempo è marcato con dei forti colori, ombretto viola, rossetto dello stesso colore e quant'altro. Una giovincella un po' avanti con gli anni.

<<Vuoi mica rapire la ragazza?>> chiede scettica, puntandomi il bastone sotto la pancia, pronta a colpire dove non batte il sole. Che peperino, chissà come si sarà comportata da ragazza se adesso ha tutto questo coraggio.

<<Cosa? No, lei è la mia fidanzata, stiamo solo scherzando>> mi difendo, ma Valeria non è d'accordo e ricevo un altro corpo sulla schiena. Non sa che se continua così diventerò nero dai lividi e poi avrò bisogno della mia infermiera personale per essere medicato... cioè lei, non le conviene forse.

<<Non è vero! Io non lo conosco!>> risponde la mia ormai sicura dottoressa, perché questa signora ora mi picchia e mi manda all'ospedale.

<<Ragazzo, guarda che mi metto ad urlare, mettila giù>> mi intima, colpendomi la gamba. Oh Valeria, questa me la segno. Un giorno ti farò venire in mente questa scena e non so se ti farà piacere come adesso!

<<Signora, così mi fa male>> ribatto e metto giù l'angelo che ha strillato fino a far tremare tutto il paradiso.

<<Questa me la segno>> sussurro a Valeria prima di farle poggiare i piedi a terra, cercando di rimanere serio. La soddisfazione che leggo sul suo viso è inappagabile, sorride astutamente.

<<Grazie al cielo stai bene>> afferma la signora, prendendo sottobraccio la mia vittima.  Che esagerata, non la volevo mica mangiare!

<<Signore, non ha sentito freddo ai polsi?>> La bruna si rivolge a me come se fossi un estraneo.

<<Perché?>> Aggrotto le sopracciglia.

<<Sono minorenne>> replica sicura, rimanendo ferma al fianco della signora pasqualina che ci fissa scioccata, non capendo i nostri discorsi.

<<L'età è solo un numero>> le ricordo.

<<E la galera solo una stanza>> ribatte, incurante di essere ascoltata da una terza persona.

<<Touchè.>> Mi arrendo questa volta, ha vinto la battaglia ma non la guerra. Saprò come e quando effettuare la mia piccola e astuta vendetta a questo suo affronto. Però è incredibilmente affascinante con quest'aria sicura e altezzosa, è una dea scesa dall'Olimpo. Non conosce regole e questo mi fa impazzire, perché sono uguale a lei.

Le sarei saltato addosso se non fossimo in un luogo pubblico, è sexy da morire. Quei leggings fasciano le gambe lunghe e formose al punto giusto, che desidero sentire legate al mio bacino. Ne ho avuto più volte l'opportunità ma sono riuscito a trattenermi. Questo diavoletto è tentatore ma nonostante ciò sta riuscendo a far emergere una qualità che non credevo di avere: la pazienza. Con lei sto cambiando, in meglio, è il mio angelo, la mia salvezza, e questo non smetterò mai di pensarlo.

Sto riuscendo ad apprezzare una donna in tutte le sue sfumature, accettando anche i lati negativi, prendendola sul ridere, non abbandonandola per cercarmene un'altra. Sono più cotto del piatto di pasta che Irene avrà già messo a tavola. Cazzo è vero, ci stanno aspettando, l'avevo rimosso. Quando sto con Valeria posso dimenticare tutto, tranne i doveri che sento di avere verso di lei.

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Spazio autrice
Bonjour e buon venerdì 😊
Avete visto che figura hanno fatto Matteo e Valeria davanti a quella signora?😂 voi al posto di Valeria che avreste fatto? 🤔 lo avreste preso per uno sconosciuto? 😜 Matteo sta riuscendo a rispettare per la prima volta una donna, è da ammirare, che dite?
Se il capitolo vi è piaciuto il capitolo vi chiedo di lasciare una piccola stellina ⭐️ e un commento❣️
Bye bye 🎀
~Sabrina~❤️

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