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Capitolo 33

Valeria's POV

Finito il nostro pranzetto in bella e, per certi versi, fastidiosa compagnia, ci alziamo tutti: i bambini corrono via spensierati, certi che a loro non spetta nessuna mansione se non digerire ciò che hanno mangiato.

Mi offro volontaria per lavare i piatti ma Matteo precede le mie intenzioni e prende il mio posto. No, aspetta un momento, lui, proprio lui, il numero uno dei pigri, vorrebbe aiutare in casa? Un ragazzo per giunta?

O vedo male io oppure mi trovo in un universo parallelo dove i ruoli si sono invertiti. Una donna che sta a fissare un uomo svolgere dei compiti che solitamente fa lei. Proprio perché questi eventi succedono una sola volta nella propria vita, non mi azzardo a muovere un dito, voglio proprio vedere come se la cava.

Lui non dice niente, tranquillo impregna la spugna con il sapone e la strofina sui piatti, non sembrando infastidito o addirittura schifato per quello che sta facendo, come avrei creduto invece avrebbe fatto. Caspita, non fa neanche una smorfia, così non è divertente...

Io volevo vedere un Matteo disperato che si è offerto solo per gentilezza ma che alla fine non sapesse nemmeno dove mettere mano! Invece è fin troppo sicuro e concentrato, come se non fosse la prima volta. Qualcosa mi fa insinuare che forse dopotutto non è così male, a parte qualche strana occhiata che mi manda su cui potrei pure sorvolare.

Potrebbe essere cambiato per davvero.

Questo suo comportamento mi fa insinuare sia recente dato che quando andavo a casa sua non l'ho mai visto aiutare la madre. Sono sicura che adesso i miei occhi siano così sbarrati che sembrerebbe quasi stessi vedendo un fantasma al suo posto, sono troppo stupita, sinceramente colpita per i suoi progressi avvenuti da quando sono andata via.

Il mio allontanamento è giovato non solo a me stessa per dimenticarlo per sempre, ma anche a migliorarlo involontariamente come persona, ho fatto un favore a chi lo circonda allora. I due ospiti hanno tanto insistito affinché mia madre si andasse a riposare che così è stato, tanto ci pensiamo noi alle pulizie.

Adesso mamma è a poltrire sul divano e legge una rivista di gossip, e Giorgia e Marco a guardare la televisione in camera loro, beata spensieratezza ripeto. Non dico Marco ma mia sorella è abbastanza grande da poter cominciare a dare una mano in casa, invece nulla, questa è la fortuna di non nascere primogeniti!

Tempo fa avrei detto che è la sorella gemella di Matteo per il loro stesso comportamento, ma ora posso ben ricredermi, c'è speranza per tutti di cambiare. Mi distolgo dai pensieri e aiuto Alice ad asciugare i piatti che le passa il fratello, e li metto subito a posto.

Mi allontano per prendere scopa e paletta e comincio a spazzare il pavimento sotto lo sguardo languido di Matteo, che mi fissa in modo per niente amichevole, anzi, intenso. Lo ignoro e per fortuna ci pensa Alice a smorzare la tensione ponendomi la domanda tanto temuta:

<<Valeria, che mi racconti di nuovo? Hai conosciuto qualcuno?>> ammicca con curiosità giustificata.

Questo mi fa dedurre che la mia mamma abbia cantato e non sia riuscita a tenere la bocca chiusa, bene... almeno mettiamo subito in chiaro tutto con Matteo, ascolterà bene ciò che ho da dirgli anche se lo farò in un modo indiretto, come l'avvertimento di non avvicinarsi alla sottoscritta che sarà sottinteso dopo racconto.

Io lo volevo dimenticare e ce l'ho fatta, non deve più cercare di entrare nella mia testa con insolita e inusuale prepotenza, come osservarmi con occhi famelici e sensuali. No, non mi devo ingannare, non esiste più...

<<È stata mia madre, non è vero?>> Sbuffo fintamente scocciata, devo pur sempre fare la parte di quella che non voleva spifferare tutto davanti al fratello, ma in realtà Alice non sa il favore che mi sta facendo.

<<Mi ha accennato qualcosa ma ora voglio i dettagli!>> grida a gran voce, mettendo un braccio intorno al mio collo.

<<Shhh va bene, ma abbassa il tono perché non credo lo voglia sapere tutto il quartiere>> la intimo, spaventata che questo fatto giunga fino le orecchie di mio padre che ne è ancora all'oscuro.

<<Se vuoi io posso essere il tuo consigliere d'amore... e pure Matteo, non è così?>> Scherza lei dal canto suo, come se fosse una cosa normale chiedere a un uomo dei consigli sulle relazioni, a un ragazzo che di relazioni poi sa veramente ben poco...

Immagino cosa potrebbe dirmi, di lasciarmi andare perché la vita è una sola, e poi rimarrei con il rimorso di non aver fatto qualcosa che al tempo desideravo. Invece se dovessi pentirmi di un gesto poi lo ricorderei per sempre come un evento negativo, che magari con il senno di poi non rifarei più, anche se tutto fa parte di esperienze che ti formano e fanno crescere, che compongono il tuo carattere.

<<Chi, io?>> chiede con un sorrisetto divertito, <<non me la cavo in questa arte, fatti bastare mia sorella.>> Si rivolge a me, scuotendo il capo per niente infastidito.

È strano, troppo tranquillo, forse non ha capito bene o non vuole capire... pensa che gli andrò comunque dietro come ho fatto sprecando due anni della mia vita? Oppure non gliene importa proprio nulla di me e per questo fa l'indifferente?

A quest'ora non si sarebbe comportato in quella maniera sulle scale, stringendomi a sé e rischiando pure l'incolumità per questo. Mi convinco che è stato talmente disattento da non essersi accorto del rischio che ha corso, ma non talmente scemo da pensare che io ancora gli vada dietro dopo che ho un altro per la testa.

È evidente che di ragazze come me ne conosce davvero poche, e per questo non si aspetterebbe mai una risposta negativa alle sue richieste sconsiderate espresse soltanto con degli sguardi maliziosi: occhiate che è meglio rivolga ad altre se non vuole che il mio quasi fidanzato si ingelosisca.

<<Veramente non ho bisogno di nessuno, me la cavo anche da sola.>> Sottolineo bene l'ultima parola, incastrando i miei occhi in quelli verdi di Matteo.

Schiena dritta, viso alzato e portamento sicuro, non sembro neanch'io. Una volta non ce l'avrei mai fatta a sostenere il suo sguardo, invece ora lo sto facendo, solo per Alessio, perché voglio essere libera di vivere la mia relazione senza i fantasmi del passato che adesso potrebbero prendere delle sembianze e diventare reali.

<<Suvvia, tutti abbiamo bisogno di qualcuno a cui raccontare, ti ascoltiamo. Come vi siete conosciuti?>> domanda tutta elettrizzata, non interrompendo però le sue faccende, e di questo gliene sono grata.

Odio quando mi fissano, mi sento troppo al centro dell'attenzione, e sentendomi al centro del discorso poi divento tutta rossa per la vergogna, e di certo non voglio mostrarmi così davanti Matteo; con lui devo indossare la maschera della sicurezza, fargli capire che sono cambiata e che non riuscirà più a soggiogarmi.
Continuo le mie pulizie e nel mentre comincio a parlare.

Per rasserenarmi mi immagino da sola, in una stanza grande che dà una vista pacifica, un bel giardino, e io appoggiata al vetro riesco a vedere soltanto il mio riflesso; ed è così che comincio la discussione con me stessa, a esporre i miei sentimenti con occhi sognanti, senza timidezza.

<<Ci siamo conosciuti sull'autobus, ci siamo scambiati i numeri e quello stesso pomeriggio mi ha invitata a prendere un gelato e io ho accettato.>> Sintetizzo, socchiudendo le palpebre per non vedere l'espressione di nessuno dei due.

<<Wow, ma non mi dire! E tu hai accettato immediatamente senza pensarci?>> prorompe allibita.

<<No, certo che no...>> biascico, legando i capelli che mi vanno davanti il viso, <<ho riflettuto e mi sono detta, perché no.>> Non riesco a evitare di toccarmi le guance, che sento letteralmente andare a fuoco, così come tutto il mio corpo al suo ricordo. La mia mente mi riporta indietro a quel giorno, facendomi rivivere quel bel momento, l'inizio di tanti altri che ne verranno.

<<Ma guardati, sei proprio innamorata, sorridi da sola e hai gli occhi a cuoricino>> commenta, prendendomi in giro.

<<Non ho gli occhi a cuoricino.>> Mi difendo, il più seria possibile.

<<Ma se hai pure le labbra a forma di cuore che sussurrano "baciami, Alessio!">>

Ah, che pensieri mi vengono in mente... manca solo che comincio a deridermi da sola, e poi mi lamento se lo fanno gli altri. Ma io posso, perché sono io. Ok, sto veramente delirando adesso, meglio se ritorno con i piedi per terra.
È quel ragazzo dai capelli biondi che mi provoca questa apatia mentale, facendo dimenticare pure il mio nome.

<<Invece sì, guardati, sei raggiante>> mi canzona.

<<Valeria si è innamorata, Valeria è innamorata per davvero!>> Canta, e io provvedo subito a tapparle la bocca con la mano, rimproverandola perché non bisogna disturbare alle prime ore del pomeriggio.

Si scosta e io prendo un profondo respiro che mi si blocca in gola alla sua affermazione veritiera, e questa volta sono pienamente d'accordo con lei. Quel ragazzo mi ha conquistata dentro e fuori, cuore e mente, non potrei desiderare di meglio.

<<Quindi ti è bastato solo cambiare città per trovarti finalmente un ragazzo>> constata.

<<Già, dovevo solo cambiare città>> biascico a bassa voce, fissando Matteo che ricambia il mio sguardo in modo assorto.

Mi immobilizzo un attimo a causa di quegli occhi così glaciali, che mi terrorizzano quasi per la loro impassibilità, non è normale questa indifferenza, è come se a modo suo volesse punirmi per essere stata finalmente felice con un altro... come se fossi di sua proprietà.

Ma che problemi mi sto ponendo? Non so ciò che dico. Lui non è nessuno e non può fare nemmeno un commento nei miei confronti, non è nella posizione di poter fare la morale a qualcuno e mai lo sarà se continuerà a comportarsi come ha sempre fatto.

E io continuerò a stargli alla larga il più possibile, molto più di prima perché adesso non sono più sola. Caccio fuori l'aria dai polmoni e sospiro un entusiasmante "abbiamo finito", prendendo poi dopo posto su una sedia.

<<Stai cercando di cambiare discorso? Con me non attacca Valeria, no no.>> Alice muove l'indice proprio di fronte il mio naso, assetata di altri dettagli sul mio neo ragazzo che ancora io stessa disconosco.

<<Cosa mi dici di lui?>> Avanza lentamente, guardandosi intorno in cerca di un appoggio comodo, per poi trovarlo tra il forno e il frigorifero.

Invita pure il fratello accanto a lei, in modo che entrambi possano guardarmi per bene mentre racconto qualche aneddoto su Alessio. Il moro assume una posizione di nonchalance, incrociando le braccia al petto e attorcigliando i piedi.

Abbassa il capo e con l'indice segue la linea delle sue sopracciglia, adesso sembrerebbe quasi stufo e scocciato di sentire certi pettegolezzi da donne, se potesse andrebbe via ma per amore della sorella rimane con noi. Forse non gli è ancora bastato ciò che ha sentito. Non vorrei fare la parte della cattiva ma lui non sa nemmeno cosa io abbia provato ogni volta che lo vedevo con le altre.

Che le baciasse, che le tenesse vicino a sé stringendogli i fianchi, oppure portandosele in camera sua in mia presenza, sotto i miei occhi increduli e schifati, ma soprattutto sofferenti d'amore per lui. È ora di ribaltare un po' la scena.

Vediamo se così capisce ciò che si prova, almeno una piccola parte. Alla fine ho capito che tutto ciò che fai nella vita ti torna indietro e ti si ritorce contro più forte di quanto lo abbia fatto tu. Non gli voglio male, non ne ho motivo, e già vederlo qui fermo ad ascoltarmi è una grossa rivincita personale, non chiedo altro.

<<Si chiama Alessio, ha ventitré anni, e come quasi tutti i figli unici da piccolo ha un po' sofferto per questo, i genitori erano assenti per il lavoro quindi non ha ricevuto tutto l'affetto di cui aveva bisogno>> racconto, un po' tristemente e con voce velata.

Non so neppure io perché abbia tirato fuori questo discorso e cosa centri in questo momento, ma forse so così poco di lui che non avrei saputo che altro dire.

<<Oh, tesoro.>>

<<Già, capita, non tutti i genitori sono come i nostri>> dico,  facendo capire quanto siamo stati fortunati. Purtroppo non si scelgono le famiglie, altrimenti per esempio nessuno sarebbe voluto nascere da una coppia che non desiderava un bambino e dunque ha decisivo di darlo in adozione, oppure da una mamma e papà menefreghisti che pensano a bere e a giocare tutto lo stipendio al gioco d'azzardo.

Sono cose che succedono, ma questi bambini in futuro avranno qualcosa in più rispetto a noi: un senso di responsabilità superiore affinché tutto questo non accada ai loro di figli, dandogli tutto l'amore che possono ma anche molto più, una pace interiore che loro non hanno avuto e mai potranno avere neppure da grandi, perché ripenseranno sempre alla brutta infanzia vissuta.

<<Oggi pomeriggio devo uscire con lui.>> Cambio discorso, levandomi in piedi perché vorrei cominciare ad andare a prepararmi.

<<Dove andate?>> domanda la mia amica.

<<Vado a casa sua e poi non so dove mi porterà>> rispondo sincera, mettendo le mani sui fianchi.

<<Voglio assolutamente conoscerlo, mi ha incuriosita troppo questo ragazzo da come lo hai descritto, si vede come ci tieni a lui>> spiega con voce pacata senza alzare il tono come al solito. Quello che ho detto deve averla colpita nel profondo.

<<Dovrei per caso essere gelosa?>> Rimugino, facendo una piccola risata successivamente.

<<Ma cosa dici! Voglio avere il suo numero soltanto per poterlo salvare in rubrica come fidanzatino della mia migliore amica>> canzona.

<<Sicura? Non è che è stato colpo di fulmine anche per te?>> Scoppio a ridere seguita da lei, che si abbassa alla mia altezza per abbracciarmi.

<<Dovrai rischiare allora>> dice in modo teatrale.

<<Rischierò allora>> e affermo ciò guardando Matteo, che senza rendermi conto ha preso posto accanto a me.

<<Parlando di cose serie... vorrei anche il suo indirizzo.>> Avanza questa richiesta e io stranita aggrotto le sopracciglia.

<<Così se dovesse farti soffrire saprei dove trovarlo>> spiega con ovvietà, e ora mi è tutto più chiaro. Sono davvero fortunata ad avere un'amica come lei.

È meglio per lui che si comporti a dovere, Alice sa essere spietata e agguerrita quando vuole, forse pure pericolosa; ma che voglio, i geni sono li stessi, avrà pur preso qualche lato del carattere da suo fratello...

<<Matteo, scioccato dai nostri discorsi?>> chiedo, non curante del fatto che magari semplicemente non voleva venire a conoscenza di questi complessi che ci facciamo noi ragazze. Voleva rimanerne all'oscuro ma noi lo abbiamo illuminato contro la sua volontà.

Come lui mi ha istigata ad andargli dietro contro la mia coscienza, che mi prendeva a pugni dentro ogni volta che lo cercavo a scuola per i corridoi sperando di incontrarlo.

<<Peggio>> farfuglia, <<è stato faticoso starvi al passo.>> Finge di asciugarsi il sudore dalla fronte, facendo ridere entrambe in modo puro e sincero; non crederà di guadagnarsi qualche punto in questo modo, strappandomi una risata, è tutto inutile o almeno, così mi impongo.

<<Ora capisco perché sei single, i ragazzi così li fai scappare.>> Prende in giro sua sorella, che arrabbiata lo attacca con la sua ira più funesta, colpendogli la spalla con un misero pugno affettuoso.

Sì, questo è il massimo gesto che può compiere contro suo fratello, gli vuole troppo bene... però con gli estranei va oltre ed è capace pure di stenderli, da piccola so che ha fatto karatè, qualcosa le sarà pur rimasta di quelle preziose lezioni di vita.

<<Per una volta sto dalla parte di Matteo, non credi di stare un pochino esagerando?>> Mi rivolgo alla mora che sorridente obietta e afferma che sia tutto nella norma.

<<Ti compatisco Valeria, come hai fatto a sopportarti questa stalker seriale per tutto questo tempo?>> chiede scherzosamente, mettendomi una mano sulla spalla.

Sobbalzo a questo contatto, e il cuore prende ad accelerare. Perché? Capisco che sono nervosa ma tutto questo mi sembra esagerato. Su Valeria, calma. Prendo una pausa e socchiudo gli occhi prima di rispondere alla sua domanda.

<<È un'arte che ho appreso con il tempo, voler bene a questa pazza>> affermo, tirando le labbra su in un sorriso.

<<E ci vuole coraggio, i miei complimenti.>> Si complimenta.

Come se il contatto di alcuni istanti fa non fosse bastato, ora mi prende per mano con la scusa di dovermela stringere per congratularsi. Il vigore che ci mette mi manda in subbuglio, stordendomi i pensieri e il cuore.

No, anche quel piccolo organo pieno di ferite no. Sta facendo di tutto per farle riaprire ma non ci riuscirà, lo giuro. Ritraggo le dita spaventata, portandomela al petto come se mi fossi scottata. Possono credermi pure pazza ma lo sto facendo perché non voglio rischiare di soffrire, non sono masochista.

Non voglio rivivere tutto da capo, una seconda volta...

<<Ma noi due siamo come sorelle, devo sapere tutto della sua vita.>> Alice mi risveglia dalla ipnosi in cui ero caduta.

<<Mi sembra giusto.>> Alza le mani in difesa, facendo un passo indietro.

I muscoli delle braccia si fanno più pronunciati, l'addome si allarga e le spalle pure al movimento. Mi ci devo mettere di impegno per non rimanere fissa a osservarlo. No, non devi Valeria, e sai il perché? Perché adesso nella tua vita c'è Alessio, non ti serve più un sentimento effimero come quello che provavi per questo ragazzo.

Dimenticalo come si dimentica un argomento studiato a memoria, scordalo e mettilo di lato come succede con un brutto ricordo, perché devi convincerti che lo sia. Il fatto è che nulla si può dimenticare per davvero, non si può cancellare un evento dall'oggi al domani e nemmeno dopo cinquant'anni.

Scuoto il capo. Non potrò mai tralasciare ciò che lui è stato per me, e non voglio, altrimenti oggi non sarei la stessa, forse. Non si rinnega mai il passato, io rifarei tutto da capo, perché sono gli errori e i pianti soprattutto a farci crescere perché sono degli insegnamenti.

<<Vado a prendere il cellulare.>> Me ne esco da questa situazione con una buona e credibile scusa.

Un'angoscia mi logora il petto, e senza rendermene conto qualche lacrima mi scende durante il tragitto. Arrivo in camera mia e poggio la schiena alla porta, scivolando a terra molto piano. Perché sto piangendo? Non riesco a capire cosa provi, cosa voglia, chi voglia.

Tolgo gli occhiali e asciugo gli occhi con i dorsi delle mani, alzandomi di tutta fretta in cerca di quel dannato aggeggio tecnologico che perdo sempre. Una volta di queste mi farà prendere un infarto. Attacco i dati mobili e subito la risposta di una persona mi fa ritornare il sorriso.

<<Sono contento di riuscire sempre a sorprenderti, ci vediamo tra due ore a casa mia, abbiamo tanto di cui parlare.>>

Un solo nome riconducibile alla mia felicità: Alessio, l'unico capace di farmi spuntare un sorriso, al contrario di Matteo che me lo spegne ogni volta che lo vedo, mi irrita a volte la sua presenza. La verità è che anche solo vederlo da lontano mi fa stare male, forse non ho ancora superato tutte le cose che mi ha fatto, ho bisogno di tempo, non è semplice. Inutile convincermi del contrario, se è palese che non è così.

Ha proprio ragione il mittente del mio messaggio; io voglio conoscerlo meglio, mi piace sul serio e stavolta non è una cotta. È stato capace di riparare il mio cuore con un solo sguardo, è unico. È in grado di farmi sentire le farfalle nello stomaco, con un solo tocco. La mia pelle, sfiorata dalle sue dita, si surriscalda. Il respiro diventa irregolare ogni volta che accorcia le distanze e mi fissa dritto negli occhi, dentro l'anima. Tutte queste emozioni non posso ignorarle e buttarle al vento per il semplice fatto di aver rivisto una mia cotta passata, che ormai non mi provoca più nulla se non fastidio.

Guardo l'orario e noto che sono quasi le quindici e trenta, e mi accorgo che manca un'ora e mezza all'appuntamento e non due! Devo correre per preparami se voglio arrivare in tempo, per battere il mio ormai record di puntualità.

Entro nel panico più totale non sapendo cosa indossare, e un lampo di genio illumina la mia mente: sotto c'è una consigliera d'amore che mi darebbe volentieri una mano. Detesto dirlo ma ho bisogno di lei perché da sola non ce la faccio, sono pessima ad abbinare i capi, forse perché utilizzo sempre e solo jeans e magliette.

E i capelli? Mamma mia, sono un disastro, devo rimettere a posto anche quelli se non voglio apparire appena uscita da una lavatrice.
Scendo al piano inferire e decido di fare un compromesso con Alice: il numero di Alessio in cambio di una restaurazione totale della sottoscritta. Lei è contenta di accettare così ci mettiamo subito all'opera.

Matteo rimane perplesso quando mi porto via la sorella tirandola per mano, non gli ho dato alcuna spiegazione, ma non gliene devo alcuna in fondo. Devo fare in fretta, non ho più tempo.

<<Il tempo che lavo i capelli ti autorizzo a mettere sotto sopra il mio armadio purché tu trova qualcosa di decente, e mi raccomando niente cose succinte che non è il mio stile, e tanto neppure ne possiedo...>> Sospiro sollevata.

<<Non ti devi preoccupare, qua ci penso io>> afferma con sicurezza battendo una mano al petto, <<ora va via>> conclude, cacciandomi via dalla stanza.

Immediatamente entro in doccia per uno shampoo veloce, impiego in tutto si e no venti minuti, ci sono. Mi pettino i capelli e desirerei tanto restassero così, lisci e gestibili, ma appena azionerò il phon quello sarà la rovina del mio sogno. Impiego una mezz'ora totale, ho stabilito un nuovo record personale.

Entro in stanza e noto Alice con dei vestiti sopra il mio letto, abiti che non ho mai visto in vita mia e non credo siano usciti dal mio guardaroba. Intravedo anche la piastra, questa idea mi piace, ma quell'altra che ha in mente per nulla.

<<No.>> Boccio subito la sua idea, avvicinandomi per vedere i vestiti.

<<Sì>> obietta, mostrandomi il primo vestito e spiegandomelo come si farebbe in quel programma televisivo, "Ma come ti vesti?"

In questo momento la paragono troppo a Carla, perché si mette le mani in testa disperata per i miei look osceni di tutti i giorni e ha ragione, il fatto è che li replicherei pure adesso, talmente sono ferma sulla idea di comodità.

<<Io non metterò un vestito che mi si vede tutto>> dico con certezza, non se ne parla nemmeno.

<<Non devo mica andare a un matrimonio>> bofonchiò.

<<Si devono vedere le gambe, è quello lo scopo, e poi i vestiti si possono indossare anche per uscire con il proprio fidanzato, fidati di me, non farai brutta figura.>>

<<È proprio questo il fatto, fare bella figura non mi rispecchia!>> esclamo, <<non mi fido molto...>>

<<Di chi? Di me o di lui? Hai paura che ti salti addosso appena ti vede?>> chiede con malizia, dandomi una gomitata su un fianco.

<<Che? Ma che pensi? Non lo farebbe mai>> biascico intimidita. In realtà so che lo farebbe, eccome, ed è per questo che le mie guance vanno a fuoco al solo pensiero dei suoi occhi sulla mia figura.

Mi provocherebbe come ha sempre fatto, portandomi al limite del ragionevole, al culmine dei miei pensieri e azioni. Mi bloccherebbe con il suo corpo possente al muro, e poi sfiorerebbe il mio collo, disegnando una linea immaginaria fino ad afferrarmi i fianchi.

Si approprierebbe delle mie emozioni e della mia testa, e io gli lascerei fare tutto, perché lo desidero ardentemente. Non ho timore di cosa possa farmi, perché in fondo sarebbe ciò che io desidero, i suoi tocchi e i suoi baci, devo esercitarmi dopotutto.

<<Allora non hai di che preoccuparti! Andiamo.>> Scrocchia le dita e prende il primo vestito, dopo che ho sussurrato un effimero "va bene". Incrocio le braccia al petto, scettica che possa farmi cambiare idea.

<<Questo nero elasticizzato è molto elegante, arriva poco sopra il ginocchio e alla vita ha una cinta con un fiocco che...>>

<<No, troppo corto>> interrompo subito, senza lasciarla continuare. Gliel'ho detto che non sono una che indossa certi capi.

<<Non piace neanche a me, mi sembra troppo triste, non è adatto all'occasione.>> Lo getta sulla sedia, vicino la scrivania.

<<Quest'altro invece è glitterato sul corpetto, e poi cade morbido sui fianchi senza evidenziarli,  e arriva alle caviglie.>>

<<Questo potrebbe andare però i brillantini... alle quattro del pomeriggio non mi sembrano adatti.>> Boccio anche quest'altra proposta, sentendomi stanca perché non mi piace nulla. Questo per la lunghezza era perfetto, il fatto è che trovo sempre qualche difetto perché devo essere convinta al cento per cento, faccio così e anche peggio quando compro qualsiasi cosa, perché non voglio che poi mi rimanga rinchiuso dentro l'armadio per sempre.

Mi avvicino al letto dove ho altre due opzioni e senza perdere tempo ne scelgo uno che mi ha subito colpita, anche se forse è troppo corto. È una stoffa liscia, quasi simile alla seta, e la parte superiore ha una fantasia tipo jeans, mentre sotto è di vari colori, molto estivi.

<<Alice, è stato colpo di fulmine>> la informo, prendendo quell'abito e squadrandolo per bene.

<<È il mio preferito, ti si addice, te lo presto solo perché sei tu.>>

<<Grazie!>> Vado ad abbracciarla e poi corro in bagno a vestirmi dato che sono ancora in accappatoio. Sono già a metà strada, ce la posso fare.

...................................

È l'ora di passare a trucco e parrucco. Mi posiziono ai piedi del letto e lei sulla sedia girevole. Fa un trucco leggero, perché sa quanto lo odi, specialmente con questo caldo. La parte più ardua è passarmi la piastra, la mia schiena va a fuoco a causa di questi capelli finalmente perfettamente lisci.

Mi alzo in piedi e lei mi osserva per bene, chiedendomi se ho qualche idea per le scarpe.

<<Con il tacco assolutamente no! Posso mettere le superga blu, ci stanno no?>> propongo, dato che il colore predominante del vestito è proprio quello.

<<Buona idea, non ci avevo pensato>> rivela, sdraiandosi sul mio letto e borbottando con voce flebile una scusa:

<<Mi hai fatto venire il mal di schiena per stirarti i capelli, sono troppo lunghi.>> Sbuffa.

<<Effettivamente potrei tagliarli, ma più avanti.>> Rifletto, ringraziandola infinitamente per il lavoro svolto.

Mi guardo allo specchio per intero: incarnato uniforme grazie al filo di fondotinta che Alice mi ha costretto a mettere, stessa cosa le sopracciglia, più evidenziate grazie alla matita, e il make-up è concluso. Ciò che mi lascia perplessa è il vestitino, che pur quanto possa grazioso è un po' troppo "ino", mi arriva leggermente sopra il ginocchio. Decido di chiudere gli occhi e mettermi di spalle, così non vedo niente e non mi faccio mille complessi sul mio aspetto esteriore, che non mi è mai piaciuto.

Ho sempre pensato di essere sproporzionata, le cosce sono troppo grosse rispetto la parte superiore dove sono pelle e ossa; ma che ci posso fare, è la stessa costituzione fisica di mamma.

I capelli che arrivano fin sotto l'ombelico per fortuna coprono gran parte della schiena e delle spalle se li metto avanti, un cappotto improvvisato direi, per nascondere parti che non vorrei si vedessero troppo. Come ultimo tocco spruzzo un po' di profumo e sono pronta per questa uscita. Ho talmente ansia che non vedo l'ora di essere già davanti casa sua, che mi rassicuri regalandomi uno dei suoi sorrisi e sguardi magnetici.

Sono già in ritardo di qualche minuto, calcolando il tempo che impiegherò per andare a casa sua posso affermare di essere in grossissimo ritardo, vediamo se mi ha scritto qualcosa su whatsapp. Afferro il cellulare e come immaginato trovo delle righe, ma che non mi piacciono affatto.

<<Mi dispiace ma non possiamo più vederci, ho avuto un contrattempo, un problema familiare.>>

Basta, solo questo, non c'è scritto nient'altro. Dire di esserci rimasta male è poco, non me lo sarei mai aspettato. Oltre alla delusione vado in contro alla preoccupazione... cosa può mai essergli successo di così grave? Perché non mi ha accennato niente per messaggio per tranquillizzarmi che va tutto bene? Ora temo per lui che sia qualcosa di veramente importante successo ai suoi genitori.

Magari hanno litigato così violentemente da essersi lasciati? Oh Dio, spero tanto di no. Mi aveva detto che sua madre è quella fredda nella coppia, che detta le regole, ma non credo che adesso il padre si sia mai potuto ribellare, dopo anni che le cose sono andate avanti in questa maniera. Comincio a pensare le cose più angosciose ma non devo, perché magari non è nulla e si è già risolto.

Mi prendo di coraggio e piego le labbra all'insù, non mostrandomi troppo triste per questo cambio di piani, anche se in realtà ci sono rimasta di sasso. Devo sorridere per lui, come se in questo modo riesca a infondergli un po' di forza interiore.

<<Non esco più, pazienza.>> Faccio spallucce, sedendomi sul letto e cominciando a sfilare le scarpe.

<<Che? Ti ha dato buca?>> Spalanca gli occhi trattenendomi dal braccio, impedendo ogni movimento. Esige spiegazioni e anch'io le vorrei tanto ricevere.

<<No>> blatero, <<Cioè, sì e no, ha avuto un problema in famiglia.>> Mi correggo.

<<Davvero? Allora deve essere davvero grave per rinunciare a te, mi spiace Vale...>> Mi tocca i capelli avendo compassione di questa automa che non riesce neppure a parlare. Non so perché ma ho un groppo in gola che mi blocca il respiro, mi sento mancare l'ossigeno.

Mi si inumidiscono pure gli occhi, ma non ne capisco il motivo. Adagiandomi sul letto provo a placare i miei strani sensi di conato, non pensavo che un rifiuto potesse avere questo effetto su di me. Troppo sbalzo da uno stato di elevata felicità a uno di assoluta tristezza.

<<Alzati subito>> ordina, afferrando la mia mano e tirando fino a farmi duolere il braccio, sono un peso morto che cerca di coprire il viso con il cuscino per la vergogna delle emozioni espresse in modo troppo errato.

Non devo prenderlo come un rifiuto ma come un appuntamento che è stato posticipato, perché rimedieremo al più presto, magari domani stesso, ne sono certa. Ciò che non credo riuscire è aspettare tutte queste ore senza sapere nulla di ciò che è successo, perché probabilmente non me ne vorrà parlare per messaggio.

<<No Ali, non mi va più, voglio rimanere sola>> controbatto, ma con lei non si può discutere.

<<<No che non rimarrai sola, uscirai con me, che sono anche meglio di quell'Alessio, non è vero?>> Nonostante il pessimo umore riesce comunque a strapparmi un sorriso.

<<E dove vorresti andare a piedi?>> La faccio ragionare, ma lei ha subito la risposta pronta.

<<Con noi verrà pure Matteo, non sarà difficile da convincere, e nemmeno tua madre per farci prestare la sua auto per un paio d'ore.>>

Devo ammettere che la sua idea comincia a piacermi, devo un po' svagare e non immedesimarmi troppo in cose che non mi riguardano in prima persona. Acconsento con il capo e mi lascio scivolare addosso tutte le ansie.

<<Andremo a comprare dei vestiti nuovi dato che festeggerò qui il mio compleanno, facciamoci un bel giro al centro commerciale e usiamo mio fratello come porta borse.>>

Certo che dopo una affermazione simile non mi ci vuole molto per essere anche entusiasta di questa proposta, me lo immagino proprio Matteo che ci segue in silenzio senza lamentarsi e portando i nostri acquisti in giro per i negozi.

Possiamo dire che il pomeriggio è stato salvato in calcio d'angolo grazie alla mia strepitosa migliore amica, e alla sua folle immaginazione.

<<Devo pure cercare un locale dove festeggiare, avevo pensato a un pub, non so...>> riflette ad alta voce, <<e ovviamente è invitato anche il tuo ragazzo.>> Strizza l'occhiolino, facendomi diventare rossa. Stento ancora a credere che veramente ci possiamo affermare una coppia.

Dopo diciassette anni passati da sola sarà strano rispondere "sì" quando mi chiederanno se sono fidanzata. Mi tiro su con il morale ripetendomi in mente che Alessio per avermi lasciata qui dovrà aver avuto una valida motivazione.

Scendiamo insieme le scale e dopo essermi seduta sul divano Alice risale in cerca del moro, forse per parlargli a quattr'occhi. Sicuramente gli deve fare delle raccomandazioni; adoro come riesce a tenergli testa, anzi, come riesca a decidere al posto suo senza che lui si arrabbi, perché non le sa dire di no.

Nell'attesa giocherello con l'anello al dito e poggio la schiena alla morbida superficie, non capendo da dove provenga tutta questa agitazione. Sarei tentata dall'accendere il cellulare e chiedergli qualche spiegazione ma evito, altrimenti sembrerei oltre che matta pure una rottura.

Aspetto con trepidazione di vedere i miei amici scendere, non desidero altro in questo momento. Libero la mente e faccio un bel respiro, intravedendo delle figure che mi fanno ritornare il sorriso. Grazie Alice, posso sempre contare su di te.

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Alessio's POV

Sono quasi le quattro del pomeriggio, devo fare l'ultimo giro del mio autobus e finalmente per oggi ho concluso. Un'altra giornata a stare sulle nuvole è passata e non ho causato incidenti, e per questo mi spetta la ricompensa: passare un po' di tempo con quella ragazza dal cuore puro e sincero, di cui io mi assumo la responsabilità di prenderne cura.

O meglio, ci proverò, farò di tutto per farla stare bene, perché sento che siamo legati da qualcosa di più profondo, come se ci conoscessimo da una vita e non solo da qualche giorno. C'è solo un problema: Sofia.

Devo assolutamente chiudere con lei, ma in che modo? Anzi, riformulo meglio la domanda, in quale altro modo potrei tentare che non ho ancora sperimentato? Le ho provate tutte ma non hanno funzionato...

Le invierò anche un bigliettino per posta con su un disegnino se dovesse servire, ma non ritornerò più sulla mia scelta, stavolta è quella definitiva.

Accosto il mio mezzo e dopo aver salutato vari colleghi con un cenno del capo, corro verso la mia auto per filare subito dritto a casa, non si sa mai che Valeria arrivi prima del previsto, non voglio mica farla attendere.

Prospetto che passeremo un pomeriggio interessante, uscendo per fare una passeggiata mentre mangeremo qualcosa di dolce camminando per il parco vicino casa, un posto lontano da occhi indiscreti, specialmente da un paio verdi.

Apro la porta di casa ed esausto mi siedo sul divano, prima di infilarmi dritto in doccia e mettermi qualcosa di meno formale addosso. Metto le mani sul viso, sospirando e chiedendomi se stia facendo la cosa giusta con questa ragazza o se la sto solo illudendo.

Non potrei mai fare qualcosa che non vorrei fosse fatto a me... con lei voglio andarci piano, ho intenzioni assolutamente serie, non voglio che si allontani da me venendo a conoscenza dei miei enormi problemi personali.

Il rumore di alcuni passi distraggono dalle mie riflessioni e mettono in allerta tutti i sensi. Pianto i piedi per terra e raddrizzo la schiena quando osservo arrivare mia madre con una ragazza al suo fianco, proprio la sua protetta... che ci fa Sofia qui?

Mi innervosisco immediatamente e mi alzo agitando una mano in aria, dando le spalle. Tutto il mio buon umore svanisce di colpo, provo solo un senso di rabbia nei confronti di quella ragazza dai capelli biondi e il viso pallido, stravolto, come se avesse pianto un bel po'. Non mi fa pena, né ispira tenerezza, vorrei solo che si mantenesse lontano da me almeno mezzo metro.

<<Sparite, non voglio parlare con voi>> dico alterato, muovendomi per la stanza, non devo farmi ingannare.

<<Non andate via? Allora me ne vado io.>> Faccio per uscire dalla porta ma vengo bloccato. La sua voce spezzata giunge alle orecchie purtroppo non tappate come avrebbero dovuto essere.

<<Alessio, ti devo parlare.>>

<<Dobbiamo chiarire alcune cose>> continua, avanzando dalla mia parte e toccandomi per la spalla. Sono costretto a voltarmi per vedere lo stato in cui sono stato capace ridurre una ragazza semplicemente perché non la voglio più. Niente sensi di colpa, solo disgusto per ciò che mi ha fatto passare, per come mi ha fatto sentire uno schifoso verme senza cuore e sentimenti.

Non c'è niente di cui parlare, tra noi è finita, basta Sofia, rassegnati.

<<Non abbiamo niente di cui parlare e se ci permetti ora devo cambiarmi.>> Provo a salire le scale ma afferra la mia mano e mi riporta dinanzi a lei, sfiorando il viso con le sue mani, carezzando ovunque riesca senza il mio consenso.

Tocca la mascella, con i pollici accarezza la barba curata e cerca di avvicinarmi a lei per baciarmi, ma io glielo vieto. Mi spazientisco.

<<No.>> Sono categorico.

Lei triste si allontana, non smettendo però di passare le sue mani sul mio torace coperto dalla camicia camicia, e poi sulle spalle; tutta questa ridicola scenetta davanti mia madre per giunta, che rimane in religioso silenzio. Le piace vedere suo figlio infelice.

<<Voglio solo che mi ascolti, poi se quello che ti dico non ti tocca minimamente sparirò per sempre dalla tua vita>> asserisce decisa, sicura delle sue parole.

Spero Dio che dopo il suo inutile discorsetto mi lascerà in pace per davvero, e questa volta senza più ritornare indietro e piangersi addosso. Posso sembrare un mostro, e magari lo sono, ma io non sono quello giusto per lei, deve capirlo, deve accettarlo una buona volta, cazzo.

<<Ti do solo cinque minuti, dopodiché sai dov'è la porta.>> Le indico l'uscita.

<<Dimmi.>> Evito di guardarla negli occhi, per non illuderla ancora, per sembrare più distaccato possibile. Passo la mano tra i capelli con frustrazione, agitazione. Dopo questo sarò libero di poter vivere la mia vita, l'ultimo ostacolo sto per superarlo e spero si rassegni anche mia madre all'idea che in questa casa Sofia non ci dovrà mettere più piede.

Perché così sarà d'ora in poi.

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Spazio autrice
Heyla! Buon Giovedì e buon Halloween! Sì, questo capitolo fa decisamente paura per ciò che è successo 🤣
😜 spero vi sia piaciuto e che vi abbia incuriosito 💕 allora, cosa ne pensate di Alessio e di quello che gli è accaduto? Non si sarebbe mai aspettato di rivedere Sofia 😅 Come andrà l'uscita di Valeria dove ci sarà pure Matteo?
Lo scoprirete solo nel prossimo capitolo 😊 non perdetevelo perché è quello decisivo 😁 se vi va lasciate un commento e una stellina ⭐️ Vi ringrazio infinitamente per le 1850 letture e i 400 voti e passa, GRAZIE DAVVERO🤗 Baci😘
~Sabrina~❤️

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