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Capitolo 32

Valeria's POV

<<Sorpresa!>>

No, non ci credo.

Una figura alta e dalla chioma castana esce allo scoperto, mostrandosi in tutto il suo splendore. Una lacrima riga la mia guancia dalla gioia che sto provando in questo momento, mi sento veramente a casa.

<<Alice?>> Sono perplessa, senza parole.

In un baleno dimentico il passato e il suo comportamento errato: adesso voglio solo che mi venga ad abbracciare per poter nascondere il viso commosso tra i suoi capelli, non voglio che mi vedano in questo stato mamma e i miei fratelli.

Anche se sono lacrime di felicità mi vergogno a mostrarle, non ci riesco. Le mie debolezze le tengo nascoste, così cerco di convincermi a rimanere un po' più seria, evitando di gettarmi a capofitto sulla mia amica come invece vorrei fare. Devo pur sempre apparire arrabbiata, in modo che capisca come mi sono sentita in questi giorni stando sola senza poter contare su di lei.

Tutto il mio ragionamento risulta vano e va in fumo quando Alice mi si butta addosso stritolandomi quasi fino a non farmi respirare. Nonostante tutto non riesco ad allontanarla, anzi, mi lascio trasportare da questo disperato e atteso abbraccio.

<<Valeria!>> urla al mio orecchio, spaccandomi un timpano con la sua voce dal tono alto.

<<Alice!>> La imito, gridando a mia volta, per poi scoppiare a ridere insieme.

<<Mi sei mancata>> ammette, con una nostalgia tale che è impossibile non percepirla dai suoi gesti.

Le braccia cominciano quasi ad addormentarsi per la poca circolazione del sangue, dovuta alla ferrea stretta e agli evidenti ematomi che la mia amica mi vorrà lasciare per tutto il busto.

<<Tu no.>> Tiro fuori la lingua e mi becco un suo pugno sulla spalla, la ragazza senza di me è diventata manesca, sta andando proprio a mala strada.

Tossisco per finta in modo che questo koala appiccicato alla sottoscritta, consenta che i miei polmoni prendano aria. Ancora non riesco a credere che sia qui in carne e ossa, ma il dolore che ho provato è reale quindi mi rifiuto di pensare sia tutto un sogno.

<<Come hai fatto a venire? Perché?>> dico sinceramente sorpresa, scostandola senza che si arrabbi, ma lei comincia a riabbracciarmi più forte di prima.

Morirò per soffocamento oggi, me lo sento. Altro che bronchite asmatica, Alice è molto peggio della malattia che mi ha accompagnata per tutta l'infanzia, perché lei non si scolla nemmeno se mi vede diventare viola in volto.

<<Mi mancavi>> risponde, <<e poi tra poco è il mio compleanno, pensavi lo avrei festeggiato lontana da te?>> Alza la voce, percuotendomi e mettendo a rischio la mia stabilità, oltre che fisica pure mentale.

<<Ehm... a dire il vero sì, ma ora basta spintonarmi che altrimenti mi fai cadere!>> sostengo, compiendo qualche passo indietro.
La mia affermazione non deve esserle piaciuta dato che mi pizzica il braccio.

<<Ahi>> mi lamento.

<<Ti faccio cadere per davvero se non mi fai un sorriso a trentadue denti proprio adesso!>> rimprovera la mia amica, mettendo le mani sui fianchi.

<<Ok ok, ho tentato di essere fredda con te ma è impossibile, sono felice tu sia qui>> ammetto, grattandomi il braccio.

<<Tra due giorni sarà quattro settembre e diventerai maggiorenne, pensi che se fossi rimasta lì non ti avrei fatto gli auguri per telefono?>> asserisco ovvia, abbracciandola di mia volontà questa volta.

Alice tira un sospiro di sollievo, come se questo gesto significasse a dire l'aver superato un momento brutto, di crisi, quello che c'è stato qualche giorno prima della mia partenza.

<<Non ti rinfaccio nulla solo perché tra poco prenderai la patente e mi porterai ovunque io vorrò, sappilo>> mormoro scherzosamente.

<<Se riuscirò a far coincidere studio e scuola guida sì, altrimenti aspetterò te che salirai a Roma questa estate e prenderemo la patente insieme, non è vero?>> suggerisce saggia.

<<No, la devi prendere prima tu così per Natale se verrò da te sarai già motorizzata! E sbrigati eh, ti raccomando.>> Punto le dita prima nei miei e poi nei suoi occhi, come d'avvertimento.

Alice è ancora al quarto anno non perché è stata bocciata, bensì perché ha frequentato un anno in più di scuola materna, altrimenti quest'anno avrebbe già gli esami di maturità a cui pensare, e avrebbe fatto bene a iniziare a studiare fin da oggi piuttosto che ridursi agli ultimi mesi come al suo solito.

<<Cambiando argomento... come hai fatto a entrare in casa, piuttosto?>> chiedo indagativa, aggrottando le sopracciglia.

Lei gonfia il petto d'orgoglio, raddrizzando la schiena e lanciandomi uno sguardo di chi la sa lunga; quasi mi intimorisce.

<<Tua madre si è rivelata un'ottima complice, sai? È stata al gioco e ha saputo mantenere il segreto.>> Va da lei mettendole un braccio intorno al collo e schioccandole un bacio sulla guancia.

<<Modestamente>> borbotta con voce flebile la mia cara mamma dall'animo ancora da ragazzina.

<<Irene ci ha lasciato le chiavi di casa sotto lo zerbino così da permetterci di entrare, ha organizzato tutto preciso, ha calcolato tutto al secondo, quando siamo arrivati voi eravate appena partiti da casa, vi abbiamo visto in auto>> spiega spigliata.

<<E il portone?>> domando stranita.

<<Avevo già avvisato la vicina.>> Si intromette mamma.

<<Quindi tutti sapevano tutto tranne me?>> Sono sbigottita. Mi guardo intorno in cerca dello sguardo dei miei fratelli che annuiscono contenti, quindi ero veramente l'unica all'oscuro di questa sorpresa, sono riusciti a nascondermela per bene.

<<Ok, ma aspettate un attimo...>> rifletto, stendendo le braccia in avanti, <<perché hai parlato al plurale, Alice?>>

Lei di tutta risposta guarda di sottecchi verso mia madre, che fa una piccola risata.

<<Non sarà la sola nostra ospite>> dice, indicando alle mie spalle.

Mi volto curiosa e quasi non mi prende un colpo quando una figura alta e imponente si fa avanti, avvolta nell'oscurità. Lo riconoscerei tra mille, è lui. Ingoio la saliva e mi tremano le gambe, la voce sembra essere sparita e un'unica domanda riescono a formulare i miei neuroni... perché è qui?

Il gatto forse mi ha mangiato la lingua e una strega mi avrà lanciato uno strano sortilegio, dato che non riesco nemmeno a muovere un muscolo facciale. Non saprei nemmeno che espressione fare.

Non capisco nemmeno cosa provi in questo momento, se felicità o indifferenza, sono come in un limbo; mi pare di stare fluttuando tra le nuvole ma quando la sua voce giunge alle mie orecchie ecco che cado precipitosamente rompendomi in mille pezzi dentro.

Una marea di interdizioni vengono alla mente, sulle possibili azioni da compiere o parole da rivolgergli. Sarà forse ritornato con l'intenzione di causare confusione nella mia testa come un tempo? Oppure per riprendere il nostro ultimo discorso?

Una forte angoscia inizia a logorarmi dentro, bloccandomi il fiato in gola; sento pure uno strano rumore, ripetuto più volte nella mia testa, e mi sembra quasi quello del mio cuore tutte le volte che è andato in pezzi a causa sua.

<<Matteo>> urlo ma in mente, la mia bocca non accenna a muoversi e fare nemmeno uno strano verso.

<<Valeria.>> La sua voce calda e profonda spezza il silenzio e ogni mio logico ragionamento di poc'anzi, facendomi sentire disorientata e stordita.

Un brivido si dilania lungo la schiena, non capisco... eppure non dovrebbe causarmi questo effetto. Mi sento afflitta, uno schifo di persona per le sensazioni di certo non indifferenti verso questo ragazzo che ho avuto in testa per ben due anni. Avuto, passato, ma ora non più o, almeno, così dovrebbe essere.

Il bel moro si avvicina, portando la mia testa sul suo petto e avvinghiandomi con le sue forti braccia, e io non posso fare altro che ricambiare con altrettanto vigore questa stretta, sentendomi confortata.

Per un attimo mi sento a casa, come se fossi ancora a Roma prima della mia partenza, e questo mi fa dimenticare tutto ciò che è successo negli ultimi giorni: Alessio, le uscite, gli sguardi, e persino le sue labbra sicure contro le mie, ancora inesperte.

Matteo è tutto un fuoco, così bollente che mi scatena strane emozioni dentro; a dire il vero una parte di me è tentata dall'allontanarsi, ma per non essere scortese non lo faccio.

Oppure semplicemente non lo voglio? Che mi prende, accidenti...

Una vocina dentro la mia testa mi fa dire che lui è venuto qui per me, soltanto per me... e mi fa sperare sia per chiarire tutto. Sì, perché io voglio chiudere definitivamente con lui e con ciò che ho provato tempo fa, perché adesso non lo vedo più alla stessa maniera.

I miei occhi non si illuminano più, la mia bocca non si allarga più in un sorriso sornione, ora sono soltanto confusa, entusiasta sì ma non certo per lui, bensì per la sorella, non posso che giustificare così la mia contentezza.

<<Che ci fai tu qui?>> Riesco finalmente a sussurrare.

Senza farlo a posta inspiro il suo profumo, e mi rendo conto che è sempre lo stesso che utilizza da anni, non è cambiato di una virgola dall'ultima volta, che dopotutto è abbastanza recente, ma a me è apparsa un'eternità.

<<Sono venuto per vedere come stai>> sostiene convinto.

Il signorino a me di fronte mi vuole far capire che si interessa di me? Quando mai se non mi ha mai rivolto la parola?

<<E poi mia sorella è troppo piccola per viaggiare da sola, aveva bisogno di qualcuno altrimenti si sarebbe persa all'aeroporto.>> Ghigna divertito, e questo mi fa pensare che la sua affermazione di prima sia stata soltanto una domanda di rito, di cortesia.

Rido, non per la battuta rivolta ad Alice ma per la stupidaggine appena detta. Lui non si interessa delle ragazze, le usa soltanto per i suoi scopi. Eppure è comunque riuscito a farmi ridere, per la prima volta.

Siccome non ha mai fatto nessuna battuta in mia presenza qualcosa mi dice che è cambiato, almeno un po'. Esteticamente è sempre il giovane ragazzo dai capelli scuri e folti, che ora sta tirando indietro con la mano destra.

Socchiude gli occhi verdi identici a quelli di Alessio e poi li apre, puntandoli solo esclusivamente verso la sottoscritta, e questo mi intimidisce. Da essi riesco a scorgere il suo animo libero, a tratti ribelle, ma soprattutto spensierato e senza problema alcuno, come d'altronde dovrebbe essere per un ventenne.

<<Non è vero, non mi sarei persa senza di te>> dice Alice, mettendo il broncio e facendo la linguaccia al fratello.

Ricordo solo ora che siamo circondati da mamma e i miei fratelli che si staranno godendo questa scenetta come fossero al cinema, perché stiamo trasmettendo un bello spettacolo comico senz'altro: io confusa con le stelline in testa come aureola e mille punti interrogativi ed esclamativi intorno, e i due adorati fratelli che bisticciano.

<<Sì, come no!>> La risposta di Matteo mi fa sobbalzare e risvegliare dai pensieri.

Avanzo verso la donna dalla folta chioma riccia e la abbraccio, affondando il viso tra i suoi capelli e chiedendo:

<<Come sei riuscita a fare tutto?>>

<<Zitta e abbraccia la tua mamma, non fare domande.>>

<<La parte più difficile pensavamo sarebbe stata portati fuori casa ma per fortuna non mi hai dato alcun problema, è stato facile convincerti>> confessa, orgogliosa della sua bravura.

La ringrazio dicendole che è la migliore e lei mi risponde che l'importante è vedermi felice. Un solo dubbio balena nella mia testa e lo espongo, dopo che mi dice che entrambi staranno qui nelle camere degli ospiti.

<<Papà lo sa? Che ha detto?>> chiedo con un pizzico d'ansia, sbilanciando involontariamente il busto in avanti.

<<È d'accordo, non ti preoccupare!>> mi rassicura.

Lei non sa che invece questa risposta mi ha dato un sacco di paranoie: non è per male, Alice può benissimo stare qui... ma Matteo? Dovremo condividere lo stesso tetto? Già il solo pensiero mi mette a disagio.

Dopo quello che è successo l'ultima volta che siamo stati nella stessa casa... era ubriaco, sì, però ci ha spudoratamente provato con me, e questo non può farmi stare serena.

L'unica cosa che mi rincuora è che fosse ubriaco, quindi non ricorda nulla di quello spiacevole episodio. Prendo un grande respiro e faccio un sorriso, fingendomi contenta della notizia.

<<Fai vedere le camere ai tuoi amici, su.>> Mi incita la padrona di casa, cominciando ad alzare le serrande della cucina e del salotto.

La luce mi abbaia, ma mai quanto a quello splendido sorriso di Matteo che un giorno mi avrebbe fatto sciogliere come un ghiacciolo sotto al sole. Mi ricompongo, scuotendo la testa per i torbidi pensieri e mi incammino, lanciando un'occhiata a entrambi.

Salgo le scale seguita dai ragazzi e la prima stanza che mostro se la vuole prendere a tutti i costi Alice, tant'è che canticchia "questa è mia" così ad alta voce per farlo sentire probabilmente anche ai vicini di casa.

<<Ci sono le cose essenziali, non sarà bellissima ma puoi arredarla come vuoi>> le dico, indicando le pareti bianche che fanno sembrare la camera più spoglia di quanto già non sia. In fondo ci sono solo un letto, una scrivania, una sedia e un armadio.

<<Grazie Valeria, è perfetta>> e mi abbraccia di nuovo entusiasta prima di lasciarmi proseguire da sola con il fratello.

Mi sento leggermente a disagio, squadrata da cima a fondo da quegli occhi limpidi e belli come gli smeraldi. Mi si forma un groppo in gola che non mi permette di respirare abbastanza, mi sento soffocare. Forse è la poca distanza che mi separa da lui che mi fa questo effetto.

Adesso che ne ho la possibilità mi perdo ad ammirarlo per bene: indossa degli abiti che gli calzano a pennello e mettono in mostra il suo fisico perfettamente in linea. Una maglietta nera con delle strisce bianche e rosse sul lato destro gli fascia l'ampio torace, le gambe sono coperte dai jeans neri con lo stesso design, con ai lati strisce bianche e rosse, e le scarpe adidas nere ai piedi.

Di certo non passa inosservato e fa colpo esteticamente, impossibile negarlo. Batto le palpebre più volte e cerco di dimenticare le strane cose che ho appena pensato, tutti quegli apprezzamenti gratuiti verso uno che non se li merita proprio. Meno male che almeno la mia bocca è rimasta cucita, altrimenti avrei fatto solamente gonfiare ulteriormente il suo ego.

<<Allora, dove andiamo?>> sussurra, avvicinandosi pericolosamente al mio viso.

Indietreggio d'istinto e rispondo stizzita, quasi ovvia:

<<Devo farti vedere la tua camera, no?>>

Segue un minuto di silenzio durante il quale nessuno proferisce parola; una volta davanti la porta abbasso la maniglia e la spalanco. Dico esattamente le stesse cose di Alice, ovvero che può arredarla come vuole e faccio per andarmene, ma lui mi blocca per il polso.

Questo contatto invece di infastidirmi brucia sulla mia pelle e mi provoca uno strano formicolio nella medesima zona. I muscoli della pancia si contraggono quando mi tira verso di lui in modo fin troppo semplice, e io stupida che lo sto lasciando fare.

<<Sono felice di rivederti, mi sei mancata.>>

Allenta la stretta e prende la mia mano destra tra le sue, fissandomi intensamente nelle pupille. Che sta facendo?

Il mio corpo è incastrato contro il suo, appoggiato al muro. Immediatamente mi scosto poggiandogli una mano sul petto, dato che anche i nostri piedi sono incrociati e in qualche modo mi tiene ferma anche da lì.

<<Ehm grazie, anch'io sono felice di averti rivisto>> detto questo me ne scappo via, senza più guardarmi indietro e lasciandolo interdetto.

Qualcosa, una strana vocina, mi dice che è cambiato, perché è apparso diverso da come lo conoscevo. È sì sempre sicuro di sé, ma forse più umile e non egocentrico. Mi è sembrato più con la testa sulle spalle, quasi maturo, una parola che mai avrei creduto potergli associare.

Me ne vado in camera mia più sicura e non in ansia, credendo che basti parlare con sincerità di tutto e fargli capire che io adesso ho un altro per la testa, e che non voglio mi importuni in modo alcuno, dovrebbe capirlo. Tanto non sono le corteggiatrici a mancargli, saprà come rimpiazzarmi a dovere, come ha sempre fatto in questi anni senza di me.

Adesso il mio cuore sta finalmente cominciando a battere per un altro, e deve continuare così senza ripensamenti sul passato ormai sepolto. Lui non è più nessuno per me.

Mi distraggo mentre scelgo dei vestiti comodi da indossare dopo aver fatto una bella doccia rinfrescante. Controllo il cellulare per vedere se ci sono messaggi nuovi ma niente, così mi dirigo al bagno.

Appoggio tutto ciò che ho tra le mani sul mobiletto accanto il lavabo e comincio a lavarmi senza perdere tempo, dopo essermi assicurata di aver chiuso la porta a chiave, non si sa mai.

<<Ma chi vuoi che entri?>> sfotte la mia coscienza, <<sono le stesse paure dei bambini di quando combinano un guaio e non vogliono che la mamma gli sgridi, ma nel tuo caso non vuoi essere trovata da Lui per timore di rimanere soli>> suggerisce vergognosamente, senza ritegno.

<<Maledizione, non è assolutamente vero tutto ciò>> parlo ad alta voce cercando di convincermi, mentre lavo via la schiuma dal corpo.

Facendo in fretta strofino l'accappatoio sulla pelle per asciugare tutti i residui d'acqua e vestirmi velocemente. Anche se abbiamo due bagni in casa siamo pur sempre sette persone, quindi meno tempo impiego meglio sarà per tutti.

Soprappensiero esco, e metto una mano sul cuore quando dalla mia bocca esce un suono di spavento: mi ritrovo Matteo a pochi passi da me che armeggia con il cellulare, sembra non si sia accorto della mia presenza. Alza lo sguardo dallo schermo e io ne approfitto per chiedergli che ci faccia qui, con voce stranamente calma e pacata.

<<Rispondo a un messaggio>> afferma ovvio, facendo spallucce.

<<E perché proprio qui?>>

I miei occhi non si trattengono e accarezzano la sua intera figura, avendo la possibilità di notarlo da così vicino. Il nero devo ammettere gli dona tantissimo, sembra il ragazzo cupo e menefreghista per cui io ho perso la testa, quando ero una sciocca ragazzina ingenua che non aveva ancora capito cosa fosse il vero amore.

Il mio era un invaghimento, una più che altro attrazione fisica, al contrario di quello che provo per Alessio, con lui mi attraggo prima di tutto mentalmente, perché ha un cervello e sa come usarlo per conquistarmi di più ogni minuto che passa.

<<Perché dovrei lavarmi, se non ti spiace.>> Si beffa di me trattenendo a stento una risata.

Alza il braccio sinistro e mostra l'asciugamano che non avevo proprio notato, che pessima figura... neanche fossi senza occhiali. Faccio per andarmene e lasciargli libero il passaggio ma lui mi ferma. Certo, non ha mica fatto lui l'impressione di una stupida con il ragazzo che le è sempre piaciuto, io vorrei solo sotterrarmi.

<<È tutto a posto?>> mi chiede troppo premuroso, accorciando le distanze e piantandomi schiena al muro. Trattengo il respiro e un po' balbettante rispondo:

<<Amh sì... perché?>>

Cerco nonostante tutto di mostrarmi sicura, ma lui sembra scrutarmi l'anima attraverso i suoi occhi puntati nei miei.

<<Ti vedo strana.>>

<<Stai sudando.>> Mi fa notare e io mi innervosisco rapidamente quando mi sfiora la fronte con le nocche.

<<Non è vero, sarà una tua impressione>> biascico con voce tremante.

Abbasso lo sguardo e mi muovo di lato per uscire da questa assurda situazione. Che cosa vuole da me? Sto sudando, ebbene, ci sono quaranta gradi, è normale che sudi anche se sono appena uscita dalla doccia, diamine.

È strano quanto riesca a mettermi in soggezione anche con una stupida domanda che poteva benissimo tenere per sé. Ho la vaga idea che il suo intento sia quello di farmi capire che lui è superiore a me e che se vuole può benissimo avermi, crede lui.

In questi giorni lontana da Roma sono cambiata, non immagina neanche quanto. Sono finiti quei tempi in cui desideravo il suo sguardo addosso, ora devo cercare di evitarlo il più possibile, perché altrimenti non mi sentirei nemmeno in pace con me stessa.

Me ne torno in camera mia e sdraio comodamente sul letto ascoltando un po' di musica, ma il leggero brontolio del mio stomaco mi fa capire che forse è ora di pranzo.

Guardo l'orologio appeso alla parete che segna mezzogiorno e mezzo e penso che mamma forse avrebbe bisogno di un aiuto in cucina, così non perdo tempo ad alzarmi e andare da lei.

La mia vita è così, alla fine non trovo mai un attimo per rilassarmi, forse perché non ne sento il bisogno, o perché non riesco a stare senza far niente nemmeno un minuto, devo sempre impegnarmi in qualcosa, fa parte del mio DNA questo innato senso di aiutare gli altri, e difatti molte volte mi è capitato di dare una mano a chi non lo meritava proprio.

Tra i fornelli trovo mamma che ha già saputo come rimpiazzarmi: Alice è intenta a preparare una roba assai deliziosa, una delle creme più squisite al mondo a base di basilico, pinoli, grana padano e olio, il tanto amato pesto alla genovese, patrimonio della cucina italiana.

<<Ops, mi sa che arrivo un po' tardi>> dichiaro obiettiva vedendo già tutto pronto, bisogna solo attendere che sia pronta la pasta.

<<Visto che in cucina hai già chi ti aiuta io penserò ad apparecchiare>> affermo, mettendomi all'opera.

Apro il cassetto e prendo la tovaglia di stoffa arancione, comunemente distinta come la tovaglia per le occasioni "speciali", che utilizziamo solo quando abbiamo ospiti. Successivamente posiziono il piatto segnaposto, detto anche showplate. Sì, si può anche dedurre che me ne intendo di ristorazione: anni passati a guardare programmi di cucina in televisione sono serviti a qualcosa.

Metto posate e bicchieri di cristallo ed è tutto pronto. È quasi l'una e i miei fratelli aspettano pazientemente la loro porzione di pasta già seduti a tavola, con l'acquolina in bocca. Prima di prendere posto anch'io mi tocca andare a chiamare Matteo in camera sua, così per l'ennesima volta oggi salgo le scale.

Dopo aver ricevuto il suo permesso apro la porta e lo trovo senza maglietta davanti l'armadio in cerca di qualcosa da indossare, suppongo. Batto le palpebre imbarazzata ma non riesco a staccare gli occhi da questa meravigliosa figura.

È di schiena ma riesco comunque a scorgere il suo corpo perfettamente allenato, più definito di quanto me lo ricordassi attraverso gli indumenti. Si volta, dandomi una perfetta visione del suo petto scolpito ricoperto da una leggera peluria bruna come i suoi capelli. Le gambe sono fasciate da un paio di jeans neri strappati alle ginocchia ed è scalzo. Certo che una vista così doveva essere avvertita, non me lo aspettavo mica.

Distolgo lo sguardo non appena riesco a far collegare il cervello alla mia coscienza. Serro le labbra e metto a tacere le mie constatazioni, portando le braccia dietro la schiena in tremendo disagio, borbottando delle scuse.

<<Non sapevo ti stessi vestendo, volevo solo dirti che il pranzo è pronto.>>

Chiudo gli occhi e poi guardo altrove mentre lui afferra una maglietta bianca adidas e la infila velocemente, insieme a un paio di scarpe e per completare l'outfit un berretto che lo rende veramente di "cattiva" fama se fosse visto in un altro contesto, farebbe pure paura.

Mi segue senza dire una parola, taciturno il ragazzo, spero solo non stia facendo qualche strana riflessione come le mie poco fa.

<<Andiamo, bellezza.>> Mette un braccio intorno al mio collo e fianco a fianco scendiamo le scale, e io rimango così sconvolta da non riuscire nemmeno ad allontanarlo.

Quando sto per aprir bocca o, per meglio dire, alzare una mano per togliere quella sua dalla mia spalla, lo fa prima lui, perché siamo arrivati a tavola e questo gesto non sarebbe passato inosservato a nessuno, almeno ha avuto buon senso.

Prendo posto tra mia sorella e mia madre, Matteo si posiziona di fronte a me con Alice e Marco ai suoi lati. Cominciamo a mangiare e mamma chiede ai miei amici come è andato il viaggio, dato che non ne ha ancora avuta occasione.

<<Tutto bene, non ci sono stati problemi di ritardo per fortuna così siamo arrivati in tempo per fare la sorpresa>> comunica entusiasta Alice, mentre beve un sorso d'acqua frizzante.

Questa ragazza è esuberante, nemmeno dopo ore di viaggio si sente stanca ma è sempre energica, è l'amica perfetta che tutti vorrebbero avere.

<<Meno male che è voluta uscire la mia piccolina, altrimenti non so come avremmo fatto>> dice mamma accarezzando il mio braccio.

<<Già, siete stati molto fortunati.>> Guardo tutti in faccia facendo una piccola risata, soffermandomi su Matteo che pare impassibile. È l'unico serio qui, che gli prende?

Accavallo le gambe e sposto indietro i capelli, toccandomi la pancia una volta finito il mio pranzo, sto scoppiando. Il moro mi fissa di sottecchi, gli sembra non me ne sia accorta, ma sfortunatamente per lui io noto tutto. Sembra un cacciatore che sta cercando il momento giusto per attaccare la sua preda.

<<Molto buona la pasta Irene, i miei più graditi complimenti.>> Prende voce e io indirizzo i miei occhi verso di lui.

Con le dita affusolate prende il bicchiere e lo stringe forte, facendo roteare il liquido al suo interno prima di portarlo alle labbra. Ho un sussulto per il modo intenso con cui mi guarda.
Scosta di poco la sedia all'indietro e mette le mani dietro la testa, continuando a fissarmi con uno strano sorrisetto.

<<Ti ringrazio, ma ha fatto quasi tutto tua sorella, il merito è principalmente suo.>>

<<Davvero? Non credevo che Alice avesse questo innato talento in cucina>> risponde Matteo deridendola giocosamente.

In tutto ciò non ha spostato le sue iridi dalle mie, sembra esserne rimasto folgorato; sarà meglio che la smetta se non vuole che lo folgori io con una bella scossa elettrica, così gli farei passare tutto questo spirito che ha.

La nostra sembra una sfida che io sono pronta far giungere alla fine, indirizzando la mia attenzione verso la mia amica che fa cenno di sì in risposta al fratello, che la invita volentieri a cucinare più spesso a casa loro.

Alice non sa quanto sia fortunata ad avere un legame di parentela con questo ragazzo, perché altrimenti anche lei prima avrebbe perso la testa per lui, e poi avrebbe avuto l'istinto omicida come me in questo momento.

In un primo momento potrebbe sembrare l'uomo perfetto, ma vedendo e conoscendo il suo comportamento posso dire che non lo sia affatto. Purtroppo l'apparenza inganna, sempre, ma mai quanto le finte parole che si possono dire pur di ottenere qualcosa, quelle sono le peggiori, e i tipi così devono essere tenuti alla larga il più possibile...

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Spazio autrice
Ciao a tutti e buon Sabato! 🤗 Che ne dite dei nuovi personaggi? Ve lo sareste mai aspettato che fossero loro?😜
Matteo si comporta in maniera strana, non trovate anche voi?🙈
Chissà perché è venuto...😅
E poi la nostra protagonista dalla sua presenza è un po' intimidita e imbarazzata😆 vabbè, ho già parlato molto, ci vediamo quando posso con un nuovo aggiornamento. Se il capitolo vi è piaciuto lasciate una piccola stellina ⭐️ scusate la mia assenza, sono imperdonabile lo so, non pubblico da 3/4 mesi, ma ho avuto degli impegni... ho lavorato con la scuola dal 10 giugno al 30 settembre, non avevo né la forza né la voglia di scrivere come potete ben capire, poi mi è successa una cosa bellissima che purtroppo è finita, come tutte le gioie nella mia vita 🤦🏻‍♀️ e ci sono stata talmente male che i miei sentimenti negativi mi hanno permesso di riprendere la scrittura di questa storia. Non so se riguarda solo me questo fatto ma io riesco a scrivere quando sono triste, forse perché proprio ho iniziato per questo motivo, e soprattutto perché mi aiuta a non pensare alla mia vita e dunque ai miei problemi. E nulla, scusate lo sfogo 😅 oggi invece di studiare ho scritto tutto il giorno, domani però mi tocca da fare il mio dovere da studentessa (purtroppo e mal volentieri) per fortuna è l'ultimo anno e poi CIAO 🤣🤣 sarò molto più libera, ormai sono gli ultimi sacrifici, incrociamo le dita!!
Baci Baci😘
~Sabrina~ ❤️

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